Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA DECISIONE ITALIANA DI CONCEDERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO, IL GOVERNO FRANCESE INVIA UNA CIRCOLARE ALLE PREFETTURE CON LE ISTRUZIONI IN CINQUE MOSSE PER LIMITARE L’IMPATTO DEGLI ARRIVI
I permessi temporanei garantiti dal governo italiano ai tunisini già sbarcati a Lampedusa, che potrebbero così entrare liberamente in Francia, provocano la reazione di Parigi.
Il ministro dell’Interno, Claude Guèant, ha emanato una circolare destinata a tutti i prefetti che chiarisce la condotta da tenere quando gli immigrati si presenteranno con il loro documento provvisorio rilasciato dall’Italia.
L’obiettivo è evitare che il permesso temporaneo sia giudicato sufficiente per restare sul territorio francese.
Ecco allora le cinque condizioni che devono essere soddisfatte perchè un immigrato entrato in Europa da Lampedusa possa rimanere in Francia.
«I cittadini di Paesi terzi in possesso di un documento di soggiorno rilasciato da uno Stato membro non possono essere considerati in situazione regolare, a meno che non soddisfino le cinque condizioni seguenti, da verificare in questo ordine:
1) Essere minuti di un documento di viaggio in corso di validità (passaporto) riconosciuto dalla Francia
2) Essere in possesso di un documento di soggiorno in corso di validit�
3) Poter dimostrare di avere risorse economiche sufficienti (62 euro al giorno a persona, 31 euro se dispongono già di un alloggio)
4) Non costituire una minaccia per l’ordine pubblico
5) Non essere entrati in Francia da più di tre mesi.
Il governo francese spera così di continuare nell’opera di respingimento dei tunisini giunti alla frontiera con l’Italia, e di fermare il più possibile l’afflusso in Francia, che resta la meta principale di chi cerca di sbarcare in Italia.
Secondo le cifre ufficiali, sui 2500 clandestini controllati in Francia, soprattutto nella zona vicino al confine con Ventimiglia, dall’inizio dell’emergenza, circa la metà sono stati rinviati in Italia.
Il ministro Claude Gueant, indica “la condotta da mantenere” quando questi stranieri si presenteranno in Francia con il loro titolo di “soggiorno provvisorio” concesso dall’Italia.
Fra l’altro si precisa che – oltre “ad essere in possesso di un titolo di soggiorno valido emesso da uno stato membro della convenzione di schengen” – gli interessati dovranno avere un “passaporto nazionale valido” ma anche “essere in grado di giustificare lo scopo e le condizioni del loro soggiorno in Francia”.
In pratica una interpretazione rigidissima delle limitazioni alla libera circolazione previste dal trattato europeo di Schengen.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, emergenza, governo, Immigrazione, LegaNord, PdL, Politica, povertà, radici e valori, Sarkozy | Commenta »
Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA SPERANZA DI PDL E LEGA E’ CHE, CON IL PERMESSO TEMPORANEO, GLI ATTUALI CENTRI SI SVUOTINO E CHE POSSANO ESSERE USATI PER I NUOVI ARRIVI…IL GOVERNO SOTTO IL PERENNE RICATTO LEGHISTA PENALIZZA IL CENTROSUD PER NON URTARE I FIGHETTI PADANI
Neppure una strage del mare riesce ad avere ragione del cinismo di chi coltiva e alimenta la differenza delle “due Italie”.
L’ennesimo trucco, la rinnovata ipocrisia che divide il Paese tra la solidarietà e la compassione delle sole parole (quella dei governatori di centro-destra del Nord) e la solidarietà dei fatti, dei centri di accoglienza e delle tendopoli alzate ovunque nel Centro e nel Mezzogiorno, tornano infatti a manifestarsi.
Due sere fa Enrico Rossi, governatore della Toscana, lascia Palazzo Chigi e la quarta “cabina di regia” Stato-Regioni convocata per «l’emergenza profughi».
Rossi smaschera l’uno (il trucco) e l’altra (l’ipocrisia) con la lucidità di chi ha dato sin qui una lezione di umanità , solidarietà ed efficienza al Paese con il suo modello di accoglienza diffuso.
Dice: «Voglio che da oggi sia chiara una cosa. Che la Toscana non accoglierà altri profughi fino a quando non vedrà che anche le altre Regioni italiane si fanno carico di allestire strutture di accoglienza. Un giro di giostra tocca a tutti. Non è possibile che in questo Paese esistano già due Repubbliche. È evidente che la Lega è nell’angolo. Ma del resto raccoglie oggi quel che ha seminato in questi anni con la sua cultura della paura».
Le parole di Rossi fotografano uno stato d’animo comune al governatore della Puglia (Vendola), dell’Emilia (Errani), della Sicilia (Lombardo), della Basilicata (De Filippo), del sindaco di Torino (Chiamparino).
E, formalmente, trovano la «comprensione» di Palazzo Chigi e del Viminale che siglano un nuovo accordo con le 20 Regioni, in cui si ribadisce «l’impegno alla condivisione dell’emergenza profughi sull’intero territorio nazionale», per un piano complessivo di accoglienza di 50 mila migranti.
Ma è appunto nell’uso del termine “profughi” e nel dettaglio del percorso che il Governo e il Viminale immaginano di qui ai prossimi giorni che si nasconde l’ennesimo rinvio della solidarietà delle Regioni del Nord leghista.
Per quanto ne riferiscono fonti qualificate presenti alla riunione della “cabina di regia”, il quadro che il ministro dell’Interno Roberto Maroni sottopone a governatori e sindaci suona infatti così.
Primo: l’accordo con Tunisi consentirà di respingere alle nostre frontiere i profughi che vi sbarcheranno da venerdì in avanti, considerandoli tutti e senza distinzione “clandestini”.
Secondo: gli oltre 22 mila tunisini già sbarcati godranno di un permesso di soggiorno temporaneo che gli consentirà di raggiungere altri Paesi dell’area Schengen.
Dunque – ragiona il ministro e con lui Berlusconi – le tendopoli si svuoteranno non appena arriveranno i permessi di soggiorno e il problema si porrà , di lì in avanti, «solo per i profughi che arriveranno dalla Libia».
Al momento – dice Maroni – sono 2.600. Un numero esiguo, e dunque fronteggiabile. Anche perchè – aggiunge – se è vero che «tutto fa pensare che il loro numero possa crescere nelle prossime settimane», è altrettanto vero che «la capienza degli attuali centri di accoglienza è in grado di ospitarne, al momento, fino a 7 mila».
Insomma, il problema di trovare nuovi centri al nord per i futuri profughi si porrà solo se quella soglia di 7 mila dovesse essere superata.
Ma – scommette Maroni e con lui la Lega – sarà un problema rinviabile.
Anche perchè, per quel giorno, i profughi tunisini, con il permesso di soggiorno in tasca, avranno ragionevolmente abbandonato le tendopoli e i centri di accoglienza del Centro e del Sud che oggi abitano.
E che potranno così aprirsi ai «libici», i nuovi ospiti.
Un gioco sporco delle tre carte, che potrebbe rivelarsi inutile se gli altri Paesi europei non permetteranno l’ingresso dei tunisini, bloccandoli di fatto in Italia.
A quel punto il tentativo di scaricare tutti gli immigrati sul centro sud si rivelerà vano.
Così come se dovesse aumentare il flusso dalla Libia.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, emergenza, governo, Immigrazione, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile
QUESTI I COMMENTI DI NUMEROSI LETTORI DE “IL GIORNALE”: “PECCATO IN TROPPI SONO RIMASTI VIVI”… “48 SUPERSTITI? TROPPI. LA PROSSIMA VOLTA BISOGNA FARE MEGLIO”… “SPERIAMO NON SE NE TROVINO ALTRI IN VITA”… NEL REGNO DELLO STERCO VINCE L’IDEOLOGIA DEL CULO FLACCIDO
I lettori del Giornale si augurano più morti.
Un contenitore di no, di “crepassero”, di “non ne possiamo più”.
“Speriamo non se ne trovino altri in vita”, si leggeva nei commenti sul sito del Giornale di famiglia.
Senza contare che è andata in scena una vera e propria tragedia del mare e di vite che adesso non ci sono più, tra dispersi e morti certificati, inghiottiti dal mare.
Ma quel pubblico di quel quotidiano invoca altra tragedia, altro sangue, altre morti.
“Peccato, troppi sono vivi”, oppure, “si è ribaltato un barcone……e chi se ne frega!!! Dovrebbero ribaltarsi tutti i barconi che vengono sulle nostre coste, così avremmo finito di fare patti con i paesi nord africani che poi non rispettano, senza bisogno di sborsare un’Euro”.
“Se facessimo come Malta , e puntassimo contro i loro barconi i cannoni , vuoi vedere che andrebbe la Boccassini a riprenderli !!” .
Passando per il “non me ne frega nulla, se fossero restati al paesello, sarebbero vivi.”
Ma non è finita: “Voglio dare un’applauso al mare e al vento che sono i veri italiani. Però 48 superstiti. Troppi. Bisogna fare meglio la prossima volta se tentano ancora”.
“Sono veramente demoralizzato per il numero così alto di superstiti. Speriamo non se ne trovino altri in vita”.
Un elenco di frasi, pardon, di non pensieri.
Che, verrebbe da pensare con malignità , avrebbero potuto trovare ospitalità solo lì.
La direzione, alla fine, li ha cancellati.
Il berlusconismo e il leghismo, ormai è chiaro, non hanno nulla da spartire con la destra, il conservatorismo, per non parlare del liberismo, rappresentano solo un tumore maligno.
In questi soggetti sono saltati tutti i freni inibitori, siamo già dalle parti della patologia mentale conclamata.
Una patologia di gruppo, una malattia di popolo che sempre prospera e dilaga come una pandemia sotto determinate condizioni politiche.
Perchè infatti, ogni volta che un popolo si sente libero di esternare i peggiori sentimenti rettiliani di odio, razzismo ed insensibilità che sfociano inevitabilmente della sociopatia da mancanza di empatia, senza provarne vergogna, è perchè c’è una classe dirigente che gli permette di farlo.
Che gli concede il brivido blu di essere carogna e delinquente come lei.
Quando il razzismo viene istituzionalizzato esso non è più un valore negativo ma positivo ed anche chi non era razzista lo diventa.
Nel regno dello sterco dove solo il denaro e la fascinazione per il crimine sono valori, vige l’ideologia del Mio Culo .
Al Mio Culo, quindi anche al tuo che mi hai votato, tutto è permesso, anche ciò che fino a ieri era vietato perchè non esiste più legge, non esiste più etica, nè Stato, nè giustizia.
Il grande Culo Flaccido ti permette finalmente di essere carogna come hai sempre sognato.
Di venire fuori in tutta la tua cattiveria.
Niente da meravigliarsi quindi che questo popolo malato che non sappia più immedesimarsi in un disgraziato che muore affogato e ammiri tanto il vecchio trombaminorenni.
Forse avrà qualcosa da ridire sul fatto che le minorenni in oggetto siano straniere e magari clandestine, ma per il resto è tutto ok.
Anche la pedofilia è sdoganata, “tutto è lecito a casa propria”.
Tutto è ammesso: anche che, mentre dei poveri bambini muoiano annegati per rincorrere il sogno di una vita decente, dei pendagli da forca continuino a vivere la loro esistenza di luridi vermi.
Senza offesa per i vermi.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, criminalità, denuncia, governo, Immigrazione, Politica, povertà, radici e valori | 4 commenti presenti »
Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER VUOLE SCAPOLARE TUTTI I PROCESSI E STRINGE I TEMPI: RIPRESA LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA MENTRE SI PARLA DI VOTO DI FIDUCIA….MA NAPOLITANO POTREBBE NON FIRMARE
Alla Camera il processo breve, al Senato il processo lunghissimo. 
In aula a Montecitorio i lavori sono proseguiti fino a mezzanotte nel tentativo di “sfrondare” gli oltre duecento emendamenti presentati alla legge che accorcia i termini della prescrizione (e cancella il procedimento Mills che vede imputato il premier).
Intanto a Palazzo Madama, la commissione Giustizia ha approvato un emendamento presentato dal Pdl che allunga senza limiti il processo consentendo alla difesa di presentare infiniti elenchi di testimoni.
Dando così la possibilità alla difesa di portare il procedimento fino all’inevitabile prescrizione.
Ma non è tutto.
L’emendamento prevede che una sentenza passata in giudicato non potrà più considerarsi prova definitiva per il processo.
Quindi in quello Mills la condanna a carico dell’avvocato corrotto non può essere usata come prova a carico del premier imputato.
La strada al Senato sembra in discesa.
Ma gli occhi sono puntati su Montecitorio dove oggi è in corso la terza giornata consecutiva di battaglia per arrivare ad approvare il processo breve con il combinato disposto della prescrizione breve per gli incensurati.
I tempi sono contingentati, è probabile che il voto definitivo possa slittare a martedì prossimo ma si saprà solo oggi pomeriggio.
Silvio Berlusconi ha infatti convocato un Consiglio dei ministri di poco più di un’ora: dalle 13.30 alle 15, così da permettere ai ministri di essere presenti in aula a dare battaglia su ogni singolo emendamento.
Anche perchè, come mostrato chiaramente martedì sul conflitto di attribuzione, tutti i componenti dell’esecutivo sono indispensabili al momento del voto: i 330 deputati di cui parla il Cavaliere sono ancora un traguardo lontano.
E l’opposizione conferma di voler proseguire l’ostruzionismo attuato negli ultimi giorni.
L’azione congiunta della maggioranza nei due rami del Parlamento (processo breve alla Camera e lungo al Senato) è “chiaramente ad personam e va contrastata politicamente con ogni mezzo”, annuncia Roberto Rao, capogruppo Udc in commissione giustizia.
“La pessima novità di giornata è rappresentata dall’emendamento Mugnai che è stato inserito all’ultimo momento al Senato nel provvedimento fortemente voluto dalla Lega e dalla collega Lussana sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. Chiedo alla Lega se è complice o vittima di questa strategia, fortemente criticata anche dal Csm, che per cercare di risolvere i problemi di Berlusconi finirà per negare la possibilità di ottenere giustizia a decine di migliaia di cittadini a causa della prescrizione”.
Anche Idv e Pd hanno garantito ostruzionismo: “Useremo ogni virgola del regolamento per fermare le leggi ad personam”.
Visti da Palazzo Grazioli, i lavori dell’aula si annunciano complessi.
E se ieri Berlusconi non si è presentato a Montecitorio, oggi potrebbe vedersi costretto a mostrarsi ai suoi. Ma dopo le tre. Dopo il consiglio dei ministri, che durerà il tempo di una decisione: porre la fiducia o no sul passaggio in aula del processo breve.
Anche a costo di sfidare Giorgio Napolitano.
ll Capo dello Stato è più volte intervenuto nelle ultime settimane, ma il premier non sembra preoccuparsene.
O, almeno, non quanto dei tribunali italiani.
Ma quando ieri il Presidente della Repubblica da L’Aquila dichiara che per fermare il processo breve “faccio quello che posso” e il Csm bolla il testo della norma come “amnistia sostanziale”, il Cavaliere è costretto a chiamare a raccolta i suoi, Ghedini e Alfano in testa, per chiedere di blindare la legge a prova di Quirinale.
Perchè poi Napolitano la legge deve firmarla.
E potrebbe tenerla ferma un mese. Così i tempi si allungherebbero e il processo Mills ha udienze fissate fino a luglio e c’è il rischio che possa arrivare a sentenza.
«Non preoccuparti, presidente, la prescrizione non rischia, Napolitano firmerà » cercano di tranquillarlo i fedelissimi.
L’ombra però resta, pur esorcizzata.
Tant’è che, nel giro stretto del premier, c’è chi fornisce una lettura inedita dell’improvviso rispuntare del processo lungo.
La vulgata sostiene che prescrizione breve e processo lungo «si terrebbero». Si accorcia la prima e con il secondo si rende il dibattimento incontenibile fino a “morire” di prescrizione.
Ma chi parla con Alfano e Ghedini la legge diversamente. Consiglia di riflettete su cosa succederebbe se Napolitano dovesse frenare sul testo della prescrizione breve.
È accaduto per il processo breve perchè avrebbe chiuso all’improvviso centinaia di processi, può rifarlo adesso.
Potrebbe chiedere che non si applichi ai processi in corso, anche se per la natura della norma sarebbe impossibile.
L’unica via d’uscita per raggiungere ugualmente la fine del dibattimento Mills, che può far condannare Berlusconi per il reato di corruzione, sarebbe quella di allungare il processo e farlo arrivare alla prescrizione “naturalmente”. L’emendamento Mugnai del Senato serve a questo, la difesa può citare tutti i testi che vuole e produrre le prove che vuole, il giudice “deve” accettare, il pm non può introdurre i risultati di un altro processo ormai confermato nel suo esito dalla Cassazione.
A pennello per il caso Mills.
La farsa continua.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Aprile 7th, 2011 Riccardo Fucile
E’ UNA SANATORIA MASCHERATA, UN “LIBERI TUTTI”: I PERMESSI DI SOGGIORNO TEMPORANEI NON VALGONO NELLA UE, A MENO DI FUTURI ACCORDI BILATERALI TRA I PAESI MEMBRI…IN PRATICA NESSUNO POTRA’ RAGGIUNGERE LA FRANCIA O LA GERMANIA COME VORREBBERO MOLTI TUNISINI… ALLA FINE NON SERVIRANNO NEANCHE LE TENDOPOLI: FALLIMENTO LEGHISTA
Una sanatoria mascherata. 
Un lasciapassare per il territorio nazionale, che varrà poco alle frontiere di Schengen.
Eccolo il giallo del permesso di soggiorno temporaneo: pensato per aprire a oltre 23mila immigrati le porte dell’Europa, potrebbe rivelarsi carta straccia fuori dall’Italia.
Così, a meno di futuri accordi bilaterali o interventi europei, la scelta del governo rischia di tradursi solo in un nuova regolarizzazione.
Quanto all’accordo con Tunisi, Umberto Bossi sbotta: «Siamo costretti a fidarci della Tunisia».
Il decreto sui permessi temporanei dovrebbe essere firmato oggi e accordato ai 23mila immigrati (non solo tunisini) arrivati in Italia dal primo gennaio scorso al 7 aprile, ad esclusione di chi ha precedenti penali o procedimenti d’espulsione alle spalle.
Il ministro dell’Interno ha assicurato ieri ai governatori delle Regioni che i permessi (che saranno elettronici) varranno in tutta l’area Schengen per tre mesi, aggiungendo che lunedì illustrerà il decreto a Bruxelles e chiederà l’applicazione della direttiva 55 del 2001.
La solita balla fel governo.
«Il permesso – confida una fonte qualificata del Viminale – è in verità solo un lasciapassare per l’Italia. Consentirà di liberare le tendopoli, senza assistere ancora a fughe di massa, ma non sarà valido per l’espatrio».
Insomma, in vista del vertice Berlusconi-Sarkozy del 26 aprile, «la concessione del permesso potrebbe servire come strumento di pressione per un accordo bilaterale».
L’articolo 20 della Bossi-Fini prevede «misure di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie».
È una norma in bianco: la durata del permesso è decisa discrezionalmente dal Governo.
«Alla scadenza – spiega Marco Paggi dell’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione – l’immigrato torna in situazione di irregolarità , ma il Governo può decidere di prorogarlo o convertirlo in un permesso di lavoro».
Il permesso permetterebbe la libera circolazione solo sul territorio nazionale: «A meno di accordi bilaterali o decisioni del Consiglio europeo, il documento non dovrebbe essere valido per l’espatrio».
Gli stessi francesi non nascondono i loro dubbi, visto che – come scrive il quotidiano Le Monde – «vogliono esaminare la conformità al codice Schengen» del permesso temporaneo.
Ma è dal fronte europeo che potrebbe arrivare la soluzione: la commissaria agli affari Interni, Cecila Malmstrom, si dice pronta a proporre la direttiva 55 del 2001.
Per attivare questo meccanismo di protezione – che viene concesso agli «sfollati provenienti da Paesi terzi» e che consente loro di circolare tra Stati membri – è necessario che la Commissione presenti la proposta al Consiglio Ue, che deve poi approvarla a maggioranza qualificata.
Una maggioranza che in questo momento, a quanto sostengono fonti della Commissione, non c’è.
E mentre l’Europarlamento chiede anche una procedura unica di permesso di soggiorno per i rifugiati in tutti gli Stati; il leader della Lega, Umberto Bossi, torna sulle promesse strappate a Tunisi da Maroni: «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola».
Poche ore fa il ministro Maroni non ha avuto migliore fortuna alla Camera: aveva appena finito il suo intervento quando Pierfelice Zazzera, deputato dell’Idv, espone un cartello con la scritta «Maroni assassino”.
E si scatena la solita bagarre.
argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, Immigrazione, LegaNord, Parlamento, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »
Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
GLI IMPRENDITORI VENETI FRENANO LA DEMAGOGIA LEGHISTA: “ATTENZIONE ALLE CAMPAGNE MEDIATICHE CONTRO GLI STRANIERI, CI VUOLE ACCOGLIENZA”…IL SISTEMA ECONOMICO LOCALE VIVE SULLE BRACCIA EXTRACOMUNITARIE: 20 MILIARDI DI EXPORT L’ANNO E IL 20% DELLA MANODOPERA E’ STRANIERA… “QUA LA CONVIVENZA E’ TRANQUILLA, BASTA SOFFIARE SUL FUOCO”
«Svuotare la vasca», sibila Umberto Bossi. 
«Il problema immigrazione va risolto alla radice, ma intanto dobbiamo farci carico delle esigenze umanitarie…», aiutando chi fugge da Lampedusa, rispondono i presidenti di Confindustria Treviso e Vicenza, la vandea della Lega.
«Ognuno deve fare la propria parte, anche Treviso», precisa Alessandro Vardanega, leader degli imprenditori della Marca.
«Non si può semplicemente rilevare il problema e poi dire ma tanto si arrangeranno alcune aree del Paese».
«E’ doveroso, nell’emergenza, che ciascuno faccia il proprio dovere», rincara il collega vicentino, Roberto Zuccato.
«Vale per il governo nazionale che deve approntare un piano per gestire la situazione nel rispetto dei diritti umani, per le regioni che hanno il dovere di accogliere i rifugiati che il governo destinerà al loro territorio, e per l’Ue che non può pensare che gli sbarchi siano un problema solo italiano».
Peraltro, «abbiamo già dimostrato di essere un Paese in grado di gestire situazioni complesse, con il giusto equilibrio tra solidarietà e fermezza…».
Insomma, dopo l’appello del vescovo trevigiano Gianfranco Agostino Gardin – «noi cristiani non possiamo dire mandiamoli via ed è tutto risolto» -, anche gli imprenditori locali, tradizionale riserva forzaleghista, battono un colpo. Vicenza e Trieste sono le due grandi province manifatturiere venete dov’è più densa l’immigrazione.
Nella Marca il Carroccio spopola: alle scorse Regionali ha preso il 48,5% dei consensi stracciando il Pdl (15,5%).
Idem nel Vicentino: 38,1% contro il 25,2% dei berluscones.
«Maroni fa il ministro, ma qui la Lega non ci sta…», tuona da giorni il bossiano Giampaolo Gobbo.
Eppure nessuno dei padroncini si sogna di cacciare coi forconi l’orda che potrebbe salire dal Maghreb, anzi. «Attenzione alle campagne mediatiche anti stranieri», spiegano dalle stanze confindustriali.
Il sistema economico trevigian-vicentino vive da tempo sulle braccia extracomunitarie.
Insieme fanno 20 miliardi di export l’anno e più del 20% degli addetti industriali è straniero.
Non a caso le due province leghiste, al netto degli slogan alla Gentilini, sottopelle sono campioni di integrazione. Il lavoro è da sempre un passepartout potentissimo.
A certificarlo, i rapporti Caritas-Migrantes.
Nel Vicentino ci sono 93 mila stranieri residenti (10,8% della popolazione) e il 23,6% dei nati 2009 è figlio di genitori stranieri.
Nel Trevigiano gli extracomunitari sono 96 mila (11% del totale), di cui 16 mila nati in provincia.
«La convivenza è tranquilla, sarebbe sbagliato soffiare sul fuoco anche per la ripresa economica», ragiona Gigi Copiello, segretario uscente della Cisl vicentina.
Questa è l’altra ragione della fronda confindustriale alla propaganda leghista che vorrebbe ricacciare i profughi in Nordafrica.
«Dopo aver pagato la prima fase della crisi con il crollo delle assunzioni (-10,3%) e 10.500 posti di lavoro stranieri bruciati nel saldo 2008/2009, nel 2010 la percentuale è tornata positiva», spiega Bruno Anastasia di Veneto Lavoro.
«A trainare la piccola ripartenza occupazionale sono proprio Vicenza e Treviso (rispettivamente +12 e +9% sul 2009), riducendo di 3 mila unità i disoccupati extracomunitari nell’industria».
Per questo gli imprenditori locali frenano la demagogia padana.
Ne va della ripresa.
Tanto più nella terra del leghismo di governo.
Marco Alfieri
(da “La Stampa“)
argomento: Bossi, denuncia, economia, governo, Immigrazione, Lavoro, LegaNord, Politica, radici e valori | Commenta »
Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARONI: “NON C’ERANO ALTERNATIVE”….LA TELEFONATA A BERLUSCONI: “O INTERVIENI O LASCIO”…NON C’E’ NEANCHE UN ACCORDO SCRITTO, SOLO UN PROCESSO VERBALE, NULLA DI REALMENTE VINCOLANTE… E I PERMESSI DI SOGGIORNO SONO RINNOVABILI
Adesso comincia la parte più difficile.
Perchè l’estenuante negoziato condotto ieri ha mostrato in maniera netta che nessun affidamento si può fare sul governo tunisino.
E, dunque, il decreto che sarà firmato questa mattina dal presidente del Consiglio per il rilascio del permesso temporaneo a fini umanitari a tutti i tunisini già approdati in Italia rimane l’unica strada per «svuotare la vasca», come chiede Umberto Bossi.
E per evitare, almeno per il momento, la creazione di nuove tendopoli al Nord.
«Non c’erano altre alternative», ripete il ministro dell’Interno Roberto Maroni al termine di una giornata trascorsa a tentare di convincere il collega tunisino Habib Essid a collaborare per fermare il flusso dei migranti.
E in questo modo spera di indurre anche la Lega ad allentare quella presa che sta mettendo in seria difficoltà la tenuta dell’esecutivo.
Lo sa bene Maroni che entro qualche ora la Tunisia potrebbe fare marcia indietro pure rispetto a quel poco che è stato concesso.
Anche perchè la firma non è stata messa in calce a un «bilaterale», ma a un «processo verbale» e basta questo a comprendere che è la stessa natura del patto a renderlo soggetto a possibili e numerose modifiche.
Ma soprattutto perchè nel testo non c’è alcun piano concreto che riguardi quegli 800 rimpatri promessi.
Se ne parla, però le date e le modalità dei voli che dall’Italia dovranno riportare a casa chi è arrivato a Lampedusa non sono state ancora fissate.
E dunque è possibile che le autorità locali comunichino di aver bisogno di altro tempo per pianificare quanto hanno assicurato di voler fare.
Nulla è stato definito neppure sui rimpatri di chi arriverà nel nostro Paese a partire da oggi, sebbene se ne faccia riferimento in uno degli articoli dell’intesa.
Ed è proprio per questi motivi che il titolare del Viminale ha preteso il via libera del premier Silvio Berlusconi prima della sigla.
Del resto, già pochi minuti dopo l’arrivo a Tunisi e nonostante una base di mediazione ottenuta dal prefetto Rodolfo Ronconi, si era capito che da parte del governo tunisino non c’era alcuna volontà di fornire certezze sulla riammissione di chi è fuggito e sul pattugliamento delle coste dove gli scafisti continuano a farla da padroni.
«È come se stessimo in un suk», ripetono i tecnici quando si tratta di spiegare come mai una missione che doveva concludersi in poche ore vada avanti per tutto il giorno.
E soltanto alla fine si scopre che in almeno due momenti c’è stato il rischio che saltasse tutto e si sfiorasse la rottura delle relazioni diplomatiche.
Accade a metà pomeriggio, quando il ministro dell’Interno Habib Essid chiede che venga inserita una clausola che condiziona i rimpatri «alla volontà dello straniero».
Maroni spiega che si tratta di una condizione inaccettabile. Il collega insiste.
A questo punto Maroni contatta Berlusconi: «O convinci il premier tunisino a togliere questa limitazione o io lascio».
Berlusconi parla con Beji Caid Essebsi, lo convince.
Richiama il ministro e assicura che tutto è a posto. Ma si sbaglia.
Essid ribadisce che i rimpatri devono essere volontari. «Allora non se ne fa niente», conclude Maroni.
L’ambasciatore Piero Benassi lo convince ad andare avanti, pur sapendo che alla fine il risultato sarà molto modesto.
«Ho firmato perchè questa carta serve comunque a impegnare il governo tunisino», afferma il ministro sull’aereo che lo riporta a Roma senza nascondere il suo disappunto.
Sa che la strada per risolvere l’emergenza continua ad essere in salita, soprattutto alla luce dell’incontro che avrà oggi con i presidenti delle Regioni per convincerli a garantire l’accoglienza ai nuovi arrivati. Il permesso temporaneo potrà infatti essere rilasciato soltanto a chi è già in Italia.
Il beneficio durerà sei mesi, ma sarà rinnovabile.
Il limite di tempo servirà ad impedire che gli stranieri godano automaticamente della copertura sanitaria.
Resteranno esclusi tutti coloro che hanno precedenti penali o che risultano aver ricevuto un precedente provvedimento di espulsione.
La partita per sistemare chi approderà nei prossimi giorni a Lampedusa e sulle altre coste italiane è ancora tutta da giocare.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, emergenza, Esteri, Europa, governo, Immigrazione, Politica, povertà, radici e valori | Commenta »
Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
PROCESSO VERBALE, ACCORDO TECNICO, MA LA SOSTANZA E’ CHE A TUTTI QUELLI GIA’ ARRIVATI SARA’ RILASCIATO UN PERMESSO DI SOGGIORNO PROVVISORIO DI SEI MESI E SARANNO LIBERI DI CIRCOLARE PER IL PAESE…QUELLI CHE ARRIVERANNO IN FUTURO POTRANNO ESSERE RIMPATRIATI, MA NON SONO STATE PRECISATE LE MODALITA’…LO STOP ALLE PARTENZE RESTA UN’INCOGNITA
La trattativa tra Roma e Tunisi è chiusa e il suo esito definisce quello che sarà il
percorso con cui Palazzo Chigi, da oggi, conta di «rientrare dall’emergenza».
Un piano che lascia molto freddo persino il ministro dell’Interno Roberto Maroni e che, all’osso, per quanto ne riferiscono fonti qualificate del Viminale, funzionerà così: i 20 mila profughi che hanno lasciato la Tunisia all’indomani della caduta di Ben Alì e sono arrivati in Italia, qui resteranno, ospiti delle strutture regionali di prima accoglienza.
Otterranno un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari che il presidente del Consiglio riconoscerà con decreto legge.
Ciò consentirà loro di circolare liberamente all’interno del nostro Paese.
In attesa che ulteriori accordi bilaterali dell’Italia (con la Francia ad esempio) ovvero decisioni collegiali in sede europea estendano la loro libertà di movimento all’intera area dei Paesi Schengen.
Chi, al contrario, di qui in avanti, prenderà il mare per raggiungere le nostre coste sarà teoricamente respinto e riconsegnato alla Tunisia senza alcun passaggio amministrativo intermedio, come accade oggi per i provvedimenti di espulsione.
Ma non è stato precisato con quali modalità e in che numero: concetto quindi vago che dovrà essere definito nel dettaglio dalle autorità di polizia dei due Paesi.
Insomma, una “sanatoria” a monte che riconosce, nei fatti e come voleva il governo di Tunisi, il carattere straordinario dell’esodo e la necessità di una risposta umanitaria.
Altro che “fuori dalle balle”, sono entrati tutti con regolare permesso.
Unita a una vaga promessa di “inflessibilità ” per il futuro che dovrebbe scoraggiare nuovi sbarchi.
Se funzionerà , lo dirà il tempo. Che, del resto, non dovrebbe essere lungo.
Il presidente del Consiglio si prepara infatti nelle prossime ore alla firma di un decreto legge che, richiamando l’articolo 20 della legge Bossi-Fini, riconoscerà ai profughi tunisini ancora in Italia quel permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari che dovrebbe raffreddare la tensione all’interno delle tendopoli.
Il destino dei cittadini tunisini, con un documento elettronico in tasca, a quel punto dipenderà anche dagli impegni che l’Unione Europea vorrà assumere. Il tempo dovrebbe anche dimostrare la reale capacità delle autorità tunisine di contenere l’esodo dei profughi.
E’ prevista da parte italiana, non a breve e solo in futuro, una fornitura di materiali da 100 milioni di euro destinata alle forze di sicurezza tunisine (sei imbarcazioni per il pattugliamento, dieci veicoli fuoristrada, apparecchiature elettroniche per il controllo notturno della navigazione) e che comunque esclude qualsiasi forma di sorveglianza marittima congiunta.
Quindi possibilità di verifica italiana pari a zero.
Un sostegno che in ogni caso non esaurisce il programma di cooperazione allo sviluppo con Tunisi che dovrebbe vedere l’Italia, al di là dei rapporti bilaterali, parte diligente in Europa nel definire un piano complessivo di crediti allo sviluppo per circa 4 miliardi e mezzo di euro.
In conclusione ci siamo giustamente presi in carico 20.000 tunisini che vivono un’emergenza umanitaria, anche se il governo non sa ancora dove sistemarli dopo aver creato il caos a Lampedusa, abbiamo fatto la voce grossa per settimane e alla fine i leghisti se lo sono preso in quel posto.
Tanto valeva farlo subito e organizzare l’accoglienza come una nazione civile, invece che parlare di clandestini da ricacciare in mare.
Ne avremmo guadagnato in immagine, coerenza e rispetto della dignità umana.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, emergenza, Esteri, Europa, governo, Immigrazione, LegaNord, Politica, povertà, radici e valori | Commenta »
Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL SOTTOSEGRETARIO DALLE DUE LAUREE FANTASMA SI MANIFESTA A VENTIMIGLIA E DIVENTA “UOMO DI LOTTA E DI GOVERNO”… CON LA CIURMA LEGHISTA URLA “I CLANDESTINI A ST. TROPEZ”, MENTRE IL GOVERNO RAPPRESENTATO DA MARONI STA TRATTANDO…CHE GRANDE UOMO DELLE ISTITUZIONI CHE LA LIGURIA ESPRIME A ROMA
I clandestini? “A Saint Tropez”.
C’era anche Francesco Belsito, il sottosegretario ligure della Lega, l’uomo dalle lauree fantasma mai esibite, il “pancho villa de noiatri” che parcheggia la sua Porsche Cayenne nei parcheggi riservati della Questura genovese, il miracolato buttafuori da discoteche divenuto, per grazia ricevuta e per successione balocchiana, custode dei segreti amministrativi leghisti, il distributore di biglietti da visita trovati nelle tasche di prostitute minorenni, a declamare lo slogan della protesta leghista domenica a Ventimiglia.
Sotto accusa la Francia che rispedisce in Italia i nordafricani.
Un uomo di lotta e di governo, al sud sarebbe certamente definito un “uomo di panza”, capace di accordarsi per interesse politico con i suoi eterni detrattori locali interni alla Lega che non lo potevano vedere fino a pochi mesi fa.
Poi una mano lava l’altra, si sa, e Belsito ha recuperato, dopo essersi anche raccomandato al Cristo degli Abissi nel corso di una rapida immersione e trichechica riemersione a uso media e di fronte al “Capo”.
A Ventimiglia ha lasciato la giacca delle istituzioni e ha indossato la camicia pistacchio del militante padano, lasciando peraltro solo un altro leghista, il consulente orale Maroni, che nello stesso momento doveva invece indossarla per tamponare l’emergenza profughi, trattando sia con Tunisi che con Parigi.
Un comportamento, quello di Belsito, definito da molti politici locali di “una contraddizione incredibile”, tanto che lo stesso “Secolo XIX” ha sottolineato che “chi siede al governo sarebbe meglio che non andasse a protestare” per una vicenda che lo vede anche coinvolto nel suo ruolo istituzionale.
Ma forse c’è una spiegazione alle proteste di Belsito contro Parigi: che abbia magari conseguito una terza laurea alla Sorbona e non gliela vogliano riconoscere?
argomento: Bossi, Costume, emergenza, Esteri, governo, Immigrazione, la casta, LegaNord | Commenta »