SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI DANNO IL VIA AL CANTIERE DELLA COALIZIONE ANTI-MELONI , I RENZIANI FURIOSI NON TANTO PER L’ESCLUSIONE VOLUTA DA CONTE (“DA LUI C’ERA DA ASPETTARSELO”) MA PER “SCHLEIN CHE GLIEL’HA CONSENTITO: NEL MOMENTO IN CUI VANNACCI SPACCA IL CENTRODESTRA, IL CENTROSINISTRA DÀ LA STESSA IMMAGINE, UN BEL CAPOLAVORO”
ANCHE I RIFORMISTI DEM SUL PIEDE DI GUERRA PERCHÉ “COSÌ SI SCHIACCIA LA COALIZIONE TROPPO A SINISTRA” … L’OBIETTIVO E’ QUELLO DI AGGANCIARE IN AUTUNNO L’AREA CENTRISTA CHE OGGI E’ DIVISA E PRIGIONIERA DI VETI (RUFFINI VS ONORATO, ONORATO VS RENZI) E SENZA UN FEDERATORE
Non era la prima volta che si vedevano, tutti e quattro insieme. Stavolta, però, hanno voluto renderlo pubblico. Con tanto di foto di gruppo postata sui social.
Per lanciare «un segnale politico chiaro»: siamo partiti, non si torna indietro. Smentire «la narrazione disfattista» di una certa destra, a cominciare da Giorgia Meloni, impegnata a dipingere il campo progressista come un campo morto: diviso, in disaccordo su tutto, nei fatti inesistente.
A pranzo da Costanza, la suggestiva osteria romana ricavata sotto i resti del Teatro di Pompeo, il poker progressista che rappresenta il nocciolo duro dell’alleanza si è incontrato in formato ristretto.
Scelta imposta da Giuseppe Conte, ma subito sposata da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il duo di Avs che per settimane ha spinto non solo per l’incontro al vertice, ma anche per vestirlo di ufficialità e dargli una nuova iconografia.
Afflitti dal medesimo problema: far digerire ai rispettivi elettorati, rossoverde ed ex grillino, un patto allargato a Matteo Renzi e annessi. Un processo che ha bisogno di tempo.
Coinvolgere adesso la frastagliata galassia centrista — a parte il dettaglio di non sapere con esattezza chi e quanta gente invitare — avrebbe infatti dato l’impressione di una tavolata immensa: «Un’accozzaglia o un caravanserraglio», l’avvertimento del capo 5Stelle.
Perciò alla fine Elly Schlein ha dovuto cedere. E di comune accordo si è deciso di tenerli fuori tutti — oltre a Renzi, Riccardo Magi, l’aspirante federatore civico Onorato, Ernesto Ruffini — secondo uno schema pensato da Elly Schlein a doppio cerchio concentrico. Il primo formato da Pd, M5s e Avs che insieme organizzeranno due manifestazioni di piazza prima dell’estate per raccontare il cammino fatto insieme in Parlamento, dalla battaglia su salario minimo e sanità pubblica fino alle proposte su fisco ed energia, per dimostrare che «non partiamo da zero». Il secondo composto dalla famosa quarta gamba moderata, quando finalmente riuscirà ad aggregarsi, pronta a essere agganciata in autunno.
Non a caso la segretaria dem aveva informato Renzi. Più consapevole degli altri tre commensali che senza il centro non si vince, come da ultimo le aveva ribadito Romano Prodi, nel lungo faccia a faccia bolognese di domenica scorsa. Il leader di Iv non l’ha certo presa bene: in partenza per gli Usa, ospite della Fondazione Obama, i suoi l’hanno tempestato di sms e chiamate furibonde.
Indispettiti non tanto per l’esclusione voluta da Conte, «da lui c’era da aspettarselo», ma per «Schlein che gliel’ha consentito: nel momento in cui Vannacci spacca il centrodestra, il centrosinistra dà la stessa immagine, un bel capolavoro». Sentimento peraltro condiviso dai riformisti del Pd, preoccupati perché «così si schiaccia la coalizione troppo a sinistra». E ora decisi a contestarglielo nella riunione della Direzione che verrà convocata entro fine mese.
Il bello è che, fra una mozzarella di bufala e un carciofo alla giudia, i quattro leader del campo stretto sulle mosse dell’ex generale si erano dilungati tanto. Concordando sulla necessità di «spedire subito un messaggio forte al Paese: mentre la destra si divide, noi diamo un segnale di unità», si era entusiasmato Bonelli. Convinto che «alla fine Vannacci si accorderà con Meloni», stessa previsione di Schlein e Conte, al contrario di Fratoianni: «Andrà da solo per non perdere voti», il suo pronostico.
Due scenari comunque favorevoli per i progressisti, si è convenuto a tavola: «Se dovesse fare l’intesa, a parte condizionare l’agenda politica del centrodestra, provocherà un terremoto all’interno. Per FI e Lega sarà complicato digerirlo». Un po’ come Renzi per il centrosinistra.
(da Repubblica)
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