Gennaio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
A REGGIO CALABRIA FINI RISPONDE A BERLUSCONI: “LA PRESUNZIONE DI INNOCENZA NON PUO’ ESSERE CONFUSA CON LA PRESUNZIONE DI IMPUNITA'”… “LA LEGGE DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI E CHI SBAGLIA PAGA”…”LA NOSTRA IDEA DI DESTRA E’ DIVERSA DALLA CARICATURA CHE NE FA IL CENTRODESTRA AL GOVERNO: LA LEGALITA’ DEVE ESSERE UN ABITO MENTALE”
«Chi ha vinto le elezioni non può pensare di essere al di sopra della legge»: lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al secondo convegno organizzato da Fli sul tema della legalità , a Reggio Calabria, aggiungendo :«Il giustizialismo è un male, ma non può esserci giustizialismo quando si ribadisce chiaramente che la presunzione di innocenza non possa essere confusa con la presunzione di impunità ».
In uno dei passaggi dell’intervento, è apparso evidente il riferimento alle ultime vicende del caso Ruby: «Quando si è oggetto di indagini complesse, che gettano una luce particolarmente negativa, dire “non mi muovo” o “non considero possibile essere sottoposto ai magistrati” è una richiesta evidente di impunità ».
Il presidente della Camera fa un veloce riferimento alla legge elettorale: «La preferenza non è di per sè lo strumento migliore per scegliere il proprio parlamentare. Molto meglio è il collegio uninominale, in cui ciascuno si presenta al proprio collegio e ci mette la faccia».
E poi ancora un affondo contro l’ex alleato. «Non voglio infierire, ma il buon nome dell’Italia da qualche tempo a questa parte viene sottoposto a dure critiche non solo per le inchieste ma per i comportamenti di chi l’Italia la rappresenta».
Il presidente della Camera coglie l’occasione per replicare a Silvio Berlusconi che nel pomeriggio lo aveva accusato di aver messo in atto un «disegno eversivo» contro il governo, prima boicottando i tentativi di riforma sulla giustizia e poi mettendo in atto la scissione di Futuro e libertà .
«Ho il dovere di ricordare al presidente del Consiglio», dice Gianfranco Fini, «che Fli è nata per l’impossibilità nel Pdl di affrontare certe questioni, di dire scomode verità e soprattutto perchè abbiamo pensato fosse un dovere morale dimostrare che a certi principi noi crediamo davvero. Perchè in certi momenti tacere diventa essere corresponsabile. Non ce la sentivamo di non dire, di tacere».
Il leader di Fli non fa allusioni: «Quando si arriva a dire che Vittorio Mangano è un eroe, o si ribadisce che non è vero oppure si diventa complici».
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante l’intervento telefonico al convegno dell’associazione Noi riformatori di Milano, aveva accusato senza mezzi termini il presidente della Camera di avere impedito la realizzazione della riforma della giustizia «non per mancanza di impegno ma per l’opposizione prima di Casini e poi di Fini».
Da Reggio Calabria Gianfranco Fini fa propria l’accusa e la ribalta: «Ringrazio Berlusconi che mi ha riconosciuto oggi dinanzi agli italiani il merito di aver bloccata una certa riforma della giustizia come il processo breve. Quella norma non poteva essere accettata da una forza politica che rispetti la Costituzione».
E poi puntualizza: «I precetti della Costituzione vanno rispettati e non declamati: la legge è uguale per tutti e chi sbaglia deve pagare».
Poi da Fini arriva una frase di solidarietà verso magistrati e forze dell’ordine che suona, ancora una volta, come un attacco all’ex alleato Silvio Berlusconi: «L’idea di destra che abbiamo è diversa dalla caricatura di centrodestra che ora è intenzionato solo a evitare che italiani sappiano, che facciano chiarezza. La legalità è un abito mentale, che presuppone che ai più giovani si debba ricordare che ci sono doveri cui bisogna adempiere. Per la legalità devono essere impegnati tutti, politica e istituzioni in prima linea, devono essere sempre trasparenti».
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Gennaio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
“SIAMO I NUOVI ITALIANI, MIO PADRE E’ IN ITALIA DA 22 ANNI, HA SEMPRE LAVORATO: HA CHIESTO IL PERMESSO DI SOGGIORNO NEL 2004 E GLIEL’HANNO DATO SOLO NEL 2009, VI SEMBRA GIUSTO?”… I FINIANI CRESCONO IN VENETO E I CIRCOLI SI MOLTIPLICANO
Mohammed è un ragazzo sveglio, ma l’impresa che sta tentando è da mission impossible: aprire
un circolo di Generazione Italia, il pensatoio di Futuro e Libertà , nel cuore della Lega a Treviso per dare voce ai diritti dei “giovani italiani”, gli stranieri di seconda generazione.
“Siamo i nuovi italiani, vogliamo sensibilizzare la gente e contiamo di arrivare presto a soluzioni concrete” parla già come un politico consumato Mohamed Ramaid, 21 anni, nato in Marocco ma in Italia da quando ha due anni…
Il circolo trevigiano nato meno di un mese fa raccoglie una ventina di “nuovi italiani” tra i 20 e i 25 anni, tutti in Italia da quando hanno imparato a dire le prime parole.
I loro genitori li hanno portati con lunghi viaggi dal Marocco, Ucraina, Albania, Romania, Bangladesh.
Studiano in Italia, parlano quasi esclusivamente l’italiano e capiscono poco o niente la lingua di mamma e papà , mangiano spaghetti e cotolette. Insomma si sentono italians.
“Esattamente ci sentiamo degli italiani con il permesso di soggiorno”. Insomma italians ma senza la cittadinanza perchè studiano all’università , mentre per presentare la richiesta servono le buste paga.
Mohammed si è appena iscritto al primo anno di giurisprudenza a Padova. “Voglio dei figli italiani” avverte.
Per ora anche la fidanzata, o qualcosa che ci somiglia, è italiana. “Si è di Treviso ma… siamo ancora in trattative”.
Così Mohammed e gli altri decidono di aprire un circolo di Fli, unico del genere in Italia, proprio nella Marca leghista di Zaia e dell’alpino Gentilini, che da sindaco tolse agli stranieri le panchine per distoglierli dalla tentazione di sedersi.
“Mio padre è in Italia da 22 anni, ha lavorato dal primo giorno che è qui. Ha chiesto il permesso di soggiorno nel 2004 e lo ha ricevuto nel 2009. Ma vi sembra giusto…?”.
Forse non sarà giusto, ma a voi “nuovi italiani” di Treviso è sfuggito che queste sono le regole stabilite dalla Bossi-Fini, l’ultima grande legge sull’immigrazione…?.
Un sospiro per raccogliere le idee. Risposta: “Si lo sappiamo. Però la Bossi-Fini è superata come legge, lo ha detto Fini stesso. Ora certe cose, per esempio questa sul non dare la cittadinanza a quelli che sono in Italia da oltre 10 anni come me ma che studiano e non lavorano, va cambiata. Però l’impianto della normativa è buono”.
Tutto sommato è una buona legge…?. “Si. La Turco-Napolitano era molto peggio. Permetteva anche a mia nonna se veniva in Italia di avere la stessa pensione dell’anziana che mi abita al piano di sotto, che ha versato i contributi tutta la vita. E questo non è giusto”
Cosa non è giusto…?
“Partire da quell’idea che gli immigrati sono tutti buoni, e vanno tutti aiutati a prescindere. Le generalizzazioni non vanno mai bene, neanche per noi. Ci sono gli stranieri che lavorano e hanno voglia di integrarsi e ci sono quelli che delinquono ”.
Quindi Fli difende gli stranieri “buoni” che hanno voglia di integrarsi, non la sinistra?. “Il Pd non esiste nella lotta alla cittadinanza, in concreto non ha mai mosso un dito”.
Per ora i “nuovi italiani” sono in embrione, si scrivono su Face-book e non hanno ancora una sede definitiva (“Contiamo di averla da febbraio quando il Fli diventerà un partito”) si riuniscono in qualche bar e stanno ancora mettendo a punto l’organizzazione.
Però giurano che in città c’è molto entusiasmo, anche se a volte, dicono, i simpatizzanti non sanno a chi rivolgersi.
“A Treviso abbiamo un forte consenso, secondo i sondaggi a dicembre siamo cresciuti molto anche dopo la manovra della fiducia il 14. Se andassimo al voto avremmo un 5% di consenso, un’ottima base”.
Anche il coordinatore regionale di Fli, il senatore Maurizio Saia, conferma che dopo il 14 dicembre “lo zoccolo duro ha tenuto, e le iscrizioni sono continuate ad aumentare”.
Solo a Padova i circoli di GI sono 32 per circa 600 iscritti, mentre in Veneto “i sondaggi danno un numero di adesioni sopra la media nazionale”.
Chi sono…? “Quasi sempre gruppi di professionisti, a Conegliano è nato un circolo fatto da medici, a Padova uno di avvocati”.
Cosa ne pensa allora del circolo dei “nuovi italiani” a Treviso…? “Sono ben felice. In Veneto feci il primo circolo di extracomunitari aennini. Mandai una lettera a Fini per informarlo”.
Come la prese…? “Disse che si rischiava la riserva indiana”.
E ora…? “Ora è tutto cambiato”…
Erminia della Frattina
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
CALDEROLI PROPONE SETTE GIORNI DI PROROGA, IL TERZO POLO NON CI STA: “NON BASTANO, SERVONO SEI MESI PER ATTUARE LE NECESSARIE MODIFICHE, OCCORRONO RISPOSTE CONCRETE, IL TESTO E’ STATO PEGGIORATO”…E IN COMMISSIONE IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA
Si fa sempre più tortuosa la strada del federalismo. 
Il consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di una settimana per l’esame e il voto dei pareri sulla delega al federalismo fiscale da parte della ‘bicameralina’ per il federalismo.
Il rinvio di una settimana è stato proposto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che spiega: “Vogliamo proseguire il dialogo”.
Il governo, in questo modo, ha concesso una settimana in più alla commissione per discutere ed approvare il testo, il cui via libera in questo modo slitterà da mercoledì prossimo a quello successivo.
“E’ andata bene, c’è solo qualche giorno in più per leggere gli emendamenti”, sottolinea il ministro delle Riforme, Umberto Bossi.
Che però torna a minacciare le urne: “Se ci sono i voti bene, altrimenti si va a votare”.
Le opposizioni, intanto, non ci stanno.
Il Terzo Polo dice che una settimana di tempo non basta affatto, e anzi chiede una proporoga di sei mesi.
Analoga posizione dei democratici: “Rinvio di una settimana è una presa in giro”.
“Il governo ha la volontà di spaccare anche il capello se necessario ma chiederemo all’ufficio di presidenza della bicamerale che sia fissato un orario per la seduta del mercoledì successivo in modo che ci sia la certezza dei tempi”, spiega Calderoli.
Riguardo alla proroga di sei mesi per la legge delega che scade il 21 maggio, chiesta dall’opposizione, rimanda la decisione al Parlamento: “è una valutazione che spetta all’Aula, il governo non può esprimersi su questo”.
Ma la scelta del governo non convince del tutto i Comuni.
“A noi interessano risposte positive sui temi che abbiamo proposto, se una settimana in più serve per approfondire e dare risposte in quel senso, ben venga” dice il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino – Comunque anche di fronte alle posizioni che sono emerse in Commissione bicamerale, il rinvio mi sembra saggio, ma non so se sufficiente. Ma questo non sono in grado di valutarlo ora, valuteremo i testi che ci verranno proposti”.
“Resta fermo -conclude Chiamparino- che nostro giudizio dipenderà dalle risposte ai punti che abbiamo sollevato e che tutti conoscono, perchè li abbiamo consegnati ieri nero su bianco”.
In trincea il Pd e il Terzo Polo di Fini e Casini. “Una proroga di pochi giorni non è adeguata alla complessità dei problemi relativi al federalismo municipale” commenta Linda Lanzillotta.
“Presenteremo un emendamento al milleproroghe – ribadisce Mario Baldassarri di Fli – per chiedere una proroga di 5-6 mesi sulla delega”.
“Avevamo ragione noi. – osserva Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd – Prendiamo atto che c’è stata una decisione sulla proroga ma dobbiamo essere oggettivi e dire la verità : la proposta di rinvio di una settimana è solo una presa in giro. I testi devono essere riscritti prendendo il tempo che sarà necessario e tenendo conto degli importanti rilievi emersi in questi mesi”.
Fini e Casini hanno stretto all’angolo Bossi che non sa come uscirne: in commissione il governo non ha la maggioranza e se insiste va sotto.
In tal caso dovrebbe mettere in atto la minaccia della crisi di governo, ma il premier non vuole.
Alla fine è la Lega che rischia grosso, pressata tra esigenze di governo e volontà del suo elettorato.
E il senatur stavolta non può pensare di cavarsela con la solita raffinata pernacchia: quello che rischia di finire spernacchaito è lui e la sua patacca spacciata per federalismo.
Non potrebbe neanche più venderla come la panacea di tutti i mali ai beoti padani.
Beoti si, ma fino a un certo punto.
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, CON LE SUE PAROLE E I SUOI COMPORTAMENTI, HA INFERTO UNA FERITA A TUTTE LE DONNE ITALIANE, A QUELLE CHE STUDIANO E LAVORANO SENZA CERCARE SCORCIATOIE, A CHI A CERTE FESTE NON CI VA, A CHI PERCORRE CON DIGNITA’ LA STRADA DELL’IMPEGNO E DEL SACRIFICIO, CONCILIANDO LAVORO E MATERNITA’…NELL’ELENCO DELLE PRIORITA’ DI QUESTO GOVERNO MAI UNA BATTAGLIA A FAVORE DELLE DONNE
Quando è in corso un’indagine che riguarda un personaggio pubblico, l’immancabile
amplificazione mediatica che ne consegue è insidiosissima.
Di solito, gli elementi divulgati sono soltanto quelli raccolti dai pubblici ministeri. Si finisce così per attribuire il crisma di verità a tesi parziali.
E l’idea che se ne fa l’opinione pubblica può risultarne alterata.
Da avvocato, sento quindi l’obbligo di sottolineare che l’indagine sul premier Silvio Berlusconi non deve fare eccezione: prima di formulare giudizi in merito alla fondatezza delle accuse mossegli dalla Procura, bisogna senza dubbio attendere gli sviluppi processuali.
Fatta questa doverosa premessa, voglio però subito precisare che non sono affatto d’accordo con quanti usano questo ragionamento come arma per stroncare ogni tipo di riflessione critica: in questi giorni ho infatti sentito invocare la presunzione di innocenza per mettere a tacere chi contestava non la consumazione di reati ma fatti storici oggettivamente emersi, fatti che nessun processo potrà mai cancellare.
In definitiva, se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è “in attesa di giudizio”: il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier.
Nelle aule di Milano si discuterà se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni – nè una sentenza – per conoscere la sua opinione sulle donne.
Un’opinione che, se non ha rilevanza penale, ha tuttavia un’enorme rilevanza politica.
Un’opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati.
Un’opinione già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, nonchè attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse.
Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile è l’avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore (credo sia rimasta impressa nella memoria di tutti la rozzezza della battuta all’onorevole Rosy Bindi); ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età , accondiscendenza e disponibilità ad abdicare al proprio spirito critico.
Di fronte a tutto ciò, ho sentito obiettare che si tratterebbe di questioni attinenti alla vita privata del premier e che dunque – appunto per questo – dovrebbero riguardare soltanto lui e la sua coscienza.
No, non è così.
Non c’è spazio per sostenerlo: lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica.
Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell’impegno e del sacrificio.
E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perchè conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto.
A ciascuna di loro – nel momento in cui le donne vengono scelte e “premiate” in base non al merito ma a qualcos’altro che con la professionalità , l’impegno, l’intelligenza ha poco o nulla a che fare – è stata riversata addosso l’inutilità del suo sacrificio.
Brucia, questa ferita. Brucia anche perchè non sfugge che sono davvero in tanti a sottolineare, forse persino con un pizzico d’invidia, la fortuna e il fascino di un uomo più che maturo circondato da giovanissime più o meno avvenenti che si contendono i suoi favori, pronte a tutto pur di compiacerlo.
Anche se, in un paese maschilista come il nostro, la complicità tra uomini turba ma non sorprende.
Ma non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità della donna, c’è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne.
Basterebbe a tal proposito ricordare che negli elenchi delle priorità di questo governo, che via via vengono snocciolate, figura di tutto – in primis, battaglie contro magistrati “comunisti” – , ma mai, mai, battaglie a favore delle donne. Come se le donne non avessero problemi concreti e indifferibili.
Come si può ipotizzare che le leggi per combattere pm “politicizzati” siano più urgenti di quelle che dovrebbero venire incontro alle necessità di tutte noi?
E allora non copriamo con l’alibi del segreto istruttorio, o con il fragile scudo della privacy, ciò che segreto non è, e nemmeno riservato.
Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore – senza distinzione di età , credo politico, provenienza geografica – per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi.
Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no.
Giulia Bongiorno
Futuro e Libert��
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
FALLITA L’OPERAZIONE DI SOSTEGNO AL GOVERNO: NON ADERISCONO CALOGERO MANNINO E ANTONIO GAGLIONE, IL GRUPPO PER ARRIVARE A VENTI E’ STATO COSTRETTO A CHIEDERE AIUTO AL PDL CHE GLI HA PRESTATO PEPE E D’ANNA… DOVEVANO AGGREGARE ALTRI DEPUTATI, E’ FINITA CHE NE HANNO PERSI LORO
A Montecitorio arriva il gruppo dei ‘responsabili’, gli esponenti di varie mini formazioni politiche e i protagonisti di scelte individuali a favore del governo Berlusconi.
Il nuovo gruppo parlamentare “Iniziativa responsabile” sarà composto da 21 deputati, tutti quelli di cui si è parlato nei giorni scorsi, ad eccezione dell’esponente di Noi Sud, Antonio Gaglione e di Calogero Mannino, e con l’aggiunta di due new entry provenienti dal Pdl: Mario Pepe e Vincenzo D’Anna.
In attesa della votazione per il nuovo capogruppo, il reggente è Luciano Sardelli.
Nella conferenza stampa di presentazione è stato sottolineato che si tratta di un “gruppo federativo”, che – ha rilevato Sardelli, “non appartiene a nessuno e in cui nessuno può rappresentare tutti, in attesa di definire una sintesi”. Silvano Moffa ha precisato “Non siamo una stampella del governo nè un’armata Brancaleone, ma un valore aggiunto per la maggioranza”. Francesco Pionati ha parlato di “terza area” della maggioranza che punta a nuove adesioni nelle prossime settimane.
Calogero Mannino non ha aderito al nuovo gruppo dei Responsabili perchè, dice, non vuole che il Pid da lui fondato finisca per confondersi con il Pdl.
In realtà l’operazione del faccendiere Moffa è finita in farsa, naufragando miseramente a pochi metri da riva, invece che prendere il largo.
Per settimane Berlsconi e l’ex finiano Moffa hanno sparato palle, sostenendo che sarebbero stati almeno 10 i nuovi deputati che sarebbero andati a rafforzare i venti su cui già potevano contare e che hanno salvato il governo sul voto di fiducia.
I venti di base erano costituiti innanzi tutto dagli 11 di “Noi Sud”, (ovvero i quattro ex Mpa Belcastro, Iannacone, Milo e Sardelli, gli ex Udc siciliani Romano, Mannino, Pisacane, Ruvolo e Gianni, i due ex Idv Porfidia e Razzi).
Poi i quattro ex finiani Moffa, Polidori, Siliquini e Catone, i tre “responsabili” Scilipoti, Calearo e Cesario e infine Pionati e l’ex leghista Grassano.
Si è tirato fuori Gaglione di “Noi Sud” e all’ultimo momento anche Calogero Mannino.
Lo steso Grassano ha precisato di “aver aderito con riserva”: a lui interessano le riforme del federalismo e quella della giustizia: forse perchè spera di evitare la condanna del tribunake du Alessandria per aver sottratto 700.000 alle casse comunali ( processo in dirittura finale).
Qualificati gli interventi degli esponenti del “Partito dei venduti”: Razzi ha difeso la sua scelta perchè “andare al voto porterebbe giù l’economia””. E racconta che “sono stato all’Onu e sentivo che tutti dicevano che l’Italia avrebbe fatto la fine della Grecia. E’ lì che ho deciso.”.
Peccato che avesse sempre detto che aveva deciso a casa sua, dopo aver ricevuto un amico deputato.
L’operazione ha solo uno scopo: avere un rappresentante nelle 14 commissioni, riportando il centrodestra in maggioranza nelle Commissioni.
Con il prestito di due Pdl ce la faranno, ma l’operazione politica di aggregazione è miseramente fallita: alla fine hanno perso due deputati invece che guadagnarne dieci.
Complimenti al faccendiere Moffa che aveva garantito l’entrata in massa dei finiani.
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
I SINDACATI DEGLI AGENTI INSORGONO DOPO CHE ALCUNI ESPONENTI DEL PDL SI SONO LAMENTATI PERCHE’ IL PREMIER NON ERA STATO AVVISATO DELLE INTERCETTAZIONI… SAREBBE STATO UN GRAVE REATO: IL PDL VUOLE VIOLARE LA LEGGE?
Chiedono un incontro al capo della polizia, Antonio Manganelli, per esprimergli tutto il
malessere della categoria, e per confermare che lo stato di agitazione, proclamato nei mesi scorsi, proseguirà .
Per i sindacati dei poliziotti italiani, il governo e il ministro Maroni “hanno disatteso gli impegni presi”, in tema previdenziale e salariale.
Ma c’è una nuova miccia che ha fatto venire a galla, ancora una volta, tutta la rabbia e lo scoraggiamento dei rappresentanti degli agenti italiani – dopo il particolare dei festini ad Arcore con ragazze vestite da “sexy-poliziotte” . Stavolta, i poliziotti non hanno digerito il malumore degli avvocati-deputati del Pdl per il comportamento tenuto dai poliziotti impegnati nelle indagini della Procura di Milano.
Alcuni uomini di Berlusconi hanno attaccato le forze dell’ordine (incluso il capo della Polizia, Antonio Manganelli), colpevoli, a parer loro, di non aver avvisato per tempo il premier delle indagini in corso.
Una richiesta (del tutto illegittima), che fa dire al segretario del Coisp, Franco Maccari (area centro-destra): “Di fronte all’ennesima offesa della dignità di un Paese civile, possiamo solo commentare che se l’Italia è ridotta ad uno Stato in cui un gruppo di deputati si comporta come una setta delirante che considera il Capo della Polizia un servo, al punto da aspettarsi che calpesti la legge per sottostare al volere del Presidente del Consiglio, allora è consigliabile espatriare subito e scappare nella Tunisia di queste ultime ore, che è certamente più democratica”.
“Come può un Paese civile accettare ancora di essere governato da un uomo che aggredisce, offende e tradisce i poteri riconosciuti dalla Costituzione come quello giudiziario e mortifica gli uomini di Stato come quelli che indossano la divisa. Divise macchiate troppo spesso di un sangue versato per difendere l’Italia e che per il premier diventa un vestito di Carnevale”, attacca ancora il Coisp.
I sindacati fanno quadrato attorno ai loro uomini.
Perchè sono convinti, senza alcuna ombra di dubbio, che abbiano seguito la legge in tutte le fasi delle indagini. Il segretario del Silp-Cgil, Claudio Giardullo, si rivolge direttamente al premier, chiedendogli di “rispettare le forze di polizia”. “Nel suo ultimo videomessaggio – spiega Giardullo – il presidente del Consiglio, in riferimento all’inchiesta di Milano, sostiene che le perquisizioni siano state compiute con il più totale disprezzo della dignità e dell’intimità delle persone interessate. E, più in generale, parla di una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto, che non può rimanere senza punizione. È evidente che queste gravi affermazioni non possono non riguardare anche il lavoro svolto dagli operatori di polizia. Per questo riteniamo necessario manifestare la nostra piena solidarietà agli operatori della polizia di Milano, che hanno svolto le operazioni di indagine, non abbiamo alcun dubbio, nel pieno rispetto della legge”.
E l’attacco rivolto da Berlusconi agli agenti che hanno condotto le indagini del caso Ruby, suscita anche la reazione sdegnata degli stessi poliziotti della Questura di Milano che hanno operato le perquisizioni.
Oltre ad esprimere amarezza, gli investigatori della Squadra mobile smentiscono il premier: “Non è vero niente. A parte il fatto che noi trattiamo tutti i cittadini in modo civile e rispettoso, quelli li abbiamo trattati anche meglio”.
Alcuni poliziotti rivelano: “Basti pensare che in più di un caso, visto che per alcuni si faceva tardi, abbiamo ordinato il pranzo. E che credete poi, che quando sono andati via abbiamo chiesto loro il conto del bar?”.
La consigliera Minetti, in particolare, sarebbe stata riaccompagnata a casa di persona in auto. “La gente normale – sottolinea un agente – esce dalla Questura e in via Fatebenefratelli prende i mezzi o si chiama un taxi”.
Per Giuseppe Tiani, segretario Siap, “Berlusconi dovrebbe essere orgoglioso” del fatto che “i poliziotti preposti alle intercettazioni non abbiano fatto trapelare niente, non facendo altro che applicare la legge ed essere fedeli ai doveri che derivano dal giuramento alla Repubblica sulla riservatezza delle indagini”.
Con mazzi di rose rosa consegnate, il 21 gennaio, alle poliziotte in servizio presso la Questura di Roma, il Viminale e la Presidenza del Consiglio, la Consap vuole “simboleggiare la grande stima che la componente femminile ha in seno alla Polizia di Stato” e, al tempo stesso, offrire “un risarcimento a chi, in queste ore, proprio dai vertici delle istituzioni, viene oltraggiato nella dignità personale e nella capacità professionale”.
“Se Berlusconi è a Roma, regali anche lui una rosa alle poliziotte”, chiedono dal sindacato.
Anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia, parlando di un “quadro desolante”, ha voluto far arrivare al premier il malumore dei suoi iscritti, inviandogli una missiva.
E tramite il segretario, Enzo Marco Letizia, dice: “Nessuno, in nessun caso, può ritenersi al di sopra della legge. Abbiamo totale fiducia nelle istituzioni e nella magistratura. Meno, in quei politici che si sentono al di là del bene e del male”.
E questo sarebbe un governo di destra, un governo della legalità ?
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
CON IL TERZO POLO ADDIO MAGGIORANZA AL SENATO E ADDIO PALAZZO CHIGI… CALCOLANDO REGIONE PER REGIONE, SULLA BASE DELLA MEDIA DEI SONDAGGI DEGLI ULTIMI DUE MESI, IL TERZO POLO SAREBBE DETERMINANTE…E TENDE AD AUMENTARE I CONSENSI
Terzo polo anche solo intorno al 14 per cento e Senato senza maggioranza. Sarebbe questo il risultato più probabile di eventuali elezioni politiche anticipate secondo una proiezione di Ipr Marketing basata su un sondaggio eseguito tra dicembre e gennaio.
Il dato era nell’aria anche perchè, mentre alla Camera il premio di maggioranza garantisce un largo successo alla coalizione o al partito che prende più voti qualunque sia la percentuale, il meccanismo per Palazzo Madama è su basi regionali e anche il premio di maggioranza si applica regione per regione. Sondaggio e proiezioni danno vita a tre scenari: uno “normale”, uno molto favorevole al centrodestra, uno molto favorevole al centrosinistra.
In nessun caso uno schieramento supererebbe quota 155 senatori quando per una maggioranza risicata ce ne vogliono 158 (sui 315 seggi del Senato), e almeno 165/170 per reggere davvero un governo.
Ipr Marketing ha dunque “certificato” quello che appariva probabile: col sistema di voto del Senato, infatti, lo sbarramento al di sotto del quale non si ottengono seggi in ciascuna regione è del 20% per una coalizione, dell’8% per un singolo partito e del 3% per ciascun partito all’interno di una coalizione.
E’ chiaro che il Terzo Polo, in caso di voto anticipato, si presenterà dappertutto come un unico partito per garantirsi seggi in tutte le regioni.
E ci riuscirebbe.
Stando ai dati Ipr, infatti, solo in Molise, Trentino e Valle d’Aosta i centristi uscirebbero a mani vuote.
E in almeno dieci regioni otterrebbero più di un seggio con punte di 5 in Piemonte e Campania e addirittura 6 in Sicilia.
Una situazione che si conferma in tutti e tre gli scenari presi in esame: il Terzo Polo raggiungerebbe sempre i 44 seggi, largamente sufficienti per impedire il prevalere di una delle due coalizioni.
Secondo il sondaggio, il centrodestra (Pdl o quel che sarà più Lega) si attesterebbe intorno al 42,5 per cento, il centrosinistra (allargato a una sorta di Nuovo Ulivo dall’Idv al Sel e a Rifondazione passando per il Pd) sul 40% e i centristi al 14%.
Altre forze più piccole (dai grillini alle liste locali) si dividerebbero il restante 3,5%. Ipr ha preso i dati relativi a ciascuna regione e ha provato a costruire gli scenari di cui sopra.
Nello scenario considerato più “normale” e più probabile), il centrosinistra vincerebbe in 13 regioni: Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, tutte quelle dove già governa più quelle (Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna) dove il Terzo Polo diventerebbe determinante a sfavore del centrodestra che uscirebbe battuto proprio a causa del voto ai centristi. L’esempio tipico è quello del Lazio dove alle ultime regionali la Polverini (centrodestra) vinse con il 51,1%: qui, all’attuale maggioranza andrebbe sottratto il 6,12% ottenuto dall’Udc (che sosteneva la candidata del centrodestra) più la quota dei finiani.
Applicati tutti i correttivi e l’effetto del voto politico è abbastanza probabile (e il sondaggio Ipr lo conferma) che il Lazio sfugga alla coalizione governativa.
I totali vedrebbero il centrodestra con 137 seggi, il centrosinistra con 134 e il centro con 44.
Nel secondo scenario, il Terzo Polo mantiene i suoi 44 seggi sempre grazie al superamento dello sbarramento dell’8% in quasi tutte le regioni e il centrodestra riesce a vincere anche in Liguria, Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna.
Ma neppure questo sarebbe sufficiente a portare a casa una maggioranza ancorchè risicata.
Tirate le somme, infatti, il centrodestra raggiungerebbe 155 seggi e il centrosinistra scivolerebbe a quota 116. Il terzo Polo, a quota 44, sarebbe determinante.
L’ultimo scenario è quello più favorevole al centrosinistra che riuscirebbe a conquistare anche la Campania arrivando a quota 143 contro i 128 del centrodestra, ma, di nuovo, la maggioranza sarebbe impossibile a meno di un’alleanza col Terzo Polo.
Quella di allargare la maggioranza ai centristi sarebbe così l’unica strada rimasta al centrodestra per evitare nuove elezioni che rischierebbero di precipitare il Paese nel caos.
Ma è chiaro che il Terzo Polo presenterebbe un conto salatissimo.
E, in cima alla lista delle sue richieste ci sarebbe quella che il Pdl non vorrebbe mai vedere: un altro premier al posto di Berlusconi.
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
“NON ASPETTAVA L’ORA DI DIFENDERSI IN TRIBUNALE”, MA ORA SCAPPA CON L’AVALLO DEL “PARTITO DEI CONIGLI”… SOMMERSO DA INTERCETTAZIONI VERGOGNOSE CHE AVREBBERO FATTO SCOMPARIRE QUALSIASI LEADER POLITICO OCCIDENTALE, ORA SE LA PRENDE COI FINIANI PER AVER BLOCCATO LA CENSURA SULLE INTERCETTAZIONI… DOBBIAMO ESSERE GRATI A FINI, ALTRIMENTI QUEL PUTRIDUME EMERSO SUI FESTINI AD ARCORE GLI ITALIANI NON L’AVREBBERO MAI CONOSCIUTO
Il partito degli accattoni di voti, dopo aver comprato quattro disperati e superata la
prova del voto di fiducia, ora si accinge a tentare di nascondere sotto il tappeto dell’intrallazzo, il lurido polverone sui festini di palazzo, sollevato dalla Procura di Milano.
Mentre domani si forma il gruppo dei venduti, alias degli irresponsabili, senza essere riusciti ad aggregare nessun nome nuovo rispetto al mercato di meretricio che li ha visti battere intorno ai lampioni di Montecitorio in attesa del “prezzo giusto”, e mentre l’opinione pubblica ( 8 italiani su 10, secondo la Ipsos) chiede al premier di presentarsi in tribunale a Milano per chiarire la sua posizione sul caso Ruby, qualcuno cerca l’ennesimo giochino.
Dopo aver dichiarato “non vedo l’ora di presentarmi in tribunale a Milano per difendermi da certe infamità “, adesso, dopo ampi consulti legali, si è deciso di scappare come i vigliacchi.
Il “Partito dei conigli” cercherà di trasferire l’inchiesta al tribunale dei ministri e far votare in tal senso la Camera: questa operazione permetterebbe di rendere nulle tutte le intercettazioni fatte.
Mentre Napolitano e il Vaticano chiedevano chiarezza, mentre la stampa internazionale ormai ci considera peggio dei Paesi del Terzo Mondo, mentre il popolo italiano e lo stesso elettorato di centrodestra voleva che il premier non si sottraesse al confronto con la magistratura, ha vinto la fuga e la diserzione, tipica dei furbetti del quartierone.
Con il contorno di menzogne sparse dai servi di corte del tipo “non esiste concussione se il funzionario di polizia nega di essere stato corrotto”.
Palle: il funzionario puo’ anche non ammettere, ma la realtà lo smentisce. Non ci fu procedura regolare se una minorenne viene “affidata” prima che la Questura di Milano mandi un fax a quella di Messina per avere l’autorizzazione dei familiari di Ruby (che arriverà quando ormai Ruby dormiva tranquilla a casa della prostituta brasiliana che la ospitava).
Sono circostanze chiare e certe, quindi i conigli tacciano per pudore almeno.
Oppure la tesi “non esiste prostituzione minorile se Ruby nega di aver avuto rapporti con il premier”
Palle, visto che negherebbe dopo aver dichiarato di aver chiesto “5 milioni di euro al premier per tacere sia dei rapporti sessuali avuti che del fatto che il premier fosse a conoscenza che non era maggiorenne”.
Quanto sopra attestato da numerose e collimanti dichiarazioni fatte a più persone e intercettate.
E la Procura di MIlano è stata corretta a non allegare agli atti le 100 telefonate tra Ruby e Berlusconi, altrimenti ne avremmo lette delle belle.
Ci sono italiani che vogliono farsi prendere per il culo dal partito degli accattoni diventato pure dei conigli?
Sprofondino pure nella loro melma, giustifichino pure tutto.
Vorremmo solo vedere la loro reazione se venissero a conoscenza che la propria figlia sedicenne frequenta un 72enne e concede prestazioni sessuali in cambio di denaro.
A parte qualche rifiuto umano, immaginiamo l’indignazione di questi bravi borghesi contro il vecchietto debosciato e perverso che ha osato insidiare la propria figliola.
Lo aspetterebbero sotto Palazzo per sputargli in faccia, se non peggio.
Invece si è risvegliata l’Italia dei puttanieri che giustifica il vecchietto, basta che la parte della troia non la interpreti la propria figlia.
Ma che bella etica pubblica ci ha insegnato questo governo di pseudodestra, ma che bella immagine dell’Italia sta facendo veicolare nel mondo.
E sapete di chi è la colpa?
Di Fini, ovvio, che “ha impedito l’approvazione” di quella canagliesca legge che vietava le intercettazioni.
Così oggi gli italiani non saprebbero una mazza di cosa succede a Palazzo.
E allora, se ancora un piccolo spicchio di libertà esiste nel nostro Paese, grazie Gianfranco per aver impedito che agli italiani venisse negata anche questa verità .
E si vada presto a votare per ristabilire il decoro della nostra nazione e ridare dignità a una destra vera.
Una destra di uomini, non di vigliacchi e di disertori.
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Gennaio 18th, 2011 Riccardo Fucile
UN PARTITO PADRONALE, UNA CLASSE DIRIGENTE CHE AVEVA IN GRAN PARTE LE PEZZE AL CULO O CHE IL CULO LO MOSTRAVA PER FARE CARRIERA, UNA POLITICA AFFARISTICA, UNA DILAGANTE CORRUZIONE E L’ASSOLUTA MANCANZA DI VALORI: QUESTO IL PRODOTTO DI ANNI DI BERLUSCONISMO… RISPETTO AL RESTO D’EUROPA, L’ITALIA HA PERSO L’OCCASIONE DI COLTIVARE UNA DESTRA MODERNA E PLURALISTA PER ANDARE DIETRO A PUTTANIERI E RAZZISTI
Mentre l’Italia civile è travolta dai dettagli bunghisti che emergono dagli atti e dalle intercettazioni della Procura di Milano, l’elettore di destra assiste sconcertato alle prese di posizione di chi dovrebbe rappresentarli.
C’è un premier che, asserragliato nel bunker con un manipolo di servi che ha tolto dalla strada e che gli devono pertanto più riconoscenza di Ruby, essendo in gran parte dei profughi e dei rifugiati politici della vecchia Dc e del Psi sottratti all’accattonaggio molesto, continua a recitare la parte del perseguitato politico, invece che recarsi da un buon pschiatra come aveva giustamente consigliato la ex moglie Veronica.
Di fronte a testimonianze convergenti, persino di un prefetto, sulle serate di Arcore, il premier continua a sostenere la tesi dei giudici comunisti complottisti.
Diamo per un attimo credito a questa tesi: se anche fosse, sapendo che non aspettano altro per incastrarti, quale politico o uomo di buon senso sarebbe stato così presuntuoso o coglione da farsi beccare con una minorenne o a gestire festini di quel genere?
Persino i killer seriali, quando sanno di essere incalzati dagli investigatori, talvolta rinunciano alle loro abitudine per qualche anno.
Ma la colpa non è tutta del premier che pensava di poter gestire il governo come un consiglio di amministrazione di Mediaset: lui che comanda, gli altri che eseguono. Con la differenza che di Tv Silvio era competente, di politica non capisce una mazza, come ha ampiamente dimostrato, gestendo otto degli ultimi dieci anni di governo del nostro Paese.
E’ responsabile anche la classe dirigente del Pdl, prona ai suoi imput farseschi: un partito senza democrazia interna, dove chi dissente viene cacciato e dove i parlamentari vengono scelti tra chi è prono a 90 gradi e tra chi deve gratitudine eterna a Silvio perchè aveva politicamente (e non solo) le pezze al culo.
Nonchè tra chi il culo (e non solo) lo ha mostrato nei tempi e nei modi adeguati.
Mai una critica, mai una obiezione che potesse migliorare il partito, solo faide interne, correnti e corsa all’acchiappo dei posti e delle relative remunerazioni.
Bei tempi quando i partiti avevano le correnti, almeno c’era talvolta una motivazione di linea politica, di diversa visione del partito e della società .
Allora magari si discuteva per lunghe serate se era giusta una posizione del partito su un problema, ora non si riunisce più nessuno e si commentano sole le tette svolazzanti della igenista mentale, casualmente consigliera regionale del Pdl, addetta al reclutamento di ninfette in carriera ed esibite ad Arcore sotto il travestimento da poliziotta sexy.
Immaginare un Cameron, un Sarkozy, una Merkel in uno scandalo del genere porterebbe tanti elettori borghesi del Pdl a invocarne le immediate dimissioni. Se si trattasse di Zapatero o Prodi per costoro non basterebbe neanche la impiccagione del reo.
E qui veniamo al principale imputato: un certo tipo di elettore di centrodestra che da anni accetta tutto, subisce tutto, si tappa il naso su tre narici, ma alla fine vota Berlusconi (o peggio Bossi).
Se questo elettore lo avesse a tempo debito preso a schiaffi, forse oggi le cose sarebbero diverse.
Invece sta ancora a cantare “meno male che Silvio c’è”, a parlare di magistratura comunista, a far finta di credere a tutte le palle che gli raccontano.
Invece che dare una scossa e raddrizzare la barca, ha finito, con il suo servilismo, per ampliare la falla a bordo.
Senza capire che senza valori, etica, socialità , rispetto dell’unità nazionale e dei più deboli, legalità , rispetto delle istituzioni non ci si può neanche definire di destra.
L’Italia vive una anomalia in cui si fa passare per governo di destra una coalizione affaristico-razzista che di destra non ha nulla.
Serve definirla tale solo a chi carpisce così i voti di un elettorato non di sinistra e che dopo 15 anni di rincoglionimento pensa che la destra sia questa.
Ecco perchè riteniamo che Berlusconi abbia pesanti responsabilità nell’aver bloccato per almeno un decennio la crescita della destra italiana, complice un elettorato cieco e sordo.
Ecco perchè ci auguriamo che tolga presto il disturbo e restituisca una speranza alla destra nel nostro Paese.
Una destra che con Cosentino, mafiosi, corrotti, affaristi, arrivisti, veline e puttane in libera uscita non vuole avere nulla a che fare.
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