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L’INCREDIBILE INTERVISTA A LUCA BELLOTTI, DEPUTATO FINIANO RITORNATO NEL PDL: “GLI ATTACCHI AL PDL? SCHERZAVO, FACEVO SOLO DEL CABARET”

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX FUTURISTA APPENA TORNATO A CORTE: “DICEVO CAZZATE, TANTO PER DIRE”…”SOLO CHI NON CONOSCE LA POLITICA NON SA A QUALI PROVE SI VA INCONTRO, A QUALI COMPROMESSI”…”LA POLITICA ESALTA I PEGGIORI SENTIMENTI E LE UMANE DEBOLEZZE”… “AD UN QUARTO MANDATO CI TENGO…”

“Era cabaret”
Dalla bocca di Luca Bellotti, uno degli ultimi fuggitivi da casa Fini, le parole antiberlusconiane sgusciavano come anguille.
C’era anche del sarcasmo.
Noi non prendiamo ordini da Capezzone. E fortunatamente nemmeno da Cicchitto!.
C’era anche dell’ironia in quelle mie parole. Comunque mi avevano consigliato di andare in vacanza, sparire per quindici giorni.
Ma lei è fiero e mostra il petto
Si fanno cazzate, si dicono cazzate. Vai sul palco, ti lasci prendere dall’emozione.
Ha tirato fuori il Vangelo e San Luca, ha sterminato con una gragnuola di colpi la Santanchè.
Poi con lei mi sono chiarito. Daniela è un’amica, dai!.
Si è scaraventato contro Gasparri e La Russa, leader di una destra di carta.
Ah no, qui confermo.
Gianfranco, fai come Mosè e portaci fuori dalle acque!
Ci sta che mi si dica che il mio appare adesso un intervento da cabaret.
Ieri l’altro si è consegnato a Berlusconi, condotto per la collottola da Verdini.
Però al presidente ho detto che comunque mi tengo un po’ distante. Lui è del Milan, io delI’Inter. E non solo calcisticamente.
Era stretto stretto a Fini.
Gli voglio un gran bene ancora (porca troia, porca troia, porca troia).
Sembra totalmente contrito.
Ho praticamente realizzato la grande kermesse di Mirabello, quando in estate si iniziò il cammino con Fli. Ho corso per l’Italia a fare circoli, propaganda. Mi sono battuto, e sono finito stremato.
Il suo entusiasmo era veramente impareggiabile.
Invece i dubbi mi rodevano. Mica avevo fatto tutto quello per Bocchino e Briguglio? Io avevo aperto il cuore a Gianfranco Fini (che resta ancora il mio leader ma in senso più spirituale e spero di ritrovare un giorno, chissà …).
“Non passerò mai di là “. L’ha detto due giorni prima di trasferirsi ad Arcore.
Solo chi non conosce la politica non sa a quali prove va incontro, quale stress, quali compromessi.
Tre legislature. Verdini le ha garantito la quarta?
Dire che non penso alla quarta è una bugia. La politica esalta i peggiori sentimenti, le umane debolezze
Verdini cura le debolezze, per l’appunto.
In effetti mi seguiva da tempo.
La monitorava.
Si è comportato da signore
Su di lei Fini contava moltissimo.
Non me lo dica che mi sento male (porca troia, porca troia, porca troia).
Ormai il passo è compiuto.
Sono innamorato di Fini.
Adesso qualcuno potrebbe pensare: Bellotti è serio o fa cabaret?
Comprendo anche questo punto di vista
Ha comunque un grande senso della posizione in campo.
Non per niente sono il bomber della squadra di calcio dei parlamentari. Simpaticissimo.
Dai, ci vediamo alla buvette.

Antonello Caporale
(da “La Repubblica“)

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FUTURO E LIBERTA’, L’ULTIMO SCONTRO, MA SEI SENATORI RIMANGONO CON FINI

Febbraio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

NON RIESCE AI BERLUSCONES L’OPERAZIONE AZZERAMENTO DEL GRUPPO: SE NE VANNO SOLO VIESPOLI E SAIA… ORA SI CREERA’ UN GRUPPO DEL TERZO POLO CON UNA VENTINA DI SENATORI

Si rompe il giocattolo Fli al Senato.
Ma Fini riesce a stoppare il temuto esodo.
A Palazzo Madama, dopo Pontone e Menardi, lasciano altri due dei dieci parlamentari che componevano il gruppo: Viespoli e Saia.
In sei, dunque, restano, Baldassarri in testa.
Mentre a Montecitorio rimangono in bilico, Urso e Scalia, in stand-by l’ex ministro Ronchi (e la compagna Cosenza).
A fine giornata, al quartier generale di Gianfranco Fini si tira un sospiro di sollievo. Ma è stata un’altra giornata campale.
Nel tentativo, in parte riuscito, di fermare l’emorragia verso il Pdl.
Giornata cominciata con la fuoriuscita di Barbareschi e Rossi, ufficializzata in aula dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi.
L’attore approda al misto, il deputato piemontese torna al Pdl.
Uscite già  annunciate, ma sufficienti a portare l’asticella della maggioranza a 321.
Ore di operazioni concitate, al gran bazar Transatlantico.
Ad apertura di seduta, lo stesso Lupi annuncia che sei deputati Pdl passano al gruppo dei “Responsabili” (Lehner, Mottola, Orsini, Soglia, Stasi e Taddei), in modo da garantire quota 28.
Sufficiente alla maggioranza per riequilibrare le commissioni in bilico a Montecitorio.
Fli, nel frattempo, riunisce i suoi coordinatori regionali. Vertice tesissimo, non tutti condividono la svolta del congresso. Non si presentano il coordinatore siciliano, il deputato Scalia, e i senatori Baldassarri (Marche) e Saia (Veneto). Presagio di altre fughe.
Anche perchè dal Pdl il pressing è incessante, soprattutto su Urso e Scalia. Ronchi nega di fare da pontiere per il ritorno in blocco dei dissidenti al Pdl. Bocchino incontra Urso, su mandato di Fini e ne esce fiducioso: «Adolfo è un’energia positivissima per il nostro partito».
Sta di fatto che nel pomeriggio, in aula, Urso e Scalia vanno a sedere tra i banchi di Fli.
Mentre Patarino, altro considerato in ambasce, ripete di non aver «alcuna intenzione di lasciare Fli».
Bocchino è tranchant: «Ci spiace per gli addii, ma non mercanteggiamo». Briguglio rincara: «Quando i regimi sono alla fine ricorrono ai mercenari, Berlusconi come Gheddafi».
La notizia dell’ingresso dell’ex finiano Luca Bellotti con Denis Verdini a Palazzo Grazioli non fa in tempo ad arrivare alla Camera che Fabio Granata sbotta: «È in corso la più grande operazione di corruzione parlamentare della storia».
Ma è il lungo conclave degli otto reduci senatori Fli a monopolizzare le attenzioni, nel pomeriggio.
Al termine delle 4 ore, l’ormai ex capogruppo Viespoli notifica lo scioglimento: «Sono venute meno le prospettive politiche».
E non smentisce i contatti con Miccichè (Forza del Sud). Saia è già  con un piede nel Pdl e il suo collega Butti, a Palazzo Madama, lo saluta così: «Betornato, abbiamo appena ucciso il vitello grasso».
Nella riunione la spaccatura è stata netta.
I sei finiani rimasti fedeli, al termine si ritrovano sul documento di Mario Baldassarri, di critica ai vertici ma di no alla scissione (pur ribadendo «mai con la sinistra»).
Con lui, Germontani, Valditara, De Angelis, Digilio e (pur con qualche titubanza) Contini.
Succede di tutto, in poche ore.
Al “Secolo d’Italia” si insedia il nuovo cda targato La Russa, Matteoli, Alemanno.
Duecento militanti di Fli manifestano davanti alla sede e la occupano.
I cinque consiglieri scorrono i conti del quotidiano finiano, non trovano nulla da imputare al direttore Perina e all’ex ad Enzo Raisi. Solo il disavanzo conclamato di 500 mila euro, circa (ma ridotto da 2,5 milioni).
Un buontempone li chiude a chiave nella stanza. Usciranno con l’aiuto di un fabbro.
Perina: «Dimissioni? Mai, se vogliono, mi caccino, sto andando a impaginare, come sempre. Ho incontrato il cda per chiedere garanzie per i 40 lavoratori, non mi hanno risposto». E il deputato Menia: «Vogliono chiudere una voce libera come in un regime».
La partita resta aperta.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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FRATTINI HA BOMBARDATO L’IRAQ, MA GUAI A TOCCARGLI GHEDDAFI, UN MERCENARIO AFRICANO ASSOLDATO DA GHEDDAFI CONFESSA: “ABBIAMO L’ORDINE DI SPARARE SULLA FOLLA”

Febbraio 21st, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO ITALIANO SI SCHIERA COL BOIA GHEDDAFI: “L’EUROPA NON ESPORTI LA DEMOCRAZIA”…. IN IRAQ E IN AFGHANISTAN ANDAVA BENE BOMBARDARE LA POPOLAZIONE CIVILE, ORA PER SPORCHI INTERESSI ECONOMICI E RAZZISTI FRATTINI DIFENDE CHI HA IMPICCATO CENTINAIA DI STUDENTI: E’ LA DEMOCRAZIA DEL BUNGA BUNGA?

Il video gira su You Tube.
Un mercenario, assoldato in Ciad da Gheddafi, è catturato dalla folla a Bengasi e ammette: «Ci ordinano di sparare sulla folla».
Ma mentre Francia e Germania assumono una posizione fortemente critica nei confronti del regime libico, il governo italiano “non interferisce” e diffida addirittura l’Europa dall’imporre il proprio modello a Tripoli.
“L’Europa non deve esportare la democrazia”.
Ne è convinto il ministro degli Esteri Franco Frattini che, a margine della riunione dei capi delle diplomazie europee a Bruxelles, è intervenuto sulla situazione libica.
Una dichiarazione lontanissima dalle posizioni espresse dai leader degli altri paesi europei, soprattutto alla luce del fatto che le forze armate italiane sono state mandate a “esportare la democrazia” in Iraq (per ben due volte) e in Afghanistan.
Una presa di posizione da vigliacchie complici degli eccidi.
La linea del titolare della Farnesina sulla pesantissima crisi politica e sociale in Libia è quindi quella della non interferenza: “Noi vogliamo sostenere il processo democratico — continua il ministro — ma non dobbiamo dire ‘questo è il nostro modello europeo, prendetelo’. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership”.
Una posizione che stona con quanto espresso dai titolari della diplomazia di tutti i paesi europei e degli Stati Uniti.
Solo per fare qualche esempio la Germania, per voce del ministro degli Affari europei Werner Hoyer, si è detta “preoccupata e indignata” per “la violenza impiegata dalle autorità  dello Stato in Libia e in altri stati” del Nord Africa.
Una posizione condivisa anche dalla Francia che con il ministro per le Politiche europee, Laurent Wauquiez, ha condannato l’uso della forza in Libia, definendolo “totalmente sproporzionato” e aggiungendo che i morti negli scontri fra dimostranti e polizia sono “assolutamente inaccettabili”.
Insomma, ancora una volta la diplomazia italiana non perde l’occasione di fare brutta figura davanti al mondo.
Quella che sembrava solo un’infelice battuta di Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi aveva dichiarato “non voglio disturbare Gheddafi”, in realtà  era una linea programmatica.
Che poi per Frattini Muammar Gheddafi sia un modello di democrazia è cosa nota da tempo.
In un’intervista concessa a Claudio Caprara del Corriere della Sera il 17 gennaio 2011 e pubblicata sul sito del Mae (ministero degli Affari esteri) il capo della diplomazia italiana definisce il rais un modello di dialogo con le popolazioni locali per un paese arabo.
Nonostante la comunità  internazionale condanni senza se e senza ma la violenta repressione in atto in Libia, il governo italiano sembra più preoccupato ad assecondare gli avvertimenti di Gheddafi sulle possibili ripercussioni sulle ondate migratorie provenienti dalla sponda sul del Mediterraneo.
A tale riguardo, l’Unione europea ha riferito di aver ricevuto vere e proprie “minacce” arrivate da Tripoli che avrebbe convocato l’ambasciatore ungherese (paese presidente di turno dell’Ue), per riferire che il Paese non è più disposto a collaborare sul fronte dell’immigrazione se l’Europa continuerà  a sostenere i manifestanti.
Minacce simili, ha sempre riferito l’ambasciatore, sarebbero arrivate anche ad altre rappresentanze Ue in Libia.
Le dichiarazioni di Frattini hanno provocato un vespaio di polemiche fra i banchi dell’opposizione. ”.
Le opposizioni chiedono a Frattini di venire in aula a riferire e ad “assumersi la responsabilità  del patto d’acciaio stretto per assecondare e proteggere Gheddafi” .
Sulle strette relazioni che legano la leadership libica con il nostro paese è intervenuto anche Enrico Jacchia, responsabile del Centro di Studi Strategici, che in una nota mette in guardia il presidente del Consiglio dall’accogliere e ospitare in Italia il colonnello Gheddafi.
“Se noi lo ospitassimo ci metteremmo in una situazione impossibile con il resto del mondo. Ma le alternative per Gheddafi sono poche”.
Secondo lo studioso di strategia e difesa è molto probabile che il rais, nel caso sopravviva e riesca a scappare da Tripoli, chieda asilo a Roma proprio in virtù dello stretto rapporto che lo lega con Berlusconi.
E un’eventuale decisione del premier di accoglierlo “ci metterebbe in una situazione impossibile con il resto del mondo”, dice Jacchia.
Ecco perchè secondo lui dovrebbe essere convocata una sessione di emergenza del Parlamento o almeno della commissione Esteri.
Questo governo fantoccio affaristico- razzista ha oggi svelato il suo vero volto: ma che destra, sono solo degli ignobili servi di un assassino che paga persino dei mercenari per massacrare il suo popolo.
La destra vera sta col popolo libico, non con Gheddafi e i suoi servi italiani.

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LA CANZONE DI ROBERTO VECCHIONI: UNA BANDIERA PER UNA DESTRA SOCIALE, POPOLARE E VALORIALE

Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile

“CHIAMAMI ANCORA AMORE”, LA CANZONE PRESENTATA DA VECCHIONI A SANREMO, HA DEI CONTENUTI IN CUI IDENTIFICARSI…A DESTRA COME A SINISTRA, CONTANO LE IDEE, LA SOLIDARIETA’, L’UMANITA’, LA LEGALITA’, LA POESIA E IL SOGNO DI UN’ITALIA MIGLIORE CHE SAPPIA ANCORA AMARE E NON ODIARE

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare

per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un   deserto come in un porcile

e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perchè stanno uccidendo il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà  pur finire
perchè la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanit�
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

perchè le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perchè le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali

perchè le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà  pur finire
perchè la riempiremo noi da qui
di musica e parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanit�
che è così vera in ogni uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

che questa maledetta notte
dovrà  pur finire
perchè la riempiremo noi da qui
di musica e parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanit�
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore

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UNA COLOMBA FINIANA NON FA PRIMAVERA: UN SENATORE DI MENO, TANTA SALUTE DI PIU’

Febbraio 17th, 2011 Riccardo Fucile

CHI HA LAVORATO PER SFALDARE IL GRUPPO FLI AL SENATO, SI RITROVERA’ UN GRUPPO UNICO DEL TERZO POLO CON VENTI SENATORI GUIDATO FORSE DA PISANU…FINI: “VADANO PURE, TANTO NON LI RICANDIDO NEMMENO”… L’ACCATTONE MOFFA PRENDE LA PORTA IN FACCIA PURE DAI RADICALI

Ieri è suonata forte la grancassa dei “culi flaccidi” alla notizia che “il gruppo di Futuro e Libertà  al Senato si era sfaldato”: al momento della votazione del decreto milleproroghe infatti quattro senatori finiani hanno votato contro, uno si è astenuto, uno (Menardi) ha votato a favore, quattro sono risultati assenti.
In realtà , assenti giustificati a parte, il caso riguarda il senatore di Cuneo Guseppe Menardi, prossimo al ritorno al partito del bunga bunga, la cui defezione porterebbe al venir meno dei 10 componenti minimi richiesti per poter fare gruppo al Senato.
Da qui la irrefrenabile gioia del partito degli accattoni che ogni giorno lavora per comprarsi qualche parlamentare, con scarsi esiti peraltro, in modo da non perdere anzitempo le poltrone.
Ma vediamo la motivazione addotta da Menardi: “Non condivido un’alleanza di “tutti contro Berlusconi” che ci esclude dal campo del centrodestra”.
Menardi è inorridito al pensiero di una alleanza che intanto non esiste, ma che per   lui deve essere un incubo notturno.
L’ipotesi, solo l’ipotesi, badate bene, di un fronte comune con la sinistra per liberarsi di questo governo, lo scandalizza.
Ma come mai non lo ha scandalizzato dividere per due anni la compagnia della Lega, l’unico partito antinazionale e xenofobo che dovrebbe essere quanto di più distante dalla sua solida cultura di destra?
Come mai altrettanta indignazione non l’ha mostrata quando i leghisti hanno usato il tricolore per pulirsi il culo?
Su, diccelo Menardi, esempio di corenza e di virtù.
O forse non è lo stesso Menardi che a Mirabello aveva detto: “La rottura con il Pdl è inevitabile, noi siamo per una destra repubblicana, sul modello gollista”.
Forse la stessa, caro Menardi, che in Francia ha rifiutato ogni rapporto con Le Pen, mentra qua il Pdl si fa ricattare ogni giorno da Bossi?
O vogliamo dimenticare cosa avevi dichiarato, caro Menardi, uscendo dal Pdl pochi mesi fa?
Non ricordi? Ti aiutiamo noi: “Il Pdl non ha dato seguito alla mission che era stata annunciata al momento della sua fondazione”
Per questo ci ritorni ora?
Per domostrare la tua coerenza?
Sistemato Menardi, passiamo al gruppo: non esiste alcun problema.
Si formerà  e ci stanno già  lavorando Fini e Casini, il gruppo del Terzo Polo con 9 senatori Fli, 4 Udc, 5 rutelliani e 2 Mpa.
Contatti in corso anche con Musso e la Poli Bortone.
Corre anche voce che il colpo a sorpresa potrebbe essere l’adesione di Pisanu in qualità  di capogruppo.
Oltre venti senatori per la gioia dell’accattone Moffa che ieri mattina aveva annunciato l’adesione al governo dei sei radicali, salvo essere sputtanato in serata da Pannella con un gelido: “Noi non entriamo”.
L’unica cosa certa è che Fini non ha alzato nemmeno il telefono per cercare di conciliare con Urso, Viespoli e Ronchi: “Quei tre, per quanto mi riguarda, vadano pure, tantro non li ricandido nemmeno”.
Chi l’ha avvicinato, ha definito Fini determinato e “spietato”, deciso a dar un segno di cambiamento al partito e a porsi come riferimento di una nuova destra, anche nel metodo.
Finito il tempo dei colonnelli e dei ricatti, ormai si guarda avanti.
E, come ha sottolineato Granata, il Sel Vendola non ha rappresentanti in Parlamento, ma viene accreditato di un 9% di consensi, quindi il problema non si pone.

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FUTURO E LIBERTA’ A GENOVA UGUALE A IMMOBILISMO E PERSONALISMI?

Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile

GLI SPAZI POLITICI LASCIATI APERTI DA UN PDL SPACCATO NON VENGONO OCCUPATI DA FLI: E’ ORA CHE QUALCUNO DENUNCI L’INCONGRUENZA… MENO CENETTE E PIU’ PRESENZA NEI QUARTIERI: SE QUALCUNO ASPETTA SOLO DI MONETIZZARE LA SUA SCELTA SENZA FARE POLITICA, DIVIDENDOSI TRE CARICHE PUBBLICHE, POTEVA RIMANERE NEL PDL… UN PARTITO LOCALE MINIMALISTA NON HA NE’ FUTURO NE’ LIBERTA’

Siamo restii da tempo a entrare nelle vicende genovesi, avendo per scelta il nostro sito preferito assumere un respiro nazionale, ma non riteniamo più possibile tacere su un argomento che ci preme sottolineare.
Genova assiste a uno sfaldamento della maggioranza di centrosinistra che governa da tempo immemorabile il Comune, con accuse reciproche tra il sindaco Vincenzi e il suo partito di appartenenza, il Pd.
Contestualmente il Pdl è dilaniato da polemiche interne, da regolamenti di conti tra le varie correnti, con continui riposizionamenti su sponde diverse.
L’anno prossimo ci saranno le elezioni comunali e non vi è nulla di certo: il sindaco uscente, la Pd Marta Vincenzi, non sa se avrà  o meno l’appoggio del suo partito e potrebbe anche correre da sola con una   lista civica.
Altrettanto farà  l’ex Pdl Enrico Musso con una sua lista che sta strutturando da tempo e che vedrà  presenze trasversali (e l’appoggio di Fli).
Il Pdl non ha ancora un candidato ed è arrivato persino a valutare l’ipotesi di appoggiare un esponente della Lega ( partito a Genova ad appena il 9%) per togliersi ogni responsabilità .
Un quadro di sfascio generalizzato che ben si presterebbe all’azione politica incisiva di un “partito nuovo” come dovrebbe essere “Futuro e Libertà “.
Ma a sei mesi dalla nascita, il bilancio è il seguente: manifesti affissi in città  zero, attività  politica sul territorio zero , presenze negli ultimi mesi nel dibattito politico cittadino zero, riunioni organizzative zero.
A bilancio, tre cene conviviali con esponenti nazionali.
Ma sfugge forse a qualcuno che non si tratta qua di gestire una sezione del Rotary o di permettere a qualche signora di sfoggiare l’abito da sera, qua si parla di “partito politico”.
E fa specie che la sua classe dirigente preferisca una presenza minimalista, quasi una scelta di campo che comporti automaticamente la medaglietta da onoreficenza per future cariche pubbliche nazionali.
Ua filosofia improntata al berlusconismo puro: “tanto i voti li porterà  Fini, inutile fare sforzi”.
Trattandosi di dirigenti non ancora prossimi al ricovero in casa di accoglienza, almeno in termini anagrafici, sarebbe opportuno che costoro si rendessero conto che i voti vanno conquistati palmo a palmo, strada per strada, casa per casa.
Possibilmente parlando di politica ed esponendo le tesi di Futuro e Libertà  non nei circoli del golf o negli ammezzati, ma rivolgendosi all’opinione pubblica della città .
Renderebbero un servizio al partito, visto che da quel partito ambiscono ricevere anche onori e non solo oneri.
Che senso ha strutturare un partito con un responsabile regionale (non di Genova, tra l’altro), unico autorizzato a parlare?
Che senso ha un coordinatore cittadino che non può o vuole aprire bocca da mesi?
Che senso ha non intervenire per porre fine a una frattura interna che di fatto sta bloccando ogni attività  da mesi?
Che senso ha leggere sul giornale che si dovranno attendere otto mesi per arrivare a un congresso locale che fissi l’organigramma e sentire dichiarazioni di reciproche diffide a nominare nel frattempo un responsabile provinciale?
E per un anno Futuro e Libertà  non dovrebbe quindi fare politica a Genova?
Un partito nazionale dato tra il 6% e il 7% che fa nel frattempo?
Che fanno coloro che vorrebbero aderire?
Contano le pecore?
Ma che sistema delirante è mai questo?
In un periodo di vuoto pneumatico di idee e di militanza del centrodestra locale, una forte struttura organizzata avrebbe un terreno immenso da coltivare e battere, non solo menù da esaminare.
Eppure nessuna voce si alza, tutti intenti a coltivare le proprie amicizie per contendersi una futura segreteria.
Non lamentiamoci poi dei casi Viespoli se localmente si stanno riproducendo tanti piccoli cloni senatorizi.
Futuro e Libertà  per decollare ha bisogno di contenuti e questi programmi devono essere veicolati tra la gente comune.
Per farlo occorre una ” forma organizzazione” al servizio dei simpatizzanti e dei cittadini, occorre una presenza visiva, occorre rabbia e carica, sudore e lucidità  propagandistica.
Non sfilate di modelli per tutte le stagioni, in attesa di avere il posto a “teatro Montecitorio” assegnato in prima fila.
Non può esistere un “partito fantasma” dove chi si avvicina per dare una mano   viene allontanato al motto “meglio essere in pochi a gestire” così non si deve rendere conto a nessuno.
Se a Roma dormono e a Genova sonnecchiano, invece che gestire un partito era meglio che prendessero la direzione di un albergo stagionale in Riviera.
Ci sarebbe stato sicuramente meno Futuro, ma più Libertà  di sentirsi a proprio agio in costume da bagno.

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GLI AGENTI DELLE VOLANTI DI MILANO: “ABBIAMO DETTO NO AGLI ABUSI, AVEVAMO RAGIONE”

Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile

LA DECISIONE DEL RINVIO A GIUDIZIO DEL PREMIER DA PARTE DEL GIP DI MILANO ACCOLTA CON SODDISFAZIONE IN QUESTURA… ORA SONO “PARTI OFFESE”: “ABBIAMO RESISTITO ALLE PRESSIONI DI CHI VOLEVA RUBY FUORI SUBITO, NON E’ STATO BELLO VEDERE CERTE SCENE”

“Lo sapevo che avevamo ragione noi, meno male: ma non per noi, per la professionalità  delle Volanti di Milano, per tutti i colleghi”.
C’è soddisfazione in Questura, a Milano, tra i poliziotti che lavorano all’Ufficio prevenzione generale (quelli delle Volanti in turno la notte in cui è scoppiato il Ruby-gate) alla notizia del provvedimento di rinvio a giudizio emesso dal gip di Milano Cristina Di Censo in cui i vertici della Questura coinvolti nel rilascio di Karima El Mahroug sono citati come “parti offese” nell’ipotesi di reato relativa alla concussione che viene contestata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
“Abbiamo resistito alle pressioni che la volevano fuori subito, commentano alcuni agenti del turno, che si scambiano sorrisi e strette di mano, e abbiamo fatto bene. Anche se non è stato bello, ammettono, vedere certe scene… ”. “Anche perchè, aggiunge uno, di tutti quei minorenni che per mancanza di posti nei centri vengono rimessi in strada il mattino dopo, e sia chiaro, con il consenso dei magistrati, o di quelli che vengono riaffidati ai parenti maggiorenni con i quali erano stati sorpresi a commettere reati, di quelli non importa niente a nessuno”

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FUTURO E LIBERTA’: LE COLOMBE VOLANO BASSO E TORNANO AL NIDO, FINI HA VINTO

Febbraio 15th, 2011 Riccardo Fucile

SE LA CAVANO CON UN “RESTIAMO, MA IL PARTITO SIA DI DESTRA”… NON C’ERA BISOGNO CHE LO SPIEGASSERO LORO, LO SANNO TUTTI DA ANNI… VIESPOLI FA L’ATTO DI RASSEGNARE LE DIMISSIONI DA CAPOGRUPPO… IL GRUPPO ALL’EUROPARLAMENTO INVITA ALL’UNITA’ E A LASCIAR DA PARTE AMBIZIONI PERSONALI

Nessuna fuoriuscita da Fli, malgrado la delusione per le nomine fatte da Gianfranco Fini ai vertici del partito, ma a patto che Futuro e Libertà  resti nel perimetro del centrodestra.
E’ questo, a quanto si apprende da alcuni partecipanti, l’esito della riunione svoltasi al Senato e durata tre ore tra le colombe dello schieramento.
Il malumore per le conclusioni dell’assemblea costituente del partito svoltasi domenica a Milano non restano però senza conseguenze.
Uno degli esponenti simbolo del malcontento, il presidente dei senatori Pasquale Viespoli, si è dimesso infatti dall’incarico.
“Mi sono dimesso dalla carica di capogruppo di Futuro e Libertà  – ha chiarito – per due ordini di motivi: perchè a suo tempo sono stato “nominato”; perchè l’organigramma definito successivamente all’assemblea costituente non è corrispondente al mandato che ho ricevuto dal gruppo del Senato in quella sede e con il posizionamento strategico di centrodestra emerso dall’Assemblea stessa”.
In pratica basterà  insistere un po’ perchè Viespoli torni al suo posto, nessuno se ne vuole andare, altrimenti lo avrebbe già  fatto.
Un po’ di sceneggiata napoletana non guasta.
La riunione delle colombe si era svolta proprio nell’ufficio di Viespoli.
Materia del contendere è soprattutto l’organigramma, del quale fanno parte, tra gli altri, Italo Bocchino vicepresidente del partito e Benedetto Della Vedova capogruppo alla Camera.
I tentativi di mediazione svolti ieri dallo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini sembrano quindi aver scongiurato almeno per il momento la minaccia di una possibile scissione.
La componente moderata dello schieramento, oltre a non condividere alcuni aspetti della polemica con Silvio Berlusconi (ma perchè non sono rimasti con Berlusconi allora? n.d.r.), si sente marginalizzata dalle scelte del leader e in particolare ha vissuto come un affronto l’esclusione dell’ex coordinatore Adolfo Urso da tutte le cariche di rilievo.
Ma i fedelissimi di Fini minimizzano: “Non appena all’interno di un partito si apre un confronto seppur vivace subito appaiono all’orizzonte gli avvoltoi della politica, sempre i soliti pronti a veder divisioni, frammentazioni, e rotture dappertutto”, spiega il deputato di Fli Aldo Di Biagio.
I parlamentari europei di Fli si sono invece incontrati a Strasburgo ed hanno espresso “preoccupazione per la mancata unità  del partito emersa a seguito degli assetti conclusivi dell’assemblea costituente di Milano che hanno ingenerato contrasti”.
A seguito della riunione hanno quindi rivolto un appello al presidente della Camera e a tutta la classe dirigente perchè valutino “l’opportunità  imprescindibile di superare ogni contrasto per ridisegnare, nel rispetto della dialettica interna, quel assetto unitario ed equilibrato del partito necessario ad un incisivo rilancio dell’azione politica del Fli”.
“La situazione politica, economica e morale dell’Italia ed i nuovi tragici scenari europei ed internazionali che caratterizzano l’attuale momento – sottolineano ancora gli europarlamentari futuristi – non consentono e non permettono divisioni e polemiche che indeboliscono la crescita, lo sviluppo, l’identità  del Fli e la sua azione politica, proprio nel momento in cui gli italiani guardano al nuovo partito con speranza e fiducia”.
Parole sagge da distillare a chi pensava di anteporre ambizioni personali a un progetto politico.

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IL TRADITORE DELLA DESTRA SILVIO BERLUSCONI SI DIMETTA: HA SPUTTANATO UN MONDO CHE MERITAVA RISPETTO

Febbraio 15th, 2011 Riccardo Fucile

HA SPACCIATO PER DESTRA LA NEGAZIONE DEI RIFERIMENTI VALORIALI DELLA VERA DESTRA: RIGORE MORALE, ONESTA’, MERITOCRAZIA, RISPETTO DELL’UNITA’ NAZIONALE E DELLE ISTITUZIONI, LOTTA AI PRIVILEGI, RIFORME LIBERALI, SOCIALITA’ E AIUTO AI PIU’ DEBOLI…LA DESTRA PAGHERA’ PER ANNI IL MASSACRO DI VALORI CHE HA COMPIUTO CON LA SUA CORTE DI SERVI

Non ha rilevanza quanti italiani apriranno gli occhi a breve sul tragico (e a volte comico) percorso e declino del governo Berlusconi.
Forse occorrerebbe che qualcuno fosse mandato in gita premio all’estero per entrare nell’ottica giusta: sentendo quanto l’Italia sia sputtanata nel mondo per le geste dell’ultimo fans dei films di Alvaro Vitali.
Quell’Italia dipinta come volgare e credulona, intenta a difendere l’indifendibile, coacervo di vecchi puttanieri e aspiranti giovani markettare, l’talia che giustifica gli abusi perchè tanti italiani vivono “fuori dalle regole”, l’Italia dei maschi che invidiano chi va con una minorenne purchè non sia la propria figlia, l’Italia dei genitori che si congratulano per i soldi delle markette della figlia, salvo indignarsi per la prostituta albanese sotto casa che rompe il loro “decoro borghese”.
Berlusconi non esisterebbe se non ci fossero tanti berlusconi nella cattiva coscienza degli italiani.
Ha generato una corte di cloni che ringhia dai teleschermi a tutte le ore e su tutti i canali le stesse frasi paranoiche, strabuzza gli occhi di fronte all’evidenza, la nega, si arrampica sugli specchi.
Stiamo diventando tutti nipoti di Mubarak e figli di nessuno, zie di Gheddafi che ci affoga i profughi senza farci sporcare le mani di sangue e lontani cugini della Gazprom di Putin.
Si ode lo slogan liberatorio dei puttanieri-liberalisti ad ogni angolo di via: “ognuno a casa propria fa quello che vuole”.
Forse dimenticando che il codice penale contempla anche i reati commessi al chiuso, come assassini, stupri, rapine, violenza al coniuge e ai figli, nonchè lo sfruttamento della prostituzione minorile.
Ma per molti buoni borghesi che vanno a messa la domenica e lo mettono nel culo al prossimo per tutta la restante settimana, i reati sono solo dettagli, frutto della mente malata della magistratura italiana.
Chiusi nel bunker del loro conformismo e della loro arteriosclerosi vaneggiano di comunisti pronti a prendere il potere, vedono, nelle loro allucinazioni, i cosacchi che abbeverano i cavalli alla fontana di Trevi, odiano i “diversi”, persino gli immigrati che lavorano o chi ha fatto scelte sessuali diverse, neanche avessero toccato il loro flaccido culo.
Si beano in Tv degli amorazzi di quattro sgallettati del Gf e dei digiuni sull’Isola dei franosi, hanno paura delle donne intelligenti e quindi preferiscono essere rappresentati negli enti locali da chi in Regione è entrata di culo, sono il prodotto in fondo della tv berlusconiana: “sotto i capelli niente”.
E pazienza se almeno avessero chiamato il partito, invece che Popolo della Libertà , Popolo del Libertinaggio, pazienza se si fossero definiti “Partito degli Affaristi e degli Scapolatori della Giustizia”.
No, si sono definiti di Destra, sputtanando un mondo che merita rispetto. Massacrando una storia sofferta, ricca di mille pensieri e sfaccettature, certo, ma con dei punti di riferimento comuni: il rispetto delle Istituzioni, l’amore per l’Italia unita, la meritocrazia, la lotta ai privilegi, l’etica pubblica, il rigore morale, la socialità , l’aiuto ai più deboli.
Perchè se ciascuno a casa propria può fare quello che vuole (reati a parte) è altrettanto vero che nella veste istituzionale non può farlo.
Perchè in quel momento egli rappresenta l’intera nazione , come cita la Costituzione, e deve esercitare le sue funzioni con senso dell’onore e del decoro.
Sentirsi dare dei puritani da dei puttanieri senza valori è una medaglia al merito.
Fosse per noi, i politici corrotti marcirebbero in galera a vita e butteremmo la chiave nel tombino.
Perchè commettere un reato approfittando del proprio ruolo, quando dovresti onvece rappresentare il popolo italiano, è quanto di più schifoso che un uomo delle istituzioni potrebbe fare.
Ma c’è anche un’altra Italia, fatta di donne che studiano e si affermano non per la avvenenza ma per il cervello, di uomini che sudano per portare avanti la famiglia, di giovani che si adattano a lavori umili pur di essere indipendenti, di madri di famiglia che sanno far quadrare i conti tra mille sacrifici, di lavoratori autonomi e artigiani che cercano di sopravvivere nonostante tassazioni inique, di pensionati che girano i mercati per cercare di comprare al prezzo più basso possibile.
E’ questa l’Italia vera, di destra o sinistra che sia, è l’Italia che lotta, che soffre, che sa affermarsi o accontentarsi, che ha ancora dei valori morali di riferimento.
Sono quei nostri connazionali che ci fanno rispettare e ammirare nel mondo.
Berlusconi ha tradito questi italiani pensando solo ai suoi processi e a suoi interessi, ha tradito la vera destra spacciando per tale una indegna coalizione affaristico-razzista.
E’ ora che tolga il disturbo   prima che l’Italia diventi terreno di scontri come   l’Egitto e la Tunisia.
E i primi a reclamare le sue dimissioni dovrebbero essere proprio gli elettori di destra, non quelli di sinistra.
Perchè Berlusconi è il vero, conclamato, recidivo traditore della destra italiana.

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