ITALIA AI MINIMI IN UE PER FEDELTÀ FISCALE, EVASIONE ELEVATA TRA AUTONOMI
UN PAESE CHE SI REGGE SUI LAVORATORI DIPENDENTI
Nonostante i progressi sull’attività di recupero dell’evasione (in aumento di 2,8 miliardi
nel 2025 secondo quanto indicato nel Documento di finanza pubblica) e il calo della propensione all’evasione nell’ultimo decennio, “l’Italia ha tuttora un tasso di fedeltà fiscale tra i più bassi nella Ue.
Permangono livelli elevati di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione, specialmente per le Amministrazioni locali, e ampi margini di miglioramento nell’analisi del rischio di evasione”. Lo ha sottolineato la presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, nella relazione di introduzione al Rapporto sulla politica di bilancio.
L’accresciuta progressività dell’Irpef, “unita all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta, ha accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito e allontanato l’obiettivo di graduale perseguimento dell’equità orizzontale previsto dalla delega per la riforma fiscale”.
Gli interventi sull’Irpef che si sono susseguiti nel periodo 2021-25, ha proseguito, “hanno risposto a specifiche esigenze di policy – spesso di natura emergenziale – attraverso modifiche che hanno beneficiato prevalentemente i lavoratori dipendenti con redditi bassi e medio-bassi. Essi hanno, tuttavia, complicato la struttura dell’imposta sul reddito da lavoro dipendente, determinando un ripido aumento del prelievo in corrispondenza di una crescita anche modesta del reddito imponibile”.
“Per ovviare all’effetto indesiderato, l’ultima legge di bilancio ha previsto la detassazione degli incrementi di reddito per i rinnovi contrattuali nel biennio 2025-26. L’intervento – ha spiegato ancora la presidente – offre un rimedio temporaneo che verrebbe meno negli anni successivi quando l’aumento ormai consolidato del livello retributivo verrebbe assoggettato alle aliquote ordinarie.
Tali criticità sollevano interrogativi sull’opportunità di affidare al sistema fiscale obiettivi che, per loro natura, richiederebbero interventi selettivi e temporalmente definiti. Il rischio è di subordinare i principi di equità, neutralità e semplicità del prelievo a finalità che potrebbero trovare strumenti più efficaci al di fuori del sistema impositivo”.
(da agenzie)
Leave a Reply