ADDIO A EMMA BONINO: TUTTE LE SUE BATTAGLIE, DAI REFERENDUM SU DIVORZIO E ABORTO A + EUROPA
AVEVA 78 ANNI. PARLAMENTARE, COMMISARIA UE, MINISTRA E SENATRICE: SI E’ BATTUTA PER I DIRITTI CIVILI E POLITICI, PER L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE E CONTRO LA FAME NEL MONDO
È morta Emma Bonino. Lo riferisce Più Europa all’agenzia di stampa Ansa. Aveva 78 anni. Parlamentare sia in Italia che al Parlamento europeo, commissaria Ue, ministra in vari governi e senatrice, Bonino è stata una delle figure più importanti del radicalismo liberale. Prima di assumere cariche politiche di spicco e il ruolo di presidente di +Europa è stata, però, un’attivista in varie campagne civili e umanitarie. La sua carriera è, infatti, iniziata verso la metà degli anni ’70 con la lotta per la legalizzazione dell’aborto in Italia e successivamente per l’affermazione del divorzio e la legalizzazione delle droghe leggere. Sul piano internazionale, si è impegnata nella difesa dei diritti civili e politici, per l’abolizione della pena di morte e contro la fame nel mondo.
I primi anni e il referendum sul divorzio
Nata a Bra, provincia di Cuneo, nel 1948, Bonino si laurea in Lingue e Letterature straniere presso l’università Luigi Bocconi ed entra in politica nel 1975. Vanta nel suo curriculum due battaglie cruciali per la storia della Repubblica: quella per il divorzio e per la legalizzazione dell’aborto. Nel primo caso, il 12 e il 13 maggio 1974, interrogati sulla possibilità di abrogare la legge che nel 1970 aveva disciplinato il diritto al divorzio, i cittadini italiani si espressero in modo netto: la prevalenza del no al 59% rispetto al quasi 41% del sì (sostenuti da diversi partiti tra cui i Radicali), impedì la cancellazione della norma già votata a maggioranza dal parlamento.
Ed è anche sulla scia di questa vittoria che Bonino nel 1976, all’età di 28 anni, viene eletta nelle file del partito Radicale insieme a Marco Pannella, Mauro Mellini e Adele Faccio (circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone). Dopo la rielezione alla Camera alle elezioni politiche del 1979, Bonino arriva al Parlamento europeo nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale.
La battaglia per l’aborto
La storia politica di Bonino comincia dalla lotta per la legalizzazione dell’aborto. A metà degli anni ’70, quando ancora l’aborto era illegale, la politica radicale e Adele Faccio dirigevano il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e l’aborto (Cisa): una sorta di consultorio auto-gestito, con diverse cliniche in Italia, che forniva informazioni su contraccezione, sterilizzazione e interruzione di gravidanza. «Cominciammo un percorso di aiuto pubblico ad abortire alle donne che ne avevano bisogno, e quindi di autodenuncia», aveva raccontato a l’Unità.
Insieme a Faccio e Gianfranco Spadaccia si autoaccusarono di «procurato aborto» e si consegnarono alle autorità giudiziarie per portare riscontro mediatico al problema degli aborti clandestini, tanto da ottenere nel 1976 oltre 700 mila firme utili per avviare un referendum abrogativo riguardante i reati d’aborto, quello che poi, nel 1978, avrebbe portato all’approvazione della legge che ha riconosciuto il diritto della donna a interrompere la gravidanza gratuitamente e in maniera sicura presso le strutture pubbliche.
Nel 1981 milioni di persone si recarono, inoltre, a votare ribadendo il loro appoggio alla legge 194. Tra i cinque quesiti referendari proposti, uno – voluto dal Movimento per la vita – indicava di abrogare quasi completamente la legge sull’Ivg, concedendo solo la possibilità di praticare l’aborto terapeutico. Ma il 68% dei votanti bocciò la proposta, salvando, così, il diritto all’aborto.
L’istituzione del Tribunale penale internazionale
Negli anni ’80, dopo vari rielezioni alla Camera, Bonino diventa presidente del “Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito”, riconosciuto quale organizzazione non governativa con status consultivo generale di prima categoria presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
Il 1993 è l’anno in cui la politica promuove la campagna a favore dell’istituzione del Tribunale penale internazionale per la ex-Jugoslavia, consegnando, inoltre, al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Boutros Boutros-Ghali, un appello firmato da 25mila persone in tutto il mondo. Ed è nello stesso anno che fonda “Non c’è pace senza giustizia”, associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte penale internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero «i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio».
L’ascesa in Europa
Dopo l’elezione del 1994, sostenuta dalla coalizione di centrodestra, Bonino entra a far parte del gruppo parlamentare di Forza Italia. Un anno dopo viene, inoltre, indicata dal primo governo Berlusconi come Commissaria Europea e le e le vengono assegnati i portafogli della politica dei consumatori, della politica della pesca e dell’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Urgenza (European Community Humanitarian Office, noto anche come Echo), con i quali promuove e guida diverse missioni umanitarie.
Tra cui il viaggio in Bosnia ed Erzegovina all’inizio della guerra con l’intento di denunciare l’impotenza dell’Europa e dell’Onu dinanzi al protrarsi del conflitto e dell’allargarsi della pulizia etnica; in Ruanda all’indomani del genocidio (1996) e in Afghanistan per denunciare il regime dei Talebani (1997). Risalgono al 1999 le sue dimissioni, assieme al resto della Commissione Santer (in carica dal ’95-’99), per le accuse di frode e malagestione nei confronti del commissario Cresson, che, rifiutandosi di dimettersi, costringe l’intera Commissione a una dimissione collettiva. Nello stesso anno partecipa alle elezioni europee con la lista Emma Bonino, ottenendo uno storico risultato e risultando la quarta forza politica nazionale.
La candidatura al Senato e il ticket presidente della Repubblica
Emma Bonino ha trascorso molto tempo tra l’Europa e il Cairo, in Egitto, dove si trasferisce nel 2001 dopo l’insuccesso della sua lista alle elezioni politiche di quell’anno. Nel 2006 si presenta alle politiche con la lista “Rosa nel Pugno”, ovvero una forza politica nata dall’unione di Radicali italiani e Socialisti democratici italiani di Enrico Boselli. Nonostante il risultato deludente, il partito riesce a far eleggere 18 parlamentari tra cui la stessa Bonino. L’esponente radicale entra poi a far parte del secondo esecutivo guidato da Prodi come ministro del commercio internazionale e delle politiche europee. È la prima volta che un radicale assume la carica ministeriale. Nel 2008 viene candidata ed eletta al Senato della Repubblica, il 6 maggio dello stesso anno diventa vicepresidente del Senato. In questi anni Bonino promuove la campagna per l’equiparazione e l’innalzamento dell’età minima pensionabile delle donne a quella degli uomini che verrà recepita nella riforma Fornero del 2012.
Nel 2013 in vista della scadenza del mandato di Giorgio Napolitano si fa strada l’ipotesi di una candidatura Bonino al Quirinale, sostenuta dal premier uscente Mario Monti. Il partito socialista propone ufficialmente il suo nome con una lettera del segretaria Riccardo Nencini ai grandi elettori, mentre il M5s include la politica tra le sue candidature alle consultazioni cosiddette “quirinarie”. Nello stesso anno arriva la nomina di ministra degli Affari Esteri nel governo di larghe intese guidato da Enrico Letta, diventando la seconda donna a ricoprire questo ruolo, dopo Susanna Agnelli. Matteo Renzi non la conferma e, anzi, sostituisce la politica con Federica Mogherini.
Nasce la lista +Europa
Il 23 novembre 2017, insieme ai radicali Riccardo Magi e Antonella Soldo, presenta la lista “+Europa con Emma Bonino”, formazione europeista nata dalla sinergia con la lista “Forza Europa” di Della Vedova. Nel 2019 è capolista alle elezioni europee, raccogliendo 48.539 preferenze, ma il suo partito non supera la soglia del 3,1%. Nello stesso anno, esprime voto contrario alla fiducia nel governo Conte II, mantenendo, però, un’apertura per eventuali sviluppi. E insieme ad Azione annunciano l’unione delle loro rappresentanze parlamentari in un’unica componente nel gruppo misto al Senato e alla Camera per rafforzare l’opposizione all’esecutivo. Nel marzo 2021, Bonino annuncia la sua uscita da +Europa per dissidi interni, ma torna nel partito a luglio. Alle elezioni politiche anticipate del 2022, Emma Bonino si ricandida al Senato, sostenuta dal centro-sinistra in quota +Europa, dopo la rottura con Carlo Calenda. Ma non viene eletta. Nel aprile 2024 annuncia, invece, la sua candidatura per le elezioni europee con la lista “Stati Uniti d’Europa”, ma anche in questo caso la lista non supera il 4% necessario per l’elezione, nonostante le circa 30.000 preferenze nella circoscrizione centrale e quasi 46.000 in quella nord-occidentale.
Il tumore al polmone
Dai microfoni di Radio Radicale, il 12 gennaio 2015, Bonino annuncia di avere un tumore al polmone che l’avrebbe costretta alla chemioterapia senza, però, lasciare l’attività politica. Il 21 maggio dello stesso anno ha annunciato dalla stessa emittente il buon andamento della terapia e la scomparsa di ogni evidenza di cancro, sottolineando poi che non si è trattato di guarigione definitiva e sicura, ma di remissione. Un anno fa a Belve di Francesca Fagnani ha annunciato di essere guarita dopo 8 anni.
(da Open)
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