Destra di Popolo.net

QUANTI LAVITOLA DI CARTA: GIORNALI CHE RICEVONO SOLDI, CHI VENDE E CHI RUBA

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO DEI SOCIALISTI, STORPIATO NEL NOME E NEI CONTENUTI, PESA 17 MILIONI: QUESTA E’ LA CIFRA CHE IL GOVERNO HA VERSATO A UNA SOCIETA’ DI LAVITOLA, IL PESCIVENDOLO LATITANTE

Martedì la Guardia di Finanza ha perquisito la redazione di Avanti! in via del Corso a Roma: come spende Lavitola, editore e direttore, i fondi per l’editoria?
Più di 2,5 milioni di euro soltanto nel 2010.
Il sottosegretario Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere, annuncia la rivoluzione di carta: basta favori, basta copie finte, soldi legati a vendite e occupazione.
Bonaiuti dovrebbe cominciare con le quattro pagine dell’amico Valter.
Non sapremo mai la diffusione e le spedizioni di una società  che nasconde nel bilancio migliaia di euro fra voci mezze vuote e capitoli di spesa stile cruciverba, una casella bianca, una nera.
La nostra prima puntata sui contributi ai quotidiani strascina con sè una promessa: ci sono testate come l’Unità  e il Manifesto con bilanci specchiati, vendite certificate e prodotti veri, che rischiano di pagare le conseguenze di uno sciagurato Lavitola.
E tanti emuli di Lavitola, blindati nel sottobosco di giornali di partito o presunti tali.
Sarebbe interessante capire perchè la Discussione, 2,530 milioni di euro nel 2010, inserisce nel bilancio l’affitto di un’Audi A8.
Sarebbe istruttivo capire perchè l’Opinione, 2 milioni di euro nel 2010, evita di riportare l’incasso con le vendite in edicola, tanto per fare una divisione con i numeri stampati nell’anno e approssimare le copie che un lettore paga (!). Sarebbe una scommessa da brividi trovare un italiano che compra Lab il Socialista, il giornale su misura del governatore campano Stefano Caldoro, mezzo milione di euro nel 2010.
Purtroppo, è pura fantasia.

L’Avanti

DIRETTORE: Valter Lavitola
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,530 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il quotidiano di 4 pagine è praticamente inesistente in edicola, nel bilancio 2010 dichiarava meno di 2 mila euro ricavati con gli abbonamenti e 972 mila con la distribuzione senza specificare di che tipo
DIPENDENTI: nel 2010 hanno lavorato per la testata 15 giornalisti, il costo del personale era di 642 mila euro

Liberazione
DIRETTORE: Dino Greco
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,340 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il giornale comunista prima del fallimentare governo Prodi e di varie scissioni nel partito vendeva sempre oltre le 10 mila copie, adesso supera a fatica le 3 mila copie compresi i circa 750 abbonamenti sottoscritti DIPENDENTI: non è ancora consultabile il bilancio 2010, ma nell’anno risultavano in organico 15 giornalisti

La Padania
DIRETTORE: Leonardo Boriani
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,896 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: nelle tante cause di lavoro, dovendo giustificare l’uscita di tanti giornalisti, l’editore disse che 5 mila copie al giorno di venduto fra edicola, partito e abbonamenti, sono poche anche per la Lega
DIPENDENTI: in questi anni, più volte la società  Editoriale Nord ha fatto ricorso alla cassa integrazione. Il costo per il personale resta alto: 2,250 milioni di euro

Secolo d’Italia
DIRETTORE: Marcello De Angelis
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,952 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: dal bilancio 2010 risulta che ha ricavato dalle edicole 181 mila 978 euro, esce 260 volte l’anno, dunque vende circa 700 copie al giorno DIPENDENTI: in organico ci sono 39 persone, di cui 8 impiegati e 8 operai. Il costo del personale è di 1,832 milioni di euro

Terra
DIRETTORE: Pino Di Maula
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,484 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: nel bilancio 2010 risulta che ha ricavato dalle edicole 188 mila e 409 euro, esce 307 volte l’anno al prezzo di un euro e dunque vende circa 613 copie al giorno
DIPENDENTI: il bilancio 2010 non specifica il numero del personale in organico, ma dichiara costi per 825 mila euro

Liberal
DIRETTORE: Ferdinando Adornato
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,798 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il giornale del deputato Udc, ex Forza Italia, dichiara nel 2010 ricavi da vendita di quotidiano e riviste di 630 mila euro. “Cronache di Liberal”, dicono, esordì con 100 mila copie di tiratura, ora la presenza in edicola è marginale
DIPENDENTI: il numero del personale non è specificato, ma i costi sono pari a 1,245 milioni di euro

EUROPA
DIRETTORE: Stefano Menichini
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,527 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: l’ex quotidiano della Margherita, ora del Pd, nel 2010 ha incassato 453 mila e 916 euro dalle vendite per diffusione (edicola e promozioni, dunque feste) escluso abbonamenti. Esce 260 volte l’anno, vende circa 1500 copie al giorno
DIPENDENTI: l’organico conta 25 unità , di cui 21 giornalisti per un costo di 1,618 milioni di euro

L’Opinione
DIRETTORE : Arturo Diaconale
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: la nota integrativa al bilancio 2010 tiene insieme il valore di produzione, omettendo i ricavi da edicola. Il direttore Diaconale riferisce di 3 mila copie vendute e 20 mila di tiratura al giorno
DIPENDENTI: il bilancio ignora anche il numero dei dipendenti, ma riporta il costo del personale pari a un milioni di euro

l’Unità 
DIRETTORE: Claudio Sardo
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 6,337 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: in questi giorni di settembre la tiratura oscilla tra 140 e 120 mila copie. Le vendite dichiarate dall’editoriale, secondo la media giugno 2010-maggio 2011, sono di 42.314 copie
DIPENDENTI: al bilancio 2009, depositato nel 2010, il costo del personale, in costante discesa, era pari a 9,833 milioni di euro

il Manifesto
DIRETTORE: Norma Rangeri
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,745 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: la tiratura media in questi giorni di settembre oscilla intorno alle 70 mila copie, il 2010 si è chiuso con 18.887 copie vendute al giorno, di cui 15.936 in edicola, gli abbonamenti sono 1903
DIPENDENTI: l’organico è diminuito nel 2010 di 3 unità , scendendo a 83 di cui 58 giornalisti. Il costo del personale è pari a 3,202 milioni di euro

RINASCITA
DIRETTORE: Ugo Gaudenzi
CONTRIBUTI: nel 2010 la cooperativa di giornalisti ha ricevuto 2,489 milioni di euro maturati nel 2009
VENDITE: il bilancio 2010 non è stato depositato, nel 2009, è incerta la vendita in edicola, il direttore dichiara una tiratura di 20 mila copie al giorno DIPENDENTI: i giornalisti in organico sono 16 più amministrazione e segreteria, nel 2009 il costo del personale era pari a 828 mila euro

La Discussione
DIRETTORE: Antonio Falconio
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,530 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il giornale del deputato Giampiero Catone, ex Pdl, ora al Gruppo misto, per un attimo in Fli, dichiara ricavi di vendita per 1 milione di euro sommando edicola e abbonamenti. Vende meno di 2 mila copie al giorno DIPENDENTI: Il personale è soltanto di 13 unità  per un costo di un milione di euro. Divertente la voce in bilancio di un leasing di un’Audi A8 dal valore di 99 mila euro

Il socialista Lab
DIRETTORE: Pino de Martino
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 480 mila euro maturati nel 2009 VENDITE: il direttore editoriale è Stefano Caldoro, governatore della Campania. La società  non ha ancora depositato il bilancio 2010, nel 2009 dichiarava 385 mila euro di vendite fra edicole e abbonamenti. Il quotidiano del nuovo Psi venderà  poche centinaia di copie
DIPENDENTI: sul sito risultano due soli redattori, ma il costo del personale è pari a 184 mila euro

Democrazia Cristiana

DIRETTORE: Alfredo Tarullo
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 303 mila euro maturati nel 2009 VENDITE: nel bilancio 2010, il quotidiano fondato dal ministro Gianfranco Rotondi, dichiarava soltanto 505 euro incassati dalle edicole e 119 mila con gli abbonamenti.Le vendite sono di poche decine al giorno con una diffusione soltanto ad Avellino, città  natale del ministro
DIPENDENTI: la redazione conta due giornalisti, il costo del personale è pari a 96 mila euro

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SECESSIONE, NAPOLITANO : “GRIDANO SUI PRATI, IL POPOLO PADANO NON ESISTE”

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

FINALMENTE IN ITALIA QUALCUNO RICORDA CHE PER GLI EVERSORI ESISTE IL CARCERE: “IN PASSATO UN SEPARATISTA FU ARRESTATO, LO STATO NON ESITO’ A INTERVENIRE”

Durissimo attacco del presidente della Repubblica alla Lega dopo i recenti riferimenti alla secessione: “Non esiste un popolo padano”, ha detto il capo dello Stato, rilevando che al momento si tratta di “grida su un prato”, ma che se dalle parole si dovesse passare a qualcosa di diverso, lo Stato non tarderebbe a intervenire: “In passato”, ha ricordato, “un leader secessionista è stato arrestato”.
“Non esiste un popolo padano”. Napolitano ha liquidato le richieste dei militanti leghisti nelle manifestazioni di partito: “Quello che si sente è spesso un incoraggiamento ridotto al minimo anche dal punto di vista dell’espressione verbale, grida che si elevano in quei prati in cui non c’è il popolo padano, ma una certa parte del corpo elettorale.
Che ha scarsa conoscenza di alcune cose, tra cui l’articolo 1 della Costituzione”, dice il presidente, che aggiunge: “La sovranità  appartiene al popolo 1, ma si dimentica quello che viene dopo la virgola, e cioè che si esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. Non esiste una via democratica alla secessione”.
Un riferimento indiretto ma chiaro alle parole del capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, che la settimana scorsa aveva ricordato come, secondo la Carta, il popolo sovrano conti più del presidente della Repubblica.
“Lo Stato non esiterà  a intervenire”.
Napolitano sottolinea:”Ho avuto modo di dire che la secessione è fuori dalla realtà    e fuori dal mondo d’oggi, e appare grottesco oggi pensare a uno stato Lombardo-Veneto che competa con la Cina, la Russia, gli Stati Uniti. Mi pare che il livello di grottesco sia tale da fare capire che si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia”.
Il presidente ha poi aggiunto che “in passato, un leader separatista fu arrestato. Nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile”.
Il riferimento è al leader degli indipendentisti siciliani, fondatore del Mis.
“Nuova legge elettorale per ritorno di fiducia”.
Il presidente ha commentato anche il grande numero di firme per il referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale.
Secondo Napolitano, “Il sistema elettorale vigente ha rotto il rapporto di responsabilità  tra elettore ed eletto.
Il capo dello Stato aggiunge: “Non voglio idealizzare o idoleggiare i modelli del passato, perchè sappiamo quanto la pratica delle preferenze grondasse di negatività  ma era una forma di collegamento più diretto tra eletto ed elettore”.
Per concludere poi che “E’ ormai ampiamente diffuso il riconoscimento per cui una diversa legge elettorale può facilitare il ritorno della fiducia nelle istituzioni”.
Il ministro della Semplificazione del nulla Roberto Calderoli, replica alle parole del Capo dello Stato: “Napolitano e’ sempre molto saggio ma fa finta di dimenticare il diritto universalmente riconosciuto alla autodeterminazione dei popoli”.
Peccato che dimentichi che la maggioranza delle regioni del Nord della secessione non glieni frega una mazza.
Dalla Lega, commento patetico anche da Borghezio: “Il presidente Napolitano sembra collocarsi molto stranamente tra i nemici della libertà . Sappia che noi padani siamo pacifici ma che molti di noi sono pronti ad affrontare la prigione pur di difendere l’ideale di libertà  della Padania”.
Vorremmo proprio vederli certi fighetti leghisti rinunciare alle poltrone e agli stipendi romani da 15.000 euro al mese per andare in galera.
Ridicoli.

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I GIOVANI DEL PDL VOGLIONO SGANCIARSI DALLA LEGA

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

“LA SECESSIONE E’ UNA STRONZATA, SE CI CREDONO ANCORA ALLA PROSSIME ELEZIONI VADANO PURE DA SOLI”

A parlare è Emanuele Locci, 31 anni, leader dei Giovani pidiellini del Piemonte. Insieme ad altri otto presidenti regionali della Giovane Italia ha scritto un comunicato di fuoco contro l’anti-italianismo di ritorno di Bossi, quello del “tricolore da somari”, per intenderci.
Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino-Alto-Adige, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia-Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna, praticamente tutte le federazioni del Nord dell’organizzazione giovanile del partito del premier si sono ribellate alle ultime sparate del Senatur.
“In Italia ci sono milioni di somari che vanno fieri della bandiera tricolore —scrivono — Bossi la finisca con le sue pagliacciate. Di occasioni per tacere ne ha perse davvero tante e la misura comincia ormai ad essere piena”.
Dal documento traspare un’insofferenza montante verso le recenti bordate del Carroccio, insofferenza che sembra quasi sfociare in una richiesta di rottura dell’asse col Carroccio.
“Se la Lega Nord è a corto di risorse per le sue feste paesane, rinunci a qualche pietoso comizio e faccia proposte politiche invece di offendere”.
Toni duri, da avversari più che da alleati, o da “amici”, come ama dire il premier.
Del resto le federazioni giovanili dei due partiti ormai se le cantano di santa ragione. Giovani padani e giovani pidiellini al Nord non sono più alleati da tempo: difficile mettere d’accordo chi viene dalla tradizione di An e quindi crede nella Patria, nel tricolore, con chi attacca i manifesti sulla secessione e distribuisce pamphlet sulle “verità  nascoste del Risorgimento, storia senza gloria”.
“Loro attaccano quei simboli che per noi sono un orgoglio, rappresentano la storia del Paese”, continua Locci.
“E Bossi interpreta in maniera ‘egregia’ questa visione culturale e valoriale della Lega sull’italianità ”.
Se si andasse a votare con il Porcellum o con il Mattarellum, con un sistema elettorale cioè che privilegia bipolarismo e accorpamenti, sarebbe difficile sganciarsi dal Carroccio.
Però a tutto c’è un limite. “Se la Lega parla di federalismo bene, ma se, come ha fatto negli ultimi tempi, va a difendere i baby pensionati, pone il veto all’abolizione delle Province, difende i privilegi acquisiti negli anni ’80, vadano pure da soli”.
A quel punto secondo molti dirigenti della Giovane Italia sarebbe preferibile un avvicinamento con l’Udc o addirittura con i “traditori” finiani.
“In fondo abbiamo fondato il Pdl insieme, condividiamo dei valori comuni. Preferisco loro piuttosto a chi nella Lega si lascia andare ad esternazioni fuori luogo”.
Meglio il Terzo Polo insomma di un Carroccio che grida alla secessione e vive della difesa di piccole caste.
Anche perchè serpeggia il sospetto che dietro a questo ritrovato atteggiamento marcatamente anti-nazionale si nasconda l’intenzione di giocarsi la partita in solitaria. “Quando alzano i toni, io penso al ’96, al Parlamento padano, e mi viene il dubbio che vogliano scaldare il loro elettorato per un percorso elettorale autonomo”.
Niente alleanza con Bossi alle prossime politiche, dunque?
“Solo se è la Lega del 2001 o del 2008. Con chi fa queste pagliacciate no”.

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QUOTE LATTE, CONDANNATI SEDICI ALLEVATORI: NON HANNO PAGATO MULTE PER 100 MILIONI DI EURO

Settembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

CONDANNE FINO A 5 ANNI DI RECLUSIONE PER I COMPAGNI DI MERENDE DI BOSSI: COLPEVOLI DI PECULATO E TRUFFA AI DANNI DELLO STATO

Pene fino a 5 anni e mezzo di reclusione per una presunta truffa da circa 100 milioni di euro sugli importi non versati allo Stato a partire dall’aprile 2003 dai produttori legati alle cooperative.
Il tribunale ha imposto ad alcuni imputati un risarcimento provvisionale di circa 30 milioni di euro all’Agea
La sentenza dei giudici milanesi nei confronti dei cosiddetti splafonatori, gli allevatori cioè che producono latte in eccesso superando le quote imposte a livello europeo dall’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), è esemplare con quindici agricoltori ritenuti colpevoli di peculato e truffa ai danni dello Stato per cento milioni di euro.
Sì, perchè il sistema adoperato fino al 2009 dai “Robin Hood” del latte era quello di non versare i soldi dei contribuenti europei all’Agea, più di cento milioni di euro, ma ridistribuirli tra i produttori, posizione da sempre sostenuta e promossa dalla Lega nord.
Duro il processo, pesante la sentenza.
Innanzi tutto le cooperative ‘La Lombarda’ e ‘La Latteria di Milano’ sono state giudicate colpevoli di truffa ai danni dell’erario con una sanzione pecuniaria di 100mila euro a testa, poi quindici i giudicati colpevoli e quattro gli imputati assolti.
La pena più alta è toccata ad Alessio Crippa, il re degli splafonatori, con 5 anni e mezzo di carcere per peculato e truffa.
Poco più della metà  è toccata al suo braccio destra, Gianluca Paganelli, che sconterà  una pena di 2 anni e mezzo di reclusione per truffa.
I restanti quattordici imputati dovranno scontare una pena che va da un anno a un anno e mezzo di reclusione e, per alcuni di loro, è scattato il risarcimento provvisionale all’Agea per una cifra di 30 milioni di euro e beni confiscati per 18 milioni.
Cifre esorbitanti che si sommano al risarcimento per le parti civili che verrà  stabilito in giudizio separato, comunque con provvisionali fissati a 40.000 per Coldiretti e Confragricoltura Lombardia e tra i 50 ed i 70.000 euro per due cooperative danneggiate da ‘La Lombarda’ e ‘La Latteria di Milano’.
Al termine di un lungo quanto contestato processo, e di un casus belli tra il ministro Galan e la Lega nord, Confagricoltura esulta definendo la sentenza “epocale e tutta da leggere”.
E’ infatti da tempo che l’organizzazione agricola italiana si batte contro gli splafonatori ed è evidente che questa sentenza rappresenti un punto di svolta nella battaglia contro chi elude la normativa europea in materia di produzione di latte.
“Una sentenza- evidenzia una nota di Confagricoltura- dalla quale nessun tribunale e nessun soggetto politico potrà  d’ora in poi certamente prescindere nell’affrontare argomenti di gestione politica ed amministrativa del comparto lattiero-caseario italiano. Finalmente viene fatta giustizia delle ragioni, da sempre manifestate dalla stragrande maggioranza dei produttori italiani e da tempo sostenute da Confagricoltura”.
Nonostante una condanna senza precedenti per la categoria, i Cobas si fanno beffe della sentenza e annunciano nuove proteste contro il sistema delle quote latte: “Continuo a ‘sforare’ le quote anche adesso- sostiene Crippa- in Italia viene processato chi va a letto con le donne a casa sua e chi fattura il latte che munge”. L’inchiesta, condotta dal pm Frank Di Maio e poi portata a processo dal collega Maurizio Ascione, aveva portato ai domiciliari Crippa e Paganelli nel febbraio 2009 e al sequestro delle aziende.

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LA LETTERA SEL SINDACO DI MACHERIO: “IO, LEGHISTA, TRADITO DAL MIO PARTITO”

Settembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

SCRIVE AL “CORRIERE DELLA SERA”: “E’ DIFFICILE MANDARE GIU’ BOCCONI AMARI, GLI ULTIMI SU MILANESE E ROMANO”…”LA LEGA MI CACCIA? MI RIMETTO AI NOSTRI LEADER”

Caro Direttore,
sono un sindaco leghista che si è stancato di mandar giù bocconi amari e si è accorto di come sia terrificante oggi il potere della Lega.
Vengo da una militanza ventennale e da due anni e mezzo faccio il sindaco a Macherio.
Stipendio mensile 920 euro netti al mese, di cui 100 vanno nelle casse del partito. Sono avvilito, incazzato, mi sento tremendamente preso in giro: sono impegnato tutto il giorno (e la sera) a cercare di tenere sotto controllo tutti i problemi di un paese di 7.200 abitanti, dal patto di stabilità  agli edifici comunali disastrati, alla crisi che attanaglia famiglie normali e mettiamoci pure le varie lamentele che raccolgo dai cittadini ogni momento che cammino per strada o vado al bar.
Ho anch’io i miei sospetti sui mille interessi della Lega, ma ormai la tenaglia probabilmente ricattatrice del premier ci sta portando alla deriva, sia come Italia che come Lega.
Mi prende una profonda tristezza nel vedere traditi i miei ideali di onestà , rettitudine e coerenza di idee, tristezza che sconfina in grande delusione.
Ho preso la mia prima tessera da simpatizzante nel 1989, per poi diventare militante e segretario di sezione di Triuggio e Besana nel 1991.
Giustizia fiscale, equità  fra Nord e Sud, la famosa gallina dalle uova d’oro etc etc… Non ho mai cavalcato slogan razzisti o partecipato a quel seminare paura del «diverso» nei miei anni da militante.
A Macherio abbiamo una moschea, che per ora riesco a tenere chiusa per motivi di sicurezza legati ai Vigili del fuoco: queste scelte rientrano nelle linee della Lega ed anche nelle mie, ma non eccedo nei termini o nello spaventare i cittadini su chissà  quali paure.
La Lega mi ha anche dato soddisfazioni, ma ad oggi mi diventa molto difficile continuare a «mandare giù» tutti i bocconi amari: gli ultimi, quelli su Milanese e sul confermare la fiducia ad un ministro indagato per concorso in associazione mafiosa. Oltretutto un ministro che ha tradito il proprio partito che lo ha eletto a Roma per far da salvagente al governo.
Traditore è chi guadagna poltrone, non chi le perde.
Dall’interno poi vedo troppi «furbi» che si azzuffano per le poltrone, ovviamente imbottite di stipendi, magari due, magari tre, e così via.
Forse ad oggi il Potere che ha la Lega è cosi forte da imporre certe scelte, ma quando questa logica sconfina nel salvare chi fa il furbo e si arricchisce alle spalle degli altri, allora mi sento ferito nella mia dignità  di uomo e di padre.
Ad esempio, non posso accettare che dal palco di Venezia il ministro Calderoli abbia detto ai sindaci che «senza la Lega non siete niente e ritornerete polvere».
Non può denigrare in questo modo chi lavora per il bene del popolo e soprattutto per dare della Lega una bella immagine, quella che si meriterebbe.
Forse anche lui prima di fare il ministro avrebbe fatto meglio a ricoprire l’incarico di sindaco, in modo da capire che non siamo qui a «pettinare le bambole».

Giancarlo Porta
Sindaco di Macherio (Lega Nord)

(da “Il Corriere della Sera“)

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LA BASE LEGHISTA ESPLODE: “LE MONETINE SONO PRONTE ANCHE PER VOI”

Settembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO IL VOTO CONTRO LA MOZIONE PER SFIDUCIARE SAVERIO ROMANO, LA RABBIA DEI MILITANTI DELLA LEGA NON SALVA PIU’ NESSUNO DEI VERTICI DI VIA BELLERIO: “NON CI RAPPRESENTATE PIU’, PENSATE SOLO AI VOSTRI INTERESSI E A SALVARVI IL CULO”

“La famosa base ha detto basta. Non ci rappresentate più, e prima o poi dovrete scendere dal cadreghino e girare per le città . Le monetine sono pronte anche per voi”.
Sono durissimi i commenti dei leghisti all’indomani del voto contro la mozione per sfiduciare Saverio Romano, il ministro dell’Agricoltura accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Che la Lega ha deciso di salvare, dimenticando la sua base e il cappio che sventolava in aula nel 1993.
E insieme agli elettori è insorto anche il sindaco leghista di Macherio, Giancarlo Porta che ha fatto coming out contro il partito in una lettera pubblicata oggi sul Corriere della Sera.
“Ho anch’io i miei sospetti sui mille interessi della Lega — scrive — ma ormai la tenaglia probabilmente ricattatrice del premier ci sta portando alla deriva, sia come Italia che come Lega”.
E sentire traditi gli “ideali di onestà , rettitudine e coerenza di idee” provoca un sentimento di “tristezza che sconfina in grande delusione”.
I dissensi dalla base elettorale sono emersi con forza dalle scorse amministrative milanesi dove, in seguito agli insulti indirizzati alla coalizione di governo e al premier, è stata decisa anche la chiusura del forum di Radio Padania.
Poi sono arrivati il salvagente per Marco Milanese e ieri per Saverio Romano, considerati dal sindaco “bocconi amari” difficili da mandar giù.
Nella lettera poi denuncia un partito dove “troppi ‘furbi’ si azzuffano per le poltrone, ovviamente imbottite di stipendi, magari due, magari tre, e così via”. E il divario tra amministratori locali e dirigenza risulta insanabile al punto che Calderoli dal palco di Venezia, ha “detto ai sindaci che ‘senza la Lega non siete niente e ritornerete polvere’”.
Gli stessi umori che trapelano anche sul web.
Su Padania.org prevale l’indignazione per “avere salvato il Romano”.
“Dopo il grande camorrista e quello della P4 ora abbiamo salvato anche lui. Con buona pace di Maroni, ora ce lo rinfaccerano a vita”, scrive Fausto Padano.
E Maria Sandra aggiunge: “Vergogna a tutti leghisti che hanno permesso alle camere di diventare rifugio per i delinquenti (basta anche il sospetto)”.
Raffica di commenti al vetriolo anche contro Berlusconi (“Se si comportasse da persona corretta i magistrati non lo cercherebbero. Anche Totò Riina allora si dovrebbe lamentare dei magistrati che lo perseguitano”, aggiunge Marcodei) intervallati da altri utenti che copiano e incollano la lettera di Giancarlo Porta al Corriere.
Ma oltre alla delusione emerge la consapevolezza del disinteresse dei papaveri: “Credo sia inutile chiedere agli elettori del Cavalier Patonza cosa fare e cosa ne pensano del loro partito e del loro leader — nota Caio49-. Come sta facendo la Lega che nonostante i consigli, le proteste, le prese di posizione, continua imperterrita a fare ciò che vuole. L’importante e salvarsi il c.. tra di loro, tutto il resto non conta”.
Sul Forum dei giovani padani invece, in tanti si chiedono quali siano le ragioni profonde che hanno indotto il Carroccio ad abdicare alla legalità .
La risposta per alcuni sta nelle quote latte. Anche se Fireflash ammette: “In più di un decennio di militanza, ancora devo capire perchè Bossi si ostina a difendere alcune centinaia di allevatori che han fatto i furbi con le quote latte”.
La disillusione di oggi, però, affonda le radici nel passato, quando al posto del federalismo Umberto Bossi incitava ancora alla secessione.
“Concordo parola per parola con la lettera di Giancarlo Porta e con le critiche degli elettori — osserva Corinto Marchini, ex senatore già  a capo delle Camicie Verdi, il corpo paramilitare nato per la difesa del Senatùr — lo avevo già  detto nel 1996: il vertice della Lega allora come oggi cercava di nascondere le contraddizioni fra partito di lotta e di governo, come facevano i comunisti”.
Marchini parla di una dirigenza offuscata, lontana dagli elettori e “talebana”.
E il nodo centrale rimane l’alleanza col Cavaliere.
“Se avesse raccolto più consensi alle regionali — conclude Marchini — forse si sarebbe riuscita a smarcare da Berlusconi. Ma a Milano ha perso e il giocattolo si è rotto. Gli amministratori e gli elettori vivono la realtà . Da cui ormai i vertici a Roma si sono distaccati”.

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ORA PERSINO IL BOSS MANDALA’ RICHIAMA LA LEGA AI VALORI ETICI: “HA MERCANTEGGGIATO LA PROPRIA COSCIENZA AL BANCO PEGNI DELLA CAMERA”

Settembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

SUL SUO BLOG IL CAPO DELLA COSCA CHE SAREBBE LEGATO AL MINISTRO ROMANO, LIBERO PER SCADENZA   DEI TERMINI, PARLA DELL’AUTORIZZAZIONI ALL’ARRESTO IN PARLAMENTO

È il capo della cosca che “avrebbe in mano” il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, per usare le parole di Stefano Lo Verso, l’ultimo collaboratore di giustizia che sta aprendo ai magistrati della Dda nuovi scenari sui rapporti tra mafia e politica. Nino Mandalà , “l’avvocato” come è soprannominato per la sua laurea in legge, si è visto confermare ieri dalla Corte d’appello di Palermo la condanna a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa.
Mandalà  è libero per scadenza dei termini di custodia cautelare e potrebbe restarvi fino al pronunciamento della Cassazione a meno che la Procura generale non ravvisi la necessità , dopo la condanna, di un nuovo ordine di custodia.
Padre di Nicola Mandalà , il boss già  condannato all’ergastolo che accompagnò Provenzano a Marsiglia per l’operazione alla prostata, Nino Mandalà  ha affidato al suo blog alcune riflessioni sulle ultime vicende politiche nazionali che hanno incuriosito non poco gli inquirenti che non escludano che, tra un apprezzamento e l’altro sull’operato di uomini del governo, possano celarsi messaggi.
Mandalà  ha sempre avuto il pallino della politica.
Socio di uno dei primissimi club di Forza Italia a Palermo, è stato sempre lui a tenere i rapporti con gli uomini politici, come raccontano diversi pentiti.
Nel suo blog, Mandalà  non cita mai la vicenda del ministro Romano ma si concentra sulla scelta della Lega di votare contro l’arresto di Milanese.
E scrive: “Ci riesce difficile pensare che essi facciano così poco onore al loro titolo di Onorevoli da lasciarsi guidare, in una decisione che riguarda la sorte di un uomo, da motivi di bottega invece che da motivi dettati dalla loro coscienza. Ma, ahimè, pare che dobbiamo arrenderci all’evidenza: la Lega ha mercanteggiato la propria coscienza al banco pegni della Camera e ha riscattato l’on. Milanese reputando che le sue quotazioni valessero più di quelle dell’on. Papa ai fini dei risultati da portare a casa”.
E ancora: “E’ credibile una Lega in preda a convulsioni moralistiche a singhiozzo che obbediscono a calcoli di ragioneria spicciola piuttosto che a obiettive considerazioni di carattere morale, in una vicenda in cui la morale dovrebbe essere l’unica categoria alla quale ispirarsi?”.
Ne ha per tutti Mandalà : per Berlusconi “che ha determinato il declino dell’Italia”, per il Pd “che non è capace di proporre una strategia in alternativa a quella del governo”, per Di Pietro “che ipotizza strumentalmente la prospettiva di un selciato sporco di sangue”.
E conclude: “Qualcuno ha detto che uno Stato senza regole è uno Stato di briganti”.

Alessandra Ziniti
(da “La Repubblica“)

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GOVERNO BATTUTO ALLA CAMERA PER 23 VOTI SULLA RIPARTIZIONE DELL’OTTO PER MILLE

Settembre 29th, 2011 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA IN AFFANNO: MAGGIORANZA SCONFITTA SU UN TESTO RELATIVO ALLA QUOTA DA RISERVARE ALLA SCUOLA PUBBLICA

Il premier non c’è al seminario sulle dismissioni pubbliche al ministero del Tesoro.
Un appuntamento economico atteso da giorni.
E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si giustifica.
Con tono grave: “Il Presidente del Consiglio si scusa – dice – ma è assediato da impegni vari. Sono giornate intense e per certi versi turbolente”.
“Scusatemi tanto – ha aggiunto – vi ricordo che oggi è anche il suo compleanno. Ringrazio il ministro Tremonti per questo evento. C’è qui – ha concluso Letta – la massima concentrazione di cervelli imprenditoriali, amministrativi e contabili”. All’appuntamento partecipano rappresentanti di banche, merchant bank, operatori finanziari.
Intanto il governo è stato battuto per 24 voti nell’Aula della Camera su un ordine del giorno del Pd sull’8 per mille: esattamente sulla ripartizione della quota destinata allo Stato.
Il testo, su cui c’era parere contrario del governo, è passato con 247 sì e 223 no. L’ordine del giorno – primo firmatario il deputato del Partito democratico Antonino Russo – impegna il governo a prevedere la possibilità  di destinare l’otto per mille anche alle scuole pubbliche.
Nel testo si impegna il governo “a modificare la legge 20 maggio 1985, n.222, sull’otto per mille al fine di consentire ai cittadini di indicare esplicitamente la ‘scuola pubblica’ come destinataria di una quota fiscale dell’otto per mille da utilizzare d’intesa con enti locali per la sicurezza e l’adeguamento funzionale degli edifici e a pubblicare ogni anno un rapporto dettagliato circa l’erogazione delle risorse e lo stato degli interventi realizzati”.
Per il governo, negli ultimi giorni, le sconfitte alla Camera stanno diventando una consuetudine.
Due giorni fa è andato sotto in un voto sulle professioni sanitarie.
Il 20 settembre è stato sconfitto 5 volte sul verde urbano.

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LA MAFIA ESISTE E LOTTA INSIEME A LORO: QUEL ROMANO DI MARONI

Settembre 29th, 2011 Riccardo Fucile

LA LEGA GRAZIA IL MINISTRO VENDENDO I PROPRI VOTI PER SALVARE I TRUFFATORI DELLE QUOTE LATTE…IL PREMIER, AMICO DI MANGANO E DELL’ULTRI, NON POTEVA ABBANDONARE SAVERIO ROMANO

Appena esce dall’aula gli passano al telefono “Don Pietro”.
Per il ministro che tra meno di un mese potrebbe essere rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, pronunciare quel “don” non è proprio rassicurante.
Ma non si parla di padrini stavolta, dall’altro lato della cornetta c’è il parroco di Summonte, provincia di Avellino.
Benedice il ministro graziato, che ora può tornare a occuparsi delle Politiche agricole con il sostegno di “tutta la coalizione”: 315 voti contro 294, “non ho visto defaillance”.
Saverio Romano li ha osservati uno per uno, i 609 deputati chiamati uno alla volta a votargli la fiducia con scrutinio palese.
Tolti i 21 assenti (7 Pd, 6 Pdl, 2 Mpa, un Udc e due del Misto) solo Francesco Nucara lo ha tradito, e solo dopo essersi assicurato che non sarebbe “stato determinante”.
Gli altri, tutti con lui, compresa la Lega.
Compreso il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
Si è fatto vedere a Montecitorio solo alle sette di sera, e ha disertato le tre ore di dibattito in cui più di qualcuno lo ha accusato di svendere la lotta alla mafia per la sopravvivenza del governo.
Lui si è turato il naso, Radio Padania si è tappata le orecchie: agli ascoltatori inviperiti ha risposto parlando dei certificati antimafia che il ministro Brunetta vorrebbe abolire e che invece Maroni difende. Almeno quelli.
Il ministro dell’Interno “fugge, neanche si presenta”, grida Antonio Di Pietro in Aula mentre invita Romano a dimettersi, come fece lui nel’96, “dodici minuti dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia”.
Maroni non c’è nemmeno quando il finiano Fabio Granata gli ricorda che Romano “è uno dei pochi parlamentari ad aver votato contro il 41bis”.
E il titolare del Viminale non vede nemmeno il ministro sotto accusa alzarsi nervosissimo dal suo banco per aggredire il Pdl Manlio Contento, che sta limando gli ultimi dettagli dell’intervento in sua difesa.
In aula (anche se poi confesserà  di essere stato in dubbio fino all’ultimo) Romano si è seduto ai banchi del governo.
I colleghi dell’esecutivo arrivano alla spicciolata (Berlusconi addirittura per ultimo) e si guardano bene dall’accomodarsi al suo fianco.
Non ci sono nemmeno durante il suo intervento, mentre spiega che lui e i suoi familiari sono “incensurati fino alla settima generazione”.
Romano resta solo fino a fine giornata. Il primo ad occupare la sedia accanto, per assurdo, sarà  proprio Umberto Bossi.
Calderoli gli fa cenno con la mano che forse non è il caso, gli chiede di slittare di un posto, ma ormai è troppo tardi.
Che non fosse il Carroccio il problema di Romano si era capito da giorni.
E a conferma del feeling con “il ministro in quote latte” – copyright dell’Udc Ferdinando Adornato — è il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ad accoglierlo in Transatlantico.
Stretta di mano e via, insieme ad affrontare la battaglia.
Una giornata dall’esito scontato ma comunque tesa, nervosa, irascibile.
Il responsabile Massimo Calearo, poco prima che inizi la discussione si fa autografare da Romano il libro La mafia addosso, scritto dallo stesso ministro, quasi avesse paura di non vederlo più.
Anche la Lega è preoccupata: per evitare di incartarsi sulle questioni di principio, in aula sceglie di “parlare di agricoltura”: la camicia verde Sebastiano Fogliato discerne di gestione dei terreni , di superfici agricole, di colture abbandonate.
Fa talmente ridere che il presidente della Camera Gianfranco Fini è costretto a dire ai deputati dell’opposizione: “Vi prego di trattenere il vostro entusiasmo”.
Si ride meno invece quando i parlamentari di Fli espongono i cartelli “Alla faccia della LEGAlità ”.
Si sfiora la zuffa, come accadrà  anche più tardi quando i Radicali, tra gli improperi del Pd che ora minaccia l’espulsione, annunciano che non parteciperanno al voto.
Ma più che delle risse, quella di ieri è stata la giornata dei messaggi in codice. Domenico Scilipoti interviene per dire che lui il 14 dicembre ha fatto la scelta che ha fatto perchè “qualcuno non ha rispettato i patti”.
Amedeo Laboccetta ricorda a Di Pietro che prima di accusare Romano dovrebbe “guardare in qualche Comune della provincia di Napoli”.
E Leoluca Orlando tiene a precisare che l’Italia dei Valori è “l’unico partito che non sostiene nè Romano nè Raffaele Lombardo” .
Perfino la Lega ci prova: Luca Paolini chiede ai “sepolcri imbiancati” dell’Udc “chi ha portato Romano in Parlamento”.
La risposta è chiara: il partito di Casini.
Peccato che i seguaci di Bossi, queste domande, non le possano fare più.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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