Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile
DAL “CERCHIO MAGICO” AI COLPI DA ILLUSIONISTI: SERRATURA CAMBIATA ED ELIMINAZIONE DEGLI ARREDI: LA “NORMALIZZAZIONE” BOSSIANA AVANZA TRA LE TRUPPE FEDELI A MARONI
Una porta chiusa a chiave e, dall’altra parte, una stanza completamente vuota.
Questo lo scenario desolante con cui ieri pomeriggio hanno dovuto fare i conti i ragazzi del Movimento giovani padani di Varese, la capitale della Padania leghista.
I ragazzi non sono potuti entrare nella loro sede che era stata svuotata e sbarrata a loro insaputa.
Sono loro, a quanto pare, le prime vere vittime delle profonde spaccature in atto tra i sostenitori di Roberto Maroni e l’elite reguzzoniana vicina ad Umberto Bossi.
A distanza di una settimana dal congresso provinciale che ha sancito l’inizio di una vera e propria battaglia intestina che oggi trova conferma anche in un video inequivocabile, le parole di pacificazione del neo segretario varesino Maurilio Canton (imposto da Bossi per “infusione”, come ironizzano i maroniani su facebook) sembrano essere smentite giorno per giorno dai fatti.
Al loro ingresso nella sede provinciale di via Magenta i giovani si sono trovati di fronte ad una porta chiusa a chiave.
Un piccolo ufficio il loro, che hanno sempre avuto a disposizione come base logistica da usare per le attività tipiche del movimento giovanile, dalle elezioni studentesche alle riunioni in vista di eventi e manifestazioni, magari per studiare azioni e striscioni da esporre nel corso di qualche blitz politico.
E forse è proprio da cercare in uno striscione la causa dello sfratto.
La notte dell’elezione di Canton, proprio sotto la sede provinciale del Carroccio era comparsa una scritta di protesta contro il neosegretario, rinnegato pubblicamente.
Un gesto che deve essere stato maldigerito e la vendetta potrebbe essere stata servita a distanza di una settimana dal misfatto.
Non solo la serratura è stata cambiata ma, riferiscono alcuni militanti dell’Mgp provinciale di Varese: “Hanno fatto sparire i volantini e i manifesti che erano appesi alle pareti”.
In pratica, la sala è rimasta spoglia, solo con sedie e scrivania.
Al momento il coordinatore dei Giovani Padani Andrea Tomasini, eletto anche nel direttivo provinciale, preferisce non commentare, ma sembra che abbia già mandato una lettera all’indirizzo di Canton per chiedere lumi sulla vicenda.
Ma questo sembra essere solo l’ultimo di una serie di atti ostili.
Nel suo primo giorno di attività Canton si era preso la briga di ricordare a tutte le sezioni l’incompatibilità tra la tessera della Lega Nord e quella dell’associazione Terra Insubre.
Un atto assolutamente gratuito, che arriva dopo oltre un anno dalla delibera federale che aveva sancito il principio.
Un chiaro avvertimento al maroniano di ferro Andrea Mascetti (che di Terra Insubre è il principale ispiratore) e a tutti quelli che come lui stanno cercando di trovare rifugio nel sottoinsieme leghista.
Eppure, su consiglio diretto di Umberto Bossi che lo ha introdotto personalmente in segreteria provinciale, Canton ha assicurato pubblicamente che nella Lega “non sono previste epurazioni di nessun tipo”, sconfessando in questo modo l’esistenza di una lista nera che raccoglierebbe i nomi di 47 militanti da espellere.
Quale sarà la prossima mossa?
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Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile
ALLA VIGILIA DELLE POLITICHE DEL 2001 SI DETERMINO’ QUEL PATTO DI FERRO CHE DURA ANCORA… BERLUSCONI GARANTE DEL PRESTITO
Un giorno Umberto Bossi disse una delle sue frasi antipatiche: “Berlusconi è uno che non tira fuori un soldo nemmeno per pagare i manifesti elettorali, figurarsi se tira fuori dei soldi per la Lega”.
Ingrato.
Berlusconi di soldi per la Lega ne ha tirati fuori e tanti da indurre alcuni bene informati a sostenere che, alla vigilia delle elezioni politiche del 13 maggio 2001, l’alleanza tra Forza Italia e Lega Nord fu suggellata da un vero e proprio contratto che trasferiva al signore di Arcore finanche la proprietà del simbolo leghista, Alberto da Giussano con spadone e tutto.
Le smentite, peraltro blande e generiche, che si succedono da oltre dieci anni, si fermano di fronte a un fido che siamo in grado di documentare: Berlusconi ha fatto avere due miliardi di lire alla Lega alla vigilia delle politiche 2001.
Esattamente la cifra riferita dal giornalista Gigi Moncalvo, ex direttore dell’organo leghista La Padania, durante la trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora” di domenica 2 ottobre.
La riproposizione da parte di Moncalvo di una versione dei rapporti Berlusconi-Bossi che gira da anni nel mondo lumbard senza il sostegno di prove documentali ha provocato una risentita reazione dello stato maggiore leghista contro la conduttrice della trasmissione, pur senza risalto pubblico.
La storia è assolutamente vera.
Il 26 aprile 2001, 17 giorni prima delle elezioni, la Banca di Roma concluse l’iter per la concessione di un fido del valore di 20,4 miliardi di lire al partito politico Forza Italia.
L’operazione faceva capo alla filiale 70 di via del Corso, a Roma, a pochi passi da Palazzo Chigi, universalmente nota come “sportello dei politici”.
Nel documento interno alla banca che dettaglia i termini dell’operazione compare una formula inequivocabile: “LINEA DI CREDITO DI LIT 20/MILIARDI, DI CUI LIT 2/MILIARDI DISTACCATI CON M/C IN FAVORE DELLA LEGA NORD”.
Che significa?
Traducendo dal “banchese”, apprendiamo dal documento che l’operazione, varata dal “comitato fidi” della banca e definitivamente attivata dall’organo competente della Banca di Roma, il comitato esecutivo presieduto da Cesare Geronzi, concede l’apertura di credito a Forza Italia a fronte di due garanzie: una fideiussione personale di Silvio Berlusconi, che dunque si fa carico del rimborso del debito qualora Forza Italia si rivelasse insolvente, e un impegno del partito a “canalizzare” presso la banca i rimborsi elettorali incassati nei mesi successivi.
Ma la clausola riguardante la Lega Nord a meritare una spiegazione accurata.
La sigla M/C sta per “mandato di credito”, e significa che il tesoriere del partito di Bossi o un suo delegato è autorizzato da Forza Italia a farsi versare dalla Banca di Roma fino a 2 miliardi di lire dei 20,4 del credito complessivo concesso.
La formula però implica che la Lega Nord ha il diritto di incassare i soldi, ma non ne resta debitrice verso la banca, che continua ad avere per tutta la cifra concessa un solo debitore in prima istanza, il partito Forza Italia, e un debitore in seconda istanza che è Silvio Berlusconi come prestatore della garanzia fideiussoria.
Adesso guardiamo le date.
Il comitato fidi vara la prima delibera per la concessione del credito, nella forma che abbiamo descritto, il 28 marzo 2001: mancano dieci giorni alla scadenza per la presentazione delle liste.
Il giorno dopo, in via del Plebiscito, si tiene un vertice tra Berlusconi e Bossi proprio per le liste.
Partecipano Claudio Scajola, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Rocco Buttiglione. Si tratta di consacrare l’alleanza.
Vige ancora il sistema elettorale con i collegi uninominali. Alle precedenti politiche del 1996 la Lega ha deciso di andare per conto suo, contribuendo così in modo decisivo alla sconfitta di Berlusconi e alla vittoria di Romano Prodi.
Per Berlusconi è decisivo rimettere insieme la coalizione nei collegi che lo aveva fatto vincere la prima volta, nel 1994.
Le trattative incominciano nel 1999 e si protraggono in modo tortuoso per mesi.
Sullo sfondo le difficoltà finanziarie di Bossi.
Il 28 giugno 2000 l’amministratore di Forza Italia, Giovanni Dell’Elce, scrisse alla Banca di Roma una lettera di questo tenore: “Vi diamo incarico di aprire in favore del movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire”.
La notizia fu pubblicata pochi giorni dopo da Repubblica.
Un segnale, probabilmente, perchè Berlusconi ha poi sganciato i 2 miliardi solo a liste fatte.
Oggi Dell’Elce dice di non ricordare niente: “Sono storie vecchie”.
Giorgio Meletti e Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO IL TRAGICO TEATRINO DEI GRAVI FATTI DI ROMA, ECCO PUNTUALE LA RICHIESTA DI LEGGI SPECIALI DA PARTE DEL GOVERNO… DI PIETRO RICORDA I “BEI TEMPI” DI QUANDO INTERROGAVA GLI IMPUTATI IN QUESTURA CON LA BOMBA A MANO SULLA SCRIVANIA E SI ASSOCIA A MARONI, UNO DEI POCHI ITALIANI CONDANNATI PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE E PERTANTO ADATTO A FARE IL MINISTRO DEGLI INTERNI
Ieri il teatrino della politica ha visto come protagonisti il peggior ministro degli Interni che abbia mai avuto l’Italia repubblicana (capace solo di attribuirsi i meriti di polizia, carabinieri e magistrati nella lotta alla mafia) e un ex questurino, oggi progressista, che non riesce a cancellare le sue origini quando, alla questura di Bergamo, era solito interrogare gli indiziati con una bomba a mano ben in evidenza sulla scrivania.
Questo impareggiabile duo comico, il primo uno dei pochi italiani condannati a sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale, un passato in Democrazia proletaria, poi avvocato della Avon e quindi con le carte in regola per essere nominato ministro degli Interni, il secondo noto per i metodi spicci, per i piedaterre ricevuti gratis e per aver restituito milioni di lire avvolgendo le banconote in carta da giornale, si sono contesi una grande idea: quella di reintrodurre la famigerata Legge Reale in versione bis e aggiornata.
La legge Reale “uno” rappresenta uno dei momenti più controversi della storia della democrazia italiana.
Fu presentata nel 1975, nel pieno degli anni di piombo, da Oronzo Reale, ministro della Giustizia del governo Moro.
I 36 articoli di quel testo ampliavano a dismisura il potere delle forze dell’ordine, sia per quanto riguarda l’uso delle armi che per il fermo preventivo.
La legge affermava il diritto delle forze di polizia di utilizzare armi da fuoco, se strettamente necessario, anche in ordine pubblico.
La custodia preventiva poteva essere applicata anche in assenza di flagranza di reato, sempre che vi fosse il “fondato pericolo di fuga” di persone nei cui confronti vi fossero “sufficienti indizi di delitto concernenti le armi da guerra o tipo guerra”.
La legge Reale vietava inoltre l’uso di di caschi o altro per rendersi irriconoscibili durante le manifestazioni (l’unica cosa giiusta e pertanto mai applicata).
La normativa ha subito negli anni diverse modifiche e ha anche superato indenne un referendum abrogativo nel 1978.
Il cerchio si chiude: la pessima gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli indignados da parte del ministero degli Interni ha permesso che 500 persone rovinassero una manifestazione pericolosa per il potere politico-finanziario, tarpando le ali a ogni velleità degli indignados.
Ha consentito poi che i teppisti creassero panico tra i benpensanti che così possono tornare a votare Pdl e Lega perchè sempre meglio un puttaniere e un rincoglionito che i black bloch secondo il pensiero veicolato dai media amici.
Ha infine dato spazio a certa becerodestra per ergersi come garante della sicurezza dei cittadini, dopo che la stessa aveva posto in essere tutte le condizioni perchè la manifestazione degenerasse.
Per arrivare così tempestivamente a giustificare le leggi speciali il giorno dopo, gia belle pronte e quasi stampate.
Ma invocare leggi che non ci sono più nel nostro paese dimostra in realtà la debolezza dell’attuale governo.
Senza dimenticare che le leggi speciali sono sempre fallite, non hanno mai aumentato la sicurezza e spesso sono diventate strumenti per restringere le libertà di tutti.
E poi quale persona di buon senso darebbe un’arma del genere in mano a Maroni e a Berlusconi, col rischio di trovarsi in galera solo per aver manifestato dissenso nei confronti del governo?
La realtà è un’altra: i disordini sono stati favoriti da una pessima organizzazione delle misure di prevenzione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta ne sono rimaste vittime.
Ma l’imput era venuto dal ministro degli Interni che non a caso, mentre Roma bruciava, se ne stava comodo a Varese.
Ben ha fatto il finiano Briguglio, ex membro del Copasir a porre la questione: “Dinanzi a un disegno eversivo che e’ stato organizzato e preparato da estremisti e black bloch, unico caso in Europa, la domanda e’ d’obbligo: ma che hanno fatto i nostri Servizi segreti, quelli alle dipendenze di Gianni Letta?. Dove era la nostra elefantiaca intelligence, quella che cucina per il Copasir rapporti periodici di dubbia utilita’? “.
La nostra tesi è talmente motivata che trova conferma persino tra i sindacati di area di destra (quella vera) della polizia.
I poliziotti del Sindacato indipendente Coisp oggi organizzano un sit-in di protesta davanti a Palazzo Madama, dove alle 16,30 è atteso il ministro dell’Interno Roberto Maroni per riferire sui fatti di Roma.
“Siamo stanchi di assistere alle passerelle e ai bavosi attestati di solidarietà da parte dei politici. Siamo stufi di ascoltare parole, parole e ancora parole. Non sono le parole a proteggerci dalle violenze dei teppisti, non portiamo con le parole il pane a casa, non sono le parole ad assicurare un futuro ai nostri figli”, afferma Franco Maccari, segretario generale del Coisp, che prosegue: “Cosa può dire Maroni al Senato, se non che i poliziotti sono stati bravi, che hanno dimostrato la solita grande professionalità , che hanno evitato che le violenze sfociassero in episodi ancora più drammatici? Lo sappiamo già , lo sanno tutti i cittadini italiani. Gli unici a ricordarlo soltanto all’indomani delle violenze di piazza sembrano essere i rappresentanti del governo, buoni a incassare meriti che non sono loro. Se l’ordine pubblico viene mantenuto nelle piazze, se vengono inferti colpi alla criminalità , lo si deve soltanto agli uomini ed alle donne delle forze dell’ordine, al loro impegno mai ripagato, alla loro abnegazione, alla loro insostituibile professionalità ”.
Durissime le accuse alla classe politica: “Fosse per la politica, il Paese sarebbe già nell’anarchia. La politica, infatti, quando interviene, lo fa solo per ostacolare il lavoro delle Forze dell’Ordine: tagliando le risorse in modo insostenibile, inventando leggi criminogene che vanificano anni di lavoro, adottando qualunque possibile strampalato provvedimento che possa contribuire alla disorganizzazione delle strutture e dell’attività operativa”.
Al ministro Maroni il sindacato chiede due cose: le risorse o le dimissioni.
Un appello viene rivolto anche ai senatori: “Se vogliono davvero dimostrare la loro solidarietà alle forze dell’ordine, lo facciano in maniera concreta: sfiducino Berlusconi e il suo governo che usa i poliziotti come carne da macello, mandandoli ogni giorno al massacro contro i criminali tradizionali e contro i nuovi delinquenti che la politica stessa contribuisce a creare, lasciando affondare il Paese nella crisi economica e negli scandali”..
Ora qualche imbecille becerodestro che ci ha accusati, per un nostro precedente articolo, di essere amici dei black boch solo perchè usiamo il cervello nelle nostre analisi, è servito: i poliziotti e l’opinione pubblica più informata ragionano sulla nostra lunghezza d’onda.
Altro che legge Reale bis che inasprisce il conflitto sociale, è il momento di puntare sulla prevenzione e sull’aumento delle risorse per la sicurezza.
Quanto al governo, un solo slogan potrebbe essere calzante: “fuori dai maroni”.
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Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile
CON MARONI SIAMO ARRIVATI ALLA “COLLETTA TRA I CITTADINI PER LA BENZINA” … “RISCHIAMO DI NON POTER PIU’ GARANTIRE LA SICUREZZA DOPO I TAGLI DI 60 MILIONI SUL BILANCIO DEDICATO ALL’ORDINE PUBBLICO E ALLE MISSIONI”
“I veri indignati siamo noi poliziotti. Indignati contro i delinquenti che hanno trasformato
una protesta pacifica nell’ennesima mattanza contro le forze dell’ordine, contro i cittadini e contro una città che tutto il mondo ci invidia come Roma. Indignati anche contro il governo che, appena due giorni fa, col Ddl stabilità , ha tagliato altri 60 milioni di euro alla sicurezza, proprio sui capitoli di bilancio dedicati all’ordine pubblico e alle missioni”.
E’ quanto afferma Nicola Tanzi, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di polizia.
“Oggi contiamo i feriti – dice Tanzi – e siamo stufi di dover stilare ogni volta questo triste bilancio. Si rafforzano, pertanto, le ragioni della nostra annunciata mobilitazione nazionale.Il 18 ottobre, saremo noi ad essere pacificamente in piazza in tutte le città italiane per una iniziativa senza precedenti: chiederemo un contributo ai cittadini per acquistare carburante per i nostri automezzi. Siamo costretti a farlo perchè da qui a qualche tempo rischiamo di non essere più in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Al governo, al di là di tante belle parole di solidarietà , chiediamo fatti. Fatti concreti”.
“Quel che è accaduto ieri a Roma non è una novità , ma vorremmo che questa volta servisse a far sì che in futuro non si verifichino ancora situazioni di tale leggerezza e azzardo”. Lo dice in una nota Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il Sindacato indipendente di Polizia, all’indomani della manifestazione della guerriglia urbana a Roma.
“Questa è ormai storia quotidiana”, ha aggiunto Maccari, “colleghi feriti e sfiniti, dotazioni di servizio distrutte e non rimpiazzate, e in cambio? Semplice quanto incredibile: tagli, tagli, tagli. Uomini e donne in divisa costretti a turni e servizi che a momenti non riescono più a coprire, e in risposta solo tagli, tagli tagli”.
“Il nostro primo pensiero va a loro – continua – colleghi mandati per la strada in condizioni che tutti hanno potuto vedere, a svolgere servizi cui non si possono certamente opporre o sottrarre, a rischiare la vita per quei quattro soldi che il governo getta loro a fine mese come briciole”.
Un governo, insiste il segretario generale del sindacato, “che risponde a tutto questo con un’infamità dietro l’altra e che da soli pochi giorni ormai ha partorito l’ennesima indecente trovata con una bozza del Ddl stabilità che prevede nel biennio 2012-2013 una sforbiciata di 60 milioni di euro per le missioni di ordine pubblico e sicurezza del ministero dell’Interno”.
Per Maccari “è necessario far rendere conto a tutti che da subito avremo difficoltà oggettive a fronteggiare l’ordine pubblico, per la mancanza anche degli scudi dei reparti mobili che sono stati distrutti ieri, e che non è possibile cambiare per ovvi motivi di portafoglio, o più semplicemente per la mancanza della benzina nei mezzi. Non si può poi ignorare che nessuno, nessuno al mondo, continuerebbe imperterrito a restare fedele al proprio incarico pur svolgendo il lavoro gratis, come fanno colleghi e funzionari che devono restare in servizio senza un’ora di straordinario pagata fino a fine anno, come da recente disposizione ministeriale”.
E incalza: “Bisogna che tutti sappiano che con il taglio delle missioni ci viene imposto di andare dove ci mandano ma senza che ci siano i soldi necessari e quindi obbligandoci pure ad anticipare le spese”.
Italia “Paese dei balocchi! Il Governo reclamizza la svendita dei poliziotti: vanno a farsi massacrare gratis e si pagano pure le spese! Ecco il nuovo slogan della cricca. Ci chiediamo per quanto sarà possibile andare avanti così” , conclude.
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Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile
NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI FINCANTIERI LA LEGA, DOPO IL “LAUREATO” BELSITO, NOMINA PER DISCENDENZA DIVINA ALESSANDRO AGOSTINO, CONDANNATO IN APPELLO A QUATTRO ANNI, FIGLIO DEL SINDACO DI CHIAVARI (CONDANNATO A SEI ANNI)
Gli operai dei cantieri di Sestri Ponente hanno di nuovo manifestato a Genova.
Dopo l’incontro con il Governo ancora nessuna garanzia, nessuna commessa.
Insomma, sono a rischio 800 posti di lavoro, più di duemila se si contano i dipendenti delle ditte esterne.
Ma proprio lo stesso giorno da fonti interne a Fincantieri arriva la notizia di una nuova “assunzione”: il 22 settembre Fintecna (cioè il ministero dell’Economia di Giulio Tremonti, amico della Lega) ha deliberato la nomina del nuovo collegio sindacale e di un nuovo membro del consiglio di amministrazione di Fincantieri, una poltrona ambitissima.
Per la retribuzione, ma non solo.
L’incarico dovrebbe diventare effettivo il 22 ottobre.
La nomina tecnicamente deve essere ratificata, ma pare certo che il posto andrà all’architetto Alessandro Agostino, classe 1967.
Ai piani alti di Fincantieri subito è corsa una domanda: “Ma chi è? Avrà le competenze per occuparsi di un’industria che sta vivendo un momento drammatico ed è sull’orlo del disastro?”, si chiede un dirigente dei cantieri.
La risposta ai dubbi è presto data: si tratta di un architetto di Chiavari, figlio del sindaco della cittadina della Riviera ligure.
Da una visura camerale Alessandro Agostino non pare avere competenze specifiche.
È un architetto che si è occupato prevalentemente di società immobiliari.
Ma il curriculum di Agostino è anche un altro.
Come ricordano le cronache giudiziarie liguri, l’architetto nel febbraio scorso è stato condannato in appello per tentata concussione a 4 anni, nonchè all’interdizione perpetua dai pubblici uffici nel caso Previ.
Uno scandalo che ruota proprio intorno a un ex cantiere navale, e forse per questo è stato ritenuto che avesse una competenza nel settore e fosse la persona più adatta a occuparsi di Fincantieri.
Nello stesso processo era stato condannato anche suo padre, Vittorio, sindaco di Chiavari.
La Corte d’Appello ha inflitto al primo cittadino una pena di 6 anni.
Ed ecco un paradosso: certo, la condanna non è definitiva, ma un comune di decine di migliaia di abitanti, una vera e propria città , è guidato da un sindaco che in Appello è stato condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
In una Liguria ormai abituata a tutto, però, nemmeno questo fa più notizia.
Anzi, la Lega ha deciso di puntare tutto sulla famiglia Agostino, con il giovane Alessandro che ricopre la carica di segretario cittadino del partito di Umberto Bossi.
A Chiavari la Lega ha una testa di ponte importantissima.
Da qui veniva Maurizio Balocchi, uomo chiave del Carroccio, tesoriere degli anni d’oro, nonchè anima delle sfortunate imprese finanziarie degli uomini di Bossi: prima la banca Credieuronord, che senza l’aiuto di Gianpiero Fiorani (il furbetto del quartierino) stava finendo a gambe all’aria.
Poi il Bingo del Carroccio, che non ebbe certo fortuna.
Ma è soltanto l’inizio: alla morte di Balocchi, il suo posto è stato preso da Francesco Belsito. La sua è stata una carriera folgorante: Belsito ha iniziato come buttafuori delle discoteche di Genova, poi nel 2006 è diventato autista e collaboratore tuttofare di Alfredo Biondi.
Quindi il grande salto: Belsito diventa il custode dei segreti finanziari del Carroccio e in particolare della famiglia Bossi che lo vuole come amministratore dell’Editoriale Nord.
Così Belsito vola a Roma: prima viene scelto per la poltrona di vice-presidente di Fincantieri. Poi addirittura come sottosegretario alla Semplificazione Normativa.
A ogni passo, però, seguono polemiche.
Qualcuno, andando a vedere il curriculum ufficiale del membro del Governo, nota una frase: “Laureato in scienze politiche”.
E scoppia il caso: nei documenti depositati al cda della Filse (la finanziaria della Regione Liguria, altra poltrona su cui ha seduto) Belsito aveva dichiarato di essere laureato in scienze della Comunicazione.
Ma Belsito è davvero laureato oppure no, come sostengono i suoi critici?
Alla richiesta del cronista del Fatto di mostrare il titolo di studio, il neo-Sottosegretario rispose: “Ho due lauree”. Ma dove le ha prese? A Malta e a Londra.
Come scrisse Il Secolo XIX, alla segreteria dell’ateneo di Genova, dove dovrebbero essere passate le pratiche per il riconoscimento delle lauree all’estero, la carriera universitaria di Belsito risultò “annullata”.
Non basta: è di pochi mesi fa la protesta degli agenti della questura di Genova che notarono una Porsche Cayenne nera fiammante che occupava i posti riservati alle auto di servizio della Polizia.
Ci volle poco per scoprire che l’auto era quella in uso all’onorevole Belsito.
Anche se intestata a una società di noleggio di Roma.
Intanto Belsito sedeva indisturbato sulla poltrona di Fincantieri.
Con un paradosso: eccolo in prima fila alle manifestazioni degli operai dei cantieri di Genova che protestavano contro le scelte del consiglio di amministrazione della società .
In pratica Belsito manifestava contro se stesso.
Finchè, visto che era anche sottosegretario, ha deciso di lasciare la poltrona di Fincantieri.
A un suo fedelissimo.
Proprio Alessandro Agostino, il suo collaboratore.
Partito di lotta e di poltrone.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
CRITICHE ALLA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO, PROTESTE CONTRO I TAGLI ALLA SICUREZZA….SUL FORUM POLIZIOTTI.IT SI SCATENA LA RABBIA: “NON INTERVENIAMO PERCHE’ NON ABBIAMO PIU’ VOGLIA DI ESSERE INDAGATI, CONDANNATI E COSTRETTI MAGARI A RISARCIRE”…”NOI CAPRI ESPIATORI DI UNA POLITICA VIGLIACCA”
Ce l’hanno con chi, ieri, ha avuto la responsabilità di gestire l’ordine pubblico e i movimenti delle forze dell’ordine.
Ma anche con il governo che, con i suoi tagli alla sicurezza, da tempo, non li mette più in condizioni di operare in sicurezza.
Il giorno dopo la guerriglia che ha sconvolto Roma, i più indignati sembrano essere gli agenti di pubblica sicurezza che si sfogano sul forum di Poliziotti. it.
La rabbia è palpabile.
Non si sentono più tutelati dallo Stato e, soprattutto, non capiscono perchè ieri sia stata concessa la possibilità alle frange più violente di manifestanti di scagliarsi contro gli uomini in divisa.
L’interrogativo viene sollevato da Mauro C.: “Una domanda mi sorge spontanea: perchè polizia e carabinieri non hanno caricato i black bloc e se ne sono stati lì fermi? I manifestanti pacifici hanno chiesto a gran voce il loro intervento per disperdere le componenti violente che erano nel corteo”.
Gli risponde polemico un agente, che si firma Woobinda69: “La domanda la dovresti porre ai nostri superiori che coordinano e dirigono il servizio. Ai validi servizi informativi. Qui mi fermo”.
“Grazie a chi ha permesso a 400/500 teppisti di mettere a ferro e fuoco una città “, commenta Gpg3.
Ma per alcuni, la spiegazione di un atteggiamento piuttosto “morbido” da parte degli agenti va ricercata nei drammatici fatti del G8 di Genova, nel 2001: “Dopo Genova – scriva l’utente dago113 – nessuno ha voglia di passare per lo sbirro cattivo, meglio fare la parte del fancacazzista. Si campa più a lungo”.
Una linea condivisa da uno dei moderatori, leone17: “Nessuno vuole più intervenire senza garanzie, e non parlo di garanzie di impunità , semplici garanzie per operare al meglio. Poi, per quanto mi riguarda, questi esseri sarebbero dovuti finire ad ingrassare le ruote dei blindati, perchè quando si vuole la guerra quello si merita, e non mi si vengano a fare i soliti discorsi del piffero. Perchè non interveniamo? Perchè non abbiamo più voglia di essere indagati, condannati, messi alla gogna e fare un mutuo pure per ripagare questi rifiuti della società “.
Per “soldato. blu” la priorità per gli agenti deve essere quella di non commettere errori: “Dopo Genova c’è gente che si è ipotecata casa per pagare i danni ed io, il mio esiguo stipendio, me lo voglio mangiare e non certo regalare a qualche avvocato o a qualche babbione con la cresta da gallo in testa. Sindrome di Genova si chiama? Sì, e sindrome sia. Fin quando questi politici continueranno ad ingozzarsi senza pensare ad altri modalità di gestione dell’ordine pubblico, io continuerò a guardarmi le chiappe: sfasciano? Si riaggiusterà . Bruciano? idem. Distruggono statue sacre in puro stile talebano? Ci penserà la chiesa a scomunicarli”.
Sul banco degli imputati finiscono anche i rappresentanti di un governo che taglia alle forze di polizia e che, in queste ore, hanno pure espresso la loro solidarietà agli agenti.
“Tutti i politici ad esprimere solidarietà alle forze dell’ordine, a parole – attacca Hutchinson – perchè i fatti dicono che questo governicchio taglia altri 80 milioni dalle tasche di poliziotti e carabinieri. Credo che sia giunto il momento che queste facce di bronzo (l’eufemismo è palese), si difendano da soli dai black bloc oggi, e dai comuni cittadini un domani”.
“Seppure perfettamente consapevoli di essere abbandonati a noi stessi senza risorse, ed ad essere presi a calci in bocca ingiustamente per delle loro macchinazioni politico giornalistiche, ancora una volta abbiamo dimostrato di avere un senso dell’onore incommensurabile”, commenta Kronos.
Harryb è tra quanti non si sentono più tutelati nello svolgere il proprio lavoro quotidiano: “Basta, siamo stufi di fare da capri espiatori per una politica vigliacca, basta rischiare in prima persona quando il sistema giustizia fa acqua da tutte le parti, quando il Paese vuole questo. Con la solidarietà (falsa come una banconota da tremila lire) dei politici non si paga l’avvocato. L’Italia di oggi non merita il nostro impegno, il nostro sacrificio”.
Sfogo che viene subito raccolto da un altro agente: “E’ ora di starsene a casa e far vedere a tutti quanto siamo indignati”.
Un amministratore del forum respinge al mittente la solidarietà dei politici, visto che”sono i primi responsabili di questo stato di cose e che anche nelle nostre tasche hanno messo le mani e quando dico nostre intendo anche i tagli che, di Governo in Governo, hanno quasi messo in ginocchio la Polizia”.
Ma la responsabilità dei fatti di ieri va cercata, più che nei funzionari della Questura, nei vertici del ministero dell’Interno: “Il Questore Tagliente in fatto di ordine pubblico è tutto tranne che uno sprovveduto. E’ evidente che la strategia viene imposta secondo le direttive impartite dal Ministro dell’Interno. Allora, se il Questore è da dimettere, il primo ad andarsene dovrebbe essere il Ministro, quindi il Capo, poi il Prefetto. Ma non è così che funziona. Oggi si protesta per un atteggiamento morbido, ma cosa sarebbe successo se si fosse usata una linea più dura e repressiva?”, scrive Webcop.
La voglia di adottare un approccio decisamente più duro, nei confronti dei violenti, è forte.
Lo scrive a chiare lettere Folgore.45: “Io resto di un’opinione. Rompergli le rotule, così la prossima volta, con la sedia rotelle, non potranno fare questi macelli”.
“Che schifo ragazzi, questo Stato garantista perde su tutti i fronti, ci stanno schiacciando, solo perchè i politici lo vogliono, solo perchè questa Italia ha il ventre molle, perchè non ci lasciano fare?”, si chiede Skymap.
Marco Pasqua
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
LA FOTO DELLA FRANGIA VIOLENTA CHE SI POTEVA SUBITO ISOLARE: PERCHE’ NON SI E’ INTERVENUTI?… PER UNA QUALSIASI MANIFESTAZIONE A RISCHIO VENGONO SPOSTATI I CASSONETTI LA SERA PRIMA E UN CORDONE DI POLIZIA ACCOMPAGNA IL CORTEO… INTERE ZONE SONO STATE ABBANDONATE DAL CONTROLLO DELLE FORZE DELL’ORDINE PER PRESIDIARE CON CENTINAIA DI UOMINI PALAZZO GRAZIOLI E I PALAZZI DEL POTERE… SE GOVERNASSE LA SINISTRA OGGI I BECERODESTRI AVREBBERO RECLAMATO GIUSTAMENTE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO DEGLI INTERNI
Qui a fianco pubblichiamo la foto dei cosiddetti black boc all’inizio del corteo, quando ancora nulla era successo e si sarebbe potuto intervenire per isolarli dal resto della manifestazione.
Sono circa 150 persone, un gruppo esiguo peraltro subito segnalatosi per il tipo di abbigliamento: visi coperti, caschi e attrezzatura al seguito.
Sarebbe peraltro stato sufficiente, come fa qualsiasi “intelligence” di un Paese del Terzo mondo, seguire nei giorni precedenti gli scambi di messaggi in rete e gli appelli di alcuni siti anarco-insurrezionalisti per comprenderne intenzioni, strategia di infiltrazione e appuntamenti.
Chi ha dimestichezza con certi “disordini annunciati” e manifestazioni ben più imponenti e devastanti degli anni di piombo sa perfettamente quali possono essere le contromisure.
In primo luogo fare prevenzione e filtro nella città di origine dei black bloc, perquisendo i pulmann noleggiati prima che raggiungano la meta di destinazione, bloccandoli a gruppi nelle stazioni per le opportune verifiche, facendo rispettare la legge, ovvero niente caschi e altri oggetti al seguito.
Per chi avesse dubbi, sono stati decine i pulmann noleggiati dai centri sociali provenienti dal nord e perfettamente intercettabili.
In secondo luogo i gruppi più estremi sono sempre stati relegati in fondo ai cortei, in modo da facilitarne il controllo. Sia ad opera del servizi d’ordine dei manifestanti che su intervento delle forze di polizia.
In terzo luogo qualsiasi Questura di provincia, in caso di corteo a rischio, fa togliere dal percorso della manifestazione tutti i cassonetti dei rifiuti e persino le auto, eliminando quindi la possibilità di dar loro fuoco.
In quarto luogo il corteo non lo si può abbandonare a se stesso, ma va “scortato” con un cordone di agenti lungo il percorso appoggiati da nuclei fissi di pronto intervento in caso di disordini.
Se ci fosse stato, i black bloc non avrebbero devastato interi quartieri anche per 20 minuti senza che intervenisse nessuno.
Bastava accerchiarli e isolarli quando erano 200, invece che aspettare che diventassero mille
Ma se i duemila uomini a disposizione del ministro Maroni vengono per metà impiegati a tutelare Palazzo Grazioli e altri obiettivi istituzionali, senza alcuna flessibilità di intervento, è ovvio che si espongno gli agenti rimasti al tiro al bersaglio e i manifestanti pacifici alle minacce e alla violenza dei facinorosi.
Oggi certi esponenti della becerodestra che sgoverna il Paese, invece che denunciare queste carenze, attaccano anche il popolo degli indignati in un singolare gioco delle parti, uno funzionale all’altro.
Ieri i black bloc hanno fatto fallire una manifestazione ricca di “contenuti”, oggi qualcun altro accusa gli stessi indignados di teppismo: tempistica perfetta per chi ha solo interesse a mantenere lo status quo.
Persino Draghi, reo di aver espresso solidarietà ai manifestanti non violenti, viene tacciato di collusione coi terroristi, coi comunisti, con gli eversori dell’ordine del lettone di Putin, coi nemici del puttanesimo politico e della corruzione parlamentare.
Altra forma di violenza, non inferiore a quella condannabile dei black bloc.
Il teatrino della politica berlusconiana non prevede le dimissioni del ministro degli Interni: se si fosse trattato di un governo di sinistra qualcuno oggi avrebbe chiesto l’impiccagione sulla pubblica piazza del ministro per manifesta incapacità , in questo caso invece soli encomi per aver permesso che la capitale subisse milioni di euro di danni.
Gli “opposti estremismi” scoprono interessi comuni: far dimenticare agli italiani che sono diventati la barzelletta del mondo.
Sui media internazionali dopo le olgettine, i bunga bunga, i Cosentino, la corruzione, la compravendita di deputati, gli inquisiti collusi con la mafia, lo sfascio economico e morale del nostro Paese, le Tv monopolizzate, ecco un “dissuasore” che deve unire i “borghesi benpensanti”: il ritorno dello yeti comunista per evitare che un nuovo inquilino varchi il portone di San Vittore.
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Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile
NEL GIORNO DELLA FIDUCIA IL CONSIGLIO DEI MINISTRI APPROVA QUATTRO NUOVE NOMINE AD PERSONAM…ANCHE GALATI E VICECONTE DIVENTANO SOTTOSEGRETARI: L’ITALIA E’ NELLA BRATTA MA SILVIO PENSA A PAGARE LE SUE CAMBIALI
A poche ore dalla fiducia incassata dal governo alla Camera, è bufera sulle nuove nomine
varate dal Consiglio dei ministri riunitosi subito dopo il voto di Montecitorio.
L’ex finiana Catia Polidori diventa viceministro allo Sviluppo Economico, l’ex dipietrista Aurelio Misiti sarà viceministro alle Infrastrutture.
Entrano nel governo anche Giuseppe Galati (sottosegretario all’Istruzione) e Guido Viceconte (all’Interno).
Incarichi che l’opposizione non tarda a bollare come “cambiali” pagate da Berlusconi per l’ennesima fiducia sul filo dei voti.
Catia Polidori, politica di destra di lungo corso, passò dal Pdl a Futuro e Libertà , ma poi ritornò sui suoi passi: fu uno dei deputati il cui voto fu determinante il 14 dicembre scorso nel salvare il governo, ad un passo dalla sfiducia.
Dopo quell’episodio passò al gruppo misto.
Misiti, eletto alla Camera con l’Italia dei Valori nel 2008, due anni dopo passò al Movimento per le Autonomie, di cui fu nominato anche portavoce nazionale.
Il suo slogan, ben in vista sul suo sito internet, è “La competenza al servizio della Calabria”. Ma nel febbraio 2011, contravvenendo alla linea dettata dal suo stesso partito, aveva votato contro l’autorizzazione alla perquisizione negli uffici del ragioniere di Berlusconi Spinelli, richiesta dalla procura di Milano alla ricerca di documenti sui passaggi di denaro tra il premier e le ragazze ospiti nelle sue ville.
Tre mesi dopo il premier Silvio Berlusconi lo aveva nominato sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti.
Oggi la promozione a viceministro.
Giuseppe Galati, ex Udc, era stato già sottosegretario, al ministero delle Attività Produttive, dall’aprile 2005 al maggio 2006.
“La maggioranza si comporta come se avesse aperto un banco al mercato di Porta Portese”, è il lapidario commento di Pier Luigi Bersani, segretario Pd.
Durissimo il leader Idv Antonio Di Pietro: “Adesso si paga cash e non come il 14 dicembre che c’erano solo le promesse. Quando ero magistrato – ha detto Di Pietro, dal palco della manifestazione di chiusura del centrosinistra per le regionali del Molise – c’erano le bustarelle pagate dai corruttori. Adesso ci sono le nomine ministeriali pagate dagli italiani”.
“Finalmente Berlusconi ha dato la scossa all’economia che ci aspettavamo”, ironizza il segretario Udc Lorenzo Cesa: “Una nuova infornata di incarichi ministeriali di cui nessuno sentiva il bisogno. E’ uno schiaffo ai cittadini italiani che vivono il dramma della crisi economica e una vergogna che ha il solo merito di rivelare al Paese il degrado di questo governo”.
E Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e Libertà , parla invece di “episodi evidenti di compravendita politica” davanti ai quali invoca “una presa di posizione di tutti, a partire dal Quirinale”.
Nella riunione, cominciata poco dopo le 15.30 e conclusasi attorno alle 17, il consiglio dei Ministri ha anche approvato il ddl stabilità .
E qui si che ci sono i tagli: alla polizia (60 milioni in meno tra il 2012 e il 2013), alle spese di vitto per guardia di finanza e carabinieri (tre milioni in meno), ai monopoli di Stato (50 milioni in meno a partire dal prossimo anno) e agli istituti di previdenza: Inps, Inpdap e Inail ”nell’ambito della propria autonomia” dovranno ridurre le proprie spese di funzionamento, “in misura non inferiore, in termini di saldo netto, di 60 milioni per il 2012; 10 milioni per il 2013 e 16,5 milioni a decorrere dal 2014″.
Nel settore della scuola, i distacchi, i permessi e le aspettative saranno ridotti del 15%, e si taglia la figura del dirigente scolastico per quegli istituti autonomi al di sotto dei 300 studenti.
Un governo che taglia gli stipendi agli agenti e ai servizi sociali e li aumenta alla Casta.
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Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile
LA PAURA DI PERDERE LA PENSIONE E LA POLTRONA RICOMPATTA QUASI TUTTI GLI ZOMBIE… DUE ASSENZE TRA GLI AMICI DI SCAJOLA E QUELLA DI SARDELLI NON SONO BASTATE…I RADICALI VANNO PER CONTO LORO E FANNO IL GIOCO DEL GOVERNO
Il governo Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera: 316 i sì, 301 i no. 
Ovvero la maggioranza assoluta.
Dopo che il governo era stato battuto a Montecitorio sul rendiconto dello Stato, l’aula era stata chiamata a un voto di fiducia.
L’opposizione non ha partecipato alla prima «chiama», tentando di non far raggiungere il numero legale (315) per la votazione.
Il tentativo non sarebbe andato comunque a buon fine perchè la maggioranza avrebbe avuto lo stesso il numero esatto di presenti ma, in ogni caso, la strategia è stata fatta saltare dai cinque deputati radicali e da due dell’Svp.
Questi ultimi, infatti, sono entrati in aula e hanno votato (315 sì e 7 no i risultati della prima chiama).
Tanto che al secondo «appello», al resto dell’opposizione non è rimasto che prendere parte al voto
Feroce la reazione di Rosy Bindi. «Ora che hanno votato i radicali, entrate, non restate qui. Fate presto» le dice un sorridente Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera.
La presidente dell’Assemblea del Pd, Rosy Bindi, allarga sconsolata le braccia e poi, quando Lupi con una battuta le fa presente che «i voti sono voti», replica ironica: «No, gli stronzi sono stronzi».
Secondo le previsioni, il governo avrebbe dovuto ottenere la maggioranza.
Il problema era la sua consistenza, ovvero raggiungere la maggioranza assoluta di 316 deputati che garantisse una maggior forza per governare: risultato ottenuto.
«La fiducia dopo aver sventato la figuraccia dell’opposizione che ha sbagliato i suoi calcoli mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo e offrendo una immagine su cui gli italiani rifletteranno» commenta Silvio Berlusconi ancora prima che finisca la seconda «chiama».
Lui che invece ha classe ed eleganza ha promesso mari e monti a tutti perchè votassero sì…
Non sono bastate a far cadere il governo le assenze dei cosiddetti «scajoliani» Fabio Gava e Giustina Destro.
L’ex ministro invece ha votato sì. In precedenza aveva rassicurato: «Oggi ci sarà la fiducia». Pur chiedendo un cambio di passo: «Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere».
In occasione della sconfitta sul rendiconto dello Stato, erano mancati all’appello alcuni voti degli ex Responsabili.
Nel corso delle dichiarazioni di voto Silvano Moffa, capogruppo di Popolo e Territorio, aveva assicurato a Berlusconi: «Saremo qui a sostenerla».
Nelle sue file alla fine c’è stata la defezione, inutile, di Luciano Sardelli, che non ha preso parte al voto.
«Non parteciperò – aveva anticipato il deputato – ho suggerito al premier Berlusconi di andare al Colle inaugurando così una nuova fase».
Sardelli ha raccontato anche di essere stato chiamato da Berlusconi e di aver suggerito allo stesso premier di andare al Quirinale.
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