Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile
STORIA DI UNA GIUSTIZIA NEGATA: TRE EX MILITANTI DI POTERE OPERAIO, NONOSTANTE UNA CONDANNA A 18 ANNI PER LA MORTE DEI FRATELLI MATTEI, SONO LIBERI E NON HANNO SCONTATO NEANCHE UNA PARTE DELLA PENA…QUANDO MORAVIA E ALTRI INTELLETTUALI DI SINISTRA FESTEGGIARONO LA LORO ASSOLUZIONE IN PRIMO GRADO, DOPO UNA CAMPAGNA MEDIATICA CHE VOLEVA AVVALORARE LA TESI DI UNA FAIDA INTERNA AL MSI…LA BEFFA: “REATO PRESCRITTO PER MANCATA ESECUZIONE DELLA CONDANNA”
Tre ex militanti di Potere operaio liberi e impuniti nonostante una condanna a 18 anni
di carcere per la morte dei fratelli Virgilio (22 anni) e Stefano Mattei (10), figli del segretario missino Mario Mattei: il processo per il rogo di Primavalle (Roma, 16 aprile 1973), che oggi torna a galla con l’interrogatorio di Achille Lollo, è una storia di giustizia negata.
Lollo ha scontato due anni carcerazione preventiva (18 aprile 1973- 5 giugno 1975), poi è scappato.
Manlio Grillo e Marino Clavo nemmeno un giorno: quando arrivò la sentenza definitiva — il 13 ottobre 1987 — quattordici anni dopo i fatti (quattordici!) gli anni Settanta erano archeologia e i tre colpevoli s’erano ricostruite altre vite: Lollo editore in Brasile, Grillo in Nicaragua, dove ha insegnato ai figli del comandante Daniel Ortega, di Clavo si sono smarrite le tracce: forse vive in Spagna.
Il magistrato che aveva capito tutto dall’inizio — il giudice istruttore Francesco Amato: al processo di primo grado chiese l’ergastolo — venne denigrato da una campagna di stampa feroce a cui non furono estranei molti intellettuali.
Alberto Moravia, Dario Bellezza, Ruggero Guarini festeggiarono l’assoluzione di Lollo, (per insufficienza di prove, estate 1975), nella villa dei suoi genitori a Fregene.
Una campagna mediatica tutta giocata sulla pista interna alla sezione del Msi, quando i vertici di Potere operaio sapevano benissimo chi erano gli autori, come ricorda Valerio Morucci in una sinistra pagina di Ritratto di un terrorista da giovane (Edizioni Piemme): il futuro brigatista rintracciò Marino Clavo sulle colline di Firenze e gli fece sputare “tutta la storia” minacciandolo con la Walther PPK.
E Lanfranco Pace, oggi firma del Foglio, in una drammatica testimonianza ad Aldo Grandi in La generazione degli anni perduti (Einaudi): “Fummo costretti ad assumerne la difesa nonostante la loro colpevolezza e così montammo una controinchiesta che ebbe l’effetto di farli assolvere in primo grado. Non c’erano alternative. Se fossimo stati dei veri rivoluzionari avremmo dovuto ucciderli e farli ritrovare magari su qualche spiaggia deserta”.
Articoli di giornale (in prima fila Il Messaggero), pamphlet, ma anche assedi al tribunale: è durante uno di questi scontri, il giorno della quarta udienza — il 28 febbraio 1975 — che muore lo studente di destra greco Mikis Mantakas.
Uno dei due colpevoli, Alvaro Lojacono, venne condannato a 16 anni di carcere: mai scontati.
È in Svizzera.
Dopo l’assoluzione i Mattei vivono anni amarissimi, di solitudine politica e personale.
La vicenda processuale è ben ricostruita in Anni di piombo (Sperling&Kupfer) da Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato.
Il processo d’appello inizia nel 1981 e la Corte annulla la sentenza di primo grado ritenendo che uno dei giudici popolari di primo grado non fosse idoneo a svolgere le sue funzioni in quanto affetto da sindrome depressiva.
La difesa ricorre in Cassazione, vince, è ordinato un nuovo processo d’appello, che ha inizio il 1 dicembre 1986: a oltre tredici anni dai fatti.
Verdetto: tutti colpevoli. La Suprema Corte l’anno dopo conferma: 18 anni di carcere ciascuno (di cui tre condonati) per incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di materiale incendiario.
Ma Clavo, Grillo e Lollo sono latitanti.
La beffa suprema 18 anni dopo: la Corte d’assise di Roma il 28 gennaio 2005 — su richiesta dell’avvocato di Clavo — emette una sentenza che chiude per sempre il caso: il reato è prescritto per mancata esecuzione delle condanne. Com’è possibile?
Lo prevede l’articolo 172 del codice penale: “La pena della reclusione si estingue con il decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta”.
E siccome i 18 anni sono la somma di singole condanne, la cui più alta sono gli otto anni per l’incendio doloso, l’intera vicenda si è estinta sedici anni dopo il verdetto della Cassazione, il 12 ottobre 2003.
Liberi, impuniti e pure premiati, perchè la giustizia italiana non seppe fare in tempo.
Per la famiglia Mattei davvero La notte brucia ancora, per parafrasare il titolo del bel libro scritto da Giampaolo Mattei con Giommaria Monti (Sperling&Kupfer).
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
SONO PASSATI 37 ANNI DA QUANDO ESPONENTI DI POTERE OPERAIO DIEDERO FUOCO ALLA CASA DEL SEGRETARIO DELLA SEZIONE DEL MSI DI PRIMAVALLE IN CUI MORIRONO VIRGINIO E STEFANO, DI 5 E 11 ANNI…ERANO STATI CONDANNATI A 18 ANNI LOLLO, GRILLO E CLAVO, MA NON HANNO SCONTATO MAI NEANCHE UN GIORNO: ERANO FUGGITI IN BRASILE E NICARAGUA…ORA SONO EMERSI NUOVI ELEMENTI
Trentasette anni dopo riemerge dalle nebbie la strage di Primavalle, l’attentato ad
opera di esponenti di Potere Operaio che il 16 aprile del 1973 diedero fuoco alla casa dell’ allora segretario della sezione del Msi del quartiere romano e dove morirono i suoi due figli, Virgilio e Stefano Mattei, di 5 e 11 anni.
Un’ inchiesta e processi infiniti che nelle ultime settimane hanno avuto un nuovo impulso che ha consentito di riaprire l’ indagine nei confronti di Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta: sono stati iscritti nel registro degli indagati con la pesante accusa di strage.
Una strage per la quale furono condannati a 18 anni di reclusione Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo che non hanno mai scontato un solo giorno di reclusione trovando ospitalità in Brasile ed in Nicaragua.
Per questi ultimi tre il reato è andato in prescrizione ma per Perrone, Lecco e Gaeta, la tragica partita con la giustizia si è riaperta dopo l’acquisizione di nuovi elementi investigativi raccolti dai carabinieri del Ros coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli.
I tre erano già entrati nell’ inchiesta per la strage di Primavalle ma ne erano sempre usciti indenni.
L’ ultima archiviazione per Perrone, Lecco e Gaeta risale all’ ottobre 2010, appena tre mesi fa.
Ed in questi tre mesi gli inquirenti avrebbero trovato altri elementi che hanno consentito la riapertura dell’ inchiesta con l’ ipotesi di reato di strage ed una richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla Procura di Roma alle autorità giudiziarie del Nicaragua per interrogare Manlio Grillo che da quando fuggì dall’ Italia, vive come un tranquillo turista nella capitale nicaraguense, Managua.
Mentre Achille Lollo dovrebbe vivere in Brasile.
Indiscrezioni giornalistiche lo danno rientrato a Roma, circostanza però smentita categoricamente da fonti dell’ antiterrorismo.
I magistrati e gli investigatori romani vogliono interrogare Grillo perchè negli scorsi anni, in alcune interviste aveva smentito Achille Lollo che chiamava in causa Perrone, Lecco e Gaeta i quali avrebbero partecipato alla strage di Primavalle.
Ma in altre interviste, registrate, Manlio Grillo, sarebbe entrato in contraddizione rivelando che durante un periodo di latitanza trascorso a Stoccolma fu raggiunto da Elisabetta Lecco che gli portò due milioni di lire frutto della vendita di una casa a Roma di Achille Lollo.
Grillo aveva anche rivelato che durante una sua breve permanenza in Svizzera, fu raggiunto dai capi di Potere Operaio, Valerio Morucci, Oreste Scalzone e Jaroslaw Novak che lo “interrogarono” per conoscere i particolari della strage di Primavalle per evitare contraddizioni che avrebbero potuto favorire le ipotesi dell’ accusa.
Nella rogatoria inviata alle autorità del Nicaragua gli inquirenti italiani hanno anche specificato cosa vorrebbero chiedere a Manlio Grillo: come e quando è stata concordata la strage nei confronti della famiglia Mattei, qual è stato il suo ruolo e quello di Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta, perchè progettarono ed attuarono la strage.
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Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile
SFUGGIRE AI PROCESSI, DENIGRARE LE ISTITUZIONI, ATTACCARE LA MAGISTRATURA, INVITARE LE AZIENDE A LASCIARE IL PAESE, COLTIVARE L’AMICIZIA DI DITTATORI COME GHEDDAFI E PUTIN NON HA NULLA DI DESTRA… MANTENERE INTERESSI PRIVATI, CONDURRE UNA VITA DA SULTANO CON RELATIVO HAREM, ASSEGNARE POSTI A VELINE, FAR ENTRARE A PALAZZO GRAZIOLI ESCORT, NON HA NULLA DI DESTRA… COMPRARE DEPUTATI, VINCERE BARANDO, CREARSI UNA CORTE DI MIRACOLATI E DI KILLER, RIDICOLIZZARE IL PAESE ALL’ESTERO NON HA NULLA DI DESTRA… I DANNI DEL BERLUSCONISMO LA DESTRA LI PAGHERA’ PER LUNGHI ANNI
Ogni tanto è opportuno che da destra, quella vera, si faccia il punto sulle vicende
politiche italiane. Per uscire definitivamente da un equivoco che noi (all’inizio in solitudine) denunciamo da anni.
Ovvero che la coalizione che ci mal-governa non ha nulla a che vedere con la tradizionale sintesi politica che identifica una destra, una sinistra e un centro.
In qualsiasi altro Paese si sa chi governa, pur con le varie sfumature ed alleanze.
In Italia no.
Siamo in realtà amministrati da una coalizione affaristico-razzista che si fonda sugli interessi di un leader che detiene il controllo di 5 Tg su 6 e sui ricatti di un partito xenofobo che sta sulle balle a 9 italiani su 10.
Qualche povero imbecille, figlio del berlusconismo, ritiene e purtroppo lo dice pure in giro con orgoglio, che questa coalizione sia di “destra”.
Basterebbe aver letto, non dico tanto, ma almeno dieci libri di autori di destra, per capire quanto segue.
Un uomo (o una donna) di destra non sfugge ai processi, li affronta, anche quando fossero segnati dal pregiudizio. E molti di noi se sanno qualcosa.
Un uomo di destra non attacca le istituzioni, crede nei valori della Nazione e li difende.
Un uomo di destra non mette quotidianamente in cattiva luce apparati dello Stato perchè, denigrandoli, fa perdere ai cittadini anche la certezza del diritto.
Un uomo di destra non si prostra e non fa affari con dittatori, magari pure ex comunisti, che hanno sulla coscienza migliaia di omicidi di gente inerme.
Una cosa è mantenere normali rapporti diplomatici, altra frequentare da amiconi dacie e tende da beduini.
Un uomo di destra cerca di difendere gli interessi economici del proprio Paese, non quelli di un anonimo manager italo-canadese, cerca di tutelare i nostri lavoratori e non invita un’azienda a trasferirsi all’estero.
Semmai l’opposto: cerca aziende straniere disposte ad investire in Italia.
Un uomo di destra, se decide di dedicarsi alla politica, lo fa per passione e amore per l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, per assicurare benessere e giustizia sociale a tutti.
Non lo fa per interesse.
E se ha interessi pregressi, un uomo di destra sa lasciarli alle spalle definitivamente.
Un uomo di destra non scende in politica per pararsi il culo dai processi per fatti privati, perchè è mosso solo dall’orgoglio di fare qualcosa di positivo per il proprio Paese, non da altro.
Un uomo di destra puo’ avere le proprie debolezze e i propri vizi, ma allora non scende in politica, trascinando nel gorgo un intero mondo politico di riferimento.
Se ama aprire l’impermeabile ai giardinetti lo faccia e ne risponda in privato, non a nome di una comunità umana che merita rispetto.
Un uomo di destra deve essere d’esempio: non frequenta sgallettate, veline, oche giulive, non fa entrare escort professioniste o apprendiste a Palazzo, non si circonda di una corte di servi e miracolati, non assolda killer iscritti all’albo dei giornalisti per far sparare a pallettoni sui nemici, non compra deputati, non distribuisce posti a troie e parenti, non usa faccendieri per “acquisire” parlamentari con promesse e prebende.
Un uomo di destra lotta per vincere con la sola forza delle proprie idee e dei propri valori.
Non può vincere mai barando, perchè vorrebbe dire rinnegare la propria vita di sacrifici e le idee in cui crede.
Un uomo di destra preferisce perdere a testa alta dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
Un uomo di destra sa rispettare le idee altrui, cerca di capire, recepire, concedere la buona fede al prossimo, sa mediare nel superiore interesse del Paese.
Non vive di rancori e di ricordi, di regolamento di conti e di diffamazioni: quando arriva a governare, sa essere ancora più umile perchè c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.
Un uomo di destra odia il conformismo, l’arroganza, la presunzione, le “certezze”, non si circonda di servi ma di critici, cerca stimoli, non stolta obbedienza.
Se qualcuno vede in questo modesto affresco qualcosa di riferibile al berlusconismo, contini pure a votarlo.
Chi invece pensa che la destra sia tutt’altra cosa si metta in cammino verso un nuovo orizzonte.
Occorreranno anni per riparare ai danni del berlusconismo, ma lo spazio per una destra vera, sociale, nazionale, popolare, valoriale esiste più che mai.
E’ tempo di andare oltre.
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Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile
SFUGGIRE AI PROCESSI, DENIGRARE LE ISTITUZIONI, ATTACCARE LA MAGISTRATURA, INVITARE LE AZIENDE A LASCIARE IL PAESE, COLTIVARE L’AMICIZIA DI DITTATORI COME GHEDDAFI E PUTIN NON HA NULLA DI DESTRA… MANTENERE INTERESSI PRIVATI, CONDURRE UNA VITA DA SULTANO CON RELATIVO HAREM, ASSEGNARE POSTI A VELINE, FAR ENTRARE A PALAZZO GRAZIOLI ESCORT, NON HA NULLA DI DESTRA… COMPRARE DEPUTATI, VINCERE BARANDO, CREARSI UNA CORTE DI MIRACOLATI E DI KILLER, RIDICOLIZZARE IL PAESE ALL’ESTERO NON HA NULLA DI DESTRA… I DANNI DEL BERLUSCONISMO LA DESTRA LI PAGHERA’ PER LUNGHI ANNI
Ogni tanto è opportuno che da destra, quella vera, si faccia il punto sulle vicende
politiche italiane. Per uscire definitivamente da un equivoco che noi (all’inizio in solitudine) denunciamo da anni.
Ovvero che la coalizione che ci mal-governa non ha nulla a che vedere con la tradizionale sintesi politica che identifica una destra, una sinistra e un centro.
In qualsiasi altro Paese si sa chi governa, pur con le varie sfumature ed alleanze.
In Italia no.
Siamo in realtà amministrati da una coalizione affaristico-razzista che si fonda sugli interessi di un leader che detiene il controllo di 5 Tg su 6 e sui ricatti di un partito xenofobo che sta sulle balle a 9 italiani su 10.
Qualche povero imbecille, figlio del berlusconismo, ritiene e purtroppo lo dice pure in giro con orgoglio, che questa coalizione sia di “destra”.
Basterebbe aver letto, non dico tanto, ma almeno dieci libri di autori di destra, per capire quanto segue.
Un uomo (o una donna) di destra non sfugge ai processi, li affronta, anche quando fossero segnati dal pregiudizio. E molti di noi se sanno qualcosa.
Un uomo di destra non attacca le istituzioni, crede nei valori della Nazione e li difende.
Un uomo di destra non mette quotidianamente in cattiva luce apparati dello Stato perchè, denigrandoli, fa perdere ai cittadini anche la certezza del diritto.
Un uomo di destra non si prostra e non fa affari con dittatori, magari pure ex comunisti, che hanno sulla coscienza migliaia di omicidi di gente inerme.
Una cosa è mantenere normali rapporti diplomatici, altra frequentare da amiconi dacie e tende da beduini.
Un uomo di destra cerca di difendere gli interessi economici del proprio Paese, non quelli di un anonimo manager italo-canadese, cerca di tutelare i nostri lavoratori e non invita un’azienda a trasferirsi all’estero.
Semmai l’opposto: cerca aziende straniere disposte ad investire in Italia.
Un uomo di destra, se decide di dedicarsi alla politica, lo fa per passione e amore per l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, per assicurare benessere e giustizia sociale a tutti.
Non lo fa per interesse.
E se ha interessi pregressi, un uomo di destra sa lasciarli alle spalle definitivamente.
Un uomo di destra non scende in politica per pararsi il culo dai processi per fatti privati, perchè è mosso solo dall’orgoglio di fare qualcosa di positivo per il proprio Paese, non da altro.
Un uomo di destra puo’ avere le proprie debolezze e i propri vizi, ma allora non scende in politica, trascinando nel gorgo un intero mondo politico di riferimento.
Se ama aprire l’impermeabile ai giardinetti lo faccia e ne risponda in privato, non a nome di una comunità umana che merita rispetto.
Un uomo di destra deve essere d’esempio: non frequenta sgallettate, veline, oche giulive, non fa entrare escort professioniste o apprendiste a Palazzo, non si circonda di una corte di servi e miracolati, non assolda killer iscritti all’albo dei giornalisti per far sparare a pallettoni sui nemici, non compra deputati, non distribuisce posti a troie e parenti, non usa faccendieri per “acquisire” parlamentari con promesse e prebende.
Un uomo di destra lotta per vincere con la sola forza delle proprie idee e dei propri valori.
Non può vincere mai barando, perchè vorrebbe dire rinnegare la propria vita di sacrifici e le idee in cui crede.
Un uomo di destra preferisce perdere a testa alta dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
Un uomo di destra sa rispettare le idee altrui, cerca di capire, recepire, concedere la buona fede al prossimo, sa mediare nel superiore interesse del Paese.
Non vive di rancori e di ricordi, di regolamento di conti e di diffamazioni: quando arriva a governare, sa essere ancora più umile perchè c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.
Un uomo di destra odia il conformismo, l’arroganza, la presunzione, le “certezze”, non si circonda di servi ma di critici, cerca stimoli, non stolta obbedienza.
Se qualcuno vede in questo modesto affresco qualcosa di riferibile al berlusconismo, contini pure a votarlo.
Chi invece pensa che la destra sia tutt’altra cosa si metta in cammino verso un nuovo orizzonte.
Occorreranno anni per riparare ai danni del berlusconismo, ma lo spazio per una destra vera, sociale, nazionale, popolare, valoriale esiste più che mai.
E’ tempo di andare oltre.
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO “AGGIUNGI UN POSTO ALL’ATAC” E IL SONDAGGIO CHE LO DA’ PERDENTE (42% A 58%) CONTRO ZINGARETTI, IL SINDACO ALEMANNO SEMBRA FUSO… SCESO AL 73° POSTO NELLA CLASSIFICA DEI SINDACI PIU’ AMATI, ALL’EX SOCIALE NON RESTANO CHE LE QUATTRO ALTERNATIVE CHE GLI INDICA LUCA TELESE
Ieri, sentendo il Tg-Pravda di Minzolini, spiegare che il rimpasto di Alemanno era una “grande opportunità ” di leadership, ci siamo seriamente preoccupati (per lui).
In fondo, per spiegare il suo fallimento basta un’immagine del giornalista Emiliano Fittipaldi: in una città in cui (per far cassa) il Comune ha autorizzato una foresta di orologi con pannello pubblicitario, su via Nazionale si contano 26 quadranti luminosi che segnano 24 fusi orari differenti.
Complimenti: si vede che il sobrio assessore porta i rolex sui calzini, e non si cura dei dettagli.
In compenso anche il sindaco, di cui un tempo era indiscutibile la scaltrezza, sembra fuori fuso orario.
A farlo andare in tilt dev’essere stato il sondaggio che terrorizza il Pdl: se oggi sfidasse Nicola Zingaretti, Alemanno perderebbe 58 a 42 (se governa un altro anno non va al ballottaggio).
Mica male per uno che doveva far partire da Roma la nuova destra di governo, succedere sia a Berlusconi che a Fini, risanare le periferie, far vincere la meritocrazia, e si è ritrovato 950 assunti senza concorso (“Aggiungi un posto all’Atac”) tra ex camerati e cubiste (con tutto il rispetto per i Camerati veri, che almeno sono onesti).
Il problema di Alemanno, e della giunta “ribollita”, che nasce il 13 gennaio (con trattative da suk capitolino) è che tutte le ipotesi, anche le più benevole, sono devastanti per lui:
1) Bertolaso diventa prosindaco e dà una “ripassata” alla Capitale (più centri massaggi per tutti, la terapista Francesca assessore alla mobilità ).
2) Alemanno diventa sia sindaco che ministro della Cultura, al posto di Bondi e piazza una ballerina di lap dance alla guida della Biennale di Venezia (chiù pilu per tutti).
3) Alemanno, nuovo capo campagna elettorale di Berlusconi, crea un parco a tema sul Pdl: i bimbi nominano le loro fidanzatine nei propri ministeri e acquistano case a loro insaputa (il cambio gomme della Formula Uno si fa ai Fori Imperiali).
4) Alemanno si sveglia dal sogno e medita: non c’è un altro sindaco passato in soli 30 mesi al 73esimo posto della classifica di sgradimento del Sole 24 Ore e si dimette.
Fuga anche quella. Ma più onorevole.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
ORA SI SPARANO COLPI DAI TETTI CONTRAPPOSTI: “BERLUSCONI NON SI DOVREBBE RICANDIDARE”, “FINI E DI DI PIETRO HANNO TROVATO UN NUOVO ALLEATO IN FELTRI”, “SALLUSTRI HA FATTO UNA CAROGNATA CONTRO CHI NON PUO’ DIFENDERSI”, “VOTO BERLUSCONI SOLO PERCHE’ E’ IL MENO PEGGIO”,”SALLUSTRI DIMENTICA DI QUANDO TRAFFICAVA CON LE PROCURE”… A QUANDO LA LUPARA BIANCA E LO SCIOGLIMENTO NELL’ACIDO?
Guerra totale tra Il Giornale e Libero, fra Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti. 
È una guerra politica, ma anche una guerra personale.
à‰ una questione di feeling, ma anche una questione di marketing.
à‰ una sfida a due ma anche un triangolo a tre che ha la base a via Negri e il vertice a palazzo Grazioli.
Insomma, un bel pasticcio: anche lui, anche tu, tu quoque, Vittorio, un altro traditore.
Tutto accadde in un sabato apparentemente tranquillo con un fulmine a ciel sereno, con un editoriale di Sallusti che apparentemente parla di Giorgio Napolitano e che nelle ultime righe, invece, contiene una rasoiata contro l’ex compagno di mille battaglie.
Un passaggio che consente al giornale questo titolo chock: “Napolitano e Feltri cambiano bandiera”.
Occorre dunque rileggere riga per riga quel passaggio di Sallusti: “A cambiare bandiera – scrive il direttore de Il Giornale – è anche Vittorio Feltri. Il giornalista, fino a ieri tra i più autorevoli sostenitori del premier, in un incontro pubblico a Cortina, ha detto che Silvio Berlusconi non ha i numeri per candidarsi a capo dello Stato e che sarebbe addirittura meglio che non si ricandidasse neppure a premier.
“Fini, Bocchino e Di Pietro – conclude concedendosi l’ultimo sberleffo – possono contare su un nuovo alleato?”.
La beffa consiste nell’accostare il peggiore nemico di Vittorio Feltri al suo nome, e per di piຠnel ruolo di alleato.
Ma dietro l’operazione di Sallusti, clamorosa nello stile e nei toni si celano due retroscena.
Il primo è politico ed è la collera – nota anche ai sassi – che Silvio Berlusconi prova verso il suo ex direttore.
Il secondo è un calcolo piຠraffinato di Sallusti. Visto che la criticità di Feltri verso il Cavaliere era rimasta (per ora) confinata nei circuiti degli addetti ai lavori, l’editoriale costringe Libero ad uscire allo scoperto, nella speranza che il concorrente sia costretto ad appiattirsi sul suo uomo-simbolo, perdendo i lettori piຠberlusconiani, sconcertati per il voltafaccia .
La risposta arriva a stretto giro di posta e non è meno dura.
Maurizio Belpietro, al telefono è furibondo: “È stata una carognata. Anzi, una vigliaccata. Anzi, una vera e propria infamia, perchè commessa contro un uomo che non puà³ difendersi perchè l’ordine gli ha imposto di non scrivere”. E le differenze di linea? Belpietro le nega.
Anzi, le riposiziona così: “Noi, che siamo berlusconiani da sempre non abbiamo bisogno di sdraiarci acriticamente sul Cavaliere, e possiamo onestamente dire quello che non ci piace della sua politica, come abbiamo fatto sul caso Tremonti, quando ne ravvisiamo gli estremi. Sallusti – aggiunge caustico Belpietro – forse perchè si vuole far perdonare di quando trafficava con le procure per gli avvisi di garanzia a Berlusconi (era capo della redazione del Corriere della Sera che diede quella notizia, ndr) oggi resta ottusamente e acriticamente sdraiato sul Cavaliere”.
Anche Feltri, non potendo scrivere, attacca sia in video che sul suo nuovo quotidiano (oggi) intervistato da Belpietro: “Il direttore Sallusti scrive il falso. Forse è dovuto al fatto che Libero con me ha già guadagnato 10mila copie? Se le ho prese, significa che Il Giornale le ha perse e questo”, sottolinea il direttore, “dà fastidio”.
Ma Feltri rincara la dose, bollando il comportamento di Sallusti come “non da gentiluomo” poichè sta sparando “su un uomo disarmato, visto che lo sono perchè non posso scrivere”.
Il direttore di Libero si mostra poi sorpreso per la retromarcia operata dal suo ex quotidiano.
“Sono stupito, non capisco il senso. Fino a ieri sul Giornale per me si raccoglievano migliaia di firme di solidarietà , e ora viene tutto cancellato”. Feltri entra poi nel merito delle accuse mosse dal direttore del Giornale. “Basta leggere l’intervista pubblicata oggi su Libero su quanto ho detto a Cortina”, ovvero “esattamente il contrario di quanto Sallusti afferma: io voto ancora Berlusconi, non perchè lo considero il migliore ma perchè è il meno peggio. Ho detto e ribadisco”, ha continuato Feltri, “che non lo vedo al Quirinale ma più come presidente del Consiglio”.
Il fatto è che “non lo si può ingabbiare” al Colle, “anche perchè poi”, prosegue il direttore con una battuta, “lì Silvio come fa con le escort?”.
Feltri conclude infine con un parallelismo da storia del giornalismo. “Ma sì, Sallusti tenta di ripetere quanto accaduto a suo tempo con Montanelli, quando lasciò Il Giornale e venne messo sotto protezione dalla sinistra . Pensano di ripetere questa operazione così i lettori rimangono. Ma Sallusti si sbaglia, perchè io resto con Berlusconi”.
Perà³ anche Feltri ha la sua nemesi per il paragone che lui stesso ha evocato: nel febbraio 1994, quando Feltri prende il posto di Montanelli messo alla porta da Berlusconi, il suo nuovo Giornale comincia a tambureggiare sulla conversione senile del “compagno Montanelli” al comunismo.
Il ritornello feltriano contro il “compagno Indro” riecheggia nel 2001, in campagna elettorale, dopo che Montanelli, in un’intervista a Biagi e in una telefonata a Santoro, ha messo in guardia gli italiani dal pericolo Berlusconi. Stavolta Feltri spara al grande giornalista dalle colonne del neonato Libero. Come il 25 marzo 2001. Titolone di prima pagina: “La commedia di Montanelli. Il giornalista e il Cavaliere: ecco chi davvero ha voltato gabbana” (risposta implicita: Montanelli).
Svolgimento: “Ecco come sono andate davvero le cose e chi è stato il voltagabbana” (idem come sopra). Feltri tratta Montanelli come un vecchio rimbambito: “Non è elegante nè gradevole”, scrive, “polemizzare con un anziano signore che ammiri e stimi. Se necessario, lo fai ma solo un po’. Ti trattieni. E io mi sono rispettosamente trattenuto venerdì sera chez Santoro”. Montanelli è colpevole, ai suoi occhi, di essersi trasformato in uno dei tanti avversari dell’inerme Cavaliere “disposti a qualsiasi abiezione pur di massacrarlo”.
Insomma, un traditore ingrato.
La stessa accusa che ora Sallusti rinfaccia a Feltri. Come passano i tempi… Oggi dal compagno Montanelli siamo passati al compagno Feltri.
Luca Telese
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
IN QUALSIASI ALTRO STATO CIVILE LE CELEBRAZIONI AVREBBERO COINVOLTO TUTTI: IN ITALIA IL GOVERNO E’ LATITANTE PER PAURA DEI RICATTI DI UN PARTITO CHE STA SULLE PALLE A 9 ITALIANI SU 10… E QUESTO SAREBBE UN GOVERNO DI DESTRA? O FORSE UN ESECUTIVO DI VILI DISERTORI INTERESSATI SOLO A SALVARE LA PELLE E IL POSTO?
Con il governo appeso a tre voti, figurarsi se Berlusconi farà il gesto ardito di contrariare
Bossi, sgomitando per mostrarsi in prima fila alle celebrazioni dell’Unità d’Italia.
E difatti a Reggio Emilia, il Cavaliere s’è ben guardato perfino dall’inviare un messaggio, una lettera, una delegazione in sua vece.
A parte l’onnipresente Letta, che incarna il galateo della Repubblica, è come se i ministri si fossero passati la voce: meglio snobbare l’evento.
Alla festa del Tricolore non se ne è vista traccia.
Alcuni ministri in privato si giustificano, «l’invito del Quirinale era di routine, nessuno ha fatto sapere che Napolitano ci teneva», quasi che fosse necessaria una speciale supplica del Colle.
Tutte scuse, rispondono da lassù. Il vero nodo politico del Centocinquantenario che non decolla sta nella Lega. Sempre più padrona del campo, padrona anche delle idee.
Ma c’è dell’altro che motiva il disinteresse del premier, perennemente distratto quando Bondi e La Russa (con quel pizzetto risorgimentale che molto richiama Bixio) hanno posto il problema, mesi fa persino in Consiglio dei ministri, però con scarso successo.
La prima spiegazione suggerita dai consiglieri del Principe è quasi antropologica. Berlusconi, imprenditore brianzolo votato al «fare», aborre l’«ipocrisia» delle ricorrenze poichè ritiene che rimboccarsi le maniche giovi all’unità d’Italia più di mille pompose orazioni.
Completano il pensiero i soliti detrattori, segnalando che forse è meglio così, perchè mai Silvio si è appassionato di storia patria.
E quando ha ritenuto di cimentarsi (con l’eccezione del discorso alto e nobile il 25 aprile 2009), dalla sua bocca sono usciti simpatici lapsus tipo «Romolo e Remolo», oppure gaffes involontarie sul papà dei sette fratelli Cervi, che lui sarebbe andato volentieri a trovare se non fosse morto 30 anni prima come ben sa Napolitano, il quale ieri ha reso visita alla casa-museo.
Non deve fare scandalo.
La ricca bibliografia sul Cavaliere concorda che il segreto della sua leadership sta proprio nel «pensiero debole».
Berlusconi guarda ostentatamente avanti, e considera il passato come un fardello, una malinconia.
Infine c’è l’ultima spiegazione, che riporta alla battaglia politica e al complicato mènage con Bossi: il nostro premier ritiene che la maniera più stolta per frenare la Lega è quella di farci a zuccate. La tattica più astuta consisterebbe viceversa nell’ignorarne le «mattane», specie quando evocano Roma Ladrona, il separatismo e, dio non voglia, i fucili.
Come con i pargoli maleducati, «bisogna far finta di nulla».
E’ un precetto che i gerarchi berlusconiani confessano di avere sorbito decine di volte: «Più noi ribattiamo a Bossi, più facciamo il suo gioco».
Sulle celebrazioni del Centocinquantenario, che s’intrecciano pericolosamente con l’ultimo miglio del federalismo fiscale, il Cavaliere ha deciso: la Lega dica quello che vuole, «noi non reagiremo».
Non risulta che si sia speso per allargare il budget delle manifestazioni pubbliche.
Nè pare che Berlusconi abbia insistito con Bossi perchè intervenga personalmente a qualche evento celebrativo, se non altro per far contento «il vecchio del Colle».
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
UN RICHIAMO AI POSSIBILISTI CHE VORREBBERO ANCORA TRATTARE UN PATTO DI LEGISLATURA CON CHI, CON ARROGANZA, HA RIFIUTATO OGNI PROPOSTA… LA LINEA DI BASTIA E’ ALTERNATIVA AL BERLUSCONISMO
In questi giorni di ripresa dell’attività politica, alcuni amici sono stati protagonisti di
curiose quanto sofferte riflessioni sul “che fare”.
Sinceramente hanno destato, e credo non soltanto in chi scrive, più di una perplessità poichè sembrano frutto di una rimozione mentale, misteriosa e preoccupante, sulle vicende che hanno portato la nostra comunità umana e politica dalla rottura con il Pdl, dopo mesi di minacce, aggressioni mediatiche, intrighi e aspre battaglie, alla sfiducia del 14 Dicembre.
Mi sembra di ricordare che Futuro e Liberta a Bastia Umbra abbia indicato un percorso fortemente condiviso dalla nostra base militante e d’opinione: costruire l’alternativa politica a Berlusconi e al berlusconismo.
Ricordo nitidamente gli interventi appassionati e coerenti di tutti nostri parlamentari, anche dei tre che poi, “fulminati sulla Via di Damasco”, hanno dato vita ad uno dei voltafaccia piu disgustosi e imbarazzanti della storia repubblicana.
A Bastia, tra i tanti interventi, quello di Pasquale Viespoli fece apparire moderato e impallidire, per radicalismo di toni e contenuti, anche quello del sottoscritto e tutti gli interventi dei cosiddetti “falchi”.
Il resto è storia recente ma, dopo il voto di sfiducia, improvvisamente, alcuni amici sembrano aver perso la memoria e rimosso le polemiche feroci di luglio, la questione morale, la farsa dei probiviri, l’espulsione di Fini.
Nessuna rimembranza sulla vergognosa gogna mediatica nei confronti di Gianfranco Fini e sulla vera motivazione della costituzione dei gruppi parlamentari autonomi, per arrivare alla costruzione di un movimento politico che rappresentasse la destra repubblicana e legalitaria.
Quindi, il voto di sfiducia e la “gloriosa” pagina del 14 dicembre.
Rimuovendo come non esistente la vergognosa campagna acquisti e dimenticando i toni sempre oscillanti tra l’insulto e la minaccia nei nostri confronti, oltre che la insidiosa quanto squallida azione di logoramento e delegitimazione, ecco che improvvisamente si attacca la linea di Bastia Umbra, si prova a gettare la croce su alcuni di noi e, magia, ci si riscopre “responsabili”, teorizzando con argomentazioni sofferte il passaggio dalla mozione di sfiducia al patto di legislatura…
A questi amici, con semplicità e franchezza, e credo in buona compagnia, rispondo che non è che è stata sbagliata la linea: hanno semplicemente “acquistato” 3 dei nostri parlamentari, salvandosi in calcio d’angolo grazie ad un drappello di ascari.
E faccio inoltre sommessamente notare che tutto questo logoramento sui “finiani pronti a passare”, parallelamene al combinato disposti delle aperture illogiche ad un nuovo sostegno a Berlusconi, sono utili solo a farci arrivare “svuotati” a Milano e a farci perdere il sostegno e l’entusiasmo di chi ha creduto e crede ancora in “una certa idea dell’Italia e della Politica”.
Per questo appare francamente imbarazzante ogni richiamo al generico “senso di responsabilità ” o a improbabili patti di legislatura, peraltro regolarmente rispediti al mittente, con arroganza, da Berlusconi.
La nostra risposta deve essere politica e culturale.
E deve essere alternativa a Berlusconi e al berlusconismo, in coerenza con le ragioni per le quali siamo nati e sulle quali abbiamo costruito un percorso di rottura.
E per le quali siamo passati all’opposizione.
Solo così daremo senso all’appuntamento congressuale di Milano: il resto sono solo chiacchiere da filosofi della “Magna Grecia”.
Fabio Granata
argomento: Berlusconi, destra, Fini, Futuro e Libertà, Parlamento, Politica | 1 Commento »
Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE FINIANA, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA, ATTACCA IL GOVERNO: “GIUSTIZIA MALTRATTATA, ORA IL MINISTRO CAMBI PASSO”… “BASTA PARLARE DI COMPLOTTI E DI GIUDICI COMUNISTI”
Potrebbe dire “io ve l’avevo detto”.
O ancora “è tempo che con Fini chiediamo più risorse”.
O constatare con amarezza che “nei tanti tavoli sulle leggi ad personam non ci si occupa della giustizia per i cittadini”.
Ma Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia di Fli eletta con consenso bipartisan al vertice della commissione Giustizia della Camera, va oltre.
E, in aperta polemica col premier, dice: “Lui parla di complotti e giudici comunisti, anzichè d’efficienza della giustizia”.
Per Alfano l’allarme informatico è chiuso. L’Anm pensava già allo sciopero: preoccupazione esagerata?
“Il ministro dichiara che il problema è superato. Vedremo se la soluzione è definitiva. È impensabile tornare alla preistoria, con annotazioni su registri cartacei; anche perchè manca il personale. Una delle cause della dilatazione dei tempi dei processi è che spesso, alle 14, bisogna sospendere le udienze perchè mancano i fondi per gli straordinari. Senza personale e fondi per l’informatica, il rischio di paralisi è effettivo”.
Il Guardasigilli butta la colpa su Tremonti che stringe troppo i cordoni della borsa. Da 85 milioni di euro nel 2008 ai 27 del 2011. Taglio giustificabile?
“Non ci si può accanire contro la giustizia. E invece la politica continua a maltrattarla, da diverse legislature. Il pensiero che si legge in filigrana è che quei tagli siano ndolori. Ogni tanto sento dire: “Al massimo si lamentano i magistrati”. Ed è sbagliato”.
Perchè?
Dal punto di vista politico, la giustizia non ha appeal. Non ci si rende conto che giustizia, economia e sicurezza sono vasi comunicanti: moltissimi investimenti non vengono fatti in Italia proprio perchè l’imprenditore non si sente tutelato in caso di inadempimenti contrattuali. E non si percepisce che la giustizia rappresenta l’altra faccia della sicurezza: se non si celebrano i processi, i delinquenti restano impuniti e le sanzioni non vengono applicate; la sanzione è un deterrente e la mancanza di sanzioni si trasforma fatalmente in incentivo a delinquere”.
Fini ha spesso chiesto più risorse. Cosa rispondeva Alfano?
Ha sempre garantito il suo impegno. È indubbio che l’attuale situazione economica non lo agevola. Altrettanto indubbio è che il problema si è manifestato da prima di questa legislatura. Tuttavia, a questo punto, mi aspetterei da lui un colpo d’ala.
Ma nei tavoli sulle leggi ad personam l’emergenza di oggi era prevista o denunciata da qualcuno?
In quei tavoli non si parla mai della giustizia in favore dei cittadini, ma di tutt’altro.
Ora c’è solo la lotta per la successione a Berlusconi tra Alfano e Tremonti o la giustizia sta a cuore a qualcuno?
Io ho rapporti con Alfano e non con Tremonti, non ho elementi per fare un confronto. Ma c’è un dato oggettivo: non mi sembra che fino a oggi l’efficienza della giustizia sia stata una priorità assoluta di questo governo.
Dicono all’Anm che così Berlusconi blocca comunque le toghe senza la separazione delle carriere. Sospetto lecito?
No, perchè in certi casi la giustizia riesce a essere – a prescindere dal sistema – molto efficiente. Piuttosto, il punto è che per il premier la priorità è, come spesso ripete, creare un sistema in cui i pm aspettano i giudici dietro la porta con il cappello in mano, come gli avvocati. Per me, invece, la priorità è un sistema efficiente capace di evitare le attese tout court. Se si vuole riformare la giustizia bisogna prima farla funzionare.
Dal 2008 quanto tempo si è speso dietro intercettazioni, blocca-processi, processo breve e quanto nell’efficienza?
La vera nota dolente è questa. Sia in commissione che fuori, si è data precedenza assoluta a questi ddl: credo che un ideale cronometro avrebbe registrato ben poco tempo dedicato ai temi che interessano la collettività . E questo spiega anche perchè respingo l’accusa che mi viene mossa di aver fatto da freno alle riforme. Finora ho letto decine di testi su lodi, intercettazioni e processi brevi. Se, e quando, ci sarà una vera riforma nell’interesse del cittadino, sarò la prima ad applaudire Alfano.
E il complotto giudici-comunisti paventato dal Cavaliere?
È la dimostrazione di quanto sostenevo. Si mettono al centro del dibattito complotti e giudici comunisti, anzichè l’efficienza della giustizia: con il risultato di sottrarre attenzione, tempo ed energia alle questioni concrete e pressanti che riguardano tutta la comunità .
Liana Milella
(da “la Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, destra, emergenza, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »