Gennaio 4th, 2011 Riccardo Fucile
“SUI TEMI ETICI OGNUNO RISPONDE ALLA PROPRIA COSCIENZA”…”UN PASSO INDIETRO DI BONDI SAREBE OPPORTUNO”…”ASPETTIAMO L’ESPLOSIONE DI QUESTO CENTRODESTRA ESTREMISTA A TRAZIONE LEGHISTA”
E’ il momento dei conti.
Nervi saldi, maggior equilibrismo, attenzione alle sfumature: ora i gruppi parlamentari valuteranno la propria forza su temi specifici. Ostici.
Fine vita, legge elettorale, mozione contro il ministro Sandro Bondi, aborto, alcuni degli scogli.
In mezzo, sempre la Chiesa (“Che deve influenzare, ma senza fare pressioni”, spiega Italo Bocchino). Qualcuno rischia grosso. A partire da Futuro e Libertà , ancora alle prese con lo schiaffone del 14 dicembre scorso, quando tre deputati gli hanno girato le spalle.
Onorevole Bocchino, partiamo dal fine vita…
In tutti i partiti è una questione rimessa alla coscienza dei singoli, sarebbe grave se un tema così importante venisse utilizzato come strumento per far nascere divisioni interne.
Divisioni che in Fli esistono.
Se lei prende il Pdl, troverà anche quella di un Matteoli laico contro un Gasparri cattolico.
Qual è la sua?
Trovare un equilibrio che rispetti la laicità dello Stato e allo stesso tempo la nostra cultura cattolica.
Andiamo al concreto: l’avrebbe staccata la spina a Eluana Englaro?
No. Nel mio testamento biologico chiederò l’accanimento terapeutico, però rispetto chi decide il contrario: la laicità sta proprio in questo. Mio padre, ad esempio, volle che a un certo punto ci si fermasse.
Parliamo di aborto: in Lombardia Formigoni è stato condannato da Tar per “eccessive restrizioni”
La situazione è complicata: sono un anti-abortista convinto e anche un po’ estremista. In Italia bisognerebbe fare una sorta di tagliando alla 194, una legge nata per tutelare la vita e che è diventata uno strumento di interruzione di gravidanza post-rapporto. Anche se adesso non c’è la possibilità , in Parlamento, di intervenire in maniera laica. Insomma, si aprirebbe uno scontro epocale.
Meglio lasciare tutto cosi?
Temo di sì.
E su Formigoni?
Ribadisco: i cambiamenti devono avvenire per la via maestra, quella parlamentare e non negli escamotage delle attuazioni da parte delle regioni.
Quindi Formigoni ha sbagliato?
Prescindo dal fatto e dal merito. Mi limito al metodo.
Legge elettorale: quale vorrebbe?
Non deve mai essere un dogma ma uno strumento. Detto questo, è chiaro che quella che abbiamo non va bene, l’abbiamo applicata due volte e altrettante è andata in crisi. Il Mattarellum ha dimostrato ben altro, con due legislature di cinque anni.
Quindi?
È fondamentale farla insieme. L’unico problema è su quale modello trovare la convergenza.
Ma lei cosa preferirebbe?
Non è importante, certo il ritorno al Mattarellum non mi convince molto. Oppure si potrebbe lasciare la legge attuale, con due modifiche: il premio di maggioranza solo oltre il 45% e di far eleggere almeno la metà dei parlamentari nei collegi.
Mozione-Bondi: voterà per le sue dimissioni?
Decideremo insieme a tutta la nuova coalizione, ma il mio giudizio è lo stesso emerso dal sondaggio dei Club della Libertà .
Di un passo indietro…
Esatto, sarebbe opportuno.
Oltre al ministro della Cultura, c’è qualche altro esponente del governo che dovrebbe lasciare?
Non faccio valutazioni personali.
Neanche sulla Brambilla?
No, no, non voglio entrarci. Quella di Bondi è una questioni politica perchè c’è una mozione all’ordine del giorno. Mentre mi tengo fuori dalle questioni personali.
Bè, le inchieste de “il Fatto” sul ministro del Turismo denunciano ben altro.
Deve essere valutato dai giusti soggetti. Certo non sono episodi edificanti.
Crede ancora nell’anti-berlusconismo?
Credo non possa essere la nostra missione: il problema non può essere lui, la questione è quella di costruire.
Tornasse indietro, rifarebbe quell’incontro con il premier poco prima del voto?
Prima di una rottura bisogna verificare tutte le strade.
Quindi non è stato un errore?
Gli errori non si giudicano a caldo, ci vuole il tempo medio e lungo.
È passato un mesetto…
È ancora poco.
Bene, ampliamo la prospettiva temporale: un errore fatto in questi sei mesi?
Non le so dire, non è facile: è stato un periodo talmente concitato. Credo che l’errore di fondo, di tutti, sia stato quello di non generare un dialogo virtuoso all’interno del Pdl. E lì è nato il cortocircuito.
Questo è un Bocchino inedito, meno falco e più colomba: tutto questo perchè è stato indicato come tra i più odiati dentro a Fli?
Non sono odiato, nel caso si può sempre verificare dentro l’assemblea del gruppo, oppure chiedere un congresso e votare. Non c’è problema.
Dopo i tre deputati persi il 14, teme altre fuoriuscite?
Non penso, ma il nostro progetto va oltre la conta. Noi aspettiamo solo l’esplosione di questo centrodestra estremista a trazione leghista.
In questa intervista ha parlato spesso di valori laici: c’è una Chiesa troppo presente nel dibattito politico?
Sono molto rispettoso delle posizioni, sono cattolico ma non praticante. Al di là di questo c’è sicuramente una forte influenza della Chiesa, bisogna fare in modo che questa influenza abbia il giusto peso, senza mai sconfinare nella pressione. È inaccettabile per uno stato laico.
Questione di fede?
Purtroppo la fede non si sceglie, si incontra.
Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Brambilla, Costume, destra, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
“NELLE CONTINUE BRUTTE FIGURE DELL’ITALIA IN POLITICA ESTERA, LA COLPA E’ ANCHE DI FRATTINI”… “LA LORO INCAPACITA’ E’ PALESE PER IL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO”… “FRATTINI SI DISTINGUE SOLO PER DICHIARAZIONI QUALUNQUISTE, FA RIMPIANGERE ANDREOTTI”
Non è un gas. Neanche un oleodotto, un programma tv, una macchina da lanciare sul
mercato o una linea di yacht di lusso.
No, per Silvio Berlusconi, Cesare Battisti non incarna alcun interesse economico diretto, da trattare con Putin o Gheddafi.
È “solo” politica “e in questi casi l’attenzione estera di Berlusconi diventa scarsa”.
Battisti, forse, non rientra nelle sue strategie…
Già , è così. Sta di fatto che non è stata tenuta in minima considerazione la posizione dell’Italia rispetto all’estradizione: significa che nonostante i rapporti commerciali tra nazioni siano buoni, quelli politici e diplomatici lo sono meno.
Ovvero?
Che sia il premier che il ministro degli Esteri sono poco autorevoli.
Altre volte ha riscontrato questa poca autorevolezza? Certo, con Putin, sembra tutta un’altra intesa…
Sì, è così, Berlusconi è molto bravo solo quando si deve rapportare con nazioni a lui vicine sul piano imprenditoriale. In quanto ad attività politica, pura, è un disastro.
A cosa si riferisce, in particolare?
In primis alla questione mediorientale, ai rapporti tra Israele e palestinesi: quasi quasi sono costretto a rimpiangere l’azione diplomatica della Prima Repubblica, quella di Andreotti e Craxi. Perlomeno, loro avevano un’idea, capivano la necessità di tutelare ambo le parti.
Ma al premier manca una visione globale, o interviene solo in presenza di un interesse personale?
Tutti e due. Però, attenzione: questa assenza dai grandi scenari dipende anche da un ministro che si fa notare solo per delle dichiarazioni scontate e qualunquiste. In quanto a iniziative: nulla, il vuoto assoluto nello scacchiere geopolitico internazionale.
Come giudica il Battisti-uomo?
Ho un fortissimo rispetto per la normativa che riguarda i rifugiati politici, ma non ho alcuna stima per Battisti, in particolar modo per gli atteggiamenti che ha tenuto sia sul piano processuale, che dopo. Quindi ho tifato apertamente per la sua estradizione, anche perchè le vittime reclamano giustizia. Eppoi, vista la sua storia…
A che cosa allude?
Non gli riconosco alcun alibi da rifugiato politico: non ha neanche la dignità del leader, si evita solo di non fargli fare i giusti conti con la giustizia.
Si spieghi meglio: tra i vecchi brigatisti, chi contrappone a Battisti?
Sicuramente Curcio: lui è un capo politico. Ha passato un numero smisurato di anni in carcere e non ha mai materialmente ucciso nessuno. Però ha guidato un “processo”, ovviamente da condannare, di lotta armata.
Con la questione-Battisti, come ne esce la nostra immagine internazionale?
Siamo in caduta libera, ma non da adesso.
Altri esempi?
Di certo il “bunga bunga” e la spazzatura in Campania. Vede, poi, c’è un fatto…
Quale?
Alla carenza di immagine, corrisponde anche la realtà dei fatti: una fotografia drammatica dell’Italia.
Qual è la vicenda che ultimamente l’ha fatta più vergognare?
Ma da parte di chi?
A lei la scelta…
Mmmmmm, c’è ampio spazio…
Quindi?
Va bene, allora dico Gasparri e la sua dichiarazione rispetto agli arresti preventivi per i ragazzi pronti a scendere in piazza: non capisco come si può arrivare a concepire un’idea simile.
Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
VI ERA UN TEMPO IN CUI IL MSI POTEVA VANTARE IL PRIMATO MORALE IN TEMA DI LEGALITA’, ESTRANEO A TANGENTI E GIOCHI DI PALAZZO.. IL TEMPO IN CUI FINI E LA MUSSOLINI RAGGIUNSERO IL 48% ALLE COMUNALI DI ROMA E NAPOLI… POI A QUALCUNO E’ APPARSA LA MADONNA CHE PROMISE LORO POSTI AL SOLE E SI CONVERTIRONO A DIFENDERE COSENTINO
C’è stato un tempo in cui La Russa tifava per Di Pietro. 
Un tempo in cui la legalità era un argomento di vitale importanza per la destra italiana.
Un tempo in cui l’Msi poteva vantare un primato morale in questo campo mentre Psi e Dc venivano spazzati via da tangentopoli.
Un primato che porterà Gianfranco Fini a sfiorare la vittoria a sindaco di Roma nel 1993, quando Forza Italia era solamente poco più di un’idea che frullava nella testa di Marcello Dell’Utri.
In quel tempo Riccardo De Corato, candidato sindaco del Msi, si incatenava al portone di via Foppa e mostrava un cartello: “Craxi in libertà , manette all’onestà “.
C’erano infatti anche i missini a tirare le monetine a Craxi davanti all’hotel Rafael.
Il coro “Bettino vuoi pure queste?”, cantato sventolando in aria le mille lire, era il più gettonato.
C’era una destra che appendeva manifesti insieme a sinistra e Lega Nord con scritte come “Vergognatevi, non avete dignità ” o “Ridateci i nostri soldi”.
Il primo aprile 1993 un centinaio di ragazzi protetti da una pattuglia di parlamentari missini (Buontempo, Nania, Maceratini, Rositani, Martinazzo, Pasetto, Matteoli, Poli Bortone e Gasparri) bloccavano per 50 minuti l’ingresso di Montecitorio.
Ricorda Filippo Facci che «quei ragazzi indossavano magliette con la scritta “Arrendetevi, siete circondati” mentre quei deputati che osarono sfidare il blocco vennero insultati e spintonati al grido di “ladri, mafiosi, figli di puttana”; è tutto verbalizzato da una nota del Ministero dell’Interno.
Contro il palazzo vennero tirate monetine con delle fionde sicchè una porta di vetro andò in frantumi.
Gli slogan chiedevano lo scioglimento delle Camere.
Pochi giorni prima un parlamentare di An si era presentato con la maglietta
“Fuori il bottino, dentro Bettino” e alcuni suoi colleghi avevano roteato delle spugnette indossando dei guanti bianchi, ciò mentre un altro deputato di An ciondolava un paio di manette e ancora un altro deputato leghista srotolava un celebre cappio».
Erano i tempi in cui il Msi avrebbe potuto dire elettoralmente la sua se avesse saputo dimostrare coerenza e lungimiranza, con Fini e la Mussolini al 48% a Roma e Napoli.
Ora La Russa e i caporali di giornata certi personaggi non li attaccano più, li difendono, indagati per mafia compresi.
“Poi videro la Madonna che gli promise posti al sole, l’uscita dal ghetto, assegni e incarichi per i parenti”.
Dalle battaglie di tangentopoli all’uscio del partito degli accattoni.
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Gennaio 1st, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO NON HANNO NULLA A CHE FARE CON QUELLA CATEGORIA POLITICA, MA MOLTO HANNO A CHE SPARTIRE CON IL “PUTINISMO”… DI DARE SENSO ALLA PAROLA, CON RITARDO, SI INCARICHERA’ FINI… L’ANALISI DI PAOLO FLORES D’ARCAIS
Per abitudine e forza d’inerzia parliamo di “destra” anche in Italia, benchè una tale forza politica, nel senso europeo del termine, da noi non esista proprio. “Destra” ha voluto dire, dalla fine della guerra ad oggi, Churchill e De Gaulle, Thatcher e Chirac, e in Germania una tradizione che va da Adenauer a Kohl e infine ad Angela Merkel (il “centro” non esiste).
C’è qualche traccia dei valori e dei comportamenti di queste personalità che si possa individuare in Silvio Berlusconi e nei suoi quasi vent’anni di attività politica?
Neppure col microscopio a scansione elettronica.
“Destra” in Europa ha significato e significa partiti di orientamento liberal-conservatore che insistono fin quasi all’ossessione sul senso dello Stato e delle istituzioni, sull’unità della Nazione (sempre maiuscola), sulla riaffermazione intransigente e addirittura punitiva della legalità (che cosa c’è di più giustizia-lista della politica che sbandiera “law and order”?).
In campo economico le posizioni sono più variegate, dal liberismo “duro e puro” della signora Thatcher ai corposi innesti di solidarismo della Cdu, fino al vero e proprio cotè sociale e spesso statali-sta del gollismo, ma comune è l’ostilità di principio ai monopoli privati (abc ovvio e intrattabile di ogni liberismo).
È perciò evidente che Berlusconi e il berlusconismo nulla hanno a che fare con la destra nel senso europeo del termine.
Il progetto di Berlusconi è — fin dall’inizio — quello di un regime che cancelli la divisione dei poteri, che umili l’autonomia dei magistrati nell’obbedienza al potere politico, che instauri un rapporto di dipendenza plebiscitaria tra “il popolo” e il leader, che riduca a mero simulacro la libertà di informazione, che consenta al capo e alle sue cricche di “fare” senza più controlli e contrappesi di alcun genere. Per questo, da anni, sosteniamo che la sostanza del berlusconismo è il putinismo.
Per chiunque avesse “orecchie da intendere” era impossibile non accorgersene, fin dal giorno della nefasta “discesa in campo”.
Chi blatera di una scommessa/promessa di “rivoluzione liberale” da parte di Berlusconi, che sarebbe poi fallita o dimenticata/tradita (specialisti sommi di questo genere letterario i Galli della Loggia e gli Ostellino), semplicemente non ha voluto vedere quello che Berlusconi con i suoi comportamenti, e con infinite “voci dal sen fuggite”, squadernava fin dalle origini della sua avventura: una insopprimibile vocazione al regime padronale delle istituzioni, della cosa pubblica, della politica.
Su Berlusconi “liberale” era impossibile sbagliarsi, tanto erano sfacciate ed esibite le sue intenzioni anti-costituzionali.
Ipotizzando buonafede in chi ha voluto per anni spacciare una ridicola leggenda, si scadrebbe in quanto di più offensivo: rimproverare a corifei e cheerleader un’inguaribile cecità , una ciclopica stupidità .
Il Gianfranco Fini che ora definitivamente rompe con Berlusconi rappresenta esattamente il progetto di dar vita in Italia a una destra conservatrice di stampo europeo.
La sua decisione è maturata in lunghi anni. Troppi, certamente.
Ma Fini e il pugno di dirigenti che lo hanno seguito venivano dal fascismo, è bene non dimenticarlo, e una conversione autentica dagli “eia eia alalà ” alla democrazia liberale non avviene con la rapidità di una caduta da cavallo sulla via di Damasco.
Del resto, proprio qui sta la spiegazione dei (troppi) anni nei quali Fini ha fatto da spalla guardiaspalla e protesi alla costruzione del regime putiniano di Berlusconi. Fini deve a Berlusconi un rapidissimo “sdoganamento” (il Pci per ottenerlo parzialmente, e benchè fosse co-fondatore a pieno titolo della Repubblica italiana, ha dovuto penare per una quarantina d’anni, dopo la destalinizzazione), la sua legittimazione è stata perciò (troppo) a lungo sotto sequestro (volontario) nella cassaforte di Arcore.
Fini può ora farcela?
La destra di conio europeo che ha in mente può avere successo?
Con Berlusconi ogni conflitto è a somma zero, anche questo lo ripetiamo inutilmente da anni.
I compromessi non sono possibili, o lo si manda a casa (il posto adeguato in effetti sarebbe la galera) o si viene schiacciati.
La condizione “sine qua non” per una destra europea è perciò lo smantellamento integrale del berlusconismo, cioè la liberazione dell’Italia delle macerie morali, culturali, sociali e istituzionali nelle quali Berlusconi e le sue cricche l’hanno ridotta.
Berlusconi, contro Fini, ha dalla sua non solo una potenza di fuoco corruttiva gigantesca ma anche quasi l’intero passato della storia d’Italia.
La mancanza di una società civile autonoma: una imprenditoria “parassitaria”, una borghesia che “adegua il merito all’intrigo” e manifesta una “psicologia primitiva, da corsari e da speculatori schiavisti” che produce “un’epoca di corruzione e di decadenza nei costumi”, come stigmatizzava il liberale Piero Gobetti, che non a caso la “rivoluzione liberale” (quella vera) l’affidava all’alleanza con i consigli operai sostenuti da Gramsci.
Tanto più difficile costruirla oggi, una destra liberale in Italia, quando le tradizionali destre europee sembrano sempre meno immunizzate dalle sirene autoritario-populiste e dai compromessi con un kombinat di affarismo speculativo, di finanza drogata (e inquinata dal riciclaggio), di razzismo soft (e talvolta hard), di ostilità per il libero giornalismo e di “non olet” verso le mafie. Dalla sua Fini ha però il collasso nel quale Berlusconi sta precipitando il paese, i livelli da terzo mondo del tasso corruttivo, della disinformazione, dell’incultura di massa, che già hanno innescato la decadenza economica.
Peccato che in questo scontro manchi ancora la sinistra.
Paolo Flores D’Arcais
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
COMPLIMENTI AI CATTIVI MAESTRI E AI GIORNALI DI REGIME: E’ COSI CHE LA GENTE IMPARA A CONOSCERVI MEGLIO… SE ESISTESSE UNA DESTRA SERIA E CIVILE IN ITALIA, CERTI IMBECILLI CHE DISCREDITANO UN’INTERA COMUNITA’ UMANA SAREBBERO CACCIATI DAL PDL A CALCI NEL CULO…INVECE ESPELLONO SOLO CHI DISSENTE
Molestato nel cuore della notte da un gruppo di giovani del Pdl che sono arrivati sotto
casa sua, nel centro storico di Terlizzi, alle porte di Bari.
Brutta avventura quella del governatore della Puglia Nichi Vendola, che stamattina è arrivato zoppicando alla conferenza stampa di fine anno organizzata nella sala Europa di villa Romanazzi Carducci a Bari.
E’ stato lo stesso Vendola a raccontare l’espisodio in apertura del suo discorso: il brusco risveglio nel cuore della notte e l’incidente, dovuto a una caduta per le scale.
Per identificare il gruppo di militanti politici sono intervenuti i carabinieri di Molfetta.
“Non ho trascorso una bella nottata perchè giovani del Pdl hanno pensato bene di venire a molestare il Presidente della Regione a casa sua, immaginando che un’abitazione privata possa essere una specie di protesi della lotta politica”, ha detto Vendola.
“E’ stata una nottata antipatica e alcuni giovani sono stati identificati dalle forze dell’ordine. Ognuno ha il diritto al sonno e nello spavento notturno sono anche caduto per le scale e per questo mi vedete così claudicante. Ho scelto di vivere nel centro storico del mio paese di fronte al mercato, e non in una villa residenziale separata dla popolo – ha concluso – e penso che continuerò così. Spero che i giovani del Pdl abbiano motivo di imparare le regole della lotta politica”.
Da parte nostra, oltre a esprimere la nostra solidarietà a un avversario serio e intelligente, non possiamo non sottolineare che quei giovani, non solo qualcuno ce li ha mandati, ma sono soprattutto il prodotto sottoculturale e arrogante di un partito di “accatoni di deputati” che non ha nulla a che spartire con una destra sociale e popolare.
Sono i figli coglioni di cattivi maestri, di killer travestiti da giornalisti, dell’arroganza del potere, di accattoni morali prima che politici.
Vendola è un avversario politico e come tale merita rispetto: se qualcuno lo ha insultato per le sue scelte sessuali, faceva prima a rivolgersi a certi esponenti del Pdl che tale scelta nascondono, nonchè a chi sniffa e si rifiuta di sottoporsi ai test proposti da Giovanardi.
Questa feccia farebbe meglio a combattere il malaffare e la corruzione interna a quella sottospecie partitica che corrisponde al “sedicente” centrodestra al governo nel nostro Paese, una coalizione affaristica-razzista che disonora la vera destra italiana.
Se una destra vera esistesse certi soggetti sarebbero stati cacciati a calci nel culo dal Pdl, invece si pensa solo a cacciare i dissidenti e chi non si prostra al gran sultano.
Il danno che quei mentecatti hanno arrecato alla destra vera, sociale e popolare, non ha prezzo.
Soprattutto morale.
Il conto lo presenteremo ai loro cattivi maestri.
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Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
POVERETTI, DATO CHE LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI LANGUE E IL FACCENDIERE MOFFA NON RIESCE A FARE PROSELITI, ORA SI SONO INVENTATI PURE L’AUTO-ATTENTATO… IN UN PAESE CIVILE QUALCUNO SAREBBE GIA’ INTERDETTO O IN TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, IN ITALIA GIRA ANCORA A PIEDE LIBERO
Meno male che Silvio c’è, ma soprattutto meno male che c’è “mascella volitiva” Belpietro
che anche il giorno di Natale ne ha pensata una delle sue. Ovviamente non dice chi, ma si limita a sostenere il “gira voce”, la stessa per la quale si potrebbe far circolare qualsiasi diffamazione: che Tizio è un noto puttaniere, che un altro ha rubato nella cassetta dell’elemosina durante la messa di Natale, che Caio ama andare a trans travestito da Befana, che Sempronio fa l’infamone di professione, che qualcuno in alto sniffa coca. Tutto è permesso, tanto è la “voce che gira”.
E pensare che gira anche la voce che l’attentato a un noto giornalista sia stata una patacca costruita ad arte: d’altronde alle voci come si fa a dare credito? Ci pensa invece Belpietro che ci rende edotti della ultima “voce che gira”, forse nei cessi della Stazione Centrale di Milano.
Ovvero che Fini stia cercando ( che abbia messo un’inserzione su Secondamano?… verificare prego) uno che attenti alla sua persona, pure ferendolo per rendere realistica la cosa, per la modica cifra di 200.000 euro esentasse.
Non avrà ancora trovato l’apprendista attentatore, ma ha già fissato l’attentato per primavera ad Andria.
L’importante a questo punto che il Gianfri si ricordi la data, altrimenti addio effetto elettorale.
Belpietro spiega infatti che Fini paga l’attentatore, ma la colpa deve ricadere su Berlusconi, perchè verrà lasciata una traccia per accusare il premier del vile attentato.
Che sia una copia aggiornata del colbacco usato in Russia, la bandana sarda, o l’intimo usato di qualche escort non ci è dato sapere da Belpietro: si vedrà in seguito.
L’importante è che il ferimento di Fini sia riconducibile a Silvio e che lo danneggi elettoralmente.
Magari basterebbe anche lasciare una copia di “Libero” sul luogo dell’attentato, sperando che non sia scaghazzato prima dai locali piccioni, altrimenti addio prova certificata dai Ris.
Ma Belpietro, raccolta “la voce che gira”, non è andato stranamente in Questura a denunciare la cosa, forse perchè la Ronzulli non ha potuto accompagnarlo: l’ha scritto sul suo giornale di bordo.
Ma una domanda sorge spontanea, vedendo uno che gracchia ogni giorno contro i finiani che “non contano nulla”, che “sono morti”, che hanno il 3% a malapena di consensi, mentre lui viaggia al 101, 2%, e l’altro che ogni giorno si dedica a criticare Fini per quattro pagine sottratte alle foreste amazzoniche. Se “Fini è fallito” come titola “Libero”, di che cazzo si preoccuperanno mai?
Si è mai vista una persona sana di mente preoccuparsi di chi è fallito?
O forse stanno solo facendosela sotto perchè è già passato a trovarli il frate per l’estrema unzione, ricordando loro che la resa dei conti con la giustizia divina si avvicina?
E con quella non vale il legittimo impedimento e neanche il lodo Alfano e neppure il processo breve, miei cari.
Suvvia state sereni, Fini non conta nulla, no?
Andate avanti a governare e a scrivere come sapete, vedrete che l’esecutore fallimentare saprà trovare l’indirizzo giusto di chi ha portato politicamente il Paese alla bancarotta..
E se decidete eroicamente di spararvi un colpo prima della fine, mi raccomando non ditelo in giro.
Le voci girano, meglio essere prudenti.
Non vorrete guastarci la gioia dell’effetto sorpresa.
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Dicembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
QUALCHE RAGIONE PER SCEGLIERE UNA DESTRA DIVERSA
«Non c’è un cazzo di ragione per votarvi».
Così il premier Silvio Berlusconi, a margine dei saluti di Natale tra le più alte cariche dello Stato al Quirinale, ha liquidato il capogruppo Fli al Senato che si era avvicinato per salutarlo.
Ecco allora 10 possibili motivi per scegliere un’idea di destra diversa da quella populista e reazionaria incarnata dal presidente del Consiglio.
1) Al leader non verrebbe in mente di dire una frase del genere.
2) A nessuno viene chiesto di cantare “meno male che Silvio c’è”
3) Non c’è Maurizio Gasparri
4) Il portavoce non è Daniele Capezzone
5) Non è un’azienda
6) Non si fanno promesse che non si possono mantenere
7) Non c’è nessun conflitto d’interessi
8) Non si raccontano barzellette
9) Non si bestemmia
10) Si pensa al bene della nazione. Non della fazione.
Ecco, questi sono dieci motivi. Ma ce ne sono talmente tanti, che andiamo avanti:
11) I mafiosi non sono eroi
12) Il compromesso non è una bestemmia
13) I magistrati sono servitori dello stato
14) L’immigrazione è una risorsa
15) Nessuna sudditanza alla Lega di Bossi
16) Il garantismo non è solo per i potenti
17) Peppino Englaro non è un assassino
18) Putin non è un dono di Dio
19) Non si va con Gheddafi sotto il tendone
20) Non si sta zitti davanti a chi cancella l’inno nazionale
21) Non si cacciano gli “eretici” dal partito
22) Non si nomina Brancher ministro
23) Non si imbavagliano i giornalisti
24) Non c’è Daniela Santanchè
25) Non c’è bisogno di lodi o legittimi impedimenti per governare
26) Non è sempre colpa degli altri
27) Non si fa cucù al cancelliere tedesco
28) Non si fanno le corna in una foto di gruppo
29) Non si tirano in ballo capi di stato come Mubarak per fuggire le proprie responsabilità .
30) Non è sempre tutto un complotto
31) Le tette non fanno curriculum
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Dicembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
MENTRE IL PARTITO AFFARISTICO-RAZZISTA SFASCIA L’ITALIA, NON E’ POSSIBILE CHE I FINIANI FACCIANO UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO… OCCORREVA IL CORAGGIO DI DIRE COSE PRECISE: CHE NON SI VINCE PER TRE VOTI COMPRANDO I DEPUTATI, CHE CALDEROLI E BONDI ANDAVANO MANDATI A CASA, CHE SI STA CON GLI STUDENTI E NON CON IL PATERACCHIO DELLA GELMINI
Tempo di Natale, ma anche occasione di alcune riflessioni. 
Sulla mancanza di una vera destra in Italia e sulla sua sostituzione nell’immaginario collettivo di un surrogato da tempi di guerra, sull’incapacità di chi vorrebbe dire qualcosa di destra ad indicare una linea e perseguirla con coerenza (che alla lunga paga).
Continuiamo ad assistere alle esibizioni “muscolari” di un governo moribondo che sta a galla per tre voti comprati e non si ha il coraggio di mandarlo sotto ogni giorno.
Continuiamo a privilegiare una tattica che non paga, piuttosto che delineare un tracciato in prospettiva (un programma, un’alleanza chiara per fare cosa, come e quando).
Continuiamo a vivere alla giornata, rimbeccando dichiarazioni tra il sommo teatrante di Arcore e una opposizione che dorme e non sfrutta mai le occasioni.
Proprio mentre il premier sta dimostrando ogni giorno la sua cronica incapacità a governare non solo il Paese, ma persino il suo partito, mentre ogni giorno sentiamo da lui considerazioni da rabbrividire quando a supponenza e presunzione, dall’altra parte prevale l’eterna “prudenza”.
Quella stessa che ha permesso a tre soggetti di stare per mesi in Futuro e Libertà per tramare contro Fini quando avrebbero dovuto essere accompagnati alla porta.
Quella che, dopo l’assalto fallito, porta a una ritirata strategica, quando sarebbe bastato semplicemente e fermamente dichiarare: “Berlusconi non ha vinto un bel nulla: facile vincere barando, noi vogliamo vincere convincendo”.
Quella che si astiene sulla sfiducia a Calderoli, senza capire che sarebbe stata la immediata rivincita e il colpo da ko al governo.
Quella che sale sui tetti con gli studenti, ma poi prende l’ascensore della Gelmini per scendere.
La mancanza di coraggio qua è stata enorme, si è andati dietro alla stronzata che “la riforma premia la meritocrazia”, magari solo perchè i parenti dei baroni non potranno più insegnare nella stessa università (mogli a parte, tra l’altro).
E’ solo una riforma fatta di 300 milioni di tagli, norme farraginose, precari sempre più tali, il solito spottone uso gonzi minzoliniani.
E il fatto che sia stata proposta dala Gelmini esclude già a priori che premi la meritocrazia.
In politica bisogna saper scegliere, o si sta da un parte o dall’altra, a metà del guado si scontenta solo tutti.
Premesso che al governo non c’è un centrodestra, ma solo una coalizione affaristico-razzista, è evidente che una destra vera va delineata.
Una destra moderna, sociale e popolare, in grado di dare risposte al nuovo che avanza.
Che i “vecchi dentro” votino pure per illudersi di allontanare le proprie paure (la famosa “sicurezza” di poter andare a puttane la sera), ma occorre rivolgersi a tutti gli altri.
Facendo capire come, quando e cosa si vuole e con chi persegurlo.
Per fare opposizione non serve un’armata brancaleone, ma gente coesa che soprattutto sappia farla.
E delineare un progetto nuovo, che vada oltre le ataviche concezioni di destra e di sinistra.
Non ha importanza se si oscilla tra il 5% e il 9%, la Lega dove 20 anni sta ancora all’11%, ma ricatta ogni giorno il premier.
Si punti a uno zoccolo duro con un progetto chiaro e poi si crescerà anche solo per lo sfaldamento delle altrui truppe.
Ma non si va alla guerra con l’abito mentale di chi si appresta a sorseggiare un the e le idee confuse su cosa si vuole.
La destra deve svegliarsi.
Per chi dorme ci sono i ricoveri per anziani, si accomodi lì.
O in alternativa un riposino sul lettone di Putin a Palazzo Grazioli.
Buon Natale a tutti.
argomento: destra, destradipopolo, Fini, Futuro e Libertà, governo | 1 Commento »
Dicembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
LA MANOVALANZA LEGHISTA, PER CONTO DEL PARTITO DEGLI ACCATTONI, VUOLE UN DIBATTITO SUL RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA… E’ ORA CHE QUALCUNO SI CHIEDA PIUTTOSTO SE DUE CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA DALLA GIUSTIZIA ITALIANA POSSANO ESSERE MINISTRI DELLA REPUBBLICA… E IL TEST ANTIDROGA PER I MINISTRI E’ NECESSARIO
La Lega chiede con una lettera all’ufficio di presidenza della Camera, al presidente Fini e
ai capigruppo, di valutare la calendarizzazione di un dibattito in Aula sul ruolo del presidente Gianfranco Fini.
Spiega il capogruppo del Carroccio Marco Reguzzoni: «le dimissioni stanno nella coscienza di ognuno, ma è necessario che almeno il Parlamento possa esprimersi», perchè «a nostro avviso andando avanti così si lede la dignità delle istituzioni e si crea un precedente pericoloso».
La richiesta è che la questione venga valutata già alla riunione dei capigruppo dell’11 gennaio.
Durante la conferenza alla Camera, con i vertici del gruppo della Lega, Reguzzoni ha divulgato il testo della lettera inviata all’Ufficio di presidenza. «Sappiamo che non ci potrà essere un voto perchè non è previsto dal regolamento – ha spiegato il presidente dei deputati del Carroccio – ma riteniamo giusto che almeno ci si possa esprimere».
Sono tre, in particolare, i comportamenti di Fini che la Lega stigmatizza: «Non era mai accaduto che un presidente della Camera chiamasse nel suo studio parlamentari per convincerli a votare una mozione di sfiducia nei confronti del governo; che ministri e sottosegretari rimettessero il loro mandato nella mani di un presidente della Camera, che un presidente della Camera chiedesse le dimissioni del presidente del Consiglio davanti alle telecamere e convocando i giornalisti prima che si svolgesse il dibattito in aula”.
Forse al capogruppo lecchino di Varese, arrivato a quel posto dopo ampie lotte interne e protetto dal cerchio magico di donna Manuela, sfugge un dettaglio.
Una delle due presidenze istituzionali, prima dell’avvento di Berlusconi, per decenni è sempre stato affidato a un esponente della minoranza che come tale, fermo restando l’imparzialità nel’esercizio delle sue funzioni, faceva tranquillamente politica di partito.
Fini è sempre stato imparziale nella gestione dei lavori, riceve chi gli pare e chiede le dimissioni di chi gli pare in quanto capo di un partito.
Fossimo in lui, aggiungeremmo che avrebbe diritto anche a dare due calci nel culo a chi pare, fuori dalla Camera.
Soprattutto ai cialtroni pregiudicati.
Sarebbe invece opportuno che il Parlamento avviasse un dibattito se sia compatibile che due condannati in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale e finanziamento illecito al partito possano ricoprire il ruolo di ministri.
E invitiamo anche una volta per tutte la presidenza della Camera a rendere obbligatorio il test antidroga almeno per i ministri, se non per i parlamentari.
Sarebbe certamente incompatibile la carica di un dicastero con l’uso di sostanze stupefacenti.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, criminalità, denuncia, destra, Fini, Giustizia, governo, LegaNord, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »