IL PNRR DOVEVA DARE LO SLANCIO AL PIL ITALIANO, INVECE È STATO IL PARADISO DEI TRUFFATORI: LA PROCURA EUROPEA (EPPO) DI BOLOGNA INDAGA SU UNA SOSPETTA FRODE DA UN MILIONE DI EURO, RELATIVA A FINANZIAMENTI DEL RECOVERY, DESTINATI A SOSTENERE LA DIGITALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE ATTRAVERSO PIATTAFORME DI E-COMMERCE
LO SCHEMA FRAUDOLENTO, SCOPERTO DALLA FINANZA, PREVEDEVA L’EMISSIONE DI FATTURE FALSE DA PARTE DI UNA SERIE DI AZIENDE, RICONDUCIBILI A UN’UNICA PERSONA, E LA FALSIFICAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE PER SIMULARE
La Procura europea (Eppo) di Bologna sta conducendo un’indagine su una sospetta frode da 1 milione di euro relativa a finanziamenti del Fondo per la ripresa e la resilienza dell’Ue, destinati a sostenere la digitalizzazione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane attraverso piattaforme di e-commerce.
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza di Macerata, riguarda un presunto schema fraudolento ideato per ottenere finanziamenti nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano, finanziato dal RRF. Secondo l’indagine, il presunto schema ruotava attorno a un imprenditore che controllava diverse società operanti nel settore dell’e-commerce.
Queste società avrebbero emesso fatture false e falsificato la documentazione per simulare lo sviluppo e l’implementazione di progetti di marketplace digitali per conto di aziende beneficiarie.
Sulla base delle prove raccolte, le società beneficiarie hanno utilizzato documentazione falsa per ottenere prestiti e sovvenzioni agevolate da SIMEST, l’ente finanziario italiano per lo sviluppo e la promozione delle attività delle imprese italiane all’estero, destinati a finanziare lo sviluppo di piattaforme di e-commerce per la vendita dei loro prodotti all’estero. In realtà, i progetti non sono mai stati realizzati.
L’indagine ha inoltre rivelato che, dopo aver ricevuto i finanziamenti, le società beneficiarie hanno trasferito il denaro a società controllate dall’organizzatore del sistema fraudolento a titolo di pagamento per servizi fittizi.
Ulteriori falsificazioni di fatture sono state poi utilizzate per ridistribuire i fondi tra i partecipanti e occultarne la provenienza. Il valore complessivo della frode sospetta è stimato in circa 1 milione di euro.
Prima che la frode venisse scoperta, gli indagati avevano già ricevuto una prima tranche di finanziamento pari a 500.000 euro. Considerati i capi d’accusa a loro carico, tre indagati e una società hanno già aderito alla procedura di patteggiamento, restituendo fondi e risarcendo i danni causati, per un importo complessivo di circa 270.000 euro.
(da agenzie)
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