EMMA BONINO E MARCO PANNELLA: LA VITA DI BATTAGLIE INSIEME E LA ROTTURA PIU’ DOLOROSA
LA “GIORNATA DIFFICILE” DEL LUGLIO 2015 CHE SEGNO’ LA SEPARAZIONE
Dal 1976, quando Emma Bonino viene eletta alla Camera a 28 anni, al 2015 fanno 39 anni. Quella con Marco Pannella è stata l’amicizia politica più importante per la leader radicale. Ma il ricordo più brutto risale al 28 luglio 2015. Ovvero quando in diretta su Radio Radicale con Massimo Bordin lui pronuncia una scomunica sottovoce: «Tunisia, Marocco… Emma Bonino corre da una parte all’altra. Ma che cosa faccia davvero lo sappiamo da indiscrezioni, si comporta come se non avesse nulla a che fare con i Radicali…».
Pannella e Bonino
Nel pieno del suo stile il leader radicale parla di un libro «bloccato da Bonino cinque o sei anni fa telefonando a mezza Italia». Poi la frase più pesante: «Bonino può andare in qualsiasi posto, io no. Io sto cercando di andare dal presidente della Repubblica, ma se è lei che vuole un appuntamento lo ottiene in cinque minuti». Quel giorno Emma replica con un «siete matti?» a chi le chiede se abbia davvero lasciato il partito, e parla di «una giornata difficile», anche se non dice per chi. Ma quella rottura, nonostante le successive spiegazioni, è stata decisiva per l’uno e per l’altra. I due erano stati una delle coppie politiche più stravaganti della Seconda Repubblica.
Gli esordi
Pannella era diventato liberale a 15 anni nel 1945. Bonino nel 1975 a 28 si autodenunciò per aver praticato un aborto clandestino, trasformando la propria vicenda personale in una battaglia politica per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza. Poco dopo arrivò l’arresto. Nel 1976 entrò alla Camera insieme a Pannella, Adele Faccio e altri esponenti radicali. Era l’inizio di un sodalizio destinato a durare quasi quarant’anni. Lo strumento usato per stare in prima pagina nel dibattito politico fu il referendum.
I referendum
Dal 1974 il movimento radicale raccolse decine di milioni di firme, portando al voto questioni che spesso i grandi partiti avrebbero preferito lasciare ai margini del dibattito pubblico. Divorzio, aborto, finanziamento pubblico dei partiti, obiezione di coscienza al servizio militare, voto ai diciottenni, caccia, manicomi, nucleare: su molti di questi temi le battaglie radicali contribuirono a modificare profondamente il quadro legislativo e culturale italiano. La forza dei radicali non fu mai proporzionale ai loro consensi elettorali. Bonino divenne invece, progressivamente, il volto più istituzionale di quella stessa cultura politica: parlamentare, commissaria europea, ministra degli Esteri, protagonista delle istituzioni italiane ed europee.
Le prime crepe
Qui nacquero le prime crepe. Pannella rimase legato alla militanza radicale, alla struttura del Partito radicale e a una concezione della politica fondata sulla mobilitazione permanente, sulla disobbedienza civile e sulla denuncia pubblica. Bonino si muoveva sempre più dentro le istituzioni italiane e internazionali, con un profilo riconosciuto ben oltre i confini del movimento radicale. La divergenza diventò evidente nel novembre 2014, quando Bonino non partecipò al congresso del movimento radicale. Per Pannella fu il segnale di un distacco ormai difficile da ricomporre. Per Bonino, invece, la distanza era soprattutto il risultato di un diverso modo di intendere la prosecuzione delle battaglie radicali.
Lo scontro
Poi lo scontro pubblico del luglio 2015. La polemica segnò la fine di un rapporto politico e personale che sembrava indissolubile. Bonino la attribuì a una decisione unilaterale di Pannella: «Marco ha segnato la mia vita come nessun altro», avrebbe poi ricordato. Ma «con lui era impossibile scindere politico e personale». E se si rompe da una parte, si rompe anche dall’altra.
(da Open)
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