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IL VOTO DI SFIDUCIA A SAVERIO ROMANO: “MA COME FA LA LEGA A SALVARE UNO COSI’?”

Settembre 28th, 2011 Riccardo Fucile

“MARONI NON PUO’ PARLARE DI PETTEGOLEZZI DELLE PROCURE; SE VA A PROCESSO CHE DICIAMO POI ALLA NOSTRA BASE”…LA DENUNCIA DI DARIO FROSCIO, EX PRESIDENTE DI AGEA IN QUOTA LEGA

Dario Fruscio è l’anello mancante.
Quando ci si chiede perchè mai la Lega tra pochi minuti voterà  compatta contro la sfiducia al ministro Saverio Romano bisogna parlare con lui.
Marcato accento calabrese, uomo di comprovata fede leghista da alcuni lustri, Fruscio è nato a Longobardi, ironia della sorte, in provincia di Vibo Valentia, 74 anni fa.
Fino al giugno scorso era presidente di Agea, il cuore economico del ministero dell’Agricoltura. Nominato in quota Carroccio nel 2009, quando a dirigere il ministero c’era Luca Zaia, per assurdo, finisce rinnegato dai suoi sostenitori quando alle Politiche agricole arriva il siciliano Saverio Romano.
Lui non esita a definire il suo commissariamento “un abuso”. “Lo dice il Tar del Lazio, lo dice l’avvocatura dello Stato, lo dice la Corte dei conti…”.
Allora perchè l’hanno cacciata?
Cominciamo dall’inizio. Quando sono arrivato in Agea mi sono trovato praticamente fresca di stampa la legge Zaia che serviva alla “pacificazione” con quel drappello di produttori di latte che avevano sforato le quote e non volevano pagare le multe.
Umberto Bossi gli “splafonatori” li ha sempre protetti
Qui non c’era nessuna possibilità  interpretativa, la norma era perentoria, chiara, precisa: attraverso Equitalia, Agea doveva perseguire l’interesse dell’erario pubblico e riscuotere quelle somme.
E lei così ha fatto?
Ho cercato di dare impulso a certe lentezze in atto, a certe distrazioni…
Il suo dovere…
Sì, ma questo ha creato parecchi problemi alla parte politica che mi aveva portato in Agea
La Lega, appunto
Mi hanno chiesto di moderarmi, di temporeggiare. E io l’ho fatto. L’ho fatto perchè nel frattempo il mio ceto politico di riferimento potesse aiutarmi sul piano legislativo.
Invece?
Mi dicevano “sì, si farà , ora vediamo”. Invece niente. E io non avevo margine dal marcamento della Corte dei Conti. Così ho smesso di temporeggiare.
Le multe agli splafonatori stanno per arrivare, invece arriva prima il nuovo ministro, Saverio Romano che toglie a Equitalia il mandato di riscossione. Dava fastidio anche a lui?
Al ministro interessava mettere le mani su Agea e sulle sue controllate. Io invece ho sempre rivendicato l’autonomia dell’agenzia.
In che modo?
Per prima cosa facendo consigli di amministrazione in autonomia: ho ceduto alla richiesta di inviare in via preventiva al ministro le convocazioni e gli ordini del giorno, ma non ho mai consentito direttive e documenti diretti al cda, nè l’accesso ai consigli delle controllate.
Le è costato caro?
Sicuramente la cosa non è piaciuta . Così hanno capito l’antifona: “Il professor Fruscio ritiene di poter operare in virtù delle norme vigenti e non secondo il criterio di compartecipazione in forza al ministero: commissariamolo!”. E così è stato.
Cosa è cambiato dopo il suo addio?
In Agea ci sono stati subito una serie di movimenti da me mai prediletti, si è messa mano alle controllate, si è nominato personale di provenienza palermitana e siciliana.
Compaesani del ministro.
Di per sè non ci sarebbe nulla di male, ma fino ad allora non c’era mai stata una predominanza territoriale così forte…
In via Bellerio non saranno contenti…
Non lo so, la mia parte politica si è chiusa nel più assoluto silenzio: indice evidente di imbarazzo profondo.
È deluso?
Continuo a tenere nella tasca della mia giacca la tessera della Lega Nord. Spero ancora che il movimento possa tornare a essere quello di un tempo…
Oggi non è più così?
La Lega di oggi è in uno stato di frastornazione totale.
Anche sulla sfiducia al ministro Romano?
Questa è la prima volta dal 1946 che ci troviamo di fronte a una richiesta per sospetta associazione mafiosa. Come può la Lega, nel nome della tenuta del governo, accettare un governo che è tenuto in piedi da un indiziato per mafia? Come può un ministro dell’Interno dire “finiamola con questi pettegolezzi della Procura”? Pettegolezzi? E se il 25 ottobre il tribunale decidesse di accogliere questi pettegolezzi come la mettiamo?
Quel giorno il ministro potrebbe essere rinviato a giudizio.
Ecco, e cosa dirà  la base della Lega a cui abbiamo fatto deglutire tutto e il contrario di tutto?
Lei è stato senatore: oggi in Parlamento voterebbe la sfiducia al ministro?

Voterei sì alla sfiducia: non solo per appartenenza politica al movimento per come l’ho vissuto io. Voterei sì per rispetto etico e morale verso la società  tutta, dal primo all’ultimo dei cittadini.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MANOVRA, LA POLIZIA AL COLLASSO, I SINDACATI DENUNCIANO: “A RISCHIO LA SICUREZZA DEI CITTADINI”

Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

DOSSIER DEL COISP: TRE MILIARDI DI TAGLI E ORA ALTRA DECURTAZIONE DI 600 MILIONI NELLA MANOVRA…”USIAMO POCHE VOLANTI, NON ABBIAMO NEANCHE PIU’ LE DIVISE”

Carta, inchiostro, benzina per le volanti e vestiti per gli agenti.
Alla Polizia italiana manca tutto. E sul comparto sicurezza il governo continua a tagliare.
Così il Coisp, il sindacato indipendente del corpo, ha deciso di raccogliere le denunce che riceve ormai quotidianamente da ogni parte d’Italia.
Un dossier che il sindacato consegnerà  al premier Silvio Berlusconi nel giorno di San Michele Arcangelo, patrono della Polizia.
“Non sappiamo più a che santo votarci”, scherza amaramente il segretario nazionale del Coisp, Franco Maccari, che tra una settimana consegnerà  il dossier nelle mani del premier e al Capo della Polizia Antonio Manganelli.
“Ai tre miliardi di tagli lineari previsti dal governo entro il 2013, la manovra anti crisi aggiunge altri 600 milioni”, spiega Maccari, che avverte: “Non possiamo più garantire la sicurezza dei cittadini, siamo al collasso”.
Un giudizio che trova conferma nelle denunce del sindacato, che oltre alla mancanza di risorse descrive un sistema fatto di sprechi e inefficienze.
“Taglio dopo taglio, per risparmiare alla fine si spende di più”, nota Maccari, che racconta: “A Roma il benzinaio convenzionato si trova sul raccordo anulare. Tra andata e ritorno se ne sono già  andati 20 euro”.
Alle segnalazioni del segretario nazionale del Coisp si aggiungono quelle dei segretari regionali e provinciali.
Ed è allarme in tutta Italia.
A Genova le volanti operative sono appena quattro su ventuno. Le altre? Ferme per manutenzione.
“A volte sono i poliziotti a pagare le riparazioni”, spiega il sindacato, “ma di questo passo le ventiquattro ore del pronto intervento sono a rischio”.
Lo stesso accade a Padova, dove in caso di incidente si fatica ad eseguire i rilievi necessari perchè non ci sono vetture da inviare.
Mentre ad Asti la stradale ha già  annunciato di non essere più in grado di garantire il servizio notturno.
E se dalla strada si passa agli uffici, la situazione non cambia.
A Oristano, dove la mancanza di benzina sta lasciando a secco le imbarcazioni della squadra nautica della Questura, Salvatore Meloni del Coisp segnala che per le spese di cancelleria e di altro materiale nelle casse ci sono appena mille euro per l’intero anno.
“Basti sapere”, scrive Meloni sulle pagine dell’Unione Sarda, “che per la derattizzazione abbiamo chiesto aiuto a Comune e Provincia”.
Così in tutto il Paese ci si affida all’autotassazione o al buon cuore della gente.
Come a Napoli, dove la segreteria provinciale del Coisp lancia l’allarme carta. “Gli utenti sono costretti a portarsela da casa”, scrive il sindacato in una nota del 14 settembre scorso, “sperando di trovare almeno l’inchiostro per le stampanti”.
Pure le divise sono un problema.
“Quando va bene si è fortunati a trovare misure più grandi”, afferma Paolo Valenti, segretario regionale del Coisp calabrese, “Poi ci si rivolge al sarto, a proprie spese”.
I magazzini Veca di Napoli e Aversa, uffici preposti dal dipartimento di pubblica sicurezza alla fornitura di uniformi e equipaggiamenti, sono in crisi.
E se non mancano le taglie, mancano i distintivi.
“In nessun punto Veca distribuiscono più i distintivi di qualifica”, denuncia il sindacato, “così, per non incorrere in sanzioni disciplinari, gli agenti devono provvedere altrove e di tasca propria”.
Secondo il Coisp, i tagli del governo mettono direttamente a repentaglio la stessa incolumità  dei poliziotti.
Una delle tante conferme arriva da Sassari, dove il sindacato ha scoperto che nel primo semestre del 2011 il 68% degli agenti non ha effettuato nemmeno una esercitazione al poligono di tiro.
Le normative vigenti prevedono che un poliziotto si addestri almeno tre volte l’anno.
Ma le risorse non ci sono, e sono in molti a non aver sparato un solo colpo nemmeno nell’anno precedente.
E questo doveva essere un sedicente “governo di centrodestra?

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IL SINDACO LEGHISTA TOSI SEQUESTRATO IN CASA: “LA LEGA GLI HA IMPEDITO DI PARTECIPARE AL FESTIVAL DEL DIRITTO A PIACENZA”

Settembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI PIACENZA SVELA IL GIALLO DEL FORFAIT ALL’ULTIMO MINUTO   DEL   PRIMO CITTADINO DI VERONA: “L’HO SENTITO AL TELEFONO, ERA MORTIFICATO, MA L’IMPUT GLI E’ VENUTO DA VIA BELLERIO E LUI SI E’ ADEGUATO”

Si è aperto un giallo Tosi al Festival del Diritto di Piacenza: “Non è venuto per il diktat dei vertici della Lega“.
Due giorni fa, ospite alla kermesse giuridica, sarebbe dovuto essere il sindaco di Verona, Flavio Tosi, appunto, che insieme ad alcuni suoi omologhi come Michele Emiliano (Bari) e Irene Priolo (Calderara di Reno) avrebbe dovuto partecipare al dibattito “Come i sindaci comunicano con i cittadini,   moderato da Giuliano Giubilei.
Ma il leghista ha dato forfait.
“Mi ha telefonato questa mattina- spiega il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, che con Tosi sembra essere in ottimi rapporti nonostante le divergenze politiche — e mi ha detto che era mortificato perchè era impossibilitato a venire”.
Il motivo è presto detto: “I vertici nazionali e regionali della Lega gli hanno dato indicazioni dicendogli di non venire e così hanno perso una, anzi due, opportunità  di confronto”.
Basiti alcuni esponenti regionali della Lega venuti ad omaggiare il sindaco del nord.
Non è un mistero che lo stesso centrodestra non abbia mai amato il Festival del Diritto, quest’anno alla sua IV edizione.
E’ infatti di pochi giorni fa la polemica tra il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, ed il sindaco Reggi sull’opportunità  di ospitare ancora una volta a Piacenza la consolidata esperienza di forum e workshop a tema giuridico.
“Non porta nessun valore aggiunto a Piacenza, è inutile e di parte”, sosteneva Trespidi a proposito del Festival, nonostante un mese fa fu uno dei primi ad indignarsi quando il primo cittadino si oppose al passaggio del Giro di Padania dentro le mura di Piacenza, “quello forse- chiosa Reggi- non avrebbe portato valore aggiunto”.
Sta di fatto che, nonostante i diktat, leghisti e pidiellini non si sono certo nascosti in ultima fila nel partecipare a molti dei dibattiti in programma da ieri a domenica.
“Spiace per Tosi- precisa il sindaco di Piacenza- anche perchè la Lega ha perso l’opportunità  di far vedere che ha un sindaco bravo che, in confronto, alcuni locali si dovrebbero vergognare”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ORA BERLUSCONI SFIDUCIA TREMONTI: “PRIMA SI DIMETTE E MEGLIO E’ “

Settembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

GELIDA TELEFONATA TRA IL PREMIER E IL SUO MINISTRO…IL CAVALIERE: “VUOLE SPUTTANARMI, VA DICENDO IN GIRO CHE HO PEGGIORATO LA MANOVRA E CHE HO MINATO LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA”

Nel giorno in cui il Pdl e la Lega salvano dalla galera il suo ex braccio destro, è Silvio Berlusconi in persona a sfiduciare Giulio Tremonti.
Non un atto formale, non ancora almeno, ma un giudizio durissimo contro il ministro dell’Economia, accusato senza mezzi termini di aver tradito la causa comune.
“È andato in giro in Europa a dire che ero stato io a peggiorare la manovra”, si è sfogato il premier con i suoi ministri, “e, se non ci fosse questa bufera sui mercati, avrei già  fatto l’unica cosa da fare: chiedergli di andarsene”.
La rabbia esplode alle nove del mattino, prima che a Montecitorio inizi la seduta dedicata a salvare il soldato Milanese.
I ministri si trovano sul tavolo della sala verde di palazzo Chigi tante cartelline già  pronte con dentro la nota di Aggiornamento del Def, il documento che certifica le nuove stime al ribasso sulla crescita.
Ma Tremonti non c’è.
“È dovuto volare a Washington – annuncia Gianni Letta – per la riunione del Fondo monetario e del G20”.
La protesta dei ministri monta, non ci stanno a votare a scatola chiusa “il compitino che ci ha preparato quello”. Sono irritati anche perchè il piano per lo sviluppo, ancora una volta, sta prendendo corpo nelle stanze di via XX Settembre, all’insaputa di tutti.
Reclamano “collegialità “. Alzano la voce Galan e Brunetta, Romani e Carfagna.
Ma stavolta il più arrabbiato di tutti è proprio lui, Berlusconi: “Avete ragione, stavolta non ha scuse. Noi siamo qui a lavorare e lui nemmeno si degna di venire. A questo punto come fa a restare al suo posto? Se ne dovrebbe andare via dal governo anche per un’altra ragione: ho saputo che va a dire in giro, erga omnes, che lui c’ha messo tre anni a conquistare una credibilità  per questo governo e io in tre settimane ho sputtanato tutto”.
Il Cavaliere è un fiume in piena.
I ministri, anche i più critici con Tremonti, restano attoniti di fronte a quelle parole. capiscono che davvero sta per accadere qualcosa, che Tremonti ha le ore contate.
Quando poi, all’ora di pranzo, Montecitorio delibera per la salvezza di Milanese senza il voto del ministro dell’Economia, Berlusconi (in una riunione improvvisata nella sala del governo accanto all’aula) rincara la dose.
“Dal punto di vista umano, semplicemente u-ma-no, non essere venuto qui a votare per il suo amico, lasciando ad altri il compito di metterci la faccia, è una cosa indegna. Immorale”.
Ai presenti il Cavaliere racconta un episodio accaduto quella mattina. “Quando Letta mi ha riferito che Tremonti non sarebbe venuto in aula a votare, l’ho fatto subito chiamare a casa. Mi ha detto che aveva prenotato un volo della “United” per le undici. Allora gli ho risposto: ma scusa Giulio, perchè prendi un aereo di linea? Ti faccio preparare l’aereo di Stato, così vieni a votare e poi parti a mezzogiorno. Sapete cosa mi ha risposto? Mi ha mandato a quel paese!”.
In serata si diffondono da Washington voci di dimissioni di Tremonti, ma l’entourage del ministro dell’Economia smentisce seccamente.
E tuttavia il processo politico dentro al Pdl prosegue a Roma, a palazzo Grazioli, dove il premier convoca Alfano e lo stato maggiore del partito.
Ci si congratula per il voto su Milanese, anche se pesa quella pattuglia di franchi tiratori.
Ma è di nuovo il “problema” Tremonti a dominare.
Alla fine, con lo spread schizzato oltre quota 400 e la borsa a picco, tutti convengono che cacciare su due piedi il ministro è un’impresa molto rischiosa.
Intanto verrà  commissariato, spostando a palazzo Chigi, sotto la direzione del premier e di Gianni Letta, la “cabina di regia” che dovrà  mettere a punto le misure per rilanciare la crescita. Si accenna anche alle pensioni e torna in primo piano la questione dell’abolizione di quella d’anzianità , nonostante la contrarietà  della Lega.
Ma è l’enorme stock di debito pubblico la montagna da aggredire.
Così, per la prima volta, fa capolino una parola finora mai pronunciata, “patrimoniale”.
Quasi un’eresia tra le mura di palazzo Grazioli. Ma forse necessaria, anche perchè con gli attuali livelli di mercato, spiega uno dei partecipanti al vertice, “privatizzare le aziende di Stato oggi vorrebbe dire darle via in saldo”. Berlusconi è comunque determinato ad agire, anche Napolitano lo ha messo con le spalle al muro nel colloquio di due giorni fa sul Colle.
“Abbiamo tre mesi, da qui a dicembre, per smuovere tutto, per dare una scossa all’economia”. Si parla anche della legge elettorale, visto che il referendum incombe e se tornasse il Mattarellum per il Pdl sarebbe la fine.
Così viene dato mandato a Denis Verdini si buttare giù una proposta sul modello spagnolo, un proporzionale con indicazione del premier e circoscrizioni piccole.
Un sistema che dovrebbe andare bene anche all’Udc, almeno così sperano a via del Plebiscito. Verdini dovrà  poi mescolare questa proposta con quella già  elaborata dal ministro Calderoli, per farne uscire qualcosa di coerente.
Infine le intercettazioni.
Il Cavaliere si lamenta di essere in “uno Stato di polizia”, protesta perchè “queste cose vengono diffuse anche all’estero e alla fine non fanno solo un danno personale a me ma a tutto il paese. Un altro al posto mio sarebbe morto”.
Alla fine si decide di procedere in fretta con la legge-bavaglio alla Camera, anche sfrondandola se servirà  ad andare più veloci.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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ESPLODE LA RABBIA DEI GIOVANI PADANI SUL VOTO CHE SALVA MILANESE: “VERGOGNA, OGGI LA LEGA E’ MORTA”

Settembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

SUL FORUM NON UFFICIALE DEI RAGAZZI DEL CARROCCIO PESANTI ACCUSE CONTRO BOSSI, MARONI E IL PORNOCLOWN BERLUSCONI… ”ANDASSERO ALTROVE A FONDARE UN’ALTRA REPUBBLICA DELLE BANANE”

Una bocciatura senza appello e argomentazioni simili a quelle del Popolo Viola che stamani protestava fuori da Montecitorio.
Sul forum dei giovani della Lega Nord non tira un’ottima aria nei confronti dei maggiorenti del partito, Bossi in primis, dopo il voto alla Camera che ha salvato il Pdl Marco Milanese dall’arresto.
E’ la famosa e costantemente evocata “base leghista”, che però stavolta ha potuto solo subire la decisione del Senatur, che ieri in serata aveva annunciato il voto salva-Milanese in aula.
E infatti sempre ieri era comparso un post dal cui titolo si capiva già  tutto: “Domani Lega supina a Roma”. “Difenderemo l’ennesimo ladrone. Il prezzo da pagare sta diventando davvero troppo alto. Inizio ad avere un po’ vergogna”, scriveva un utente.
Subito dopo il voto, la reazione è stata ancor più veemente.
Con commenti conditi qua e là  da insulti che non hanno risparmiato nessuno. Bossi il più colpito dalle invettive telematiche: “Il voto è un altro segnale che Umberto non ci rappresenta più. Ha a cuore solo i suoi interessi (soldi e favori) e come se fossimo dei pirla piazza lì pure un figlio ignorante. Pensa che siamo tutti come suo figlio? Pensa che noi lombardi siamo coglioni. da seguirlo fino alla sua morte? Io seguo un ideale, non un uomo… In questo momento lui non mi rappresenta, anzi, rappresenta la parte marcia della Lombardia, fatta di favori a imprenditori amici a discapito di imprenditori che si tirano su le maniche dalle 5 del mattino”, dice Stesoo.
I giovani si domandano poi come sia possibile che ancora Berlusconi resti al suo posto. L’analisi di Virgilio è che il premier “controlla le televisioni, quindi può manipolare una parte della popolazione, che segue i suoi programmi, non ha accesso ad Internet e quindi non riesce a cogliere la realtà  delle cose. Quando anche i pensionati, suoi fedeli sostenitori, si accorgeranno della polpetta il castello verrà  giù”.
Poi ironia sulla gallery pubblicata da Repubblica.it , dove Berlusconi accarrezza Bossi: “Ora gli arriva anche la polpetta….”, scrivono sempre riferendosi al Senatur.
Anche il gruppo vicino a Maroni, cioè l’anima più insofferente rispetto al patto di ferro della Lega con Berlusconi, viene preso di mira.
Come se avessero tradito le attese proprio nel momento decisivo. “Bossi ha ricevuto l’assegno dal suo padrone. Buono ora torna a cuccia con i suoi fedeli del cerchio magico. I maroniani hanno seguito compatti lo storpio”.
“Reguzzoni parla di popolo sovrano, quando lui e i suoi compagni di merende sono schiavi del volere del Berlusca, si vergogni e se ha un po’ di dignità  se ne vada a….”.
Poi c’è chi invoca le monetine e chi posta foto di una ghigliottina.
Nei commenti dei giovani della Lega non c’è una dissociazione rispetto alle idee leghiste di fondo, cioè federalismo, lotta all’immigrazione, valorizzazione del territorio.
Anzi, viene costantemente rivendicata l’adesione a quei principi.
Ma l’allenza col Pdl e l’atteggiamento ultra-berlusconiano di Bossi e co., specie in un tema sensibile come quello della giustizia, è ormai fumo negli occhi.
Ancora di più alla luce della crisi economica incombente anche al nord.
Perchè come scrive un utente dal nickname evocativo (Tierra y Libertad) “mandare a casa un premier che assomiglia più ad un narcotrafficante sudamericano che ad un capo di stato europeo provocherebbe solo fiducia dai mercati”.

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LA CASTA SALVA MILANESE: PER SOLI SETTE VOTI RESPINTA LA RICHIESTA DI ARRESTO DEL DEPUTATO PDL

Settembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

TUTTO COME PREVISTO: FINISCE 312 A 305, LA LEGA “DURA E PURA” LASCIA IN LIBERTA’ UN INDAGATO PER CORRUZIONE E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE…IL PREMIER PARLA DI   “STATO DI POLIZIA”: FORSE SI RIFERIVA AL SUO MODELLO IDEALE

Avanti col governo, no allo Stato di polizia, basta intercettazioni sui giornali e coesione contro l’arresto di Milanese.
E’ quanto comunicato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante il consiglio dei ministri che si è tenuto stamane a Palazzo Chigi.
Circa un’ora e mezza di incontro (iniziato alle 9.35 e finito alle 11.10) per ribadire quanto comunicato ieri dal premier al capo dello Stato Giorgio Napolitano e per dare il via libera all’approvazione il piano per le infrastrutture entro la prossima settimana.
Il Cavaliere, inoltre, sarebbe tornato a parlare anche sulle intercettazioni del caso Lavitola- Tarantini.
“Contro di me è in atto una persecuzione da parte della solita magistratura politicizzata. Sembra di vivere in uno Stato di polizia” avrebbe detto il Cavaliere, prima che iniziasse la riunione del Consiglio dei ministri fermandosi a parlare con alcuni membri del governo.
Berlusconi, inoltre, avrebbe anche a criticare aspramente la pubblicazione degli ascolti telefonici: “Non è possibile assistere ad una cosa del genere — sarebbe il pensiero del capo del governo — in questo modo si stravolge il senso anche di conversazioni puramente scherzose”.
Il presidente del Consiglio, inoltre, ha dettato la linea sulla votazione sull’arresto di Marco Milanese: “Dobbiamo votare compatti, respingere l’attacco della magistratura, restare uniti”.
Sulla presunta intesa con il presidente del Consiglio (la Lega vota contro l’arresto di Milanese e a gennaio Berlusconi si fa da parte), invece, il senatùr ha detto che non esiste nessun accordo, pur non rispondendo alle domande dei cronisti sull’ipotesi di fine anticipata del Governo.
Prima della votazione, non poca preoccupazione tra i banchi della maggioranza, con i rappresentanti del Pdl che, calcolatrici dei telefonini alla mano, fanno e rifanno i conti per esser sicuri di evitare l’arresto di Milanese.
L’ansia è ai massimi livelli, il timore è che non ci siano i numeri per respingere al mittente le manette per l’ex braccio destro di Tremonti.
Al momento delle dichiarazioni di voto, nessuna sorpresa. Api, Idv, Pd, Udc e Fli sono per l’arresto del deputato; la Lega — così come il Pdl (Paniz:”C’è fumus persecutionis”) — invece voterà  contro l’arresto, almeno stando a quanto dichiarato Rodolfo Paolini a nome del Carroccio.
Alle 12.10 iniziano le procedure di voto.
Il risultato arriva dopo pochissimi minuti: 312 voti contro 305, la casta salva anche Marco Milanese.
Anche se per soli 7 voti.

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I COMPAGNI DI MERENDE SILVIO E UMBERTO: “DIMISSIONI? NE PARLIAMO A GENNAIO”

Settembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER CHIEDE SE E’ MEGLIO LASCIARE SUBITO, IL SENATUR “ASPETTIAMO INIZIO 2012″… SPERANO DI RISALIRE NEI SONDAGGI E POI ANDARE A VOTARE L’ANNO PROSSIMO E SALVARSI LA PELLE… NAPOLITANO CONTESTA L’OTTIMISMO DEL GOVERNO SULLA CRISI ECONOMICA

“Umberto, cosa devo fare? Pensi anche tu che mi debba dimettere? Se me lo dici tu io lo faccio subito”. A
l termine di un incontro drammatico a Palazzo Grazioli con lo Stato Maggiore del Carroccio, il Cavaliere tenta il tutto per tutto.
Getta sul tavolo in anticipo la carta delle dimissioni per poterla subito rimettere nel mazzo.
È un bluff, visto che a passare la mano a un nuovo governo non ci pensa affatto.
E dall’altra parte trova Bossi disposto a concedergli un altro giro di tavolo.
Ma senza entusiasmo. “Io voglio solo la Padania”, gli risponde laconico il Senatùr senza offrire ulteriori garanzie sul futuro. “Poi ne riparliamo a gennaio…”.
Ma tanto basta a Berlusconi per salire in serata al Quirinale e scacciare, in un colloquio teso e preoccupato con il capo dello Stato, il fantasma della crisi di governo.
E tuttavia la mano più difficile, quella che si gioca oggi alla Camera sull’arresto di Marco Milanese, il premier sembra essersela aggiudicata.
Roberto Maroni non ha la forza necessaria per sostenere uno strappo così violento, visto che l’arresto dell’ex collaboratore di Tremonti provocherebbe lo squagliamento della maggioranza.
Il ministro dell’Interno ha valutato con preoccupazione le conseguenze di una crisi di governo provocata dai suoi: “Non ce lo possiamo permettere – racconta un suo fedelissimo – perchè ce la imputerebbero totalmente e noi saremmo finiti”.
E dunque Maroni garantirà  oggi il voto dei suoi a favore di Milanese.
La resa dei conti è spostata in avanti.
A gennaio.
Oppure molto prima, quando a fine settembre si voterà  la sfiducia al ministro Saverio Romano.
Così, forte della sponda offerta dalla Lega, il Cavaliere alla sette della sera può salire baldanzoso al Quirinale per conferire con il capo dello Stato.
Un colloquio richiesto da palazzo Chigi il giorno prima, per capire dalla viva voce di Napolitano il significato di quella sorta di “consultazioni” che hanno fatto irritare e preoccupare il Cavaliere.
Nell’ora e un quarto di incontro, il capo del governo ripete il suo mantra e spande ottimismo sulla situazione finanziaria: “Il peggio è passato. Abbiamo presentato una manovra che ha ricevuto consensi da tutta Europa e adesso tocca al piano per la crescita. Stavolta lo seguirò personalmente. Ho messo al lavoro un nucleo di esperti per elaborare delle proposte da presentare al Consiglio dei ministri al più presto”. Napolitano resta in ascolto.
Scettico e preoccupato svolge un’analisi che non coincide con quella rosa e fiori del premier.
“Il paese resta in grave difficoltà , lo spread è tornato a salire e oggi anche le nostre principali banche sono state declassate. Non possiamo permetterci alcun ritardo”. Berlusconi elenca una serie di titoli senza riempirli di contenuti, ma dal presidente della Repubblica arriva l’invito pressante a trasformare quel libro dei sogni in realtà . Per Napolitano è questa “la vera sfida dopo la manovra”, quella su cui “ci stiamo giocando tutto”.
Chiede misure per la crescita “il più possibile condivise”, anche attraverso “ampie consultazioni in Parlamento e con le parti sociali”.
E tuttavia per Berlusconi “l’unica garanzia perchè il paese sia al riparo da ulteriori tempeste è proprio la stabilità  dell’esecutivo”. Il suo, ovviamente.
“Presidente, non c’è alcun problema per la tenuta della mia maggioranza. Ne ho parlato anche con Bossi, il nostro rapporto è solido”.
Quanto alle ripetute sconfitte della maggioranza in aula, “non hanno valore politico, sono solo incidenti parlamentari”.
Eppure Napolitano insiste nel chiedere certezze sulla tenuta della coalizione. “Siete sicuri sui vostri numeri?”. E Berlusconi: “Lo vedremo su Milanese”.
La giustizia è sempre il tormentone che accompagna ogni incontro di Berlusconi al Quirinale.
“Sono un perseguitato, per fortuna ho trovato un Gip a Napoli che ha acclarato quello che vado dicendo da tempo. La competenza sull’inchiesta Tarantini è di Roma”.
Ma Napolitano, infastidito, cambia discorso e lo riporta sulle questioni concrete. L’economia, la tenuta del centrodestra.
Alla fine si lasciano dopo aver parlato per tutto il tempo due lingue diverse.
Ma Berlusconi, per un altro giorno, è convinto di averla sfangata.
Tanto che ai suoi, tornato a palazzo Grazioli per un vertice sulla giustizia, consegna una battuta un po’ irriverente sul capo dello Stato: “Tranquilli, Napolitano non si dimette. E andiamo avanti”.

Francesco Bei e Umberto Rosso
(da “La Repubblica“)

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PREMIER BOLLITO, MA BOSSI STA PEGGIO: IL CARROCCIO SI E’ VENDUTO IL NORD

Settembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

LA LEGA COSTRETTA A SALVARE MILANESE PER NON PERDERE LE POLTRONE DI ROMA LADRONA E PUNTELLARE IL GOVERNO… E IL PAVIDO MARONI SI ALLINEA

“Voteremo a favore della richiesta della Giunta per le Autorizzazioni e diremo no all’arresto senza se e senza ma”.
La dichiarazione più attesa della giornata arriva alle 20 e 45, per bocca del capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, che così sintetizza la posizione del Carroccio sul voto su Marco Milanese dopo una riunione del gruppo durata solo un quarto d’ora.
Poche parole, ufficiali.
Che significano poche semplici cose: Umberto Bossi ancora una volta non ha intenzione di aggravare la posizione di Berlusconi (“Voto no per non far cadere il governo”) e Roberto Maroni a sua volta non se la sente di spaccare il partito, imponendo una linea diversa o insistendo per “la libertà  di coscienza”.
E infatti il ministro dell’Interno non parla: “Ha detto tutto Bossi”.
A questo punto, il salvataggio di Milanese sembra decisamente vicino.
Anche se poi, nel segreto dell’urna, chissà .
In perfetta linea con la confusione della sua maggioranza, il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto in mattinata aveva chiesto di andare al voto con le palline, sistema che, secondo lui, avrebbe garantito la segretezza, più di quello elettronico (quando si è votato per Alfonso Papa i deputati che volevano ostentare il loro sì hanno usato solo l’indice).
Cosa che non si può fare per regolamento a meno che non ci sia il malfunzionamento del sistema elettronico.
Che poi la segretezza giovi all’esito sperato dalla maggioranza di cui Cicchitto è esponente, è tutto da dimostrare.
Anche perchè i voti di scarto sono 10-12 e i franchi tiratori sono previsti un po’ da tutte le parti.
E molti dicono che l’ex consigliere di Tremonti ha fatto piaceri a tutti. “Oggi qua non parla nessuno. Difficile capire pure cosa pensino i colleghi”.
Alle 4 del pomeriggio a fotografare l’atmosfera di una vigilia strana, tesissima, in cui si rincorrono le voci non solo su quello che succederà  oggi in Aula, ma anche su quale significato politico assumerà  il voto, è Maria Teresa Armosino, deputata e presidente della Provincia di Asti, che dal 2001 al 2006 è stata Sottosegretario del ministero dell’Economia.
Dunque con Tremonti. Ma è una giornata in cui si moltiplicano le implicazioni, i testi, i sotto-testi, le chiacchiere.
C’è il Pdl che ufficialmente dirà  di no, anche se molti – approfittando della segretezza – sono tentati di votare per l’arresto. E per le scarse simpatie che gode lo stesso Milanese nel partito, e per dare un segnale politico che così non si può continuare. Nessuno ha il coraggio di dirlo in chiaro.
Emblematica la reazione di Santo Versace, che smentisce a brutto muso dichiarazioni fatte il giorno prima al Fatto quotidiano, in un luogo pubblico (la buvette) e riportare in maniera assolutamente fedele (difficile inventare frasi così precise): “Querelo il Fatto Quotidiano per avermi attribuito parole e significati che non mi appartengono. Chiederò un risarcimento da devolvere interamente in beneficienza. Quanto a Milanese avevo deciso, prima della pubblicazione dell’articolo di votare contro il suo arresto”.
Di più: “Alla luce di quanto accaduto ho deciso di fare un invito personale ai deputati della maggioranza perchè votino compattamente contro la richiesta di arresto”.
Viene da chiedersi quanto debbano essere state fatte pesare le dichiarazioni in questione (tra le altre: Su Milanese? Forse neanche ci vengo a votare”).
In una giornata di nervi a fior di pelle arriva a inizio pomeriggio la notizia che Berlusconi andrà  da Napolitano.
A fine giornata si chiarisce che i due hanno parlato soprattutto di economia e che Berlusconi ha ribadito di avere tutte le intenzioni di restare.
Prima dell’incontro al Colle, comunque Milanese si autosospende dal gruppo. Intanto, i deputati fanno avanti e indietro dall’Aula.
A un certo punto esce Maroni, accompagnato da Cota. Va alla buvette. I due parlano prima un po’ con Walter Veltroni. Poi, più a lungo con Pier Luigi Bersani, che dopo rimane in colloquio solitario con il ministro dell’Interno.
Vista da lontano, la scena sembra quella di uno (il segretario Pd) che cerca di convincere l’altro a far qualcosa (evidentemente a portare i suoi sul sì all’arresto), e l’altro che si giustifica.
In serata arriva pure una dichiarazione decisamente algida di Tremonti: “Ho sempre avuto e ho fiducia nella giustizia. Penso che l’accusa e la difesa, i fatti, il diritto e infine il giudizio possano e debbano essere separati dalla politica”.
Mentre lui a lasciare neanche ci pensa, intanto lo molla l’esperto americano di sicurezza Luttwak: “Berlusconi è bollito, già  da tempo, e difeso solo da servitori, come Alfano.”

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“, vignetta da diksa53a)

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LA LEGA ATTACCA NAPOLITANO: “IL POPOLO SOVRANO CONTA PIU’ DI LUI”: INFATTI IL POPOLO HA STABILITO CHE LA LEGA NON CONTA NULLA

Settembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA A COMMENTO DELLE FARNETICAZIONI DI BOSSI, STAMANE REGUZZONI, CHE GIA’ NON CONTA UNA MAZZA ALL’INTERNO DEL GRUPPO LEGHISTA ALLA CAMERA, BACCHETTA NAPOLITANO IN NOME DEL “POPOLO SOVRANO”… CHI INVOCA LA SECESSIONE E’ UN EVERSORE E COME TALE ANDREBBE ARRESTATO IN FLAGRANZA DI REATO: SOLO BERLUSCONI POTEVA PORTARE DEI RAZZISTI AL GOVERNO

Il capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni è intervenuto stamane alla trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5 e a Sky tg 24: “Le parole di Bossi (sulla secessione) erano dirette a rivendicare il diritto di potersi esprimere”.
“Il popolo è sempre sovrano e quindi è l’unica figura che è sempre sopra il Capo dello Stato”.   Ospite di Maurizio Belpietro su Canale 5, Reguzzoni interviene nelle polemiche relative alla secessione dopo le parole pronunciate ieri dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Visitando una mostra all’Eur, nella Capitale, Giorgio Napolitano aveva infatti detto: “Agitare ancora la bandiera della secessione significa porsi fuori dalla storia e dalla realtà ”.
Il Presidente della Repubblica aveva poi ricordato di aver messo “molto l’accento sulla necessità  di un cemento nazionale unitario per generare la massima mobilitazione delle energie e delle risorse allo scopo di superare questa fase molto critica per l’Europa e in modo speciale per l’Italia”.
Un punto che caratterizza il mandato di Napolitano è sempre stato quello che fa leva sulle “radici dello stare insieme”.
E chi non lo accetta, ha detto il presidente, “si autoesclude dalla realtà  e dalla storia”.
Stamane la replica di Reguzzoni: ” Bossi a Venezia ha fatto riferimento alla necessità  che si possa esprimere il popolo, il popolo è sempre sovrano e quindi è l’unica figura che è sempre sopra il Capo dello Stato. Il popolo ha sempre diritto di dire la sua”.
Sarebbe opportuno ricordare a questo soggetto che già  non conta nulla nel gruppo parlamentare che dovrebbe rappresentare (volevano infatti destituirlo) e che ieri è riuscito a votare contro una proposta del governo presentata dal leghista Alessandri, che l’articolo uno della Costituzione, impropriamente richiamato dal capogruppo leghista afferma che ‘la sovranità  appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’.
L’unità  nazionale è fondamento delo Stato italiano e non soggetto a referendum che sarebbe pertanto “incostituzionale” fin dalle premesse.
Se poi qualcuno vuole la secessione e mina l’ordine costituzionale esiste il codice penale che basterebbe una buona volta applicare e che prevede l’arresto per eversione in flagranza di reato.
Quanto alla sovranità  popolare, concordiamo: infatti il 90 % degli italiani non vuole avere nulla a che spartire con la Lega e persino la maggioranza degli elettori leghisti non vuole alcuna secessione.
Quindi non resta per gli irriducibili che la lotta armata: siamo ovviamente ansiosi di vederli scendere dalle loro Mercedes per assaltare i palazzi del governo.

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