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“PRIMARIE DEL PDL? SONO IMPOSSIBILI: FINCHE’ C’E’ LUI NESSUN PROCESSO DEMOCRATICO E’ POSSIBILE NEL PDL”

Giugno 5th, 2011 Riccardo Fucile

PIERO IGNAZI, DIRETTORE DELLA RIVISTA POLITICA DELLE EDIZIONI IL MULINO, DOCENTE DI SCIENZE POLITICHE, SFARINA FOSCHE PREVISIONI SULL’IDEA DELLE PRIMARIE NEL PDL, SDOGANATA DAL PREMIER

Professor Ignazi, ci crede?
No.
Neanche un po’?
È il classico annuncio a effetto, l’ennesimo ossicino da dare in pasto ai media. Tra una settimana, o un anno, ci sentiremo dire che abbiamo frainteso, capito male…
Tra un anno?
Credo che Berlusconi e Bossi tireranno avanti fino al 2013. Hanno entrambi la necessità  assoluta di sostenersi a vicenda, e lo faranno.
Ma il vento del cambiamento, le amministrative, i referendum?
Gli intelligenti di sinistra hanno sempre fatto questo errore: dare per morto Berlusconi a ogni difficoltà . Anche se stavolta il guaio è serio, non vedo in atto una smobilitazione del sistema.
Diversi dirigenti Pdl chiedono un congresso di rilancio.
L’idea delle primarie sarà  un paravento, ma parla di un ricambio al vertice: è la prima volta.
Fino a quando Berlusconi resterà  un personaggio pubblico, il Pdl non potrà  modificare la rotta. Anche con un altro premier al posto suo, cambierebbe poco o nulla.
Niente declino del patriarca?
L’unico ricambio potrebbe arrivare se lui se ne andasse davvero. Ma alle Bahamas, lontano, fuori di scena. Mi pare un’ipotesi non data, al momento.
Supponiamo invece che il premier voglia sorprenderla, e se ne vada.
Tutto un altro scenario. Ci sono già  facce e storie pronte a realizzare una destra moderata.
Casini? Fini? Tremonti?
Casini sicuramente, e alcuni personaggi vicini al governo che potrebbero fondersi in un nuovo progetto. Anche se il problema con Fini resta: dopo la frattura violenta di un anno fa, è difficile ricomporre un terreno comune.
Il vaso incollato non è il massimo per contenere una nuova forza.
Vedremo. Non c’è fretta.
Bersani si dice pronto a governare.
Un cambiamento esiste, ma è prematuro pensare a novità  imminenti. Bisogna soprattutto capire se il Pd sia in grado di attrarre a sè forze convergenti, ad ampliare il consenso su un progetto di governo del Paese.
Lei insegna politica comparata all’Università  di Bologna. In quasi tutta Europa è la destra a governare: che parallelo tra quelle esperienze e l’Italia?
Nessuno. Il nostro è un modello eccentrico, basato sul carisma economico e mediatico di un uomo solo. Un nucleo privo di pluralità  e/o referenti autorevoli, oltretutto sorretto da un partito xenofobo (la Lega, ndr). Non esiste nulla del genere in Europa. Nè altrove.

Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NON SOLO UN VOTO LIBERATORIO, MA L’ESPRESSIONE DI UN CAMBIAMENTO DELLA SOCIETA’ CHE A DESTRA NON SI E’ ANCORA CAPACI DI INTERPRETARE

Maggio 31st, 2011 Riccardo Fucile

E’ VERO, IL PREMIER HA FATTO PERDERE VOTI AL PDL, MA PERCHE’ NON CI SI CHIEDE COME MAI QUEI VOTI NON LI HA, A DESTRA, INTERCETTATI NESSUNO E SONO ANDATI DISPERSI?…UNA FORZA POLITICA DOVREBBE ESSERE AVANGUARDIA DEL CAMBIAMENTO, NON TRINCEA DEL VECCHIUME

Per chi da tre anni denuncia le incongruenze del centrodestra italiano la giornata di ieri, in fondo, potrebbe essere archiviata come una soddisfazione personale, all’insegna dell’italico motto “lo avevo detto e previsto”.
Una coalizione già  sbilanciata all’atto della sua costituzione e caratterizzata da un cesarismo senza freni, senza cultura politica e sociale alla sua base, non poteva che degradare sempre più verso un intreccio affaristico xenofobo, ben rappresentato dagli interessi dei due contraenti, sopravvissuti alla diaspora finiana.
Avevamo in passato evidenziato numerosi errori palesati dalla coalizione di governo e il crescente malessere del popolo di destra, anticipando di almeno un anno alcune delle motivazione che hanno poi indotto Fini a sollevare i distinguo che hanno portato alla sua cacciata.
Siamo stati tra i pochi che nei giorni scorsi hanno chiaramente detto che il voto a Pisapia avrebbe contribuito a dare forza alla valanga popolare che ha finito per sotterrare i traditori della destra italiana, in primis un premier impresentabile che rappresenta l’antitesi dei valori etici e culturali della destra europea.
Da mesi andavamo segnalando che anche la Lega perdeva consensi nei suoi feudi elettorali, mentre i media nazionali non ne hanno mai voluto parlare, dandola anzi in crescita.
Salvo ora stupirsi della sua sconfitta nelle roccaforti del Carroccio stesso.
Riteniamo ora invece doveroso sganciarci da analisi   frettolose o parziali che circolano negli ambienti della destra, ivi comprese quelle degli amici di Futuro e Libertà .
Perchè molti fanno finta di scambiare la vittoria della sinistra come un proprio successo, il che è vero solo parzialmente.
Certo, al ballottaggio i voti del Terzo Polo hanno pesato, inutile negarlo, così come al primo turno spesso sono stati determinanti nel bloccare il candidato del partito degli accattoni che vive comprando deputati.
Ma sarebbe limitativo fermarsi alla soddisfazione per la caduta tombale di Pdl e Lega. Occore andare oltre e porsi una semplice domanda: non avrebbe dovuto essere automatico che i voti persi dal sedicente centrodestra confluissero nel Terzo Polo? Non era dato per scontato che, riducendosi la percentuali di astensionisti, una parte di essi si sarebbe accasata proprio tra le file di chi tenuto le distanze da entrambi gli schieramenti?
Questo non è avvenuto per una serie di ragioni anche tecniche su cui non spendiamo troppe analisi: il fatto che spesso l’Udc è andata per conto suo e non c’è stata alcuna intesa con Fli, la prudenza di Fli nel prendere spesso posizioni coraggiose, i compromessi locali che hanno visto Fli alleata persino con Pdl e Lega, il freno a mano tirato a causa del lavoro di demolizione compiuto dalle quinte colonne berlusconiane rimaste in Fli per bloccarne le mosse.
Qua ci limitiano a parlare dell’aspetto più grave che non si può sottacere: Fli è la rappresentazione plastica attualmente della coperta che viene tirata da tutti i lati, chi mette più forza la avvicina a sè e alle proprie idee.
Quando sarebbe necessario strappare, si sceglie sempre il compromesso: così sui ballottaggi, così sui referendum, così in diverse votazioni parlamentari che vedono sempre assenze sospette che salvano il governo.
Una ambiguità  , una mancanza di linea politica chiara che si paga di fronte all’elettorato che vuole sapere per chi e per cosa vota.
Non siamo certo tra coloro che fingono di scandalizzarsi perchè Fli si è alleata con l’Udc: Casini rappresenta il centro, Fli la destra, così come prima Forza Italia e An.
Se poi Casini raccoglie più voti è naturale che guidi il Terzo Polo, semmai il problema è far crescere Fli.
Il limite di Fli (e di Fini, almeno in questo frangente, ma anche di tanti intellettuali di area finiana) è che si continua a sventolare il vessillo “legalità , meritocrazia, unità  nazionale” pennsando che sia sufficente agitarlo per aumentare automaticamente i consensi.
O inneggiare a una “destra moderna e repubblicana” per raccogliere l’applauso.
O gestire il presente senza saper interpretare il cambiamento.
Di fronte a un Pdl che raccoglie voti sempre più datati e fisiologicamente “vecchi” e a una Lega che fomenta solo “egoismi”, incapaci entrambi di affrontare le tematiche sociali, si aprirebbe uno spazio enorme per una destra movimentista e incisiva.
Con proposte chiare su quei soli temi che interessano e preoccupano il 70% degli italiani: lavoro, precarietà , casa, servizi, ambiente.
Il no al nucleare del centrodestra tedesco e le posizioni di apertura ambientalista di Sarkozy in Italia sono ancora cose da marziani, così come la dipendenza dai poteri forti una prassi.
Nelle parole d’ordine finiane mancano parole chiave e incisive come “aumento delle pensioni minime”, “costruire case per le giovani coppie”, “piano di stabilizzazione graduale dei precari”, “città  vivibili e abbassamento del tasso di inquinamento”, “misure incentivanti per il commercio e il lavoro autonomo”, “attenzione al mondo del volontariato”.
E tante altre ancora.
Unite a “impegno a dimezzare i 60 miliardi di euro che costa ogni anno   la corruzione nella pubblica amministrazione” attraverso la costituzione di una squadra di controllori che girino tutte le amministrazioni dello Stato, scoperchiando favori e intrallazzi.
Quante cose si potrebbero fare con 30 miliardi sottratti alla corruzione.
E ancora una coerente politica “anticasta” anche negli Enti locali, rinunciando a privilegi e prebende.
Questo vuole dire saper cavalcare la tigre del cambiamento che oggi la sinistra ha saputo convertire in voti.
Invece, sempre la ostinata paura di “apparire” un po’ troppo di sinistra (che scandalo…), ha ghettizzato una certa destra italiana a trattare fino alla nausea sempre gli stessi temi: rom, immigrati e centri sociali da chiudere.
Come un vecchio disco imbolsito a 72 giri, mentre nel mondo la tecnologia ti fa ascoltare una musica di qualità .
Basta con le posizioni di rendita che tali non sono più, basta con l’apologia della reazione, vogliamo azione, preveggenza, intuito, provocazione.
Basta coi “giovani vecchi” che entrano nei partiti e chiedono per prima cosa che carica è disponibile o coi vecchi “finti giovani” che non mollano la poltrona neanche sotto i bombardamenti.
Ci si armi di ramazza e di idee, di passione politica e di capacità  di analisi dei tempi moderni: altrimenti una nuova sinistra preverrà  a lungo su questa vecchia patetica destra.
Senza un valido “motore delle idee” e una guida aggressiva, nessun pilota potrà  mai tagliare per primo il traguardo del Gran premio della politica italiana.

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PISAPIA AVANTI DI 17 PUNTI TRA AUTONOMI E PROFESSIONISTI, DI BEN 30 PUNTI TRA I LAUREATI

Maggio 31st, 2011 Riccardo Fucile

DA UN SONDAGGIO SWG EMERGE UN ELETTORATO GIOVANE E COLTO PER IL CENTROSINISTRA E UNA SVOLTA LABURISTA DELLE PARTITE IVA…AUDIENCE ANZIANA E TELEVISIVA AL CENTRODESTRA, INCAPACE DI ASCOLTARE E INTERPRETARE IL CAMBIAMENTO E L’INSICUREZZA SOCIALE

Due novità  di carattere socio-politico hanno tenuto banco in queste settimane a Milano ed entrambe hanno in qualche misura accompagnato la vittoria di Giuliano Pisapia.
Il radicale pronunciamento di settori della borghesia più tradizionale e (soprattutto) lo spostamento di consensi dentro il lavoro autonomo, che pure aveva rappresentato storicamente una constituency del voto di centrodestra.
La prima novità  è stata scandita dalle interviste pro-Pisapia di diversi esponenti delle èlite industriali e finanziarie e dalla nascita di un gruppo di saggi capitanati da Piero Bassetti.
La seconda è stata fotografata da alcune analisi del voto del primo turno, realizzate dalla «Swg» per conto dello staff di Pisapia, analisi che segnalano come tra gli elettori laureati ci siano stati 30 punti di differenza a favore del centrosinistra e come tra i lavoratori autonomi Pisapia abbia sopravanzato la Moratti di ben 17 punti (tra i lavoratori dipendenti Giuliano stava sopra Letizia di 15 punti).
A stare all’insieme delle elaborazioni «Swg» il centrosinistra avrebbe avuto dunque un elettorato più giovane, più colto, più inserito nell’attività  produttiva mentre il centrodestra avrebbe presidiato meglio gli strati a bassa scolarità  e più avanti con gli anni.
Un’audience molto televisiva, viene da commentare.
Come si spiega questo che appare un vero e proprio ribaltone?
Non è facile rispondere a caldo, però è probabile che sia in qualche maniera mutata la cultura di fondo dei professionisti, dei commercianti e delle partite Iva milanesi.
La Grande Crisi che ha colpito questi strati, che ne ha tarpato le ali e evidenziato una condizione di debolezza in termini di protezioni sociali, può aver favorito una migrazione – non sappiamo quanto temporanea – da un orientamento prettamente «liberale» a una visione «laburista» della propria collocazione sociale.
Anche da un punto di vista lessicale ormai siamo abituati ad accomunare un giovane avvocato o un architetto junior alla voce «precario», cosa che evidentemente sarebbe stata improponibile dieci o forse ancora cinque anni fa.
Se dai giovani passiamo ad analizzare chi tra i legali, i commercialisti e gli architetti il lavoro ce l’ha vediamo che c’è sicuramente uno strato d’eccellenza (il 24%) che si è internazionalizzato e che dovrebbe aver risentito meno della crisi, ma il grosso (ben il 57%) lavora solo per la città  o al massimo per la Lombardia.
Mentre non si è ancora sviluppato un intenso rapporto con il resto del Nord.
Se focalizziamo la condizione di vita e il posizionamento delle partite Iva il senso di retrocessione appare ancora più evidente.
Chi sceglieva la via del lavoro autonomo lo faceva in nome dell’indipendenza e di un certo gusto del rischio, oggi accade esattamente il contrario.
Spesso si apre una partita Iva sotto il segno della dipendenza da un unico committente e della totale assenza di potere negoziale.
Che c’entra Pisapia con tutto ciò?
Soggettivamente forse poco e tutto sommato i temi del lavoro autonomo non sono stati certo centrali nella sua campagna ma il candidato-sfidante ha comunque usufruito della svolta laburista per affinità  politica e in certa misura per una maggiore capacità  di ascolto dispiegata attraverso il presidio dei social network.
Il voto alla fine ha risentito di questa nuova composizione sociale, dei conseguenti slittamenti culturali e della disillusione nei confronti di alcune parole-chiave tipiche del centrodestra.
Un caso a sè è il meccanismo della gestione separata dell’Inps, un tema molto sentito sulla piazza milanese.
Si può far ricorso alla retorica del lavoro autonomo nei comizi e poi, pur avendo le leve dell’amministrazione comunale e provinciale, non avanzare nemmeno la più elementare delle proposte come quella di creare una «casa delle partite Iva» che fornisca a pagamento servizi e formazione continua?
Ma torniamo alla borghesia tradizionale.
Sicuramente Milano è un terreno d’osservazione privilegiato per analizzare le trasformazioni del capitalismo italiano.
Oscurato il ruolo delle grandi famiglie, in ribasso la stella della finanza dura e pura, il cuore del sistema ormai gira attorno alle grandi banche.
Se le imprese milanesi una volta facevano la spola con Roma per il giro dei sette ministeri, ora nell’epoca della spesa-pubblica-zero tutto si sposta in banca.
Torna a Milano e mostra l’inutilità  dei partiti che stanno al governo.
I criteri di finanziamento, la creazione delle reti di impresa, l’impostazione delle politiche di settore e di filiera via via tendono a passare dalle anticamere dei grandi player del credito.
Se davvero come si dice Intesa e Unicredit dovessero cooperare per il rilancio delle infrastrutture del Nord, ciò diventerebbe evidente anche per quanto riguarda la trasformazione del territorio.
E si realizzerebbe un’ulteriore perdita di ruolo dell’intermediazione della politica romana.
Anche qui: che c’entra tutto ciò con Pisapia?
Direttamente poco, ma spiega come tutte queste esperienze e culture non tendono più ad affluire nel centrodestra ma prendono le strade più disparate facendo mancare però linfa vitale all’asse Pdl-Lega. E determinando anche un distacco con la borghesia più tradizionale.
Lo stesso ragionamento vale per il ruolo delle fondazioni bancarie e anche qui la causa sta nella difficoltà  di finanziare dal centro le politiche di welfare.
Per dirla con Nanni Moretti di «Habemus Papam», c’è «un deficit di accudimento» da parte della politica nei confronti dei ceti urbani vulnerabili che invece nel momento del bisogno si trovano a fianco istituti della società  civile, una rete di secondo welfare fatta di fondazioni, filantropia, volontariato, fondi privati.
Ed è abbastanza evidente che le reti della solidarietà  non presentano molti punti di contatto con il centrodestra, anche in virtù della fortissima e controproducente polemica scatenata a Milano dalla Lega contro il cardinale Tettamanzi, che ha dato vita proprio a un fondo di sostegno alle vittime della crisi.

Dario Di Vico
(da “Il Corriere della Sera“)

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FINI: “IL BERLUSCONISMO E’ ARCHIVIATO, LA VERA SFIDA COMINCIA ORA”

Maggio 30th, 2011 Riccardo Fucile

IL COMMENTO DII GIANFRANCO FINI SULL’ESITO DEI RISULTATI ELETTORALI

Berlusconi ha raccolto quel che ha seminato negli ultimi 15 mesi, da quando mi espulse per aver denunciato che:
1) il Pdl era un partito nelle mani di ras locali tenuti insieme dall’interesse personale e dal culto della personalità  verso il capo;
2) lasciare alla Lega la guida di fatto della coalizione avrebbe significato passare dalle “grandi riforme” alle “grandi paure”, di volta in volta ossessionati dagli immigrati, dai musulmani, dai pubblici ministeri, dagli omosessuali, dagli avversari politici, dai giornalisti scomodi;
3) limitarsi a tenere sotto controllo i conti pubblici senza riforme difficili ma ineludibili per rilanciare la crescita economica, avrebbe messo a rischio la coesione del Paese oltre che il blocco sociale di riferimento del centrodestra.
Il nostro non era disfattismo, si è avverato quel che temevamo.
Per questo, Fli non ha nulla da festeggiare, ma molto da capire e da fare.
Perchè il risultato delle amministrative è figlio in primo luogo della delusione degli elettori moderati che hanno capito che ad un centro-destra culturalmente ispirato alle migliori esperienze della tradizione liberal-conservatrice europea si è sostituita in questi 15 mesi, una coalizione estremista e opportunista, che nella politica interna, come in quella internazionale, ha radicalmente snaturato l’impostazione con cui si era presentata al Paese ottenendone l’ampio consenso.
Anche se il Governo non cadrà , col voto di Milano, Napoli, Trieste e Cagliari il berlusconismo è stato di fatto archiviato, ma non può e non deve esaurirsi anche la possibilità  di una “casa comune” per tutti gli italiani moderati e riformisti, quindi culturalmente e politicamente lontani dalla coalizione di sinistra oggi vittoriosa.
Oggi la casa comune non c’è: lo dimostrano i risultati, prevedibili ma non certo lusinghieri, delle candidature a sindaco alternative tanto al Pdl quanto alla sinistra.
Costruirla in fretta è l’obiettivo strategico che, insieme agli amici del Terzo Polo, dobbiamo porci con chiarezza e senza diversivi tattici.
Sappiamo che molto dipenderà  ancora una volta da cosa deciderà  Berlusconi, cioè se capirà  o meno gli errori commessi – traendone le conseguenze -, e da quali margini di manovra gli consentirà  Bossi.
In ogni caso per chi come noi non si rassegna a veder vincere la sinistra per le incapacità  del centro-destra di essere davvero se stesso, (capace cioè di ragionare e di fare, non di urlare e di insultare!) la parte più bella e impegnativa della sfida comincia ora.

Gianfranco Fini

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FUTURO E LIBERTA’ E LA DISCONTINUITA’ DAL BERLUSCONISMO

Maggio 30th, 2011 Riccardo Fucile

LE LOGICHE MINIMALISTE E I PERSONALISMI CORRENTIZI POSSONO ESSERE SUPERATI SOLO CON UNA LINEA CULTURALE E POLITICA… FLI DEVE SAPER RAPPRESENTARE TUTTI GLI ITALIANI, A COMINCIARE DAI PIU’ DEBOLI… OCCORRE UNA CLASSE DIRIGENTE CHE SAPPIA GUARDARE AL FUTURO, NON AL PROPRIO ORTICELLO SEMPRE PIU’ ASFITTICO

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Gianluca Buccilli sulle polemiche interne a Futuro e Libertà .

E’ la prima volta che partecipo ad un confronto attraverso un blog e, sinceramente immaginavo “la mia prima volta” accompagnata da presupposti differenti.
Mettendo da parte il tono scherzoso e mai offensivo nei confronti del mio interlocutore , desidero esprimere un orientamento di condivisione rispetto al contenuto politico dell’intervista rilasciata dall’ On.Nan a ” Il Giornale”.
A questa breve considerazione , unisco l’invito ad interpretare le reali motivazioni, che hanno indotto il Presidente Fini a promuovere la Costituzione di un nuovo soggetto politico che credo debba rappresentare anche un elemento di discontinuità  rispetto alla Destra Sociale.
Rassicuro infine Riccardo Fucile,che   qualora io avessi male interpretato il pensiero di Gianfranco Fini , non esiterei un minuto di più a togliere il disturbo.
Se Lei Sig. Fucile avrà  il desiderio di incontrarmi per confrontare le nostre rispettive opinioni che immagino diverse, sarò ben felice di poterlo fare.

Gianluca Buccilli
(assessore al comune di Recco)

La risposta del nostro direttore:

Caro Buccilli,
prendo intanto atto con piacere che il tuo intervento, in cui esprimi solidarietà  (immagino sicuramente non sollecitata dall’interessato) al segretario regionale ligure di Fli, Enrico Nan, ha assunto toni moderati, come si addice alla tua formazione politica che giustamente rivendichi.
Ben diversi, per capirci, da quelli da te usati in un comunicato stampa in cui esprimevi “sdegno” per l’iniziativa “No Pinotti, no party”, definendo “assurda” la contestazione e giungendo persino a parlare di “violenza privata” nei confronti della senatrice Pd.
Il tutto condito da inviti espliciti al segretario regionale Nan di un pronto intervento, atto a impedire il volantinaggio di Fli nonchè a porgere le   “doverose” scuse alla Pinotti.
E mi limito a ricordarti che qualche povera anima è andata persino oltre, aggiungendo che tale manifestazione sarebbe stata “veterocomunista”, persino peggiore di quelle di Avanguardia Operaia negli anni di piombo.
Converrai che un conto è rimanere nel campo delle opinioni, altra cosa, trasportare la querelle sul terreno della diffamazione.
Anche per una serie di motivi che sintetizzo:
1) L’impegno assunto a non fare comunicati stampa contro iniziative di partito dovrebbe essere implicito in ogni comunità  politica, solo in Liguria aveva avuto necessità  di essere formalizzato in una segreteria regionale di Fli: ciò nonostante in questa occasione è stato da te palesemente violato.
2) Se una iniziativa di partito non è condivisa, esistono riunioni e organismi interni per sollevare le legittime critiche, senza bisogno di invocare guerre sante a mezzo stampa in difesa peraltro di esponenti del Pd.
3) Il sottoscritto, avendo un incarico specifico all’interno della direzione provinciale, aveva pieno titolo per assumere e organizzare quella iniziativa.
4) E’ evidente che, se invece che nel tuo feudo di   Recco, la festa pinottiana si fosse svolta in altra città  non avresti armato la pistola ad acqua.
Forse potevi intervenire direttamente con la Pinotti per far spostare la festicciola di lusso in altra sede adeguata, magari nel Basso Piemonte, così avremmo evitato polemiche giurisdizionali determinate da “ius primae cavialae”.
5) Fa sorridere la pretestuosità  di taluni esponenti di Fli nel prendere le distanze da una iniziativa che non solo ha raccolto centinaia di consensi tra la gente comune, ma persino tra consiglieri regionali e comunali del Pdl e di altri partiti.
Si abbia la dignità  di ammettere che l’obiettivo di un paio di dirigenti di Fli è solo quello di attaccare un gruppo di persone che lavora esclusivamente per il partito, senza prestarsi a miserandi giochetti poltronistici e congressuali (condotti pure male, per giunta).
Fatta questa ampia ma doverosa premessa, ritengo invece positiva la parte che dedichi alla disamina sulla collocazione politica di Futuro e Libertà  e ti do’ atto di essere il primo a sollevare un “problema politico” in un ambiente che sa solo dividersi tra circoli, beghe, personalismi, accuse reciproche, correnti e volpi (spennacchiate) sotto l’ascella.
Perchè il dibattito ha necessità  di essere prettamente politico in qualsiasi comunità , per elevarsi e migliorare.
Raccolgo quindi volentieri il tuo invito ad “interpretare le reali motivazioni, che hanno indotto il Presidente Fini a promuovere la Costituzione di un nuovo soggetto politico”   che tu credi “debba rappresentare anche un elemento di discontinuità  rispetto alla Destra Sociale” e ti rispondo con quale osservazione sintetica, in attesa di approfondire il confronto di persona.
1) Fini ha sempre ricordato che una delle ragioni formali della sua cacciata dal Pdl è stata l’impossibilità  di discutere all’interno del partito la linea politica da seguire a causa della visione monocratica del premier.
2) Fini ha pertanto ritenuto di creare un nuovo soggetto politico che rappresentasse una forma di discontinuità  con il Pdl, la sua forma mentis, la sua gestione padronale, il suo appiattimento sulle tesi leghiste, le sue leggi ad personam, la sua visione sul problema immigrazione, sui diritti civili e umani, sulla giustizia, sul conflitto di interessi, sulla politica economica, sul concetto di legalità  e su quello di unità  nazionale.
Fini tutto ha fatto, salvo motivare la scissione come un mezzo per prendere le distanze da una presunta “destra sociale”, semmai le ha prese da una “destra affaristico-xenofoba”.
O forse ritieni che Berlusconi rappresenti una destra sociale e popolare?
Sociale e populista sono concetti agli antipodi.
Non solo: una “destra sociale” organizzata nel Pdl non esiste, salvo che non si intenda spacciare per tale quella tenuta in vita da Alemanno fino a qualche anno fa, al solo fine di giustificare una sua corrente interna ad An, dandole una patina di nobiltà  culturale.
Ben altre quindi sono le motivazioni della nascita di Fli.
3) E’ altrettanto evidente che, all’interno della destra italiana e della cultura di riferimento, esistono varie componenti, argomento di confronto e dibattito da decenni.
Peraltro, salvo che tu voglia rappresentare una “destra asociale” (e non credo), la solidarietà  sociale e la sensibilità  culturale e politica su questo fronte è connaturale e innata ad una concezione di destra che si rivolga a tutti gli italiani, non solo alle classi più agiate.
Ma questo dovrebbe far parte della tua stessa formazione culturale cattolica, visto che provieni dall’Udc.
E non a caso tematiche come gli aiuti alle famiglie o il quoziente familiare sono comuni a Fini e a Casini.
O anche la solidarietà  verso i più deboli, l’integrazione degli immigrati, il tema dei diritti, la tutela dei lavoratori, tanto per fare qualche esempio, dovrebbero essere depennati dal programma di una destra moderna?
O lasciati alla sinistra come ha fatto questo governo?
Qua sta la nostra sfida: recuperare valori e posizioni che la destra berlusconiana ha sotterrato, anche in tema di giustizia sociale.
Aver portato con garbo, sotto la villa in cui un esponente Pd festeggiava nel lusso una festa che aveva lei stessa resa pubblica, una delegazione composta da precari, disoccupati, ragazze madri e senza tetto ha dato una dimostrazione plastica e provocatoria che esiste una destra diversa, quella del futuro.
Lo hanno apprezzato tanti cittadini comuni.
Mi auguro che riescano a capirlo anche certi dirigenti di Futuro e Libertà .

Riccardo Fucile

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IL GOVERNO PERDE I PEZZI: SI E’ DIMESSA LA SOTTOSEGRETARIA MELCHIORRE A CAUSA DEGLI ATTACCHI DEL PREMIER AI GIUDICI

Maggio 28th, 2011 Riccardo Fucile

“LASCIO DOPO LE INCREDIBILI ESTERNAZIONI DI BERLUSCONI CONTRO I MAGISTRATI, DI FRONTE AL PRESIDENTE OBAMA”… “SI E’ SUPERATA LA MISURA: NON E’ ACCETTABILE CHE SI GIUNGA ALLE VOLGARITA’ DEI GIORNI PASSATI E ALLA SISTEMATICA DELEGITTIMAZIONE DEI MAGISTRATI”

Il governo perde i pezzi.
Dopo lo sfilacciamento del gruppo dei Responsabili, il sottosegretario allo Sviluppo economico, Daniela Melchiorre, presidente dei Liberaldemocratici ha rassegnato le proprie dimissioni con una lettera a Silvio Berlusconi.
La liberaldemocratica, che assieme a Italo Tanoni aveva abbandonato il terzo polo per tornare in maggioranza, fa riferimento proprio alle “incredibili esternazioni del presidente del Consiglio contro i magistrati all’incredulo presidente Obama al G8” 1.
E spiega: “Non ho potuto far altro che constatare che non vi è, almeno per me, uno spazio per proseguire, o meglio avviare, un contributo effettivo all’attività  governativa”.
Per la Melchiorre “si è superata la misura: non è francamente accettabile che si giunga alle volgarità  dei giorni passati” e alla “delegittimazione” dei suoi colleghi, per di più in un vertice internazionale.
La Melchiorre ricorda i suoi trascorsi da magistrati e difende le toghe che vengono definite “cancro da estirmare: per me è impossibile far parte di un governo il cui capo sconsideratamente parla di “dittatura dei giudici di sinistra”.
Il leader dei Liberaldemocratici ammette che la giustizia italiana ha “diverse cose che non vanno” ma per il Paese le “urgenze” sono altre, come quelle economiche, e ad esse occorre dare il “primato”.
“Ora però – si legge ancora nella lettera – si è superata la misura. Non è francamente accettabile che si giunga alle volgarità  dei giorni passati e che si tenti la delegittimazione di quella che comunque è una funzione costituzionale dinnanzi a quella che è una delle autorità  più importanti della terra”.
La presidente dei Liberaldemocratici annuncia poi la convocazione della direzione nazionale del suo partito “per verificare se questa scelta è condivisa”.
“Se questa mia decisione irrevocabile di dimettermi non sara’ condivisa dal mio partito, mi dimetterò anche dalla sua presidenza” spiega la Melchiorre.

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APPELLO FUTURISTA: FUTURO E LIBERTA’ PER I NAN-ETTI DA GIARDINO, MENTRE IMPAZZANO RAPACI E UCCELLI MIGRATORI

Maggio 25th, 2011 Riccardo Fucile

IL SEGRETARIO REGIONALE LIGURE DI FLI, ENRICO NAN, SEMBRA ESSERSI APPOSTATO FUORI DA UNA CHIESA CON IL PIATTINO IN MANO, IN ATTESA CHE ESCA SCAJOLA E LO GRATIFICHI DELLA ELEMOSINA… IL DISASTROSO RISULTATO ELETTORALE DI SAVONA E LA PERCENTUALE DELL’1,2% PREVISTO DA UN SONDAGGIO A GENOVA RICHIEDONO UNA SVOLTA…UN PARTITO IN PREDA A FAIDE INTERNE E MIGRANTI   DA ALTRI PARTITI… E CHI ORGANIZZA QUALCOSA DI SERIO VIENE CRITICATO DA CHI RACCOGLIE SOLO INSUCCESSI

Inutile nascondersi dietro un dito: mentre a livello nazionale Futuro e Libertà  non raccoglie certo un grande successo, ma pone le basi in città  come Milano e Napoli per il progetto politico del Terzo Polo, risultando determinante per costringere il Pdl e la Lega al ballottaggio e alla futura sconfitta, vi sono molte realtà  locali dove Fli sta sotto il 2%.
Il che vuol dire, rapportando il dato amministrativo a eventuali elezioni politiche, che Fli non arriverebbe alla soglia del 4%.
All’origine di questo insuccesso, oltre alle note posizioni a livello nazionale ancora ambigue o almeno percepite come tali dall’elettorato, non si possono nascondere le responsabilità  locali.
Certamente rilevanti sono altri elementi: il fatto che Fini sia “prigioniero” del suo ruolo istituzionale e possa avere poca libertà  di esprimersi da leader di partito, la assoluta carenza di mezzi finanziari per veicolare le idee, la mancanza di una organizzazione sul territorio, la collocazione sui problemi che diventa sempre frutto di una mediazione interna, la palla al piede degli “inviati speciali del cardinale” che pur rappresentando solo se stessi ostacolano di fatto ogni presa di posizione netta.
E’ evidente che concetti quali legalità , unità  nazionale, meritocrazia finiscono per risultare astratti se non vengono coniugati sul territorio, accompagnati magari da socialità , solidarietà , lotta alla casta e agli sprechi della politica.
Se si è “contro” Berlusconi non è solo perchè all’interno del Pdl non c’è confronto democratico e non è permesso dissentire, ma perchè Fli ha un’altra idea della destra del futuro.
E questa idea va spiegata.
Ma ciò deve avvenire oltre gli steccati attuali o, come dice Fini, “andando oltre la destra e la sinistra” così come oggi concepiti.
Se vogliamo parlare a tutti e cercare adesioni sul programma non bisogna, ricorda Fini, riproporre o riportare in vita An o il Pdl, ma creare un partito nuovo nei modi e nella mentalità .
Veniamo così alle realtà  territoriali: per propagandare questo programma occorrono uomini in sintonia con esso, non legati alle vecchie logiche spartitorie o, quando in buona fede, a categorie superate della politica.
Fa rabbrividire sentire dei giovani che, invece di confrontare esperienze politiche, proporre iniziative, aver voglia di spaccare il mondo, declinano per prima cosa la loro carica interna.
Sembra di assistere alla sfilata dei guardiani della rivoluzione senza averla mai fatta, anzi senza aver mai sparato un colpo.
Fli ha distribuito troppe medaglie al valore senza verificarlo, troppe medaglie al merito solo per aver abbandonato altri lidi (dove magari qualcuno era tagliato fuori dalla stanza dei bottoni), troppe cariche senza sottoporle a verifiche a tempo.
E lasciamo perdere la teoria dei dirigenti scelti in futuro dagli iscritti: andrebbe bene se facessimo come la Lega (detto da me penso sia significativo) dove solo dopo due anni di militanza uno può accedere ai congressi.
Altrimenti volete sapere cosa succede? Che i ras locali, interessati a candidature future, per non dire di peggio, si comprano pacchetti di tessere e vincono i congressi a scapito di chi ha sudato per il partito, ha magari meno iscritti, ma veri e reali.
Finiamo con Genova e la Liguria.
Da mesi non si assiste altro che a lotte interne, per dividersi cosa poi?
L’1.2% che un recente sondaggio ha accreditato a Futuro e Libertà  a Genova?
Ci sono più correnti che iniziative sul territorio e ormai la principale attività  è attendere che qualcuno metta in atto una iniziativa e poi inviare comunicati stampa ai giornali per criticarlo.
Gli stessi giornalisti sono sconcertati perchè parlano con un dirigente che dice una cosa, chiedono ad un altro esponente e sentono la tesi opposta, telefonano a un terzo che magari cade dalle nuvole.
E parliamo di esponenti con massimi incarichi, non di semplici iscritti.
Il segretario regionale Enrico Nan è una brava persona, nulla da dire, ma non basta essere una brava persona per fare politica a un certo livello: occorrono idee, carisma, impersonificare il partito che si rappresenta, capirne l’anima, avere la sensibilità  del proprio potenziale elettorato, imporre una disciplina di partito, essere aggregante, scegliere gli uomini giusti al posto giusto.
Non si può in sei mesi aver rilasciato alla stampa solo una dichiarazione a favore di Scajola per le sue vicende, una contro i grillini, un’altra di solidarietà  ancora a Scajola per aver detto che bisogna ricostruire un rapporto con Fli.
Chi lo legge ricava solo un’impressione: che i futuristi facciano come quei romeni che si mettono col piattino in mano fuori dalla chiesa in attesa che finisca la funzione, che Scajola esca e gli metta una moneta nel piattino.
Nulla sui contenuti, nulla sull’orgoglio di appartenenza, nessuna analisi critica e culturale di Pdl e Lega, solo retoriche dichiarazioni contro la sinistra.
Tanto valeva restare nel Pdl.
Nel frattempo impazzano i rapaci che puntano a vincere i congressi spandendo Martini e aperitivi alla   frutta o parlando ai giornali a ruota libera a favore di un candidato del Pd piuttosto che di un altro.
Al contempo Fli diventa come quei negozi con l’insegna “entrata libera”: arrivano rifugiati politici e profughi come a Lampedusa.
Gente che fino a ieri militava nella Lega, nell’Udc, nel Pdl dove sputava su Fini, in pochi giorni diventa dirigente di Fli, senza neanche un periodo di limbo e di prova, onde verificarne la buona fede.
Piccoli uomini di panza della periferia dell’impero, tagliati fuori dai propri partiti originari, entrano in Fli e pretendono pure di dettare legge, forti dei loro portaborse michelangioleschi che pennellano clientele.
Ma Nan preferisce non vedere e non sentire, si rifugia nel bosco come i nanetti di gesso.
Salvo uscirne qualche minuto per concedere la sua quarta e ultima dichiarazione a un quotidano notoriamente vicino a Fini, ovvero “il Giornale”, per criticare l’iniziativa di contestare la lussuosa festa della senatrice Pd Pinotti: “Non solo non abbiamo mai avallato questa iniziativa ma, a mio modo di vedere, questa non avrebbe avuto alcun senso politico”.
Che non la pensino così centinaia di genovesi che invece hanno espresso solidarietà  a chi l’ha organizzata, a Nan non interessa.
Lui preferisce difendere gli specialisti dei comunicati stampa prestampati contro chi fa qualcosa. Coloro che sostengono: meno gente aderisce, meglio è.
Concetto poco liberista, caro Nan: per costoro “meno concorrenza alla poltrona, meglio è”, tradotto dal politichese.
Se uno non comprende il risultato dell’iniziativa, non è colpa mia, sono problemi di Nan.
Io ho davanti il Paese reale, non l’elezione del presidente del circolo del Rotary ( con tutto il rispetto per o rotaryani).
Quanto a chi è in malafede, non merita neanche risposta.
Certo che se contano i risultati, chi ha contribuito a portare Fli all’1,2% a Genova avrebbe dovuto già  rassegnare le dimissioni.
Chi ha preso l’1,4% alle comunali di Savona altrettanto, visto che corrispondono alle preferenze personali del capolista Genta.
E concludiamo con una perla dell’intervista di Nan dove sostiene che “in Liguria laddove Fli si è nascosto nelle liste civiche è andato bene, dove invece si è presentato col proprio simbolo è andato male”.
Visto che in altre citta, come Siena e Viterbo, tanto per fare un esempio, il candidato di Fli ha raggiunto punte del 17% e del 10%, leggere dichiarazioni tafazziane e autolesioniste di questo genere fa pensare.
Libertà  per i nan-etti da giardino, ma   il Futuro si costruisce diversamente.

argomento: Costume, denuncia, destra, elezioni, emergenza, Futuro e Libertà, Genova, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »

INDOVINA CHI VIENE A MERENDA: IL DIRETTORE DELLA REDAZIONE GENOVESE DE “IL GIORNALE”, INVITATO ALLA CENA DELLA PD PINOTTI, CRITICA FLI MA SI ATTACCA AL TRAM…EZZINO

Maggio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

NEANCHE IL PD GENOVESE DIFENDE IL PINOTTI PARTY, CI PENSA IL BERLUSCONES LUSSANA, GRAN STRATEGA POLITICO (INFATTI A GENOVA IL PDL HA SEMPRE PERSO) ED ESPERTO GASTRONOMO

Peccato che l’edizione genovese de “Il Giornale”, che comprende qualche paginetta locale, oltre a quelle nazionali, la leggano in pochi.
Se qualche politologo o esperto in comunicazione la analizzasse per almeno una settimana (di più sinceramente non avremmo il coraggio di chiedergli, come sacrificio rituale) potrebbe facilmente comprendere come mai   Genova, a differenza di Bologna o di altre città  dell’Emilia, della Toscana “rossa”o del Piemonte, vede il centrodestra in minoranza da decenni.
Il fatto stesso che il quotidiano diretto dal sig. Santanchè   venda a Genova, nell’edizione del lunedì, giorno in cui è privo della cronaca locale, le stesse copie degli altri giorni, testimonia che i non certo numerosi lettori lo acquistano indipendentemente dalla sue pagine locali.
Che ci siano o meno, sarebbe la stessa cosa probabilmente. Il che non depone a favore della sua efficacia.
E qua sbagliano: perchè leggere soprattutto gli editoriali del caporedattore locale, Massimiliano Lussana, è   estremamente interessante ed educativo, guai se non ci illuminasse ogni giorno con la sua visione strategica su come deve essere la destra genovese: perbene, berlusconiana e gastronomica.
Ovviamente da quando Fini è passato all’opposizione, la lista dei buoni è diminuita, mentre è aumentata quella dei politici da attaccare.
Ma Lussana è notoriamente uomo di mondo, ama avere buoni rapporti con (quasi) tutti e soprattutto con la sinistra locale, si compiace delle congratulazioni e dei riconoscimenti che gli vengono dai notabili del Pd.
Ogni tanto fa finta di litigare salvo poi riconciliarsi a tavola.
E’ cosi che volano via antipatie, contrasti e magari anche querele.
E a Lussana non poteva sfuggire la vicenda “No Pinotti, no party” e prendere due tramezzini con una fava: essere invitato dalla Pinotti al party   e usufruire pertanto del servizio di lusso e bastonare i finiani che contestano la senatrice Pd per una festa sopra le righe, in un periodo di grave crisi occupazionale ed economica, in cui tante famiglie non arrivano a fine mese.
Scrive Lussana: “chi ha aderito in buona fede a Fli non poteva mai pensare che la sua forza moderata fosse arruolata per distribuire volantini contro un compleanno privato, pagato con soldi privati. Roba che nemmeno ai tempi delle contestazioni sessantottine sarebbe accaduta”.
Oddio   che scandalo, madame…
Abituato a giustificare una destra che rincorre da venti anni i soliti beceri temi dei rom e degli   immigrati, ad enfatizzare minuzie e quisquilie,   a costui giunge forse difficile comprendere che un personaggio politico ha una veste pubblica quando vuole dare al suo compleanno una immagine mediatica?
Si informi Lussana sul motivo per cui è stata data pubblicità  alla festa, con relativa lista di invitati e cornice di lusso.
Se Lussana ha ritenuto di ricamarci sopra solo ora, il motivo è un altro: si è reso conto che l’iniziativa ha avuto un impatto molto forte nell’opinione pubblica cittadina (e lo testimoniano le centinaia di persone che hanno espresso solidarietà  a Fli).
Lussana evita così di dire due cose che la sua sensibilità  giornalistica ha certamente captato: le critiche feroci che sono salite dalla base Pd , spiazzata di fronte all’immagine pubblica di una casta di sinistra che affitta location di lusso e da una destra   sociale che contrappone precarie, disoccupate, emerginate, ragazze madri.
La seconda cosa è che la base Pdl sta con Fli in questa battaglia: si informi Lussana su quanti e qualificati esponenti del Pdl (e di partiti di sinistra) hanno sostenuto questa “beffa futurista”, congratulandosi in privato con gli organizzatori.
Ecco allora il motivo del patetico tentativo de Il Giornale di difendere la Pd Pinotti: “è stata una serata gradevole, molto sobria, senza eccessi e soprattutto lontanissima da sprechi e lussi. Certo, una magnum di spumante c’era ( una sola per 300 invitati? n.d.r.).   Certo, la torta ai frutti di bosco era grande. Certo, le focacce al formaggio non sono mancate. Certo, prosciutti, formaggi e sfiziosità  abbondavano” scrive Lussana.
Si dimentica magari di scrivere quanti fossero realmente gli invitati, quanti gli uomini della sicurezza privata ingaggiati, come fosse esclusiva la location….
Ma si spinge a garantire: “tranne che Roberta sia stata malignamente truffata dai signori del catering, che abbia speso trentamila euro per la festa è assolutamente impossibile”.
Poi pero ci ripensa :.”anche se ne avesse speso trecentomila o tre milioni di euro, non sarebbe questo il punto.   Il punto centrale è che trovo sacrosanto scandalizzarsi per lo spreco di soldi pubblici, non per come uno usa i suoi, di soldi”
Infatti, Lussana, ognuno i suoi soldi li spende come crede.
Ma con che coerenza va poi in Tv a dire di voler rappresentare le precarie, le disoccupate, le famiglie in difficoltà ?
Come fa a dichiarare che qualsiasi famiglia con due stipendi avrebbe potuto permettersi una festa del genere?
Forse lei, che ha un stipendio da 15.000 euro al mese, con un marito direttore generale della Asl, non certo quelle di impiegati, operai e pensionati.
Chi si candida a sindaco deve avere una veste pubblica adeguata: se una
voleva che la sua festa rimanesse   privata, perchè ha invitato i direttori dei quotidiani genovesi?
Perchè la cosa rimanesse riservata?
Ma ci faccia il piacere, direbbe Totò.
Alla festa della Pinotti la senatrice ha potuto scegliere tra 14 diversi tipi di divise da far indossare nell’occasione al personale di sala.
Che abbia chiesto il parere tecnico a qualche giornalista che di camerieri e di servizi se ne intende?

argomento: Berlusconi, Costume, destra, elezioni, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | Commenta »

STIAMO USCENDO DALL’EQUIVOCO BERLUSCONIANO: ORA E’ TEMPO DI UNA DESTRA VERA

Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile

SFUGGIRE AI PROCESSI, DENIGRARE LE ISTITUZIONI, ATTACCARE LA MAGISTRATURA, INVITARE LE AZIENDE A LASCIARE IL PAESE, COLTIVARE L’AMICIZIA DI DITTATORI NON HA NULLA DI DESTRA… MANTENERE INTERESSI PRIVATI, CONDURRE UNA VITA DA SULTANO CON RELATIVO HAREM, ASSEGNARE POSTI A VELINE, FAR ENTRARE A PALAZZO GRAZIOLI ESCORT, NON HA NULLA DI DESTRA… COMPRARE DEPUTATI, VINCERE BARANDO, CREARSI UNA CORTE DI MIRACOLATI E DI KILLER, RIDICOLIZZARE IL PAESE ALL’ESTERO NON HA NULLA DI DESTRA

Mai come oggi   è opportuno che da destra, quella vera, si faccia il punto sulle vicende politiche italiane.
Per uscire definitivamente da un equivoco che noi (all’inizio in solitudine) denunciamo da anni.
Ovvero che la coalizione che ci mal-governa e che è stata bastonata ieri alle elezioni amministrative non ha nulla a che vedere con la tradizionale sintesi politica che identifica una destra, una sinistra e un centro.
In qualsiasi altro Paese si sa chi governa, pur con le varie sfumature ed alleanze.
In Italia no.
Siamo in realtà  amministrati da una coalizione affaristico-razzista che si fonda sugli interessi di un leader che detiene il controllo di 5 Tg su 6 e sui ricatti di un partito xenofobo che sta sulle balle a 9 italiani su 10.
Qualche povero imbecille, figlio del berlusconismo, ritiene e purtroppo lo dice pure in giro con orgoglio, che questa coalizione sia di “destra”.
Basterebbe aver letto, non dico tanto, ma almeno dieci libri di autori di destra, per capire quanto segue.
Un uomo (o una donna) di destra non sfugge ai processi, li affronta, anche quando fossero segnati dal pregiudizio. E molti di noi se sanno qualcosa.
Un uomo di destra non attacca le istituzioni, crede nei valori della Nazione e li difende.
Un uomo di destra non mette quotidianamente in cattiva luce apparati dello Stato perchè, denigrandoli, fa perdere ai cittadini anche la certezza del diritto.
Un uomo di destra non si prostra e non fa affari con dittatori, magari pure ex comunisti, che hanno sulla coscienza migliaia di omicidi di gente inerme.
Una cosa è mantenere normali rapporti diplomatici, altra frequentare da amiconi dacie e tende da beduini.
Un uomo di destra cerca di difendere gli interessi economici del proprio Paese, non quelli di un anonimo manager italo-canadese, cerca di tutelare i nostri lavoratori e non invita un’azienda a trasferirsi all’estero.
Semmai l’opposto: cerca aziende straniere disposte ad investire in Italia.
Un uomo di destra, se decide di dedicarsi alla politica, lo fa per passione e amore per l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, per assicurare benessere e giustizia sociale a tutti.
Non lo fa per interesse.
E se ha   interessi pregressi, un uomo di destra sa lasciarli alle spalle definitivamente.
Un uomo di destra non scende in politica per pararsi il culo dai processi per fatti privati, perchè è mosso solo dall’orgoglio di fare qualcosa di positivo per il proprio Paese, non da altro.
E non fa di quei processi personali una battaglia di tutto un ambiente contro i presunti “giudici brigatisti”.
Un uomo di destra puo’ avere le proprie debolezze e i propri vizi, ma allora non scende in politica, trascinando nel gorgo un intero mondo politico di riferimento.
Se ama aprire l’impermeabile ai giardinetti lo faccia e ne risponda in privato, non a nome di una comunità  umana che merita rispetto.
Un uomo di destra deve essere d’esempio: non frequenta sgallettate, veline, oche giulive, non fa entrare escort professioniste o apprendiste a Palazzo, non si circonda di una corte di servi e miracolati, non assolda killer iscritti all’albo dei giornalisti per far sparare a pallettoni sui nemici, non compra deputati, non distribuisce posti a troie e parenti, non usa faccendieri per “acquisire” parlamentari con promesse e prebende.
Un uomo di destra lotta per vincere con la sola forza delle proprie idee e dei propri valori.
Non può vincere barando, perchè vorrebbe dire rinnegare la propria vita di sacrifici e le idee in cui crede.
Un uomo di destra preferisce perdere a testa alta dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
Non infama gli avversari per prendere uno sporco voto in più, piuttosto perde tutto per un voto.
Ma ne esce pulito e a testa alta.
Un uomo di   destra sa rispettare le idee altrui, cerca di capire, recepire, concedere la buona fede al prossimo, sa mediare nel superiore interesse del Paese.
Non vive di rancori e di ricordi, di regolamento di conti e di diffamazioni: quando arriva a governare, sa essere ancora più umile perchè c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.
Un uomo di destra odia il conformismo, l’arroganza, la presunzione, le “certezze”, non si circonda di servi ma di critici, cerca stimoli, non stolta obbedienza.
Un uomo di destra dice le cose in faccia, non trama alle spalle.
Un uomo di destra ha il senso dell’onoree della dignità .
Se qualcuno vede in questo modesto affresco qualcosa di riferibile al berlusconismo, continui pure a votarlo.
Chi invece pensa che la destra sia tutt’altra cosa si metta in cammino verso un nuovo orizzonte.
Occorreranno anni per riparare ai danni del berlusconismo, ma lo spazio per una destra vera, sociale, nazionale, popolare, valoriale esiste più che mai.
La fine dell’equivoco è iniziata: il popolo del nord ieri ha castigato i due millantatori.
E’ tempo di andare oltre.
Oltre la destra e la sinistra, oltre i vecchi schemi, oltre i luoghi comuni e le vecchie trincee, oltre i privilegi di nicchia.
Percorrendo anche i sentieri più impervi, tra momentanee delusioni ed effimere gioie.
Per scoprire nuovi orizzonti, per aiutare i più deboli, amando e servendo il nostro popolo e soprattutto dando l’esempio.
Fino a ritrovare la luce e la nostra dignità  di popolo.

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