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BERLUSCONI PARAGONA I GIUDICI ALLE BR, LA CAMERA INVECE SANCISCE CHE RUBY E’ LA NIPOTE DI MUBARAK

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE PASSA CON 314 A FAVORE DEL GOVERNO E 302 CONTRARI (CON APPENA 4 VOTI IN PIU’ DEL RICHIESTO) E LONTANO DALLA QUOTA 330 CHE IL PREMIER SOSTENEVA DI AVER RAGGIUNTO…AL PARTITO DEI VENDUTI SI SONO AGGIUNTI LA MELCHIORRE E TANONI DOPO UNA VISITA STAMANE A PALAZZO GRAZIOLI

Sul caso Ruby la maggioranza annaspa ma si salva.
La Camera ha infatti approvato, con dodici voti di scarto, la richiesta avanzata dalla maggioranza di sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.
L’obiettivo è quello di trasferire il processo al Tribunale dei ministri, dal momento che uno dei reati contestati al premier Silvio Berlusconi, la concussione, sarebbe di natura ministeriale.
Per la votazione i banchi del governo erano al gran completo.
Presenti tutti i ministri tranne il presidente del Consiglio: alla poltrona da lui usualmente occupata c’era il ministro Michela Vittoria Brambilla, tra i ministri Umberto Bossi e Franco Frattini.
I banchi erano talmente pieni di ministri e sottosegretari che i ministri La Russa e Meloni non hanno trovato posto ed hanno dovuto accomodarsi ai banchi da deputato.
Con la maggioranza hanno votato anche i deputati liberaldemocratici Daniela Melchiorre e Italo Tanoni, reduci da una visitina mattutina a Palazzo Grazioli.

“Contro di me è in atto un vero brigatismo giudiziario”. E’ quanto avrebbe detto il premier Silvio Berlusconi parlando nel corso del vertice a Palazzo Grazioli con i capigruppo di maggioranza, secondo quanto riferiscono diverse fonti.
Da Dario Franceschini sono arrivate pesanti critiche al voto. «Mi pare che questa sia un’altra pagina davvero vergognosa», ha spiegato il capogruppo del Pd. Il conflitto di attribuzione – ha voluto poi sottolineare l’esponente democratico, è passato per 12 voti di differenza tra la maggioranza (314) e le opposizioni (302).
La maggioranza in aula era fissata a quota 311, considerando gli astenuti, quindi l’asticella è stata superata solo per 4 voti.
«I 330 Berlusconi se li è sognati di notte. Sono arrivati a 314 e quindi i 330 sono un miraggio del premier che come tutti i miraggi si allontana». ha detto Franceschini.
“Oggi è stato un altro giorno di ordinaria follia, come ce ne sono stati altri: il Parlamento ha deliberato qualche minuto fa che Ruby è la nipote di Mubarak” hanno dichiarato sia Di Pietro che la Bindi.
“Il fatto che il parlamento faccia causa alla magistratura fa oggettivamente ridere, è una forzatura operata dalla maggioranza e che è andata male anche dal punto di vista dei numeri perchè hanno avuto solo 12 voti di scarto”.
Lo ha detto il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, riferendosi al voto dell’aula di Montecitorio sul conflitto di attribuzione in merito al caso Ruby, passato per 12 voti.
“Non ci sono le condizioni per il prosieguo della legislatura, sono molto meglio le elezioni anticipate – ha aggiunto Bocchino – Berlusconi ha deciso di sostituire una componente politica raccattando deputati qua e là : ne può recuperare anche altri 30 ma il problema resta”.
I deputati che hanno cambiato casacca?
“Sono mossi da alti ideali legati alla storia delle poste italiane”, ha concluso Bocchino, riferendosi al caso di Maria Grazia Siliquini, confluita in Fli e poi tornata nel Pdl, di recente nominata nel cda delle Poste
Il pomeriggio resta ad alta tensione.
Infatti, toccherà  poi al processo breve che scatenò la bagarre settimana scorsa.

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BOSSI SCARICA I PADANI E IMBARCA GLI IMMIGRATI: PER NON PERDERE LA POLTRONA, IL SENATUR FA DIETROFRONT E DICE SI’ AI PERMESSI TEMPORANEI

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

GELO TRA IL PREMIER E MARONI, ACCUSATO DI AVER CREATO IL CAOS… LA LEGA, STRETTA TRA L’IMPOSSIBILITA’ DI RIMPATRIARE I TUNISINI E IL TIMORE DI TENDOPOLI AL NORD, PRIMA MINACCIA LA CRISI POI SI CALA LE BRAGHE.. 62 DEPUTATI PDL: NO AI CAMPI DI ACCOGLIENZA   SOLO AL NORD

Dopo fallimento della missione di ieri in Tunisia, che avrebbe dovuto portare a un accordo “nero su bianco” per i rimpatri, il rinculo dentro la maggioranza è enorme.
Scende il gelo tra il Cavaliere e il ministro dell’Interno mentre Umberto Bossi, ospite di Berlusconi a cena, minaccia di far saltare il governo nel caso non si trovi una soluzione “chiara e immediata” al problema dei clandestini.
Da palazzo Grazioli filtra invece tutta l’irritazione del premier nei confronti del ministro dell’Interno, accusato di non aver facilitato il raggiungimento di un’intesa politica con la leadership tunisina.
“La Lega   –   è il ragionamento degli uomini vicini a Berlusconi   –   non può continuare a essere di lotta e di governo, è ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità  e faccia il proprio dovere”.
Il premier, dopo oltre due ore di trattativa serrata sotto i mosaici dell’ex palazzo del Bey, è tornato ieri a Roma senza aver ottenuto altro che una generica “disponibilità  a discutere dei rimpatri”.
Furente, ha preteso che Maroni ci mettesse la faccia, insistendo per farlo tornare oggi stesso a Tunisi.
Una trasferta che si potrebbe anche prolungare, se necessario, fino a domani. Nel frattempo gli sherpa italiani (guidati da Rodolfo Ronconi, il direttore centrale della polizia di frontiera) proveranno a convincere i tunisini ad accettare almeno di bloccare nuove partenze.
Perchè soltanto di questo si tratta, visto che la questione   dei rimpatri di massa è stata esclusa dal premier Beji Kaid Essebsi.
Il Cavaliere, prima di alzare le mani, ha tentato di tutto, tirando anche in ballo la televisione: “I turisti italiani   –   ha spiegato a tavola con le autorità  tunisine   –   quando vedono nei tg queste migliaia di giovani che fuggono dal vostro paese, pensano: ma questi scappano come disperati e noi dobbiamo proprio andare in vacanza lì? Pensateci bene, conviene anche voi fermare un esodo che dà  una brutta immagine della Tunisia”.
I commensali annuivano, ma quando si è passati a discutere dei numeri dei clandestini da riportare a casa, i tunisini hanno iniziato a fare melina, cambiando discorso.
Niente da fare. La delegazione italiana ha dovuto constatare la “fragilità ” politica del governo provvisorio, che “non può dare garanzie di sorta   –   spiega uno dei partecipanti al summit – perchè è seduto su un vulcano. Se qualche centinaio di clandestini inscenasse manifestazioni contro di loro per essere stato rimpatriato, il governo probabilmente sarebbe travolto”.
Insomma, a Tunisi la situazione è appesa a un filo.
E tuttavia anche Roma le fibrillazioni dovute alla migrazione di massa stanno portando la maggioranza sull’orlo del baratro.
Raccontano che il vertice di ieri notte a via del Plebiscito, con il Cavaliere rimasto da solo a fronteggiare l’intero stato maggiore del Carroccio, sia stato molto teso. Bossi è preoccupato per le prossime amministrative e non lascia molti margini alla trattativa diplomatica: “Se si perdono le elezioni si va tutti a casa”.
Da via Bellerio la parola d’ordine è una soltanto: fuori i clandestini dall’Italia.
“La soluzione è blocco delle partenze e   rimpatri. La Lega non può accettarne altre, altrimenti salta il governo”.
Una rigidità  che rende ancora più difficile il lavoro del ministro Maroni, alle prese con l’allestimento dei nuovi centri di raccolta dei clandestini tunisini.
Dopo il vertice a palazzo Grazioli la soluzione che emerge   –   dato il rifiuto della Tunisia a riprendersi in massa i suoi emigranti – è quella di risolvere l’emergenza clandestini concedendo a tutti un permesso temporaneo di soggiorno.
Una sanatoria di massa insomma, finora rifiutata dalla Lega, sulla quale Bossi avrebbe infine concesso un sofferto via libera.
E intanto 62 parlamentari del Pdl hanno firmato una lettera aperta per chiedere a Berlusconi di redistribuire i clandestini anche nelle regioni guidate dalla Lega, “senza continuare a gravare soltanto sul Sud”.
Prima firmataria Barbara Saltamartini, vicina al sindaco Alemanno.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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DOCENTI PRECARI, INCUBO 4 MILIARDI PER IL GOVERNO: SI MOLTIPLICANO I RICORSI DOPO LE SENTENZE E SI TEME UNA CLASS ACTION

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

SESSANTA PARLAMENTARI ANCHE DEL PDL SCRIVONO ALLA GELMINI…IL BLOCCO DEI TRASFERIMENTI TRAVOLGE I DEPUTATI MERIDIONALI… I SINDACATI: “LE SENTENZE VANNO APPLICATE, NON AGGIRATE”

Monta la polemica politica sull’aggiornamento delle liste provinciali dei supplenti.
Sessanta deputati di tutti gli schieramenti politici chiedono al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, di investire il Parlamento della complessa questione dei precari della scuola.
Mentre la maggioranza è intenta a cercare una soluzione per evitare di essere travolta dalle richieste di risarcimento danni e di immissioni in ruolo forzose imposte dai giudici del lavoro di mezza Italia.
In ballo ci sono 4 miliardi di euro, ma forse anche sei.
Tre giorni fa, per cercare una via d’uscita, si è svolta una segretissima riunione tra quattro ministri e un rappresentante sindacale
La questione sta letteralmente facendo impazzire i parlamentari meridionali, pressati dalle migliaia di supplenti in servizio al Nord che fra qualche settimana saranno costretti a fare le valigie alla volta di casa, restando senza lavoro e stipendio.
Tra i firmatari, spiccano i nomi di quasi tutti i deputati del Pdl eletti nelle circoscrizioni meridionali.
Ovviamente, la questione non è semplice nè di facile soluzione. Per tale ragione   –   scrivono piuttosto infastiditi i rappresentanti del popolo   –   siamo convinti della necessità  di un pieno coinvolgimento parlamentare volto ad istruire al meglio il percorso”.
Migliaia di supplenti, forse 20/30 mila, temono che la strada tracciata dal ministero per il prossimo aggiornamento delle graduatorie dei precari sia proprio quella delineata nella lettera inviata due giorni fa dai tecnici del ministero all’Avvocatura dello stato per un parere legale.
L’ipotesi è quella di aggiornamento del punteggio nella sola graduatoria di merito, senza possibilità  di trasferimento di provincia, e cancellazione delle cosiddette graduatorie di “coda”, dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale.
Ma la complessa decisione, oggi, si intreccia con le migliaia di richieste di stabilizzazione e risarcimento danni avanzate dai supplenti.
Non ultima la megaclass-action di 40 mila precari di scuola e università  annunciata dal Codacons.
A fare drizzare letteralmente i capelli al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la sentenza del giudice del lavoro di Genova che ha condannato il ministero a pagare quasi mezzo milioni di euro a titolo di risarcimento danni in favore di soli 15 precari.
Ma anche le centinaia di richieste di assunzione avanzate ai giudici per il semplice fatto di essere stati in servizio continuativo per tre anni.
E le richieste di integrazione di ore di sostegno da parte dei genitori degli alunni disabili.
Per disinnescare la bomba ad orologeria accesa dai giudici, che secondo calcoli ministeriali riguarda almeno 65 mila precari, il ministero ha ipotizzato un piano di assunzioni.
C’è chi parla di 50 mila immissioni in ruolo diluite in quattro/cinque anni, chi si spinge fino a 65 mila e c’è chi ne chiede almeno 30 mila da settembre.
Ma salterebbero i vincoli di bilancio.
Per prendere tempo, viale Trastevere intenderebbe impugnare i provvedimenti dei giudici del lavoro, ma il problema verrebbe spostato soltanto di alcuni mesi.
Intanto, i precari pressano.
E si sono creati due partiti: i favorevoli all’inserimento a pettine e al trasferimento di provincia e i contrari a tale ipotesi. I
n gioco c’è il posto di lavoro per i prossimi due anni.
Due supplenti su 3 iscritti nelle graduatorie provinciali sono meridionali, ma la maggior parte dei posti vacanti è nelle regioni settentrionali.
Nel 2007, con l’intento di eliminare il precariato della scuola, l’allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni trasformò le graduatorie “permanenti” in graduatorie “ad esaurimento”, bloccando i trasferimenti di provincia e, al contempo, varando un megapiano di 150 mila assunzioni in tre anni.
Quando a Palazzo della Minerva arrivò la Gelmini e in via XX settembre Tremonti, il piano di stabilizzazione dei precari venne cancellato, mentre il blocco dei trasferimenti di provincia restò in vigore.
Per addolcire la pillola alle migliaia di precari meridionali alla disperata ricerca di una cattedra e uno stipendio, la ministra di Leno inventò le graduatorie “di coda”: una specie di lista secondaria, che seguiva la cosiddetta graduatoria di merito.
Due anni fa i precari della scuola ebbero la possibilità  di aggiornare il punteggio   –   per il biennio 2009/2010 e 2010/2011   –   nella provincia in cui si trovavano inseriti ai tempi di Fioroni e, in più, poterono scegliere altre tre province in cui inserirsi in “coda”.
La trovata consentì a migliaia di insegnanti delle regioni del Sud di lavorare al Nord.
Ma il mese scorso i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittime “le code”.
“In attesa della risposta dell’Avvocatura   –   osserva Maristella Curreli, presidente nazionale dei Comitati insegnanti precari   –   la situazione dei precari della scuola è di fatto bloccata”. “Il ministero   –   spiega   –   ora si propone di avviare l’aggiornamento delle graduatorie considerando solo un’iscrizione e facendo decadere l’opzione per le altre tre province. Ripeto attualmente ‘non sappiamo di che morte morire'”. “Per fronteggiare una pioggia di ricorsi   –   conclude   –   il ministero sta pensando a una soluzione che prevede anche un piano di assunzioni. Per ridurre al massimo i ricorsi   –     rimarca la Curreli   –   sarebbe meglio che il ministero facesse una bella immissione in ruolo”.
Mentre la Flc Cgil ribadisce “che le sentenze e le direttive vanno applicate e non ‘aggirate’ per nascondere l’incapacità  e l’inadeguatezza del ministro di turno”, Cisl e Uil scuola, affiancate dallo Snals, chiedono al governo “una soluzione politica della questione di precari della scuola”.
Intanto, i bene informati sono certi che il governo per uscire dal guado opterà  per un decreto-legge, possibilmente condiviso anche dalle opposizioni.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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A TUNISI PER TACITARE LA LEGA, MA E’ SOLO UN GRANDE FLOP

Aprile 4th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO ITALIANO RASSEGNATO SUL VERTICE DI OGGI, ALLA FINE GIUSTIFICHERA’ I PERMESSI TEMPORANEI COME TUTTE LE PERSONE SANE DI MENTE AVREBBERO GIA’ FATTO UN MESE FA…E PER LA LEGA SARA’ UNA CAPORETTO DI FRONTE ALLA SUA BASE XENOFOBA

Un viaggio a Tunisi per Berlusconi e Maroni, ben sapendo che la soluzione all’emergenza non passerà  di lì.
Semmai la si troverà  nelle Questure che potrebbero rilasciare a breve permessi temporanei ai clandestini approdati in Italia ma diretti all’estero per raggiungere i propri familiari.
Palazzo Chigi, parlando della possibilità  di verificare “se il nuovo governo, che non è forte, nè eletto, potrà  trovare il modo per evitare nuove partenze”, di fatto mette le mani avanti su un possibile fallimento della missione, sia per quanto concerne la richiesta di bloccare il flusso dei migranti che per quanto riguarda l’ipotesi di rinviare in patria un centinaio di tunisini al giorno.
Quel “non c’è nulla di scritto” diffuso dal governo tunisino è la conferma ufficiale di quanto il governo italiano sapeva da tempo: con gli accordi attuali non si possono rimpatriare più di 4 tunisini al giorno, tutto il resto sono chiacchiere.
Non restava che mettere sul piatto della bilancia degli aiuti economici e la cooperazione su altri fronti,in cambio di un innalzamento della quota dei rientri e del pattugliamento delle coste?
Sarà  anche uno schema ragionevole, ma che mette a nudo l’inefficacia del “mandiamoli a casa” che ha premiato in passato elettoralmente la Lega.
E che, a un passo dalle amministrative, vanificherebbe il tentatvo del Senatur di passare all’incasso.
Così Maroni ha prodotto un piano per l’emergenza tutto giocato sull’equivico tra lo status di profugo e di clandestino, gestito dal Viminale in maniera caotica e insulsa, sistemando gli immigrati solo al Sud e generando persino le dimissioni di Mantovano.
Il “ghe pensi mi” di Maroni si è rivelato un pauroso flop e ora non resta   che concedere i permessi temporanei da rifiugiati ai clandestini, soluzione di buon senso e gradita anche da Berlusconi, ma che rappresenta la fine della grandeur leghista.
E se permessi saranno, sarà  in ogni caso un contendersi il merito tra il premier e la Lega, mentre rappresenteerbbe di fatto solo la dimostrazione che non ne hanno azzeccata una fino ad ora e si sono alla fine dovuti arrendere alla proposta civile che tutte le persone con la psiche stabile avevano suggerito da subito.

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LEGA DI LOTTA, NON DI GOVERNO: SLOGAN PADANI E PROBLEMI REALI

Aprile 4th, 2011 Riccardo Fucile

ESPLODE LA CRISI DELLA LEGA, CON MARONI CHE NON SA CHE PESCI PRENDERE SUL TEMA PIU’ CARO, L’IMMIGRAZIONE.. ALTRO CHE FUORI DALLE BALLE, NON SANNO NEANCHE TRATTENERLI DIETRO UNA RETE… UN CONTO SONO I COMIZI A PONTIDA, ALTRA COSA GOVERNARE: IL CARROCCIO E’ ORMAI SOLO UN PARTITO DI SOTTOGOVERNO

La crisi della leadership berlusconiana a stento riesce a mascherare un’altra crisi che sta esplodendo in questi giorni: la crisi della Lega.
È la crisi che è raffigurata come meglio non si potrebbe dalla foto di quella rete del campo profughi di Manduria, semiabbattuta e superata d’un balzo da centinaia di tunisini poi dispersisi nei dintorni.
Con l’incisività  perentoria delle immagini essa mostra l’impotenza di un ministro leghista dell’Interno, Maroni, che, molto bravo ad arrestare mafiosi e camorristi, non sa invece che pesci pigliare proprio sul tema forse più caro alla propaganda e all’ideologia del suo partito: quello dell’immigrazione.
Bossi ha un bel dire agli immigrati «fuori dalle palle».
Il suo ministro non è capace neppure di trattenerli dietro una rete: non dico neppure, naturalmente, di respingerli in mare lasciandoli al loro destino, così come invece, ascoltando le grida di Bossi, qualche ingenuo e feroce leghista forse si è immaginato che potesse accadere.
Ma evidentemente un conto sono i comizi a Pontida, un altro conto fare seguire alle parole i fatti.
La verità  è che quanto accade in questi giorni sta mostrando l’impossibilità /incapacità  della Lega ad essere un vero partito di governo.
Con l’ideologia leghista si può essere ottimi sindaci di Varese e perfino di Verona, ma non si riesce a governare l’Italia.
Non si riesce, cioè, a pensare davvero i problemi del Paese in quanto tale (non solo nella sua interezza, ma anche nella complessità  dei suoi rapporti internazionali), e tanto meno immaginarne delle soluzioni.
Con l’ideologia leghista al massimo si può stare al governo, che però è cosa del tutto diversa dal governare.
Si può al massimo, cioè, essere alleati gregari di una forza maggiore e occupare dei posti: ma al solo scopo, in sostanza, di chiedere mance e favori per i propri territori.
Il limite della Lega è per l’appunto questo: a chiacchiere essere contro «Roma ladrona», ma poi essere condannata a comportarsi nei fatti come un tipico partito di sottogoverno.
Questa posizione sostanzialmente subalterna della Lega è l’inevitabile conseguenza di quel vero e proprio bluff ideologico che è l’evocazione della Padania (con implicito sottinteso separatista).
Non si può governare nulla che riguardi l’Italia, infatti, tanto meno un problema come l’immigrazione, volendo essere solo «padani».
Quello della Padania, in realtà , è un bluff che solo la stupida timidezza delle forze politiche «italiane» non ha fin qui avuto il coraggio di «vedere», e che Bossi adopera all’unico scopo di marcare il proprio impegno territoriale e il proprio feudo elettorale.
Ma che per il resto è di un’inconsistenza assoluta presso lo stesso elettorato leghista.
Lo dimostrano con il loro comportamento gli stessi amministratori locali della Lega, i quali, molto saggiamente, quando è il momento della verità  non se la sentono quasi mai di onorare davvero il bluff «padano».
Come si è visto ad esempio – uno solo tra i tanti – quando nei giorni scorsi il governatore Cota, dovendo scegliere tra il partecipare solennemente alle celebrazioni dell’Unità  d’Italia e del ruolo in essa avuto dal suo Piemonte, e in alternativa avallare invece le idiozie anti italiane delle «camicie verdi» restandosene a casa, non ha esitato a scegliere.
Ben consapevole che, qualora se ne fosse restato a casa, molto probabilmente si sarebbe giocata la rielezione.

Ernesto Galli Della Loggia
(da il “Corriere della Sera“)

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IL CONTO DEL MANTENIMENTO DEI CLANDESTINI: DUE MILIONI DI EURO AL GIORNO

Aprile 4th, 2011 Riccardo Fucile

LA SPESA DEL CENTRO DI GORIZIA: 15.000 EURO L’ANNO A TESTA ED ESPULSIONI AL 33%…A LAMPEDUSA IL MANTENIMENTO DI UN IMMIGRATO COSTA 75 EURO AL GIORNO, IL NOLEGGIO DI UN AEREO DA 30.000 A 100.000 EURO, DI UN TRAGHETTO DAI 50.000 AI 100.000 EURO, UN AGENTE 140 EURO AL GIORNO…E QUALCUNO SI LAMENTAVA DELLA PROPOSTA DI FRATTINI DI REGALARE LORO 1500 EURO PER TORNARE IN TUNISIA

Sarà  una calamità  naturale, come dice Berlusconi, anche sotto il profilo delle spese.
Esiste già  un’ordinanza di Protezione civile del governo che ha stanziato ventidue milioni di euro per le prime spese da sostenere «in relazione all’eccezionale afflusso».
Ovvero 15 milioni di euro per la Croce Rossa che dovrà  montare e gestire le tendopoli, 1 milione per le spese impreviste, 340 mila per i mezzi di trasporto, 5 milioni e mezzo per le operazioni collegate alla Bossi-Fini.
Ma queste erano previsioni di quaranta giorni fa, già  superate dagli eventi.
La verità  è che le operazioni di accoglienza, trasferimento, mantenimento degli immigrati costano carissime al ministero dell’Interno: mezzo miliardo di euro all’anno.
Per avere un’idea dei prezzi, il solo Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo (dove sono transitati circa 900 stranieri nel corso del 2010) l’anno scorso è costato 5,5 milioni tra vitto, alloggio, personale di guardia, spese aeree per riportare a casa gli espulsi.
I conti li ha fatti con una certa rabbia Giovanni Sammito, segretario generale del Siulp di Gorizia: «In pratica, analizzando i costi del Cie della nostra regione, si scopre che ogni “trattenuto” ci è costato 15 mila euro. Ma solo un terzo sono stati espulsi sul serio, con accompagnamento alla frontiera o nel Paese d’origine. Gli altri hanno avuto il canonico foglio di via al termine del periodo di trattenimento. E se si calcola la spesa reale per “espulso” si scopre che è costato oltre 40 mila euro a testa. Una spesa insostenibile sul medio e lungo periodo».
Va da sè che se si convincessero ad andare via con 1700 euro in tasca, come ipotizzava Frattini, ci sarebbe solo da guadagnarci.
Il sistema dei Cie, insomma, sarà  pure strategico secondo il ministero dell’Interno, ma impone costi altissimi.
Il mantenimento costa in media 75 euro al giorno.
Considerando che d’un colpo sono arrivati ventimila tunisini, il conto è presto fatto: solo in vitto se ne vanno 1,5 milioni di euro al giorno.
Gli aerei noleggiati per sgomberare l’isola, poi, costano cari: da trenta a centomila euro.
Lo stesso dicasi per i traghetti, che non scendono sotto i centomila euro di nolo al giorno.
E peraltro il Viminale ha dovuto ingoiare pure il maltempo: le navi sono state pagate per 48 ore, ma non ce l’hanno fatta ad attraccare e ieri due traghetti sono tornati vuoti.
A gestire tutta questa marea dolente sono stati mobilitati duemila tra agenti e carabinieri. «Ciascuno di essi – spiega Felice Romano, segretario generale del Siulp – costa all’amministrazione circa 140 euro al giorno tra indennità  di missione e rimborso forfettario».
E sono altri 280 mila euro bruciati al dì a cui andrebbero sommate le spese di carburante, usura di mezzi, annessi e connessi.
E’ evidente che di questo passo i 22 milioni di euro stanziati a fine febbraio e messi a disposizione del commissario straordinario, il prefetto Giuseppe Caruso, finiranno presto.
Ci sono molti fondi europei, come da Bruxelles hanno fatto notare: 80 milioni di euro (Gestione della solidarietà ) più 47,5 (Fondo per l’integrazione) da spendere in un biennio.
Ma anche questi stanziamenti non sono infiniti.
Per fortuna non si è speso un euro per acquistare le tende, che provengono dagli stock accantonati.
Finora sono infatti circa duemila le tende già  montate o in via di ultimazione, in grado di ospitare 16-20 mila persone.
Il ministero dell’Interno ha utilizzato circa mille tende delle sue, intaccando tra l’altro una parte consistente della propria dotazione di riserva per catastrofi naturali e terremoti: 400 sono quelle montate a Manduria, 70 per ciascuna nelle tendopoli di Trapani, Caltanissetta, Potenza e Caserta; 300 quelle preventivate per il campo che si stava allestendo nell’Arena Rock di Torino. Altre tende arrivano invece dal dipartimento della Protezione civile, che ne ha messe a disposizione mille, leggermente più grandi, omologate per ospitare una decina di persone.
Di queste, 500 sono state prelevate dal deposito di Roma e altrettante da quello di Piacenza.
Anche il dipartimento della Protezione civile sta utilizzando la scorta per le emergenze nazionali, che è di circa 6 mila tende.

Francesco Grignetti
(da “La Stampa“)

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ANCHE I LETTORI DE “IL GIORNALE” ORA CRITICANO BERLUSCONI: “COMPRARE I DEPUTATI E’ INDEGNO DI UNA DEMOCRAZIA”

Aprile 3rd, 2011 Riccardo Fucile

ORA ANCHE SUL SITO DEL QUOTIDIANO DEL PREMIER PIOVONO COMMENTI CRITICI E IRONICI ALLE SOLITE PROMESSE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO… LA TELEFONATA A SCILIPOTI HA FATTO TRABOCCARE IL VASO… CE N’E’ ANCHE PER LA LEGA

Le ultime dichiarazioni del premier, pubblicate sul sito con il titolo “vicini a 330 deputati, finire la legislatura”, sono state accolte con una salva di fischi e prese in giro.
A leggere i commenti non sembra di essere sul sito del quotidiano del fratello del Cavaliere. “Comprare i deputati, indegno per una democrazia”, scrive un lettore.
Le parole del premier risalgono a ieri. Quando, durante una telefonata a un convegno dei Responsabili di Domenico Scilipoti, Berlusconi ha detto di essere sereno, la maggioranza è solida e alla Camera ha detto di avere quasi 330 deputati.
“Questo ci consentirà  di portare avanti la realizzazione del programma sottoscritto con i cittadini dopo il voto degli elettori”, ha aggiunto.
Nell’articolo sono omessi tutti i passaggi su Lampedusa.
La villa prima acquistata e poi invece no, il permesso di soggiorno temporaneo che intende accordare.
Eppure, nonostante l’intervento del premier sia stato ripulito, i commenti non sono di certo di sostegno al governo. Anzi.
Gerico scrive: “Hai dimenticato la riduzione delle province (Monza+1), la riduzione dei parlamentari (manco per niente), il piano casa (boh….), il bollo auto (che roba è?). Forse dimentico qualcosa?”.
Mentre un altro lettore si chiede “chissà  perchè ha così paura delle elezioni”. Chi, ribatte ilturco, “Bufalo silv?”.
Ma no, aggiunge un utente. “Votate votate per salvare il mio fondoschiena flaccido! Solo così potrò continuare a raccontare barzellette per vostro sommo gaudio”.
Giacomo sceglie la forma diretta: “Caro Cavaliere, sono stato tradito nel voto e ho deciso della tessera elettorale ne farò ben altro uso. Ora anche la Lega è d’accordo a determinare l’Italia in una vera e propria terra di nessuno! Vedrete che sventola alle prossime elezioni . Celebrate le date importanti di questa terra di nessuno dai migranti, se ci tenete tanto. Vergogna!!!”.
Sandro Marti invece si rivolge ai Responsabili. “Su… Scilipoti e compagnia, ancora un piccolo sforzo ed il vitalizio è vostro! Per le poltrone non preoccupatevi, Silvio si sta inventando delle sottosegreterie nuove nuove: quella alla regolamentazione dei talk show, quella al giardinaggio, una alla tutela di veline ed attricette. Non preoccupatevi se aveva detto che avrebbe diminuito le poltrone, sapete come è lui… scherza sempre… e poi… paghiamo noi italiani, mica lui, questa è una garanzia”.
Tra battute e qualche offesa i commenti sfilano via così.
E c’è chi suggerisce al premier di guardare il sito: “Berlusconi fiducioso? Si vede che non legge i commenti sul giornale”.

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L’AD DEI TRAGHETTI T-LINK: A LAMPEDUSA IL GOVERNO HA MANDATO NAVI TROPPO GROSSE, IMPOSSIBILE ATTRACCARE

Aprile 3rd, 2011 Riccardo Fucile

PASTICCIO LAMPEDUSA TRA CONTRATTI SCADUTI, COSTI DI 50.000 EURO AL GIORNO A TRAGHETTO E DESTINAZIONI INCERTE… SOLUZIONI IMPROVVISATE E SOLDI SPRECATI, AL “CLODIA” SI E’ PURE ROTTA L’ELICA…”OCCORREVANO SCAFI PICCOLI, GESTIONE DA INCOMPETENTI”

E la nave va, però vuota.
Solo qualche giorno fa il governo aveva indicato nei mega traghetti la soluzione giusta per “decongestionare l’emergenza profughi”, ma nel giro di poche ore ha scoperto che le grandi imbarcazioni hanno seri problemi nell’attraccare a Lampedusa: un’isoletta in mezzo al Mediterraneo, dove il vento soffia forte quasi ogni giorno, non è certo la destinazione ideale per mezzi a stazza pesante.
Per questo, nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile, la Watling Street (T-Link) e la Clodia (Tirrenia) hanno abbandonato l’isola dopo due giorni di inutile attesa.
Motivo ufficiale: vento di ponente, mare forza 4, impossibile attraccare.
Ma la situazione è più complessa, come spiega Edoardo Bonanno, amministratore delegato della T-Link: “Rispondendo alle richieste del ministero degli Interni, ci siamo presentati a Lampedusa con un traghetto da 800 posti il 30 marzo alle ore 13. Nelle ore successive però non abbiamo imbarcato nessuno. C’erano difficoltà  nel selezionare le persone da far salire a bordo, nè si capiva quale fosse la destinazione finale del trasporto. Così abbiamo aspettato in rada. Solo il giorno successivo, nel pomeriggio, c’è stato chiesto di tentare lo sbarco. Ma il mare era mosso, impossibile attraccare nel piccolo molo scelto dalle autorità . Il nostro capitano ha proposto di utilizzare invece il molo commerciale, dove sarebbe stato possibile sbarcare, a suo parere. Ma la Capitaneria ha negato il permesso, forse perchè lì sono assiepati i migranti e c’è il timore di un assalto alle navi, con gravi pericoli per la sicurezza”.
Insomma, dopo un mese di allarmi sull’esodo, la soluzione è risultata più improvvisata che mai: l’isola non è attrezzata per i big del mare, l’attracco principale è un bivacco inutilizzabile e il piccolo molo di Cala Pisana è una base ingestibile.
Sprecati dunque i tre giorni di lavoro per le navi spedite via vuote: 50 mila euro al giorno per ogni mezzo.
“Cui vanno aggiunte le spese straordinarie di riparazione – aggiunge Ignazio De Rosa, sindacalista marittimo -: a forza di fare manovre con ancore e funi per tentare lo sbarco si è rotta un’elica della Clodia. Vabbè che l’azienda sta messa male, e così lo Stato darà  qualche soldo alla Tirrenia, ma per Lampedusa bisognava usare scafi piccoli, tipo Siremar o mezzi anfibi della Marina. L’approccio a tutta la questione è da incompetenti, questo ormai mi sembra chiarissimo”.
Eppure la strategia non cambia.
La nave militare San Marco con le sue scialuppe ha ieri caricato 500 persone Invece, nonostante le uniche navi riuscite ad attraccare in Cala Pisana (il Catania e l’Excelsior) abbiano mostrato difficoltà  nel compiere le operazioni anche quando c’era bonaccia, nelle acque di Lampedusa è arrivata ora la Superba, colosso da 3 mila posti che dovrà  aspettare le bizze del meteo. Attesa assai comoda per allestire i centri di accoglienza convincendo anche i nordisti più riottosi a dare una mano.
“Evidentemente la strategia è far salire tutti lì i migranti per poi distribuirli nelle varie stazioni di sbarco” conclude Bonanno.
Un viaggio lungo, carico di imprevisti, con le forze dell’ordine impegnate a gestire un carico umano sempre più stanco ed esasperato.

Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PARLA L’ASSISTENTE DELLA PARLAMENTARE PD ILEANA ARGENTIN, DEFINITA “HANDICAPPATA DI MERDA” DALLA FECCIA LEGHISTA

Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile

FRANCESCO BRUGIONI DA DIECI ANNI E’ UNO DEI TRE COLLABORATORI DELLA PARLAMENTARE: “IL PREGIUDIZIO ACCECA”… GRAZIE A FINI, ILEANA HA POTUTO OTTENERE DELLE MODIFICHE A UN REGOLAMENTO VECCHIO DI CENTO ANNI: “POSSIAMO ACCOMPAGNARLA, VOTARE E APPLAUDIRE PER LEI”

Sicuramente non ha capito, il leghista anonimo che due giorni fa ha ingiuriato la deputata del Partito democratico Ileana Argentin definendola “Handicappata di merda” di aver offeso, con un unico insulto, quattro persone.
E non se ne è reso conto Osvaldo Napoli (Pdl), che ha almeno chiesto scusa per le sue rimostranze nella stessa seduta (dicendo: “Non mi ero accorto che Argentin avesse un assistente”), anche se da tre anni frequentano la stessa Aula.
Napoli ha commesso un altro errore.
Perchè la deputata del Pd, in realtà , può contare su ben tre assistenti.
Ci vogliono quattro diverse persone, insomma, per fare un corpo solo.
Un deputato del tutto particolare, che grazie a Fini ha violato dei limiti regolamentari che sono vecchi di cento anni.
Infatti, grazie a un cartellino speciale due ragazzi che si chiamano entrambi Francesco e uno che sia chiama Fabrizio, possono accompagnare la Argentin, votare per lei, applaudire per lei quando lei vuole, visto che con il suo corpo non può farlo.
In rappresentanza di tutti e tre parla l’assistente che è da dieci anni con Ileana, Francesco Brugioni.
Francesco, perchè seguite Ileana, dandovi il cambio?
Ileana è affetta da una malattia degenerativa, la amiotrofia spinale. Non è in grado di muoversi da sola.
Cosa ha significato l’incontro di questa diversità  con un palazzo che ha oltre un secolo di vita?
Grazie all’impegno del presidente Fini l’impatto è stato ridotto al minimo. Prima di insediarsi, per permettere ad Ileana di circolare, sono state abbattute tutte le barriere che a Montecitorio resistevano dal 1870!
C’era già  stato un deputato disabile, il socialista Piro.
Sì, ma lui era molto più autonomo di Ileana. Per lei si sono dovuti mettere scivoli ovunque, persino un ascensore per superare tre gradini nel transetto che divide il Palazzo dei gruppi da quello storico.
Vi pesa?
Non è un privilegio conquistato per lei. Ora un disabile qui può andare ovunque.
Tranne in bagno.
Già . Nel bagno delle deputate continua ad esserci una rampa di scale. Ne utilizziamo un altro, al piano aula.
Voi votate anche per la Argentin?
Sì. Abbiamo una delega sia per il voto che per la firma. E per far entrare Ileana, è stato costruito uno scranno particolare, per lei, vicino al cosiddetto tavolo dei nove. Ci sono voluti falegnami e architetti, ma Osvaldo Napoli non ha notato nulla.
Uno scranno molto particolare.
Sì. Ha due posti. Uno per quello di noi che la accompagna. E un varco per lei che entra con la carrozzina.
Da cui lei ha tratto il suo slogan preferito.
Sì: “Non ho bisogno di una poltrona perchè la mia me la porto da casa”. I leghisti dovrebbero riflettere sul fatto che anche in questo Ileana li batte.
Oggi è arrivato lo stenografico di ieri. E quelle parole non risultano mai pronunciate.
Purtroppo molto spesso, è successo anche con La Russa, lo stenografico viene edulcorato.
Che cosa vorrebbe dire al leghista che ha insultato Ileana?
Che noi abbiamo una grande forza. Conosciamo benissimo i nostri limiti, perchè ci confrontiamo con loro tutti i giorni. Mentre loro sono prigionieri del loro limite, in questo caso il pregiudizio che acceca. E al contrario di noi, non sanno di essere diversamente abili.
Che fa, insulta?
No. Se loro potessero capirlo, sarebbe un complimento.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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