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FINI, DAI RETTA A NOI: BASTA COI BORDELLI, FUORI I COLONNELLI

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

CIRCONDATI DI GIOVANI, DI MILITANTI CHE AMANO L’ITALIA E NON LA POLTRONA: A CERTI SOGGETTI HAI CONCESSO FIN TROPPO… LA BASE DI FUTURO E LIBERTA’ STA CON LE TESI DI GRANATA E BOCCHINO E CONTRO LA FINTA DESTRA AFFARISTICO-RAZZISTA BERLUSCONIANA, ALTRO CHE COLOMBE CHE RAPPRESENTANO SOLO SE STESSE (E NON SI FANNO CONTARE)

Dall’assemblea Costituente di “Futuro e Libertà ” sono emerse luci ed ombre. Di positivo il radicamento di Fli sul territorio, la volontà  di dibattere di politica della sua media classe dirigente, la crescita di una generazione di giovani estranei alla logica partitocratica, la volontà  di Fini di liberarsi di lacci e lacciuoli correntizi, “vere metastasi” che quel mondo umano sembra destinato a portarsi dietro (come tutti i partiti).
Di sobrio, ma non certo innovativo o dirompente, va segnalato il discorso conclusivo di Fini incentrato su una efficace analisi della società  contemporanea, su una abile anche se tardiva provocazione uso media ( la sfida a Berlusconi a dimettersi insieme) e sulla collocazione “a destra” di Futuro e Libertà .
Capitolo a parte il richiamo alla fine del correntismo interno che merita da solo la sufficienza.
Partiamo dalla collocazione di Futuro e Libertà : per tre giorni qualcuno si è sentito in dovere di ribadire che “Fli sta a destra e non tratterà  mai con la sinistra”.
Così facendo si è andati dietro a quei quattri cialtroni di pidiellini che lo usano come argomento diffamatorio da mesi (tipo il “kompagno Fini”), veicolandolo attraverso i loro quotidiani di regime e la manovalanza delle macchiette nostalgiche alla Storace (ovvero dei servi dei servi).
Ma, caso strano, argomento utilizzato anche da qualche esponente di Futuro e Libertà  per una lotta interna a chi rivendicava autonomia comportamentale.
Qualcuno che “teme” che Fli possa spostarsi troppo a sinistra, tanto per capirci.
Una questione che poteve essere liquidata con i seguenti argomenti in pochi minuti:
1) Se cercate comunisti, socialisti e piduisti, cari peracottari pidiellini, cercateli a casa vostra e non rompete i coglioni: chiedete per referenze a Bondi, Cicchitto, Tremonti, Berlusconi, Brunetta, ecc.
2) Chi non è di destra è il Pdl, rappresentando una deriva affaristico-razzista che ha tradito persino il proprio programma, oltre che essersi venduto la destra italiana alla Lega solo per salvare il culo del premier dai bunga bunga dei suoi processi.
3) Chi non è coerente è chi parla di meritocrazia, come la Gelmini, ma ha sostenuto gli esami di Stato a Reggio Calabria perchè a Brescia erano più difficili, chi ha cambiato cinque partiti in due anni come i “responsabili”, alias il partito dei venduti, chi   come Lupi e Formigoni hanno respirato l’incenso delle sagrestie per finire a difendere dei corrotti e dei puttanieri, tanto per limitarci a qualche esempio.
4) Essere di destra non vuol dire affogare i clandestini, sputare sul tricolore, mettere in discussione l’unità  nazionale, favorire le regione più ricche e discriminare gli italiani.
Questo vuol dire solo rappresentare la feccia e gli egoismi del nostro Paese.
Non abbiamo sentito dire una parola da coloro che hanno posto la pregiudiziale “mai a sinistra”: non li abbiamo mai sentiti affermare con altrettanta chiarezza “mai con la Lega”.
Eppure questa affermazione “di destra vera” dovrebbe costituire la discriminante culturale e ideologica di un sano partito di destra.
Al massimo qualche buffetto alle “intemperenza leghiste”, qualche accenno al “federalismo malfatto”, nessuna presa di posizione netta del tipo: “dove c’è la Lega, noi saremo dall’altra parte”.
A questi “finti destri” che si qualificano ancora di “scuola almirantiana” vorremmo solo ricordare le battaglie che la destra di un tempo fece per tutelare l’unità  nazionale: a questi cialtroni, se fosse vivo, Almirante manderebbe una diffida legale dal’usare il suo nome.
No, l’importante è non “andare a sinistra”, è non fare “alleanze temporanee” per far crollare la finta destra berlusconiana, guai.
Meglio tenersi i gran sultani di Puttanopoli, i ministri-cavallo che scalciano i giornalisti, le donne ex verticali finite prone, i coordinatori inquisiti, i sottosegretari sospettati di essere mafiosi, i ministri corrotti.
Ma andiamo all’appello di Fini che annuncia: “basta coi colonnelli, non voglio ripetere l’esprienza di An, le correnti sono la metastasi dei partiti, stavolta i collaboratori li scelgo io”.
Ecco la prima fila degli Urso, dei Ronchi, dei Viespoli scattare in piedi nell’applauso uso telecamere, salvo poi litigare per due poltroncine.
Senatori che minacciano di uscire dal partito, discussioni che vanno avanti per ore, organigrammi che cambiano in continuazione:
Che putridume è mai questo?
Sono mesi che alcuni senatori annacquano ogni decisione di Fini.
Ora si permettono di porre un veto su Bocchino, l’unico che televisivamente buca il video?
Se ci dovessero essere elezioni anticipate chi meglio rappresenterebbe Futuro e Libertà ?
La passione e la battaglia per la legalità  di Fabio Granata o la soporifera dialettica di Urso che riesce a farsi mettere sotto persino da quella stampella d’armadio della Biancofiore?
La battuta pronta e l’analisi di Bocchino o il ritmo da “tazzariella ‘è cafè” di Viespoli?
In ogni caso il vice di Fini deve rappresentare il partito e la sua base militante: allora perchè non è stato fatto votare dall’assemblea?
Chi si è opposto a questo atto democratico?
Non a caso le colombe che avrebbero al massimo preso il 20% dei voti (e siamo larghi).
Ci voleva la pazienza di Fini ad offrire loro 4 posti sui 6 che contano per sentirsi poi anche ricattare “se scegli Bocchino, noi usciamo dal partito”.
Se fossimo in Fini gli avremmo già  indicato la porta, accompagnandoli a calci nel culo.
Basta con le mediazioni quotidiane, si affidi il partito a gente onesta, disinteressata e capace, si aprano sedi, si faccia politica sul territorio, si dia spazio ai giovani e alle donne.
Fli non decollerà  mai finchè sarà  rappresentato da arrivisti, ricattatori e “prudenti”.
Se si apre una fase nuova ci vuole una mentalità  nuova: chi ci sta bene, altrimenti fuori dai coglioni.
E’ cosi che aumentano i voti, non rincorrendo quattro bertucce.

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FINI VOLTA LE SPALLE AI COLONNELLI E VA TRA I RAGAZZI

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

LA SVOLTA: FINITO L’INTERVENTO, FINI BLOCCA IL TENTATIVO DEI COLONNELLI DI SALIRE SUL PALCO PER LA FOTO DI GRUPPO, SI DIRIGE VERSO I GIOVANI DI FUTURO E LIBERTA’ E CANTA CON LORO L’INNO NAZIONALE….IL SEGNALE E’ CHIARO, MAI PIU’ BEGHE PER LE POLTRONE: “NON VOGLIO CHI STA IN POLITICA PER UN POSTO IN PARLAMENTO”

L’hanno visto molto bene anche quelli che erano seduti nell’ultima fila. Gianfranco Fini ha appena chiuso il suo intervento, allontana i due microfoni e il maxischermo manda l’immagine di Andrea Ronchi, l’ex ministro, che è il più lesto a farsi avanti.
Come a Mirabello, come a Bastia Umbra, come sempre, ormai è un rito.
I parlamentari che salgono sul palco, si stringono al leader, qualcuno sgomita per mettersi proprio accanto, in posa per le foto mentre intonano Fratelli d’Italia.
E invece questa volta no.
Ronchi si ferma, l’inquadratura coglie un certo imbarazzo.
Fini per la prima volta non li ha aspettati.
Ha voltato le spalle ai colonnelli e se n’è andato in fondo al palco.
A cantare con i ragazzi del suo Fli.
Di più.
Finito l’Inno di Mameli saluta solo il vecchio Mirko Tremaglia e se ne va.
Nei congressi di partito ci sono riti che durano più delle sigle, dei nomi che cambiano.
Al padiglione 18 della Fiera di Rho Gianfranco Fini ha cancellato anche questo.
E non è dietrologia immaginare che questa novità  abbia un certo collegamento con quel che è avvenuto, o non avvenuto, al congresso.
Ad esempio il mancato accordo, tra i parlamentari, sul nome del coordinatore. Fini non può fare a meno dei suoi deputati e senatori, ovvio. Ma in questo primo congresso di Futuro e Libertà  ai colonnelli preferisce i soldati semplici, la truppa.
L’hanno eletto presidente all’unanimità , manco un astenuto.
Per i convenuti al Padiglione 18 Fini è l’unico leader.
Ma a sentire gli umori della platea in questo Fli appena nato c’è qualcosa che ancora non funziona.
Alle 10 del mattino, aspettando il mezzogiorno di Fini, in una saletta dietro il palco un gruppo di delegati si è sfogato con Luca Bellotti, deputato di Rovigo. Avevano saputo che sul coordinatore non c’era l’accordo.
E dunque: «Caro Bellotti, guardate che voi parlamentari vi siete persi qualche puntata. Noi che siamo sul territorio siamo molto più avanti di voi. Non si è mai visto un congresso che non nomina il coordinatore del partito».
Se è per questo, nemmeno la Direzione.
Così si capiscono meglio un paio di frasi che Fini lascia cadere sulle prime file del Padiglione 18, quelle del suo Stato Maggiore.
«Per non riprodurre il peggior difetto del passato dico che ho fatto meno del dovuto e farò di più: nel Coordinamento della Segreteria non ci saranno nè parlamentari nè consiglieri eletti nei comuni o nelle regioni; e nei gruppi dirigenti ci sarà  anche chi non ha mai avuto in tasca la tessera di Alleanza Nazionale».
E ancora: «Non saremo un soggetto politico da nomenklatura, non voglio chi sta in politica per una candidatura al Parlamento o un posto in un Consiglio di Amministrazione. I nostri ragazzi dovranno tirarci per la giacca…».
Ed ecco che alla fine, dopo 90 minuti di comizio, Gianfranco Fini va proprio in mezzo a Gianmario, Giuseppe, Michele, Peppino, i ragazzi di Futuro e Libertà .
«E’ stato un bel segnale», dice Gianmario Mariniello, che però è un collaboratore di Italo Bocchino, il mancato coordinatore ricompensato con la vice-presidenza, e dunque sospettabile di partigianeria.
«No – precisa lui – è un bel segnale perchè Fini fa capire che questo partito, per essere davvero nuovo e diverso, deve superare le vecchie logiche e le vecchie abitudini».
Una era quella dei colonnelli che salgono sul palco con il leader.
Ma se baruffano tra loro no, stiano al loro posto.
E Fratelli d’Italia se lo cantino in platea.

Giovanni Cerruti
(da “La Stampa“)

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DONNE E UOMINI IN PIAZZA PER LA DIGNITA’: UN MILIONE DI PERSONE CONTRO IL GOVERNO, ANCHE LA VERA DESTRA C’E’

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

OVAZIONE PER GIULIA BONGIORNO A ROMA: “NON SI SELEZIONA LA CLASSE DIRIGENTE CON I FESTINI, CHI TACE E’ COMPLICE, HANNO PAURA DI VOI”…ANCHE “DESTRA DI POPOLO” PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE DI GENOVA…FINI: “BASTA CONSIDERARE LA DONNA IN BASE ALLA SUA AVVENENZA E ALLA SUA DISPONIBILITA'”

Donne e uomini in piazza in tutta Italia (e non solo) per la dignità : la parola d’ordine è “se non ora, quando?”.
In 230 città  della Penisola si sono svolte manifestazioni «per chiedere più rispetto per libertà  e i diritti delle donne», senza bandiere di partiti e sindacati, ma con la precisa richiesta di dimissioni del premier Berlusconi.
In piazza del Popolo a Roma decine di migliaia di persone si sono radunate sotto un palco rosa con lo slogan “tempo di esserci tutte e tutti, vogliamo un Paese che rispetti le donne”.
Ripetuto un grido rivolto al presidente del Consiglio: «Dimettiti».
L’attrice Isabella Ragonese ha dato il via alla manifestazione: «Sono una bambina, non ho fatto il femminismo, sono una precaria, sono una madre, sono una commessa, un’impiegata e oggi mi dimetto da tutto. Oggi 13 febbraio scendo in piazza» ha detto tra gli applausi.
Quindi è partito dal palco l’urlo delle donne indignate, dopo un minuto e mezzo di silenzio: «Se non ora quando?», e la piazza ha risposto «Adesso!». Presenti a Roma lo stato maggiore del Pd, ma segretario e parlamentari restano lontani dal palco, mischiati tra la folla.
La deputata di Fli Giulia Bongiorno ha parlato dal palco: «Non sono qui per criticare i festini hard, ma per farlo quando diventano sistema di selezione della classe dirigente – ha detto nel suo intervento, applauditissimo -.
Chi tace in questa situazione può diventare complice. Questa non è una piazza di moralisti, come ha detto qualcuno nei giorni scorsi, questo è un modo per sminuire la vostra presenza qui. Si ha paura di voi».
Una selva di fischi si leva quando dal palco viene citato Giuliano Ferrara. Molte le voci in difesa del presidente della Repubblica Napolitano.
La manifestazione romana si è chiusa con la “conta” («Siamo più di un milione nel mondo» ha detto l’attrice Angela Finocchiaro) e con l’intervento di Francesca Izzo, la docente universitaria stratega dell’iniziativa. «Da questa piazza non si torna indietro – ha detto -. Il prossimo appuntamento è per l’8 marzo e poi insieme ci impegniamo a costruire gli Stati Generali delle donne italiane, aperti anche agli uomini, che serviranno a far sentire la nostra voce».
C’è stata anche una deviazione imprevista. Numerose donne (oltre un migliaio) si sono staccate dalla manifestazione in piazza del Popolo ed è partito un corteo spontaneo che ha raggiunto Montecitorio: le manifestanti, urlando slogan contro il premier, hanno scavalcato le transenne e sono arrivate davanti alla porta della Camera.
A Milano l’appuntamento era in piazza Castello, dove si sono radunate 60mila manifestanti (secondo gli organizzatori) accomunati dalla sciarpa bianca, sotto una selva di ombrelli per la pioggia.
«Questo è un prologo» ha detto Antonio Di Pietro, che ha partecipato al raduno milanese, del referendum sul legittimo impedimento che lui chiede sia fissato il 19 maggio, cioè con il secondo turno delle amministrative.
Presenti anche Nichi Vendola, il candidato sindaco Giuliano Pisapia e la consigliera di zona del Pdl Sara Giudice, che ha raccolto le firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti.
Manifestazioni in tutta Italia
A Napoli sono scese in piazza 100mila persone: niente bandiere, solo un tricolore. Molte donne indossavano magliette bianche con la scritta “Mi riprendo il mio futuro”.
A Palermo diecimila manifestanti in piazza Verdi: presenti anche molti uomini e famiglie con bambini. «Senza rendercene conto – dicono alcune delle partecipanti – abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità  delle donne e delle istituzioni». I sardi hanno risposto con manifestazioni in una ventina di piazze all’appello del Comitato organizzatore “Se non ora quando”.
A Cagliari c’erano personalità  dello spettacolo, della cultura, del mondo cattolico, universitario, della politica, non solo del centrosinistra.
A Bari un corteo di 10mila persone ha sfilato per le strade, presenti anche migliaia di uomini; sugli striscioni “chi governa deve dare il buon esempio e non chiedere il legittimo impedimento”, “indisponibile”.
A Pescara piazza Sacro Cuore si è riempita come non accadeva da decenni; assenti i rappresentati del Comune, guidato da una giunta di centrodestra.
A Pesaro un migliaio di persone ha partecipato alla mobilitazione in piazza del Popolo: “siamo stufe di mantenere una classe dirigente venduta e comprata”, “vogliamo dignità “, “non sono una sua dipendente” si leggeva sugli striscioni.
Migliaia di persone anche in piazza dei Giudici a Firenze.
A Genova più di cinquemila persone si sono ritrovate in piazza Caricamento; presente il sindaco Marta Vincenzi.
Ha partecipato al corteo anche una delegazione   di “Destra di Popolo” con il nostro direttore.
A Torino piazza San Carlo era affollata come nelle storiche manifestazioni del Primo Maggio. «Siamo 100mila» dicono gli organizzatori.
A Trieste tremila persone hanno affollato piazza Unità  d’Italia.
Le donne italiane sono scese in piazza anche all’estero.
A Tokyo un gruppo di manifestanti ha protestato «contro il degrado della politica e della cultura».
Un migliaio di donne, ma anche tanti uomini e famiglie al completo, si è radunato a Bruxelles: sui cartelli “noi non siamo in vendita”, “ora, te ne devi andare ora”, “bandire Berlusconi dal Consiglio europeo”, “Silvio enjoy bunga bunga in jail”.
Più di 150 persone hanno partecipato al presidio davanti alla sede delle Nazioni Unite di Ginevra.
A Londra alcune centinaia di persone, molti gli uomini, si sono raggruppati sul marciapiede di Whitehall.
Durissimo l’intervento di Gianfranco Fini all’Assemblea Costituente di Futuro e Libertà  a Milano: «Basta considerare la donna in ragione della sua avvenenza e della disponibilità . Siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale».
«La dignità  delle donne deve riguardare tutti, destra, sinistra e anche noi uomini» ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
E la presidente del Partito Democratico Rosy Bindi, anche lei in piazza del Popolo: «Vogliamo porre al centro della nostra vita e della vita del Paese la parole dignità , dignità  della persona, della donna, della democrazia».

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FINI, SFIDA FINALE: “BERLUSCONI HA MASSACRATO I VALORI DELLA DESTRA, NESSUNO E’ AL DI SOPRA DELLA LEGGE”

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

“DIMETTITI E UN MINUTO DOPO MI DIMETTERO’ ANCHE IO, POI CI CONTEREMO ALLE ELEZIONI; LUI E’ PREMIER PERCHE’ HA PRESO I VOTI DI UOMINI E DONNE DI AN”…”IL PDL NON HA SENSO DELLE STATO E DELLE ISTITUZIONI”

«Non posso mettere insieme il ruolo politico e il ruolo di presidente della Camera. Oggi stesso mi autosospenderò da presidente di Fli, ma non ripetiamo errori del passato, serve una governance chiara del partito».
Così Gianfranco Fini dal palco, subito dopo essere stato acclamato primo presidente di Futuro e Libertà  dall’Assemblea costituente del partito.
Un durissimo attacco a Berlusconi nel suo intervento-fiume, concluso con una sfida: «Lancio questa sfida al presidente del Consiglio: sono pronto a dimettermi domani mattina se prende atto che se io sono presidente della Camera anche perchè ho preso i voti di Forza Italia, lui è premier anche perchè lo hanno votato tanti uomini e donne di An. Credo che faremmo entrambi una splendida figura nel momento in cui dicessimo “Ci si dimette”, per consentire agli italiani di esprimersi con il voto», ha aggiunto il presidente della Camera.
«Immagino già  i flash delle agenzie – ha proseguito Fini rivolgendosi alla platea -, ma state tranquilli: Berlusconi non lascerà  la sua poltrona. Troverà  sempre qualcuno “disponibile” per andare avanti. Questo è il suo intendimento».
«Grazie per la fiducia con cui mi avete voluto onorare», aveva ringraziato Fini dopo la standing ovation che ha accolto il suo arrivo sul palco.
«Nel corso di queste settimane ha preso corpo un piccolo miracolo e ha preso corpo in questa Assemblea Costituente».
«Questi pochi mesi di vita di Fli hanno segnato la storia politica italiana», ha aggiunto Fini.
«Questa assise ha dimostrato l’unicità  della nostra linea politica. La distinzione tra falchi e colombe era fittizia. È evidente che non c’è una diversità  di linea politica».
L’allusione di Fini era alle voci secondo cui alcuni senatori, capitanati da Pasquale Viespoli e da Adolfo Urso, avrebbero minacciato uno strappo perchè contrari alla nomina di Bocchino coordinatore unico e di Menia capogruppo alla Camera.
«Futuro e Libertà  non nasce per una scissione, non nasce per creare un gruppo chiuso, per ribellione al presidente del Consiglio nasce per coerenza al progetto del Popolo della Libertà  che avevamo contribuito a fondare. Nasce perchè il Pdl non era un partito liberale, era altro», ha detto ancora Fini.
«Bisogna nutrire un profondo rispetto per le istituzioni, avere un profondo rispetto per lo Stato».
«Bisogna avere rispetto per la Costituzione e per quel patriottismo italiano». Quindi ha cominciato la sua durissima critica a Berlusconi: «Essere di destra significa avere senso dello Stato e rispettare anche la prima parte della Costituzione, compreso l’articolo 3. La sovranità  popolare non significa impunità , non significa infischiarsene della Costituzione, non significa essere al di sopra della legge. Neanche se si è eletti con il 99% dei voti».
«Il Pdl – ha aggiunto poi Fini in un altro passaggio del suo intervento – non ha senso dello Stato e delle istituzioni. La cronaca di questi giorni ci dà  ragione quando dicevamo che dentro il Pdl il concetto di identità  nazionale non è solo sventolare il tricolore ma il senso di appartenere a una comune storia».
E ancora: «Il Pdl sta massacrando i valori della destra, li sta rendendo ridicoli, rischia di cancellarne la memoria per i prossimi dieci anni».
Un altro passaggio del discorso di Fini riguarda i rapporti tra politica e magistratura: «È sacrosanto dire “Si abbassino i toni, si evitino scontri”, ma se i ministri dicono che i primi che devono abbassare i toni sono i magistrati è evidente che c’è un approccio da parte di qualcuno nell’esecutivo che non può portare al raffreddamento del confronto. I magistrati indagano, se sbagliano pagano, al pari dei cittadini, ma la politica non può attaccare frontalmente la magistratura».
E ancora: «Noi non ci siamo messi di traverso alla riforma della giustizia, ma a una riforma finalizzata a garantire posizione personali e non certo a migliorare la giustizia in Italia».
“Nessuna impunità , Italia zimbello dell’Occidente”
Sul «caso Ruby», Fini ha detto: «È motivo di dolore per tutti gli elettori che si identificano anche all’estero con il centrodestra, ed è anche motivo di imbarazzo per molti dirigenti del Pdl, visto che siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale per comportamenti che nulla hanno a che vedere con le dinamiche politiche».
«Basta considerare la donna in ragione della sua avvenenza, disponibilità », ha aggiunti Fini.
Per il presidente della Camera è necessario anche proporre ai giovani «una sogno, una bandiera ideale» perchè «ai nostri figli non si può far balenare l’idea che c’è sempre una scorciatoia per arrivare al successo, e che il valore più importante è il denaro».
Fini ha poi delineato la futura strategia del suo partito.
«Berlusconi ha la sua maggioranza, è in grado di andare avanti, dobbiamo prendere atto della sconfitta del 14 dicembre. Non è attendendo l’esito dei processi che si supera Berlusconi o lo si archivia, ma agendo nella società  italiana», ha detto.
«No ad ulteriori scontri in Parlamento, noi dobbiamo stare dentro la società », ha aggiunto.
«Si sta affacciando l’idea non di un terzo polo, ma di una forza che abbia una forte volontà  riformista e consideri la società  moderata il suo interlocutore naturale. Non il terzo polo, ma il polo degli italiani o della nazione, che ambisca a costruire un bipolarismo degno di tale nome. Ovunque bipolarismo è il confronto fra i moderati che mette a margine gli estremi, mentre in Italia è il confronto fra gli estremisti che emargina la maggioranza moderata. Il terzo polo non è la politica dei due forni, non è lucrare il massimo degli interessi – ha aggiunto – ma è costruire una casa comune per chi non vuole l’asse Berlusconi-Lega o Di Pietro-Vendola».
In conclusione, ecco il progetto esposto da Fini: «Impegniamo i prossimi mesi per la riforma parlamentare che porti alla nascita della Camera delle regioni o Senato federale che dir si voglia. Naturalmente dopo aver cambiato la struttura del Parlamento nell’agenda deve cambiare anche la legge elettorale».
E poi «è ipotizzabile andare a votare nella primavera dell’anno prossimo, in modo da prefigurare una via d’uscita concordata. Andiamo a votare consegnare agli italiani una nuova Italia».
«Viva Futuro e libertà , viva l’Italia» le ultime parole di Fini, a conclusione di un’ora e mezza di intervento. I 5.000 presenti si sono alzati per tributargli una seconda ovazione.
Brevissimo «intermezzo» durante la prima parte del discorso di Fini: un uomo con un completo color verde pisello (lo stesso che sabato aveva fatto irruzione alla convention del Pd con Bersani e Pisapia, sempre a Milano) è improvvisamente comparso sul palco, alle spalle del presidente della Camera, ma è stato immediatamente circondato dagli uomini della sicurezza e portato all’esterno della strutture fieristica che ospita il congresso.
Il tutto è durato qualche secondo. «Nessun problema – ha detto Fini dal palco -. Se voleva manifestare il suo affetto non ci sono problemi, se voleva invece manifestare dissenso, non ci fa paura. Chiedo solo agli addetti alla sicurezza di non maltrattarlo più di tanto».

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LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA: E’ FESTA, ANZI NO, FORSE SI’

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

UN GOVERNO ALLO SBANDO TRA RICATTI LEGHISTI, TIMORI DEL PDL, INTERESSI ECONOMICI E MANCANZA DI DIGNITA’… IN ALTRI PAESI IL PROBLEMA NON SI SAREBBE MAI POSTO, SOLO IN ITALIA ESISTE UNA DESTRA VIGLIACCA CHE HA PAURA DEL TRICOLORE E SI VERGOGNA DEI VALORI CHE DOVREBBE RAPPRESENTARE

Nel generale “cupio dissolvi” in cui sprofonda la nazione, ci mancava solo una bella polemica sulla festa dell’Unità  d’Italia.
Lo scontro interno al governo è paradossale.
C’è stata una decisione ufficiale, presa in Consiglio dei Ministri un mese fa. Il 17 marzo è festa, la nazione commemora il suo centocinquantenario.
Ben fatto, per un esecutivo irresoluto, occupato solo a risolvere i guai giudiziari del premier e ad esaudire le pretese federaliste della Lega.
Poi è bastata una presa di posizione discutibile del presidente degli industriali Emma Marcegaglia, che si lamenta perchè in Italia si lavora poco e propone di commemorare l’unità  nazionale lavorando, e il centrodestra è andato in totale confusione.
La festa ora è “sospesa”.
Ogni decisione “rinviata al prossimo Consiglio dei Ministri”.
Ancora una volta, è il Carroccio a cavalcare a fini propagandistici l’oblìo identitario del Paese.
Prima Calderoli, poi Bossi: tutti d’accordo con la Confindustria, che stavolta non rappresenta “i soliti Poteri Forti”, ma da voce ai “tartassati imprenditori del Nord”.
“C’è la crisi, assurdo fermare il Paese per la festa del 150esimo”, titolava la “Padania”.
Un titolo che nasconde una notizia e una stupidaggine.
La notizia è che “c’è la crisi”: detto dal partito che insieme al Pdl tiene in piedi una maggioranza moribonda non è male, soprattutto perchè contraddice la bugiarda ma finora incrollabile certezza berlusconiana, che vuole l’Italia già  da un pezzo “fuori dalla crisi”.
Invece, secondo le camicie verdi di Via Bellerio, ci siamo ancora dentro fino al collo.
Bel cortocircuito, per la coalizione forzaleghista.
La stupidaggine è che la festa del 17 marzo “ferma il Paese”.
Secondo i calcoli fatti a spanne dalla Marcegaglia, farebbe perdere almeno 2 miliardi di euro al sistema produttivo.
“Non ce lo possiamo permettere”, è il mantra di cui adesso si appropria anche la Lega.
Come se fosse questo il vero problema della “crescita zero” italiana.
Come se il drammatico gap che ci differenzia dai nostri partener europei, sul fronte del prodotto interno lordo e della produttività , si potesse risolvere lavorando un giorno di più all’anno, e non lavorando meglio nei rimanenti trecentosessantaquattro.
La lettura “economicista” della celebrazione del centocinquantenario si può capire in chiave confindustriale.
Si capisce molto meno in chiave leghista.
O meglio: si capisce anche in questo caso, ma solo se ci si sposta dall’esegesi economica a quella politica.
Per i padani questa è solo un’occasione, l’ennesima, per raffreddare, boicottare o sabotare i festeggiamenti per l’Unità  d’Italia.
Che la Lega ci provi, purtroppo, è un fatto ormai normale, in questa Repubblica “preterintenzionale” nella quale ci ha ormai precipitato il quasi Ventennio Berlusconiano.
Quello che è grave è che, ancora una volta, la becera strumentalizzazione leghista trovi sponde nel governo, nella maggioranza, e persino tra le parti sociali.
Questo Paese ha già  fatto strame della sua memoria.
È penoso che non sia neanche più capace di onorare la sua storia.

Massimo Giannini
(da “Polis“)

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BOCCHINO PRONTO A DIVENTARE SEGRETARIO DI FUTURO E LIBERTA’: “SIAMO DI DESTRA”

Febbraio 12th, 2011 Riccardo Fucile

SI PROFILA UN COMPROMESSO TRA FALCHI E COLOMBE, TRA GLI ANTI-BERLUSCONES E GLI A-BERLUSCONES… MA ORMAI IL NUMERO DUE E’ IL “POLITICO” ITALO, PIU’ FALCO CHE MODERATO…CRESCE L’ATTESA PER L’INTERVENTO DI DOMANI DI FINI

Destra, destra e ancora destra.
Italo Bocchino scandisce questa parola, mentre in sala lo danno già  come segretario.
Lui, il falco che ama apparire e a molti colleghi di partito non va giù, lascerebbe il posto da capogruppo a Roberto Menia.
Ma già  adesso è Bocchino a parlare con i giornalisti, a dettare la linea, a chiudere con l’idea del Cln, a dire “non c’è alcuna emergenza democratica, quindi nessun patto con la sinistra. Noi siamo qui per costruire una destra alternativa a quella di Berlusconi”.
Esattamente la linea espressa subito dopo da Gianfranco Fini: “La nostra casa è il Ppe”.
Destra, quindi.
C’è chi lo dice, chi lo afferma, chi lo rivendica, chi lo rispolvera, chi lo sogghigna.
Una sorta di mantra forzato, utile a purificare il corpo dalle tossine centro-sinistre e liberare la mente per ritrovare quel minimo comun denominatore ancora assente dentro Futuro e libertà .
Questa l’aria che si respira a Milano, nella prima delle tre giornate dedicate a lanciare, definitivamente, la creatura politica voluta da Gianfranco Fini dopo la rottura con Silvio Berlusconi del luglio scorso.
Eppure non tutti ne sono convinti.
L’obiettivo sembra quello di superare l’annoso divario tra falchi e colombe, tra chi farebbe di tutto per buttare giù il Caimano e chi non intende andare troppo oltre.
Da una parte i Granata e i Briguglio, dall’altra i Consolo e i Saia.
Così divisi, così uniti in apparenza.
E basta girare per il padiglione per capire e vedere che non tutto va liscio, che Bastia Umbra è lontana, che manca l’enfasi del “ci siamo, a prescindere”, l’entusiasmo della novità .
Luca Barbareschi si fa vedere ai margini, quasi da reietto, non si avvicina al palco e il discorso di apertura non è più affidato alle sue corde di attore e alla sua capacità  di commuoversi al momento giusto.
Chi lo declama, questa volta, è una ragazza della base.
Luca Bellotti si aggira tra le sedie con l’aria sconsolata, si aspettava più militanti, è evidente, rispetto alle duemila presenze, mentre Enzo Raisi sorride, fa gli onori di casa e lascia intendere grandi sorprese per la seconda giornata.
Si parla di ospiti a sorpresa, di grido, circolano i nomi di Fiorello, si parla di una telefonata ad Adriano Celentano…
Destra, dunque. Parola santa per Donato Lamorte, storico missino, di acclarata fede fascista, terrorizzato da un sguardo che va oltre l’Udc: “Noi e il Pd…?. Sarebbe un incesto…!.”
E sorride. “Sulla manifestazione delle donne di domani…?, continua. Non sono d’accordo”. Già , eppure Flavia Perina è tra le organizzatrici: “Lo rivendico eccome, replica il direttore del Secolo, è ora che ci facciamo sentire…!”.
Distanze siderali.
Poi c’è Granata. Parla con i giornalisti e snocciola un dato: “Secondo un sondaggio, il 40% dei nostri elettori è di sinistra”. Il problema è spiegarlo al sessanta di destra…
Eppure uno dei pochi assembramenti festosi è dedicato a Gad Lerner, un personaggio che ha poco a che fare con il background finiano: sono pacche sulle spalle, autografi, foto. Ha dato del maleducato al Caimano e per questo è un eroe.
Quindi chiude la serata Gianfranco Vissani, altra (ex…?) icona del centrosinistra con una cena da 20 euro per mille paganti.
Anche per lui applausi.
In questo caso solo culinari, per cena la politica è rimasta fuori dalla porta. Insieme a tutte le sue contraddizioni, in attesa di domani, quando tutti si aspettano di capire da Gianfranco Fini quale strada percorrere e con chi…

Alessandro Ferrucci e Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: destra, Fini, Futuro e Libertà, governo, Politica, radici e valori | Commenta »

PARTITINO? NO PRIMO POLO: AL VIA, A MILANO, LA COSTITUENTE DI FUTURO E LIBERTA’

Febbraio 11th, 2011 Riccardo Fucile

DA OGGI A DOMENICA, FINI E’ CHIAMATO A DEFINIRE L’IDENTITA’ DEL MOVIMENTO DAVANTI A DIECIMILA PERSONE AFFLUITE DA TUTTA ITALIA

In uno scenario che Carmelo Briguglio definisce «estremo, di tipo egiziano», da «vigilia di emergenza democratica e costituzionale», si apre oggi a Milano – al Padiglione 18 della Fiera di Rho-Pero – l’Assemblea Costituente di Fli.
Tre giorni, da oggi a domenica, quando Fini parlerà  come presidente eletto per acclamazione ma autosospeso per rispetto alla carica istituzionale, per comunicare a un mondo politico in cui la parola più spesa è «eversione» quale sia il progetto di Futuro e libertà , quali le scelte strategiche, di alleanze, di linea per l’immediato e per il futuro.
Parole necessarie, che tanti osservatori chiedono a Fini, che gli intellettuali d’area come il critico Campi (che dovrebbe partecipare all’assemblea) e la sferzante Ventura pretendono, per rendere chiaro se Fli sarà  solo «un partitino» perso nella galassia dei tanti che non hanno fatto la storia, o in nuce il motore di «un nuovo centrodestra, ancorato al Ppe, alternativo alla sinistra come al vascello familistico e arroccato di Berlusconi», come dice Adolfo Urso, che con la sua relazione aprirà  le assise.
E la novità  è che su questa posizione, sulla scelta di costruire un partito che «per l’immediato» si presenterà  alle elezioni amministrative assieme a Udc e Api, ma che per il futuro si pone l’obiettivo di diventare il «primo polo» del centrodestra, attrattivo per i «sedici milioni di italiani» che hanno scelto la coalizione al governo e per tutti gli altri scontenti e delusi da questa politica, sembrano convergere tutte le anime della creatura finiana.
Certo, nel dibattito che occuperà  l’intera giornata di domani, si ascolteranno toni diversi.
Come la posizione fermissima di Andrea Ronchi per un ancoraggio senza tentennamenti a un centrodestra «che si ispira al Ppe», come quella più antiberlusconiana di un Briguglio o di un Fabio Granata che pure annuncia che nascerà  una destra «repubblicana, costituzionale, legalitaria, per andare oltre il crepuscolo triste e decadente del berlusconismo».
Ma anche un «falco» come Italo Bocchino, rispetto all’ipotesi che da Milano venga rilanciata la necessità  di un’alleanza repubblicana che vada da Fli al Pd per battere Berlusconi, è netto: «Basta con questa propaganda berlusconiana. Noi siamo un partito di destra che ha come ambizione quella di battere la sinistra».
Se poi ci fosse davvero l’«emergenza democratica» che tanti paventano, chiaro che tutto «sarebbe possibile», ammettono in Fli.
Ma non è questo il tema dell’oggi.
Oggi, a Fini preme delineare le sfide di un partito che guarda al 2020 al grido di «la ricreazione è finita, basta con il circo mediatico».
Lo farà  davanti a una platea imponente – sono attesi 10.000 partecipanti -, da un palco di 50 metri dietro il quale svetterà  una collina ricoperta da un prato vero (che sarà  poi donato a una scuola di rugby del Milanese), da un megaschermo ipermoderno che fa da simbolo al «primo partito della terza repubblica», quella di Internet, delle iscrizioni telematiche (oltre centomila), della partecipazione diretta (20 mila i costituenti collegati online) con diritto di voto a portata di pc e un’agorà  informatica che ambisce ad essere la «wiki-politics» della politica italiana.

Paola Di Caro
(da “Il Corriere della Sera“)

argomento: destra, economia, elezioni, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Politica, radici e valori | Commenta »

“BERLUSCONI E’ UN FUORILEGGE”, “IL VOTO A BERLUSCONI E’ IL VOTO PIU’ INUTILE CHE LE DONNE POSSANO DARE”, “DOBBIAMO DARE A CHI VIENE IN ITALIA UN LAVORO, UNA CASA E ASSICURARE IL BENESSERE”

Febbraio 10th, 2011 Riccardo Fucile

INDOVINATE CHI SONO I TRE POLITICI CHE HANNO ESPRESSO LE TRE OPINIONI INDICATE… LA SOLUZIONE LA POTETE LEGGERE QUA SOTTO, MA PRIMA SEDETEVI

Berlusconi è un fuorilegge.
L’unica risposta è in sede penale e soprattutto civile.
L’ultima sconcertante esibizione sui sondaggi falsi, al Tg1, denota uno straordinario sprezzo delle regole.

Francesco Storace, 11 aprile 2008

Silvio Berlusconi non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno.
Ha detto a quella ragazza precaria di sposare un miliardario: non è questa la soluzione del precariato.
Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare…

Daniela Santanchè, Corriere della Sera, 26 marzo 2008

“Il nostro paese ha il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con totale apertura di cuore, e di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità  di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e la possibilità  di un benessere che significa anche la salute…”.
Silvio Berlusconi in una recente dichiarazione alla Tv tunisina

E’ questa la coerenza di certi personaggi che ci governano?
E’ questa la dirittura morale di chi poi ha il coraggio di parlare di “teatrino della politica”?
E’ questa la sedicente destra che accusa gli altri di aver tradito i “sacri ideali”?
E’ questa la destra del futuro o non piuttosto una sedicente destra cialtrona che si vende al miglior offerente?

argomento: destra, Politica, radici e valori | 1 Commento »

“LE PROSSIME ELEZIONI? UN REFERENDUM CONTRO BERLUSCONI AL COLLE”

Febbraio 10th, 2011 Riccardo Fucile

INTERVISTA A FILIPPO ROSSI DI FAREFUTURO WEB: “IN TRINCEA CONTRO QUESTA IPOTESI, ANCHE CON BERSANI”…”LA PROSTITUZIONE PIU’ GRAVE CUI STIAMO ASSISTENDO E’ QUELLA INTELLETTUALE”…”NEL 1945 PER RIMETTERE INSIEME L’ITALIA SI UNIRONO NELLO SFORZO MONARCHICI E STALINISTI”

Intellettuali in subbuglio dentro Futuro e libertà ?

Filippo Rossi prende un respiro lungo, mi guarda: “Senti, tutte le obiezioni sono interessanti, e io voglio che restino dentro tutti, ma, detto questo, il futuro del paese, la battaglia più importante della politica italiana, non si decide per un nome in più o in meno”.
Vado a intervistare il direttore di FareFuturo web magazine, per puro caso, nel giorno in cui esce il libro del suo gemello Luciano Lanna (l’ultimo nuovo manifesto intellettuale del “finismo”) e in cui Sofia Ventura e Alessandro Campi lanciano segnali di grande dissenso con la linea del leader: “Bisogna dire più cose di destra”, attacca la politologa, “Bisogna avere una linea chiara, senza tentennamenti” dice lui.
Iniziamo da una domanda scomoda, togliamoci il dente…
Cioè?
Per Fli sono i vagiti di una nascita o i sussulti di un terremoto mortale?
Certo, noi giornalisti viviamo in un circo virtuale che a volte può stupire.
Mi stai criticando in modo molto elegante?
Non ce l’ho solo con te: ma Fli inizia il suo congresso fondativo venerdì, mi pare presto per stilare il certificato di morte!
Se l’uomo che si vantava di aver trovato il nome del partito forse va via…
Parli di Barbareschi? Non so se se ne sia andato. So che – lo dico con il massimo rispetto – il progetto di questo movimento non nasce o muore se lui c’è o meno.
Vi stanno spolpando deputato per deputato, lo neghi?
No, anzi. È dall’estate scorsa che ogni giorno veniamo colpiti dai tentativi di corruzione o da quella che giustamente Saviano chiama la fabbrica del fango…
Ci siete abituati, intendi?
Non ci si abitua mai. Ma sappiamo che si deve sopravvivere.
Al vostro ex alleato…
Lo so che su questo i blogger de Il Fatto mi sparano addosso. Bè, non ho motivi di negare che qualcuno, Montanelli, si accorse dove andava Berlusconi nel 1994. Io me ne sono accorto molto tardi. E l’ho scritto.
Quando?
Per tutti c’è un momento di non ritorno: per me è stato quando la sera di Eluana Englaro qualcuno ha detto: ‘Assassino’ al papà  di Eluana. Lì ho capito che per ideologia politica si poteva pensare di fare qualsiasi cosa.
Non siete ancora nati, già  dovete dimostrare di esser vivi.
Guarda ribalto questo assunto. Nell’ultimo voto senza il Pdl, nel 2006, Forza Italia era al 23.6. È Berlusconi che deve dimostrare di essere ancora lì.
Per te non c’è più?
Per me sono sotto.
La Ventura era la tua musa. Credi a quel che dice?
Io vedo il dramma degli orfani del bipolarismo. Per i politologi è un vero problema…
Per te no?
Per nulla. Il prossimo voto è, al di là  delle politiche, un referendum: decide se Berlusconi sarà  o meno il prossimo presidente della Repubblica.
Dici?
È matematico. È questa la battaglia, la trincea. Che dovrei fare per accontentare Sofia? Due dichiarazioni al dì contro Bersani?
Se siete di destra…
Nel 1945, per rimettere in piedi l’Italia si misero insieme i monarchici e gli stalinisti: c’è meno distanza fra me e Bersani, a occhio e croce.
Tu sei per il “Ttb”, “tutti contro Berlusconi”?
Questa è una decisione che spetta ai politici, io non lo sono. Però è una eventualità  da prendere in considerazione.
Ma esiste davvero una destra anti-berlusconiana?
Io ricevo ogni giorno decine di mail di gente di destra che chiede a Fli di chiudere la decadenza del Cavaliere. I sondaggi dicono la stessa cosa.
Siete al 4% o all’8%?
Non mi interessa dare numeri. Vedi, credo che Fli abbia una funzione storica: di ridare dignità  all’idea di destra, che in Italia è stata infangata da Berlusconi… Cosa c’è di più patriottico?
E quindi?
Su questo si decide se Futuro e libertà  ha un ruolo.
Si dice: Fini è stato troppo estremista.
Invece io lo ringrazio per il coraggio che ha avuto.
Altri dicono: è stato troppo prudente.
È facile giudicare le scelte sbagliate a battaglia persa. Gli errori non si possono negare. Ma con quello che sappiamo oggi dico: meno male che quella battaglia è stata fatta.
Attacchi il Cavaliere da posizioni moralistiche?
Non lo sono mai stato, quindi non posso. Non posso non combattere la prostituzione che sta producendo.
Le ragazze dell’Olgettina…
No, guarda: per me è più grave la prostituzione intellettuale di chi ha stipendi e seggi.
Cosa pensi delle veline?
Mi colpiscono due cose che molti non hanno sottolineato. La prima: sono tutte famiglie povere. E poi: la disperata ambizione di alcune di loro.
Cioè?
Ci sono famiglie a cui puoi cambiare vita: tua madre vuole la casa, tuo padre vuole i soldi… Quanti di noi avrebbero detto: mi vendo per chi amo?
Ma il potere non ha sempre questo potere…
Dici? Io penso che questa è la miscela del berlusconismo: può cambiare le vite, può comprare tutto, somma i poteri di Stato, della tv e di azienda, unico pacchetto chiavi in mano.
Esempio?
Cosa dovrebbe rispondere una minorenne sottoproletaria che si sogna velina ed è chiamata dal premier?
Non oso rispondere…
No, lo voglio dire bene: è questo il vero potere corruttivo di Berlusconi. In questo è davvero maestro. Il grande corruttore.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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