Maggio 18th, 2012 Riccardo Fucile
AGLI ATTI UN BONIFICO EFFETTUATO DA BELSITO A MARUSKA ABBATE, EX CONSORTE DEL PRIMO FIGLIO DEL SENATUR
Gli alimenti all’ex moglie dI Riccardo Bossi? Pagava la Lega.
Un’altra “voce di spesa” a carico del partito, dunque, che si aggiunge alle somme sborsate per titoli di studio, contravvenzioni stradali, viaggi e visite mediche dei familiari del Senatùr.
L’hanno individuata i carabinieri del Noe di Roma scavando tra i documenti sequestrati nell’ambito del filone napoletano dell’indagine.
I militari, coordinati dai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, hanno trovato una cartellina sulla quale l’ex tesoriere Francesco Belsito aveva indicato, sul frontespizio, l’intestazione “alimenti”.
All’interno, secondo la ricostruzione investigativa, riferimenti al bonifico che Riccardo Bossi era tenuto a versare alla ex Maruska Abbate dopo la fine del matrimonio.
Tra maggio e ottobre 2011, dalle casse della Lega sarebbero stati prelevati 4.800 euro. I carabinieri guidati dal colonnello Sergio De Caprio, hanno allegato agli atti anche la ricevuta di un pagamento effettuato da Belsito presso l’agenzia di Montecitorio del Banco di Napoli e ritenuta un primo riscontro a quanto indicato nella cartellina.
È cominciato tutto la mattina del 3 aprile, con le perquisizioni in via Bellerio.
La prima a parlare di soldi della Lega utilizzati a scopo familiare e per spese riconducibili anche a Riccardo Bossi era stata la segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada, sentita come teste dal pm Woodcock e dal pm di Milano Paolo Filippini.
Dagrada aveva individuato come «l’inizio della fine» la malattia di Umberto Bossi.
E aveva aggiunto: «Si è cominciato con il primo errore consistito nel fare un contratto di consulenza a Bruxelles a Riccardo Bossi. Dopo di che si sono cominciate a pagare, sempre con i soldi del finanziamento pubblico, una serie di spese a vantaggio di Riccardo e degli altri familiari dell’onorevole Bossi».
Dagrada aveva detto di aver saputo da Belsito di pagamenti «con soldi della Lega di cartelle esattoriali e conti vari di Riccardo Bossi». Gli accertamenti ora vanno avanti sull’asse Milano-Napoli-Reggio Calabria.
Il pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco sta prendendo in considerazione l’ipotesi di interrogare Belsito, indagato a Napoli con l’ipotesi di riciclaggio per le operazioni finanziarie dell’imprenditore veneto Stefano Bonet.
Una data però non è stata ancora individuata, anche perchè preme l’intensa attività istruttoria legata a Finmeccanica e alla truffa e corruzione internazionale contestate a Valter Lavitola.
Dario del Porto e Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
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Maggio 17th, 2012 Riccardo Fucile
FIN DALL’INIZIO DELLA SUA CARRIERA POLITICA, UMBERTO BOSSI ERA STATO MOLTO ATTENTO A MANTENERE IL CONTROLLO DELLA CASSA
Altro che presidente federale “a vita”: ora toccherà al senatur venire espulso dal partito di cui è fondatore, sempre che non provveda egli stesso a autosospendersi.
La magistratura ritiene di avere elementi sufficienti per dimostrare che Umberto Bossi era consapevole dell’infedeltà dei rendiconti amministrativi con cui la Lega ha movimentato i 18 milioni di euro incassati dallo Stato nell’agosto 2011.
Già da quattro anni, inoltre, gli ignari contribuenti italiani versavano, Bossi consenziente, una “paghetta” mensile di cinquemila euro cadauno ai suoi figli Renzo e Riccardo.
Nè più nè meno un furto, perpetrato da un ministro della Repubblica
L’ex capo leghista, cui tutto si può rimproverare tranne l’assenza di fiuto, non a caso si era già dimesso da segretario.
Fin dal 4 maggio, vigilia della batosta elettorale, si era rinchiuso in un insolito silenzio. Da allora il suo nome è scomparso dal bollettino delle iniziative di partito pubblicato quotidianamente su “La Padania”.
Difficilmente tornerà a comparirvi.
Fine ingloriosa dell’”Idiota in politica”, che idiota certo non era. Faremmo torto, difatti, all’intelligenza di Bossi, prendendo sul serio la leggenda su cui Maroni ha impostato la rifondazione leghista: Umberto leader integerrimo cui la moglie e i figli avrebbero fatto perdere la testa; o che l’ictus del 2004 avrebbe lasciato alla mercè di un “cerchio magico” profittatore.
Stiamo parlando dell’uomo con cui Berlusconi e Tremonti giocavano di sponda nei più delicati equilibri di governo, concedendogli un potere spropositato.
Trattarlo come un deficiente che firma i bilanci senza accorgersene — ieri ci ha provato ancora Flavio Tosi — è un trucco che non funziona più.
Superato lo choc, prevedo che il nuovo stato maggiore leghista ne prenderà atto.
Del resto, quale può essere la credibilità di questi dirigenti che fino a ieri dichiaravano inconcepibile una Lega senza Bossi, e fino all’altro ieri magnificavano le virtù politiche del figlio destinato alla successione?
Mentivano per convenienza e per timore, ben consapevoli del rischio di venire espulsi al minimo cenno di dissenso, o per lo meno di venire emarginati dal palcoscenico redditizio delle adunate di partito
Fin dagli albori della sua carriera politica Bossi è stato attentissimo a mantenere il controllo della cassa.
Non per arricchirsi, ma per comandare.
La sua astuzia popolana è sempre stata intrisa di diffidenza. Praticava la tecnica della sottomissione nella cerchia degli adepti e verificava la loro fedeltà facendogli ingoiare il suo dispotismo.
Che amasse la vita rustica e sregolata disdegnando il lusso, spiega il suo successo di leader populista ma resta ben fragile attenuante.
La disinvoltura con cui attingeva ai finanziamenti di un partito che — incoraggiato da chi gli ruotava intorno — considerava emanazione inscindibile dalla sua persona, spiega l’assoluta indifferenza di Bossi alle regole dello Stato e a ogni norma statutaria. In uno dei suoi ultimi comizi, per giustificare il pagamento con soldi pubblici dell’appartamento romano di Calderoli, disse proprio così: “I soldi sono nostri, se vogliamo possiamo anche buttarli dalla finestra”.
È questa la sua idea di onestà , magnificata ieri da Tosi, Boni, Borghezio, Salvini e compagnia.
Piace ricordare ancora che Piergiorgio Stiffoni, l’altro dirigente leghista autosospeso, già membro della tesoreria insieme a Belsito e Castelli, prima di venir sottoposto a indagine per distrazione di fondi pubblici al Senato, si distingueva per le sue odiose sortite razziste contro gli immigrati e gli omosessuali, giunte fino all’evocazione delle camere a gas: un personaggio ben meritevole di cotanto disonore.
Non per banale rivalsa è giusto ricordarlo, ma anche per spiegare la crisi così repentina del movimento leghista cui stiamo assistendo.
Deflagrato come questione morale, e senza dimenticare che la spregiudicatezza leghista si acutizza nel corso dell’alleanza ultradecennale col partito di Berlusconi, il declino del Carroccio trae origine dall’anacronismo divenuto all’improvviso evidente della sua offerta politica.
È come se d’un colpo l’ampiezza dei fenomeni globali — dalla crisi sprigionatasi nel cuore dell’economia occidentale, alla primavera araba — avesse rivelato l’inadeguatezza culturale del populismo al governo.
Non dimentichiamolo: Bossi è stato un ministro insignificante, prima che un leader arraffone.
Gad Lerner
(da “La Repubblica“)
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Maggio 15th, 2012 Riccardo Fucile
L’ACCORDO PREVEDEREBBE LA CREAZIONE DI UNA COMMISSIONE PER GIUDICARE I CASI DI ESPULSIONE DAL PARTITO, IN CUI L’ULTIMA PAROLA SPETTEREBBE AL SENATUR… I LEGHISTI VENETI: “PERCHE’ IL PROSSIMO SEGRETARIO NON PUO’ ESSERE UNO DI NOI?”
L’accordo siglato da Umberto Bossi e Roberto Maroni passa anche attraverso una garanzia fornita dall’ex ministro dell’Interno.
Secondo quanto apprende l’Agi i due leader leghisti, la settimana scorsa, avrebbero deciso che verrà formata una commissione, composta da alcuni membri del Consiglio federale e dai segretari delle regioni del Nord e presieduta dal Senatur, che giudicherà i prossimi casi di espulsione dal partito.
E l’ultima parola spetterà a Bossi.
In pratica si tratta di un patto voluto dal ‘Senatur’ per tenere unito il movimento.
Stando a quello che si apprende verranno salvaguardati alcuni deputati o militanti che, a dire dei fedelissimi di Bossi, rientrano nel mirino dell’ex titolare del Viminale. Compreso il figlio Renzo.
“Bossi – sottolineano le stesse fonti – vuole guardarsi le spalle e avere la certezza che non ci sarà alcun a repulisti”.
Ma la battaglia dell’ex responsabile delle Riforme è anche per evitare svolte a 180 gradi nella strategia della Lega.
I bossiani temono che la nuova linea sia di rottura rispetto a quella del passato.
Ovvero che le battaglie che Maroni porterà avanti non saranno quelle di Bossi, non richiameranno i sogni di secessione o l’indipendenza della Padania.
E proprio per fare in modo che il nuovo corso della Lega non sia diverso da quello delle ‘origini’ Bossi ha chiesto di essere nominato a garante della
identità padana.
E anche questo verrà scritto sullo Statuto. I ‘maroniani’ minimizzano: “Ci possono essere delle scorie per quello che è successo, ma si va verso una nuova Lega, tutti insieme”.
Nel frattempo scoppia la grana del leghisti veneti che avanza la richiesta che il prossimo segretario sia veneto.
Non è piaciuto ad alcuni dirigenti del Carroccio il modo in cui Bossi e Maroni si siano accordati su chi sarà il segretario e chi il presidente.
Meglio aspettare che decidano i militanti, è il ragionamento.
Questioni
che verranno comunque discusse lunedì quando si riunirà la commissione Statuto in via Bellerio.
Il fatto è che sia Bossi che Maroni (e anche Calderoli) sono lombardi e inoltre l’ala veneta vuole maggiore autonomia decisionale.
La Padania, però, sembra aver già scelto. ‘Uniti intorno a Maroni’ è il titolo di apertura del gioranle della Lega di oggi.
“La Lega sta per proiettarsi verso il proprio futuro”, si legge nell’editoriale di prima pagina, “il nord cerca la via la per la libertà attraverso l’unica forza che lo rappresenta per vocazione e coraggio”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 14th, 2012 Riccardo Fucile
CONTINUANO LE RIVELAZIONI DEGLI EX AUTISTI DI BOSSI JR : “ANCHE 14.000 EURO AL MESE PER LE SUE NECESSITA’ PRIVATE”…IN DUE ANNI SAREBBE COSTATO 600.000 EURO ALLE CASSE DEL PARTITO: “VOLEVA CHE METTESSIMO IL LAMPEGGIANTE PER SUPERARE LE CODE”
Quattro blitz a Bratislava per serate “informali”. 
A Brescia per lo shopping (“ottomila euro in un giorno”) e per il dentista.
A Venezia per l’Heineken Music Festival con amici e amiche al seguito e – “come sempre” – con tanto di lampeggiante sciogli-traffico (non autorizzato) piazzato sul tetto della berlina della Lega.
Da Gemonio a Cremona in sella al quad – la moto a quattro ruote che bisognava portare a riparare – e dietro di lui, di scorta, la solita immancabile auto di servizio con autista.
E ancora: in Sicilia per visitare le terre e la famiglia della madre, Manuela Marrone, e poi via a Monaco di Baviera, questa volta, una tantum, con il suo suv Bmw X5: ma con benzina offerta dalla Lega di Famiglia.
Viaggiava Renzo Bossi, viaggiava e a pagare era sempre il Carroccio di papà .
Anche nelle serate in discoteca a Milano: un impegnativo nightclubbing tra i locali all’ombra del Pirellone e i suoi angeli custodi, stipendiati dalla Lega Nord, dovevano scarrozzarlo qua e là e aspettarlo fino all’alba.
Sono loro adesso, gli ex autisti e bodyguard di Bossi jr, a sollevare il velo sul “curioso” diario di viaggio di quello che un tempo era il “ragazzo” da portare in giro e da proteggere.
Il “futuro capo della Lega”, come lo avevano impalmato, raccomandandosi ogni volta, Manuela Marrone e Rosi Mauro. Oscar Morando e Alessandro Marmello (“il bancomat di Renzo”) sono due professionisti licenziati in tronco e ora sono senza lavoro e con
famiglie da mantenere: la Lega ha dato loro il benservito perchè, uno, Morando, non era “più gradito a Renzo”, e l’altro, Marmello, ha “tradito la fiducia” del ragazzo rendendo pubblici dei video in cui ha documentato le dazioni di denaro che Belsito metteva a disposizione del Trota per le sue spese.
“Sono stato con lui dal 15 settembre 2010 al 21 marzo 2011 – racconta Morando, che non è mai stato leghista e che da Tenerife dove viveva è stato arruolato dalla “badante” Rosi Mauro prima come autista di Umberto Bossi e poi come tutor del figlio, ma “ho fatto il peggiore affare della mia vita” .
Prima andavamo in giro con un’Alfa 159, poi con un’Audi A5. Renzo pretendeva che si usasse il lampeggiante per saltare le code, cosa che non è consentita a un consigliere regionale.
Ma il punto vero è un altro, e cioè le sue abitudini, il suo stile di vita da giovane politico.
Si viaggiava spessissimo non per impegni politici ma per partecipare a serate mondane: feste, cene, discoteche. smpre a spese della Lega. Macchine, benzina, autostrade. E certo noi autisti, a disposizione giorno e notte”.
Fa due conti, Morando. “Stipendio da consigliere regionale a parte (12.555 euro mensili), Renzo Bossi costava alla Lega 14 mila euro al mese. Dodicimila euro per gli stipendi dello staff – il sottoscritto, l’altro autista Luca e la segretaria Simona – più altri 2mila in contanti che ci venivano dati dalla Lega per le sue spese correnti. In due anni vengono fuori quasi 600 mila euro che l’Italia ha pagato a questo ragazzo. Anche per andare a Brescia dal dentista o a fare spese. Lascio ai militanti della Lega stabilire se siano stati ben spesi oppure no”.
I soldi per la dolce vita dell’ex consigliere regionale uscivano con flusso ininterrotto dalle casse della balena verde e – ritengono i magistrati – provenivano dal finanziamento pubblico ai partiti.
“Dei nostri soldi possiamo fare quello che vogliamo, anche buttarli dalla finestra”, ha chiosato Umberto Bossi.
Chissà se tra tutte le possibili destinazioni delle risorse del movimento il Senatur annoverasse anche i capricci del giovane Renzo.
La sua attività politica al Pirellone non passerà di certo alla storia; in compenso chi aveva il compito di seguirlo come un’ombra ricorda alcuni viaggi non proprio istituzionali.
E capricci. “Mauro e Marrone mi avevano affidato Renzo chiedendomi di farlo diventare un uomo e di tenerlo lontano dai guai – continua Morando – . Ma è stato impossibile, si ribellava, faceva quello che voleva e mi diceva che dovevo farmi i fatti miei. Una volta siamo andati a Bratislava in macchina, grazie al suo avvocato aveva buoni rapporti con il presidente del parlamento slovacco. Arrivato là ho scoperto che il motivo del viaggio era una festa”.
Altre tre gite slovacche Renzo le ha fatte con la Audi A6 della Lega guidata da Alessandro Marmello, l’autista-bancomat assunto nel 2011 dalla Lega Nord (contratto firmato da Francesco Belsito) e lasciato a casa lo scorso aprile dopo la storia dei video.
“Prelevavo soldi per le sue spese personali, passavo a prenderli direttamente in via Bellerio e prendevo fino a 1000 euro a volta, anche più volte al mese – ha raccontato Marmello ai magistrati – . Ho voluto denunciare perchè deduco che quei soldi fossero destinati alla Lega per fare politica. Che fossero soldi pubblici”.
Il Trota non si accontentava mai. E la sera voleva divertirsi.
I suoi locali preferiti nella movida milanese? Food and Fashion, Legend, Sky Lounge, Old Fashion.
Renzino ballava, fuori gli autisti aspettavano col lampeggiante pronto.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 12th, 2012 Riccardo Fucile
BOSSI RINUNCEREBBE A PRESENTARSI AL CONGRESSO E DIVENTEREBBE PRESIDENTE A VITA… MA FINO A LUNEDI NON VERRA’ MESSO NERO SU BIANCO E TUTTO PUO’ ANCORA SUCCEDERE
Ci vuol pazienza, come per la “Devolution”, il Federalismo e la Padania. 
Pazienza perchè in via Bellerio si spera sempre in qualche novità , invece bisogna aspettare almeno fino a lunedì.
«Tutto bene», è la frase che attribuiscono a Umberto Bossi: bene perchè Umberto e Bobo si son parlati, li hanno visti assieme, e finalmente il vecchio Bossi ha capito che non è il caso di insistere con la sua ricandidatura a segretario della Lega Nord?
Che la Lega del futuro non può che affidarsi a Maroni?
Forse sì, o forse non è ancora un sì. E l’annuncio slitta a lunedì.
Tra una settimana ci sono i ballottaggi, ma ai leghisti che vanno e vengono dalla sede sembrano di poco conto.
Le amministrative, Verona a parte, sono andate male, punto. E adesso c’è da pensare al malato, alla Lega che va per congressi.
Maroni non può ancora dire «tutto bene», perchè con Bossi, e si è visto, c’è poco da fidarsi. In tre settimane si è dimesso da segretario, ha dato la sua benedizione a Bobo come successore e poi l’ha ritrattata ripresentando le sue voglie di padre e padrone della Lega.
Non potrà finire che con una dichiarazione pubblica di Bossi. O con un documento firmato dal prossimo Consiglio Federale. Fissato per lunedì pomeriggio, appunto.
Non è una trattativa semplice, quella tra Bossi e Maroni.
Bobo vorrebbe salvare il salvabile, evitare al vecchio amico nuove umiliazioni e altre amarezze.
Ma chi tiene in vita quel che resta del Cerchio Magico sembra insistere su Bossi, sembra temere la fine, il brusco passaggio dalla nobiltà leghista alla miseria di una finale poco dignitoso.
Basta sentire il senatore Giuseppe Leoni, che a «Panorama.it» dichiara intenzioni di bellicosa resistenza: «Se è vero che qualcuno vuole togliere Bossi dal simbolo della Lega allora si facessero un altro partito e con un altro simbolo. Io sono il detentore di un terzo del simbolo, gli altri due sono di Umberto e della moglie Manuela».
Il rischio, insomma, è che le due Leghe che ancora convivono, quella di Bossi e del Cerchio Magico da una parte, quella di Maroni e dei Flavio Tosi dall’altra, al congresso di fine giugno possano prendere due strade diverse.
Difficile, ma ad oggi non impossibile.
Leoni fa capire che la nuova Lega non può nascere senza il consenso di Bossi. E proprio su questo sta lavorando Maroni. Riuscire a convincere il vecchio Capo che alternative non ne esistono. Che la Lega è già un’altra. E che le inchieste non solo hanno azzerato la credibilità di Bossi e famiglia, ma sono appena all’inizio: anche due giorni fa la segretaria amministrativa Nadia Dagrada ha passato il pomeriggio in una caserma della Finanza.
A lunedì, dunque.
Per sapere se Bossi accetta il patto con Maroni, se farà il «Padre nobile», come gli ha consigliato Flavio Tosi da Verona. Ma prima bisognerà vedere se accetta, e cosa ne dicono il senatore Leoni, la moglie e la famiglia.
Che a sera, quando Bossi rientra a casa, non mancheranno di ripetere quel che in questi anni di malattia Rosi Mauro ha sempre urlato a Pontida: «La Lega è Bossi, Bossi è la Lega».
Per la famiglia nulla deve cambiare.
Tanto che lunedì scorso, in attesa dei risultati della amministrative, in una stanza di via Bellerio erano alla prese con l’ultima richiesta da Gemonio.
Uno stipendio della Lega per Riccardo, il primo figlio di Umberto.
Giovanni Cerruti
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
IL TROTA (DOPO UNA SETTIMANA) DISCONOSCE IL CERTIFICATO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ ALBANESE: “NON SONO STATO IN ALBANIA, NON PARLO L’ALBANESE E NON HO TITOLI ACCADEMICI”… RICCARDO BOSSI SI FACEVA PAGARE LE SPESE DI CARROZZERIA DALLA LEGA
Per una settimana intera, la riproduzione di quel diploma di laurea albanese in
gestione aziendale, di cui è stata trovata traccia nei documenti sequestrati all’ex tesoriere leghista Francesco Belsito, ha conquistato le pagine dei giornali e alimentato lo scandalo in casa leghista.
E adesso Renzo Bossi, detto ‘il Trota’, ha deciso di parlare per giurare che lui con quella vicenda non c’entra.
Anzi, ne sarebbe “venuto a conoscenza solo adesso”, nel mezzo di quello che lui stesso è convinto sia un “massacro mediatico continuativo” nei suoi confronti ma con l’obiettivo politico di “impaurire” il padre Umberto per la ricandidatura alla segreteria federale della Lega.
“Mi dissocio completamente da quel diploma universitario – dice Bossi jr – Non sono mai stato in Albania, non parlo l’albanese, non ho mai vantato titoli accademici e non sono mai stato a conoscenza di quel documento datato 2010”.
E sempre nella cassaforte di Belsito è spuntata una lettera datata
31 gennaio 2011 e inviata da Riccardo Bossi, fratello maggiore del ‘Trota’, all’ex tesoriere: “Grazie mille per tutto quello che stai facendo e sono a tua completa disposizione per ogni approfondimento che ritieni necessario”.
L’ex tesoriere, come è noto, è indagato per truffa aggravata e appropriazione indebita nell’ambito dell’indagine sui fondi del partito.
Nella lettera sono riportate tutte le spese a cui il figlio del leader del Carroccio deve “fare fronte al 31 gennaio 2011”: 981 euro relativi all’ultimo pagamento per il noleggio di una Clio, il saldo in contanti delle “multe arrivate a oggi” e quantificate in 1.857 euro, un pagamento non meglio specificato per il noleggio di un’auto e un altro di 12.625 euro (indicato come “5.175 + 7.450”) per il noleggio di un’altra macchina sino a febbraio 2011.
Quindi parla di “saldare un lavoro in carrozzeria” per 3.900 euro e “rate di leasing assicurazione” per 2.589 euro. Infine compare uno strano riferimento alla definizione di un “vecchio problema a base blu”.
Il sospetto degli inquirenti è che questi pagamenti siano stati effettuati con i soldi ottenuti dalla Lega Nord a titolo di rimborso elettorale.
La lettera conclude: “Grazie mille per tutto quello che stai facendo e sono a tua completa disposizione per ogni approfondimento che ritieni necessario”.
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
PARLA L’EX AUTISTA DEL TROTA: “ERA CHIARO CHE LA LEGA FINISSE COSI'”
“Il Capo aveva capito tutto e mi diceva di voler cacciare Belsito già nell’estate 2010, ma non poteva perchè il tesoriere se ne fregava
avendo il sostegno di Rosi Mauro e soprattutto di Manuela Marrone”.
La saga familiare di casa Bossi che ha portato alla distruzione della Lega ha avuto un testimone: Oscar Morando.
“Era facile comprendere quanto poi è successo, io mi ci sono trovato in mezzo e anche io sono rimasto travolto dal loro sistema: quando non sono più stato utile mi hanno cacciato a pedate, fregandosene di me e della mia famiglia”.
Morando è stato reclutato da Rosi Mauro ben distante dal partito: viveva a Tenerife e non aveva avuto mai alcun contatto con la Lega.
Assunto come autista per Umberto Bossi, dopo pochi mesi si è dovuto prendere cura di Renzo. “Un badante, mi definisco il suo giocattolo, così mi hanno trattato”.
E’ il titolo del suo libro: “Il giocattolo del Trota”?
Sì, ho scritto e raccontato tutto quello che ho visto e vissuto sulla mia pelle. Ed è solo l’inizio della mia battaglia. Belsito mi ha lasciato senza lavoro, senza casa. Io ho trasferito la mia famiglia da Tenerife a Gemonio per loro e mi hanno lasciato su una strada dopo tutto quello che ho fatto. E sa perchè?
No, me lo dica Lei.
Il Trota si lamentava di me con la madre. Diceva che non gli lasciavo fare quello che voleva. Ma io eseguivo solo gli ordini che avevo ricevuto: trasformare Renzo in un uomo o, comunque, tenerlo lontano dai guai. Un incarico che mi hanno assegnato la Marrone e Rosi Mauro dicendomi ‘lui è il futuro del partito, puntiamo tutto su di lui: sarà il nuovo capo’.
È andata in modo diverso.
Non poteva essere altrimenti. Era un ragazzino ma si era montato la testa. Parecchie volte gli ho dovuto dire ‘guarda che tu non sei tuo padre’. Trattava tutti come fosse il Re Sole, si sentiva potente. Io e Luca, l’altro autista, ma anche la sua assistente: trattava tutti da schifo, da mettergli le mani addosso. Ha fatto dei danni enormi e l’Italia gli ha pagato 600 mila euro. Aveva tutto quello che voleva ma non ha capito la sua fortuna; pensava solo a feste, donne e vita facile. Il suo unico obiettivo: non fare niente pensando che tanto con i soldi si può comprare tutto e tutti. Guardi, anche della laurea in Albania non mi sono stupito.
Secondo i documenti dell’università Kristal, Renzo ha discusso la tesi il 29 settembre e l’8 ottobre ha ritirato l’attestato. Lei in quel periodo era il suo autista, l’ha portato a Tirana?
Ma figurarsi: lui non ha mai messo piede in Albania. Anzi, ricordo che in quei giorni era tutto preso dall’intervista che ha fatto il primo ottobre con la Bignardi (Invasioni Barbariche, ndr) e si preparava il bigliettino da portare con sè. Anche li, come in Regione. Ogni volta c’era qualcuno che gli preparava il compitino e lui spesso li dimenticava pure in giro. Ho visto delle cose. Sa che una volta è sparito per sei ore e ha staccato i telefonini? O quando mi ha fatto arrivare fino a Bratislava in macchina per andare a una festa.
A Bratislava ?
Sì, era previsto un balletto slovacco in suo onore organizzato dal presidente del Parlamento lì ma siamo arrivati tardi perchè lui non ha voluto prendere l’aereo. Gli hanno organizzato una serata il giorno dopo, una delle tante di Renzo: cena e discoteca.
E poi siete tornati?
Il giorno dopo la festa siamo andati a visitare la centrale nucleare. Il dirigente che ci ha accolti sembrava deluso dal nostro arrivo. Ci ha liquidati con il pranzo. Poi gli è stato consegnato un pacchetto, un regalo ma nulla di che e non credo fossero soldi.
Ma Renzo Bossi in che veste era lì?
In veste di bighellonaggio. In giacca e cravatta ma per bighellonaggio.
In un’ intervista ha detto che adesso andrà a fare il contadino o il muratore.
Ma non riesce a fare neanche quello. Ha avuto un cane per fare l’animalista in campagna elettorale e quel povero animale è finito investito da un’auto nella casa del suo caro amico Alessandro. Non credo sia in grado di fare granchè. Poi tutto può accadere, per carità , magari troverà la sua strada e diventerà bravissimo. A oggi però le sue capacità , si fa per dire, sono sotto gli occhi di tutti. Quello che è successo nella Lega è partito proprio per difendere lui e garantirgli un futuro. Pura follia.
Mi costringe a prendere le difese di Renzo. La prego.
È un ragazzino, certo, gli è stato dato sicuramente troppo potere. A me è stato ordinato dalla madre di farlo rigare dritto. Davanti a me la madre gli disse, testuali parole: ‘Ti ho dato i voti e te li tolgo, se vuoi continuare a fare il pirla lo fai altrove’. Capito? Ecco. Però quando poi ho tentato di eseguire gli ordini lui mi ha fatto licenziare. E io non sono andato a parlare con lui ma ho cercato Belsito. A marzo comandava lui.
Comandava Belsito?
Con Mauro e Marrone. A settembre 2010 il Capo, lui sì un gigante, mi disse in macchina riferendosi a Belsito: ‘Gli ho dato un dito e s’è preso il braccio, è uno stronzo, va cacciato’. Ma Belsito ne rideva e poi mi disse: ‘Bossi non conta più un cazzo, mica comanda lui’.
Lei ne ha viste un po’.
Sì, parecchie. Per questo ho scritto il libro che prestò uscirà e ci sarà tutto.
Il giocattolo del Trota?
Sì, ma se ci pensa il giocattolo che si è rotto perchè hanno tentato di affidarlo a Renzo è stato la Lega.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA PRESENTATA ALL’AMBASCIATA ITALIANA DI TIRANA… SCOPPIATA L’INCHIESTA SU BELSITO, VENNE PRECIPITOSAMENTE RITIRATA
Renzo Bossi ha tentato di far riconoscere in Italia il diploma di laurea in Economia conseguito all’università Kristal di Tirana in Albania, ritirando poi la richiesta nell’aprile di quest’anno, dopo che erano emerse le inchieste della magistratura sulla Lega Nord.
La circostanza emerge da una lettera inviata dall’ambasciata italiana a Tirana alla procura di Milano.
Nell’informativa si specifica che a fine luglio 2011 un cittadino albanese ha presentato copia della laurea di primo livello di Renzo Bossi, richiedendo all’ambasciata italiana la relativa dichiarazione di valore, ovvero il riconoscimento del titolo in Italia.
Nella lettera si parla di stupore di fronte alla richiesta in quanto da Internet i funzionari avevano appreso che Renzo Bossi si era diplomato nel luglio 2009, quando la laurea era datata 29 settembre 2010.
Di fronte a questo l’ambasciata non ha avviato la pratica per il riconoscimento del titolo di studio.
Nell’ottobre 2011 l’avvocato Dragoj si è fatto carico della vicenda e si è presentato all’ambasciata portando una serie di documenti tra cui una delegata firmata da Renzo Bossi e un certificato di ammissione alla maturità del 18 maggio 2007 (quando il figlio dell’ex leader della Lega Nord tentò la prima volta di superare l’esame, cosa riuscita solo al quarto tentativo nel 2009).
Lo stesso avvocato si è rivolto nuovamente all’ambasciata nel marzo 2012, portando copia del passaporto di Renzo Bossi.
A questo punto le autorità italiane in Albania hanno avviato la procedura per il riconoscimento del titolo, rivolgendosi all’università Kristal per avere prova della veridicità del diploma.
Il 4 aprile 2012 l’avvocato Dragoj (il giorno dopo che sono emerse le inchieste sulla Lega Nord) ha presentato richiesta per ritirare la documentazione, dicendo che non erano più interessati al riconoscimento del titolo di studio.
Tuttavia, la pratica era già stata avviata e il professor Skender Kercucu della Kristal ha dichiarato che Renzo Bossi risulta aver conseguito il diploma.
L’ateneo, continua l’ambasciata, ha poi dichiarato alla stampa che Renzo Bossi era iscritto dalla Kristal dall’anno accademico 2007-2008 (prima del conseguimento del diploma in Italia).
L’altro titolo di studio conseguito presso la Kristal è quello di Piergaetano Moscagiuro, l’ex guardia del corpo di Rosi Mauro.
Per quanto riguarda la sua laurea non è mai stata avviata alcuna pratica, in quanto la facoltà di Scienze politiche non è accreditata presso il ministero dell’Istruzione albanese.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 9th, 2012 Riccardo Fucile
POSSIBILE UNA CONVOCAZIONE DA PARTE DEI MAGISTRATI ALBANESI DEL FIGLIO DEL SENATUR CHE AVREBBE CONSEGUITO LA LAUREA SENZA MAI ESSERE ENTRATO NEL PAESE…L’INCONGRUENZA DI AVER SOSTENUTO 29 ESAMI IN UN ANNO SENZA AVERE ANCORA IL DIPLOMA ITALIANO
La Procura generale di Tirana ha inviato una nota informativa relativa alla laurea “sospetta” che Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi, avrebbe conseguito all’università Kristal di Tirana il 29 settembre 2010 senza mai entrare nel paese delle aquile.
I documenti, relativi al diploma in business management dell’ex consigliere regionale leghista dopo le dimissioni seguite allo scandalo sull’utilizzo dei soldi del partito, sono arrivati ieri ai magistrati milanesi che indagano sui soldi della Lega.
Denaro per lo più denaro pubblico incassato con i rimborsi elettorali .
La copia del diploma di laurea era stata trovata nella cartella “The family” custodita da Francesco Belsito, l’ex tesoriere indagato da tre procure ovvero Napoli, Reggio Calabria, Milano, in una cassaforte che si trovava in uffici di pertinenza della Camera dei deputati a Roma.
In quella cartella l’ex amministratore aveva raccolto i documenti che comprovavano l’utilizzo di soldi del partito per le spese della famiglia Bossi, comprese le multe del Trota o gli studi dei Rosi Mauro, senatrice espulsa dal Carroccio, e anche un intervento di chirurgia plastica per il figlio minore del Senatur.
Gli inquirenti milanesi stanno già accertando se il titolo di studio possa essere stato comprato con i soldi del partito.
Intanto la magistratura albanese ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sull’episodio e, stando a quanto si apprende, avrebbe intenzione di convocare Renzo Bossi.
La notizia della laurea di Renzo Bossi, conseguita senza mai avere messo piede in Albania con il record davvero impressionante di 29 esami in un solo anno e soprattutto prima di conseguire il diploma di maturità in Italia (Il Trota ha dovuto presentarsi agli esami di maturità ben quattro volte, ndr), è diventata un caso al di là dell’Adriatico.
Il capo dell’ateneo di “doktor Trofta” ha spiegato l’anomalia dicendo che all’improvviso il rampollo di casa Bossi è diventato intelligente.
Nei giorni scorsi l’ex tesoriere Belsito, interrogato dagli inquirenti, ha confermato che Umberto Bossi, ex segretario nominato presidente ma in procinto di ricandidarsi, era informato che i soldi del partito venivano usati per i “costi della famiglia”.
Nel solo 2011, secondo il plurindagato ex buttafuori genovese, per la Bossi family sarebbero stati spesi 611 mila euro.
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