Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
I DISSIDENTI DEL CARROCCIO, VICINI AL MINISTRO DEGLI INTERNI, SI SONO DATI APPUNTAMENTO SULLE RIVE DEL LAGO DI VARESE…ALLA RICERCA DI UNA STRATEGIA PER ROMPERE IL CERCHIO MAGICO STRETTO INTORNO A BOSSI
Un pranzo di eretici sulle rive del lago di Varese per contarsi e decidere una linea condivisa. 
Circa duecento militanti del Carroccio di fede maroniani si sono trovati (a porte chiuse) per affrontare la difficile situazione interna al partito.
Quelle appena trascorse sono state settimane difficili per i leghisti, giorni in cui il livello dello scontro tra le varie fazioni ha raggiunto picchi prima inimmaginabili.
I mal di pancia esplosi lo scorso 9 ottobre dopo la nomina di Maurilio Canton, nuovo segretario provinciale di Varese imposto direttamente da Umberto Bossi, stanno contagiando anche altre province padane.
C’è stata un’accesissima riunione della circoscrizione di Dalmine (Bergamo) durante la quale lo stesso deputato maroniano Giacomo Stucchi (candidato come capogruppo alla Camera al posto del bossiano Marco Reguzzoni) avrebbe faticato non poco a tenere a bada la rabbia e la foga dei militanti, che hanno chiesto a gran voce di passare all’azione e rovesciare il gruppo di potere che sta controllando il partito.
Il clima, al pranzo di domenica, per chi conosce gli eventi e la liturgia leghista, è stato surreale.
Dentro e fuori dalla sala non c’era nessuna bandiera di partito.
Niente corna nè gadget.
Nella grande struttura dell’area feste di Buguggiate c’era un unico simbolo: la foto di Jim Morrison, appesa alla porta e incollata sul banchetto delle sottoscrizioni.
Diventata a simbolo degli eretici da quando Alessandro Vedani ha usato una frase del leader dei Doors davanti alla platea del congresso provinciale di due settimane fa: “È meglio alzare la testa e morire che vivere strisciando”. Vedani a Buguggiate è il padrone di casa.
È lui a riassumere i contenuti e il senso del pranzo maroniano: “È stata una giornata goliardica — ha detto — il pranzo degli eretici, dei nominati, una cosa simpatica. Sono stati fatti interventi concilianti, dicendo che in questo momento c’è bisogno di abbassare i toni e di fare blocco perchè prevalga la ragionevolezza”.
Vedani è poi tornato a battere il chiodo sul gruppo di potere che ruota attorno al Senatùr e che ne determinerebbe le decisioni. “C’è una lobby interna, una corrente, quella che fa capo al capogruppo alla Camera che oggettivamente racconta tutta una serie di cose che lasciano veramente esterrefatti, che non corrispondono alla realtà ”.
Il gruppo degli eretici ha poi rinnovato l’assoluta fiducia nel segretario federale, confidando che “la si smetta con questo clima di caccia alle streghe” perchè “oggi noi vogliamo abbassare i toni e non raccogliere provocazioni”. Le provocazioni, in effetti, non sono mancate e probabilmente non mancheranno anche nei prossimi mesi: “Reagire darebbe solo man forte a chi vuol far passare l’immagine di un gruppo di persone che vogliono male al Capo. E invece noi sosteniamo che chi sta intorno a Bossi non vuole il suo bene. Tutto lì, non vuole il suo bene e lo sovraespone, come ne ha sovraesposto i figli (di Umberto Bossi, ndr)”.
Insomma in discussione non è il Capo.
Ma Reguzzoni, Rosy Mauro, Manuela Marrone e gli uomini del fantomatico cerchio magico.
I maroniani vogliono scardinare questo assedio al Senatùr.
“È arrivato il tempo dell’azione contro l’arroganza — sostengono alcuni militanti ai tavoli del pranzo degli eretici — non ce la facciamo veramente più, è ora di andare a congresso”.
Perchè adesso, dopo la nomina dei segretari provinciali, tocca al regionale.
In Lombardia la carica è oggi affidata a Giancarlo Giorgetti.
Ma l’obiettivo del marchio magico è sostituirlo con qualcuno di più fedele al Capo e controllabile da Mauro e Reguzzoni.
Il congresso regionale potrebbe già svolgersi ma via Bellerio rimanda la convocazione.
Oggi il rischio è troppo alto, in gioco c’è la tenuta del partito.
Ma le elezioni sono sempre più vicine e la Lega deve presentarsi unita. Almeno in apparenza.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
REGUZZONI SOSPETTATO DI AVER INDICATO 12 DEPUTATI DELL’AREA MARONI DA NON RICANDIDARE…IN ATTO ESPULSIONI A RAFFICA AD OPERA DEL CERCHIO MAGICO: 30 SOLO IN VENETO
Espulsioni a raffica nella Lega. Gìà decretate come in Veneto, almeno una trentina. O in via di perfezionamento come in Brianza, dove contro il sindaco di Macherio Giancarlo Porta, colpevole di aver di aver criticato Berlusconi e i vertici del Carroccio («la tenaglia ricattatrice del premier ci sta portando alla deriva»), il direttivo della sezione ha chiesto di prendere «provvedimenti disciplinari».
E poi liste di proscrizione per far fuori, quando sarà il momento delle elezioni, ì più “visibili” tra i parlamentari filo-Maroni.
L`ultima indiscrezione mette sotto accusa il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, che avrebbe stilato un elenco di dodici deputati “eretici”.
In testa i lombardi Giacomo Stucchi, Davide Capanni, Gianni Fava, poi qualche veneto tra cui Matteo Bragantini, vicino al sindaco di Verona Flavio Tosi.
Secondo voci ne fa parte pure il segretario della Lega lombarda Giancarlo Giorgetti e il romagnolo Gianluca Pini. Tutti “amici” del titolare del Viminale.
Un altro snodo del sempre più aspro confronto interno resta Verona.
Qui in primavera si vota per il sindaco.
L`uscente Flavio Tosi, il maroniano che nonostante i divieti continua a sostenere la linea del «molliamo Silvio prima di andare a fondo», è sempre più nel mirino dei super-bossiani.
Vorrebbero impedirgli con tutti i mezzi di presentare alle comunali di Verona una lista con il suo nome: alleata, ma distinta dal Carroccio.
Lo aveva già fatto nel 2007, e con risultati più che discreti: oltre il 16 per cento, qualcosina in più di Forza Italia e parecchio più della Lega, che si era fermata al 12.
Nei giorni scorsi Bossi, cedendo alle pressioni deifedelissimi, lo aveva pesantemente insultato, salvo poi concedere che non l`avrebbe buttato fuori: Anzi lo aspettava lunedi: il sindaco ribelle è a New York, trasferta istituzionale, e rientrerà solo mercoledì prossimo.
Ma sulla lista non ha alcun dubbio: la farà , e non importa quel che pensa il Capo.
«È una decìsìone non negoziabile-spiegano i collaboratori di Tosi – e neppure la minaccia di espulsione può fargli cambiare idea».
Cedere, come vogliono quelli del cosiddetto “Cerchio magico” attorno a Bossi, significherebbe rinunciare a raccogliere i voti di chi, anche a sinistra, sarebbe disposto a votare per il sindaco, ma mai per un partito della coalizione. E anche a fare un bel dispetto al Pdl, a cui Tosi è sicuro di sottrarre non pochi consensi con la sua lista.
Questo il clima incandescente che precede l`atteso incontro tra Bossi e il sindaco di Verona.
Clima da resa dei conti, come indica l`ondata di espulsioni che sta interessando soprattutto il Veneto, dove il segretario Gianpaolo Gobbo è ai ferri corti con Tosi, che ha già vinto vinciali e si prepara a scalare la segreteria della Liga Veneta.
Ad Arzignano, nel Vicentino, sono già stati cacciati l`assessore all`urbanistica e un consigliere comunale, Umberto Zanella e Guglielmo Dal Ceredo, considerati uomini di Tosi.
Come l`ex assessore provinciale di Venezia Massimiliano Malaspina, il primo a essere espulso.
Che proprio ieri ha denunciato altre 17 «epurazioni» nella sezione di Chioggia.
In alcuni casi di tratta di espulsione, in altri dì declassamento degli “eretici” da militanti a semplici sostenitori.
«La sostanza non cambia-taglia corto Malaspina-il declassamento impedisce di votare ai congressi, è chiaro che Gobbo in questo modo tenta di falsare i risultati».
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
I MILITANTI PRONTI A RIUNIRSI A VERONA SE LA LEGA DOVESSE RENDERSI COMPLICE DELL’ENNESIMA LEGGE AD PERSONAM… UNA PAGINA APERTA DA MARTINA FIORE ATTACCA FRONTALMENTE BOSSI, MA DIETRO POTREBBE ESSERCI UN NOME DI PESO, PRONTO A GUIDARE LA FRONDA: FLAVIO TOSI
Se la Lega dovesse votare in parlamento a favore della “prescrizione breve”, i dissidenti del
Carroccio sarebbero pronti a venire allo scoperto.
C’è già un luogo per la riunione, “se lo scempio dovesse essere portato a compimento”: l’hotel Holiday Inn di San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona.
Manca solo la data, dettata appunto dall’eventuale voto sul provvedimento che la Commissione giustizia del Senato ha appena dovuto accantonare per l’ostruzionismo dell’opposizione.
Ora il testo potrebbe approdare direttamente in aula.
L’ennesima legge ad personam per salvare Silvio Berlusconi dai suoi guai giudiziari, ma questa volta un sì del Carroccio potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso del malcontento della base.
La rivolta corre su Facebook, nella pagina di Martina Fiore: viso nascosto da maschera in stile Casanova, dito sulle labbra a simulare il silenzio imposto dai vertici del partito a qualunque dissidenza interna.
Ma un rapido giro tra qualche fonte bene informata conferma che dietro lo schermo virtuale c’è una fronda reale.
Che sarebbe ispirata proprio dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, portabandiera della rottura con Berlusconi. Il quale tra l’altro non avrebbe alcuna intenzione di dimenticare l’insulto che gli ha rivolto Umberto Bossi (“stronzo”).
“No all’alleanza con Berlusconi”, scrive Martina Fiore in una nota su Facebook, “è un movimento spontaneo che nasce all’interno della Lega nord e che riunisce tutti i leghisti che ne hanno i maroni pieni” di accompagnarsi al Cavaliere.
E il termine “maroni” non può non far pensare al ministro dell’Interno Roberto Maroni, che tra l’altro ieri ha ammesso che sulle divisioni interne alla Lega “qualcosa di vero c’è”.
Continua Martina: “Siamo in maggioranza, siamo tantissimi, ma vogliamo arrivare fino in fondo, quindi onde evitare purghe ed epurazioni da questo momento comunicherò solo attraverso messaggi Facebook”, quelli privati per intenderci.
Infine l’appello: “Tenetevi pronti, qualora fossimo trascinati in ulteriori situazioni che nuociono al futuro della Lega Nord” scatterebbe l’appuntamento all’Holiday Inn.
In primo luogo “se la Lega dovesse votare al Senato a favore della prescrizione breve per salvare Berlusconi dai suoi processi”.
La pagina conta 193 amici e molti commenti favorevoli da diverse città venete.
Gli ultimi post toccano nel vivo i fallimenti del Grande Capo.
Una foto di Umberto Bossi in cannottiera correda la notizia sulla nomina di Ignazio Visco al vertice di Bankitalia: “Bossi vuole Grilli di Milano, gli rifilano Visco napoletano verace. Che figura, non ne indovina più una”.
E giù riferimenti ad altre vicende imbarazzanti, come i presunti “ministeri” aperti a Monza.
Non ne esce meglio Silvio Berlusconi, quando Martina ironizza sui “valori” espressi dai leghisti che in parlamento hanno votato “per darci a intendere che Berlusconi ha telefonato alla questura di Milano per aiutare Ruby Rubacuori nipote di Mubarak ?”.
O forse di quei valori “egregiamente espressi” salvando Marco Milanese o “Saverio Romano, ministro accusato di collusione con la mafia, dalla sfiducia”.
Infine, un post che prende energicamente le difese di Tosi offeso da Bossi: “Bossi non sopporta più Flavio Tosi, sindaco di Verona, perchè è apertamente contrario all’alleanza con Berlusconi. Ha ragione Tosi oppure Bossi ? E se continuando di questo passo Tosi se ne va e si porta dietro mezzo Veneto, che fina farà la Lega di Bossi ? Perchè Bossi si ostina a tenere in piedi questa schifosa alleanza con B. contro la volontà della stragrande maggioranza della base leghista? Cosa c’è sotto? Affari? Denaro? Cos’è che ci viene nascosto? Che parte ha il cerchio magico in tutto questo?”.
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Ottobre 21st, 2011 Riccardo Fucile
SPUNTA ANCHE L’ADDIZIONALE IRPEF SULL’ALIQUOTA PIU’ ALTA… COME PER QUELLO DEL 1994 SI DOVREBBE BASARE SULL’ISTITUTO DELL’ACCERTAMENTO CON ADESIONE
Un concordato di massa, con centinaia di migliaia di “inviti” agli evasori a “patteggiare”, per rastrellare 5 miliardi.
E’ questa la soluzione che avanza all’interno del governo, confermata dallo stesso presidente del Consiglio Berlusconi che ha ammesso che sulla sanatoria c’è “una discussione in corso”.
La proposta è emersa dalla riunione della cabina di regia di martedì notte e porta la firma di due esponenti del Pdl, l'”anti-tremontista” Guido Crosetto e lo specialista di questioni fiscali Maurizio Leo.
Sull’operazione tuttavia pende il punto interrogativo del giudizio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti il quale ieri è tornato a rivendicare la politica dei “rubinetti chiusi” alla spesa pubblica: “Non aver fatto una politica di stimoli è stata una felix culpa”, ha detto.
Il concordato di massa dovrebbe ricalcare quello già messo in campo nel 1994 dall’allora ministro Tremonti, e fare perno sull’istituto, già presente nel nostro ordinamento tributario, dell'”accertamento con adesione”.
In pratica l’Agenzia delle Entrate dovrebbe fare uno screening dei contribuenti (grazie a banche dati e anagrafi varie), individuare gli evasori ed inviare una montagna di inviti ad aderire al concordato.
La differenza con l’attuale accertamento con adesione, che consente al singolo contribuente, una volta “accertato” dalla Finanza, di optare per la via del patteggiamento, previo contrattazione con l’amministrazione finanziaria, è che l’operazione di massa non prevederebbe singole contrattazioni con l’Agenzia delle entrate, ma sarebbe del tipo “prendere o lasciare”, o accetti o l’accertamento va avanti e sono guai peggiori.
Naturalmente il concordato di massa rientra nella famiglia delle sanatorie, con tutti i problemi etici conseguenti.
Tuttavia il concordato tecnicamente non è un vero e proprio condono perchè l’evasore viene individuato dall’amministrazione finanziaria e – secondo il progetto in discussione – l’adesione non chiude la strada ad ulteriori accertamenti e non sana i reati.
Tre le proposte sul tavolo del governo anche altre misure: si parla di una addizionale Irpef del 5 per mille sull’aliquota più alta, quella del 43 per cento (sopra i 75 mila euro) e anche di emissioni di titoli di Stato a tassa più bassi di quelli di mercato garantiti dal patrimonio pubblico.
Mentre l’efficacia del decreto sviluppo è sempre appesa al filo delle risorse, un nuovo monito arriva da parte del Quirinale: bisogna “abbattere il debito gradualmente – ha detto Napolitano – ma a ritmo sostenuto e costante, puntando insieme ad una nuova fase di crescita”.
Replica di Berlusconi che è tornato sulla sua posizione di martedì (“Non ci sono soldi”): “Stiamo lavorando, ma non è facile, ci sono problemi”.
Mentre continuano i maldipancia: ieri i parlamentari della maggioranza, Urso, Ronchi e Scalia, hanno minacciato di non votare il provvedimento se sarà “senza risorse e senza riforme”.
Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL COCER: “SIAMO STANCHI DI SUBIRE LE IMPOSIZIONI DI UN GOVERNO CHE CONTINUA A PENALIZZARCI ECONOMICAMENTE PER GIUSTIFICARE I PROPRI SPRECHI”… CI VOLEVA IL GOVERNO PATACCA FORZA-LEGHISTA PER SPUTTANARE LA VERA DESTRA SOCIALE ANCHE CON LE FORZE DELL’ORDINE
Tagli e botte in piazza: dopo la protesta di piazza dei poliziotti alla quale s’erano associati i militari dell’esercito, arriva quella, a sorpresa, dei carabinieri, che in un comunicato del Cocer attaccano la casta, il governo e il premier.
Non era mai successo a un esecutivo di suscitare la contemporanea protesta di polizia, carabinieri ed esercito per i tagli a sicurezza e difesa.
Anche l’Arma ora non ci sta più, i militari sono “stufi”.
Rompono il loro consueto silenzio.
E, soprattutto, la tradizione che li vuole non solo nei secoli fedeli, ma sempre rispettosi soprattutto nei toni nei confronti del governo che, di recente, li ha elevati a rango di quarta Forza Armata.
Va detto che l’Arma dipende un po’ dalla Difesa (polizia militare), un po’ dall’Interno (ordine pubblico), un po’ dalla Salute (Nas), un po’ dall’Ambiente (Noe), un po’ dai Beni culturali (Nucleo patrimonio artistico), un po’ da Palazzo Chigi.
Senza contare che dai loro ranghi proviene uno dei tre direttori dei servizi segreti, il generale Giorgio Piccirillo (Aisi).
Ma il combinato disposto dei tagli alle risorse della sicurezza e del lavoro massacrante al quale sono stati sottoposti a Roma sabato scorso, li ha esasperati.
La preoccupazione per la manifestazione No-Tav di domenica in Val di Susa (“auspichiamo – dicono – che sia garantita “in primis” l’incolumità del personale in divisa”), ha fatto esplodere tutta la loro rabbia finora compressa nelle caserme.
E hanno deciso di uscire allo scoperto per “urlare”, per usare le parole di un alto ufficiale dell’Arma, il loro “grido di allarme”.
I militari, si sa, non hanno facoltà di esprimere dissenso, nè, tantomeno, di protestare pubblicamente.
Questo compito è demandato dunque al loro unico organo di rappresentanza, il Cocer, una sorta di sindacato democraticamente eletto.
È questo organo di rappresentanza a esprimere “umore e preoccupazione” per quanto sta avvenendo.
Lo fa, forse per la prima volta nella storia dell’Arma, con un linguaggio forte e con toni antipolitici e antigovernativi stile sindacati di polizia, forse anche per appagare in qualche modo la protesta che proviene dal basso da una base di carabinieri e sottufficiali che non sono più disposti a incassare botte “per sette euro all’ora”.
“Il governo – accusa il Cocer carabinieri in polemica, senza però mai citarlo, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa – taglia sulla sicurezza, ma non si dimentica di finanziare la festa delle Forze Armate del prossimo 4 novembre”.
“È questo – continua – un governo impegnato a salvaguardare l’apparenza più che la sostanza: si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto inesistente! Con i tagli alle spese dell’ordine e sicurezza pubblica, il governo ha infatti dimostrato tutti i limiti della sua azione”.
Ecco il j’accuse alla casta.
“Alla nostra classe politica – sostiene la rappresentaza militare – non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangi, oppure lavori dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi”.
“Ci chiediamo – è l’affondo rivolto polemicamente in questo caso al ministro dell’Economia Giulio Tremonti – quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati”.
Ed ecco l’attacco frontale al governo. “I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze) e che continua a chieder loro sacrifici economici”.
“Oggi – continua la protesta – abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l’italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perchè pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
Ce n’è anche per il premier: “Qualcuno – attacca il Cocer – spieghi al presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere fa per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti”.
Il malessere serpeggia fra le forze dell’ordine.
Martedì i sindacati di polizia di tutto l’arco costituzionale hanno protestato in piazza contro il ministro dell’Interno Roberto Maroni che riferiva al Senato sulla guerriglia di sabato.
Nella stessa giornata il Cocer Esercito solidarizzava (anche questo, senza quasi precendenti), con la manifestazione dei poliziotti.
“I tagli all’Esercito – denuncia il suo Cocer – la componente più impegnata nelle missioni all’estero, incidono sulla protezione e sulla sicurezza del personale. E stanno facendo vertiginosamente decadere la qualità della vita nelle caserme”.
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
“HA SOTTOVALUTATO I RISCHI DEL CORTEO DI SABATO, DOVEVA PREVENIRE”….”LA SINISTRA GLI HA LASCIATO PASSARE L’INEFFICIENZA SOLO PERCHE’ SPERA CHE STACCHI LA SPINA AL GOVERNO”
Non usa metafore Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, commentando gli scontri di sabato
a Roma, al corteo degli indignati, su Radio 24. Ai microfoni della “Zanzara”, Stracquadanio ha detto: “Gli scontri di Roma? Maroni incapace, ha sottovalutato il problema, doveva prevenire. Forse con gli scontri voleva far cadere il governo”.
L’esponente Pdl rincara la dose: “Se fossimo stati negli anni ’70 e il ministro degli interni si fosse chiamato Francesco Cossiga e fosse successo quello che è successo a Roma, noi ci troveremmo oggi nella stessa situazione politico parlamentare? Il discorso di ieri di Maroni non mi ha convinto: se fosse stato uno del ‘Pdl berlusconiano’ oggi avevamo il parlamento bloccato. Ma siccome per la sinistra Maroni è quello che, si spera, stacchi la spina, allora non si discute se l’intervento della polizia e la prevenzione svolta siano state adeguate”.
“Uomo dell’eutanasia”.
Secondo Stracquadanio, “non è normale che il ministro degli Interni sabato fosse a Varese e non a Roma dopo quello che era stato annunciato. Nella ricostruzione dei fatti di Maroni era totalmente assente la parte preventiva perchè preventivamente non ha fatto nulla”.
Il deputato pdl spiega poi di non comprendere la linea del ministro: “Ha sottovalutato il problema e da quando Maroni ha orientato la Lega sul voto di Papa in quel modo, il suo disegno politico non mi è chiaro. Ci sono state molte carenze nella prevenzione degli scontri e nella gestione della piazza e la sinistra gliel’ha lasciata passare perchè Maroni nell’immaginario collettivo dei nostri avversari è quello che è deve staccare la spina al nostro governo. E’ l’uomo dell’eutanasia – conclude Stracquadanio – e sta a Varese invece che occuparsi della manifestazione”.
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL SINDACO LEGHISTA DI VARESE, ATTILIO FONTANA, DIFENDE TOSI E RILANCIA: “HO IL DIRITTO DI DIRE COME LA PENSO SULLE MISURE DEL GOVERNO”
In mattinata Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese e “fratello gemello” di quel Tosi sul quale è piombato l`anatema di Bossi, ha sfidato il suo partito facendosi rieleggere presidente lombardo dell`Anci, l`organismo che raggruppa i Comuni e dal quale Fontana era stato costretto a dimettersi per ordine degli stati maggiori del Carroccio.
E in serata scuote la testa di fronte alla fatva del Capo.
Il suo collega di Verona, maroniano come lei, ora rischia davvero l`espulsione…
«Sono sicuro che i giornalisti hanno sbagliato a riportare le parole di Bossi».
Suvvia, sindaco…
«Va bene, e allora le dico esattamente quel che penso: Tosi è uno dei nostri uomini migliori, non posso che esprimergli tutta la mia solidarietà ».
Lo butteranno fuori davvero?
«Sembra di sì. Ma se succede una cosa del genere, vien giù il mondo».
Immagina una rivolta nella Lega?
«L`ho detto: Flavio ha un grande seguito nel movimento, tra l`altro è tra i sindaci più apprezzati».
Se lo espellessero lei che cosa farebbe?
«Valuterei con grande attenzione il da farsi. Mi sembra impossibile che possa accadere».
A lanciare scomuniche adesso ci si mette pure Renzo Bossi…
«Non mi sento minimamente coinvolto dalle sue parole. Non ho mai pensato di criticare ciò che dice il segretario federale. Dunque l`invito ad andare in un altro partito non vale per me».
Sicuro?
«Al cento per cento».
Certo che per l a Lega non è un bel momento…
«Bisognerebbe chiederlo a chi dice di andare via. In ogni caso, da sindaco, io rivendico il diritto di dire come la penso sui provvedimenti che riguardano i miei amministrati. Sarebbe offensivo, innanzitutto per la Lega, avere degli eletti nelle istituzioni che non esprimono pareri su questioni fondamentali».
Lei lo ha fatto sulla manovra targata Tremonti, l`hanno costretta a disertare la manifestazione di settembre dell`Anci e quindi a dimettersi dalla presidenza lombarda…
«I motivi di quelle dimissioni li ho appena spiegati ai miei colleghi: era per evitare che in qualche modo si potesse comprimere l`autonomia dell`Anci. Se fosso rimasto, e avessi preso decisioni difformi da quelle già espresse dall`associazione sulla manovra, avrei fatto un grande errore».
Acqua passata…
«Già . Ieri, l`assemblea lombarda dell`Anci mi ha ribadito la sua fiducia, e io ho dato la mia disponibilità a riassumere l`incarico di presidente. Riprenderò a lavorare con la stessa determinazione, ora ci sono tutte le condizioni. Lo strappo è stato ricucito, c`è stata grande compattezza e io sono molto felice».
Forse si apriranno altri strappi con la Lega, il suo partito. Ricorda che cosa urlò Calderoli dal palco di Venezia? Voi sindaci con il mal di pancia polvere foste e polvere ritornerete…
«Non ho mai detto di non sentirmi polvere, e in ogni caso quella frase, prima di Calderoli, l`ha pronunciata qualcuno ben più importante di lui. Lo so anch`io: siamo tutti lì grazie alla Lega…
Però?
«Un membro del movimento, soprattutto se sindaco, può benissimo dire qualcosa non contro la Lega, ma contro scelte politiche che non condivide. Se così non fosse, sarebbe inutile avere sindaci, presidenti di Provincia e di Regione».
E i «fascisti» al congresso di Varese?
«È stato lo stesso Bossi, a un certo punto, a dire che bisognava votare per il segretario. Sarebbe stato molto meglio per tutti».
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
ACCOLTO IL RICORSO DEI SINDACATI: ANNULLATI GLI EFFETTI DEI DECRETI PER CONDOTTA ANTISINDACALE
Il tribunale di Roma ha bocciato i ministeri leghisti di Monza.
Non c’è proprio pace per Umberto Bossi e i suoi, a cui forse in questi giorni bastavano le divisioni interne che stanno lacerando il Carroccio.
Nelle scorse ore, come risulta dai documenti in possesso dell’Adnkronos, il Tribunale di Roma ha annullato gli effetti dei decreti che istituivano le sedi periferiche dei ministeri a Monza.
Il colpo di spugna sulle sedi di rappresentanza di villa Reale, porta la firma del giudice Anna Baroncini, ed è stato motivato con la condotta antisindacale.
Il ricorso era stato infatti promosso dai sindacati della presidenza del Consiglio che avevano appreso dell’istituzione delle sedi a Monza “dai giornali e dai tg — come spiega Alfredo Macrì, presidente del consiglio direttivo del Sipre (Sindacato indipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri) -.
La decisione era stata adottata e portata avanti senza coinvolgere le organizzazioni sindacali o attivando, come previsto dalla legge, informazione preventiva e concertazione prima di procedere al taglio del nastro”.
Ora un decreto del giudice del lavoro, depositato oggi, annulla gli effetti dei provvedimenti “stabilendo la chiusura — sottolinea Macrì — delle sedi periferiche affidate ai ministri Bossi e Calderoli”, rispettivamente “un dipartimento e una struttura di missione”.
Condannando per di più la presidenza del Consiglio al pagamento di un terzo delle spese legali.
La sentenza, in realtà , si limita ad annullare gli effetti dei provvedimenti che sono stati adottati con condotta antisindacale.
“Di fatto — precisa Macrì — le sedi periferiche cessano di essere strutture della presidenza del Consiglio. Noi — puntualizza — ci eravamo spinti più in là , chiedendo l’annullamento dei decreti istitutivi. Ma questo tipo di decisione è stato rinviato al giudice amministrativo. Tuttavia, la sentenza depositata oggi ci dà ragione e rende inagibili le sedi di Monza”.
Una vera tegola sulla testa del Carroccio, ai minimi storici in fatto di credibilità .
L’apertura della sede di villa Reale era stata annunciata come un vero e proprio trasferimento dei ministeri, tanto da scatenare reazioni delle massime cariche dello Stato.
L’operazione era stata seguita da una raccolta firme lanciata sul sacro suolo di Pontida.
Poi è arrivata l’inaugurazione e a settembre gli uffici sono diventati operativi. È lì che si è scoperto il bluff. Di fronte agli uffici vuoti il ministro
Calderoli si era giustificato spiegando che si trattava in realtà di “sedi distaccate” e, in ultima istanza, dopo la visita di alcuni esponenti del Partito democratico brianzolo, i ministeri sono stati declassati a semplici “uffici di rappresentanza”.
Sembrava che più in basso di così non si potesse cadere, invece il giudice di Roma ha sentenziato diversamente.
“Se decideranno di ignorare questa pronuncia e continueranno ad avvalersene siamo pronti a ricorrere anche al giudice amministrativo. Siamo stufi di regole che vengono puntualmente disattese, non ne possiamo più”, avverte poi Alfredo Macrì, che conclude esprimendo soddisfazione “per il risultato ottenuto in un periodo in cui tutto il pubblico impiego è fatto oggetto di provvedimenti legislativi discriminatori e di svariati attacchi denigratori anche da parte di autorevoli membri del governo”.
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Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile
A CAUSA DI IRREGOLARITA’ NELLA GESTIONE DEI FONDI ASSEGNATI AL SETTORE LATTIERO-CASEARIO E PER L’ASSENZA DI VERIFICHE, LA UE CHIEDE I SOLDI INDIETRO…SE NON SI PAGA SAREMO DEFERITI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA E SI AGGIUNGERA’ PURE UNA MULTA MILIONARIA
Questa volta il conto è di quasi 78,5 milioni di euro.
Quasi 71 milioni da restituire al più presto a Bruxelles “come rettifica proposta per gli esercizi finanziari 2005-2007 per controlli tardivi nel settore dei prodotti lattiero-caseari”, a cui vanno ad aggiungersi 7,6 milioni di aiuti agricoli per spese effettuate in modo irregolare.
Un assegno non facile da staccare visto il periodo di vacche magre, è il caso di dirlo, per un Paese alle prese con tagli selvaggi e una quadratura di bilancio che proprio non arriva.
E il capitolo di spesa maggiore di quanto chiede la Ue (71 milioni) sono legati alla gestione delle cosiddette quote latte.
Si tratta di fondi della Politica agricola comune (Pac) dei quali sono responsabili gli Stati membri, sia della loro ridistribuzione sul territorio che del loro effettivo utilizzo, ad esempio verificando le domande che gli agricoltori compilano per ottenere i pagamenti diretti.
Succede che la Commissione, vista il numero dei beneficiari in Europa, fa 100 controlli a campione ogni anno.
Verifica anche che le eventuali “correzioni” apportate dagli Stati membri siano efficaci a garantire che i fondi europei siano stati spesi correttamente.
Sì perchè come ha confermato un recentissimo rapporto Ocse, una fetta rilevante degli aiuti Ue all’agricoltura finiscono a chi di aiuto non ha proprio bisogno, o peggio ancora a chi con l’agricoltura non centra davvero niente .
E di magagne quest’anno la Commissione ne ha trovate parecchie, e non solo in Italia. Sorpresa sorpresa la Svezia, ad esempio, dovrà restituire ben 76,6 milioni di euro per “carenze nel sistema di identificazione delle particelle agricole (Sipa), di informazione geografica (Sig), nei controlli amministrativi e nelle sanzioni relativi alle spese per gli aiuti per superficie”.
La Danimarca dovrà dare indietro 22,3 milioni per carenze nei sistemi Sipa e Sig, nei controlli in loco e nel calcolo delle sanzioni”.
E poi ancora Cipro 10 milioni, il Regno Unito 6 milioni e l’Olanda 2,2 milioni.
Nessuna pietà nemmeno per la Grecia, che dovrà restituire 10 milioni.
Bruxelles sta diventando piuttosto attenta alla spesa dei fondi comunitari, soprattutto perchè gli aiuti all’agricoltura costituiscono una bella fetta dell’intero bilancio europeo.
Nel periodo 2007-2013 la quota della spesa agricola costituisce addirittura il 34% dei 142 miliardi di euro spesi dall’Ue, a cui va aggiunto l’11% dedicato allo sviluppo rurale.
Ovviamente la Commissione europea non può essere ovunque, quindi questi finanziamenti vengono principalmente amministrati dagli Stati nazionale e dalle Regioni, che a loro volta lanciano dei bandi per aggiudicarli e dovrebbero essere responsabili dei controlli sul loro utilizzo.
Nel caso dell’Italia proprio i controlli, guarda caso, sono il principale problema.
Infatti i 71 milioni di euro da restituire si riferiscono proprio a controlli carenti e solo per l’anno 2005-2007, il che lascia intendere che ci potrebbero essere altre rate da pagare.
E in questo caso chi apre il portafogli?
Non potendo indagare tutti i beneficiari di questi finanziamenti, a pagare sarà Roma, quindi tanto per cambiare le casse pubbliche. E non è finita qui.
Come nel caso di altri fondi stanziati in modo irregolare, vedasi gli aiuti di stato per le calamità naturali del 2002-2003, l’Italia non è un fulmine a restituire l’illegittimo a Bruxelles.
E allora cosa succede? Solita trafila: Corte di Giustizia, sollecito di pagamento e multa aggiuntiva.
Tra l’altro proprio in questi mesi a Bruxelles è in corso la revisione della politica agricola comune.
La Commissione europea ha annunciato un paio di giorni fa una proposta che vedrebbe da un lato maggiori controlli e dall’altro un tetto ai finanziamenti massimi per ogni Stato.
Se approvata così come proposta, la nuova Pac comporterà per l’Italia un cospicuo taglio ai 5,5 miliardi di euro che ogni anno riceve da Bruxelles, tra aiuti diretti ai produttori e misure di sviluppo rurale.
Alessio Pisanò
argomento: Bossi, denuncia, economia, Europa, Giustizia, governo, LegaNord, Politica, radici e valori, rapine | Commenta »