QUESTO PONTE NON S’HA DA FARE. QUANDO IL GOVERNO, NEL MARZO 2023, DIEDE IL VIA LIBERA AL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO, SALVINI ESULTO’: “NELL’ESTATE 2024 PARTIRANNO I CANTIERI”. POI SI SONO SUSSEGUITI INCIAMPI, OSTACOLI E PASTICCI. E I LAVORI NON SONO MAI INIZIATI
L’INCHIESTA CHE ORA VEDE INDAGATI PER CORRUZIONE E RIVELAZIONE DI SEGRETO D’UFFICIO L’EX PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI, TOMMASO MIELE, E L’AVVOCATO VICINO ALLA LEGA, GIACOMO SACCOMANNO, ARRIVA DOPO LO STOP IMPOSTO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE AL PROGETTO PER IL MANCATO RISPETTO DELLE DELLA DIRETTIVA EUROPEA “HABITAT” E DOPO LA BOCCIATURA DEI GIUDICI CONTABILI DELLA DELIBERA CHE AVEVA DATO L’OK AI 13,5 MILIARDI DI EURO DI FINANZIAMENTI – TROPPA FRETTA E PROCEDURE NON RISPETTATE: TUTTI I PUNTI CRITICI
Sono trascorsi 3 anni e 3 mesi dall’approvazione di uno dei primi atti del governo Meloni
per la grande opera del Ponte: il ripescaggio della vecchia gara bandita quasi 20 anni fa e vinta da Eurolink, il consorzio internazionale di imprese di cui fa parte per l’Italia il gruppo di Pietro Salini.
E da 3 anni e 3 mesi si susseguono annunci roboanti di apertura dei cantieri, con date sempre posticipate; e bocciature e dubbi costanti di qualsiasi organo di controllo sia stato interpellato, dal ministero dell’Ambiente alla Corte dei conti.
Il commissario Ue alla concorrenza ha avviato una verifica sul rispetto delle norme europee e sono state aperte due indagini penali: la prima a Caltanissetta, per la fuga di notizie attribuita al magistrato della Dna Michele Prestipino, e quella della procura di Roma sul tentativo di influenzare i giudici contabili sulla delibera Cipess che stanzia 13,5 miliardi per l’opera.
Tutto inizia nel marzo del 2023, quando Matteo Salvini festeggia l’approvazione in consiglio dei ministri del “decreto Ponte”: il governo decide di non bandire una nuova gara ma di riprendere quella voluta dal governo Berlusconi nel 2008, cambiando perfino i criteri e caricando tutta la spesa sullo Stato.
Il ministro Salvini ha fretta e annuncia sicuro: «Nell’estate del 2024 partiranno i cantieri». Peccato però che al primo “controllo” l’iter si inceppi: il ministero dell’Ambiente dà una valutazione positiva al progetto, ma con 270 rilievi. Una mezza bocciatura, insomma. Tra i rilievi, il mancato rispetto della direttiva europea Habitat e la richiesta di ulteriori verifiche sui controlli sismici.
Salvini ha sempre fretta, ed ecco che nell’estate del 2025 il Cipess approva la delibera che stanzia definitivamente 13,5 miliardi di euro per l’opera: con questo atto il contratto con i privati diventa vincolante per entrambe le parti.
Ma il magistrato della Corte dei conti delegato al controllo di legittimità delle delibere Cipess, non dà il visto e il 25 ottobre demanda la decisione all’organismo collegiale della sezione controllo allegando una relazione di 24 pagine.
Tra i principali “dubbi” vi è il rischio che il costo dell’opera, rispetto al vecchio appalto, sfori del 50 per cento. Il 29 ottobre, dopo un’udienza-fiume, la sezione non dà il visto. Per i magistrati contabili i costi sono vaghi, non si rispettano le norme europee e andrebbe fatta una nuova gara. È un colpo durissimo alle ambizioni del governo, che infatti a caldo denuncia «un complotto» da parte dei magistrati per fermare lo sviluppo del Paese.
Ma i numeri, e le carte in questo caso, sono argomenti testardi: alla fine i tecnici di Palazzo Chigi consigliano alla premier di non insistere e di ripresentare la delibera Cipess accogliendo le osservazioni della Corte dei conti.
Ma come si può aggirare la richiesta di una nuova gara? Difficile, non a caso il percorso del Ponte si è arenato e ancora non è stata presentata una seconda delibera. Nel frattempo, però, il Ponte è già costato un centinaio di milioni, tra la perdita di bilancio del 2024 della società Stretto di Messina e i costi per stipendi e contratti. Per non parlare dei miliardi di euro che restano congelati.
(da La Repubblica)
Leave a Reply