Dicembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
CONTRO UNA POLITICA IN CUI ORMAI “SI SCENDE IN CAMPO” SOLO PER DIFENDERE I PROPRI INTERESSI, IL RICORDO VA A POLITICI COME ALMIRANTE E BERLINGUER CHE SI RICHIAMAVANO A VALORI, IDEALI E STILI DI VITA
Sono giorni, che leggo, ascolto e non riesco a sentirmi in colpa.
Sono mesi che non mi sento in colpa.
Sono anni che non mi sento in colpa.
Non mi sento in colpa ad essere di destra, non mi sento in colpa ad aver votato con convinzione il Movimento Sociale Italiano, non mi sento in colpa nel credere e definire attuali, lungimiranti, sociali e fatte bene leggi, decreti, enti e fondazioni nate e concepite negli anni Trenta.
Stando a ciò che ci dicono i cultori del “Taci e Acconsenti” tutti coloro che sono di destra, che simpatizzano per la destra, oppure lo hanno fatto, sono geniticamente degli assassini.
Rubo alcuni stralci del testo pubblicato dal Prof Cardini, uno dei tanti blog di destra :
“ Ovviamente, non solo non ho nulla di cui vergognarmi e da rinnegare a proposito di quella mia giovanile militanza: anzi, al contrario, me ne vanto come di una cosa generosa, coraggiosa, disinteressata e pulita, che proprio in quanto emarginata, minoritaria e calunniata si rivelò per me una grande scuola di coraggio civico e di tolleranza (perchè una persona onesta, perseguitata a torto, impara a sue spese e sulla sua pelle quanto sia prezioso il non perseguitare mai nessuno).
Le mie riflessioni su quell’esperienza sono contenute in due libro, L’intellettuale disorganico (Aragno) e Scheletri nell’armadio (La Roccia di Erec).
In questo Paese di gente che quando si tratta di se stessa ha la memoria corta, io ne ho una da elefante: e ne vado fiero.
Soltanto, esigo che quando si ricorda si richiami correttamente il passato e lo si valuti per quel che obiettivamente significa, non per quel che fa comodo”.
Forse saranno i 50 anni che battono alle porte, forse sarà un anticipo di testamento culturale, ideologico, forse è solo un modo come un altro per rimarcare un’ideale ed uno stile di vita, ma io lo ripeto son contento di stare a destra e lo faccio senza vergogna.
Mi paragono spesso a chi dai tanti social network, abbaia alla luna e si mette al petto medaglie, autoincensandosi e condannando in modo pomposo chi non la pensa come lui, i vinti, quelli della parte sbagliata, i marchiati a fuoco.
Credetimi il paragone non regge, in niente e per niente, anzi consolida e conferma la mia scelta, a questo punto non si tratta di una fiammata giovanile, di un voler portare avanti una tradizione di famiglia, si tratta di un convincemento bello e buono si tratta di una scelta di vita.
Non gradisco accostamenti alle persone, non amo Fini, (anche se non posso dire non l’ho mai amato) per la sua camaleontica facoltà di aderire alle idee del momento, per molti cambiare è sintomo di intelligenza, non lo metto in dubbio, per me è una vigliaccheria bella e buona, è un tradimento sotto ogni punto di vista.
Che poi ogni idea subisca un suo naturale percorso, migliorandosi ed adattandosi ai tempi questo è tutto un altro par di maniche.
Non amo e non ho mai amato Berlusconi e il PDL, cosi come non ho mai amato la Democrazia Cristiana, che ho sempre ritenuto poco democratica e per niente cristiana, forse due termini rimasti nelle intenzioni dei padri fondatori.
Politicamente sono nato e cresciuto con Giorgio Almirante e conservo ogni suo integerrimo valore, non ho mai avuto nemici, ma solo avversari, oggi nemmeno quelli perchè l’ultimo avversario è stato una grande persona della sponda opposta Enrico Berlinguer, del quale non ho condiviso niente, ma apprezzato la schiettezza dei modi e la fermezza nel difendere ideali e valori, i suoi ideali ed i suoi valori.
Oggi è già abusato ed indegno parlare di politici, tutta gente che per la quasi totalità “scende in campo” per difendere i propri interessi e quelli della loro cerchia, abusano della bontà e pazienza del popolo “sovrano” e ci lasciano nelle mani dei “poteri forti”, ci fanno quasi sentire in colpa per la situazione debitoria in cui siamo da anni, e si rimbalzano le responsabilità tra le due parti politiche come se al “mestolino” ci fosse stato chissà chi.
Ecco in questo caso si dovrebbe provare vergogna, ma l’assoluta mancanza di dignità li priva di ogni giudizio “ad personam”.
No, io non mi vergogno sono di Destra e intendo rimanerci.
Andrea
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Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CASA DELLA LEGALITA’ NEL MIRINO DELLA ‘NDRANGHETA A CAUSA DELLE SUE INCHIESTE E DENUNCE SULLE COLLUSIONI MAFIOSE IN LIGURIA… L’ABBIAMO SENTITO STAMANE SERENO E DETERMINATO, ADERITE ANCHE VOI ALLA PAGINA FACEBOOK “LE VOSTRE MINACCE NON CI FERMERANNO”… LA DESTRA DI PAOLO BORSELLINO SA DA CHE PARTE STARE: FUORI LA MAFIA DALLO STATO E DAI PARTITI
Le cosche della ‘ndrangheta, ormai sotto scacco in quella Liguria che hanno colonizzato ritenendola “loro”, vogliono rispondere colpendo quello che ritengono essere “il problema”.
Vogliono colpire il Presidente della Casa della Legalità , l’amico Christian Abbondanza, per cui sono già state disposte misure di protezione dalle Autorità competenti.
Le denunce promosse dal Presidente della Casa della Legalità hanno trovato tutti i riscontri.
Sono già scattati provvedimenti preventivi e repressivi a carico di soggetti di ‘Ndrangheta e Cosa Nostra.
Si sono già colpite alcune pesanti contiguità e complicità , anche nei settori di controllo. Si sono palesati affari e appalti che si sviluppano nel centro-nord Italia.
Vi sono già stati provvedimenti di sequestro e confisca di beni, così come “accessi” antimafia in diversi Comuni, cantieri e cave, come richiesto dalla Casa della Legalità .
Teniamo alta l’attenzione, facciamo sentire che ad essere “il problema” per i loro affari e traffici criminali siamo tutti noi.
Facciamo sentire il nostro più totale disprezzo per i mafiosi e per i loro servi, anche se vestiti in giacca e cravatta.
Facciamo capire che siamo cittadini che non cedono ad omertà , paura, collusioni, connivenze e convivenze.
Facciamo sentire che siamo al fianco di Abbondanza e di tutta la Casa della Legalità .
Sostenere la Casa della Legalità è un dovere civile.
Se oggi sappiamo, è grazie alle loro battaglie di anni ed anni…
Se oggi si colpiscono gli interessi delle cosche, è anche grazie al loro lavoro.
Pubblichiamo una nota di Christian:
“Se le cosche dei Pellegrino-Barilaro, Marcianò e Co., così come i Fotia (Morabito-Palamara-Bruzzaniti), i Fameli (Piromalli), i Fazzari-Gullace (Gullace-Raso-Albanese) con i Pronesti, i Raso e Mamone, così come anche i Nucera, sono incazzati neri per i guai che gli stiamo procurando e per le attenzioni che continuiamo a porre su di loro, sui loro “affari” ed “amici”, comunichiamo loro che non c’è intimidazione o minaccia che possa fermarci.
Li vogliamo vedere spogliati di ogni bene:
E colpo dopo colpo saranno tutti, uno a uno, messi in mutande.
Poi se dalla Calabria vogliono salire per farmela pagare, si accomodino,anche loro saranno presi e impacchettati.
Aderisci alla pagina Facebook “Le Vostre Minacce Non Ci Fermeranno”
Questa pagina nasce per sostenere il presidio di solidarietà che si svolgerà sabato 26 Novembre a Genova a PALAZZO DUCALE, sala del Munizioniere, P/za Matteotti, dalle 15 alle 18.
Siete pregati di dare la massima diffusione a questa pagina.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO MENO DI UN ANNO DALLA DENUNCIA E DALL’ADDIO DI FINI, IL PDL SI E’ SFASCIATO… SE NE VA UN PREMIER SCREDITATO IN TUTTO IL MONDO CIVILE, ALLEATO CON UN PATETICO PARTITO RAZZISTA… ORA UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE
Silvio Berlusconi non è più il presidente del Consiglio.
Dopo 1284 giorni.
Alle 21.42 ha consegnato le sue dimissioni nelle mani di Giorgio Napolitano. Fuori dal Quirinale, migliaia di persone hanno atteso il momento per ore, festeggiando e contestando al tempo stesso.
Lui è andato via da un’uscita secondaria per evitare la folla: più che un addio, una fuga.
All’arrivo del premier, del resto, qualcuno ha tirato centesimi di euro: una scena che non può non riportare alla memoria il 30 aprile del 1993, quando l’uscita di scena di Bettino Craxi fu accompagnata dallo stesso gesto, monetine fuori dall’hotel Raphael di Roma all’indirizzo del leader socialista. Alle 21.42 la notizia ufficiale del passo indietro.
La scena è la stessa: giubilo e contestazione.
E’ finita un’era durata 18 anni, la gente fa festa.
Domani sarà il giorno di Mario Monti, i prossimi mesi quelli dei sacrifici per uscire dalla crisi.
Il passo indietro del Cavaliere, comunque, è l’ultimo atto dell’esperienza governativa del Cavaliere — il presidente del Consiglio più longevo della storia repubblicana — e arriva al termine di una giornata contrassegnata da tutta una serie di tappe d’avvicinamento, prima fra tutte il faccia a faccia con il suo probabilissimo successore.
L’incontro, secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbe stato una sorta di tira e molla.
L’ex commissario Ue ha opposto molti niet alle richieste del Cavaliere, ma qualcosa ha dovuto cedere.
A parte l’ipotetico ingresso nell’esecutivo di Gianni Letta (per Berlusconi è fondamentale, Monti non vorrebbe, Napolitano starebbe mediando), l’ex rettore della Bocconi si è fermamente opposto alle garanzie sulla giustizia chieste da Berlusconi, che per il ruolo di Guardasigilli avrebbe proposto alcuni nomi, tra cui il magistrato Iannini, moglie di Bruno Vespa.
Netta la reazione di Monti, che ha confermato come nel suo governo ci saranno esclusivamente tecnici.
Berlusconi avrebbe invece ottenuto che tra le materie sulle quali dovrà legiferare il governo Monti non ci sarà la legge elettorale nè le Telecomunicazioni.
Se le indiscrezioni dell’Ansa saranno confermate, le televisioni e il porcellum sarebbero salvi. Almeno per ora..
Già da domenica alle 9 inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, atto preparatorio per la formazione di un nuovo governo. Saranno sentiti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, con l’imperativo di fare presto: la tabella di marcia del Quirinale prevede che già lunedì, quando riapriranno Borse e mercati, ci siano un presidente incaricato e la lista dei ministri.
Parola d’ordine di Napolitano è agire in fretta per rassicurare comunità internazionale e Unione europea sugli impegni italiani.
Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate al termine di dodici ore dense di appuntamenti, scandite da attese e incontri.
Con il via libera definitivo della Camera, in seconda lettura e senza modifiche, al ddl di stabilità già licenziato dal Senato – 380 sì, 26 contrari e due astenuti – i provvedimenti in adempimento agli impegni Ue del governo Berlusconi sono recepiti nella nuova legge di stabilità .
Si è compiuto così l’ultimo atto parlamentare del governo Berlusconi prima delle dimissioni, decise martedì scorso 7 al Quirinale dal presidente del Consiglio dopo il voto della Camera sul rendiconto generale, su cui la maggioranza a Montecitorio si è fermata a 308.
Dopo il sì alla legge di stabilità , è arrivato quello al ddl di bilancio e alla nota di variazione, con 379 voti a favore, 26 contrari e 2 astensioni.
Oltre a Lega e Pdl, i sì sono arrivati dall’opposizione del Terzo polo, i no da Italia dei valori, mentre il Pd non ha partecipato al voto.
La seduta alla Camera è stata segnata da un clima rovente all’interno e dalle contestazioni della folla, fuori da Montecitorio e in Piazza Colonna: centinaia di persone hanno esposto cartelli di protesta, urlando “dimissioni”,”vergogna” e “buffone” al premier.
Stessa scena davanti al Quirinale, all’arrivo del Cavaliere per l’atto formale delle dimissioni.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA OSPITE DI FABIO FAZIO A “CHE TEMPO CHE FA”: “SUBITO IL DECRETO SVILUPPO, AUMENTARE L’ETA’ PENSIONABILE MA PER CREARE UN FONDO PER L’OCCUPAZIONE DEI GIOVANI, NON PER TAPPARE LE FALLE”…”LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA E’ PARI A ZERO”
«Berlusconi non vuole inserire la patrimoniale nel decreto sviluppo perchè colpisce senza
dubbio lui e non, come dice, il suo elettorato che è fatto di impiegati, piccoli commercianti, gente comune».
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rispondendo alle domande di Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”.
Per far ripartire la nostra economia, per Fini, occorre innanzitutto attuare il decreto sviluppo che, sottolinea «resta ancora un’araba fenice. Il decreto deve contenere elementi indispensabili quali appunto una patrimoniale, l’alzamento dell’età¡ pensionabile, ma non il condono perchè ha due difetti: è una una tantum e quindi non è un intervento strutturale e poi premia i furbetti. Spero che non si faccia anche se non è escluso che invece venga attuato».
Parlando dell’età pensionabile ha detto: «Lavoriamo di più, portiamola a standard europei e poi quello che risparmiamo lo mettiamo unicamente nel futuro dei nostri ragazzi».
Se si dice, ha aggiunto, «a un padre o a una madre di lavorare un anno o due in più per fare un fondo per l’occupazione giovanile, allora è più facile che si facciano sacrifici».
Commentando l’attuale crisi economica, Fini ha sottolineato che «siamo in condizione di assoluto e drammatico pericolo».
Ha aggiunto che non crede «che l’Italia possa fallire, ma siamo vicini al baratro che significa recessione e siamo in una fase di stagnazione».
Fini ha spiegato che «di fatto c’è un direttorio franco-tedesco e bisogna chiedersi perchè il terzo grande paese come l’Italia sia fuori dalla porta ad aspettare che Sarkozy e Merkel si mettano d’accordo. La credibilità dell’Italia è sotto zero».
«Temo che andremo a votare con questa legge elettorale che ha un difetto di fondo: l’elettore non sceglie il parlamentare, ma solo lo schieramento e il leader. Con il risultato che molti parlamentari sono insensibili a ciò che accade nella realtà », ha detto Fini.
Proprio una nuova legge elettorale sarebbe una delle prime cose che dovrebbe fare un nuovo governo: «Non penso a un ribaltone – ha detto – il Pdl ha tutto diritto di far parte della maggioranza di un nuovo governo con un nuovo presidente del Consiglio per fare 2-3 cose, non di più e chiedere alle altre forze politiche di sostenerlo. E tra queste c’è una legge elettorale che ridà all’elettore la scelta del parlamentare”
Nicoletta Cottone
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Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO IL TRAGICO TEATRINO DEI GRAVI FATTI DI ROMA, ECCO PUNTUALE LA RICHIESTA DI LEGGI SPECIALI DA PARTE DEL GOVERNO… DI PIETRO RICORDA I “BEI TEMPI” DI QUANDO INTERROGAVA GLI IMPUTATI IN QUESTURA CON LA BOMBA A MANO SULLA SCRIVANIA E SI ASSOCIA A MARONI, UNO DEI POCHI ITALIANI CONDANNATI PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE E PERTANTO ADATTO A FARE IL MINISTRO DEGLI INTERNI
Ieri il teatrino della politica ha visto come protagonisti il peggior ministro degli Interni che abbia mai avuto l’Italia repubblicana (capace solo di attribuirsi i meriti di polizia, carabinieri e magistrati nella lotta alla mafia) e un ex questurino, oggi progressista, che non riesce a cancellare le sue origini quando, alla questura di Bergamo, era solito interrogare gli indiziati con una bomba a mano ben in evidenza sulla scrivania.
Questo impareggiabile duo comico, il primo uno dei pochi italiani condannati a sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale, un passato in Democrazia proletaria, poi avvocato della Avon e quindi con le carte in regola per essere nominato ministro degli Interni, il secondo noto per i metodi spicci, per i piedaterre ricevuti gratis e per aver restituito milioni di lire avvolgendo le banconote in carta da giornale, si sono contesi una grande idea: quella di reintrodurre la famigerata Legge Reale in versione bis e aggiornata.
La legge Reale “uno” rappresenta uno dei momenti più controversi della storia della democrazia italiana.
Fu presentata nel 1975, nel pieno degli anni di piombo, da Oronzo Reale, ministro della Giustizia del governo Moro.
I 36 articoli di quel testo ampliavano a dismisura il potere delle forze dell’ordine, sia per quanto riguarda l’uso delle armi che per il fermo preventivo.
La legge affermava il diritto delle forze di polizia di utilizzare armi da fuoco, se strettamente necessario, anche in ordine pubblico.
La custodia preventiva poteva essere applicata anche in assenza di flagranza di reato, sempre che vi fosse il “fondato pericolo di fuga” di persone nei cui confronti vi fossero “sufficienti indizi di delitto concernenti le armi da guerra o tipo guerra”.
La legge Reale vietava inoltre l’uso di di caschi o altro per rendersi irriconoscibili durante le manifestazioni (l’unica cosa giiusta e pertanto mai applicata).
La normativa ha subito negli anni diverse modifiche e ha anche superato indenne un referendum abrogativo nel 1978.
Il cerchio si chiude: la pessima gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli indignados da parte del ministero degli Interni ha permesso che 500 persone rovinassero una manifestazione pericolosa per il potere politico-finanziario, tarpando le ali a ogni velleità degli indignados.
Ha consentito poi che i teppisti creassero panico tra i benpensanti che così possono tornare a votare Pdl e Lega perchè sempre meglio un puttaniere e un rincoglionito che i black bloch secondo il pensiero veicolato dai media amici.
Ha infine dato spazio a certa becerodestra per ergersi come garante della sicurezza dei cittadini, dopo che la stessa aveva posto in essere tutte le condizioni perchè la manifestazione degenerasse.
Per arrivare così tempestivamente a giustificare le leggi speciali il giorno dopo, gia belle pronte e quasi stampate.
Ma invocare leggi che non ci sono più nel nostro paese dimostra in realtà la debolezza dell’attuale governo.
Senza dimenticare che le leggi speciali sono sempre fallite, non hanno mai aumentato la sicurezza e spesso sono diventate strumenti per restringere le libertà di tutti.
E poi quale persona di buon senso darebbe un’arma del genere in mano a Maroni e a Berlusconi, col rischio di trovarsi in galera solo per aver manifestato dissenso nei confronti del governo?
La realtà è un’altra: i disordini sono stati favoriti da una pessima organizzazione delle misure di prevenzione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta ne sono rimaste vittime.
Ma l’imput era venuto dal ministro degli Interni che non a caso, mentre Roma bruciava, se ne stava comodo a Varese.
Ben ha fatto il finiano Briguglio, ex membro del Copasir a porre la questione: “Dinanzi a un disegno eversivo che e’ stato organizzato e preparato da estremisti e black bloch, unico caso in Europa, la domanda e’ d’obbligo: ma che hanno fatto i nostri Servizi segreti, quelli alle dipendenze di Gianni Letta?. Dove era la nostra elefantiaca intelligence, quella che cucina per il Copasir rapporti periodici di dubbia utilita’? “.
La nostra tesi è talmente motivata che trova conferma persino tra i sindacati di area di destra (quella vera) della polizia.
I poliziotti del Sindacato indipendente Coisp oggi organizzano un sit-in di protesta davanti a Palazzo Madama, dove alle 16,30 è atteso il ministro dell’Interno Roberto Maroni per riferire sui fatti di Roma.
“Siamo stanchi di assistere alle passerelle e ai bavosi attestati di solidarietà da parte dei politici. Siamo stufi di ascoltare parole, parole e ancora parole. Non sono le parole a proteggerci dalle violenze dei teppisti, non portiamo con le parole il pane a casa, non sono le parole ad assicurare un futuro ai nostri figli”, afferma Franco Maccari, segretario generale del Coisp, che prosegue: “Cosa può dire Maroni al Senato, se non che i poliziotti sono stati bravi, che hanno dimostrato la solita grande professionalità , che hanno evitato che le violenze sfociassero in episodi ancora più drammatici? Lo sappiamo già , lo sanno tutti i cittadini italiani. Gli unici a ricordarlo soltanto all’indomani delle violenze di piazza sembrano essere i rappresentanti del governo, buoni a incassare meriti che non sono loro. Se l’ordine pubblico viene mantenuto nelle piazze, se vengono inferti colpi alla criminalità , lo si deve soltanto agli uomini ed alle donne delle forze dell’ordine, al loro impegno mai ripagato, alla loro abnegazione, alla loro insostituibile professionalità ”.
Durissime le accuse alla classe politica: “Fosse per la politica, il Paese sarebbe già nell’anarchia. La politica, infatti, quando interviene, lo fa solo per ostacolare il lavoro delle Forze dell’Ordine: tagliando le risorse in modo insostenibile, inventando leggi criminogene che vanificano anni di lavoro, adottando qualunque possibile strampalato provvedimento che possa contribuire alla disorganizzazione delle strutture e dell’attività operativa”.
Al ministro Maroni il sindacato chiede due cose: le risorse o le dimissioni.
Un appello viene rivolto anche ai senatori: “Se vogliono davvero dimostrare la loro solidarietà alle forze dell’ordine, lo facciano in maniera concreta: sfiducino Berlusconi e il suo governo che usa i poliziotti come carne da macello, mandandoli ogni giorno al massacro contro i criminali tradizionali e contro i nuovi delinquenti che la politica stessa contribuisce a creare, lasciando affondare il Paese nella crisi economica e negli scandali”..
Ora qualche imbecille becerodestro che ci ha accusati, per un nostro precedente articolo, di essere amici dei black boch solo perchè usiamo il cervello nelle nostre analisi, è servito: i poliziotti e l’opinione pubblica più informata ragionano sulla nostra lunghezza d’onda.
Altro che legge Reale bis che inasprisce il conflitto sociale, è il momento di puntare sulla prevenzione e sull’aumento delle risorse per la sicurezza.
Quanto al governo, un solo slogan potrebbe essere calzante: “fuori dai maroni”.
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Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
ALEMANNO: “MAI PIU’ ELEZIONI BLINDATE PER RACCOMANDATE”… IL SEGRETARIO DEL PDL LOMBARDO MANTOVANI “SUA MOGLIE E’ STATA ELETTA COSI'”… MA ISABELLA RAUTI HA UNA STORIA DI MILITANTE, NON DI TENUTARIA DELL’OLGETTINA
Roma attacca. Milano si difende e rilancia. 
Nel Pdl è scoppiata la guerra. E al centro della contesa da una parte c’è Nicole Minetti, dall’altra Isabella Rauti.
Domenica Gianni Alemanno ha parlato della necessità delle primarie: «Dobbiamo dire con chiarezza: mai più Minetti nei Consigli regionali perchè in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi».
Anche se non si capisce perchè mai il premier si dovrebbe offendere, dal momento che l’elezione della Minetti l’ha chiesta proprio lui.
Alemanno questo non lo spiega, d’altronde dall’ex sociale è già fin troppo pretendere una presa di distanza dal sultano.
In ogni caso la miccia è stata innescata.
E se Roma punta sull’igienista dentale con un passato da showgirl in gonnellino, Milano risponde rinfacciando al primo cittadino capitolino l’elezione nel listino della sua signora: «Alemanno non è titolato a fare quelle osservazioni – argomenta Mario Mantovani, coordinatore del Pdl lombardo – nel listino della Regione Lazio ha messo sua moglie, Isabella Rauti. Per cui stia zitto».
Intervistato dalla Zanzara, su Radio 24, il dirigente berlusconiano ha difeso la ventiseienne consigliera regionale: «La Minetti – ha continuato – fa bene alla Lombardia ed è una consigliera di tutto rispetto. È laureata con il massimo dei voti al San Raffaele ed è stata scelta in Regione per le sue competenze nelle professioni della sanità ».
Ovvero il diploma da igienista dentale farebbe curriculum.
D’altronde cosa si può pretendere di più da una macchietta come Mantovani: non poteva certo elencare gli altri merito che la Minetti ha acquisito sul campo.
Milano replica, Roma contrattacca.
E all’offensiva di Mantovani reagisce il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri: «Nel Pdl ci vuole coesione non polemica. Ma vorrei dire a chi ha criticato Isabella Rauti che dovrebbe prima informarsi. Isabella è nata militante della destra italiana, ha sempre svolto una coraggiosa attività politica e culturale. Se fa parte di un consiglio regionale lo deve a ciò. Con ampio merito. Quando non si conosce la storia delle persone ci vorrebbe molta più prudenza nei giudizi».
Isabella Rauti è infatti la figlia di Pino, tra i fondatori del Movimento Sociale, ha sempre fatto la giornalista ed è stata dirigente del Fronte della Gioventù oltre che dello stesso Msi. E di lauree ne ha due, in Lettere e Psicologia.
Fa sorrridere che a difendere nla moglie di Alemanno sia sceso in campo il suo maggiore antagonista del passato, ovvero “occhio di tigre” Gasparri.
Ma nel casino totale in cui versa il Pdl, ormai ci sta anche questo.
Anche se non condividiamo l’attuale collocazione politica di Isabella, avendo avuto modo di conoscerla in gioventù, ci limitiano a dire che solo un poveretto come Mantovani poteva avvicinare il suo caso a quello della Minetti.
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Settembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
HANNO SOSTITUITO IL SENSO DELLO STATO CON L’ASPIRAZIONE ALL’ORDINE NELLE STRADE, IL LIBERO MERCATO CON L’ARROGANZA PADRONALE… COLONIZZATORI CON SOLO IL CULTO DEL REGIME BERLUSCONIANO
Marco Travaglio va alla festa di Fli a Mirabello per un intervento molto atteso.
Le sue riflessioni sono seguite dal movimento “finiano” non meno che in altre aree politiche, e sarà interessante ascoltarlo a un anno dallo strappo che aveva acceso un po’ le speranze di tutti e restituito una prospettiva alla parola “destra”, demolita dal berlusconismo.
Nel tran tran di questi mesi parte di quella spinta propulsiva si è persa.
Ma il caos di questi ultimi giorni dovrebbe aiutare a ritrovarne le ragioni e i sentimenti.
Metto in fila i fatti, come è costume di questo giornale.
La festa dei ragazzi del Pdl, Atreju, storico appuntamento della destra giovanile sale agli onori delle cronache per una disgustosa metafora del ministro Sacconi che associa la critica alla Cgil a una barzelletta sullo stupro di dieci suore.
La Rai1 di Mauro Mazza, uno dei “ragazzi di via Milano” che rappresentarono il giornalismo di destra negli anni ’80, censura la puntata di una fiction tedesca che mostra la cerimonia per l’unione civile di una coppia gay, sostenendo che non è arbitrio ma “scelta ponderata per evitare qualsiasi tipo di polemica su un tema di grande attualità ”.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa cerca il solito, nostalgico aggancio identitario alla cerimonia per l’8 settembre, con l’elogio di “tutti i caduti per la patria” e del loro ardimento, dimenticando che lui non ha neanche il coraggio di sconfessare il giro della Padania organizzato dal Trota e preferisce prendersela con chi lo contesta.
Ronchi e Urso vengono ricevuti da Berlusconi, immagino in una pausa del risiko in corso con gli staff legali sulle intercettazioni con Tarantini e le olgettine, per rassicurare gli italiani: “Abbiamo fatto un’analisi della situazione politica, si va avanti”.
Immagino il sollievo dei mercati e delle banche europee.
Sono notizie racchiuse in 24 ore, eppure sufficienti a dimostrare come il berlusconismo abbia colonizzato culturalmente, prima che politicamente , la destra italiana fino ad assimilarla totalmente a sè. In questi giorni è in libreria un bel saggio di Giovanni Tarantino (“Da Giovane Europa ai Campi Hobbit”, ed. Controcorrente) che dà la misura di questa degradazione.
Del senso dello Stato non ricordano più nulla, avendolo sostituito con una generica “aspirazione all’ordine” che è sempre e soltanto, come diceva Georges Bernanos, “l’ordine per le strade”.
Del fascismo hanno metabolizzato il peggio, il culto del regime, con nessun interesse per il movimentismo e le fronde che ne erano la parte più interessante.
Del trionfo del libero mercato difendono la parte più oscura, l’arroganza padronale e la cinica gestione dei rapporti di forza.
E l’etica l’hanno trasformata in moralismo clericale, vizi privati e pubbliche virtù.
La possibilità che “dopo Berlusconi” quest’area possa risvegliarsi e trasformarsi in altro, in una destra europea e decente, è pari a zero.
I processi della politica sono come quelli della biologia: si nasce, si cresce, si muore.
Le speranze, per chi non si rassegna alla sparizione della destra, vanno cercate altrove.
Dove le barzellette di Sacconi non fanno ridere.
Dove la censura televisiva disgusta.
Dove il richiamo all’orgoglio nazionale è legato a comportamenti coerenti e non solo al trombonismo.
Il resto è puro inganno, manca solo il verdetto del Paese per sancirlo.
Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL TESTO DEL DOCUMENTO DI EX DIRIGENTI E ISCRITTI COSTRETTI A LASCIARE FLI GENOVA PER RAGIONE ETICHE… DA DUE MESI IL VERTICE NAZIONALE DI FLI, DI FRONTE A GRAVI FATTI E COMPORTAMENTI DEL COORDINATORE REGIONALE, INCONCILIABILI CON IL MANIFESTO DEL PARTITO, CONTINUA A FAR FINTA DI NULLA, MENTRE FLI A GENOVA E’ ORMAI INESISTENTE
GIANFRANCO, RESTITUISCI FUTURO E LIBERTA’ AI MILITANTI GENOVESI
NON VOGLIAMO SEDI IN REGALO, VISITE DI PLURI-INDAGATI E CIRCOLI
SOSPETTI.
VOGLIAMO UN PARTITO TRASPARENTE.
VOGLIAMO UN’ITALIA PULITA NELLA LEGALITA’ E NELLA GIUSTIZIA SOCIALE.
RICORDIAMO LE PAROLE DI FINI:
“NOI VOGLIAMO UN’ITALIA INTRANSIGENTE CONTRO LA CORRUZIONE E CONTRO TUTTE LE MAFIE, CHE PROMUOVA LA LEGALITA’, L’ETICA PUBBLICA E IL SENSO CIVICO”
(Punto 4 del Manifesto per l’Italia di FLI)
“I PARTITI SONO TENUTI A SVOLGERE UN’OPERA DI PULIZIA AL LORO INTERNO, EVITANDO DI CANDIDARE PERSONE SOSPETTE DI VICINANZA ALLA MAFIA E A MAGGIOR RAGIONE NON ELEVANDOLI A POSTI DI RESPONSABILITA’.
NON E’ NECESSARIO ASPETTARE SENTENZE DEFINITIVE PER PRENDERE LE OPPORTUNE DECISIONI: OCCORRE ELIMINARE OGNI AMBIGUA ZONA DI CONTIGUITA’ CONTRO LA CRIMINALITA’ E IL MALAFFARE E APPLICARE PRINCIPI DI RESPONSABILITA’ POLITICA E DI ETICA PUBBLICA”
(Palermo, 19.7.2011)
E QUELLE DI PAOLO BORSELLINO
C’E’ IL FORTE SOSPETTO CHE DOVREBBE INDURRE I PARTITI A FARE PULIZIA DI TUTTI COLORO CHE SONO RAGGIUNTI DA FATTI INQUIETANTI. I PARTITI DEVONO TRARRE LE DOVUTE CONSEGUENZE DA QUESTA VICINANZA TRA POLITICI E MAFIOSI CHE, ANCHE QUANDO NON COSTITUISCONO REATO, RENDONO COMUNQUE IL POLITICO INAFFIDABILE NELLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA”
(Paolo Borsellino 26-01-1989)
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A MIRABELLO SII COERENTE, SCEGLI LA LEGALITA’: SCIOGLI E RIFONDA FLI LIGURIA
“INDIGNADOS FUTURISTI” di Genova
argomento: denuncia, destra, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, mafia, Politica, radici e valori | Commenta »
Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile
“MANCA LO SPIRITO FONDATIVO DI UN ANNO FA: FLI E’ AL 3,3%”…”MAI CON IL PDL, NONOSTANTE BOCCHINO”….”VA SEPARATO CIO’ CHE E’ DI CESARE DA CIO’ CHE E’ DI DIO”…. E GRANATA DIVENTA IL LEADER DELLA BASE
“La verità è che siamo a metà strada. Siamo a metà di quel deserto che Fini ci ha chiesto di
attraversare”, sospira Fabio Granata.
E forse, qualcuno dei finiani di ferro, comincia ad avere il fiatone.
Certo non lui, non il “falco” per antonomasia, acclamato dalla base di Fli per le sue posizioni: bianche o nere, mai grigie.
Meno apprezzato dai compagni di viaggio per gli stessi motivi.
Dal primo settembre è tornata la Festa Tricolore di Mirabello, dove l’anno scorso il presidente della Camera aveva definitivamnete sancito lo strappo da Silvio Berlusconi.
Entusiasmo, gioia, orgoglio, fiducia e speranza tra i suoi.
A loro aveva chiesto di essere granitici. Passato un anno, la roccia si è sgretolata.
E chi è rimasto continua a litigare, su tutto.
Onorevole, ora vi siete divisi anche sull’appoggio al referendum contro il Porcellum
C’è una questione aperta sul metodo. Alcuni di noi pensano che il quesito possa non risolvere il problema. Però a maggioranza abbiamo deciso l’appoggio al comitato.
Qualche divisione c’è stata
Senta, la nostra gente chiede due cose: di scegliere la forma di governo e di eleggere il proprio deputato. Basta con le deleghe in bianco alle liste dei partiti, anche se non ci conviene.
Altra questione: il Molise.Tra voi cìè chi vuole appoggiare il presidente uscente Iorio del Pdl
Qui è vero, siamo divisi sul territorio: una metà è pronta a sostenere la giunta uscente, mentre l’altra è orientata su Frattura, uomo del centrosinistra (con passato in Forza Italia). Credo che Iorio abbia promesso qualche posto in lista.
La discussione non è solo a livello locale
Beh sì, è un fatto di immagine. Sta di fatto che gli ultimi sondaggi ci danno al 3,3% proprio perchè non siano stati ancora in grado di coltivare quello slancio iniziale, nato dalla rottura con Berlusconi.
Quindi?
Non possiamo appoggiare Iorio, sia perchè è candidato del Pdl, sia perchè inquisito.
Chi lo sostiene a livello nazionale?
C’è stata una spaccatura
Bocchino chi appoggia?
Iorio
Mentre chi è d’accordo con lei?
La Perina, Raisi, Croppi. Della Vedova e altri. La maggioranza.
In questo momento politico cosa teme?
Dobbiamo interpretare un ruolo vicino a una certa posizione culturale. Quindi legalitaria, repubblicana e costituzionale. più una capacità di esprimere innovazione e coerenza, aggrappati al filo rosso di quella frattura politica.
Al contrario, sono più frequenti le oscillazioni
Lo so. E le dirò di più: il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo. Il problema sono La Russa e Bondi, Cosentino e Dell’Utri. Il problema è la questione morale.
Alfano è un interlocutore?
No. E come? E’ stato il ministro portatore di tutti gli interessi, di tutte le leggi ad personam, principale esecutore degli ordini di un certo berlusconismo. Con lui non possiamo parlare. Eppoi ha anche ricandidato Berlusconi. Tolto lui, sopravviverà quello che costruito e qualcuno al nostro interno deve rendersi conto di questo.
Lei sembra molto lontano da Bocchino in questi tempi
Ribadisco: oggi siamo a minimo storico, al 3,3%, mentre a novenbre dello scorso anno eravamo all’8,5%. Questo è un fatto. come è un fatto che vinciamo dove ci presentiamo all’opposizione del Pdl. E’ accaduto in Sicilia e in Sardegna. Lì abbiamo intercettato anche un voto di sinistra e abbiamo sfiorato il 9%.
Lei parla a nuora-Bocchino perchè intenda suocera-Fini?
Il presidente deve fare un passo avanti: ben venga il suo tour per il Paese, previsto subito dopo Mirabello. Non solo…
Cosa?
Deve arrivare un messaggio più chiaro
Ce lo dica
Se la scelta del Terzo Polo è strategica, deve essere ovunque e al primo turno
Rispetto a un anno fa, cosa avete perso?
Siamo nel cuore della traversata del deserto
Siete stanchi?
No, ma non dobbiamo perdere il senso e la direzione di marcia.
E qual’è?
Costruire un’Italia diversa dal berlusconismo, altrimenti ci dissolviamo.
E poi?
Tornare alla forza, all’intuizione che ha avuto Fini nel creare un soggertto identitario attraverso argomenti-chiave. Senza questi, anche lui cade nel gradimento.
Quali argomenti?
Legalità , difesa dei diritti civili, cittadinanza per i figli di immigrati, contro gli sprechi della politica. E anche il voto sull’Ici alla Chiesa mi lascia perplesso. Noi dobbiamo separare ciò che è di Cesare da cò che è di Dio
Sarà contenta l’Udc
In certe cose ci possiamo anche dividere
Ancora?
Senta, noi dobbiamo ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita
Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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