Destra di Popolo.net

E’ SALTATO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI: BOSSI SPARA CON LA PISTOLA AD ACQUA CONTRO IL PREMIER, MA COLPISCE SOLO SCILIPOTI

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

TRA DUE SETTIMANE SI VOTA E LA LEGA, COMPLICE FINO A IERI DEL PREMIER, SI SMARCA PER CERCARE DI FAR DIMENTICARE LE PROPRIE GRAVI   RESPONSABILITA’ NEL GOVERNO DEL PAESE…USA LA SCUSA DEL CEDIMENTO ALLA FRANCIA PER PRENDERE LE DISTANZE DAL PDL, MA NON DALLE POLTRONE…CI RIMETTONO SOLO I RESPONSABILI CHE DOVEVANO ESSERE NOMINATI DOMANI

Le differenti posizioni tra Lega e Pdl sulla crisi libica hanno generato una apparente frattura nella maggioranza.
Tanto che questa settimana è saltato il Consiglio dei ministri.
La riunione potrebbe tenersi, a quanto si apprende da fonti di governo, solo nei primi giorni della prossima settimana.
Questa mattina si è riunito il pre-consiglio dove però non è stata formalizzata nessuna data di convocazione.
Stando alle indiscrezioni circolate martedì il Consiglio dei ministri doveva tenersi venerdì.
Sul tavolo, come detto, c’è sicuramente la questione Libia e le tensioni con la Lega Nord contraria ai bombardamenti.
Oltre ai malumori del Carroccio, Berlusconi avrebbe dovuto fare i conti con i mal di pancia di alcuni ministri del Pdl che avrebbero colto l’occasione per porre il problema di una maggiore collegialità  nelle decisioni.
«La Padania» oggi in edicola riferisce anche di una telefonata intercorsa martedì sera tra il leader del Carroccio e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in merito alla decisione dell’Italia di bombardare la Libia. Decisione di cui la Lega non sapeva nulla.
Il leader leghista, secondo il quotidiano, avrebbe spiegato al Capo dello stato la posizione del Carroccio affermando che «il consiglio dei ministri non ha mai detto sì ai bombardamenti».
“Siamo diventati una colonia francese con un Berlusconi del tutto supino di fronte alle richieste del presidente francese. Berlusconi pensava che dicendo sì a tutto potesse acquisire nuovo peso internazionale, ma è il contrario. Non è bombardando poveracci in Libia che si conta di più. A questo punto Gheddafi ci riempirà  di clandestini” questa la sintesi del profondo pensiero bossiano.
Secondo Bossi, l’azione di Berlusconi avrebbe anche «travolto l’ottimo lavoro in senso contrario», fatto da «Roberto Maroni e Giulio Tremonti: ha fatto far loro la figura dei cioccolatai».
Il Pd, riunito in ufficio di presidenza alla Camera, non esclude a questo punto una mozione per testare la tenuta della maggioranza sul tema Libia dopo gli ultimi sviluppi.
Ci limitiamo a esprimere alcune considerazioni al riguardo.
1) Non ci sarà  nessuna crisi di governo: la Lega, come il Pdl, ha troppo paura delle elezioni anticipate che la vedrebbero perdente.
E per la famelica truppa padana restare fuori dalle stanze del potere sarebbe come condannare un affamato ad assistere dal vetro a un pranzo nuziale, con relative ricche portate.
2) Tra due settimane si vota per le amministrative e il Carroccio è ben lontano da quella quota del 13-14% che gli era stata riconosciuta dai sondaggisti fino a qualche mese fa.
Sta soprattutto perdendo colpi proprio nei suoi cavalli di battaglia: dalla lotta all’immigrazione al federalismo patacca che fa solo aumentare le tasse locali. Deve cercare di smarcarsi il più possibile dal Pdl per recuperare qualche frazione di percentuale e tenere insieme le sue due anime: quella del “cerchio magico” e quella possibilista maroniana.
Una mossa tattica di Bossi che non si può permettere di rompere con Silvio, visto che gli ha venduto pure il simbolo del partito.
Per non parlare di altro.
3) Nel merito della diatriba preferiamo non entrare, trattandosi di argomentazioni pretestuose.
Prendiamo solo atto che Bossi sta con un criminale di guerra e se ne frega delle vittime civili, bambini compresi, massacrati dal boia di Tripoli.
Per lui non conta l’essere umano, ha rilevanza solo che il boia adempisse al ruolo assegnatogli, in cambio di 20 miliardi di dollari, di affogare gli immigrati per conto terzi, liberandoci del loro “cattivo odore”.
Per la Lega tutto si fonda nel rappresentare gli egoismi umani e l’attaccamento ai soldi, altro da tutelare non esiste, se non l’ipocrisia, il becerume e gli interessi di bottega.
4) Fino ad oggi la Lega è stata complice delle leggi ad personam, della riduzione degli spazi democratici nel nostro Paese, di una politica estera che ci ha visto alleati dei peggiori dittatori del pianeta, di una deriva autoritaria, dell’uso della macchina del fango per colpire i dissidenti, di un impoverimento delle famiglie, di una corruzione parlamentare dilagante.
Mai un distinguo o una presa di distanza, ora si scoprono pacifisti per recuperare consensi.
Proprio loro che evocano spesso l’uso dei fucili secessionisti, seminando paure ed odio civile.
5) Il rinvio del Consiglio dei ministri e la lite tra Pdl e Lega una vittima sicuramente l’ha fatta: la pistolina ad acqua di Bossi ha colpito il partito scilipotiano che venerdi pensava di incassare 5-6 posti di sottogoverno e che ora vede nuovamente rinviato il pagamento del prezzo del tradimento.
Il rischio di una loro astensione e di qualche distinguo esiste, gli “avvertimenti” al governo non tarderanno ad arrivare.
Gira che ti rigira, è sempre questione di poltrone.
Le idee, i valori, la socialità  e il senso nobile della politica non hanno più cittadinanza.

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LA MAGGIORANZA IMPLODE, RABBIA LEGHISTA: “SIAMO UNA COLONIA FRANCESE, SILVIO NON CI CONSULTA”

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

CRITICHE AL PREMIER ANCHE DAI COMPAGNI DI MERENDE DI “LIBERO” E DELLA “PADANIA”:   ORA TREMONTIANI E RAZZISTI SPARANO SU BERLUSCONI…”NON HA DIFESO GLI INTERESSI NAZIONALI”: PERCHE’, LO AVETE MAI FATTO PRIMA?…DISSENTONO A PAROLE, MA NESSUNO PER DIGNITA’ MOLLA LA POLTRONA

“Berlusconi si inginocchia a Parigi”. “Alla Francia Parmalat, a noi gli immigrati”. “Silvio, ma che fai?”.
E’ un vero e proprio fuoco di fila quello che accoglie il premier con i giornali del mattino.
E stavolta le bordate non arrivano dalla stampa d’opposizione, ma da fogli solitamente amici, come La Padania, organo della Lega Nord, e Libero, di Belpietro e Feltri.
E’ il segnale di un malessere crescente negli ambienti della maggioranza, che potrebbe trovare sfogo già  oggi, quando i ministri La Russa e Frattini riferiranno alle Camere sui nuovi compiti delle forze italiane impegnate in Libia e l’opposizione potrebbe chiedere un voto per verificare la tenuta dell’alleanza Pdl-Lega.
La prima pagina del quotidiano del Carroccio non lascia adito a interpretazioni: “Siamo diventati una colonia francese”, sintetizza il pensiero di Umberto Bossi il foglio verde.
“L’accusa nei confronti del Cavaliere”, spiega La Padania, “è quella di non aver difeso minimamente le nostre posizioni, di essersi fatto travolgere dalla prepotenza d’oltralpe”.
Il sì ai bombardamenti in Libia è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: le lamentele leghiste vanno dalle scalate a Edison e Parmalat da parte di gruppi francesi, alla posizione sul nucleare.
Il Carroccio rinfaccia inoltre al premier di non averlo consultato prima di fare le sue scelte, trattandolo alla stregua di un “cieco e sordo passacarte
di qualsiasi stravaganza”, e di aver travolto il lavoro di Tremonti e Maroni.
“Il quadro è fosco, a pochi giorni dalle amministrative”, conclude La Padania. Parole che sembrano indicare l’ultimo appello che la Lega è intenzionana a concedere a Berlusconi.
“Parmalat e Draghi alla Francia, a noi gli immigrati. Che affare”, titola in prima pagina Libero.
Nel suo editoriale, Maurizio Belpietro sintetizza così i risultati del vertice Berlusconi-Sarkozy:
“Se abbiamo capito bene, le intese raggiunte ieri tra i rappresentanti dei due Paesi prevedono di cedere il governatore di Banca d’Italia alla Bce, la Parmalat alla Lactalis e i nostri aerei agli interessi militar-elettorali del signor Bruni. In cambio otterremmo di tenerci i tunisini e tutti gli altri in arrivo sulle nostre coste. Non potevamo tenerci Draghi e cedere i clandestini a Sarko?”.
Quello che emerge è un quadro di forte insoddisfazione negli ambienti della maggioranza più vicini alla Lega e al ministro dell’Economia Tremonti.

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SONDAGGIO “SOLE 24 ORE”; PDL AL 28,6%, PD INCALZA AL 27,8%, TERZO POLO DIVENTA DETERMINANTE E SALE AL 14,7%

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA SALE AL 44%, QUELLA DI CENTRODESTRA E’ AL 41%, IL TERZO POLO INTORNO AL 15%… AL SENATO SAREBBE DETERMINANTE IL TERZO POLO: SENZA IL SUO APPORTO NON GOVERNA NESSUNO

Un centrodestra indebolito.
Un centrosinistra solo apparentemente tonico.
Un terzo polo che per ora non sfonda ma ha i numeri per essere l’ago della bilancia al Senato.
Questo è il quadro sintetico degli orientamenti politici rilevati dal sondaggio Cise-Sole 24 Ore.
Il Pdl e il centrodestra
Il Pdl non è in buone condizioni. Il suo crollo è evidente.
La stima del 28,6% di questo sondaggio è lontana dal 37,4% dei voti ottenuti nelle politiche del 2008.
Eppure, nonostante tutto quello che è successo da allora (crisi economica, scandali, scissione di Fli), è ancora, seppur per poco, il primo partito del paese.
In questa fase tutti i sondaggi ci danno dei dati “freddi”, destinati a cambiare nel momento in cui si surriscalda la campagna elettorale.
La Lega Nord è stabilmente sopra il 10%, inferiore però a quel 13% di cui era accreditata qualche mese fa e la sua forza non compensa la debolezza del Pdl.
Per questo la coalizione soffre.
Tra elettorato leghista e elettorato del Pdl esiste un interscambio di voti ma è solo parziale perchè la Lega non è presente dovunque.
Una quota di elettori del Pdl stanno “tra color che son sospesi”.
Delusi dal Cavaliere ma ancora in cerca di “asilo politico”.
Sono i potenziali astenuti.
Il Pd e il centrosinistra
Il Pd è in convalescenza.
Sia il Pd che il Pdl hanno toccato il loro massimo nel 2008.
Poi sono scesi entrambi.
Il Pd ha registrato il livello più basso di consensi nelle europee del 2009 con il 26,1%. Poi ha cominciato una lenta risalita che viene confermata da questo sondaggio che lo dà  al 27,8 %.
È un dato di fatto che al declino del maggior partito di governo non corrisponde una crescita significativa del maggior partito di opposizione.
ll Pd ha molti problemi.
Uno è quello di avere due concorrenti agguerriti all’interno del suo bacino elettorale: la Sel e l’Idv.
Anche questo sondaggio conferma il buon stato di salute di questi due partiti. In particolare va sottolineata la performance della Sel.
Vendola in poco tempo è riuscito a dar corpo ad un partito che oggi è al quarto posto tra i partiti italiani in termini di consensi elettorali.
Mai nella storia del paese il maggior partito della sinistra (Pci, Pds, Ds, Pd) ha dovuto fare i conti con una formazione così forte alla sua sinistra.
Il risultato della Sel e dell’Idv, sommato a quello di altre formazioni minori, spiega il sorpasso di questo schieramento su quello di Berlusconi emerso già  in altre rilevazioni.
Il centrosinistra sembra aver conquistato stabilmente “quota 40”.
Questa è la condizione necessaria per vincere alla Camera.
Ma non è sufficiente perchè il dato è solo virtuale e può nascondere una grande illusione.
Il centrosinistra è ancora a una cosa vaga.
Non c’è una coalizione, non c’è un leader, non c’è un programma.
In più gli elettorati dei partiti del centrosinistra si sommano male.
Ci vorrebbe un forte collante ideologico o personale per tenerli insieme.
Nel 2006 i sondaggi stimavano un vantaggio di 7 punti a favore del centrosinistra ed è finita che Prodi ha vinto per 24.000 voti.
Nonostante il sorpasso il Pd è senza una strategia vincente.
Una alleanza di tutti contro Berlusconi non la vogliono i partiti di centro.
Una alleanza Pd-partiti di centro senza la sinistra non la vogliono gli elettori del Pd.
I dati di questo sondaggio dicono inequivocabilmente che una alleanza simile sarebbe un suicidio per il Pd.
Perderebbe tra il 30 e il 40% del suo elettorato a favore della Sel e dell’Idv.
Il Centro e il Senato
Il terzo polo sembra essersi stabilizzato sopra il 14% dei consensi.
Questo è il risultato di vari fattori.
La crescita dell’Udc. La presenza di Fli. L’esistenza di una area moderata di centro alla ricerca di una alternativa ai due poli maggiori.
Il partito di Casini ha recuperato i livelli di consenso che aveva prima del divorzio da Berlusconi nel 2008.
A dargli man forte è arrivato Fli di Fini.
Il suo attuale 4,6 % non è molto, ma sommato ai voti dell’Udc (e a quelli di Rutelli) consente al terzo polo di superare l’8% che è la soglia di sbarramento per avere seggi al Senato.
E se la tendenza venisse confermata dagli indecisi, il bacino di voti potenziali di Fini e Casini può arrivare anche oltre il 20-22%.
Ma c’è di più.
Nel voto alle coalizioni la percentuale del terzo polo è salita già  al 14,7%.
Questa è la novità  che occorre registrare.
Al momento con i dati a disposizione l’unica spiegazione plausibile è che una parte significativa dei delusi del centrodestra sta prendendo in considerazione il polo di centro come alternativa possibile.
Sono gli esuli in cerca di asilo politico.
Questo fenomeno apre uno scenario nuovo.
Con un terzo polo competitivo centrodestra o centrosinistra potranno vincere alla Camera ma non al Senato.
Quindi il polo di centro diventerà  determinante per la formazione di qualunque governo.
I partiti di centro potranno presentarsi agli elettori come quelli che possono costringere Berlusconi a fare un passo indietro senza il rischio di favorire una vittoria dei “comunisti-giustizialisti”.
Questo è il loro obbiettivo di breve termine.
In questo scenario non c’è posto per una alleanza con il Pd.
Il solo rischio che corrono è quello di una riforma della legge elettorale del Senato che li privi del loro ruolo.
Berlusconi ci sta pensando, barando al gioco come suo costume.

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L’ITALIA BOMBARDERA’ LA LIBIA: “SOLO OBIETTIVI SPECIFICI”, MA IL GOVERNO SI SPACCA

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

LEGA INFURIATA, CALDEROLI STA CON IL CRIMINALE GHEDDAFI CHE GLI FACEVA IL “LAVORETTO” DI AFFOGARE I PROFUGHI…LE PRESSIONI DI OBAMA E DEL QUIRINALE E IL TIMORE DI RIMANERE TAGLIATI FUORI DALLA SPARTIZIONE DELLA TORTA HANNO CONVINTO BERLUSCONI

Sì ad «azioni aeree mirate» italiane in Libia.
La svolta del Governo sulla crisi libica arriva nella serata di ieri, al termine di una telefonata del premier Silvio Berlusconi con il presidente Usa Barack Obama.
E scatena subito le ire della Lega.
L’Italia risponde così all’appello lanciato dalla Nato per un intervento più incisivo e, sotto il pressing dell’alleanza atlantica, ma anche dei ribelli del Cnt, supera le «riluttanze», come le aveva definite il Ministro degli Esteri Franco Frattini, legate al suo passato coloniale.
Ma assicura anche, con il ministro La Russa, che «non saranno bombardamenti indiscriminati ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici».
Insomma, l’obiettivo è quello di «evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile».
Il Governo informerà  il Parlamento, Frattini e La Russa sono pronti a riferire alle Camere, anche se, assicura una nota di Palazzo Chigi, «le azioni descritte si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi».
La riflessione del governo sulla possibilità  di dare il via libera ai raid, come ha spiegato La Russa, «è cominciata già  da alcuni giorni all’interno del governo, perch‚ la situazione a Misurata è diventata terribile». L
o stesso Frattini, attraverso la Farnesina, parla di una risposta alle richieste del Cnt, come atto di coerenza, dopo il suo riconoscimento.
L’Italia inoltre, si ragiona in ambienti di Governo, era rimasto l’unico paese della coalizione a non intervenire direttamente sulla Libia e il pressing della Nato, dopo il vertice di Berlino, si era fatto sempre più forte.
E questo, accanto ai forti bombardamenti su Misurata, avrebbe convinto il premier ad allinearsi agli altri paesi.
Silvio Berlusconi, solo dieci giorni fa così ragionava: «considerata la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale non sarebbe comprensibile un maggior impegno» dell’Italia.
Il presidente del Consiglio, subito dopo aver parlato con Obama, ha informato della decisione il primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, e il Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.
Immediato il ringraziamento dell’Alleanza che da Bruxelles ha dato il «benvenuto» al maggior impegno di Roma. E oggi, in occasione del vertice italo-francese, ne parlerà  con Nicolas Sarkozy.
Sarà  quella la sede nella quale il premier potrà  probabilmente trovare gli strumenti per placare le ire della Lega, ottenendo un impegno più forte sul fronte immigrazione.
Quel che è certo è che per ora il Carroccio ha scandito il suo «no» forte e chiaro, con il ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.
Oltre alla politica, c’è l’impegno sul campo.
È sempre La Russa ad assicurare che «non aumenteranno i rischi» per l’Italia.
«La missione è unica – ha detto – prima facevamo una parte nella squadra e ora nel facciamo un’altra. Dunque non ci sono più rischi o meno rischi‚ nè per i militari, nè per il nostro Paese». I
l rischio di danni collaterali, dovrebbe essere sventato grazie «ad azioni mirate», vale a dire, secondo quanto si apprende, missili di precisione su tank in movimento o postazioni fisse missilistiche.
All’Italia sarebbe stato chiesto anche l’impiego di droni, impegnati però gia in Afghanistan e molto difficili da spostare velocemente.
Intanto ieri notte un raid aereo della Nato su Tripoli ha distrutto l’edificio del complesso di Bab al-Aziziyah usato da Muammar Gheddafi per le sue riunioni, in quello che l’ufficio stampa governativo definisce un attentato alla vita del Colonnello.
La roccaforte ribelle di Misurata, intanto, è tornata ad essere colpita dalle bombe del Colonnello.
Razzi Grad sono stati lanciati a raffica sulla città  e come hanno confermato anche i ribelli: «La situazione è molto pericolosa», spiegando che i razzi prendono di mira soprattutto il centro della città  e le zone residenziali.

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LA MORATTI REGALA UNA SCUOLA DI 1.000 METRI QUADRI ALLA LEGA: COSA NON SI FA PER ESSERE ELETTI

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

UNA EX SCUOLA ELEMENTARE DI QUARTO OGGIARO ASSEGNATA ALLA SEDICENTE GUARDIA NAZIONALE PADANA….INSORGONO LE ASSOCIAZIONI DI QUARTIERI: “NON NE SAPEVAMO NULLA, CI HANNO TENUTO ALL’OSCURO DELLA GARA”…UN BANDO DI CUI NESSUNO HA SAPUTO NULLA PER FAVORIRE UNA ASSOCIAZIONE DI PADAGNI CHE SOFFRONO DI INSONNIA

Una scarna nota dell’ufficio stampa del Comune di Milano comunica che l’edificio di via Lessona 65, nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, è stato assegnato alla Guardia Nazionale Padana.
È una ex scuola elementare, da anni inutilizzata.
Chi scrive — passatemi per una volta un riferimento personale — nelle sue aule ha frequentato la quinta.
“Il bando di gara per l’assegnazione dell’immobile si è tenuto lo scorso novembre”, ci informa la nota.
“La destinazione si inserisce nell’ambito delle funzioni di protezione civile assegnate al Comune di Milano. L’Amministrazione ha sviluppato nel corso di questi ultimi anni numerose forme di collaborazione con soggetti pubblici e privati in grado di supportare le strutture comunali ed in particolare proprio la Protezione Civile. Lo stabile di via Amoretti, che si estende su circa 1000 metri quadrati, pur trovandosi in discrete condizioni necessita di una seria opera di manutenzione, si trova in una zona a rischio vandalismi e occupazioni abusive. Si è ritenuto che l’utilizzo dell’immobile da parte di un’associazione onlus quale la Guardia Nazionale Padana possa essere funzionale alle strategie di sviluppo sociale perseguite dall’amministrazione”.
Proviamo a interpretare il burocratese.
Il Comune, dopo aver lasciato nell’abbandono l’edificio per anni, ora non ha i soldi per ristrutturarlo.
Dunque lo affida a qualcuno che provvederà  a sue spese, par di capire, salvando la ex scuola da vandalismi e possibili occupazioni abusive.
Chi provvederà  è la Guardia Nazionale Padana, accostata, non si capisce bene come, a non meglio precisate “funzioni di protezione civile”.
Dovrà  ristrutturare l’edificio, chissà  con quali finanziamenti.
La onlus del Carroccio, dice il comunicato, ha vinto una gara che si è “tenuta lo scorso novembre”.
E qui le associazioni del quartiere insorgono: nessuno a Quarto Oggiaro sapeva della gara.
Non il Circolo Perini presieduto da Antonio Iosa, che da decenni sviluppa attività  culturale nella zona.
Non Quarto Oggiaro Vivibile e i tanti altri gruppi attivi in questa porzione di Milano agli estremi confini nord della città .
Come è stata pubblicizzata, a novembre, questa gara?
Chi vi ha partecipato?
Chi ha giudicato le eventuali candidature proposte?
In base a quali criteri ha vinto la Guardia Nazionale Padana?
Che cosa ci farà  in quell’edificio, come lo utilizzerà ?
La verità  è che Letizia Moratti, non molto amata dalla Lega, si deve guadagnare il sostegno del Carroccio nella difficile campagna elettorale in corso.
Anche a costo di regalare una sede alla Guardia Nazionale Padana.
A farne le spese, questa volta, un quartiere da cui è passato un pezzo della storia di Milano.
Quarto Oggiaro nasce negli anni Sessanta come “quartiere dormitorio”, sorge per ospitare l’immigrazione dal Sud Italia (di quei “terroni” che sono stati i primi nemici della Lega, poi sostituiti dagli extracomunitari).
È un “quartiere operaio” all’inizio senza servizi (viene chiamato “Corea”, o “Barbon City”), ma è anche un esempio di quel riformismo ambrosiano ormai irrimediabilmente perduto che comunque riusciva in pochi anni a creare migliaia di nuovi alloggi e ad accogliere migliaia di “nuovi milanesi”.
Poi il quartiere vede il crescere delle lotte sociali, dei movimenti popolari e, insieme, di una piccola frangia di terroristi.
Infine, l’aumento del disagio sociale, il dilagare della droga, la silenziosa occupazione delle famiglie legate alla ‘ndrangheta.
Negli ultimi anni Quarto Oggiaro, anche per merito delle sue associazioni e dei suoi preti, ha intrapreso un orgoglioso cammino, rivendicando una sua buona “normalità ”, pur fra tanti problemi.
Ha bisogno di presenza dello Stato, di cultura e di luoghi d’aggregazione. Invece Letizia Moratti gli manda le Guardie Padane.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RINCARI E RUBINETTI CHIUSI: I RISCHI DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

VIAGGIO NEI COMUNI DOVE NELLA GESTIONE DELL’ACQUA C’E’ GIA’ LA PRESENZA DEGLI OPERATORI PRIVATI…NESSUN MIGLIORAMENTO DEL SERVIZIO E AD AREZZO AUMENTI DEL 57%

Gualdo Tadino si trova ai piedi dell’appennino umbro marchigiano.
Da queste parti l’acqua un tempo non si pagava nemmeno perchè c’è sempre stata in abbondanza. Pozzi dovunque.
Qui c’è la sorgente di una nota acqua minerale.
Ebbene qui – anche qui – l’acqua è diventata preziosa. E se dai tuoi rubinetti del terzo piano non sgorga perchè ha poca pressione e non riesce a salire, beh, ti paghi i nuovi tubi.
Seimila euro sono stati chiesti a un cittadino di Gualdo, che ora si è rivolto alle associazioni dei consumatori.
Avere l’acqua a casa non è più scontato.
Anche questa è la privatizzazione del servizio.
Privatizzazioni innanzitutto nelle logiche di gestione ancor prima che nelle proprietà .
Nella Umbria Acque, per esempio, il socio privato, controlla il 42%.
Ma – si è visto – non cambia nulla.
Ha inciso, un po’, per temperare l’inarrestabile ascesa delle tariffe: in dieci anni, dal 1998 al 2008 – riporta Antonio Massarutto nel suo “Privati dell’acqua”, appena uscito per il Mulino – sono aumentate del 47%.
E nel solo periodo 2005-2008 la spesa per il servizio idrico è cresciuta del 12%, circa il 4% in termini reali.
Una famiglia di tre persone spende in media 293 euro all’anno per l’acqua.
Di quella che si utilizza, perchè tanta se ne va persa in una rete idrica che è un vero colabrodo.
Circa il 37% dell’acqua immessa in rete non viene fatturata con punte fino al 70% in alcune aree del Mezzogiorno, lì dove la fornitura dell’acqua è anche un business per la mafia e le altre organizzazioni criminali.
In Calabria, per esempio.
Dove quasi il 45% della popolazione riceve un servizio a dir poco scadente.
E dove l’acqua, pur arrivando nelle case, viene chiusa dal gestore per morosità  del Comune.
È accaduto all’inizio di marzo a Cinquefrondi, settemila anime nella piana di Gioia Tauro: per due giorni niente acqua. Rubinetti chiusi.
L’ha deciso la Sorical (società  mista tra la Regione e i francesi della Veolia con il 46,5%) con la quale il Comune ha accumulato un debito di quasi un milione e 200 mila euro, pari a quattro anni di pagamenti arretrati.
Dopo tre decreti ingiuntivi, la società  ha ridotto del 25% l’acqua erogata al cliente moroso, sostenendo la piena legittimità  di questa decisione.
Il punto è che il paese si sviluppa in salita e, anche qui, il taglio ha fatto mancare la pressione nelle tubature.
Dai rubinetti nemmeno una goccia d’acqua, il sindaco ha dovuto ordinare la chiusura delle scuole per due giorni.
I cittadini, che pagano regolarmente le bollette, si sono infuriati.
Ma l’andazzo è questo. Dice Maurizio Del Re, amministratore delegato della Sorical: “È una cosa che stiamo facendo ormai da un po’ dove osserviamo che non solo il Comune non adempie al pagamento ma dall’altra parte richiede una quantità  d’acqua abnorme”.
Insomma se non paghi ti staccano anche l’acqua, un tempo bene primario.
Accade al Sud ma anche al centro nord.
Da quando l’acqua è un servizio privatizzato che ha trasformato i cittadini in clienti-consumatori.
Senza che, però, ci sia un mercato, la concorrenza tra gli operatori, la possibilità  di scegliere.
Racconta Sandro Peruzzi, presidente della Federconsumatori dell’Umbria, che ormai, un po’ dappertutto, quando devi spostare il contatore all’esterno della tua abitazione per consentirne la lettura al gestore, la ditta per eseguire i lavori “viene imposta” dalla società .
E ti impongono anche i prezzi. “In genere il doppio di quel che servirebbe”, chiosa Peruzzi.
Perchè l’acqua dei privati costa sempre di più.
A metà  maggio è in arrivo la stangata per i cittadini-clienti dei 29 comuni campani nell’area sarnese-nolana-stabiese: incrementi sulla bolletta del 20%. C’è chi ha calcolato che da sei anni a questa parte gli aumenti delle tariffe siano stati nell’ordine del 300% senza che il servizio sia migliorato.
Ne sanno qualcosa nella zona di Arezzo che per prima ha sperimentato la privatizzazione: tariffe all’insù di quasi il 57%.
E sempre, al nord, al centro e al sud e nelle isole, ci sono i francesi – senza il clamore del caso-Parmalat – che hanno conquistato quote azionarie prestigiose: Suez, Veolia Water e Saur.
Gruppi potenti che hanno “imposto” il modello d’oltralpe.
Conclusione di Giuseppe Altamore in “Acqua spa” (Mondadori): “Il servizio idrico è ormai un’industria che produce utili i dividendi per grandi e piccoli azionisti. La metamorfosi da cittadino a cliente dei mercanti d’acqua è avvenuta”.
Pronto a restare a secco e anche in bolletta.
(ha collaborato Raffaella Cosentino)

Roberto Mania
(da “la Repubblica“)

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FEDERALISMO, ARRIVA UNA NUOVA STANGATA: I PASSAGGI DI PROPRIETA’ DELLE AUTO AUMENTANO ANCHE DEL 600%

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

I PRIMI FRUTTI DEL FEDERALISMO LEGHISTA, PIU’ TASSE PER TUTTI: NEL DECRETO LEGGE APPROVATO   DAL GOVERNO FORTI AUMENTI PER L’IPT, L’IMPOSTA PER LA TRASCRIZIONE AL PRA

Stangata federalista per gli automobilisti italiani.
Dopo lo sblocco delle addizionali comunali Irpef e l’introduzione della tassa di soggiorno, il decreto legge sul federalismo fiscale regionale e provinciale, approvato in via definitiva il 31 marzo dal Consiglio dei ministri, riserva una amara sorpresa per chi comprerà  una autovettura: prima dell’estate scatteranno salati rincari dell’Imposta provinciale di trascrizione, quella che si paga sui passaggi di proprietà  delle autovetture nuove e usate.
Rincari che arriveranno, in alcuni casi, fino 600% delle attuali tariffe.
La sorpresa è contenuta all’articolo 13 (Tributi connessi al trasporto su gomma), comma 5-bis del decreto che sta per uscire sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto dovrà  essere oggetto solo di un ulteriore provvedimento attuativo da parte del ministero dell’Economia che entro fine maggio farà  scattare gli aumenti.
Il testo abolisce il vantaggio fiscale che gli automobilisti hanno oggi quando acquistano un veicolo nuovo o usato da un concessionario: attualmente chi compra un’auto da un soggetto Iva, un concessionario o un salonista, paga semplicemente l’Imposta provinciale di trascrizione (in sigla l’Ipt) in cifra fissa. Varia, a seconda delle province, da 151 a 196 euro ed è indipendente dai kilowatt dell’auto acquistata.
Diverso, e più oneroso, è attualmente il trattamento per chi compra un’auto da un privato che non è soggetto all’Iva.
Chi segue questa strada è tenuto a pagare l’Ipt in modo proporzionale.
Se l’auto è sotto i 54 kw (è il caso, ad esempio, di una Fiat Panda) paga 196 euro.
Ma se la potenza massima cresce, allora la tassa provinciale sale proporzionalmente fino ad arrivare a prevedere – per un passaggio di proprietà  di una Bmw X6, ad esempio – ben 1.026 euro di imposta.
Tra circa un mese le cose cambieranno e l’aggravio previsto per chi compra da un privato si allargherà  anche a coloro che compreranno auto nuove o usate da un concessionario o da un salonista.
Con la nuova norma, i compratori dovranno prepararsi a sborsare molto di più di quanto contano di spendere oggi.
Solo le piccole utilitarie sotto i 54 kw si salveranno; per le altre auto gli aumenti saranno stratosferici: si andrà , ad esempio, da oltre il 100 per cento per cento in più di Ipt per una Golf Volkswagen, al 423 per cento di una Mercedes Classe Cls, fino al 683 per cento per i fortunati che possono permettersi una Ferrari California.
Al di là  delle macchine più costose, la gran massa degli aumenti colpirà  le medie cilindrate con aumenti che raggiungeranno il 100 per cento.
Nel mirino anche le piccole imprese di trasporto: rincari del 300 per cento per gli autocarri oltre gli 80 quintali.
Per le Province, di cui molti auspicano l’abolizione, arrivano così nuove risorse: gli aumenti della Ipt dovrebbero consentire di incamerare circa 300-400 milioni che si sommeranno ai circa 3 miliardi che le Province, tra l’imposta sulla Rc auto e Ipt, spremono dall’automobilista.
Sono i primi frutti della patacca federalista.

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PORCATA IN ARRIVO: VOGLIONO CAMBIARE ANCHE LA LEGGE ELETTORALE PER IMPEDIRE AL TERZO POLO DI ESSERE DETERMINANTE

Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO VUOLE INTRODURRE AL SENATO UN PREMIO DI MAGGIORANZA SU BASE NAZIONALE ANZICHE’ REGIONALE…ALLA CAMERA PUNTA INVECE A RIDISEGNARE I COLLEGI…IL PARTITO DEGLI ACCATTONI NON SA PIU’ DOVE SBATTERE LA TESTA E SI INVENTA LEGGI INCOSTITUZIONALI

La “porcata due” sta per essere servita, giusto dopo Pasqua.
Ed è qualcosa che supera davvero le peggiori previsioni. La maggioranza fa le cose sul serio. E vuole cambiare la legge elettorale non solo blindando il Senato per evitare che il Terzo Polo diventi dirimente in caso di una vittoria non clamorosa della banda Berlusconi, ma anche ridisegnando i collegi elettorali della Camera per fare in modo di favorire l’elezione di deputati di area con meno voti e avere maggiore controllo delle liste.
Accadrà , si diceva, dopo Pasqua, in parallelo con la riforma costituzionale della Giustizia.
Martedì prossimo il nuovo disegno di legge, che segnerà  un superamento dell’attuale legge Calderoli, sarà  depositato a Palazzo Madama, dove in commissione Affari costituzionali si riprenderà  a lavorare sulla riforma del sistema di voto.
In commissione ci sono già  29 proposte dei vari gruppi, tra cui una del vicepresidente vicario del Pdl, Gaetano Quagliariello, di cui in questi giorni si parlava come possibile testo base.
E invece, hanno spiegato alcune fonti interne al Pdl, quella proposta verrà  ritirata per sostituirla con una di tutto il gruppo Pdl al Senato.
Sui tempi di approvazione, nel partito si mostra cautela, ma è emerso con chiarezza che si punta a un’approvazione al Senato entro l’estate per poi arrivare al via libera definitivo alla Camera già  entro settembre.
Ma sono i contenuti della legge a destare sgomento.
Partiamo dal Senato.
Il Pdl punta a un sistema che era già  presente nel ddl Quagliariello, ovvero la previsione di un premio di maggioranza a Palazzo Madama ma su base nazionale, non più regionale.
In questo modo si otterrebbe di arginare l’influenza del Terzo Polo. Che, in caso di vittoria non schiacciante del Pdl, potrebbe diventare dirimente per la governabilità  del sistema.
In pratica, si vuole evitare che si ripresenti l’eventualità  del governo Prodi, che si ritrovò ad avere al Senato solo una manciata di deputati in più, per giunta con una coalizione troppo ampia e litigiosissima.
Solo che un premio di maggioranza su base nazionale al Senato sarebbe incostituzionale (la Costituzione stabilisce che i senatori siano eletti su base regionale), come ha già  avuto modo di ribadire più volte anche Napolitano, ma la maggioranza tira dritto.
Nel testo della nuova “porcata” sarà  infatti inserito un meccanismo (che i tecnici del Pdl studieranno fino all’ultimo minuto utile) proprio per superare gli steccati della Carta, a partire da una ripartizione del premio di maggioranza Regione per Regione.
E fin qui le novità  sostanziali al Senato per cancellare il Terzo Polo.
Il bello, però, arriva per la Camera dei deputati.
Perchè alle prossime elezioni, che potrebbero anche arrivare prima del 2013, il Pdl non è affatto certo di fare il pieno.
E, allora, oltre ad avere un Parlamento di nominati, meglio ci sia anche una Camera di prescelti.
Perchè si comincia con il rimettere mano alla grandezza dei collegi.
Come hanno sempre sostenuto i democristiani, non è la legge elettorale che fa la differenza, è come si disegnano i collegi che determina i punti di forza.
Il Pdl punta su circoscrizioni più piccole, dove siano necessari meno voti per essere eletti.
Le sorprese, ne siamo certi, non finiscono qui, ma il tenore dei temi portanti di questa riforma fanno capire quanto l’attuale classe politica di maggioranza sia lontana da un’idea di ritorno alle preferenze e quindi ad un sistema che restituisca il potere nelle mani del cittadino elettore.
Al momento, contro questa ennesima “porcata”, di gran lunga superiore al porcellum firmato da Calderoli in tempi meno sospetti di quelli attuali, si è scagliato solo Casini e nella parte che lo riguarda direttamente, ossia il premio di maggioranza su base nazionale al Senato fatto apposta per escludere lui, Fini e Rutelli.
Non una parola sulla questione della ridefinizione dei collegi alla Camera che rappresenta la vera, nuova porcata che Berlusconi vuole regalare all’Italia.
Eppure, se i numeri restano questi, il rischio che tutto venga approvato prima di elezioni anticipate è più che concreto.
L’accordo nella maggioranza è quello di far partire al Senato la riforma della legge elettorale (a cui verrà  associata la riforma dell’assetto Stato), mentre Montecitorio sarà  impegnata con la riforma della Giustizia di Alfano.
Subito dopo le elezioni amministrative, il Pdl partirà  a testa bassa per portare a casa il prima possibile tutte le leggi che interessano il premier e la sua maggioranza.
L’ennesima legge ad partitum che cercheranno di far approvare per non mollare il potere. Sarebbe divertente, in caso di sconfitta del centrodestra, vederli puoi ridotti ai minimi termini, grazie alle loro stessi leggi.
Ma nella loro delirante presunzione non si rendono neanche conto che i loro sporchi giochi sono finiti.

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E QUESTI SAREBBERO “POPOLARI” E “MODERATI”? COI GIORNI CONTATI, COI DEPUTATI COMPRATI E CON LA BAVA ALLA BOCCA

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

IL PARTITO DEGLI ACCATTONI DI VOTI, DELLA MACCHINA DEL FANGO, DELLA OCCUPAZIONE MILITARE DELLA TV, DELLE PROMESSE MANCATE, DELLE INFAMI ACCUSE ALLE ISTITUZIONI, DELLE LEGGI AD PERSONAM, TUTTO E’ ORMAI SALVO CHE “MODERATO”…E’ SOLO IL PARTITO DEI TRADITORI DELLA DESTRA ITALIANA

Ma davvero ci voleva il povero Roberto Lassini con i suoi manifesti eversivi, per svelare il vero volto del Pdl?
Non bastavano le parole del leader del predellino nonchè capo del governo Silvio Berlusconi, che il 6 aprile definiva “brigatisti” i giudici?
Non bastavano le decine di comizi deliranti in cui il fondatore del Popolo della libertà  ha mescolato le sue solite barzellette e le sue solite promesse ad altrettanto ridicole denunce di golpe nei suoi confronti?
E ancora, non bastava la macchina del fango mediatica con cui si è tentato di massacrare con ogni mezzo i “nemici del capo”, dal direttore dell’Avvenire al presidente della Camera?
Non bastava l’occupazione quasi militare della televisione pubblica, non bastavano i bavagli e le epurazioni, le leggi ad personam e le compravendite parlamentari?
Non bastavano i silenzi davanti alle provocazioni leghiste, da “spariamo agli immigrati” a “il 17 marzo non c’è nulla da festeggiare”?
Non ce n’era abbastanza per capire che il Popolo della libertà , dipinto dal suo fondatore come il “grande, grande, grande partito dei moderati”, di moderato non ha nulla?
E che quello che dovrebbe essere il riferimento italiano del popolarismo europeo farebbe rabbrividire De Gasperi e Adenauer?
Almeno Daniela Santanchè, in quest’ultima ipocrisia che ha visto la crocifissione di Lassini e — come al solito — l’impunità  per il vero responsabile, (un Cavaliere che ha addirittura detto “era meglio se Lassini rimaneva”), ha mantenuto la barra dritta: “Ci sono cose più gravi”, ha detto.
E così ha rivelato di essere lei la vera anima del Pdl.
È lei che ne esemplifica i valori e l’idea di politica.
Lei, che ha fatto una campagna elettorale da candidata premier (contro Berlusconi, ma questo è un dettaglio) con lo slogan “siamo un partito incazzato e con la bava alla bocca”.
Ecco, quel partito con la bava alla bocca c’è.
Non è una minoranza estremista, ma governa il paese.
È il Popolo della libertà .
Il partito meno moderato — assieme all’alleato padano — che sieda oggi in Parlamento.
È un dato di fatto.
E chi parla di “moderati” e di “popolarismo europeo” riferendosi a loro, al partito degli estremisti, della Santanchè e di Lassini, molto semplicemente parla del nulla.

(da “Il Futurista“)

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