Aprile 12th, 2011 Riccardo Fucile
SONO APPENA TRENTA I TUNISINI RIPORTATI IN PATRIA E LA NOTIZIA HA GIA’ SCATENATO LA RIVOLTA A LAMPEDUSA… LE LEGGE VIETA I RIMPATRI DI MASSA, TUNISI NON LI VUOLE, IL GOVERNO HA BLEFFATO COME SEMPRE E ORA CHI E’ ARRIVATO DOPO IL 5 APRILE VIENE SMISTATO NEI VARI CENTRI DEL CENTRO SUD, ALTRO CHE LO SPOT DEL RITORNO A CASA…E QUALCUNO A TORINO VIENE GIA’ LASCIATO LIBERO DI ANDARSENE A SPASSO
S’avvia il Piano dei rimpatri verso la Tunisia, ma è subito in salita. 
È bastato che trenta tunisini arrivassero sul suolo patrio per accorgersi che erano stati truffati: gli avevano detto che erano in trasferimento verso l’Italia, invece si sono ritrovati a casa loro, così hanno avvertito con i cellulari gli amici rimasti nel Centro di accoglienza di Lampedusa.
E lì è divampata immediatamente una rivolta.
Risultato: il Centro è parzialmente inagibile dopo che i tunisini presenti hanno dato fuoco a materassi e suppellettili, inoltre gli animi sono particolarmente accesi e quindi il ministero dell’Interno ha cambiato i suoi piani e ora i 1300 «ospiti» della struttura verranno trasferiti al più presto nei diversi Cie italiani.
I primi 500 dovrebbero essere imbarcati sulla nave Excelsior, che era a Lampedusa in rada da quattro giorni.
Ma siccome i Cie sono saturi un po’ dappertutto, ecco che molti tunisini di quelli che hanno diritto al permesso umanitario sono stati mandati via già ieri. A Torino ne hanno «liberati» circa 80 con un foglietto in mano, invitandoli a ripresentarsi tra cinque giorni.
Lo stesso accadrà in Toscana, dove i 483 migranti ospiti sono stati pregati di avere pazienza perchè ci vorrà qualche tempo prima di ricevere da Roma il permesso elettronico valido per sei mesi.
E intanto il flusso non s’interrompe. Un barcone con 300 persone a bordo, apparentemente profughi in fuga dalla Libia, è stato avvistato al largo della Sicilia.
Le cose sembravano finalmente mettersi bene, per il Viminale.
Ieri mattina alle 13 i primi trenta tunisini (di quelli approdati a Lampedusa dopo il 5 aprile (perchè tutti gli altri sono già stati trasferiti sul continente nei giorni scorsi) sono stati imbarcati su un charter, ciascuno accompagnato da due agenti.
Un’ora dopo su un altro charter salivano in oltre cento, settanta tunisini e il resto profughi scappati dalla Libia, ma per andare nel Cie di Crotone.
E ancora nel pomeriggio partiva un altro volo charter per la Puglia con a bordo quasi cento profughi e diciotto cittadini tunisini, per lo più donne e bambini a cui è stato riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare con parenti già da tempo in Italia.
Altri 328 immigrati erano stati smistati ieri mattina nelle strutture di accoglienza umbre dopo essere giunti all’alba nel porto di Civitavecchia. Cento sono arrivati a Bologna, ospiti della Cgil.
Così come sono rimaste chiuse le frontiere europee, però, se qualcuno al ministero dell’Interno pensava di poter rimandare indietro i 1300 tunisini che sono concentrati a Lampedusa senza passare per i Centri delle regioni e con una corsia veloce, il piano è saltato.
Oltretutto quelli che si sono ribellati non avrebbero diritto al permesso umanitario essendo sbarcati in Italia dopo il 5 aprile.
A rigore, dovrebbero essere tutti rimpatriati con procedure accelerate verso il loro Paese.
Quando finiranno nei Cie, a questo punto, andranno gestiti separatamente perchè per loro è previsto un trattamento differenziato e comunque rientreranno nelle regole della Bossi-Fini, vale a dire che potrebbero essere tenuti dentro per 180 giorni fino a saturazione di posti.
Dal Cie di Gradisca d’Isonzo intanto segnalano che tutti quelli che non hanno ottenuto il permesso di soggiorno umanitario, ancorchè tunisini, ma sbarcati in Italia a novembre e dicembre, non capiscono la differenza di trattamento e si stanno creando ulteriori tensioni.
Francesco Grignetti
(da “La Stampa“)
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Aprile 12th, 2011 Riccardo Fucile
CICCHITTO FA MARCARE STRETTO I DUBBIOSI E GLI SCONTENTI, STILATA UNA LISTA DEI PIU’ PERICOLOSI…UN VOTO CONTRARIO SU UN EMENDAMENTO FAREBBE SALTARE LEGGE E GOVERNO…OCCHI PUNTATI SUI DEPUTATI VICINO A SCAJOLA, MICCICHE’ E GLI EX AN, OLTRE AI RESPONSABILI…VOCI DANNO PER CERTA LA BOCCIATURA DELLA LEGGE DA PARTE DI NAPOLITANO
Gli staranno addosso.
Li placcheranno a uno a uno per “impedire a qualsiasi Pierino di turno” di fare “qualche sciocchezza” per mettere nei guai Berlusconi sul provvedimento che gli sta più a cuore, il processo breve.
La balcanizzazione del Pdl porta anche a questo, all’angoscia di cadere per un errore banale. O, peggio, per un avvertimento politico interno.
I colonnelli del Pdl fanno quadrato e blindano i deputati del partito per evitare che il fuoco amico affondi in un colpo solo l’impunità del Cavaliere a una incollatura dal traguardo.
Il rischio è concreto, qualcuno ha addirittura scomodato l’abusato fantasma del 25 luglio, tanto per far capire l’aria che tira.
Però la preoccupazione c’è.
Non ha quindi stupito se ieri, a poche ore dall’inizio della battaglia finale sul processo breve, ci sia stato chi, come Fabrizio Cicchitto, ha passato quasi l’intera giornata a scrivere ai deputati.
Raccomandando “coesione politica e attenzione fino a venerdì”.
Ma anche a stendere una mappa dettagliatissima della geografia del gruppo e delle nuove — o antiche — simpatie correntizie.
Monitorati i cinquanta di Scajola, le teste calde sicule vicine a Miccichè, gli ex An, gli ex Dc, la magnifica dozzina di Altero Matteoli e, poi, quelli che si stanno guardando intorno anche se hanno un cuore che batte per Alemanno. Il Cavaliere è stato perentorio; non vuole sorprese.
La sua preoccupazione, anche ieri con i suoi, era concentrata sul Quirinale e sull’insistenza delle voci che danno quasi per certo il rigetto della legge approvata in via definitiva da parte del capo dello Stato.
La tentazione di Berlusconi sarebbe quella di rispondere “colpo su colpo”.
“Se davvero ce la rimanda — avrebbe detto il Cavaliere — stavolta gli cambiamo una virgola e gliela rimandiamo così com’è. Non può continuare a fare il muro, a bocciare tutto…”.
Intanto, però, la legge va portata a casa.
E il campo della Camera è minato. Ma non certo per colpa del Pd.
Persino il massimo stratega del Nazareno sulle questioni procedurali e di regolamento , ammetteva ieri con candore di “aver finito i trucchi” e che di mettere in campo un “trappolone notturno”, come ipotizzava qualcuno dalle parti del Terzo Polo proprio non se ne poteva parlare.
Il problema dei berluscones è che sanno di avere il nemico dentro casa.
Si comincia oggi alle 15 e si andrà avanti fino a notte inoltrata.
Secondo i conti del presidente della Camera, tutto si dovrebbe chiudere alle 18 di mercoledì, voto in diretta tv.
Ma qualcuno ieri ha immaginato uno slittamento a giovedì mattina; 150 emendamenti, in fondo, non sono poi così pochi.
Lo sa anche Cicchitto, che teme per la tenuta della rete di protezione della maggioranza sulla lunga distanza temporale.
Dalla Lega non ci si aspettano sgambetti, mentre nel Pdl è tutta un’altra musica. Di lì la necessità di fare catenaccio.
Il timore del capogruppo Pdl è che la maggioranza possa andare sotto su un emendamento chiave all’articolo 3 del provvedimento, quello che contiene l’agognata prescrizione breve, stravolgendola e rendendo inutile l’ennesimo sforzo salva premier.
Se la legge venisse modificata dovrebbe tornare al Senato e quindi di nuovo alla Camera; in pratica, palla persa.
Non dovrà succedere.
Per questo, sempre ieri, Cicchitto avrebbe distribuito una serie di incarichi di marcatura ai più fidati; Lupi, Leone, Osvaldo Napoli, lo stesso Cicchitto con Jole Santelli e una sempre attenta Alessandra Mussolini avranno il compito di sorvegliare che tutto fili liscio.
“Sarà comunque un Vietnam”, minacciano dal Pd.
E il Pdl ha paura di trovarselo tutto solo dentro casa propria.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 12th, 2011 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIO ITALIANO DEI RIFUGIATI (CIR) SEGNALA L’ILLEGITTIMITA’ DEI PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO: OGNI IMMMIGRATO DEVE ESSERE TRATTATO COME UN CASO A SE’… L’EVENTUALE RESPINGIMENTO DEVE ESSERE CONSEGNATO A MANO CON UNA MOTIVAZIONE SCRITTA
Mentre il presidente del Consiglio e il suo ministro dell’Interno continuano a
domandarsi se sia ancora il caso di restare in Europa, dopo la decisione del vertice di Lussemburgo di respingere il piano sulla protezione temporanea dei rifugiati, c’è chi fa notare al govenro italiano che a Lampedusa è stata violata ripetutamente una legge dello Stato.
Con la scusa dell’emergenza, è stata bellamente disatteso il Regolamento di attuazione del “Testo Unico Immigrazione” del 1998, che porta la firma dell’onorevole Livia Turco e dall’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. A ricordarlo a tutti è Christopher Hen, direttore del Centro Italiano per i Rifugiati CIR.
Rispettate almeno la legge. E’ quanto afferma, in sostanza, il direttore del CIR, che ricorda come il Testo Unico sull’immigrazione, nonostante gli emendamenti della Bossi-Fini, contenga ancora l’esplicita prescrizione di verificare ogni singola situazione di richiesta d’asilo e che ogni eventuale respingimento deve essere consegnato di persona e motivato per iscritto. Dunque, i respingimenti di massa, così come sono avvenuti in questi ultimi giorni sono semplicemente illegittimi.
E a vietarli non è solo una legge dello Stato, ma anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
“Il Regolamento al Testo Unico Immigrazione – dice Hein – stabilisce infatti che l’atto di respingimento deve essere comunicato allo straniero mediante consegna nelle sue mani, o attraverso la notificazione del provvedimento scritto e motivato e, peraltro, deve indicare la possibilità di ricorso. Anche se la maggior parte dei tunisini possono essere migranti economici – ha aggiunto il direttore del CIR – non si può certamente escludere che tra di loro ci siano anche dei rifugiati. Quindi, bisogna in ogni modo individuare le persone e dare loro l’effettiva possibilità di chiedere asilo.”
Il Centro Italiano per i Rifugiati ha poi apprezzato l’applicazione della protezione temporanea per motivi umanitari in favore dei cittadini nordafricani arrivati in Italia, “un atto peraltro richiesto dallo stesso CIR già da due mesi ha dichiarato ancora Hein – Non è però accettabile che sia stabilita una rigida limitazione di tempo, facendo una distinzione del tutto artificiale tra chi è arrivato prima o dopo dell’entrata in vigore del decreto del governo. La protezione temporanea non è e non deve essere una sanatoria” – ha aggiunto Hein – “O esiste una rilevante esigenza umanitaria, e solo così secondo il Testo Unico Immigrazione si può applicare questa protezione, o non esiste. Ma certamente le esigenze umanitarie non possono cessare da un minuto all’altro, come il decreto vuole far credere. Dunque, chiediamo che vengano subito sospesi i respingimenti di massa, che in ogni modo siano rispettate scrupolosamente le norme vigenti”.
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Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile
ENNESIMA PROPOSTA DI LEGGE BIPARTISAN: “PIU’ SOLDI ALLA POLITICA”… PRIMO FIRMATARIO IL TESORIERE DEL PD, UGO SPOSETTI, MA HANNO GIA’ ADERITO 58 DEPUTATI DI TUTTI I PARTITI…SI PASSEREBBE DA 160 MILIONI DI EURO A 365 MILIONI
Rimborso elettorale a tutti i partiti che superano la soglia dell’1 per cento in qualsiasi
tipo di elezione, 185 milioni l’anno per le fondazioni culturali legate alle forze politiche.
Si parla molto di denaro nella proposta di legge che regolamenta la vita dei partiti presentata alla Camera da Ugo Sposetti, tesoriere dei Democratici di sinistra.
Sposetti, oggi deputato del Pd, è famoso per le sue polemiche, per aver ripianato il debito che fu del Pci-Pds, per non avere timore di sostenere, a dispetto dell’opinione corrente, che la montagna di soldi drenata dalla politica è ancora troppo piccola.
Sposetti ha messo al sicuro il prezioso patrimonio immobiliare che fu del movimento operaio italiano creando una cinquantina di fondazioni in tutta Italia.
Quella principale ha appena organizzato a Roma una mostra di grande successo per i 90 anni del Pci che diventerà itinerante.
Martedì, nella commissione Affari costituzionali di Montecitorio, comincia l’esame della legge scritta da Sposetti ma sottoscritta da 58 deputati bipartisan.
Quando si tratta di finanziamenti nessun partito si tira indietro.
L’obiettivo principale del provvedimento è attuare, 63 anni dopo, l’articolo 49 della Costituzione, che prevede la libera associazione in partiti.
Il testo dà forma giuridica alle forze politiche, ne tutela il simbolo, comprende l’obbligo di primarie per la formazione delle liste elettorali, stabilisce le regole di democrazia interna e offre una cornice alle fondazioni politico-culturali.
«I partiti possono esistere anche senza democrazia. Ma non esiste una democrazia senza partiti», dice Sposetti.
Da sempre allergico alle formule “leggere” e “liquide” come il Pd prima maniera.
Ma il punto destinato a creare polemiche è quello sui finanziamenti. Il tesoriere dei Ds si è ispirato al modello tedesco.
Lì partiti e fondazioni assorbono 467 milioni l’anno, con una popolazione di 81 milioni.
In Italia quindi (60 milioni di abitanti) ai 160 milioni annui di rimborsi elettorali si possono aggiungere 185 milioni per le associazioni culturali, sulla base anche dell’attività svolta.
Iniziative, corsi, formazione, messe a disposizione di organizzazioni radicate e solide.
Fanno 345 milioni di euro l’anno.
Una cifra enorme che Sposetti giustifica così: «Dire troppi soldi ai partiti significa tagliare i soldi ai partiti. E ci teniamo per altri 20 anni l’imprenditore miliardario Berlusconi».
Ma che vada ogni partito si mantiene i propri portaborse, insomma.
Ma questo non lo dicono.
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Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile
I 26 CANTONI VANNO OGGI ALLE URNE PER RINNOVARE PARLAMENTI ED ESECUTIVI LOCALI…IL PARTITO DI GIULIANO BIGNASCA SI PRESENTA CHIEDENDO DI RICACCIARE INDIETRO I FRONTALIERI PADANI… CHI VUOLE CACCIARE I TUNISINI, CHI I PADANI
Nord che vai, Lega che trovi.
E la Lega dei Ticinesi, omologo svizzero del Carroccio, non ammette sconti per i padani, “cugini” ma anche un po’ “terroni”.
Oggi i ventisei Cantoni elvetici andranno alle urne per rinnovare il parlamento e l’esecutivo locali, e il partito di Giuliano Bignasca, il pittoresco “Bossi di Lugano”, si presenta agli elettori con slogan che sembrano rubati al Senatur: “Via gli italiani dalla Svizzera”, per esempio.
Da settimane, nel mirino di Bignasca, e del suo rappresentante nel parlamento di Berna, Norman Gobbi, ci sono i 45 mila frontalieri, quegli italiani di Sondrio, Como, Varese e Verbania con un impiego nel Ticino, accusati di rubare il lavoro agli autoctoni e di costare decine di milioni l’anno in rimborsi di tasse diretti a Roma.
Così, mentre Bossi chiede di mandare “fà¶ra da i ball” i tunisini, non lontano da Gemonio c’è chi vorrebbe ricacciare indietro proprio i “padani”.
I malumori dei ticinesi risalgono a oltre trent’anni fa.
Era il 1974, quando un accordo bilaterale tra il governo svizzero e quello italiano regolava per la prima volta i cosiddetti “ristorni”, la percentuale di tasse, versate in Svizzera dai lavoratori italiani, che i tre cantoni di confine (Ticino, Grigioni e Vallone) da allora restituiscono a Roma perchè questa giri la somma a Comuni, Province e Comunità montane di frontiera.
Tocca poi agli enti locali destinare questo tesoretto ai servizi pubblici, dalla sanità ai trasporti.
Ora, contro la quota – il 38,8 per cento – dei ristorni fissata in quell’accordo lontano, si sono scagliati sia il leghista ticinese Gobbi, sia – a sorpresa – i moderati del Partito popolare democratico.
Segno che le istanze leghiste hanno fatto breccia anche al centro.
A marzo, il Ppd ha fatto approvare all’unanimità dal Gran Consiglio uscente un impegno affinchè il parlamento cantonale chieda a Berna di abbassare i ristorni al 12,5 per cento, equiparandoli a quelli destinati all’Austria, e di introdurre il principio di reciprocità : anche l’Italia, cioè, dovrebbe rimborsare parte delle tasse incassate dai frontalieri svizzeri (una pattuglia ben più esigua degli italiani).
La stessa proposta è stata presentata da Gobbi al parlamento centrale, ma, per ora, è stata bocciata dai vertici del Dipartimento delle finanze federali.
Il dibattito, però, è ormai aperto, e difficilmente sarà archiviato in breve.
Il che allarma gli amministratori italiani di frontiera.
Dice Mario Della Peruta, da trentadue anni sindaco di Cremenaga, 810 anime in provincia di Varese: “Qui otto abitanti su dieci lavorano in Svizzera. Dopo la soppressione dell’Ici sulla prima casa, il nostro bilancio si regge quasi esclusivamente sui ristorni: non possiamo permetterci di perdere quelle somme”.
Neanche Marco Zacchera, primo cittadino di Verbania e deputato Pdl, sottovaluta la questione.
Anzi, il parlamentare ha chiesto pochi giorni fa ai ministri Tremonti e Frattini di “avviare immediatamente contatti con i vertici della Confederazione elvetica per evitare che ciascun cantone si attivi in ordine sparso penalizzando ulteriormente i lavoratori italiani”.
Intanto, gli slogan e i manifesti anti-frontalieri, in Ticino, restano al livello di guardia.
La Lega è passata nel 2007 dal 16 al 25 per cento, diventando il secondo partito locale dietro al Partito liberale radicale.
E il leghista Marco Borradori è stato il candidato più votato di tutto il Cantone.
Ad alimentare l’astio contro gli italiani pensano, però, anche gli estremisti dell’Udc (niente a che vedere con i centristi italiani).
Di recente, il loro leader Pierre Rusconi, ideatore della campagna pubblicitaria che a ottobre raffigurava gli italiani come ratti, ha commentato uno studio dell’Istituto ricerche economiche (Ire) dell’Università svizzera, che dimostrerebbe come gli italiani non rubino il lavoro ai ticinesi, con queste parole: “Mi piacerebbe sapere quanti frontalieri lavorano all’Ire. Magari sono gli stessi che hanno fatto la statistica”.
Rusconi ha poi aggiunto che la piazza finanziaria ticinese starebbe diventando troppo “brianzola”.
Insomma, hai voglia a fare il leghista duro e puro: ci sarà sempre qualcuno più a nord di te…
Paolo Casicci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile
PERMESSI AGLI IMMIGRATI, LA RABBIA DEL POPOLO LEGHISTA: “VANNO PRESI A FUCILATE, VOGLIAMO SENTIRE GLI ZIP ZIP DEL PIOMBO”…. QUANDO LA MAGISTRATURA INTERVERRA’ PER IDENTIFICARE CHI COMMETTE UN REATO PREVISTO DAL CODICE PENALE?
Roberto Maroni riferisce alla Camera sull’accordo con la Tunisia e su Radio Padania scoppia la rabbia del popolo leghista.
Contro la linea del ministro dell’Interno, ritenuta “debole”, ma soprattutto contro Silvio Berlusconi.
“L’accordo con la Tunisia – dicono in coro – è una balla gigantesca”.
Le battute al veleno si sprecano. “Il nano è buonista, molliamolo”.
Oppure: “Berlusconi ci ha tradito. Pensa solo a Lampedusa, si è dimenticato di essere milanese”.
E ancora: “Berlusconi è bollito”.
Nel mirino degli ascoltatori di “L’aria che Tira”, il filo diretto condotto da Roberto Ortelli, c’è la decisione di concedere a chi fugge dal nord Africa un permesso di soggiorno temporaneo.
“Vanno presi a pallottole, come in Spagna – dice un militante leghista – Lì sì che si sentono gli zip zip del piombo. La sinistra non avrebbe obiezioni. E poi anche se le avesse, chi se ne frega”.
“Lega dove sei finita? Non ti riconosco più” si domanda nel forum sul sito un altro ascoltatore che si firma Insubriano.
Ce l’hanno tutti con la soluzione adottata da Maroni.
Teiko non nasconde la sua delusione. “Gli immigrati non vanno fuori dalle balle – dice – perchè gli altri paesi non riconoscono i permessi. Nessun clandestino sarà rimpatriato, neppure se dopo sei mesi si riuscirà a trovarlo: i magistrati vietano l’arresto”.
Senza contare – osserva un altro leghista inferocito – “che per rimpatriare
ventimila delinquenti ci vorrebbero quattrocento settimane, ossia sette anni e mezzo”.
Concetto ripetuto da Albino di Torino non ha dubbi: “Dopo sei mesi, stracceranno quei permessi e dovremo tenerceli sul gobbo”.
Luca da Varese propone di “tenere i profughi isolati in un punto lontano”.
Gigi da Milano giura di avere la soluzione: “Invadiamo di maiali Lampedusa. Così i musulmani scapperanno perchè la considereranno impura”.
Alberto da Brescia tira in ballo la vicenda della guardia giurata finita in carcere per aver sparato e ucciso due rapinatori in fuga.
Si sfoga così: “E abbiamo ancora il coraggio di sentirci italiani”?
Uno che sul forum si firma Antimarchionne è categorico: “Maroni si comporta come si sarebbe comportato D’Alema”.
Isolica, invece, suggerisce con ironia: “Per come stanno le cose, sarebbe più opportuno far attraccare le nostre navi sulle coste africane, caricare tutti quelli che passano di lì e portarli direttamente dalle nostre parti”.
Il Carroccio fa quadrato su Maroni, ma è innegabile un certo imbarazzo. “Siamo per il rispetto totale della legge e sulle stesse posizioni del ministro dell’Interno – assicura il governatore del Veneto Luca Zaia – I delinquenti, i clandestini e chi non ha motivo di lasciare il proprio paese e viene non rispettando la legge, va rispedito a casa”.
Ma l’europarlamentare Matteo Salvini ammette che “sull’operato di Berlusconi il malessere tra i leghisti è sempre più forte”.
Il sindaco di Verona Flavio Tosi si dice “preoccupato per l’ordine pubblico all’arrivo al nord degli immigrati provenienti da Lampedusa”.
Il senatore del Carroccio Paolo Franco arriva addirittura ad “invitare gli italiani a non recarsi in Francia per le vacanze” come forma di protesta per la decisione dei francesi di chiudere la frontiera.
Tocca a Claudio Morganti, eurodeputato leghista della Toscana definire “vergognoso addossare le colpe a Maroni”.
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Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
DAL VERTICE CON IL MINISTRO DEGLI INTERNI FRANCESE IL GOVERNO ITALIANO ESCE SOLO UN IMPEGNO COMUNE A PATTUGLIARE LE COSTE TUNISINE…IN COMPENSO ORA PURE MALTA CI ACCUSA DI ESSERE DEGLI IRRESPONSABILI E DI AVER VIOLATO LE NORME INTERNAZIONALI
«Per sollecitare la Ue a contrastare l’immigrazione clandestina abbiamo
concordemente deciso un pattugliamento comune sulle coste tunisine fra Italia e Francia per bloccare le partenze dalla Tunisia».
Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al termine dell’incontro bilaterale con l’omologo transalpino Claude Gueant, preceduto alla vigilia da dichiarazioni tutt’altro che concilianti tra i due Paesi.
Il governo francese aveva minacciato di rimandare in Italia tutti gli immigrati che valicheranno la frontiera in possesso del solo permesso temporaneo di soggiorno che le autorità italiane hanno deciso di rilasciare agli immigrati sbarcati nelle ultime settimane a seguito delle crisi nord-africane.
E Maroni aveva replicato spiegando che «mettere le truppe, come a Risiko, alla frontiera tra noi e la Francia è la cosa più sbagliata» e che c’è un solo modo per i francesi di impedire che i migranti circolino liberamente anche in territorio francese: «che la Francia esca da Schengen o sospenda il trattato». Dopo l’incontro milanese sembra invece profilarsi un clima di collaborazione, anche se sull’applicazione delle norme europee in materia di accoglienza le posizioni restano distanti.
La disputa maggiore era proprio sull’interpretazione del trattato di Schengen, che prevede la libera circolazione entro i confini dei Paesi che vi aderiscono. La Francia aveva fin dall’inizio sostenuto che il solo permesso di soggiorno temporaneo non sarebbe stato sufficiente e che i migranti avrebbero dovuto avere con sè quantomeno un passaporto valido e le risorse economiche necessarie al proprio sostentamento.
«I permessi temporanei di soggiorno rilasciati dal governo italiano – ha precisato Gueant al termine dell’incontro con Maroni – aprono la possibilità di libera circolazione ma nel rispetto dell’articolo 5 di Schengen, che prevede il possesso di risorse finanziarie e documenti».
Il ministro di Sarkozy ha poi sottolineato che «spetta ad ogni paese verificare queste condizioni».
Non è dunque passata la linea italiana che con i permessi temporanei riteneva di avere trovato la chiave per far sì che anche altre nazioni facessero la propria parte nell’accoglienza ai migranti.
Molti dei quali, tra l’altro, hanno dichiarato di essere sbarcati in Italia per questioni di vicinanza ma di essere in realtà interessati a raggiungere altri Paesi, in primis proprio la Francia, punto di riferimento naturale (a causa del suo passato coloniale) per tutte le popolazioni dell’area maghrebina.
Ma proprio per questo il governo di Sarkozy teme una vera e propria invasione e per questo ha stabilito ulteriori restrizioni per l’ingresso di stranieri sul proprio territorio.
Il vertice milanese di questa mattina si è limitato in realtà a ratificare un’intesa che era già stata trovata ieri. I termini della “pace” erano stati comunicati infatti in serata a Bruxelles.
Marcin Grabiec, ricordando come “le decisioni prese da un paese abbiano conseguenze anche sugli altri”. Grabiec, ha poi confermato che “la Commissione ha ricevuto ieri sera tardi la lettera del governo italiano e quella del governo francese”, nella quale vengono spiegate a Bruxelles le disposizioni prese dai due governi relativamente alla concessione dei permessi di soggiorno temporanei da parte dell’Italia agli immigrati tunisini ed alle condizioni poste dalla Francia, secondo gli accordi di Schengen, per permettere l’ingresso nel Paese.
Su questi punti, Grabiec ha ribadito che “avere un permesso di soggiorno temporaneo non garantisce automaticamente il diritto a viaggiare negli altri paesi”, essendo condizionato al rispetto di alcune condizioni previste dagli accordi di Schengen, elencate nella circolare diramata due giorni fa dal ministro dell’Interno francese, Claude Gueant.
Per l’Italia si apre però ora un nuovo fronte diplomatico con Malta.
Il ministro dell’Interno maltese, Carm Mifsud Bonnici, ha accusato infatti le autorità italiane di essere “irresponsabili” per essersi rifiutate di accogliere 171 migranti soccorsi in mare da una motovedetta maltese.
“Gli italiani hanno violato i loro obblighi giuridici e umanitari e l’atteggiamento è sbagliato quando si tratta di tali circostanze”, ha affermato Bonnici.
Secondo il ministro, le autorità italiane hanno negato il permesso per il trasporto dei migranti a Lampedusa che dista circa 13 miglia nautiche dal punto del soccorso in mare e quindi molto più vicina di Malta.
I migranti, per lo più eritrei e libici tra i quali tre bambini, erano partiti dalla Libia e sono stati soccorsi dalla motovedetta maltese dopo che le autorità italiane avevano dato l’allarme, ha aggiunto Bonnici.
Sulla questione immigrazione è intervenuto oggi anche il presidente della Camera Gianfranco Fini.
“E’ un paradosso – ha commentato – nello stesso momento in cui risulta evidente a tutti che l’Unione Europea deve avere politiche comuni, l’Unione Europea balbetta”.
“Le istituzioni europee – ha aggiunto – appaiono inadeguate rispetto alle sfide di oggi. Proprio oggi, che servono politiche comuni si hanno maggiori difficoltà “.
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Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
PER PASSARE TRE ORE A CUNEO (DALLA FIDANZATA?) HA USATO UN VOLO DI STATO…IL 19 GENNAIO VISITA LAMPO DEL MINISTRO CON UN AIRBUS 319CJ: I GRILLINI PRESENTANO UNA DENUNCIA PER ABUSO D’UFFICIO…IL MINISTRO SI GIUSTIFICA MOTIVANDO SOLO IL RITORNO CON L’URGENZA DI DOVER RIENTRARE A ROMA PER UNA RIUNIONE CHE PERO’ RISULTA INESISTENTE
Con tutte queste inutili leggi da semplificare (e magari da bruciare), rimane davvero
poco tempo per la vita privata.
Giusto, dunque, approfittare di ogni momento libero.
Questa volta, però, il ministro Roberto Calderoli, forse, ha un po’ esagerato: per passare tre ore a Cuneo – dove risiede la sua compagna Gianna Gancia, presidente della Provincia – la mattina del 19 gennaio 2011 ha usato un volo di Stato.
Questo è quanto sostiene Fabrizio Biolè, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle (nonchè cuneese doc) che ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica del capoluogo della Granda ipotizzando il reato di abuso d’ufficio: “So da fonte certa — racconta Biolè — che il mattino del 19 gennaio 2011 è atterrato all’aeroporto di Cuneo Levaldigi un Airbus 319 CJ dell’aeronautica Militare da cui è sceso il ministro Calderoli. L’aereo, poi, è ripartito per Roma dopo poche ore, per un conto totale di circa 20 mila euro a carico della collettività ”.
Ma che ci faceva Calderoli quella mattina a Cuneo?
Non si sa di preciso, e i malevoli hanno un’idea: che si sia trattato di un blitz (anche) a uso personale?
Di certo il velivolo fa parte della flotta di Stato di stanza a Ciampino a disposizione del Presidente della Repubblica (e dei suoi predecessori), dei presidenti del Consiglio, delle Camere e della Corte Costituzionale.
Quanto ai ministri, secondo la direttiva del presidente del Consiglio del 25 luglio 2008, l’utilizzo dei voli di Stato è limitato ai casi in cui sussistano “comprovate ed inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni” o non siano disponibili “altre modalità di trasporto compatibili con l’efficace svolgimento di dette funzioni”.
“Inderogabili esigenze” che, nel caso specifico, non sembrano particolarmente evidenti: “Sono stato a Levaldigi — dichiara Biolè — per avere informazioni sul volo di Stato in qualità di consigliere regionale, mi è stato risposto che il passeggero del volo in questione aveva una copertura di sicurezza ‘di terzo livello’ e dunque non ho ottenuto nessuna informazione ufficiale”.
Biolè non molla e denuncia pubblicamente il fatto, senza peraltro fare il nome di Calderoli, ma dicendo comunque abbastanza, dal momento che l’entourage del ministero sente immediatamente il bisogno di rispondere al consigliere grillino: “Hanno confermato il viaggio di Calderoli, ma solo per il viaggio di ritorno, che in un primo momento avrebbe dovuto partire da Linate per poi essere dirottato su Cuneo, motivandolo con un impegno ufficiale in Commissione Federalismo. Ma il 19 gennaio 2011, come si può facilmente verificare, non c’è traccia della seduta in nessun resoconto dei lavori parlamentari”.
Dal ministero sbuffano di aver già chiarito la questione: “Non c’è nulla da aggiungere — dichiara il portavoce di Calderoli — per noi la questione è chiusa”.
In effetti il ministro della Semplificazione, quel giorno, risulta aver relazionato alla commissione Bilancio della Camera le modifiche del governo al decreto sul fisco comunale.
Rimane il fatto che, pur avendo un impegno di tale importanza, Calderoli è corso a Cuneo per poche ore “costringendosi” così a viaggiare in volo di Stato per non mancare all’impegno romano.
Forse potrà spiegarlo direttamente al Parlamento visto che, su sollecitazione di Biolè, è stata presentata un’interrogazione in Commissione Affari Costituzionali, il cui primo firmatario è il deputato Emanuele Fiano.
Stefano Caselli e Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL NODO RESTA IL PERMESSO DI SOGGIORNO: IN REALTA’ NON CONSENTE AUTOMATICAMENTE LA LIBERA CIRCOLAZIONE NEI PAESI UE… BERLUSCONI TEME IL CROLLO DEI VOTI, NELLA LEGA DELLE CONTRADIZIONI CRESCE IL NERVOSISMO
“Sull’emergenza immigrazione ci giochiamo le amministrative, rischiamo di perdere anche il 5% dei voti”.
Silvio Berlusconi lancia l’allarme.
Italia e Francia sono di nuovo ai ferri corti.
Per Roma i permessi di soggiorno sono in grado di far circolare nel resto d’Europa i migranti sbarcati a Lampedusa. Per Parigi no.
Accuse e minacce sono ormai all’ordine del giorno, con il governo italiano che non riesce a risolvere l’emergenza immigrati. I
l premier allora si sfoga con i suoi fedelissimi. E in vista delle elezioni la Lega è ancora più spaventata. La partita si gioca tutta nei prossimi giorni.
Oggi alla prefettura di Milano il vertice tra il ministro degli Interni Maroni e il collega francese Gueant.
Lunedì il summit dei ministri dell’Unione europea a Lussemburgo. La strada è tutta in salita.
Da Bruxelles arrivano notizie sconfortanti: al momento non c’è una maggioranza in grado di sostenere la richiesta italiana di attivare la direttiva europea che imporrebbe a tutte le capitali di accogliere i migranti arrivati in Italia.
E sul contenzioso italo-francese la Ue non si sbilancia, limitandosi a dire che i permessi non consentono automaticamente la libera circolazione in Europa.
A questo punto il Cavaliere non ha più molte carte da giocare, se non quella delle minacce. Più o meno velate.
Chi ieri gli ha parlato spiega: “Se non troveremo un accordo con la Francia o un sostegno dagli altri governi europei faremo capire a tutti che non siamo più in grado di controllare le frontiere, non solo quelle con la Francia”.
Come dire, partirà l’esodo dei migranti anche verso Austria e Slovenia, da dove poi si riverseranno nel resto del continente.
Che la tensione sia alle stelle lo conferma il ministro degli Esteri Frattini: “Siamo convinti che i nostri permessi valgano per circolare in tutta Europa, al riguardo abbiamo anche un parere dell’avvocatura di Stato. Ma ormai la partita è politica”. Anche perchè, aggiunge, solo la Corte di giustizia Ue potrebbe dirimere la disputa, “ma i tempi sarebbero troppo lunghi”.
E così il governo trema.
Berlusconi e Maroni chiedono a Bossi di tenere a freno le esternazioni anti-immigrati dei leghisti, ansiosi di smarcarsi per non perdere voti ma in grado di mettere a repentaglio le trattative internazionali.
Trattative che sono partite ieri.
A Bruxelles la prima riunione tra gli ambasciatori Ue in vista del vertice dei ministri degli Interni di lunedì. Qualche risultato l’Italia lo porterà a casa. I governi chiederanno a Bruxelles di dare a Roma nuovi fondi per gestire l’emergenza e di farsi sentire nei negoziati con i paesi di origine e di transito dei migranti, promettendo aiuti in cambio di chiusura delle frontiere, rimpatri e lotta ai trafficanti di esseri umani.
Ma i guai inizieranno quando si chiederà di ripartire gli immigrati tra i 27 paesi Ue.
L’attivazione della solidarietà è stata chiesta 10 giorni fa da Malta e solo ieri dall’Italia con una lettera ufficiale alla Commissione Ue.
Ma oltre a Spagna e Grecia non sono in molti a sostenere il governo italiano (la decisione passa a maggioranza qualificata).
Con i nordici, guidati dai francesi, decisamente contrari.
Oltretutto l’eventuale solidarietà varrebbe solo per i rifugiati e non per gli “immigrati economici”, come i tunisini sbarcati a Lampedusa.
L’Italia chiederà di estendere l’accoglienza anche a loro, spiegano dalla Farnesina, ma sarà difficile.
Frattini avverte: “I governi che voteranno contro se ne dovranno assumere la responsabilità “.
Di fronte alle rispettive opinioni pubbliche (in questi giorni bombardate dalle immagini delle tragedie nel Canale di Sicilia, fa notare un europarlamentare italiano).
E sulle possibili fughe di massa dall’Italia.
Ma la tensione a Roma resta alta.
Ieri al consiglio dei ministri in molti si sono scagliati contro la Francia. Poi il dibattito è stato troncato da una telefonata del capogruppo pdl Cicchitto: ha chiesto Berlusconi di spedire i ministri alla Camera per dare manforte sulla prescrizione breve.
Assorto nei problemi sulla giustizia, Berlusconi resta comunque convinto di poter chiudere la partita nel vertice con Sarkozy del 26 aprile.
Ma potrebbe rivelarsi una speranza vana, visto che anche Sarkò sull’immigrazione si gioca l’Eliseo.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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