Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile
ERANO ORMAI 2.000 LE PERSONE OSPITATE NEL CENTRO PUGLIESE, ARRIVATE CON DUE NAVI DA LAMPEDUSA…LA SITUAZIONE E’ TESA: “VOGLIAMO PARTIRE, VOGLIAMO LA LIBERTA'” GRIDANO GLI IMMIGRATI, MENTRE SI MOLTIPLICANO LE FUGHE DAL CENTRO…5 POLIZIOTTI PER 827 IMMIGRATI
Il primo carico di esseri umani partiti da Lampedusa era appena arrivato quando è scoppiata la rivolta, seguita a una vera e propria fuga di massa.
Perchè chi è in gabbia da giorni cerca la libertà .
La urla e prova a prendersela.
Tensione nel campo profughi di Manduria dove si è accesa la protesta degli immigrati che gridano “vogliamo partire, vogliamo la libertà “.
Hanno appeso alcuni striscioni ai cancelli della tendopoli.
C’è scritto “vogliamo le vostre promesse”.
Sono gli ospiti del centro di identificazione e accoglienza giunti nei giorni scorsi, quando sono arrivati in 1300, per poi rimanere meno di 800, per alcuni solo 300, viste le fughe e gli allontamenti.
Con i nuovi, il copione si ripete.
Sotto gli occhi di autorità in visita e delle forze dell’ordine.
Altri immigrati sono arrivati con i pullman dal porto di Taranto: stranieri imbarcati ieri su due navi.
La prima, con 1716 persone a bordo è arrivata intorno alle 8 del mattino, una sconda con altri 600 immigrati, già arrivata nel porto di Taranto.
Un varco che si trova all’altezza di un cancello della piccola recinzione, alta non più di due metri.
E’ da lì che se ne vanno dal campo.
Il varco è stato fatto nelle scorse ore dai vigili del fuoco che stanno compiendo lavori nell’area.
Gli immigrati lo hanno scoperto e lo stanno utilizzando per fuggire: si nascondono per alcuni minuti in vecchi ruderi diroccati di ex dormitori di quello che era un aeroporto militare e che ora ospita la tendopoli e poi vanno via nelle campagne dopo aver attraversato la strada provinciale che collega Manduria con Oria.
Le reti sono molto basse.
Le scavalcano quelli che sono qui da giorni e chi è arrivato solo qualche ora prima. E le hanno scavalcate già circa 1000 profughi, arrivati nei loro disperati viaggi anche fino a Milano, dove alla stazione sono stati ‘riacciuffati’ in quaranta.
Attorno al Centro di accoglienza e identificazione è in costruzione una nuova recinzione con reti più alte.
Alcuni profughi lamentano di non aver mangiato e bevuto.
Grida, slogan, e le voci dei migranti che chiedono libertà .
Un ragazzo di 27 anni che parla in italiano, spiega: “Io non voglio scappare, ma voglio subito la carta che mi permetta di trovare un lavoro in Italia. Perchè sono venuto in Italia e resterò in Italia”.
Un gruppo ha protestato a gran voce all’arrivo di alcuni politici, chiedendo di andare via e il rilascio dei permessi di soggiorno.
In molti si sono arrampicati sulla rete di protezione del campo, altri hanno issato un lenzuolo all’esterno del cancello.
E appena possono scappano, destinazione Francia e Germania.
Il segretario nazione dell’Ugl Polizia Di Stato Valter Mazzetti accusa il governo: “Il modo con cui si sta procedendo allo sgombero di Lampedusa è contraddistinto da superficialità e approssimazione e ciò rischia di mettere a rischio non solo la riuscita dell’operazione ma anche l’incolumità dei pochi poliziotti che stanno operando per attuare lo sgombero”.
“Due giorni fa – dice Mazzetti – è accaduto infatti che, nelle more del parapiglia generato dall’eseguire, secondo i dettami del più assoluto pressappochismo, lo sgombero delle migliaia di profughi indegnamente accampati sull’isola, il servizio di scorta ad una massa di 827 immigrati sulla nave con destinazione Taranto, siano stati comandati solamente cinque poliziotti. E si è navigato tutta la notta poichè non erano stati approntati i servizi di accoglimento e di sicurezza connessi all’arrivo del natante”.
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Aprile 1st, 2011 Riccardo Fucile
L’OPPOSIZIONE NE HA CHIESTO LE DIMISSIONI, MA CHI LO VUOLE ROTTAMARE SONO GLI UOMINI DI SCAJOLA, STANCHI DEL POTERE CHE L’EX CAPORALE DI GIORNATA DI AN ESERCITA NEL PDL… LA RESA DEI CONTI SI AVVICINA ANCHE PER LUI
Il giorno più lungo e più brutto per Ignazio La Russa.
E non perchè a chiedere le sue dimissioni — dopo il vaffa-show in parlamento – sia un “nemico” come Massimo D’Alema.
E nemmeno perchè Umberto Bossi ha detto con tono lapidale: “Doveva stare zitto”.
E nemmeno perchè una interrogazione su una attrice assunta con contratto di collaborazione alla Difesa lo costringa a rispondere su questa consulenza per così dire rosa.
No, quello che mette in difficoltà il ministro, giunti a 48 ore dalla bagarre a Montecitorio che lo ha visto come protagonista è che la polemica non accenna a spegnersi.
E che lui si ritrova come bersaglio principale di un “fuoco amico” che non ha il suo epicentro tra gli alleati o tra gli avversari, ma che parte dalle fila dello stesso partito di cui è coordinatore, il Pdl.
Quello che sconvolge La Russa e i suoi uomini è che il ministro della Difesa continua ad essere vittima di un fuoco amico.
Ieri, attraversare il Transatlantico di Montecitorio era come solcare un campo di battaglia.
Capannelli, dispute, echi di continue polemiche in Transatlantico, giornalisti stretti intorno ai deputati in uscita dall’Aula per capire cosa diavolo fosse accaduto nel cono d’ombra dell’irriferibile, nei corridoi che circondano l’emiciclo dove sono volate parole grosse.
Uscendo dall’aula Giorgia Meloni scuote la testa: “Parliamoci chiaro… Tutto quello che sta accadendo non è originato dal discorso di Ignazio. Qualcuno sta giocando sporco perchè vuole approfittare di questa polemica per colpirlo”.
E quel qualcuno, su cui la Meloni glissa ha un nome e un cognome.
L’uomo che si era distaccato dal Pdl, e che quando è tornato lo ha trovato avvolto nella infaticabile rete organizzativa tessuta da La Russa in tutta Italia si chiama Claudio Scajola.
Se c’è una cosa che La Russa sa fare, infatti è muovere gli organigrammi promuovere le persone, fare squadra.
Di più: la quota del 30% degli incarichi dirigenziali si è molto accresciuta, anche dopo l’uscita dei finiani, facendo perdere posizioni preminenti agli ex di Forza Italia.
E così l’altro ieri Scajola era il suo accusatore più acerrimo.
Al punto che ieri ha dovuto provare a recuperare, fermando un tentativo di raccolta di firme tra i parlamentari pidiellini per chiedere le sue dimissioni dall’incarico di coordinatore del Pdl e di ministro.
Così l’affaire La Russa si sta rivelando un vero e proprio guaio per la maggioranza.
Anche perchè il caos in Aula delle ultime 24 ore ha portato allo slittamento del voto sul processo breve, cioè a quello che Berlusconi considera più vitale per se stesso.
E ieri è arrivata la ciliegina sulla torta.
Il ministro ha dovuto rispondere ad un’interrogazione caustica del deputato democratico Andrea Sarubbi sulle sue consulenze ministeriali : “Dal 10 marzo di quest’anno — scrive Sarubbi – la soubrette Hoara Borselli è stata assunta nella segreteria del ministro della Difesa La Russa come collaboratrice per i grandi eventi, con particolare riferimento alle manifestazioni del 150/o anniversario dell’Unità nazionale. Certo, sembra un affare: lo stipendio – 16.120 euro annui – non è degno del lungo curriculum della signora che annovera prestigiosi riconoscimenti, che iniziano con il premio Miss Malizia del ’92, passano per varie comparsate nel cinema – Panarea, Per favore: strozzate la cicogna – ma soprattutto nel piccolo schermo con la partecipazione a CentoVetrine e Bagaglino, fino alla vittoria di Ballando con le Stelle. Qualche domanda, tuttavia, è lecito porsela”.
A sorpresa La Russa ha risposto con un comunicato ufficiale: “La signora Hoara Borselli, come risulta con totale e assoluta trasparenza dallo stesso sito del ministero della Difesa, è entrata a far parte degli uffici di diretta collaborazione del ministro (previsti per legge nel numero dei componenti e nelle relative retribuzioni) a partire dal 10 marzo scorso e già il giorno 17 ha presentato il concerto della fanfara del Comando artiglieria contraerei dell’Esercito in piazza di Spagna”.
Forse un modo per dire che preferisce gli attacchi diretti al “fuoco amico”.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 1st, 2011 Riccardo Fucile
IL COMUNE DI PREGANZIOL AVEVA GIA’ MESSO ALL’INDICE I LIBRI DI SAVIANO NELLA BIBLIOTECA COMUNALE…ORA NEGA LA SALA, ORIGINARIAMENTE CONCESSA, AI GRILLINI PER LA PRESENTAZIONE DI “UMBERTO MAGNO”, SCRITTO DA LEONARDO FACCO, EX REDATTORE DELLA PADANIA… I BEONI NON DEVONO SAPERE GLI AFFARI DELLA LEGA DI POTERE
A gennaio il comune di Preganziol, guidato dal leghista Sergio Marton — al
tempo stesso anche assessore all’urbanistica di Treviso — finì su tutte le prime pagine perchè la Biblioteca comunale aveva messo all’indice lo scrittore Roberto Saviano.
Ora a finire “dietro alla lavagna”, ufficialmente per problemi burocratici, è la presentazione del libro inchiesta sulla Lega “Umberto Magno” (Aliberti 2010) scritto dall’ex redattore della Padania Leonardo Facco, in programma oggi alle 21 in una serata organizzata dai Grilli Treviso-Movimento 5 stelle.
In un primo tempo l’autorizzazione all’uso dell’aula magna della scuola elementare “Granziol” era stata autorizzata regolarmente a Maurizio Aronica, militante dei Grilli Treviso.
Permessi per il 1 e 13 aprile datati rispettivamente 1 e 13 marzo per due diverse iniziative.
Ma ecco arrivare un fax dal comune che avvisa gli organizzatori che la sala è revocata in quanto i permessi erano stati rilasciati a Maurizio Aronica mentre l’iniziativa era da ricondursi alla associazione “Grilli Treviso”.
Tutto annullato, insomma.
Con il Comune leghista pronto a rimborsare i 36 euro della sala.
“Una cosa assurda e contro questa censura con scuse burocratiche mi imbavaglierò in consiglio comunale a Treviso” dice Borrelli. “Abbiamo ripresentato immediatamente domanda per la sala come Grilli Treviso — continua il consigliere comunale- se non ce la daranno per venerdì organizzeremo la presentazione del libro inchiesta sulla Lega in piazza ci stiamo muovendo con la Questura”.
Non è la prima volta che amministrazioni leghiste ostacolano la presentazione del libro inchiesta su Bossi e la Lega “Umberto Magno”.
“Una cosa simile è avvenuta a Cantù dove la presentazione era stata programmata nella sala civica da una lista locale — racconta l’autore Leonardo Facco — e la Lega non potendo più negare la sala ha organizzato una super convention a spese del contribuente in contemporanea. Risultato? Sala piena per la nostra iniziativa, vuota per i leghisti”.
Dal canto suo, il sindaco-assessore replica smorzando le polemiche: “Non ne so niente — dice ai cronisti — di queste cose si occupa l’ufficio unico”.
Ma la spiegazione non convince i Grilli, così come le addotte motivazioni burocratiche: “La scusa è veramente assurda — rimarca Borrelli — un cittadino, tra l’altro nostro attivista, non può prenotare la sala per presentare libri? Probabilmente hanno visto il titolo e di cosa tratta. Una ragione in più per andare avanti”.
“Aula magna o piazza, i grillini trevigiani presenteranno il libro venerdì e presto faremo un evento ancora più grande”.
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Marzo 31st, 2011 Riccardo Fucile
IL MARITO TUONA CONTRO I PARASSITI DI ROMA E GLI SPRECHI DELLO STATO ASSISTENZIALISTA, LA MANUELA INCASSA DAL 1992 LA PENSIONE E SI DEDICA ALLA SCUOLA BOSINA FINANZIATA, CASO STRANO, DALLO STATO CON 800.000 EURO NEL 2010…E IL TROTA L’HANNO PIAZZATO IN REGIONE A 12.000 EURINI AL MESE
La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla
maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca.
La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata.
Proprio così, avete letto bene.
La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento.
Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma.
E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader, Mario Giordano.
Eppure, nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta (“Sanguisughe”, Mondadori, 18 euro, in uscita martedì prossimo), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l’indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.
Il libro di Giordano (sottotitolo: le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasse) però ha un attacco folgorante.
Ed è la riproduzione dell’estratto conto di una pensione di 78 centesimi.
Una incredibile “busta paga” autentica che nasce così: “Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64 euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento 0.78. Totale: 0.78”.
Scrive Giordano: “Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d’oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente”.
Allora, forse, si può leggere questo libro saltando da un assurdo all’altro. Dalla “pensione centesimale” a quella della signora Marrone in Bossi, che è — in Italia — non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell’agenzia NewsMediaset, “che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant’anni di età ”.
Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava “la palude romana” e chiedeva di cambiare.
“Come no? — chiosa Giordano — Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però”.
Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d’appartenenza attraverso il nonno Calogero “che arrivò a Varese come impiegato dell’anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare” custodì Bossi nella convalescenza dopo l’ictus e favorì l’ascesa del figlio Renzo.
“Fra le attività che ha seguito con più passione — annota Giordano — la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra’, che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali. E sarà un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento, (800 mila euro) proprio alla Bosina?”.
Tutto sembrerebbe fuorchè un caso.
La signora Bossi, d’altronde, ha molto tempo libero perchè riceve un vitalizio regolarmente.
“Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l’assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anzichè andare in carrozza al consiglio regionale” (Già , perchè se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da quasi trecentomila euro a zero).
Ma Manuela non è sola: il corposo capitolo sui baby pensionati si apre con la storia di Francesca Z., che si è messa a riposo nel 1983, quando aveva appena 32 anni (“L’ex collaboratrice scolastica ha già ricevuto dallo Stato 280 mila euro, cioè 261 mila euro più di quanto abbia versato in tutta la sua carriera — si fa per dire — lavorativa”).
E prosegue con i casi di Carlo De Benedetti (in pensione a 58 anni), Cesare Romiti (2.500 euro a 54: ai tempi della marcia dei quarantamila, nel 1980, era pensionato da tre anni!).
Ma non mancano i grandi moralisti.
Adriano Celentano è in pensione da quando aveva 50 anni.
Oppure le artiste: Raffaella Carrà e Sophia Loren (in pensione da quando avevano 53 anni) e i duri come Carlo Callieri (l’ex uomo forte della Fiat) che prende la bellezza di 5 mila euro al mese da quando aveva 57 anni.
Ecco perchè, in mezzo a questa selva di nomi il consiglio è di non leggere i capitoli sulle pensioni onorevoli, sulle pensioni d’oro, e sulle pensioni truffa. Vi incazzereste troppo.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 31st, 2011 Riccardo Fucile
ALLA LEGA IL CAOS NELL’ISOLA CONVIENE: LA LEGA SENZA CLANDESTINI NON SAREBBE NULLA…MA QUANDO L’EMERGENZA POI ARRIVA DAVVERO NON SA COME GESTIRLA, IGNORANDONE CAUSE ED EFFETTI
Il caos a Lampedusa è colpa di Bobo Maroni, perchè alla Lega non frega
nulla dell’Italia.
Questo è un dato di fatto, conclamato e aritmeticamente dimostrato.
Sono mesi che il ministro dell’Interno lancia l’allarme su emergenze come quella che si sta drammaticamente vivendo in questi giorni a Lampedusa. Mesi di avvisaglie, di conferenze stampa, di annunci, di comunicati alle agenzie: ma in concreto cosa ha fatto per prevenire tale scenario?
A cosa serve inviare oggi navi, militari, mezzi aeronavali: ormai è tardi.
Se lo raccontavano ai quattro venti, perchè mai non hanno fatto nulla per evitare tutto questo?
Perchè non hanno mandato le navi prima?
Perchè non sono andati a Lampedusa prima che l’inevitabile accadesse?
La risposta è semplice: gli conviene così.
Perchè la Lega senza cladestini non sarebbe nulla.
La Lega senza questa emergenza sarebbe il nulla.
Perchè il partito della Padania, quello impegnato nel preservare le identità , o il neolocalismo da strapazzo, prima imbeve di cultura emergenziale il tessuto sociale del Paese e straripa in propaganda e demagogia.
E poi, quando l’emergenza arriva davvero, non sa come gestirla, da dove iniziare, ignorandone cause ed effetti.
La “vampirizza”, perchè il suo unico obiettivo è sub alimentare una perenne competizione elettorale, senza la quale la sua sopravvivenza stessa non avrebbe senso.
Perchè non offre risposte, non azzarda analisi o proposte (ragionate), non volge lo sguardo al futuro.
Rinchiusi come sono in un provincialismo fanatico e sordo.
Come dimostrato, ancora una volta, con la fuga dall’aula del consiglio regionale lombardo, in occasione dell’Inno di Mameli.
E’come la battutaccia che ripete Umberto Bossi: “Immigrati fora da i ball. Al Nord? Meglio restino vicino casa”.
No, non sono più in gioco il dispetto fatto agli avversari, o le schermaglie campanilistiche buone forse per strappare qualche altro consiglio di amministrazione nelle municipalizzate, o l’opportunità di conquistare le prime pagine di qualche foglietto di partito, dalle parti del fu Pdl molto in voga.
Qui si tratta di certificare dinanzi ad un notaio, perchè no un cittadino lampedusano, che chi dovrebbe impedire quel caos nè è stato invece il principale artefice.
(da “Il Futurista“)
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
LE PROMESSE DI BERLUSCONI: VIA GLI IMMIGRATI ENTRO 48 ORE (DOVE PORTARLI PERO’ NON LO SA), CHIUDERE IL CENTRO DI ACCOGLIENZA, NIENTE TASSE, PIANO COLORE PER RENDERLA COME PORTOFINO, PREMIO NOBEL PER LA PACE…E ANNUNCIA “STANOTTE HO COMPRATO CASA A LAMPEDUSA VIA INTERNET”….MENTRE L’EUROPA SMENTISCE “PIANGINA MARONI”: PERCHE’NON DITE CHE VI ABBIAMO DATO 18 MILIONI?
“In 48-60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani”.
Così il premier Silvio Berlusconi esordisce parlando ai cittadini riuniti davanti al municipio dell’isola. “Chiuderemo anche il centro di accoglienza”, promette. Insomma, Berlusconi sfodera il suo miglior sorriso per vendere i soliti sogni agli elettori: via tutti gli immigrati (stessa promessa fatta ai napoletani con la spazzatura), zone libere dalla burocrazia, moratoria finanziaria, fino alla candidatura dell’Isola a “premio Nobel per la Pace”.
“Ho il vezzo e l’abitudine di risolvere i problemi — aggiunge Berlusconi — e fino a ieri sera non avevo una soluzione chiara. Ora dopo consultazioni con diversi ministri e con le autorità delle Tunisia abbiamo un piano che vengo a raccontarvi e che è scattato ieri a mezzanotte. Non solo, perchè Berlusconi annuncia di aver acquistato casa a Lampedusa nella notte “via internet” e prospetta un “piano colore da attivare anche a Lampedusa”.
Insomma, per intenderci “vorrei che l’isola avesse i colori di Portofino“. “Venendo qui — aggiunge — ho visto un degrado significativo muri scrostati e niente verde, al contrario nella verdissima isola qui accanto, Linosa”.
“Un piano colore — continua Berlusconi — l’ho già realizzato in un paese della Lombardia e per Lampedusa propongo lo stesso modello, arredando le strade con adeguata illuminazione e con ciottolo. E’ necessario anche un piano di rimboschimento”.
E ancora sugli immigrati: “E’ un piano di liberazione dell’isola dai migranti. Ci sono 6 navi, e si tratta per una settima, con una capienza di 10 mila passeggeri”.
Nessuna spiegazione su dove andranno le due navi, arrivate questa mattina per caricare gli immigrati: “Lei sa giocare a scopa?”, chiede Berlusconi a un cittadino che vuole capire la destinazione delle navi: “Quando saprà giocare a scopa,le spiegherò delle navi”.
Una frase incomprensibile che spiega una cosa: nemmeno il premier sa esattamente dove saranno portati i migliaia di migranti arrivati in questi giorni a Lampedusa.
L’unico cartello fuori dal coro — “Berlusconi fora dai ball” — viene fatto togliere prima che il presidente del consiglio arrivi in municipio.
Intanto l’Europa risponde alle accuse di Roberto Maroni che ieri aveva dichiarato al Tg5: “L’Europa ci aiuta zero virgola zero, là pensano ‘E’ un problema vostro, arrangiatevi”.
Questa la reazione dell’Unione europea: ”Sono stati messi adisposizione dell’Italia circa 18 milioni di euro nel 2010-2011 per i rimpatri degli immigrati, oltre ai 25 milioni di euro stanziati per tutti gli Stati membri per misure di emergenza.
Annunciate nei giorni scorsi, le prime due navi (in totale il piano ne prevede sei) sono effettivamente arrivate a Lampedusa.
Obiettivo dichiarato: prelevare i profughi e portarli nelle strutture allestite in queste giorni dall’Unità di crisi del Viminale.
La nave San Marco della Marina militare è giunta in rada intorno alle 6, mentre per agevolare l’avvicinamento della “Catania” della Grimaldi sono in azione le motovedette della guardia costiera; la nave passeggeri ormeggerà a Cala Pisana.
Secondo quanto si apprende da fonti ufficiali, altre tre navi passeggeri dovrebbero arrivare a Lampedusa entro il primo pomeriggio.
Entro stasera è previsto l’arrivo della quinta nave.
Quella di oggi è una giornata decisiva.
Da un lato con l’arrivo delle navi. Dall’altro con la partita si gioca a Roma con la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario e la conferenza tra Stato e regioni.
Il tutto serve per mettere a punto la strategia dell’emergenza. La tensione però resta alta.
Sfumata, al momento, l’ipotesi, ventilata da Maroni, di rimpatri forzosi, resta in piedi il progetto di inviare, almeno una nave, verso Tunisi con a bordo mille persone.
Un numero che non sarebbe contemplato dal trattato tra Italia e Tunisia.
Il protocollo, infatti, prevede rimpatri giornalieri di non più di quattro persone. .
Sul fronte diplomatico, Silvio Berlusconi ha dato incarico all’imprenditore tunisino Tarak ben Ammar di intavolare trattative con il governo tunisino.
Nel frattempo, il ruolino della crisi prevede di trasferire quante più persone possibili nelle tendopoli allestite in queste ore e che a breve dovranno diventare 13.
Ed è questo uno dei temi più caldi.
L’indicazione che arriva dal Viminale è quello che queste struttura abbiano la caratteristiche della “precarietà ”.
Un modo per rassicurare le comunità locali che le tendopoli non si trasformeranno in prigioni o campi stanziali.
Non a caso, l’unità di crisi ancora deve decidere in che modo definire queste strutture: Cie (centri di identificazione ed espulsione), Cpa (Centri di prima accoglienza), o Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo).
Questa la politica del ministero dell’Interno che adotta anche il metodo della dispersione.
In sostanza, si tengono le maglie larghe.
Degli oltre 3mila profughi sbarcati negli ultimi 40 giorni, moltissimi hanno già preso la strada verso Francia e Germania.
In questo senso, la chiave di lettura è duplice: da un lato una situazione del genere consiglia ad avere manica larga sui flusso, dall’altro però il progetto è politico.
La fuoriuscita di immigrati dai campi, infatti, ingrossa le frontiera di Francia e Germania.
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
IL PDL ALL’IMPROVVISO HA FATTO VOTARE L’INVERSIONE DELL’ORDINE DEL GIORNO PER CONSENTIRE GIA’ DOMANI DI APPROVARE LA SOLITA LEGGE AD PERSONAM…CASINI: “E’ UNO SCANDALO”…FRANCESCHINI: “UNA PAGINA NERA PER LA DEMOCRAZIA DEL NOSTRO PAESE”…QUESTO GOVERNO DI CORROTTI E PUTTANIERI E’ LA VERGOGNA DELLA DESTRA ITALIANA
Blitz della maggioranza sul processo breve. 
Pdl e Lega hanno chiesto e ottenuto l’inversione dell’ordine del giorno dell’Assemblea scavalcando quindi la discussione sulla legge comunitaria e accelerando sulla legge che sta a cuore al premier Berlusconi.
Grida di “vergogna, vergogna” dai banchi dell’opposizione.
Il Pdl chiede e ottiene l’inversione dell’ordine dei lavori alla Camera per portare già oggi all’esame dell’Aula il provvedimento sul processo breve e il Pd protesta, parlando di «pagina nera per la storia della Repubblica».
E’ stato Simone Baldelli, Pdl, in apertura di seduta a chiedere l’inversione dell’ordine del giorno.
Quindici i voti di scarto che porteranno il provvedimento ad essere esaminato subito.
Contro la richiesta di inversione dell’ordine del giorno si sono espressi i deputati di Pd, Idv, Fli e Udc.
Subito dopo, ha preso la parola il capogruppo Pd Dario Franceschini, lamentando la violazione dell’articolo del regolamento della Camera che riserva all’opposizione uno spazio dei lavori dell’Aula per le proprie proposte di legge.
“Questa è l’ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. “Vogliono – dice Franceschini – approfittare della tragedia di Lampedusa per coprire questo fatto gravissimo”.
Poi si rivolge a Umberto Bossi e alla Lega. “Cosa andate a dire ai popoli padani – chiede ironico il capogruppo Pd – a cui avete promesso la sicurezza? Andrete a dire che volete liberare i criminali? Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. Ma di fronte al presidente del Consiglio le rapine e le violenze non contano e vi comportate da servitori fedeli”
Il leader Udc Casini si è detto «totalmente d’accordo con Franceschini» e ha aggiunto: «Mi vorrei rivolgere al ministro della Giustizia, vorrei capire se ha ancora valore il dibattito politico che c’è tra di noi».
Il leader Udc ha ricordato che il ministro della Giustizia aveva promesso l’accantonamento delle norme ‘ad personam’, nel momento in cui aveva presentato la riforma costituzionale della giustzia: «Ha presentato una riforma costituzionale e ha detto davanti a tutti che il Governo si impegnava a levare tutti quelli che potevano essere considerati provvedimenti settoriali, minimali, ad personam”.
Insomma, «dopo averci illuso e dopo avere illuso gli italiani, ecco spuntare il solito provvedimento che serve solo a placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. E’ una vergogna, soprattutto per chi, come noi, ritiene che la riforma della giustizia deve essere fatta. Il giudizio lo daranno gli italiani a partire dalle prossime amministrative».
Accolta la richiesta di invertire l’ordine del giorno avanzata dal Pdl, l’aula della Camera discuterà il ddl sul processo breve che introduce la cosiddetta ‘prescrizione breve’ per gli incensurati, rinviando invece l’esame della legge Comunitaria che contiene un’altra contestata norma, quella che amplia la responsabilità civile dei magistrati.
Avanti tutta con l’impunità .
Potrà pure cascargli il mondo addosso, ma Silvio Berlusconi non perde di vista l’obiettivo personale.
E questo governo di corrotti e puttanieri è ormai la vergogna della destra italiana.
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
SI E’ FOTTUTO 750.000 EURO DEL COMUNE DI ALESSANDRIA E I “RESPONSABILI” LO HANNO PURE NOMINATO TESORIERE DEL GRUPPO…UN PASSATO NELLA LEGA, E’ SUBENTRATO A COTA: SABATO LA CONDANNA IN PRIMO GRADO A 4 ANNI CON L’INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI E L’OBBLIGO DI RISARCIRE 850.000 EURO AL COMUNE
Finalmente un “responsabile” di nome e di fatto, in Parlamento e in tribunale. Parliamo di Maurizio Grassano, 49enne ex leghista, ora membro della gloriosa “terza gamba” del governo Berlusconi.
Sabato scorso il tribunale di Alessandria lo ha condannato a quattro anni per truffa aggravata ai danni del Comune.
Una cosa non da poco, visto che Grassano è stato per anni consigliere comunale della Lega Nord e presidente del Consiglio comunale fino al suo ingresso in Parlamento.
Il caso, lo ricordiamo, scoppia nel febbraio 2009, quando qualcuno decide di vederci chiaro sui costi a carico del Comune del presidente Grassano.
Fin dal 2003, il comune di Alessandria eroga cospicui rimborsi alla Vega Srl dell’imprenditore Sergio Cavanna, azienda di Novi Ligure attiva nel settore delle costruzioni di cui Grassano risulta dipendente.
Cifre importanti, sempre in crescita (89.000 euro nel 2004, 158.000 nel 2008, 190.000 solo nei primi mesi del 2009), versate all’azienda per rimbosare le assenze di Grassano dal lavoro, a causa dei suoi impegni istituzionali.
La magistratura apre un’inchiesta e il 25 settembre 2009 Grassano viene arrestato (un mese ai domiciliari) per inquinamento delle prove.
Poi il processo e sabato la sentenza: condanna per truffa, con annessa interdizione dai pubblici uffici, a quattro anni di reclusione.
Il Comune avrebbe versato oltre 750.000 euro per un rapporto di lavoro inesistente, non comprovato da alcun documento o contratto.
Grassano e il titotale dell’azienda, in pratica, erano d’accordo nel far figurare stipendi d’oro al politico, al solo scopo di ottenere i rimborsi, previsti dalla legge, da parte del Comune.
Il giudice ha disposto altresì un risarcimento di 850.000 euro (i cui 380.000 da versare immediatamente) a favore del Comune di Alessandria che si era costituito parte civile.
Dimissioni? Neanche a parlarne.
Anzi, la sua vicenda giudiziaria non gli ha impedito di essere nominato tesoriere del gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile.
Visto le credenziali, una scelta opportuna…
Grassano è in Parlamento dal giugno 2010, quando, da primo dei non eletti, subentrò al dimissionario Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte.
La Lega, in cui aveva militato per anni, lo aveva espulso (ovviamente solo dopo che era intervenuta la magistratura), quindi Grassano era finito inizialmente al Gruppo Misto, poi ai Liberaldemocratici, quindi all’Alleanza di Centro di Pionati, fino ai Responsabili.
Ora è membro della Commissione Esteri, nonostante le difficoltà nel’individuare le grandi capitali europee (impetosa fu la Zanzara di Radio24).
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
PASSA UN EMENDAMENTO DEL PD, DECISIVE LE ASSENZE DEI RESPONSABILI …VOGLIONO FAR PESARE IL LORO SOSTEGNO AL GOVERNO E RICATTANO OGNI VOLTA L’ESECUTIVO CHIEDENDO POLTRONE… BERLUSCONI VITTIMA DEI SUOI SISTEMI
Governo battuto in aula alla Camera sulla disciplina dell’attività di costruttore edile:
l’assemblea di Montecitorio ha approvato, contro il parere dell’esecutivo, un emendamento del Pd al testo: 259 i sì e 250 no. Determinanti le assenze nei banchi della maggioranza.
Nelle file del Pdl mancavano infatti 51 deputati (32 in missione e 19 assenti). Nove le assenze della Lega (sei in missione e tre assenti).
Dieci i deputati di Iniziativa responsabile che non hanno partecipato al voto: quattro in missione e sei assenti.
Sui banchi dell’opposizione erano presenti il 90,7 per cento dei rappresentanti del Partito democratico e il 59% di quelli dell’Italia dei valori.
Per il governo è stata la sconfitta numero 70 dall’inizio della legislatura. L’emendamento approvato, spiega la parlamentare del Pd Chiara Braga, “esplicita meglio il contenuto dell’articolo ed evita il rischio di problemi interpretativi della norma in fase attuativa”.
“L’approvazione – aggiunge – va nell’ottica di evitare un appesantimento burocratico visto che le imprese sono già in crisi mentre è necessario qualificarle.”
Vista la conta della presenze, a decidere le sorti della votazione sembrano essere state le assenze dei Responsabili.
Banchi vuoti non a caso, ma per far ‘pesare’ la loro presenza in aula per condizionare le sorti del governo e accelerare i nuovi incarichi governativi.
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