Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL BERLUSCONISMO HA IMPEDITO A QUESTA DESTRA DI CRESCERE COME E’ INVECE AVVENUTO IN ALTRI PAESI EUROPEI… BASTA VIVERE NELLA TRINCEA, FINIAMOLA CON I TORCICOLLO E LE PAGELLE SULLA “CONDOTTA” PASSATA, MENTRE INTORNO LA SOCIETA’ ITALIANA E’ IN CRISI VALORIALE, PRIMA ANCORA CHE ECONOMICA… OCCORRE SAPER “GUARDARE OLTRE” E DELINEARE NUOVI ORIZZONTI PER LE GIOVANI GENERAZIONI
Pubblichiamo un intervento di un caro amico e la relativa risposta del nostro
direttore
Prima di arrivare al nocciolo di questo scritto meglio precisare a scanso di equivoci: non sono mai stato berlusconiano, mi distinguono da lui e dalla sua politica scelte etiche di vita, visione del mondo, ipotesi di futuro sociale.
Da Fiuggi in poi non ho più votato se non in elezioni locali e solo per amicizia verso qualche candidato.
Credo che Riccardo mi conosca abbastanza bene e sappia che in 50 anni di scelte politiche non ne ho mai fatto una per motivi di interesse personale, sa che il percorso comune che abbiamo fatto testimonia come io abbia sempre pagato il conto delle mie scelte sia penalmente che civilmente.
Ora il motivo del mio intervento: quando nacque questo sito la stima verso il suo responsabile, e, se permettette, l’affetto personale che a lui mi lega, mi fecero felice che tornasse una voce libera e fuori da ogni coro per esprimere un pensiero che fosse sopra le parti e al solo servizio della verità .
Ora , purtroppo, mi pare che la deriva presa sia in parte un tradimento di queste premesse.
Vale la pena essere il bollettino del Fatto, di Repubblica, di Travaglio?
E’ una certezza assoluta che la magistratura italiana sia al di sopra di ogni sospetto circa una sua personale volontà di rivincita contro berlusconi?
E Fini può essere l’uomo del riscatto di una destra sociale, civile, etica?
Mi sembra che vi sia troppa voglia di farsi sdoganare da chi ci ha odiato per oltre 60 anni, troppa fregola nel riconoscere onestà intellettuale a chi onestà intellettuale non ne ha mai avuta.
Quando uomini di sinistra mi dicono “hai ragione” mi domando sempre quale sia la loro convenienza e faccio mio il motto di Sun Tzu “Vincere sventolando le bandiere del nemico equivale a perdere”.
Rolando Robustelli
Caro Rolando,
colgo l’occasione delle tue osservazioni per rispondere pubblicamente non solo a te, ma, indirettamente, a qualche altro “vecchio militante” che tocca i tuoi stessi tasti ed argomentazioni.
Vediamo di andare per singoli punti.
1) Questo sito nasce, per una “intuizione” personale, tre anni fa come “voce fuori dal coro”, espressione di una “destra sociale” certamente non rappresentata a livello nazionale (se non da macchiette o da personaggi che se ne sono fregiati solo per giustificare correnti interne ai partiti, salvo poi tradirne le aspettative, una volta raggiunti i loro poco nobili scopi).
Abbiamo a suo tempo criticato l’allora governo Prodi, abbiamo seguito con attenzione le prime mosse del governo Berlusconi, cercando di trovare almeno un motivo, almeno uno ripeto, che potesse corrispondere alle nostre idee di destra.
Se non ci siamo riusciti è proprio perchè abbiamo mantenuto quella onestà intellettuale che hai richiamato, quell’esigenza di essere solo al “servizio della verità “.
Nessuna deriva da parte nostra, solo una progressiva, lancinante deriva di un governo sempre più rispondente al programma razzista, egoista e antinazionale della Lega, nulla a che vedere con quello del Pdl e con quello di una vera destra sociale.
Il vero traditore del programma ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi, coi suoi sporchi interessi processuali, la sua arroganza, la sua volgarità politica che impedisce tuttora qualsiasi dibattito interno.
Sarkozy in Francia ha vinto le elezioni senza bisogno di allearsi con Le Pen che pur avrebbe portato in dote un 15% di voti.
In Italia il Pdl è da due anni sotto ricatto di un partito che sta sul cazzo a 9 italiani su 10 e che rappresenta l’antitesi di una destra civile, unitaria, meritocratica e solidale.
2) Proprio in quanto “liberi” riprendiamo articoli di interesse generale o specifico da varie testate, comprese Repubblica e Il Fatto.
Se ne condiviamo il contenuto, almeno in parte, non vedo dove sia il problema.
Ma rovesciamo la domanda: “E’ un problema se qualcun altro sostiene le stesse cose che da anni sosteniamo noi?” .
O qualcuno ritiene che esistano ancora i buoni e i cattivi, in una logica da bunker che ormai trova asilo politico solo nei giornali killer vicino al premier?
Ma andiamo oltre: pensate davvero che i Travaglio e i Di Pietro siano di sinistra?
O non piuttosto “regalati” alla sinistra proprio da un certo tipo di destra affaristico-mafiosa che certamente noi non siamo disposti a difendere?
3) La magistratura è al di sopra di ogni sospetto?
Certamente no, ma a destra non c’è spazio per i vigliacchi e i furbetti del quartierino.
Ci si presenta e ci si difende da uomini.
Mi spiace dover fare un esempio personale, ma a questo punto la coerenza l’impone.
Chi ci segue da anni sa che abbiamo fatto in passato una campagna in difesa dei concorsi puliti in Provincia a Genova.
Avevamo saputo che di certi concorsi pubblici “giravano” già mesi prima i nomi dei vincitori e lo abbiamo dichiarato, azzeccando 4 nomi dei vincitori su 6.
Vicenda che aveva trovato vasta eco anche sui giornali locali.
Una battaglia condotta, tanto per essere chiari, senza alcun aiuto e supporto da parte del centrodestra locale, che anzi si era vigliaccamente defilato. Sarebbe bastato che il Pdl cavalcasse e approfondisse lo scandalo e sarebbe saltata la giunta, invece silenzio e connivenza.
A quel punto il presidente della Provincia mi ha citato per “danni all’immagine” di fronte al Tribunale civile (stesso metodo usato da Berlusconi contro l’Unità ), affidando la causa al miglior studio legale sulla piazza (tanto per capirci, fattura tre volte quello di Ghedini).
Risultato? Abbiamo chiesto che venissero sentiti vari testimoni che avrebbero comfermato determinate procedure “insolite”.
Possibilità negata, caso più unico che raro.
Vi erano precari che hanno personalmente assistito a vicende anomale, vi erano dipendenti che avrebbero potuto illustrare che era possibile favorire qualcuno a scapito di altri.
Sono stati ammessi a testimoniare? No.
Perderemo la causa per aver raccontato solo la verità ? Probabile.
Ma per noi sarà un motivo di onore, ripeto di onore!
A destra vogliamo continuare a starci così, a testa alta, saranno altri che incontrandoci per strada abbasseranno lo sguardo, non noi che abbia solo ricercato verità e giustizia.
Ma non abbiamo posto in essere artifici per sottrarci al giudizio, non abbiamo cercato “favori”: in tribunale ci siamo presentati, caro Silvio.
4) Fini può rappresentare la nostra destra?
Non l’abbiamo mai sostenuto, ho spesso ripetuto che in venti anni non siamo mai stati con Fini, sempre dall’altra parte, nelle battaglie interne al Msi.
Ma quando per una volta nella sua vita, Gianfranco mostra di avere le palle e, pur avendo tutto da perdere, ha il coraggio di dare una svolta alla sua esistenza, dovremmo essere così coglioni da lasciarlo solo in questa battaglia?
O dovremmo schierarci coi “boia”, solo perchè lui sarebbe un “traditore”, come se i Gasparri, i La Russa, gli Alemanno e i Matteoli fossero gli “onesti” e gli “uomini coerenti e probi”?
Ma quando il nostro mondo saprà mai valutare il momento politico e le tesi che uno porta avanti senza soffrire di torcicollo?
Ma chi si salverebbe allora, nel variopinto mondo della destra italiana, in base a questo metro di giudizio?
Almirante? Rauti? Storace? La Mussolini? Nessuno è mai stato coerente, hanno cambiato posizioni a seconda della convenienza, almeno quanto Fini.
E allora si abbia l’onestà di valutare la posizione di Fini senza preconcetti: se oggi non abbiamo leggi da regime militare è grazie a lui e ai Granata, alla Bongiorno, ai Bocchino, alla Perina, tutto il resto sono solo chiacchiere.
Noi guardiamo ai fatti.
Qualcuno è scandalizzato perchè Fini si allea con Casini?
E con chi doveva allearsi, con qualche puttaniere o con Cosentino forse?
O con qualche bastardo rifiuto umano che nega una ciotola di riso a una bimba immigrata in un asilo?
O con chi ha fatto carriera a destra favorendo le prestazioni della moglie presso un notabile di partito?
Sono questi i punti di riferimento di chi oggi critica Fini?
Bene teneteveli, noi della compagnia di certa feccia ne facciamo a meno da un pezzo.
Se Fini non sarà all’altezza lo criticheremo, come è doveroso e come abbiamo fatto in passato.
Ma lezioni di morale da delinquenti seriali non le accettiamo.
5) Nessuno ci ha sdoganati, non cerchiamo approvazioni a sinistra, raccontiamo solo fatti ed esprimiamo idee di destre.
Se qualcuno ci riconosce onestà intellettuale è perchè il mondo va avanti, è finito il tempo di chi fomenta odio per sopravvivere.
Ricordatevi piuttosto quel regime che ha campato per anni sul sangue dei ragazzi di destra e di sinistra che si massacravano nelle strade, mentre loro continuavano a macinare tangenti, corruzione delle coscienze, odio e divisioni e impedendo a intere generazioni di confrontarsi sul terreno delle idee.
Se uno che non la pensava come me oggi mi dà ragione, devo per forza pensare che lo faccia per interesse?
O non perchè le idee che porto avanti, la mia corenza e il mio stile di vita non meritino il suo rispetto?
E le sue idee, la sua coerenza e il suo modello di vita non meritino il mio?
Ma quando impareremo a crescere in questo Paese e a liberarci di chi, proprio grazie a questi steccati, da decenni cura solo i propri interessi e non il bene del nostro popolo?
Noi non abbiamo rinunciato a sognare, ma neppure a odiare la cosa peggiore su cui si fonda la politica italiana: il conformismo che ci impedisce di arrivare a una democrazia compiuta, vera, sofferta.
Una destra e una sinistra che sappiano competere sul piano delle idee e della visione della vita.
Tutto il resto è fare il gioco di chi specula sulle nostre intelligenze, sulla nostra vita, sui nostri sacrifici, sulla nostra pelle.
Vogliamo lottare per salvare un Paese che va a a puttane, non un premier che ci va per demenza senile.
E se a qualcuno non piace quello che scriviamo, libero di non leggerci.
Il mondo editoriale è pieno di fondoschiena, di tette e di chi da decenni ve lo mette nel culo raccontandovi palle.
Abbonatevi a quelli.
Noi siamo diversi.
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Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile
EPPURE DOVREBBERO ESSERE LORO A INCATENARSI AD ARCORE CHIEDENDO MORALITA’….SONO LORO CHE PER ANNI HANNO SPIEGATO CHE LA DESTRA E’ ONESTA’, RISPETTO, DECORO, SENSO DELLO STATO E PATRIOTTISMO… MORALISTI DA SEMPRE, OGGI DIFENDONO L’IMMORALITA’ PUBBLICA.. E PRETENDONO PURE DI FARLO NEL NOME DELLA COERENZA
Sono loro che dovrebbero parlare, che dovrebbero urlare, che dovrebbero scendere
in piazza.
Sono loro, i depositari dei veri valori della destra, che dovrebbero dire basta, che dovrebbero rivoltarsi al signorotto di Arcore, che dovrebbero invocare una nuova stagione.
Sono loro.
Sono quelli che hanno spiegato per anni che la destra è moralità , è compostezza, è onestà , è rispetto, è decoro.
Sono loro che dovrebbero stracciarsi le vesti in piazza, perchè – lo hanno predicato fino a far sanguinare le orecchie – la destra è patriottismo, è senso dello stato e delle istituzioni.
Sono loro che dovrebbero andare in televisione per difendere tutto quello che hanno difeso fino a ieri: il valore della famiglia, la convinzione che esiste il giusto e lo sbagliato, la gerarchia dei comportamenti, la lotta al “relativismo” e al principio del “faccio quello che voglio”.
Sì, sono loro che dovrebbero incatenarsi di fronte ad Arcore per difendere la dignità e l’onore di una nazione.
Sono loro che dovrebbero chiedere a gran voce il ritorno all’etica pubblica, al “buon esempio” da parte di chi governa, alla decenza e alla moralità .
E dunque sono loro, gli alfieri della destra maiuscola e “valoriale”, che dovrebbero essere i più fieri antiberlusconiani.
E invece finisce che proprio loro, antilibertari nell’anima, bacchettoni per tradizione, arrivano ad accettare qualsiasi libertinismo istituzionale.
Stanno lì, a difendere l’indifendibile.
Moralisti da sempre, difendono ogni immoralità pubblica.
E dunque tacciono, oppure balbettano.
Stanno ancora qui a tergiversare, a pontificare di centrodestra come se fosse una scatola vuota, con su il timbro di Berlusconi.
Ancora consigliano moderazione, ancora consigliano il compromesso con chi ha schiacciato sotto i suoi tacchi alti tutto quello in cui dicevano di credere. Ancora vagheggiano, chissà , la ricucitura e la ricomposizione con chi ha nascosto sotto chili di fondotinta la schiettezza evangelica del sì sì no no.
E lo fanno nel nome della coerenza, s’intende…
Filippo Rossi
FareFuturoweb
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Febbraio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI E DEI TRADITORI DELLA DESTRA ANNASPA IN ACQUE SEMPRE PIU’ AGITATE… IL CAPOCOMICO SI INVENTA SVOLTE, SCOSSE E RIFORME CHE AVREBBE POTUTO FARE 18 ANNI FA…LA LEGA HA PAURA DEL VOTO PERCHE’ GLI ITALIANI HANNO CAPITO CHE IL FEDERALISMO PATACCA PORTERA’ SOLO PIU’ TASSE PER TUTTI… MA LA POLTRONA NON LA MOLLANO E DI ELEZIONI NON VOGLIONO SENTIR PARLARE: PREFERISCONO COMPRARE SINGOLI DEPUTATI E VIVERE ALLA GIORNATA
Partiamo da alcuni dati resi noti da vari sondaggi: oltre il 60% degli italiani ritiene che Berlusconi debba dimettersi e una percentuale ancora più alta pensa che egli debba presentarsi ai giudici di Milano.
Fatta la tara di chi non ha un’opinione, solo il 30% pare disposto ad immolarsi per difendere il gran Sultano e appena un 20% non lo critica per i suoi atteggiamenti libertini (da cui nasce il Popolo del Libertinaggio)-
Il Pdl è dato al 27% contro il 25,5% del Pd (sondaggio Ipsos), il centrosinistra supera il centrodestra di una forbice tra il 2% e il 4%.
Il Terzo Polo è dato al 18,5%, la Lega è in fase calante (dal 13% di qualche mese fa, ora oscilla intorno all’11%).
Avanza Vendola che ha superato il 9%, mentre un 40% di italiani non sa ancora se e chi voterà , in caso di elezioni.
La maggioranza al Senato ormai Pdl-Lega se la scordano, non è più sicura neanche quella della Camera.
Se si andasse a votare, per Berlusconi sarebbe la fine e quindi egli cerca solo di mobilitare le truppe e di mettere sacchetti lungo gli argini del fiume, sperando che non trabordi, mentre Bossi arranca oscillante tra gli improperi dei padani che cominciano ad accorgersi di essere stati presi per il culo.
Altro che le riforme che Berlusconi annuncia dalla sala-caverna del Bunga Bunga di Arcore alla moda di Bin Laden, mentre i suoi miliziani talebani sparano dai tetti contro chiunque osi violare il coprifuoco del conformismo.
Sono le stesse riforme di cui parla da 18 anni e mai messe in atto: chi le ha sentite promettere quando era bambino ormai va a prendere i propri figli a scuola.
Non fatevi ingannare: mentre le amazzoni Maria Vittoria e Danielona invitano alla carica, le truppe delle chiappe d’oro sono più pronte alla ritirata strategica ormai, che all’attacco.
Tutto quello che c’era da sbagliare i piediellini sono riusciti a farlo, tutto quello che c’era da acchiappare lo hanno nascosto nelle casseforti, tutto quello che c’era da vendere alla Lega lo hanno regalato alle fameliche truppe padagne solo per pararsi il culo dai processi.
Ormai questa e’ diventata la Repubblica del rag. Spinelli che stacca assegni per remunerare puttane, madri di Noemi e persino fidanzate che pagano gli affitti a chi va a letto col proprio fidanzato presunto.
Se il Pdl dovesse cambiare simbolo, potrebbe trovare confacente il palo della lap dance della sala del Bunga Bunga, così tanti fintidestri, venduti sulla via di Arcore, potrebbero trovare “l’ancoraggio valoriale” di cui cazzeggiano sui media.
Per uomini “tutti di un pezzo” troviamo adatto un simbolico “pezzo di palo” intorno al quale dare vita alle contorsioni politiche che li ha portati a corte.
Un governo che si regge sul voto di parlamentari che hanno cambiato in pochi anni fino a 5 partiti, alcuni sotto processo, altri indagati, altri stimolati da agopunture e dentiere rifatte.
Un partito dove vengono promosse a incarichi pubblici amanti che si esibiscono la sera con le tette al vento al palo della lap dance, dove a Palazzo entrano prostitute che si lamentano pure dei pochi inviti e minacciano di portare via l’argenteria da casa, dove un premier chiama da Parigi per far “adottare” la piccola fiammiferaia marocchina che per tacere su chi le ha messo nella busta bigliettoni da 500 euro pensa bene di chiedere 4,5 milioni.
Questa sì che è destra, questa sì che è rivoluzione liberale, questa sì che è CUL-tura (molto culo) di destra, altro che noi che siamo cresciuti con le insane letture di Gentile ed Evola, Sorel e Brasillach, Prezzolini e Spirito, Celine e D’Annunzio, Henry De Monterlant e Drieu, Platone e Codreanu.
Altro che storia dei pellerossa e dei visi pallidi, ci siamo persi il testo fondamentale per poterci definire berlusconiani: “il culto dei culi flaccidi”.
Flaccidi ma ben attaccati alla poltrona.
Finchè dura e finchè il voto non li separi.
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Febbraio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
DAL KENIA ALLA BOTSWANA, DAL CONGO AL MADAGASCAR, DAL SENEGAL ALLA COSTA D’AVORIO TUTTO IL MONDO RIDE DI NOI: “UN CORROTTO IMPERATORE ROMANO” , “NESSUN CAPO DI STATO AL MONDO SI COMPORTA IN MANIERA COSI’ INDEGNA”… E QUESTO SAREBBE UN GOVERNO DI DESTRA, ATTENTO ALL’ETICA PUBBLICA?
Silvio Berlusconi sostiene che l’Italia ha conquistato «prestigio e autorevolezza » in campo internazionale grazie ad un premier «che è tra i più influenti e considerati nei vertici mondiali».
Effettivamente, nessun leader politico italiano ha mai raggiunto la sua notorietà mondiale.
Il “Cavaliere” è conosciuto in ogni angolo del globo, tanto da essere diventato un vero e proprio simbolo anche per la stampa africana che, sulla questione, è però nettamente divisa a metà .
C’è chi lo disprezza con tutto il cuore e chi si limita a deriderlo.
Più spesso si limitano a pubblicare i lanci di agenzia che riportano le sue avventure “galanti”, le sue gaffes e i suoi processi,maè negli editoriali che appare tutto il «prestigio e l’autorevolezza» di cui gode il nostro premier.
Per esempio, il keniota “Daily Nation”, in un articolo dello scorso 25 gennaio, non esita a inserire Berlusconi nell’olimpo del “Club Casanova” e pubblica la foto del premier italiano tra quella del presidente sudafricano Jacob Zuma, cinque mogli e venti figli, e quella di Muhammar Gheddafi.
Nel pezzo, Mwaura Samora ricorda però che «il comportamento di Zuma rientra nei confini della cultura zulu», mentre il premier italiano non è famoso solo per le sue avventure galanti ma anche per la corruzione, per le operazioni di chirurgia estetica e per i pessimi accordi anti immigrati con la Libia: «il fasto e la pompa con cui Berlusconi conduce la sua vita privata rimanda l’immagine di un corrotto imperatore romano piuttosto che di un capo di governo».
Non va meglio sul “Botswana Gazette”, dove si ricorda che esistono due scelte possibili in caso di coinvolgimenti negli scandali politici.
«Quella tra il primo ministro italiano che mostra il dito medio al pubblico, rimanendo in carica indifferente alla natura e alla vastità degli scandali in cui sono implicati i suoi uomini, e l’altro, che è quello di riconoscere immediatamente la vergogna della propria politica dimettendosi spontaneamente ».
Inutile spiegare quale era consigliata.
Da altre parti, invece, da tempo si usa deridere i propri leader definendoli “piccoli Berlusconi”, “Berlusconi dei Tropici” o “Berlusconi del fiume Congo”. Si vedano al proposito le edizioni online del “Madagascar Tribune” o del congolese “Le soft”.
Ma c’è chi prende la cosa molto più seriamente.
Lo scrittore senegalese, Boubacar Boris Diop, intervistato dall’ivoriano “Abidjan.net“ chiede che si smetta di guardare solo ai guai africani e ricorda che «nessun capo di Stato al mondo si comporta in maniera così indegna come Berlusconi, che ha rapporti con minorenni e se ne vanta».
Nelle isole Mauritius, invece, si preoccupano del cattivo esempio italiano riguardo alla libertà di stampae si elencano i diversi metodi per ridurre al silenzio i giornalisti.
«In Italia — si legge su “L’Express” – Silvio Berlusconi che controlla personalmente molti media, vuole ridurre al silenzio “l’Unità ” e “la Repubblica” privandoli della pubblicità ».
In un articolo del marocchino “Aujord’hui” dello scorso 5 novembre, Driss Ajbali si dilunga sulle vicende che hanno coinvolto la sua connazionale “Ruby”, spiega il rituale del Bunga Bunga e chiude raccontando di Nadia Macrì «che accarezzava il sogno di andare in televisione ma che, tentando la fortuna è finita per trovarsi nel letto del presidente del Consiglio italiano. Sarebbe stata ricompensata con 10.000 euro.
È un buon pagamento. Grazie signore! (in italiano nel testo)».
Infine, nel lontano Zambia, un giornalista del “Saturday Post” si chiede se gli scandali sessuali non finiscano per portare voti agli implicati, ma, soprattutto, fornisce una spiegazione alla tracimante ilarità del nostro premier: «in Zambia si dice che siccome un babbuino non riesce vedere il proprio “posteriore” considera ridicola la bruttezza del posteriore altrui. Ma se solo sapesse la verità sul proprio posteriore riderebbe meno di quello degli altri».
Il tutto a fianco della foto di uno dei premier «più influenti e considerati nei vertici mondiali».
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
BOCCHINO ATTACCA: “IL MANDANTE DEL DOSSIER E’ BERLUSCONI, FRATTINI IL FATTORINO, LOVITOLA IL FACCENDIERE”… FUTURO E LIBERTA’ ALL’ATTACCO: “CONTRO FINI UN’OPERAZIONE DI DOSSIERAGGIO INDEGNA PER DISTRARRE GLI ITALIANI DALLO SCANDALO DEI FESTINI”…. “FRATTINI HA COMMESSO ABUSI E NE RISPONDERA’: LO ABBIAMO DENUNCIATO”….”SCHIFANI DOVREBBE DIMETTERSI PER INTERESSE PRIVATO NELL’USO DELLE ISTITUZIONI”
I futuristi indicono una conferenza stampa nel pomeriggio dopo l’intervento di Frattini al Senato: una risposta al premier che oggi è tornato a chiedere le dimissioni del presidente della Camera.
E’ uno scontro termonuclare quello in corso tra Fli e Pdl.
A creare il casus belli è stato il discorso al Senato del Ministro degli Esteri, accompagnate da nuove richieste del Pdl: “Il presidente della Camera deve dimettersi”.
I futuristi rispondono fissando nel tardo pomeriggio una conferenza stampa. Italo Bocchino accusa il premier: ”Il vero mandante dei dossier è Berlusconi, Frattini il fattorino”.
Un flop.
“La documentazione di Frattini è non è altro che la lettera scritta il 22 settembre e che il Giornale ha già pubblicato. Non c’è notizia, non c’è nessuna novità ”.
Lo ha detto Bocchino che aggiunge: “Siamo qui per denunciare e dimostrare un’operazione di dossieraggio e mediatica, posta in essere a orologeria contro il presidente Fini al solo fine di distrarre l’attenzione dai gravissimi episodi che stanno emergendo nella vicenda inquietante che riguarda Berlusconi”.
“E’ una piccola operazione di marco goebelsiano — ha sottolineato il deputato Benedetto Della Vedova — nel tentativo di distrarre da cose più importanti. Ma nella sostanza quello che doveva essere uno scoop è un flop, perchè non c’è notizia”.
La casa non è di Giancarlo Tulliani.
“Vi do una notizia per chi ha a cuore la verità : la casa di Montecarlo non è del signor GiancarloTulliani. Abbiamo qui le carte, le ho portate. Carta canta, villan dorme”.
Giuseppe Consolo, deputato di Futuro e Libertà e legale del presidente della Camera Gianfranco Fini, tira fuori le carte durante la registrazione di Porta a Porta in onda questa sera, sostenendo che la casa di Montecarlo non è di proprietà del cognato del presidente della Camera.
Quanto all’intervento in aula al Senato del ministro degli Esteri Franco Frattini, Consolo sottolinea: “Il fatto che un ministro degli Esteri autonomamente svolga una rogatoria sostituendosi al Guardasigilli, non ha bisogno di commenti”.
Frattini risponderà ai giudici.
“Frattini ha commesso degli abusi”, sostiene Bocchino.
“Innanzitutto ha chiesto per via ordinaria della documentazione, mentre può essere chiesta solo per canali diplomatici dal ministro della Giustizia.
Spieghi il ministro il perchè.
E spieghi anche perchè non abbia attivato canali diplomatici del ministero, ma abbia ricevuto quella documentazione per posta.
Spieghi infine perchè li ha tenuti in un cassetto per un mese: dal 20 dicembre, giorno della ricezione, non li ha mostrati a nessuno, nè li ha mandati alla magistratura, ma li ha tenuti chiusi per utilizzarli quando gli è stato chiesto da Berlusconi”.
“Da parte del ministro c’è stata una totale assenza di decoro istituzionale”, chiosa il deputato di Fli, Benedetto Della Vedova.
“Oggi il Parlamento ha vissuto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia, a causa del comportamento di un uomo delle istituzioni come il ministro degli Esteri”, aggiunge l’ex ministro Andrea Ronchi.
La polemica contro Schifani.
“Non chiediamo le dimissioni del presidente Schifani -ha aggiunto Bocchino rispondendo ad un’esplicita domanda-. Noi diciamo, quando vengono chieste le dimissioni di Fini, dimostrateci che ha compiuto un atto non imparziale. Se è così, dovrebbe dimettersi Schifani, per un uso parziale delle Istituzioni nell’interesse privato del presidente del Consiglio”.
Bocchino ha poi invitato insistentemente il presidente del Consiglio ad andare ad elezioni anticipate se non vuole più Fini come presidente della Camera e “magari averci Frattini, Schifani o qualche frequentatore di Arcore”.
Ma non lo fa “per sottrarsi al giudizio degli italiani, che non vogliono come presidente del Consiglio di un Paese, culla della civiltà cristiana, lo stesso che fa quei festini, perchè sa che se si va al voto non tornerebbe più a palazzo Chigi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
LA LETTERA TESTAMENTO ALLA MOGLIE: “QUALUNQUE COSA SUCCEDA, CRESCI I RAGAZZI NEL RISPETTO DI QUEI VALORI IN CUI ABBIAMO SEMPRE CREDUTO”… UN ESEMPIO DI “EROE BORGHESE”, ASSASSINATO DA UN SICARIO DELLA MAFIA NEL 1979…L’AVVOCATO MILANESE AVEVA LOTTATO PER CINQUE ANNI CON INTRANSIGENZA CONTRO LA GRANDE RETE DEI POTERI SOMMERSI CHE PROTEGGEVANO SINDONA
Sono passati venti anni dal giorno in cui “un eroe borghese” è stato assassinato a Milano.
Questo è il titolo che Corrado Stajano ha dato alla biografia di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese ucciso con tre colpi di rivoltella, l’11 luglio del 1979, da un sicario del banchiere mafioso Michele Sindona.
Assassinato sulla porta di casa al termine di una lotta impari durata cinque anni fra quel “borghese”, o si potrebbe dire fra quel cittadino quasi solo, e la grande rete di poteri sommersi che proteggevano Sindona, la Mafia, la P2, la finanza vaticana dello Ior, la Democrazia cristiana di Andreotti, gli ufficiali e i magistrati corrotti, i circoli americani più reazionari.
Un avvocato di Milano serio, intransigente di “brutto carattere” come dicevano quelli che non riuscivano a comprarlo.
Una di quelle persone che da sole contraddicono la società in cui vivono, i suoi vizi, le sue paure. E che non fanno disperare nella pianta storta dell’uomo.
Cinque anni di lotta impari in cui l’avvocato milanese sa che la sua vita è appesa a un filo.
La moglie Annalori un giorno ha trovato fra le sue carte una lettera testamento. “Qualunque cosa succeda, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia e nel senso trascendente che io ho verso il paese, si chiami Italia si chiami Europa. Riuscirai benissimo ne sono certo perchè tu sei molto brava e perchè i tre ragazzi sono uno meglio dell’altro. Sarà per te una vita dura ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai sempre il tuo dovere”.
Un avvocato milanese che si occupa di ispezioni bancarie, vissuto nelle intricate e anche sporche vicende dell’alta finanza.
Di eroi veri ce ne sono pochi in giro, di eroi borghesi pochissimi.
Perchè Giorgio Ambrosoli teme di venir assassinato?
Perchè nel settembre del ’74 il governatore della Banca di Italia Guido Carli lo ha scelto come commissario liquidatore della Banca privata italiana, una delle banche di Michele Sindona.
Perchè lui e non altri? Forse per il buon lavoro fatto per il fallimento della Sfi una finanziaria milanese, forse su suggerimento del banchiere Tancredi Bianchi.
Lo sconosciuto avvocato Giorgio Ambrosoli contro uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo…
Si potrebbe dire un uomo normale se gli uomini come lui non fossero una rarità . Sindona è uno dei siciliani che hanno fatto fortuna a Milano perchè la Milano dei soldi sa come crescere anche certi uomini arrivati dal profondo sud con i sandali ai piedi come Virgillito, uomini intelligenti, tranquillamente amorali, pronti a trovare con i loro pari affinità elettive automatiche, anche se non trasparenti.
Pronti ad aprire nuove strade speculative anche per i rispettabili cumenda dell'”Ambrogino d’oro”.
E con l’ intelligenza spregiudicata che non guarda in faccia nessuno, che mira a un unico scopo: fare denaro, farlo in fretta, farlo con l’astuzia e con le protezioni che occorrono.
C’è una intervista di Sindona a un giornalista americano in cui dettagliatamente, senza nessuna esitazione moralistica, spiega come si possa depositare del denaro sporco a Hong Kong dove giocando sul cambio dello Yen, “un uomo che abbia una certa esperienza di questo sistema può in pratica rendere puliti centinaia di milioni di dollari in un tempo relativamente breve”.
Milano scopre Sindona quando Time esce con la sua fotografia in copertina e in una lunga intervista lui spiega come stia diventando il maggior venditore mondiale di succhi di frutta.
Sindona è un siciliano arrivato, a Milano e gli Stati Uniti, i due luoghi del potere e del successo del “business” degli uomini di onore.
L’uomo è riservato, segreto, non è facile avvicinarlo, ascolta in silenzio con il suo volto pallido, lo sguardo da faina e continua con le sue mani a fare dei complicati giochini di carta.
Di certo ha messo assieme una immensa fortuna, la Banca Unione e la Banca privata a Milano, la banca Franklin a New York e la Fasco, una finanziaria padrona di centinaia di aziende.
Quando Ambrosoli entra per la prima volta nello studio privato di Sindona, nel settembre del ‘ 74, incomincia a capire il personaggio, la sua megalomania, il piacere dei grandi banchieri di apparire raffinati nel giro delle speculazioni, staccati dalla volgarità del tempo, imbattibili nelle cose concrete ma con gusti eleganti.
Lo studio è nel cuore del capitalismo italiano di fronte alla Banca commerciale, vicino al Banco Ambrosiano e alla Mediobanca di Cuccia.
E’ il suo santuario: una statuetta lignea di Francesco Laurana, un busto del Pollaiolo, un fratino del sedicesimo secolo come scrivania e lui magro e pallido come un trappista.
In fondo una porticina che conduce in un sottotetto dove per anni sono state nascoste le carte più delicate.
Ma dentro, quando arriva Ambrosoli il commissario liquidatore, non c’è più niente, le carte sono sparite.
Sindona è un uomo misterioso anche perchè chi dovrebbe scoprire i suoi segreti finge di non sapere, di non vedere.
Nel ’72 è arrivata alla questura di Milano una informativa del Criminal police office di New York in cui si dice che Sindona è in stretti rapporti di affari con un certo Daniel Anthony Porco per un traffico di stupefacenti.
Ma Sindona è uomo al di sopra di ogni sospetto: è stato invitato da Paolo VI a rimettere ordine nelle finanze vaticane; durante un ricevimento al Saint Regis di New York, Andreotti lo ha salutato come “il salvatore della lira”.
Più è nei guai, più la revisione di Ambrosoli dimostra che le banche di Sindona sono prossime all’insolvenza e più i suoi difensori trovano ascolto presso il nostro governo: due italo-americani amici di Gelli vengono ricevuti da Andreotti, parlano con lui un ora e mezzo, sono i rappresentanti degli italo-americani cari al nostro capo del governo.
Sono preoccupati che un così illustre e benefico concittadino venga messo sotto accusa dai “comunisti”.
Veramente Ambrosoli è il figlio di un conservatore monarchico e lui è un cattolico amico di cattolici ma lo si dipinge come un sovversivo.
E intanto il banchiere Sindona già colpito da un mandato di cattura con richiesta di estradizione dagli Stati Uniti scrive ad Andreotti da una suite del Waldorf Astoria: “Illustre presidente, nel momento più difficile della mia vita sento il bisogno di rivolgermi direttamente a lei per ringraziarla dei rinnovati sentimenti di stima che ella ha recentemente manifestato”.
Segue un elenco di tutto ciò che il governo italiano deve fare per coprire la bancarotta e i debiti ed evitargli le grane giudiziarie.
Come se nulla fosse, Sindona continua a tener conferenze nelle università americane impartendo lezioni di moralità e di oculatezza.
Ma Ambrosoli non si lascia intimidire.
Presenta alla Banca d’Italia la sua prima relazione sul passivo della Banca privata italiana: 417 miliardi più un prestito di seicento miliardi della Germania federale garantito dalla Banca di Italia.
L’isolamento di Ambrosoli aumenta, trova solo persone che gli danno suggerimenti vaghi, assicurazioni generiche.
Un giorno dice a un amico: “Mi vogliono bruciare, mi vogliono far fuori? Vogliono uno che non riesca a mettere le mani e gli occhi dove vanno messi?”.
Se cerca di sapere qualcosa sullo Ior, la banca vaticana, incontra un muro di gomma.
Nell’ottobre del ’75 riesce però a mettere le mani sulle carte della Fasco e questa volta Sindona si infuria, lo denuncia alla magistratura e all’Ordine degli avvocati della Banca d’Italia, accusandolo di avere rubato le azioni della finanziaria e incomincia a mandargli i suoi messaggi di morte: “La vendetta e più bella quando è lontana”.
Un giornalista chiede a Ambrosoli: “Perchè si parla di lei come del nemico di Sindona?”
Risponde: “E’ molto semplice mi pare, sono diventato il nemico di Sindona ma non l’amico dei potenti. Ho dovuto pestare i piedi a troppa gente che sta nel Palazzo. Per esempio ecco l’ultima pratica. Qualche giorno fa mi sono rivolto al tribunale per farmi restituire dall’Irades i dieci milioni che ebbe da Sindona. Vuol sapere chi è il presidente di questo istituto di studi sociologici? E’ l’onorevole Piccoli che i dieci milioni li ebbe direttamente da Sindona, ma che ora dice di non doverli restituire”.
Così poco Ambrosoli si fida dei nostri governanti che dovendo consegnare la relazione sul crak Sindona a una decina di uffici, temendo che ci sia una fuga di notizie fa scrivere in ogni copia un errore di battitura diverso e conserva le varianti in luogo sicuro.
Alla fine del dicembre ’78 incominciano le telefonate con minacce di morte.
Il 26 Ambrosoli annota: “Mi cerca quattro volte al telefono, in studio prima e in banca poi, tale Cuccia. Lamenta che in Usa non avrei detto la verità su Michele Sindona. Devi tornare là entro il 4 gennaio con i documenti veri perchè se Michele Sindona viene estradato tu non campi”.
E il 5 gennaio del ’79: “Ritelefona due volte il soggetto che si è presentato a nome Cuccia. Stavolta a nome Sarcinelli. Insiste perchè vada in Usa e dice che il 15 gennaio può intervenire l’estradizione. Altre telefonate in cui “il Picciotto” dice che Andreotti trama contro di me. Entra in funzione il controllo telefonico ma credo che ci sia poco da contarci”.
L’ultima telefonata è del 12 gennaio del 79 e così la riferisce Stajano nel suo “Un eroe borghese”: “Pronto avvocato”. Ambrosoli: “Buon giorno”. “L’altro giorno ha voluto fare il furbo? Ha fatto registrare la telefonata”. A: “Chi glielo ha detto?” “Eh sono fatti miei chi me lo ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più”. A: “Non mi salva più?” “Non la salvo perchè lei è degno di morire ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e bastardo””.
Le telefonate cessano, Sindona ha deciso di far uccidere Ambrosoli.
E qualcosa trapela ai figli: il più piccolo, Beto, dice di aver sentito una notte una di quelle telefonate e scoppia in pianto.
Ambrosoli cerca di tranquillizzarlo: “Stai tranquillo Beto io morirò vecchietto nel mio letto di Ronco”.
Il 13 giugno del ’79 un commesso della Banca privata scende in cantina dove è conservata una parte dell’archivio e trova una rivoltella, pezzi di una rivoltella segati.
E’ un segnale? Pochi giorni dopo arrivano a Milano i giudici americani che si occupano di Sindona.
Ambrosoli viene inquisito come se fosse lui il bancarottiere. Risponde preciso, con calma.
Intanto il killer William J. Aricò e già arrivato a Milano.
Aricò è stato presentato a Sindona da Robert Venetucci un trafficante di eroina. Aricò ha preso alloggio all’ hotel Splendido vicino alla stazione centrale.
La mattina dell’11 luglio Aricò noleggia una Fiat 127 targato Roma.
A bordo di quella macchina Aricò aspetta per ore davanti al portone di via Morozzo della Rocca che Ambrosoli esca.
Tre colpi di pistola rimbombano a mezzanotte.
Aricò restituisce la macchina il giorno dopo all’agenzia Maggiore e paga con una carta di credito americana.
Sarà arrestato l’8 dicembre mentre rapina una gioielleria di New York. Aricò muore il 19 febbraio dell’84 mentre sta tentando di evadere dal carcere.
Poco prima ha confessato a un giudice americano di essere l’assassino di Ambrosoli.
Il prezzo pagato da Sindona è di venticinquemila dollari versati poco prima del delitto e novantamila accreditati su una banca di Lugano.
Michele Sindona e Robert Venetucci sono stati condannati all’ergastolo.
Ho assistito a quel processo a Milano: Sindona indossava un abito scuro, aveva un’aria spiritata, i pochi capelli ritti in testa.
Entrò nella gabbia dove già si trovava il suo complice e mormorò un “How are you Venetucci”? L’altro non rispose.
Lo osservavo da pochi metri: aveva un suo taccuino in pelle scura e vi scriveva continuamente chi sa cosa, come se potesse fare qualcosa contro le prove schiaccianti.
Nessuno ha spiegato la morte di Aricò, invece la morte di Sindona è un mistero senza misteri nella esecuzione: è stato avvelenato con un caffè nel carcere, il secondino che gli ha portato il caffè non è stato inquisito, era arrivato pochi giorni prima da un istituto di pena siciliano.
I potenti si sono tolti dai piedi un testimone pericoloso uno che avrebbe potuto raccontare molte cose sul loro conto.
Nel delitto Ambrosoli si ritrovano alcuni personaggi di oscure vicende italiane: Licio Gelli, Giulio Andreotti, Franco Evangelisti, il giornalista ricattatore di Op.
Il professor Marco Vitale ha scritto in morte di Ambrosoli: “L’assassinio di Ambrosoli è il culmine di un certo modo di fare finanza, di un certo modo di far politica, di un certo modo di fare economia. I magistrati inseguono esecutori e mandanti del delitto, ma dietro ci sono i responsabili, i responsabili politici. E questi sono tutti coloro che hanno permesso che la malavita crescesse e occupasse spazi sempre più larghi nella nostra vita economica e finanziaria, e questi sono gli uomini politici che definirono Sindona salvatore della lira, sono i governatori della Banca di Italia che permisero che i Sindona penetrassero tanto profondamente nel tessuto bancario italiano, pur avendo il potere e il dovere di fermarli per tempo; sono i partiti che presero tangenti formate da denari rubati ai depositanti sapendo esattamente che di questo si trattava: sono quelli il cui nome è scritto nella lista dei cinquecento che hanno nascosto i soldi oltre frontiera, tutti quelli che da venti anni al vertice della politica e della economia hanno perso persino il senso di cosa sia la professionalità , cioè il subordinare la propria fetta di potere piccola o grande che sia, agli scopi dell’ordinamento, delle istituzioni, della propria arte o professione, all’interesse pubblico”.
L’avvocato Ambrosoli ha vinto o perso la sua scommessa sulla onestà ? Personalmente l’ha vinta, storicamente l’ha persa.
Negli anni passati dalla sua morte l’integrazione nel male, la “facilità del male” sono aumentate non diminuite.
Giorgio Bocca
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
CHI DISSENTE “VUOL FAR FUORI BERLUSCONI” E FA PARTE DEI GOLPISTI…IL PARTITO DEGLI ACCATTONI, CHIUSI NEL BUNKER, SPARA I FUOCHI AVANZATI A CAPODANNO…C’E’ L’ITALIA DEI FESTINI E QUELLA CHE LA SERA VA A DORMIRE PRESTO PERCHE’ IL GIORNO DOPO LAVORA: OGNUNO RAPPRESENTA QUELLA CHE GLI E’ PIU’ CONGENIALE
Domenica il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha osato
lamentarsi del fatto che «da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente».
«Nelle prossime settimane dovremo verificare se il governo è in grado di fare le riforme, altrimenti bisogna fare altre scelte: non si può più aspettare», ha aggiunto la rappresentante degli industriali.
E’ bastato esprimere un’opinione perchè dal “partito degli accattoni” partissero anatemi e insulti contro la poveretta al grido “Vuole far fuori Berlusconi”.
Ieri la sequela di improperi era toccata a Fini, stamane a Casini, domani chissà .
La cosa allucinante della vicenda è che queste critiche provengono da politici che avevano le pezze al culo e che sono stati miracolati dal sultano di Arcore: nel loro contratto di cortigiani hanno come mansione quella di abbaiare alla luna, pulire bene la ciotola del rancio e fare la guardia a chi potrebbe farli tornare al loro primitivo “stato laidale”.
Comprendiamo che “voler far fuori politicamente Silvio” per loro possa rappresentare la messa in pericolo dell’abbinamento “pranzo e cena”, primaria loro ragione di sopravvivenza politica, ma un po’ di conoscenza delle regole democratiche, suvvia, non guasterebbe.
Non è forse normale, in una democrazia, che chi sta all’opposizione voglia prendere il posto di chi governa?
Non è la stessa cosa che fecero le truppe di Silvio contro Prodi?
Dove sta il reato?
O la loro concezione di monarchia assoluta, una volta acchiappata la poltrona, non prevede ricambio, elezioni e libertà di dissentire?
Afferma stamane il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: “La Marcegaglia sa benissimo che non esistono possibilita’ in questo momento di un governo che possa fare riforme radicali”.
Ma se la Emma quindi mente, che dovremmo dire di quel pallista che tutte le sere dice che “faremo a breve le riforme” e non le fa mai?
Ma vi rendete conto a che livello siamo arrivati?
Mentre il Giornale la chiama “la maestrina” (loro di cattivi maestri e di giornalisti sospesi dall’ordine se ne intendono), sempre il Crovetto commenta: “Capisco che per Emma Marcegaglia e per Confindustria il momento sia molto difficile, Marchionne ne ha certificato l’inutilita. Dire che in poche settimane si devono fare le riforme e’ un ritornello banale con cui lancia dei messaggi ai suoi associati per non perdere peso”
Il grande politico Crovetto, invece che pensare alla melma che lo circonda, invita la Emma a pensare a Marchionne.
E finisce in gloria: ”C’e’ un progetto piu’ ampio – conclude Crosetto – di un gruppo di cui Marcegaglia fa parte, per cui l’importante e’ togliere di mezzo Berlusconi”.
Meno male che Crovetto è sottosegretario alla Difesa, così con la Russa potrà sventare il golpe che forze oscure stanno preparando contro il benefattore di Arcore.
Oscure neanche troppo, essendo notoriamente guidate da Fini, dai magistrati, dal capo dello Stato, dall’opposizione comunista, dagli industriali, dalle forze dell’ordine, dai lavoratori, dai precari, dagli studenti, dai docenti, dai lavoratori autonomi., da vasti settori della destra italiana.
Insomma da tutti quelli che hanno capito con che governo affaristico-razzista hanno a che fare.
Per gli altri ci vuole ancora un po’ di tempo: in attesa del giorno del giudizio, papi girl, maitresse, escort, puttanieri, mantenuti e lecchini di corte possono ancora latrare.
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
“IL POTERE POLITICO NON DEVE TEMERE DIMINUZIONE DI AUTORITA’ DALLE INCHIESTE DEI GIUDICI, OCCORRE RISPETTO TRA ISTITUZIONI”… ”IL PDL E’ ANIMATO DA UNA CONCEZIONE PATRIMONIALE E PARAFEUDALE DELLA POLITICA”…”IL VERO TRADIMENTO E’ PROMETTERE RIFORME E RIVOLUZIONI E POI ATTUARE LA POLITICA DEL GIORNO PER GIORNO”
Il presidente della Camera Gianfranco Fini considera opportuno che Silvio Berlusconi si dimetta.
Lo dice in un’intervista al Corriere Adriatico, rilasciata alla vigilia del primo congresso regionale di Futuro e Libertà delle Marche che si tiene lunedì ad Ancona, in coincidenza con la prima giornata dei lavori del Consiglio permanente della Cei, anch’esso in programma nel capoluogo marchigiano.
Al cronista che gli fa osservare come, mentre lui ha osservato «un silenzio istituzionale sul Rubygate», gli esponenti di Fli in più occasioni abbiano parlato di necessità di dimissioni del presidente del Consiglio, Fini risponde: «Ovviamente condivido le loro dichiarazioni».
Quanto ai rapporti fra potere politico e magistratura, Gianfranco Fini si dice convinto che «l’equilibrio fra poteri e funzioni dello Stato è l’essenza della democrazia. E ci deve essere sempre rispetto tra gli esponenti delle varie istituzioni. Il potere politico – osserva – non deve temere diminuzioni di autorità o di sovranità dalle inchieste dei giudici. Se esistono patologie nel sistema, queste patologie devono poter emergere alla luce del sole, nella fisiologia e nella normalità dei rapporti istituzionali. Ad avvantaggiarsene sarebbe innanzitutto la qualità della vita democratica».
In un altro passaggio dell’intervista, Fini denuncia «la concezione patrimoniale e para-feudale della politica» che a suo avviso anima il Pdl, dove la discussione interna è stata «brutalmente soffocata».
«Il vero tradimento – conclude – è promettere riforme e persino “rivoluzioni” per poi attuare la politica del giorno per giorno, e del basso profilo riformatore».
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Gennaio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER TEME CHE I PM ABBIANO IN MANO ALTRE CARTE: MA SE AVESSE LA COSCIENZA A POSTO, PERCHE’ MAI DOVREBBE AVERE QUESTO TIMORE?… ATTACCA FINI PER LANCIARE UN MESSAGGIO AI SUOI: ATTENTI A NON TRADIRMI… MA SONO MOLTI I DEPUTATI IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME
Un attacco a freddo, apparentemente incomprensibile, quello portato ieri dal premier a
Gianfranco Fini.
Con l’effetto di accendere un faro sul presidente della Camera, di renderlo di nuovo “l’antagonista”, in qualche modo restituendogli anche quella visibilità un po’ appannata dopo la sconfitta del 14 dicembre.
E allora perchè?
“Fini ormai è un nemico, mi vuole morto, ed è bene – è la spiegazione del Cavaliere, riferita da chi ci ha parlato – che se lo ricordino tutti quanti. Anche tra i nostri vedo qualcuno che già cinguetta con Fli”.
Il sospetto infatti è che alcuni, dentro il Pdl, non si stiano stracciando troppo le vesti per i guai del presidente del Consiglio.
Non lo stiano difendendo allo stremo, non ci stiano “mettendo la faccia”.
Magari pensando già al “dopo”, immaginando scenari in cui la legislatura prosegue con il rientro di Fli in maggioranza.
Ma senza Berlusconi a palazzo Chigi.
Un timore acuito dalla voce, che gli è stata prontamente spifferata, di colloqui intercorsi tra alcuni suoi ministri con i finiani Andrea Ronchi e Pasquale Viespoli. Senza contare il disagio di Gianni Letta per le prese di posizione del mondo cattolico sullo scandalo Ruby o i dubbi di Giulio Tremonti, emersi nell’ultimo Consiglio dei ministri, sulla possibilità di proseguire la legislatura senza avere più il controllo della commissione Bilancio.
Insomma, c’è un 38esimo parallelo sopra il quale futuristi e berlusconiani
hanno ripreso a incontrarsi, parlando di quello che potrebbe accadere se il Cavaliere dovesse schiantarsi.
E ci sono “troppi candidati a succedermi”, si lamenta l’interessato.
Con l’uscita di ieri, il premier ha fatto capire a tutti che non è questo il momento della diplomazia.
Anche perchè la convinzione di molti, tra gli uomini più vicini al premier, è che i magistrati di Milano abbiano in serbo dell’altro.
“Ci deve essere per forza un coniglio nel cilindro – ipotizza un esponente di governo del Pdl – altrimenti i pm sarebbero dei pazzi ad andare a uno scontro con quattro fregnacce sulle escort. Uscirà fuori dell’altro”.
È anche la certezza del premier, del resto.
Convinto che quella ingaggiata dai pm contro di lui sia “una guerra dove non si faranno prigionieri”, uno scontro nel quale non verrà applicata la convenzione di Ginevra.
La paura che “l’attacco al governo” non sia esaurito e che debba presto a tardi aggiungersi un nuovo capitolo fa il paio con il sospetto di “giochi torbidi” in corso da parte di “qualche batteria dei servizi segreti”.
Una paranoia alimentata da episodi come le “strane visite” di ignoti a casa di Gianfranco Rotondi o Saverio Romano.
O i mesi in cui, “mentre chi doveva vigilare è sembrato non accorgersi di nulla”, i cancelli di Arcore sono stati tenuti sotto sorveglianza.
“Mi chiedo se sia normale che il presidente del Consiglio – ha affermato ieri lo stesso Berlusconi, alzando il velo sulle ipotesi che in queste ore si affastellano ai piani alti del Pdl – sia sottoposto ad intercettazioni e spionaggio”.
In ogni caso, in attesa che la polvere si depositi e si comprenda meglio quali carte abbia effettivamente in mano la procura, Berlusconi si prepara al peggio. Fissando a metà maggio la data di un possibile redde rationem elettorale. L’operazione di allargamento della maggioranza è stata messa in stand-by. “Eravamo a buon punto – riferisce chi c’ha lavorato per settimane – ma all’ultimo ci siamo fermati. Erano pronte alla Camera tre persone in più di quelle che poi hanno dato vita al gruppo dei responsabili.
E, se non ci fosse stata Ruby, sarebbero presto salite a sette”.
Anche la nascita del gruppo di responsabilità al Senato è stato congelata. Sarebbe servito a riequilibrare i numeri nelle commissioni bicamerali, per il momento non se ne farà nulla.
La ragione è che, se davvero i pm riusciranno a mettere nell’angolo Berlusconi, il Cavaliere intende difendersi nell’unico modo che conosce: andando alle elezioni anticipate.
E allora non serviranno deputati e senatori in soccorso del governo, anzi potrebbero risultare d’impaccio.
Perchè cadrebbe l’alibi per spingere Napolitano a sciogliere le Camere.
Anche lo slittamento del voto sul federalismo viene letto in questo luce.
Sarebbe infatti la Lega a provocare lo strappo, adducendo come pretesto proprio l’impossibilità di condurre in porto la sua riforma.
“Inoltre – spiega uno dei registi del mancato allargamento – , se proprio si deve andare a votare, che senso ha imbarcare gente che poi vorrà essere candidata nelle nostre liste?”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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