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LA CRONICA INCAPACITA’ DI FINI DI CIRCONDARSI DI PERSONE NON DELUDENTI E LA GUERRA TRA MEZZE TACCHE

Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile

ANCHE AN AVEVA ESPRESSO UNA CLASSE POLITICA PIGRA E INSULSA: GENTE CHE AL MASSIMO AVREBBE POTUTO ASPIRARE A FARE L’ASSESSORE DI UNA MEDIA CITTA’ ITALIANA….IL NODO POLITICO DELLE ALLEANZE VA SCIOLTO: RITORNARE CON IL PDL O COSTRUIRE UNA DESTRA DIVERSA

La strana coppia Bocchino-Began mi fa venire in mente due cose: che la guerra non certo titanica per il controllo di Fli da parte di Urso e dello stesso Bocchino era guerricciola di mezze tacche e avrebbe in ogni caso riservato delusioni.
Colpa di Fini? Non lo so.
Aveva a disposizione quel pezzo di classe dirigente di An e quello ha usato.
Personalmente non credo che Bocchino abbia seguito Fini per convinzione politica, credo che abbia intravisto una possibilità  di crescita e maggiore visibilità  politica e l’ha sfruttata.
Dal suo punto di vista ha fatto bene, ma tutte queste lamentele su di lui mi fanno pensare che sono state riposte troppe aspettative su un “cavallo” sbagliato.
La seconda cosa che mi viene in mente riguarda la cronica incapacità  di Fini di circondarsi di persone non deludenti.
Va detto a sua giustificazione che An aveva espresso una classe dirigente pigra e insulsa, compresi quelli che provenivano dal Fronte anni Ottanta (da me stessa aureolati in un libro). Gente che avrebbe al massimo potuto aspirare a un assessorato di una media città  italiana ha voluto pensare in grande, con effetti disastrosi.
An è stata una specie di Dc molto più incline al compromesso e molto meno utile al paese. Detto questo mi interessa il dopo: guardiamo in faccia la realtà .
Fli si ricongiungerà  con i fratelli separati del Pdl e ricomincerà  l’eterna guerra lobbistica tra le correnti che già  ammazzarono An.
Penso che allo stesso Fini non interessi il 3 per cento dei consensi di irriducibili antiberlusconiani della prima ora (tra cui me stessa, ovvio).
Perciò a Mirabello sarebbe utile una parola chiara su questo punto, su quello delle alleanze, poichè tutti sappiamo che la prossima volta a vincere sarà  la sinistra.
Dunque Fli deve scegliere se arginare i “danni” assieme ai vari servitori di B. o se continuare nel cammino vagheggiato che era quello di cambiare i connotati a una destra impresentabile fino al superamento di quella stessa, logora, categoria.
Temo che questa seconda strada sia ritenuta troppo difficile.
Magari Fini è convinto della sua validità  ma non ha la forza politica per andare fino in fondo.
Il nodo, purtroppo, mi sembra questo e mi sembra ben più imbarazzante delle frequentazioni di Italo.

Annalisa Terranova

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L’INCUBO DEL PREMIER E DEL PDL: “LE TOGHE VOGLIONO UN GOVERNO MARONI”

Luglio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI TEME UN’ONDATA DI ARRESTI, IL QUIRINALE SPINGE PER UN CAMBIO AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA…E C’E’ CHI PENSA CHE MARONI POSSA GUIDARE UN ESECUTIVO PER LA RIFORMA ELETTORALE

Il Cavaliere è nell’angolo.
Dopo il trauma dell’arresto di Alfonso Papa, il cerchio sembra stringersi attorno al capo del governo e nello stesso Pdl ormai si ragiona apertamente, per salvare il salvabile, su come convincere Berlusconi a farsi da parte.
Così, in una giornata passata a Bruxelles per il vertice europeo, ma con l’orecchio a terra per captare i segnali in arrivo da Roma, il premier ha potuto tirare il fiato leggendo il monito del capo dello Stato ai magistrati e quella critica all’abuso delle intercettazioni.
“Anche Napolitano – ha commentato – è preoccupato per la situazione, teme che gli possa sfuggire di mano. Non vuole avventure in un momento così difficile di crisi di mercati e per questo ha mandato un segnale preciso alle procure”
Berlusconi si fa portavoce di quella che nel Pdl è diventata quasi una certezza: l’imminente arrivo di un’ondata di richieste di arresto, una Tangentopoli che farà  rotolare ogni settimana una nuova testa.
In questo clima da fine Impero si fanno più insistenti le manovre per arrivare a un diverso quadro politico.
Sono di queste ore i contatti dei leader del Terzo polo con Roberto Maroni, individuato come il protagonista della nuova fase che si sta per aprire.
Dopo l’estate, raccontano, matureranno le condizioni per l’apertura di una crisi di governo e sarà  proprio il Carroccio a far saltare il tappo.
Anche se Maroni, al momento, sembra deciso a non uscire dal perimetro del centrodestra, nè a farsi tentare da ipotesi di governi tecnici.
La discussione dunque è su cosa fare “dopo”.
Fini, Casini e Rutelli vorrebbero che Maroni si mettesse alla guida dell’operazione, dando vita a un “gabinetto”, retto appunto dal ministro dell’Interno, per rifare la legge elettorale.
L’idea sarebbe quella di tornare al voto nella primavera del 2012, ma l’appetito vien mangiando e nessuno esclude che un governo del genere possa proiettarsi anche oltre, fino al termine della legislatura, nel caso rimpolpando il programma con una robusta dose di privatizzazioni, liberalizzazioni e taglio dei parlamentari.
Uno scenario tutt’altro che campato per aria, che infatti mette in massimo allarme il Pdl.
“Le toghe stanno favorendo questo progetto”, si sfoga con i suoi il Cavaliere.
E un ministro, al termine di una riunione a via dell’Umiltà , confida che a Berlusconi a questo punto restano soltanto due opzioni sul tavolo: “Può anticipare tutti, replicando sul governo l’operazione che ha portato Alfano alla guida del partito. Oppure può restare fermo e subire il ribaltone, che ci sarà  comunque. Solo che, a quel punto, gli leveranno anche la pelle”.
La preoccupazione del ministro berlusconiano è condivisa da molti nella cerchia stretta del premier.
Persino Fedele Confalonieri, che ieri è andato a parlare a Montecitorio con Pier Ferdinando Casini, sembra consapevole che ormai tocchi al Cavaliere prendere atto della situazione e giocare d’anticipo
Intanto l’immobilismo del premier sta mettendo la sabbia nel motore di Angelino Alfano, che vorrebbe essere sostituito al più presto al ministero di Grazia e Giustizia per dedicarsi a tempo pieno al partito.
Oltretutto la richiesta arriva anche dal Colle in modo pressante.
Si è parlato proprio di questo ieri a margine della cerimonia con i giovani magistrati al Quirinale.
In un angolo del salone, per una decina di minuti, Napolitano, Alfano e Vietti, il vicepresidente del Csm, ne hanno discusso in maniera preoccupata.
Il Guardasigilli ha rotto il ghiaccio con una battuta: “Questa, spero, potrebbe essere l’ultima volta che vengo qui in questa veste”.
Poi, ancora scherzando, rivolto a Vietti: “Ho visto che gli avvocati ti propongono come ministro… sappi che da noi c’è sempre posto per te”.
Ma la successione a via Arenula è ancora in alto mare, nonostante l’auspicio di Alfano.
Napolitano vorrebbe vedere la partita chiusa prima delle vacanze, possibilmente già  la prossima settimana, tuttavia il nome giusto non è ancora stato trovato.
La rosa dei candidati non risponde ancora al profilo disegnato dal capo dello Stato: un Guardasigilli autorevole, che riesca a fare una riforma bipartisan della giustizia.

Liana Milella e Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

Commento
Forse qualcuno nel Terzo Polo non ha ancora compreso che esso deve porsi come alternativo a Pdl e Lega e che deve puntare alle elezioni anticipate.
Dal punto di vista etico e programmatico, oltre che ideale, l’unica pregiudiziale che Fli dovrebbe avere è “mai con la Lega”, essendo Fli una forza politica che sul tema della coesione nazionale e della immigrazione ha una visione in completa antitesi con il Carroccio.
Come si possa appoggiare un potenziale governo con presidente un condannato per resistenza a pubblico ufficiale, nonchè fautore dell’affogamento dei profughi ad opera del criminale Gheddafi non è chiaro.
Se governo tecnico deve essere, si scelga un politico di alto profilo istituzionale, non un avvocato del recupero crediti della Avon specializzato in consulenze orali (vedi inchiesta su di lui della procura di Bologna per parcelle da 60.000 euro).
Se Fli sapesse porsi realisticamente e coerentemente come un argine alla Lega navigherebbe su ben altre percentuali di consensi.

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QUINTA EDIZIONE DI “CAFFEINA”: TORNA A VITERBO IL FESTIVAL CULTURALE DELLA DESTRA

Luglio 3rd, 2011 Riccardo Fucile

GRANDI OSPITI ALLA TRADIZIONALE KERMESSE CULTURALE IDEATA DA FILIPPO ROSSI, DIRETTORE DE “IL FUTURISTA”…DA TRAVAGLIO A SALLUSTI, DA GOMEZ A MENTANA, DA VECCHIONI ALLA DANDINI, DA BATTISTA A POLITO, DA EZIO MAURO A BUTTAFUOCO, DA VELTRONI A PANSA…TRE INTENSE SETTIMANE DI MISTICANZA NELLA SPLENDIDA CORNICE DEL CENTRO STORICO DI VITERBO

Torna la kermesse culturale che si svolge da cinque anni nella Tuscia nelle prime tre settimane di luglio, nello splendido scenario del quartiere medievale di San Pellegrino.
Gli organizzatori Andrea Baffo e Filippo Rossi hanno schierato per gli incontri dibattito: Marco Travaglio, Peter Gomez, Enrico Mentana, Alessandro Sallusti per il giornalismo, ma anche Serena Dandini, Pupi Avati e Roberto Vecchioni
E ora lo “spirito futurista” ha anche il suo festival.
Caffeina cultura, la tre settimane letteraria (e non solo) ideata da Filippo Rossi — il direttore del settimanale ‘finiano’ il futurista, e prima ancora direttore del webmagazine della fondazione Farefuturo — arriva alla quinta edizione per occupare ancora una volta il centro storico di Viterbo con libri, autori, giornalisti, artisti, insomma idee.
Dal 30 giugno al 16 luglio, tre settimane che — a leggere il programma pubblicato sul sito www.caffeinacultura.it, sembra davvero inneggiare a quella “misticanza” che, secondo lo slogan coniato dal “demiurgo” Rossi, è “meglio della militanza”.
“Liberi tutti”, insomma, per un festival che nelle intenzioni di chi l’ha creato “deve superare gli ultimi steccati rimasti”.
Un evento collettivo che deve funzionare «come un grande frullatore di storie, di idee, di identità  che si sono considerate sempre diverse, se non agli antipodi».
Per fare cultura.
E allora ci saranno Giancarlo De Cataldo e Andrea De Carlo, Roberto Vecchioni (il 5 luglio) e Aldo Cazzullo con il suo Viva l’Italia!, Pierluigi Battista e Antonio Polito con la Lettera a un amico antisionista, Roberto Giacobbo, Walter Veltroni e Giampaolo Pansa.
E ancora, Enrico Mentana che parlerà  di giornalismo e Paolo Rossi (che il 3 luglio porterà  in piazza la sua Serata del disonore), Ezio Mauro che presenta La felicità  della democrazia e Pietrangelo Buttafuoco, Franco Cardini, Serena Dandini, Roberto Faenza con Silvio Forever. Presenteranno i loro libri anche tre finalisti del Premio Strega (Luciana Castellina, Mario Desiati, Edoardo Nesi).
E se l’otto luglio sotto i riflettori ci sarà  Marco Travaglio, due sere prima andrà  in scena un   “faccia a faccia” che si preannuncia al calor bianco tra Peter Gomez e Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale.

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FABIO GRANATA E FILIPPO ROSSI GIOVEDI 23, ALLE ORE 18, A GENOVA PRESENTANO “IL FUTURISTA”

Giugno 20th, 2011 Riccardo Fucile

ATTESO APPUNTAMENTO PER LA DESTRA GENOVESE CON IL DIRETTORE DELLA RIVISTA MOVIMENTISTA E IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA…. I DUE ESPONENTI FINIANI PARLERANNO NELLA PRESTIGIOSA LOCATION DI PALAZZO DUCALE, IN PIAZZA MATTEOTTI… FUTURO E LIBERTA’ PER UNA GENOVA FUORI DAGLI STECCATI

Due voci fuori dal coro, sicuramente due esponenti di area finiana fuori da schemi precostituiti e dal carattere anticonformista che li ha portati ad assumere posizioni anche “provocatorie”. Filippo Rossi è stato uno degli intellettuali di riferimento di FareFuturoweb per lungo tempo, fino alla realizzazione del nuovo progetto “il Futurista” che ha assunto sia la forma redazionale sul web che la cadenza settimanale in edicola.
Animatore di Caffeina e organizzatore di numerosi confronti con intellettuali di aree diverse, Filippo è uno spirito libero, slegato da schemi culturali pregressi, convinto che la destra del futuro vada fondata su nuovi presupposti, costruiti attraverso un percorso nuovo e comune, patriottico, laico e repubblicano.
Le stesse basi, ma in chiave politica, sono l’elemento che caratterizzano Fabio Granata, considerato uno dei più stretti collaboratori di Gianfranco Fini nella nuova avventura di Futuro e Libertà .
Fabio è un punto di riferimento per la Destra che difende la legalità , il rispetto delle Istituzioni e della magistratura.
Nelle sua veste di stimato vicepresidente della Commissione Antimafia è stato protagonista di numerose iniziative a sostegno degli operatori della giustizia e della sicurezza nella lotta che portano avanti contro la criminalità  mafiosa in territori difficili come in Sicilia.
Si è impegnato nell’opera di moralizzazione della casta politica, proponendo un rigoroso codice etico per chi entra nelle Istituzioni.
Spesso ha rappresentato l’anima critica anche in Futuro e Libertà  convinto che nella coerenza delle scelte politiche risieda il futuro di una destra deberlusconizzata che ambisca un domani a governare il Paese.
Un partito nuovo che sappia volare oltre i vecchi schematismi e le tradizionali alleanze., per ritornare a parlare di valori, di idee e di programmi.
La presentazione de “il Futurista” è fissata per le ore 18 di giovedì 23, a Genova , nella splendida cornice di Palazzo Ducale (P.za Matteotti 5, primo piano) e nella prestigiosa sala (g.c.) della Società  di Letture e Conversazioni Scientifiche.
Ora che lo sapete, cercate di esserci…

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SONO STATI RICATTATI DALLA LEGA PER TRE ANNI SENZA MAI REAGIRE: ORA NEL PDL RISCOPRONO LA DIGNITA’ ORMAI PERSA

Giugno 20th, 2011 Riccardo Fucile

EX SOCIALI ED EX SINDACALISTE, PROPRIETARI DI CASE A LORO INSAPUTA E PATACCARI: SI SVEGLIANO SOLO ORA CHE QUATTRO CIALTRONI VOGLIONO TOGLIERE I MINISTERI A ROMA…. MA DOV’ERANO QUANDO LA LEGA FACEVA PASSARE LEGGI VERGOGNA SUGLI IMMIGRATI O QUANDO BOSSI SOSTENEVA CHE COL TRICOLORE SI PULIVA IL CULO?

Il Pd presenterà  domani, durante l’esame del decreto sviluppo alla Camera su cui il governo ha posto la fiducia, un ordine del giorno contro la richiesta della Lega di spostare la sede di alcuni ministeri al Nord su cui la Camera dovrà  pronunciarsi.
Lo ha annunciato il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, nel corso della conferenza del partito sulla sicurezza a Roma.
Franceschini ha definito “patetica” l’immagine di un governo che pensa di spostare i ministeri. La proposta della Lega del trasferimento delle sedi ministeriali, secondo il dirigente democratico, è “una patetica operazione di immagine che noi porteremo al voto”.
“Pontida 2011 e i discorsi che si sono sentiti mi sono sembrati quelli di Abatantuono nel film Attila e gli Unni”, ha sottolineato Franceschini.
“Su questa vicenda – ha aggiunto – li porteremo al voto domani in occasione del decreto sullo sviluppo. Visto che i ministri leghisti hanno tanta voglia di tornare al Nord lo possono fare e lo faranno, dopo il risultato delle amministrative e dei referendum, ma senza i loro ministeri, che resteranno nella capitale”.
Valutazioni simili a quelle del Pd arrivano anche da Cei e Confindustria. “La chiesa deve da un lato frenare queste mire secessionistiche, dall’altro deve rimotivare dall’interno, con forte valenza biblica, la passione dell’intraprendere dei cristiani”, dice Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace.
Secondo il vescovo, intervistato da Radio vaticana, la proposta di spostare i ministeri al nord sarebbe inoltre “un gesto di grandissimo disprezzo del sud”.
“La Lega paradossalmente – conclude Bregantini – ripete gli errori che rimprovera a Roma”.
Quanto agli industriali, secondo la presidente dell’associazione di categoria Emma Marcegaglia, “questi non sono temi veri del Paese”.
“I temi veri – osserva – sono il bilancio a posto, la riforma fiscale, le liberalizzazioni, investire in ricerca e innovazione. Il resto mi sembra un po’ propaganda”.
L’argomento continua comunque a rimanere centrale nel dibattito politico, alimentando nuove tensioni all’interno della maggioranza.
Il duro confronto tra Lega da una parte e la componente romana e meridionalista del Pdl (Gianni Alemanno e Renata Polverini su tutti) dall’altra, preoccupa in particolare il capoguppo alla Camera Fabrizio Cicchitto.
“E’ in atto un confronto . afferma – ma è sbagliato drammatizzare sia da parte di chi è al Nord e sia per chi è a Roma che dovrebbe occuparsi di governare la Regione e il Lazio. Va detto che non riteniamo possibile rompere l’unità  dello Stato, ma è possibile ragionare sul decentramento di alcune sedi sulla base di alcune esperienze passate”.
Dpo tre anni in cui il governo ha vissuto sotto ricatto costante della Lega, dopo aver assistito a vergognosi cedimenti a politiche razziste da parte del nostro governo, censurate a livello internazionale da tutti i massimi organismi preposti, ora nel Pdl si svegliano gli ex sociali e le ex sindacaliste,gli   ex proprietari di case pagate a loro insaputa e i pataccari vari: tutti uniti per difende due ministeri da Disneyland.
Quello del Paese dei balocchi che si è inventato Calderoli per giustificare la sua esistenza (nonchè gli stipendi di 70 suoi dipendenti, pagati dal contribuente italiano) e quello del federalismo patacca che sarà  causa solo di un aumento delle tasse locali.   Fosse per noi vorremmo che fosse già  in vigore ora e non tra 10 anni: per non perderci la scena dei padagni che inseguono con il forcone i leghisti che gli hanno imposto il federalismo.
Ma dategli quei due ministeri a Monza, così passano il loro tempo a giocare con le cartine, i soldatini, le merendine della mamma,   il fac-simile del libretto degli assegni e il bavaglino per chi sbava.
In fondo le specie in via di estinzione vanno tutelate.

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NON SONO ANDATI AL MARE: IL 44,8% DEGLI ELETTORI DEL PDL HANNO VOLUTO ANDARE A VOTARE

Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile

HANNO CONTRIBUITO AL QUORUM ANCHE IL 57,6% DEGLI ELETTORI DEL TERZO POLO, IL 39,5% DEI LEGHISTI E IL 25% DI CHI SOLITAMENTE NON VOTA… PERCENTUALI TRA IL 75% E L’80% TRA CHI VOTA A SINISTRA

Gli inviti ad andare al mare rivolti loro da Berlusconi e Bossi non sono bastati, anzi forse sono pure risultati sgraditi e hanno determinato una reazione opposta.
Secondo una rilevazione fatta da Emg per il TgLa7, il 44,8% degli elettori del Pdl ha deciso di dire la sua sui referendum, così come il 39,5% di quelli della Lega.
Siamo di fronte a un evidente segnale di scontento degli elettori del cemtrodestra, tanto che il legittimo impedimento, il voto più strettamente legato al premier, ha preso gli stessi Sì degli altri quesiti.
Anche il Terzo Polo ha scelto a grande maggioranza, il 57,6%, di esprimersi in coerenza con l’invito di andare a votare espresso da Fini e Casini.
Ovviamente altissima l’affluenza tra gli elettori di sinistra: il 77,5% di quelli del Pd sono andati a votare, insieme all’80,5% di quelli dell’Idv e al 75,2% di Sel.
Ha deciso di andare a votare anche il 66,5% degli indecisi e il 25% di coloro che solitamente non votano mai.
Ha pagato il “voto civico”, composto da coloro che solitamente sono poco inclini a scegliere un partito.
Ma soprattutto nel risultato finale ha influito l’elettorato di centrodestra.
Prendendo in esame l’analisi dell’Istituto Cattaneo, “l’astensionismo aggiuntivo”, ovvero la percentuale di non votanti oltre la normale quota di astensionisti, si è avuto solo in minima parte in Lombardia e Veneto, mentre il successo maggiore si può riscontrare in Liguria, Trentino e Molise.

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GLI ITALIANI HANNO CHIUSO I GIOCHI: TRAVOLTO IL QUORUM, RAGGIUNTO IL 57%, AVVISO DI SFRATTO AL GOVERNO DEGLI ACCATTONI

Giugno 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL MIRACOLO ITALIANO: IL VENTO DI CAMBIAMENTO HA SPINTO I REFERENDUM FINO ALLA VITTORIA… SCONFITTA LA VECCHIA POLITICA INCAPACE DI INTERPRETARE LA VOLONTA’ POPOLARE… NON HA PREVALSO LA SINISTRA: DA DESTRA UNA VALANGA DETERMINANTE DI SI’

E’ stata una vittoria del popolo italiano, senza distinzioni tra destra e sinistra: si è affermato innanzi tutto il diritto dei cittadino a poter decidere del proprio futuro senza delegare sempre e comunque i capibastone.
Dopo avergli imposto persino le liste bloccate, l’italiano alla prima occasione ha voluto ricordare alla nostra classe politica che la legittimazione del parlamento viene dal popolo.
Ne ha tratto giovamento chi ha saputo interpretare il vento di cambiamento in atto nel Paese, nelle giovani generazioni, nei disamorati dalla politica che chiedono una svolta.
Una contrapposizione ormai plastica tra i “vecchi dentro”, dove il cerone non riesce più a nascondere le maschere dell teatrino dei vecchi riti della politica, le cene del lunedi ad Arcore, le riunioni a palazzo Grazioli, i vertici in via Bellerio dei famelici colonnelli del Senatur, la cacciate dalla Rai dei personaggi scomodi, la corruzione, la crisi, la mancanza di rispetto dellei istituzioni e dall’altro lato le preoccupazioni delle famiglie, i giovani alla ricerca di un lavoro, lo sfruttamento dei precari, il desiderio di un mondo più giusto, un modello di sviluppo dove venga fatto funzionare “il pubblico”, la vera unica alternativa alla svendita dei servizi al privato.
In due giorni questa Italia è scesa simbolicamente in piazza, senza bisogno dei tumulti che avvengono al di là  del Mediterraneo, e ha mandato l’avviso di sfratto alla coalizione affaristica-razzista che guida l’Italia.
In tempi normali nessuno avrebbe mai ipotizzato che quattro referendum avrebbero visto la partecipazione di massa di quasi il 60% degli italiani.
Compresi cittadini che non votavano da anni per il disgusto.
Una percentuale talmente ampia e imprevedebile che non è attribuibile alle sole forze di sinistra: sono stati tanti coloro che a destra hanno espresso e propagandato quattro Si, come abbiamo fatto noi, facendo capire che una destra diversa è possibile anche nel nostro Paese.
E che se una volta “non si poteva morire democristiani” ora è giusto battersi per non morire berlusconiani o leghisti.
Ora che la becerodestra, insensibile persino ai temi ambientali oltre a quelli della solidarietà  umana e dei diritti sociali, ha ricevuto l’avviso di sfratto, occorre far nascere una nuova destra, attenta ai cambiamenti in atto nella società  italiana.
Fuori dagli steccati e dagli stereotipi, attraverso un confronto a tutto campo che rivaluti concetti quali legalità , abolizione dei privilegi della casta, legge uguale per tutti, meritocrazia, solidarietà , tutela dell’ambiente e qualità  della vita, fisco giusto, risorse per la scuola pubblica e per la sicurezza, servizi pubblici efficienti, lotta alla corruzione nella Pubblica Amministrazione.
Non ha importanza quando questa destra sociale riuscirà  a governare l’Italia, è essenziale incamminarsi verso la meta.

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FLI STA DIVENTANDO IL PARTITO DEL NI?

Giugno 8th, 2011 Riccardo Fucile

DEFINIRSI SOLO MODERATI E RIFORMATORI NON PORTA A NULLA SENZA UNA CULTURA POLITICA DI RIFERIMENTO E UN PROGETTO PER L’ITALIA… LA POSIZIONE SUI REFERENDUM E LA “LIBERTA’ DI VOTO” DIMOSTRA   AMBIGUITA’ CULTURALE E DENOTA UNA POLITICA DI PICCOLO CABOTAGGIO

Comprendo che parlare di “Futuro e Libertà ” sia come commentare non certo il viaggio del Rex da Genova a New York con una rotta precisa e una velocità  programmata, ma più il sofferto itinerario di uno scafo in partenza dalla Tunisia e diretto a Lampedusa.
Una barca di profughi dal Pdl, cacciati o espulsi dalla guerra civile interna a quel regime dove comanda un dittatore da Repubblica delle banane.
Sanno che vogliono trovare un porto accogliente e diverso, ma non conoscono molto della destinazione prescelta come tappa finale.
Un viaggio tra mille difficoltà , peraltro previste, tra marosi e onde anomale, con la barca talvolta che oscilla pericolosamente sotto la furia del mare, un po’ a   destra, un po’ a sinistra.
Con qualche scafista che vorrebbe convincerti a buttarti in mare e qualche altro a tornare alla madre patria.
Sintetizzeremmo che il problema è la scarsa conoscenza delle carte nautiche, nel caso specifico della rotta da seguire e di dove si voglia attraccare e mollare gli ormeggi.
La riunione di ieri della classe dirigente di Futuro e Libertà  ha accresciuto le nostre perplessità . Fini ha sostenuto, a proposito dei referendum, che Fli “deve essere coerente con le decisioni prese in passato”. A detta di molti ossservatori concetto assai vago.
Finora è noto che Fli abbia solo dato “una non indicazione di voto”, ma al tempo stesso invitato ad andare a votare.
Così nel partito abbiamo sentito di tutto: dalla minoranza di Urso e Ronchi che scavalca persino il Pdl e chiede 4 No, a Granata e al gruppo “futurista” che annuncia 4 Sì, passando per Bocchino e Della Vedova che sono per due Si e due No (sull’acqua pubblica).
Iniziamo dalla coerenza presunta invocata da Fini: se tale fosse, Fli dovrebbe votare 4 No perchè il decreto sull’acqua pubblica porta la firma di Ronchi, la legge sul nucleare gli autografi di Fini, Urso e Raisi e sul decreto relativo al legittimo impedimento i finiani votarono a favore.
Ma dato che è stato fondato apposta un nuovo soggetto politico, altrimenti avrebbero potuto rimanere tutti nel Pdl, bastava dire: “ci siamo sbagliati, chiediamo scusa, ora la pensiamo così perchè abbiamo questo nuovo modello di riferimento della società  e questo nuovo progetto per l’Italia”.
Ci voleva così tanto per azzerare il passato e ricominciare su basi nuove?
Era necessario richiamarsi a una presunta coerenza solo per tamponare le grida isteriche di qualche zitella politica rimasta, invece che senza marito, senza poltrona?
E quella ossessiva ripetizione “non saremo mai una costola della sinistra” che fa solo il gioco di chi la mette proditoriamente in giro?
Perchè non si dice con altrettanta coerenza che “non saremo mai le frattaglie della becerodestra affaristico razzista”?
Ma se ci vuole coerenza nei comportamenti , ce ne vorrebbe ancora di più sui contenuti.
Facciamo un esempio referendario che giunge a fagiolo.
E’ stato detto al Congresso di Fli che si vuole creare “una nuova destra repubblicana, fondata   sul rispetto e la valorizzazione delle istituzione e basata sulla meritocrazia”: Stato efficiente, unità  nazionale, laicità , libertà .
Ebbene una forza politica di Destra, forte di questo retroterra culturale, di fronte alla scelta tra gestione pubblica e privata della risorsa acqua, dovrebbe secondo voi cederla ai privati perchè qualche “istituzione” non riesce a gestirla al meglio o non piuttosto rendere efficienti le istituzioni?
Una forza di destra non dovrebbe avere l’orgoglio di far sì che la propria macchina burocratica funzioni come un orologio svizzero?
O dovrebbe rassegnarsi a far lucrare i privati su presunte liberalizzazione del menga su beni pubblici?
Che destra è quella che abdica al proprio ruolo storico di efficienza e pulizia a casa propria per consegnare le chiavi della propria abitazione a una società  esterna di pulizia?
Col risultato di penalizzare gli italiani che vedranno aumentare le tariffe come sta già  accadendo.
Che destra   è quella che non sa che città  come Monaco, Parigi e Valencia sono tornate dal privato al pubblico?
Sarà  forse la destra di Romani, di Berlusconi e di Ronchi, non la nostra.
Ma allora Bocchino eviti di dire sciocchezze, si documenti, non si vive solo di mediazioni per non far sentire strillare le oche di cortile.
Fli non può essere il partito dell’eterno Ni: Ni sui referendum, Ni sui ballottaggi, Ni sulla strategia, Ni sul progetto futuro, Ni nel sostituire dirigenti locali nullafacenti.
L’andazzo ricorda tanto un aneddoto di molti anni fa.
Un estremista che chiede a un altro : “Allora quando facciamo la rivoluzione?” e l’altro che risponde: “Stasera no, devo andare a cena fuori con la fidanzata”.
Un partito piccolo appena nato ha bisogno di scelte precise, di solide radici culturali e sociali, di coraggio nelle decisioni e di una classe dirigente sintonizzata.
Altrimenti si finisce in mare e non si arriva neppure a Lampedusa.

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IL DEPUTATO RESPONSABILE PISACANE RINVIATO A GIUDIZIO PER PECULATO: USAVA L’AUTO BLU DEL COMUNE PER I SUOI VIAGGI DA DEPUTATO

Giugno 6th, 2011 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI TORRE ANNUNZIATA LO ACCUSA: HA USATO BEN UNDICI VOLTE L’AUTO DI SERVIZIO DEL COMUNE DI AGEROLA, DI CUI ERA SINDACO,   PER FARSI ACCOMPAGNARE A MONTECITORIO…LA PATETICA REPLICA DELL’INTERESSATO: “ANDAVO A CERCARE FINANZIAMENTI PER IL COMUNE, ERO NELLA VESTE DI SINDACO”

Gli inconvenienti del collezionare cariche e poltrone.
Galeotta fu l’abitudine del deputato dei Responsabili Michele Pisacane di utilizzare l’auto blu del Comune di Agerola per viaggiare in direzione Roma, Montecitorio.
Pedaggi, benzina e straordinari dell’autista finivano a carico delle casse dell’amministrazione comunale del paesino dei Monti Lattari in provincia di Napoli di cui fino a pochi giorni fa Pisacane era sindaco.
Undici i tragitti contestati nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Torre Annunziata guidata da Diego Marmo.
Viaggi avvenuti tre anni fa, quando Pisacane era appena uscito dall’Udeur per aderire all’Udc, partito mollato l’anno scorso per andare a rimpolpare la maggioranza di Berlusconi.
Quei viaggi sono stati monitorati con cura dagli investigatori, con tanto di date e orari di ingresso e di uscita dai caselli.
Secondo l’accusa, Pisacane ha usato l’auto blu per scopi che al massimo riguardavano il ruolo parlamentare e non avevano nulla a che vedere con la funzione di primo cittadino.
Di qui il rinvio a giudizio per peculato, disposto dal Gup Claudio Marcopido.
I legali dell’imputato proveranno a riproporre le loro tesi nel corso del processo, e cioè che Pisacane si recava a Roma con l’obiettivo di conquistare finanziamenti per i progetti dell’amministrazione comunale e dunque si muoveva da ‘sindaco’.
Il ‘problema’ del doppio incarico, intanto, è stato risolto alla radice.
L’elettorato di Agerola, forse stufo di avere un sindaco che si faceva vedere in Comune soltanto di lunedì o nei fine settimana, ha clamorosamente bocciato il cofondatore dei Popolari di Italia Domani, partitino gravitante nella galassia di centrodestra.
E gli ha preferito l’antagonista di centrosinistra, Luca Mascolo, vincitore con un abbondante 60 per cento.
Forse è la prima volta che Pisacane deve accontentarsi di un solo scranno (ha annunciato che si dimetterà  da consigliere comunale di opposizione).
Nel 2006, per un breve periodo, riuscì ad accumularne tre: consigliere regionale e capogruppo Udeur in Campania, sindaco di Agerola e deputato.
Siccome la legge impone una scelta tra la Regione e il Parlamento, Pisacane optò per Roma. Non potendo tornare nel parlamentino campano, nel 2010 Pisacane ha fatto eleggere in consiglio regionale la moglie, Annalisa Vessella.
Candidata però con il cognome del marito, Pisacane. Un cognome che fino a ieri significava vittoria sicura.
Ora non più.

Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: Costume, denuncia, destra, economia, elezioni | Commenta »

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