Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
PER IL CINQUANTESIMO COMPLEANNO, LA MOGLIE DEL RESPONSABILE PER LA SICUREZZA NAZIONALE DELLO STATO EBRAICO LO HA OMAGGIATO, CON SPREZZO DEL BUON GUSTO, CON IL SIMBOLO CHE RICHIAMA LA NORMA DA LUI FORTEMENTE VOLUTA E APPROVATA DALLA KNESSET A FINE MARZO – LA DEDICA AGGHIACCIANTE: “CONGRATULAZIONI AL MINISTRO BEN-GVIR, A VOLTE I SOGNI DIVENTANO REALTÀ”… MAGARI C’E’ CHI SOGNA UN DIVERSO FRUITORE DI QUEL CAPPIO
Una torta macabra per il ministro israeliano che più di ogni altro ha voluto l’introduzione della pena di morte per i prigionieri palestinesi. Ben-Gvir, responsabile della Sicurezza nazionale, ha ricevuto in dono dalla moglie un dolce con al centro un cappio per il cinquantesimo compleanno (compirà gli anni il 6 maggio)
Un simbolo che va al di là del cattivo gusto: lo stesso Ben-Gvir lo aveva mostrato, sotto forma di spilla, nei giorni in cui si discuteva il provvedimento che la Knesset ha approvatoa fine marzo. Cappio che adesso viene esposto da politici e simpatizzanti dell’estrema destra israeliana che non vogliono di certo che l’operazione dell’Idf a Gaza si fermi. “Congratulazioni al ministro Ben-Gvir, a volte i sogni diventano realtà”, la dedica incisa sulla glassa.
La festa in onore di Ben-Gvir ha generato un’altra polemica: al banchetto hanno partecipato anche alcuni vertici della polizia, autorizzati dal capo delle forze dell’ordine Daniel Levy. Via libera che è stato duramente criticato dai leader dell’opposizione Naftali Bennett e Yair Golan.
“Un funzionario pubblico che viola il suo dovere di lealtà verso lo Stato e sfrutta la sua posizione in modo politico anziché professionale – ha scritto Bennett su X –, è da rimuovere immediatamente”. Pronta la risposta di Ben-Gvir: “Naftali non ha amici e nemmeno rapporti di lavoro: mandategli una fetta di torta dalla festa”.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
PIÙ DELL’80 PER CENTO DEGLI OLTRE 1.600 SITI PER SFOLLATI DI GAZA E’ INFESTATO DA RODITORI O PARASSITI. LÌ CI VIVONO 680 MILA BAMBINI … IL RISCHIO DI CONTRARRE MALATTIE E’ ALTO: A GAZA NON C’E’ UN SISTEMA FOGNARIO CHE SMALTISCE I BISOGNI DELLE 1.4 MILIONI DI PERSONE CHE VIVONO TRA LE MACERIE
Qualche giorno fa, il figlio di tre anni di Khalil Al-Mashharaw è stato morso alla mano e
alle dita dei piedi da un topo, nella tenda dove dormiva con la famiglia. Portato all’ospedale, al bambino è stata somministrata una massiccia dose di farmaci per prevenire le infezioni: ma da allora – ha raccontato Al-Mashharaw all’agenzia Reuters dal Nord di Gaza – lui e la moglie dormono a turni per proteggere il bambino dai roditori. «Colpiscono nel sonno: se ci addormentiamo, mordono», ha detto l’uomo.
Sono i topi – e insieme ad essi le pulci e gli acari – l’ultima piaga di Gaza. Nelle ultime settimane, complice l’aumento delle temperature e il perdurare dell’assenza di fogne e di discariche di rifiuti appropriate – si sono moltiplicati, complicando la situazione sanitaria delle 1,4 milioni di persone che nella Striscia ancora vivono in tenda.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) più dell’80 per cento degli oltre 1.600 siti per sfollati di Gaza a metà aprile erano infestati da roditori o parassiti. Infezioni cutanee ed eruzioni cutanee sono state segnalate in quasi due terzi dei luoghi censiti, pidocchi in oltre il 65 per cento e cimici dei letti in più della metà. Secondo la stessa fonte, in tutto 680.000 bambini – i due terzi di tutti quelli che sono a Gaza – vivono in campi per sfollati infestati da roditori o parassiti.
Da giorni, sui social network rimbalzano le immagini di bambini, per lo più molto piccoli, morsi dai topi a Gaza: neonati con le guance o le mani devastate, che finiscono in ospedali senza farmaci adeguati per loro. L’allarme è stato confermato da diversi medici della Striscia interpellati dai giornalisti locali e dall’ong Save the Children che ha lanciato un appello urgente perché le limitazioni imposte da Israele alla quantità e al tipo di aiuti umanitari che possono entrare a Gaza siano rimosse, permettendo l’arrivo di materiali necessari per mettere in sicurezza i campi profughi e rimuovere i rifiuti.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
E’ TEMPO PER L’EUROPA DI UNA DIFESA COMUNE
Nessuno (probabilmente nemmeno Trump) sa quanti soldati americani Trump vorrà ritirare dall’Europa (Germania e Italia in pole position). Avverando il vecchio sogno degli animosi cortei che, mezzo secolo fa, volevano buttare a mare le basi americane: è possibile che ci si buttino da sole, e chi l’avrebbe mai detto.
Ma se l’Europa volesse cogliere la palla al balzo, non c’è momento più adatto di questo per pensare non solo alla famosa “difesa comune”: ma con quali mezzi, con quali fini e spendendo quanti soldi. Tenendo presenti, se possibile, due cose: la prima è che “riarmo” e “difesa” non vogliono dire la stessa cosa. La forza di dissuasione delle armi, soprattutto ultimamente, sembrerebbe funzionare al contrario: più armi ci sono, più si fanno guerre.
La seconda è che la spesa militare europea è molto alta, attorno ai quattrocento miliardi all’anno, ma spezzettata e dispersiva, Stato per Stato, governo per governo. Anche un inesperto di strategia militare è autorizzato a immaginare che unendo e coordinando gli sforzi si potrebbero spendere meno soldi, e meglio.
Quanto ai fini, bisognerebbe che per un eventuale esercito europeo fosse lecito difendersi e vietato aggredire. Un esercito che per statuto difenda i propri cittadini, ma sia impedito ad aggredire altri Paesi, sarebbe meno duro da digerire anche per le forze di pace, associazioni e partiti. E soprattutto le nuove generazioni, che aspettano dalla politica, almeno ogni tanto, un segno di novità.
Impossibile sognare uniformi arcobaleno (suona come un ossimoro). Ma soldati che hanno come (fragile) compito il mantenimento della pace ce ne sono già adesso, e sono i caschi blu.
(da Repubblica)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEGLI AVVOCATI: “SONO STATI LEGATI E BENDATI, COSTRETTI A RIMANERE PER ORE SDRAIATI SUL PAVIMENTI A FACCIA IN GIU’
“È stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da
perdere i sensi due volte.” È uno dei passaggi più duri emersi dalle testimonianze raccolte dagli avvocati dell’organizzazione Adalah, che hanno incontrato per la prima volta nel carcere di Shikma, ad Ashkelon, i due attivisti della Global Sumud Flotilla rimasti in custodia israeliana dopo l’intercettazione in acque internazionali vicino a Creta.
Si tratta del brasiliano Thiago Ávila e dello spagnolo-svedese di origine palestinese Saif Abukeshek, gli unici a non essere stati rilasciati. Entrambi hanno riferito di violenze e condizioni di detenzione particolarmente dure durante le ore trascorse sotto il controllo della marina israeliana e nei giorni successivi.
Ávila, che presenta lividi evidenti al volto e dolori alla mano, ha raccontato di essere rimasto bendato e isolato per oltre due giorni, senza contatti con l’esterno, prima del trasferimento nel centro di detenzione. Ora si trova in una cella senza finestre. Ha riferito di essere stato interrogato dall’agenzia di intelligence Shabak e informato di un possibile coinvolgimento anche del Mossad, con l’accusa di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”, senza che venissero forniti ulteriori dettagli.
Anche Abukeshek ha descritto un trattamento simile: “è stato tenuto legato e bendato, e costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento dal momento del suo arresto fino a questa mattina”, riportando lividi al volto e alle mani. Anche per lui sarebbe stato avviato un interrogatorio con accuse analoghe.
Le accuse della Flotilla: Israele ha violato il diritto internazionale
Entrambi gli attivisti hanno iniziato uno sciopero della fame, assumendo solo acqua. Compariranno domani, domenica 3 maggio 2026, alle 9:30 davanti al Tribunale di Ashkelon per un’udienza relativa alla proroga della loro detenzione. Per Adalah, quanto riferito dai due attivisti rappresenta una violazione del diritto internazionale: isolamento, bendatura prolungata e percosse vengono indicati come pratiche incompatibili con gli standard previsti, così come gli interrogatori condotti in queste condizioni.
La Global Sumud Flotilla sottolinea che il caso “riflette le condizioni cui i palestinesi sono stati sottoposti per anni sotto assedio, occupazione e detenzione” e aggiunge che “questi sviluppi si aggiungono a precedenti testimonianze oculari di partecipanti rilasciati, secondo cui Saif Abukeshek sarebbe stato sottoposto a torture e gravi abusi durante la detenzione a bordo della nave militare prima del trasferimento”.
Secondo il movimento, la detenzione die due attivisti solleva “gravi preoccupazioni riguardo a detenzione arbitraria, negazione del giusto processo e violazioni del divieto assoluto di tortura previsto dal diritto internazionale”. Viene inoltre contestato il trasferimento forzato dalle acque internazionali verso Israele, definito una “grave violazione del diritto internazionale”.
Il racconto dell’abbordaggio a Fanpage.it
Le testimonianze raccolte nelle ore successive all’operazione contribuiscono a delineare un quadro più ampio. L’attivista Martina Comparelli, parlando a Fanpage.it, ha raccontato: “Le persone sono state perquisite dall’esercito e poi sono state lasciate sulla barca in avaria nel mezzo del Mediterraneo”, riferendo quanto raccolto dai membri dell’equipaggio.
Secondo questi racconti, alcune imbarcazioni sarebbero state circondate e colpite da spari durante la notte. Alcuni colpi, ha spiegato, sarebbero stati esplosi ad altezza uomo, con una testimone che ha riferito che “una le è passata vicino alle costole”. Dopo l’abbordaggio, una delle barche sarebbe stata lasciata in mare aperto senza assistenza, con il motore fuori uso.
Complessivamente, circa 175 attivisti sono stati fatti sbarcare a Creta, mentre delle navi coinvolte si sarebbe persa traccia. Proprio la sorte di Ávila e Abukeshek aveva inizialmente alimentato interrogativi, poi confermati dal trasferimento in Israele per essere interrogati.
(da Fanpage)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
UNA IMBARCAZIONE CHE BATTEVA BANDIERA ITALIANA E’ STATA BLOCCATA IN ACQUE INTERNAZIONALI DAI CRIMINALI DI ISRAELE: QUESTA E’ PIRATERIA, UNO STATO CHE SI RISPETTI AVREBBE MANDATO L’AVIAZIONE PER AFFONDARE I MEZZI DEL CRIMINALE DI GUERRA NETANYAHU
Nella notte tra l’1 e il 2 maggio, il team legale della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria partita alla volta della Striscia di Gaza con centinaia di attivisti provenienti da tutto il mondo, ha depositato un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro lo Stato italiano. La vicenda è quella che riguarda i due attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek, «attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari».
Il ricorso alla Cedu per i due attivisti arrestati
In una nota, gli attivisti della Flotilla spiegano di essersi rivolti alla Cedu per denunciare «una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti». I due attivisti arrestati dalla Marina israeliana sono stati trattenuti «in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia procedurale».
«Dall’Italia nessuna misura di protezione»
Ma il ricorso presentato alla Cedu non riguarda solo lo Stato israeliano. Nel mirino degli attivisti ci sono anche le responsabilità dell’Italia, Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui si trovavano i due attivisti quando sono stati intercettati in acque internazionali dalla Marina israeliana. «In base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare – sottolineano i legali – l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali. Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione né è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso».
«La missione riparte»
Durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Flotilla, Luca – un attivista intervenuto in collegamento dalla Grecia – ha promesso che la missione non si ferma: «La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche. Abbiamo compagni dalla Grecia, dall’Italia, dalla Spagna dall’Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui. Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità. Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più».
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SULLA DECISIONE DI TRUMP DI AUMENTARE I DAZI SULLE AUTO EUROPEE AL 25%: “PER L’ITALIA, CHE HA CINQUE MILIARDI DI ESPORTAZIONE DI AUTO VERSO GLI USA, SAREBBE UN COLPO DURISSIMO. IL GOVERNO REINTEGRI IMMEDIATAMENTE QUEL FONDO PER L’AUTOMOTIVE DI CUI HA TAGLIATO L’80%. E CHIEDA IN EUROPA UNA RISPOSTA FORTE”
“Il governo dovrebbe fare le battaglie giuste in Europa e non le sta facendo. Deve
chiedere un tetto europeo del gas. Oggi in Italia abbiamo le bollette più care d’Europa. Questo governo ha dichiarato guerra alle rinnovabili che invece avrebbero un grande potenziale per creare buona impresa e lavoro di qualità soprattutto al sud di questo Paese”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, poco prima di partecipare al “Congresso delle idee” a Chieti, in vista delle amministrative in cui è candidato sindaco Giovanni Legnini.
La segretaria del pd prosegue: “Bisogna sostenere le imprese con una vera politica industriale che parta proprio dal ridurre il costo dell’energia, scollegando il prezzo dell’energia da quello del gas. Giorgia Meloni sta facendo un’unica battaglia in Europa che è quella per sospendere l’Ets che è lo strumento principale per liberarci dalla dipendenza dalle fonti fossili e dal gas. Ci si consegna dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dal gas di Trump”.
Schlein aggiunge: “Trump ha annunciato di aumentare i dazi sulle auto europee al 25%. Per l’Italia, che ha cinque miliardi di esportazione di auto verso gli Usa, sarebbe un colpo durissimo. Il governo reintegri immediatamente quel fondo per l’automotive di cui ha tagliato l’80%. Chieda in Europa una risposta forte, unitaria a questi dazi. Bisogna convincere Trump a fermarsi perché sta danneggiando enormemente tutte le economie, anche quella americana”.
(da agenzie)
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Maggio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“ VERSO DI NOI INSULTI SESSISTI”… IL CALCIATORE ACCUMULA SENTENZE DI CONDANNA MA CONTINUA A GIOCARE
“Stupratori in campo non ne vogliamo”, recitava lo striscione di “Non una di Meno” di Modena che l’associazione contro la violenza di genere aveva affisso fuori dallo stadio Braglia in vista del derby emiliano di serie B fra il Modena e la Reggiana. Uno striscione riferito al calciatore della squadra granata Manolo Portanova, condannato a sei anni di carcere anche in secondo grado con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.
Lo striscione “è durato due ore. Abbiamo trovato delle persone che portavano via lo striscione che avevamo affisso nei pressi della curva Montagnani – si legge sul profilo Instagram di ‘Non Una di Meno Modena’ – abbiamo chiesto di restituircelo e loro hanno risposto con insulti sessisti, minacce e mostrando i genitali. ‘Non allo stadio’, questo è quello che ci è stato detto mentre ci riprendevamo lo striscione”. “Chi è stato condannato continua a giocare, sostenuto e celebrato”, denuncia il collettivo. “Questo non è neutrale: è una scelta politica. È il segnale che tutto può essere ignorato, se c’è di mezzo lo spettacolo. Non lo accettiamo. Non accettiamo che lo sport diventi uno spazio di impunità”.
Una denuncia che non è sfuggita al sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che il 1° maggio era allo stadio per vedere la partita. Detto che “la presunzione d’innocenza fino alla pronuncia della Cassazione fa parte del nostro ordinamento ed è un diritto dell’imputato”, osserva in un passaggio di un lungo intervento riferendosi al procedimento in corso nei confronti del centrocampista reggiano, “se queste accuse
sono state riconosciute in due gradi di giudizio è, se possibile, ancora più grave nascondere la testa sotto la terra del campo di gioco. Credo che ognuno si debba assumere le proprie responsabilità, comprese le società calcistiche ma, visto che lo stadio è proprietà del Comune, non posso che leggere con attenzione le parole del gruppo femminista ‘Non Una di Meno. Personalmente ieri ero allo stadio a tifare il nostro Modena e mi sono rallegrato per il risultato che ci ha visti prevalere. Questa vicenda però ci interroga fortemente e – conclude – tornando all’inizio del mio ragionamento, non va nascosta come qualcosa di cui sia inappropriato parlare”. Anche il Comune di Reggio Emilia, alla conferma della condanna, aveva invitato la Reggiana a riflettere sull’eventualità di intervenire con provvedimenti.
(da agenzie)
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Maggio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
‘IL DISSENSO NON SI RIDUCA A COCKTAIL A PORTE CHIUSE’… CENTINAIA DI INTELLETTUALI IN CARCERE IN RUSSIA E NOI APRIAMO LE PORTE AI SERVI DI PUTIN
Lettera aperta al Presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco con
l’elenco degli artisti detenuti o morti in carcere in Russia, con la richiesta di non ridurre il dissenso a un cocktail, di non “continuare a ridurre il dialogo a una performance superficiale”, come lo si accusa di voler fare con l’iniziativa ‘Il dissenso e la pace’ organizzata in risposta alle critiche per il ritorno della Russia all’Esposizione d’arte internazionale, in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre.
Iniziativa che prevede, fra gli altri, un intervento del regista Aleksandr Sokurov. A firmare la lettera sono accademici, attivisti e artisti italiani e russi, fra cui Nadia Tolokonnikova, fra le fondatrici delle Pussy Riot ed ex detenuta politica, il film maker premio Oscar con ‘Mr Nobody Against Putin’ Pavel Talankin, la Presidente di ‘Memorial Italia’ Giulia De Florio, il vice presidente dell’organizzazione, Andrea Gullotta, la traduttrice e scrittrice Elena Kostyoukovitch e l’artista e attivista Katia Margolis.
“La sollecitiamo ad aprire questa iniziativa a coloro che sono realmente perseguiti per il loro dissenso e a onorare il lascito del 1977 (l’anno in cui si era tenuta la Biennale del Dissenso, ndr) come spazio di confronto, non della sua simulazione. Lei ha spesso insistito nel dire che la Biennale deve essere aperta a tutte le voci.
Le chiediamo di essere coerente con le sue dichiarazioni. ‘Il dissenso e la pace’ onori e dia voce al dissenso reale non al suo simulacro”, si chiede nella lettera in cui viene presentato l’elenco dei 26 artisti, scrittori, musicisti e performer russi attualmente detenuti per aver espresso posizioni contro la guerra e dissidenti, e i nomi dei cinque artisti morti in carcere negli ultimi anni. “Il prezzo del dissenso viene pagato, proprio in questo momento, nelle prigioni, in esi. lio, nelle tombe
Sono voci che una Biennale del dissenso deve rendere vibili”. “Le scriviamo in risposta all’annuncio dell’iniziativa ‘Il dissenso e la pace'”, un ciclo di tre incontri a Ca’ Giustinian (sede della Biennale a Venezia, ndr) dedicato al dissenso e alla pace nei giorni dell’inaugurazione dell’Esposizione internazionale d’arte
Nel momento in cui la notizia del Padiglione della Russia è stata accolta da una decisa opposizione da parte della comunità internazionale e di artisti e dissidenti russi, il ministro della Cultura invia i suoi ispettori e l’Unione europea revoca i suoi finanziamenti, e perfino la Giuria internazionale ha annunciato le sue dimissioni, una Biennale, che sostiene di voler il dialogo, non può continuare a ridurlo a una performance superficiale”
“Non può diventare un’altra copertura ancora, un evento messo in scena in cui il dissenso è presentato a porte chiuse, solo a inviti (come lo sono le tre conferenzeorganizzate dalla Biennale, ndr), mentre coloro che ne pagano il prezzo reale sono tenuti fuori e ignorati”.
(da agenzie)
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Maggio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE… ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI
La Melona, precipitata tra un disastro politico e la recessione economica nella zona “warning” del 26%, non è incazzata, ma incazzatissima, con l’amatissimo e “capacissimo” Buttafuoco.
Il novello Vate (a perdere) che doveva strappare l’egemonia culturale ai “comunisti”, essendo dotato di intelligenza quanto di scaltrezza, si era subito smarcato dal prendere in consegna quella rogna impossibile da gestire del Ministero della Cultura, e ha preferito traslocare sulla doviziosa laguna veneziana alla presidenza della Biennale, massima istituzione culturale italica sulla scena internazionale, dove nei suoi tre anni a Ca’ Foscari non si è appalesato nulla di caro a Fratelli d’Italia, avendo sul comodino nient’altro che le fanta-favole de “Il signore degli Anelli”, e si è limitato a mantenere la gestione della Fondazione nel solco impresso all’epoca dal benemerito demo-sinistro Paolo Baratta.
L’unica decisione che ha deciso di prendere il tenebroso siculo-musulmano, che si dilettava a Taormina a parlare d’amore con Beatrice Venezi in spettacoli teatrali, è stata, come dicono dalle sue parti, una minchiata.
Riaprire il padiglione russo della Biennale d’Arte, che aprirà i battenti il 5 maggio, ha messo in grossa difficoltà la fu “Giorgia dei Due Mondi” con la corrente pro-Ucraina dei Camerati d’Italia capeggiata dall’eminenza di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari (coniugato, come Adolfo Urso, con una signora ucraina).
Ma come: dopo quattro anni dall’invasione ucraina e con la guerra ancora in corso, ti sembra un segno di egemonia di destra ospitare la grancassa artistica spedita da Vladimir Putin a Venezia?
Una risoluzione che ha fatto incazzare anche l’Unione Europea che ha revocato i due milioni di finanziamento alla Biennale.
E quando la Melona scaricata e azzoppata ha alzato da Bruxelles il telefonino, decisa e sicura che lo avrebbe convinto con qualche supercazzola a rinsavire rinculando, si è ritrovata gettata nel Buttafuoco infernale che, nel frattempo, da ex collaboratore di “Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano”, è diventato la bandiera della liberalità dei sinistri Cacciari, Ezio Mauro, Marco Travaglio. (Buttafuoco è uno che ha pubblicato un libro per “Aristocrazia Ariana” del terrorista nero Franco Freda…
Quando il siculo-musulmano (in modalità sciita) ha tentato di uscire dal cul de sac in cui era finito, togliendo le opere dei padiglioni statunitensi e israeliano dalla premiazione, ha ottenuto le naturali dimissioni della giuria internazionale. Niente paura: il giudizio sarà nelle mani del gentile pubblico al termine della Biennale.
E ora che si fa? Come mettere in moto lo sfratto di colui che un tempo spargeva rime baciate in lode della Meloni? Un “Venezi 2”, non essendo Buttafuoco privo di neuroni come la “Bacchetta Nera”, è difficile che si abbandoni a dire idiozie via stampa
E qui entra in campo il ministro Giuli-vo, un altro fascio-cervellone che ha la brillante idea di inviare ispettori a Ca’ Foscari per scovare qualche falla nei bilanci per invitarlo a dimettersi. Cosa che finora non è accaduto, essendo già pronto, come un Giordano Bruno, al martirio sul rogo di piazza San Marco.
Intanto, cil licenziamento della Venezi è stato un “ordine” di Giuli al sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, in seguito alla visione dei sondaggi riservati sul prossimo sindaco veneziano, in calendario a fine maggio, che danno perso il comune della Serenissima: un meno 4 punti da addebitare agli incazzatissimi e orgogliosissimi elettori veneziani sul caso Venezi
Ed ora, con la Biennale sputtanata e gettata nel Buttafuoco, i veneziani tracimano bile da tutti i pori.
Per la rimozione del ribelle siculo, che non intende rassegnare le dimissioni, visto il buco nella laguna di Giuli, ci penserà, una volta passata la vernice del 5 maggio, il buon Fazzolari (che non ha mai avuto un buon rapporto col ministro dell’Infosfera).
(da agenzie)
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