LA GUERRA DEL FUTURO SI COMBATTE CON DRONI DAL VALORE DI POCHI DOLLARI: LE DIFESE AEREE RUSSE FATICANO CONTRO I DRONI UCRAINI CHE COLPISCONO LA CATENA D’APPROVVIGIONAMENTO DELL’ARMATA DI MOSCA,SE IL FRONTE NON VIENE RIFORNITO, I MILITARI RUSSI VANNO IN DIFFICOLTÀ
I VELIVOLI DI KIEV, COSTRUITI IN VETRORESINA PER SFUGGIRE AI RADAR, STANNO CAMBIANDO IL MODO DI COMBATTERE. L’OBIETTIVO NON È PIÙ DISTRUGGERE UN CARRO ARMATO O UNA POSTAZIONE, MA RENDERE INSTABILE L’INTERO FLUSSO DEI RIFORNIMENTI
La capacità di controllare «tutto ciò che transita nella parte meridionale del territorio
occupato, in particolare dalla Crimea è a portata di mano». O, meglio, di
drone. Parla di «razioni da fame» per le forze russe il gruppo di ricerca indipendente ucraino Deep State.
Un’espressione che spiega bene come la nuova campagna ucraina dei droni non punti più soltanto a colpire i mezzi russi sulla linea del fronte ma abbia come obiettivo strozzarne la logistica.
Il principio è semplice: senza carburante, munizioni e rete di collegamenti sicura, la massa delle forze disponibili perde efficacia. Per questo Kiev sposta il baricentro degli attacchi verso il retrofronte, verso ciò che consente ai russi di continuare a combattere nel Sud e lungo il corridoio della Crimea.
Un «blocco logistico» volto a «distruggere sistematicamente le capacità russe» ben oltre le linee del fronte e a «privarle della capacità di condurre operazioni di assalto», lo ha definito il mese scorso il giovane ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov. Tradotto: il genio militare ucraino sta cambiando il modo di fare la guerra.
Zona di minaccia La novità più importante è l’uso dei droni come strumento d’interdizione operativa. In sostanza, l’obiettivo non è più soltanto distruggere un carro armato o una postazione, ma rendere instabile l’intero flusso dei rifornimenti.
Si allarga la zona di minaccia oltre il contatto diretto, creando le cosiddette kill zone , zone di uccisione estese: aree in cui i convogli possono essere colpiti non appena si muovono, lungo strade, ponti e assi di rifornimento. Alcune tratte diventano proibitive, ad altissimo rischio. Mosca è costretta a deviare i convogli, frammentare i carichi e proteggere le retrovie.
I target si possono dividere in quattro categorie. La prima riguarda i mezzi di rifornimento, soprattutto autocisterne e camion per carburante e munizioni. La seconda: infrastrutture energetiche, che sostengono la vita economica e militare delle aree occupate.
La terza: ponti, attraversamenti e assi di comunicazione, passaggi obbligati che concentrano il traffico logistico russo. La quarta include gli assetti militari di supporto, come i veicoli corazzati che proteggono o accompagnano il flusso dei rifornimenti.
Il punto è evidente: se le vie terrestri alternative diventano più vulnerabili, il passaggio diventa ancora più essenziale per mantenere il collegamento tra la Russia e la penisola. Secondo l’Isw, l’Ucraina ha riconquistato un vantaggio complessivo nel campo dei droni e ha schierato sistemi capaci di colpire il nemico lungo tutta la
profondità operativa, degradando le linee logistiche e complicando il sostegno alle offensive.
La campagna a raggio intermedio intensificata dalla primavera — almeno 150 gli attacchi documentati — avrebbe prodotto un effetto preciso: ridurre la capacità russa di muovere rifornimenti e rinforzi con continuità. Gli ultimi raid mostrano questa evoluzione. Secondo il comandante delle Forze per i sistemi senza pilota, il maggiore Robert Madyar Brovdi, le unità ucraine hanno colpito quattro stazioni di compressione del gas in Crimea, nelle aree di Zhuravlivka, Aromatne, Kliuchi e Lokhivka. Hanno centrato un ponte che collega la penisola alle forze russe nel Sud dell’Ucraina, oltre ad autocisterne, veicoli corazzati. Il grosso degli attacchi si è verificato dall’inizio di maggio, con più raid contro infrastrutture portuali e navi
(da “Corriere della Sera”)
Leave a Reply