Dicembre 14th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER ATTACCA FRONTALMENTE IL SISTEMA POLITICO “INCARTATO IN UN BIPOLARISMO AD ALTA CONCENTRAZIONE DI CONFLITTO”…”SE FOSSI STATO NEL GOVERNO NON SAREI STATO LIETO DI VEDERE UN COMUNICATO DEL PRESIDENTE FRANCESE CHE CI DICEVA COSA DOVEVAMO FARE E NEANCHE DI RICEVERE UNA LETTERA DAI BANCHIERI CENTRALI”
Mario Monti perde il proverbiale aplomb. E alla fine di una giornata convulsa in cui si susseguono una ridda incontrollata di annunci e smentite di emendamenti, il presidente del Consiglio risponde ai “colleghi” politici e alle loro critiche: “E’ verissimo che per fare questa manovra non occorrevano professori — scandisce il premier in Commissione Finanza e bilancio alla Camera — Ma perchè questo lavoro non l’avete fatto voi? Ci avete chiamato voi, perchè la verità è che eravate paralizzati”.
E ancora: ”Spero torni presto il tempo in cui non avrete più bisogno dei professori o dei tecnici perchè spero che presto voi eletti sappiate guardare alle cose che servono al futuro del Paese, per avere un sistema politico che abbia ripreso la fiducia del Paese e sappia guardare lontano”.
Insomma, la critica ai partiti e ai veti incrociati che finora hanno reso immobile la politica italiana è chiara: “Il sistema politico si era incartato in un bipolarismo ad alta concentrazione di conflitto. Eravate paralizzati, altrimenti non ci avreste chiamato”. Del resto, “Non ho mai voluto un governo dei tecnici. Sono altri che l’hanno voluto. Io non sono nè corresponsabile, nè grande fautore. Io non mi sono candidato per trovarmi nella posizione in cui mi trovo”.
E a coloro che parlano di “perdita di sovranità per l’Italia”, Monti risponde: “Il Paese sta perdendo la sua quota di sovranità deliberatamente come tutti gli altri Paesi europei”.
Certo, “l’Italia in più ha perso la sovranità con qualche quota di troppo perchè si è messa in una posizione di debolezza rispetto agli altri Paesi Europei”.
E di chi è la colpa? Del precedente esecutivo, quello guidato da Silvio Berlusconi, sembra dire il presidente del Consiglio: “Se fossi stato nel governo — ha infatti precisato Monti — non sarei stato lieto di vedere un comunicato del Presidente francese che ci diceva cosa dovevamo fare. Non sarei stato lieto di ricevere una lettera firmata dai banchieri centrali”, ha detto con riferimento alla missiva inviata nell’estate al vecchio esecutivo dall’allora governatore della Bce, Jean Claude Trichet, e da quello entrante, Mario Draghi.
Una lettera, sottolinea ancora Monti che Berlusconi ha persino “invocato”.
Perchè, un conto è essere “a favore dell’Europa e a favore di una perdita consensuale di sovranità in una maggiore integrazione”, un conto è essere favorevoli alla “cessione di sovranità da debolezza”.
Il ‘professore’ insiste anche sull’”equità ” della manovra, un’equità raggiunta “dopo i suggerimenti venuti dalla Camera che il governo ha accettato”.
E a pagare, giura Monti, non saranno “i soliti noti”.
Dirlo, per il premier, significa indugiare in un “luogo comune”. “A pagare — specifica il premier — non saranno i soliti noti. Nel fare una manovra in pochi giorni, abbiamo individuato una nuova materia su cui intervenire: pagheranno dei ‘nuovi noti’ e in questo modo potremo tassare di meno le imprese e il lavoro, come si conviene a un’economia che vuole tornare a crescere”.
A chi chiedeva la patrimoniale, Monti dà poi una spiegazione articolata sulla scelta fatta dal governo: “Non avevamo un tabù su questo, e per questo abbiamo chiesto ai nostri tecnici se era possibile tassare la ricchezza familiare a patire dai grandi patrimoni. Ci è stato risposto che avremmo potuto farlo solo dopo due anni di intenso lavoro per individuare le ricchezze, provocando nel frattempo una fuga di capitali”. Insomma, è la sua conclusione, “intervenendo subito avremmo abbaiato, ma non morso”.
Ma se si guarda con attenzione alla sostanza dei provvedimenti sui beni di lusso (auto di grande cilindrata, imbarcazioni, aerei) si scopre che una specie di patrimoniale è stata adottata: “Abbiamo realizzato la patrimoniale possibile per l’Italia in questa fase”, sostiene il premier.
A chi gli rimprovera invece un eccesso di durezza degli interventi, Monti risponde invitando a considerare la drammaticità della situazione: “L’alternativa — sostiene il premier — era l’avvitamento della crisi del debito sovrano che porterebbe non alla recessione ma alla distruzione del patrimonio degli italiani e all’evaporazione dei redditi”.
Le misure prese, invece, spingono Monti a dire di essere fiducioso sul fatto che i mercati “reagiranno positivamente”.
Monti infine difende le scelte compiute sulla lotta al’evasione fiscale: tratteggia un fisco “no repressivo, ma amico”, basato sulla convenienza a dichiarare il vero.
Con le correzioni partorite alla Camera, la manovra , secondo il presidente del Consiglio, ha ulteriormente aumentato il suo tasso di equità . Il premier cita gli sconti sul’Ici legati al numero dei figli.
Ma anche la scelta di consentire l’adeguamento all’inflazione per le pensioni fino a 1400 euro: il blocco , sottolinea, “non riguarderà la maggior parte dei pensionati” e sarà compensata dalla tassazione sui capitali scudati.
Dopo le misure di contenimento, Monti rilancia sullo sviluppo partendo dal Sud e commenta positivamente il primo ‘grimaldello’ per le liberalizzazioni posto dal governo.
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Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
COME NEL 2006, AI TEMPI DELLE LENZUOLATE DI BERSANI, I TITOLARI DI FARMACIA CI RIPROVANO A MINACCIARE LA SERRATA PER TUTELARE UN MONOPOLIO ANACRONISTICO… I PROTETTORI SONO IN PARLAMENTO: LORO UOMO DI PUNTA E’ IL SEN. LETTIERI, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI FARMACISTI DI BARI
Lo avevano già fatto nel 2006 ai tempi delle lenzuolate di Pier Luigi Bersani: una serrata dei
punti vendita per protestare contro il piano di parziale liberalizzazione del settore.
E anche questa volta la lobby dei titolari di farmacia ci riprova, per scongiurare le intenzioni del governo Monti in materia di farmaci di fascia C (con ricetta del medico e costo a carico dell’utente).
Il tentativo di distribuire con maggiore semplicità certi prodotti, con conseguente aumento di posti di lavoro e calo di prezzi, viene bocciato dalla lobby con la spiegazione che i cittadini non sarebbero adeguatamente tutelati, che nelle farmacie 18mila attuali dipendenti potrebbero perdere il lavoro e che molte farmacie tradizionali verrebbero messe in difficoltà fino alla chiusura nei piccoli comuni.
La serrata è stata minacciata per impedire che altri farmacisti, attivi nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati, possano vendere prodotti finora monopolio delle farmacie tradizionali.
Per queste ultime la lobby è formata dalla Fofi (Federazione degli ordini dei farmacisti italiani), che in teoria dovrebbe muoversi a nome di tutti gli iscritti all’albo (circa 80mila) e non solo dei circa 17 mila titolari di punti vendita, e dal sindacato Federfarma.
La prima è guidata dal brianzolo Andrea Mandelli, ex candidato parlamentare con Forza Italia, la seconda dalla milanese Annarosa Racca, ora scatenata contro la manovra del premier Mario Monti.
E’ Federfarma che a inizio dicembre ha fatto pubblicare a tutta pagina sui principali quotidiani inserzioni a pagamento per respingere le intenzioni del governo, ed è ancora Federfarma che adesso ha ipotizzato di organizzare la serrata.
Secondo le principali associazioni dei parafarmacisti, come Il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) e l’Associazione nazionale parafarmacie italiane (Anpi), le accuse per impedire la vendita diffusa dei farmaci di facia C sono «menzogne», al punto di aver incaricato alcuni avvocati per valutare gli estremi di «procurato allarme, falso ideologico e diffamazione».
La lobby ordinistica e sindacale dei titolari di farmacia (spesso figli o parenti di altri titolari) conta da sempre rappresentanti in Parlamento.
Oggi la punta ha il nome del senatore pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, contemporaneamente presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bari e vicepresidente della Fofi.
Negli ultimi anni, come segretario della commissione Igiene e sanità al Senato, D’Ambrosio Lettieri ha gestito il percorso politico del progetto di legge Gasparri-Tomassini il cui (vano) obiettivo è stato quello di ridimensionare la portata della lenzuolata di Bersani, ovvero il poter vendere farmaci da banco (senza ricetta) anche fuori dalle farmacie tradizionali.
Durante l’ultimo governo Berlusconi, sono stati vari i tentativi parlamentari a favore del ritorno dello status quo inseguito dalla lobby: un bersaglio mancato solo per poco.
Con l’avvento di Monti, per Fofi e Federfarma è tornato l’incubo.
A fronte di un primo testo di decreto in cui il governo tecnico ha aperto il mercato dei farmaci di fascia C, la lobby ha fatto sentire il proprio peso. Subito, diversi sono stati (una trentina) gli emendamenti di parlamentari di vari partiti.
In cinque casi si tratta di interventi soppressivi (addio libera vendita di farmaci), in 24 casi di interventi correttivi.
Per esempio cercando di modificare i parametri demografici di riferimento per poter aprire una farmacia: un punto vendita non più ogni 5 mila abitanti ma ogni 3.500 (nei comuni fino a 12 mila residenti), in modo da sottrarre spazio alle parafarmacie; oppure chiedendo di predisporre degli elenchi di fascia C esclusi dalla liberalizzazione, anche qui riducendo il business dei nuovi entranti.
A favore dei camici bianchi tradizionali si è schierato il Pdl, sia pure con alcune eccezioni contrarie (come nel caso di Enrico Costa, favorevole a una liberalizzazione ancor più spinta).
Quindi è stata la volta di Lega e del Fli (con l’eccezione di Angela Napoli), compatti nel voler dare ascolto alla lobby dei farmacisti.
Sul fronte opposto, a sostegno della spinta del governo Monti, si sono esposti esponenti di Udc e Pd.
Ma la situazione appare comunque incerta, ed ecco la serrata.
Le ricostruzioni contenute in questo articolo sono tratte dal libro I veri intoccabili, di Franco Stefanoni (edizioni Chiarelettere)
argomento: Costume, denuncia, economia, la casta, Lavoro, PdL, Politica, radici e valori, sanità | Commenta »
Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
MODIFICHE DA 2 MILIARDI PER MITIGARE LE MISURE SU PENSIONI E IMU…IMPOSTA SUI CAPITALI SCUDATI (PIU’ PRELIEVO AL 2%), CASE E ATTIVITA’ ALL’ESTERO…PENSIONI D’ORO, CONTRIBUTO SOLIDARIETA’ AL 15%
Aumento dall’1,5 al 2% del prelievo sui patrimoni «scudati», contributo di solidarietà del 15% sulle pensioni d’oro (superiori ai 200mila euro annuali), sconto sull’Ici per le famiglie, avvio immediato delle liberalizzazioni e un «giallo» a proposito del bollo sui conti correnti.
Sono molte le novità in arrivo con gli emendamenti del governo alla manovra. I nuovi «balzelli» (case e attività all’estero, capitali scudati) servono a raggiungere il saldo finale «invariato» compensando quello che si concede sul lato «sociale», in particolare alzando a 1400 euro (per un solo anno, però) la soglia delle pensioni che beneficeranno della rivalutazione e ampliando il «bonus» sull’Imu (ex Ici) per le famiglie con figli sotto i 26 anni.
Le modifiche dovrebbero valere, complessivamente, introiti per 2 miliardi di euro.
La manovra mercoledì mattina dovrebbe approdare alla Camera.
Il condizionale è d’obbligo perchè i lavori nelle commissioni procedono a rilento, tanto da rendere con tutta probabilità necessaria una maratona notturna.
Ma il presidente della Camera, Fini, ha escluso ritardi: «Non ho alcuna intenzione di differire. La manovra domani mattina sarà in Aula». Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il ministro competente a porre la fiducia sulla manovra economica, ove necessario.
LE PRINCIPALI NOVITà€ IN DISCUSSIONE
Imposta conti correnti: esenzioni e aumenti
L’affannosa ricerca delle novità in «tempo reale» ha prodotto un equivoco. Sembrava fosse in arrivo un «nuovo bollo da 34,20 euro sui conti correnti (in realtà tecnicamente applicato sull’estratto conto cartaceo obbligatorio) .
In realtà , quell’imposta, per le persone fisiche c’è già ed è in vigore da anni. «La novità – spiega in serata sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani- è che viene eliminato questo bollo sui conti correnti e sui libretti fino a 5 mila euro». Il sottosegretario spiega il perchè di questa misura: «Se facciamo la lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo. È uno sgravio a favore delle persone che verrà compensato dall’aumento del bollo fino a 100 euro per i conti correnti delle imprese e delle persone giuridiche».
Capitali scudati: prelievo più alto e imposta
Aumento dall’1,5% (che dava un gettito di due miliardi) al 2% del prelievo sui capitali scudati. In più è prevista una imposta di bollo annuale (che resterà sempre, fino a eventuale abolizione) al 4 per mille per il 2011, che avrà un’eccezione (in peggio) nel 2012 e 2013 con una aliquota che salirà , per i prossimi due anni, al 10 per mille (tornando poi al 4 per mille nel 2014).
Si tratta, secondo il governo, di un «prelievo sull’anonimato» per i contribuenti che hanno aderito agli «scudi».
Le novità sui capitali scudati garantiranno un maggior gettito di 366 milioni nel 2012 e 2013 e di 559 milioni a regime dal 2014.
Prelievo su pensioni d’oro
Contributo di solidarietà sulle «pensioni d’oro» del 15%. Il contributo sarà applicato per l’importo eccedente i 200 mila euro.
Imu (Ici): sconto famiglie
Sconto sull’Imu per le famiglie con figli. Si parte dalla detrazione, che rimane, di 200 euro per tutti, che «è maggiorata di euro 50 per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purchè dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare un massimo di 400 euro».
In sostanza, lo sconto massimo che il Fisco concede sull’abitazione principale sarà pari a 600 euro: 200 euro della detrazione di base e 400 per il numero dei figli a carico.
Imposta su case all’estero
Tassa dello 0,76% per gli immobili detenuti all’estero «a qualsiasi uso destinati, delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato».
L’imposta «è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso».
La tassa dello 0,76% sul valore degli immobili «è costituito dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è computato l’immobile».
L’imposta dovrebbe portare 98,4 milioni l’anno dal 2012.
Imposta su attività finanziarie all’estero
E’ istituita un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti in Italia.
L’imposta è dello 0,1 per cento annuo del valore delle attività finanziarie per il biennio 2011-2012 e dello 0,15% a partire dal 2013.
Dall’imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versato nello Stato in cui sono detenuti i prodotti e gli strumenti finanziari.
L’imposta dovrebbe garantire un gettito di 8,9 milioni nel 2012 e 2013 e 13,4 milioni dal 2014.
Pensioni: rivalutate fino a 1400 euro
La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta «per l’anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo» (ovvero finao a circa 1400 euro).
Per il 2013 invece la soglia sarà a più bassa; rivalutazione solo per le pensioni oltre 2 volte il minimo (quindi fino a circa 900 euro).
Età di pensionamento: eccezioni
«In via eccezionale» sarà possibile per «i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell’entrata in vigore del decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012» andare in «pensione anticipata al compimento di un’età anagrafica non inferiore a 64 anni». Sempre nelle modifiche è previsto che chi andrà in pensione prima dei 62 anni avrà una riduzione delle quote di trattamento pari a 1 % e non più 2% come previsto in precedenza.
Tetto stipendi manager
Arriva il tetto massimo per gli stipendi dei dipendenti pubblici e quindi dei manager. Il valore è pari al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione, circa 300mila euro lordi all’anno.
Contributi: aumento autonomi fino a 24%
Aumentano i contributi pensionistici per gli autonomi fino ad arrivare nel 2018 al 24%. L’aumento è dell’1,3% dal 2012 e dopo di 0,45 punti ogni anno fino appunto a raggiungere il 24% a regime. Il testo iniziale prevedeva un’aliquota del 22% a regime.
Liberalizzazioni subito: protesta delle farmacie
Le liberalizzazioni delle attività economiche scatteranno dal primo gennaio del 2012, come inizialmente previsto dalla manovra.
Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti corretto l’emendamento dei relatori che prorogava il termine dell’avvio delle liberalizzazioni al 31 dicembre 2012.
Si ritorna quindi al testo originario che prevede l’avvio del pacchetto subito per tutte le attività economiche.
Dalle liberalizzazioni resta confermata l’esclusione per i taxi.
Nessun dietrofront, invece, per le farmacie che hanno mal digerito la decisione del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C distribuiti con ricetta medica anche nelle parafarmacie e nei supermercati. Forse già lunedì potrebbe scattare la serrata dei punti vendita tradizionali. Mentre dai parafarmicisti stanno arrivando in queste ore migliaia di fax a Palazzo Chigi con la richiesta a Monti di «non cedere alla pressione delle lobby».
Dilazioni per i pagamenti a Equitalia
Tra le altre novità in campo delle liberalizzazioni dovrebbe esserci lo slittamento dal 2012 al 2013 di tutte le norme relative, con l’eccezione appunto di quella delle farmacie.
Vale a dire l’imposizione di distanze minime per l’apertura di esercizi e il divieto di aprirli in più sedi; la limitazione dell’esercizio di una attività economica ad alcune categorie o il divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di alcuni prodotti.
Un aiuto arriva però per le aziende in crisi: via libera ad un emendamento che allunga di 72 mesi la possibilità di pagare le rate a Equitalia.
Province, scadenza naturale
Cambia, infine, la norma sulle province: Con un sub-emendamento approvato dalle Commissione Bilancio della Camera si stabilisce che, in vista della riforma delle Province, gli organi in carica decadranno a scadenza naturale e non più entro il 31 marzo 2013 come prevedeva una proposta dell’esecutivo. Non ci sarà quindi nessun anticipo della scadenza.
(da “Corriere della Sera“)
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Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
LA MANOVRA IN PARLAMENTO, SI RISCHIA UN ALTRO RINVIO… AL RALENTY GLI EMENDAMENTI, LAVORI A OLTRANZA IN NOTTURNA
Monta la polemica sulle liberalizzazioni e avanzano al rallenty gli emendamenti del governo
alla manovra, tanto che la discussione alla Camera, prevista per mercoledì mattina alle 10, potrebbe subire un nuovo rinvio.
«È ovvio a tutti che non è possibile rispettare questo calendario – ha detto il presidente della commissione Finanze, Gianfranco Conte – e sono stati avviati contatti informali con il presidente della Camera Gianfranco Fini per prorogare l’avvio della discussione generale».
Da parte sua Fini ha escluso nuovi ritardi: «Non ho alcuna intenzione di differire ulteriormente – ha detto – La manovra doveva andare oggi, è stata differita ma domani mattina sarà in Aula».
E mentre la Commissione Bilancio si prepara a proseguire i lavori in notturna, è slittata di un paio d’ore l’audizione di Monti.
Tra le novità più attese, le modifiche sulla riforma pensionistica, quelle relative ai costi della politica e quelle sulle liberalizzazioni.
L’ulteriore apertura del mercato dei taxi almeno per ora è stata congelata. Nessun dietrofront, invece, per le farmacie che non hanno gradito la decisione del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C distribuiti con ricetta medica anche nelle parafarmacie e nei supermercati.
Forse già lunedì, ha annunciato FederFarma potrebbe scattare la serrata dei punti vendita tradizionali.
Mentre dai parafarmicisti stanno arrivando in queste ore migliaia di fax a Palazzo Chigi con la richiesta a Monti di «non cedere alla pressione delle lobby».
Tra le altre novità in campo delle liberalizzazioni dovrebbe esserci lo slittamento dal 2012 al 2013 di tutte le norme relative, con l’eccezione appunto di quella delle farmacie.
Vale a dire l’imposizione di distanze minime per l’apertura di esercizi e il divieto di aprirli in più sedi; la limitazione dell’esercizio di una attività economica ad alcune categorie o il divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di alcuni prodotti.
Un aiuto arriva però per le aziende in crisi: via libera ad un emendamento che allunga di 72 mesi la possibilità di pagare le rate a Equitalia.
Intanto alcune modifiche, molte di natura fiscale, passano il vaglio: portato a 1.000 euro il limite per il pagamento cash, risolvendo così il problema dei pensionati che viceversa sarebbero stati costretti a dotarsi di carta elettronica.
E sempre sui pagamenti emendamento porta ad un massimo dell’1,5% la commissione che le banche possono chiedere ai commercianti in caso di pagamento elettronico.
Si modifica la norma sul massimo scoperto e si affida direttamente al proprietario (e non ad Equitalia) la vendita degli immobili su cui grava un’ipoteca.
L’incasso va ad Equitalia che storna la parte maggiore rispetto al debito allo stesso proprietario. Aiuti arrivano anche per le aziende in crisi di liquidità che potranno contare su un’ulteriore proroga di 72 mesi per i pagamenti a Equitalia.
Infine non passa la dicitura «quoziente familiare» nella definizione della nuova Isee previsto nella manovra, ma l’indicatore terrà comunque conto dei figli, specie dal terzo in poi e delle persone disabili presenti in famiglia.
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Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
MANOVRA: DOPO LE POLEMICHE PER LA MINACCIA ALL’AUTONOMIA DEL PARLAMENTO, IL GOVERNO AFFIDA L’ADEGUAMENTO ALLE AULE DEL SENATO E DI MONTECITORIO
Il governo sta presentando in queste ore alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera i suoi emendamenti alla manovra economica.
Tra i più attesi quelli su pensioni e tassazione degli immobili, che non sono però ancora stati depositati.
Ecco invece le modifiche già presentate.
Stipendi onorevoli.
Sarà il Parlamento a provvedere al taglio degli stipendi di deputati e senatori adeguandoli alla media europea.
E’ quanto prevede l’emendamento del governo alla manovra.
Il testo del decreto approvato dal Consiglio dei ministri stabiliva che dovesse essere il governo, con un decreto, ad adeguare gli stipendi dei parlamentari in base ai risultati della commissione Giovannini, al lavoro da settembre per individuare la media dei trattamenti economici dei parlamentari europei.
Poichè questa norma ha creato polemiche sul rischio sul rischio che potesse essere intaccata l’autonomia delle camere, l’emendamento del governo ora prevede che “il Parlamento e il governo, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, assumono immediate iniziative idonee a conseguire gli obiettivi”.
La nuova norma non fissa però un termine preciso.
Abolizione province.
Altro emendamento presentato oggi dal governo pervede che gli organi in carica delle province decadranno il 31 marzo 2013 mentre slitta dal 30 aprile al 31 dicembre 2012 il termine entro il quale le funzioni delle province dovranno essere trasferite ai Comuni o alle Regioni.
Il testo stabilisce una disciplina transitoria per gli enti in scadenza anticipata, facendo doverosa salvezza delle prerogative delle province autonome.
La manovra rinviava a legge statale, senza riferimenti temporali, la determinazione del termine decorso il quale gli organi in carica delle Province decadono.
Niente liberalizzazione dei taxi.
“Il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea” viene escluso “dall’ambito di applicazione” dalle misure di liberalizzazione delle attività economiche previste dall’articolo 34 della manovra. Lo prevede un altro emendamento del governo.
Estesa mobilità sottoposta all’Autorità .
Anche la “mobilità urbana collegata a stazioni, aeroporti e porti” nonchè le infrastrutture e reti “stradali e autostradali” vengono sottoposti alla vigilanza dell’Autorità .
E’ quanto prevede un emendamento del governo che cambia la norma della manovra che limitava i compiti dell’Autorità a “garantire condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture e alle reti ferroviarie, aeroportuali e portuali”.
Non erano comprese nè le autostrade nè i servizi da a per stazioni e aeroporti.
Salvi i compensi dei consigieri di circoscrizione.
I Consiglieri delle Circoscrizioni o quelli delle Comunità montane oggi in carica manterranno il loro gettone sino a fine mandato.
Il decreto stabilisce la gratuità delle cariche negli enti territoriali non previsti dalla Costituzione.
Tale norma, quindi, entra in vigore solo con il rinnovo delle cariche.
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Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
RESTA ALTO IL CONSENSO VERSO IL PREMIER (58%), APPENA SCALFITO DALL’ANNUNCIO DI SACRIFICI LA CUI RESPONSABILITA’ VIENE FATTA RICADERE SUL GOVERNO BERLUSCONI…ALTA LA FIDUCIA NELLA FORNERO
Un mese di Monti. 
Gli italiani sono preoccupati, ma sembrano avere comunque fiducia nell’azione del premier.
La manovra pesa, e non potrebbe essere diversamente.
L’annuncio dei sacrifici richiesti, però, intacca non di molto il consenso che il presidente Monti raccoglieva nei giorni precedenti la manovra, portandolo al 58%, decisamente altissimo in un frangente simile e superiore a quello di cui il “professor Monti” poteva godere un mese fa, all’affidamento dell’incarico da parte di Napolitano.
Ma andiamo con ordine.
Il livello di fiducia del premier si attesta, ad oggi, al 58% del campione sondato da Ipr Marketing .
Un livello altissimo, dicevamo. E di poco inferiore al massimo toccato da Berlusconi nel momento del suo maggior consenso: quel 62% che lo stesso Monti ha già raggiunto – secondo le rilevazioni di Ipr – il primo dicembre scorso nei giorni precedenti la manovra.
Ed è proprio la contenuta variazione dell’atteggiamento degli italiani che colpisce di più.
Il consenso nell’arco del primo, durissimo mese a Palazzo Chigi è in crescita.
Era al 50% il 13 novembre scorso, quando il professore varcò il portone del Quirinale per ricevere l’incarico.
Da allora una ascesa veloce: 55% tre giorni dopo, alla formazione del governo, altri cinque punti più su dopo una settimana, fino al 62% dell’inizio di questo mese alla vigilia della manovra.
Quindi l’annuncio del pacchetto di misure “salva Italia”.
Le prime polemiche, la presa d’atto dei sacrifici, le critiche sulle riforme proposte.
Ma – si può dedurre dal sondaggio – anche la presa d’atto del passaggio stretto in cui l’Italia e il suo governo si sono trovati.
La maggioranza degli intervistati, infatti, addebita la responsabilità delle misure all’azione del governo precedente: il 37% del campione pensa che “responsabile delle nuove tasse” è Berlusconi.
Seguito da un 30% che addebita la durezza della manovra alla situazione internazionale.
Solo il 26% indica direttamente Monti.
Di minore rilevanza, in questo caso, l’opinione sulla compagine governativa, con la maggioranza dei ministri non ancora ben conosciuti.
Anche se va notato il 58% di fiducia (lo stesso livello del premier) che va a Elsa Fornero, ministro del Lavoro alle prese con la riforma delle pensioni, senza dubbio uno dei provvedimenti che più colpiscono la sensibilità dei cittadini.
L’apertura di fiducia, un mese dopo, resta.
Rilevata proprio nel giorno dello sciopero generale. Da domani inizia il difficile passaggio della manovra nelle aule parlamentari.
Angelo Melone
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
DECINE DI ASSOCIAZIONI, SPESSO LEGATE AI POLITICI, HANNO RICEVUTO COMPLESSIVAMENTE DA FINMECCANICA UN MILIONE E 856 MILA EURO
L’elenco è stato consegnato da Lorenzo Borgogni ai pm napoletani Vincenzo Piscitelli ed
Henry John Woodcock, che indagano su un filone diverso: la presunta corruzione internazionale all’ombra delle commesse estere del colosso della difesa.
I rumors sulla lista sono montati ancor di più dopo le dichiarazioni, rilasciate al Fatto e rilanciate recentemente in tv, di Aldo Di Biagio, un finiano eletto nel 2008 con il Pdl, che ha confidato di avere ricevuto un’offerta da parte di un collega che gli proponeva — in cambio dell’abbandono di Fini – una donazione di
Finmeccanica per una sua fondazione.
Un racconto ovviamente tutto da riscontrare.
La lista consegnata ai pm napoletani ci dice che i contributi e le sponsorizzazioni alle fondazioni dei politici esistono ma sono di importi minori e bisogna evitare le generalizzazioni.
Accanto a fondazioni e giornali sconosciuti ci sono nomi di associazioni e riviste prestigiose come l’Accademia dei Lincei, Limes e Micromega. Molte fondazioni poi vantano una missione (magari non condivisibile) e una storia decennale.
Spesso sono guidate e presiedute dagli stessi nomi illustri come Gianni Letta e Giuliano Amato o Giulio Tremonti.
Gli importi possono far sorridere rispetto al fatturato di Finmeccanica, eppure la lista è utile per disegnare la mappa delle relazioni e la lobby del gruppo.
E forse anche per dare un senso all’incredibile tenuta del duo Guarguaglini-Borgogni nonostante le inchieste.
L’elenco è composto di quattro tabelle e comprende le spese per le associazioni (per un totale di 474 mila euro); le spese promozionali per la pubblicità sulle testate più diverse, per un totale di 668 mila euro, i progetti condivisi con la stampa per 469 mila euro e infine le sponsorizzazioni per gli eventi per 245 mila euro.
Nella prima tabella, quella dei soldi alle associazioni, non poteva mancare un contributo di 25 mila euro alla famigerata Trilateral commission, della quale fanno parte pochi italiani (da Mario Monti e Pierfrancesco Guarguaglini, da Marco Tronchetti Provera a Enrico Letta) al centro di molte teorie complottistiche.
Un altro think tank atlantico, l’Istituto per gli Affari Internazionali di Stefano Silvestri, ha ottenuto 26 mila euro; all’Aspen Institute, presieduto da Giulio Tremonti e che aveva come segretario il futuro membro del Governo Monti, Marta Dassù, sono andati 35 mila euro più 12 mila e 500 impegnati per la rivista Aspenia.
Alla prestigiosa Accademia dei Lincei sono andati solo 5 mila euro mentre l’Associazione amici del Gonfalone ha potuto contare su 20 mila euro più altri 40 mila per la pubblicità .
Chissà se c’entra la presenza nel suo comitato direttivo di Lorenzo Borgogni, ancora oggi sul sito internet accanto all’ingegnere della Cricca: Angelo Balducci.
Civita, associazione bipartisan con presidente Antonio Maccanico e presidente onorario Gianni Letta, ha ricevuto 22 mila euro
Meno nota la Fondazione Foedus di Mario Baccini alla quale, da budget 2011, dovrebbero andare ben 25 mila euro.
Speriamo servano a rilanciare la sua attività che — almeno stando al sito è da anni in fase di stanca. Al Comitato Leonardo che ha premiato nel 2008 Pierfrancesco Guarguaglini, l’ingrata Finmeccanica ha destinato solo 2mila e 500 euro.
Poi ci sono 20 mila euro per il Comitato Atlantico Italiano che “svolge da oltre cinquanta anni attività di studio sui temi di politica estera… relativi all’Alleanza Atlantica” e che è presieduto da Enrico La Loggia del Pdl.
Altri 25 mila euro sono andati al Centro Studi Americani, presieduto da Giuliano Amato e la stessa cifra è andata alla Fondazione Magna Carta del vicepresidente del gruppo del Pdl al senato Gaetano Quagliarello.
Le sponsorizzazioni sono molte di meno ma più ricche.
Per il Cestudis, Centro Studi sicurezza diretto dal parlamentare del Pdl ed ex generale Luigi Ramponi, Finmeccanica ha messo a budget 40 mila euro.
Altri 70 mila sono andati al Bogheri Melody 2011, che si è tenuto questa estate nel borgo natio di Guarguaglini, Castagneto Carducci.
Tra le pubblicità (già oggetto di un precedente articolo del Fatto) spunta l’immancabile rivista della Fondazione presieduta da Massimo D’Alema, Italianieuropei, con un budget stanziato nell’era Borgogni-Guarguaglini pari a 50 mila euro; meno degli 83 mila euro destinati a Specchio economico e ai 110 mila euro previsti per E’Italiausa, una pubblicazione semisconosciuta fondamentale per Finmeccanica: riceve lo stanziamento più grande ed è edita dalla Italplanet di Domenico Calabria.
Alla rivista delle Formiche, fondata da Marco Follini, vanno 30 mila euro.
A Limes vanno 27 mila e a Micromega 12 mila euro.
Nella lista troviamo anche Tempi di Luigi Amicone (10 mila euro), l’andreottiano Trenta giorni (18 mila euro) e persino San Francesco Patrono d’Italia, con 50 mila euro.
Tra i progetti condivisi, a spese di Finmeccanica, si segnala invece l’Arel, che ha come segretario generale Enrico Letta, con un budget di 10 mila e 500 euro e Il Riformista, quotidiano diretto da Emanuele Macaluso e vicino al Pd, con 45 mila euro.
C’è anche Astrid, presieduta dall’ex ministro di centrosinistra Franco Bassanini con un misero stanziamento di 5mila.
Mentre più consistente (60mila euro) è la cifra impegnata a budget per il progetto comune con la società So.Ge.Si., della moglie di Luigi Martini, presidente Enav, ex parlamentare di An, indagato nel caso Finmeccanica a Roma proprio insieme a Lorenzo Borgogni.
Per altri progetti comuni.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
PENSIONI PAGATE CASH FINO A 980 EURO… OGNI SCONTO COMPORTERA’ UN AUMENTO DELLE TASSE O TAGLI IN ALTRI SETTORI
Su almeno due fronti la manovra dovrebbe essere emendabile: i limiti alla indicizzazione delle pensioni e il peso dell’Imu sulla prima casa, due misure che anche il governo sarebbe disposto ad ammorbidire.
Modifiche condivise, ma costose.
Per garantirle a parità di saldo si dovranno quindi recuperare coperture per 5 miliardi di euro. La discussione fra governo e maggioranza sul cosa cambiare e come finanziare è proseguita per tutta la giornata e la notte di ieri: oggi comunque le Commissioni dovrebbero dare il via libera al testo che passerà domani in Aula.
Fra le modifiche sicure, anche perchè non richiede copertura, l’innalzamento per i pagamenti “cash” della pubblica amministrazione che permetterebbe ai pensionati di ritirare l’assegno senza dover aprire un conto corrente (il limite passerebbe da 500 a 980 euro).
Resta in ballo la rivalutazione delle pensioni fino a 1400 euro – e l’indicizzazione non sarebbe totale per tutti – e l’aumento delle detrazioni per l’Imu, che nei piani del governo favorirebbe però solo le famiglie numerose a reddito basso.
Ma ad ogni modifica del testo dovrà corrispondere una copertura: fra gli interventi più probabili quello sullo scudo fiscale e sull’imposta di bollo.
La previdenza
Due opzioni sull’indicizzazione totale o parziale, ma con tetti diversi
Per i sindacati si tratta di una modifica “irrinunciabile”: l’indicizzazione delle pensioni, ora prevista solo per gli assegni non superiori ai 936 euro (due volte tanto la pensione minima), deve essere riconosciuta ad una platea più vasta.
Per chi supera il tetto, secondo quanto ora fissato dalla manovra Monti, nei prossimi due anni non ci sarà la rivalutazione in base al costo della vita.
La correzione di cui si sta parlando prevede due ipotesi, diverse a seconda della copertura assicurata.
La prima alzerebbe il limite ai 1.400 euro (tre volte tanto la pensione sociale), garantendo però – per gli assegni dai 936 ai 1400 euro – una indicizzazione parziale (del 50 o 70 per cento); la seconda porterebbe invece il tetto ai 1.170 euro (corrispondenti a 2,5 volte la pensione minima) ma permetterebbe, entro questo limite, una rivalutazione dell’assegno al cento per cento.
L’imposta sulla prima casa alleggerita in base a reddito e figli
Alleggerire la pressione sulla prima casa: è l’altra correzione al decreto alla quale il governo sta dando la precedenza. Sotto accusa è il peso dell’Imu, l’imposta municipale unica già prevista dal federalismo e che il decreto ha ribattezzato come Imp, imposta propria, anticipandola al 2012. Il maxiemendamento dovrebbe prevedere un potenziamento della detrazione: ora è di 200 euro e potrebbe arrivare ai 350-400.
Lo sconto, comunque, non sarebbe garantito a tutti i titolari di una prima casa, ma andrebbe a beneficio solo delle famiglie numerose con redditi bassi.
I tecnici del governo stanno infatti calcolando il ritocco basandosi sull’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente del proprietario, che incrocia il reddito con la composizione del nucleo familiare.
Di fatto, così facendo, ne risulterebbero avvantaggiate soprattutto le famiglie con più di due figlie e con un reddito basso.
Il contante
Sale il limite per i pagamenti dalle banche conti a costo zero
Il decreto Monti limita l’uso del contante ai 1000 euro, ma per i pagamenti della pubblica amministrazione il tetto scende a 500.
Oltre tali somme il passaggio di denaro deve risultare tracciato: la norma costringerebbe molti pensionati – per ritirare un assegno anche di poco superiore a quella cifra – ad aprire un conto corrente e sopportarne i costi.
La soluzione su questo punto è già stata individuata, il governo ha dato via libera all’emendamento: il tetto del cash pagabile dallo Stato sarà innalzato a 980 euro.
Possibili interventi anche sulle commissioni di spesa, punto sul quale è arrivata un’apertura dell’Abi. “Le banche sono disponibili a ragionare su un conto corrente a zero spese per i pensionati al minimo e sui costi delle carte di credito” ha detto il presidente Mussari.
Lo scudo fiscale
Una tassa del 3% sui capitali rientrati o l’acquisto di Btp con mini-rendimento
Rivedere le aliquote da far pagare a chi ha fatto rientrare in patria dall’estero capitali scudati, ovvero protetti da un vantaggio fiscale: è questa la norma sulla quale si sta lavorando al fine di trovare la copertura alle modifiche su pensioni e Imu.
La manovra oggi introduce una tassa una tantum dell’1,5 per cento da far pagare a chi ha utilizzato i tre “scudi” varati a suo tempo da Tremonti.
Troppo poco, avevano protestato da più parti, molto probabile, quindi, l’arrivo di un ritocco.
Le alternative sono due: a chi ha rimpatriato e regolarizzato capitali ed immobili cavandosela con esborsi ridotti potrebbe ora essere chiesto di versare una tassa non più dell’1,5, ma del 3 per cento, oppure di sottoscrivere Btp decennali per lo stesso valore del capitale scudato con tassi d’interesse del 2,5-3 per cento.
Chi non accetterebbe una delle due alternative perderebbe l’anonimato.
Il risparmio
Imposta di bollo sui titoli più alta una chance per reperire risorse
Capitali freschi da reperire aumentando l’imposta di bollo: questa è l’altra strada che il governo sta pensando di percorrere per finanziare le correzioni che ritiene di dover fare alla manovra.
Il decreto “salva Italia” ha già esteso l’imposta di bollo a tutti gli strumenti finanziari, anche a quelli non soggetti a obbligo di deposito titoli (praticamente ne risultano esclusi solo i fondi pensione e quelli sanitari), prevedendo un minimo di 34,2 euro e un massimo di 1.200.
Il prelievo è attualmente definito in misura proporzionale al valore degli strumenti finanziari detenuti: si versa lo 0,1 per cento per il 2012, che diventa 0,15 nel 2013.
La misura così definita garantisce un maggiore gettito per un miliardo nel 2012 e 921 nel 2013. Visto l’ampliamento della base imponibile si era parlato di “piccola patrimoniale”, ora da questa voce si vorrebbe ricavare di più.
Ici-Chiesa e frequenze tv in salita
Verso il prelievo sulle pensioni d’oro
Come copertura è fra le più avverse al Pdl, ma fra i possibili interventi sul tavolo, c’è anche l’ipotesi di un possibile aumento dal 43 al 46 per cento a carico dello scaglione Irpef più alto (oltre i 75 mila euro di reddito): la strada resta comunque difficile ad percorrere per via della forte opposizione degli uomini di Berlusconi. In piedi resta anche la possibilità di contributo di solidarietà da chiedere alla pensioni d’oro e un ulteriore ritocco ai contributi previdenziali a carico dei lavoratori autonomi, mentre sembrerebbe tramontata l’ipotesi di togliere l’esenzione Ici per le attività commerciali degli enti ecclesiastici.
Grande incertezza anche sulle vendite delle frequenze tivù, anche se dall’asta si potrebbero ricavare due miliardi: il Pd non la vuole escludere, ma per il Pdl la strada è impraticabile.
Luisa Grion
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA STIFFONI: “TAGLI AGLI EMOLUMENTI? I MASSONI VOGLIONO PARLAMENTARI SCIATTONI”…FORSE PREFERISCE QUELLI SCIATTAI? …FINI E SCHIFANI CHIEDONO “ATTI ESEMPLARI”, IN SINTONIA CON I SACRIFICI RICHIESTI AGLI ITALIANI”, MA MOLTI DEPUTATI, DA CROSETTO A GIRO, DALLA MUSSOLINI A LUPI, FANNO LA FRONDA
La Lega si schiera con la Casta. Il senatore Piergiorgio Stiffoni paventa un parlamento
di “sciattoni” se dovessero passare ulteriori tagli agli emolumenti di deputati e senatori: ”E’ stato approvato, tutti concordi, che i nostri emolumenti siano nella media europea”, afferma Stiffoni, “se non altro la figura del parlamentare nazionale sia commisurata nella sua totalità alla media delle nazioni europee”.
E’ una questione di “decoro”, secondo il parlamentare trevigiano: “Se vogliono una classe politica di sciattoni, è una scelta che si può fare, ma mi sembra che un certo decoro ci debba essere anche di chi lavora in Parlamento”.
La sua filippica si scaglia contro la stampa e certi articoli “emozionali” e “pieni di rancore”. Che seguirebbero “i vari Rizzo e Stella (Sergio Rizzo e Gianantonio Stella, giornalisti del Corriere della Sera e autori del celebre libro “La Casta”, ndr) che evidentemente sono i portatori d’acqua di certa antipolitica, che non è quella dei grillini, ma è un’antipolitica ben più pericolosa che viene da certe lobby europee, alle quali interessano poco parlamenti nazionali e democrazia, allora sì che sono problemi”.
Da qui il passo è breve per evocare le ”potenze massoniche europee, legate a certi grandi quotidiani”, alle quali “interessa tanto avere propri omologhi al vertice decisionale dei paesi per poter imporre le loro regole”.
Quello degli stipendi dei parlamentari è un tema caldo della giornata politica, insieme all’incontro di Monti con i sindacati, allo sciopero di questi ultimi annunciato per domani e l’Ici sugli immobili della Chiesa.
Mentre sui giornali, sul web e nella società civile monta la protesta contro l’autoconservazione dei privilegi della casta, i diretti interessati cercano di gettare acqua sul fuoco.
“Non corrisponde al vero quanto ipotizzato da alcuni organi di informazione circa la presunta volontà del Parlamento di non assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti”.
E’ quanto hanno dichiarato i presidenti di Senato e Camera a proposito della polemica sulle voci di un mancato taglio degli stipendi dei parlamentari.
In tal senso, Renato Schifani e Gianfranco Fini hanno sollecitato il presidente Istat, Enrico Giovannini, “a concludere nel più breve tempo possibile i lavori della commissione” incaricata di studiare le indennità parlamentari in Europa “per poter subito procedere” al taglio delle indennità in Italia.
“Come dimostrano anche le recenti decisioni autonomamente assunte dagli Uffici di Presidenza di Senato e Camera sulla nuova disciplina dei cosiddetti vitalizi — hanno scritto Schifani e Fini in una nota — il Parlamento è pienamente consapevole dell’esigenza di dar vita ad atti esemplari e quindi anche di adeguare l’indennità dei propri membri agli standard europei, secondo quanto già votato in Aula nei mesi scorsi sia a Palazzo Madama che a Montecitorio“.
Nella polemica interviene anche Guido Crosetto del Pdl, parlando di un “clima di odio” fomentato dalla stampa: “I giornali titolano e polemizzamo sul nulla. Non è più tollerabile per le persone oneste che hanno accettato di dedicarsi alla politica, uscire di casa, acquistare il giornale e sentirsi, in questo caso senza alcun motivo reale, insultati ed additati come bersaglio di un odio ormai irreversibile”.
Anche Francesco Giro, ex sottosegretario ai Beni culturali, lancia una stoccata ai giornalisti definendoli “gazzettieri dell’antipolitica” e provocatoriamente suggerisce “di tagliare ai parlamentari, oltre agli stipendi, anche la testa”.
Insomma l’argomento tagli ha scatenato un putiferio tra i banchi delle Aule: alcuni parlamentari (da Alessandra Mussolini a Lamberto Dini) si lamentano della proposta a prescindere, altri pongono la questione della “norma scritta male”.
Mentre Michele Ventura (Pd), non vuole “difendere la casta”, ma parla di “polverone sollevato ad arte” perchè un decreto che provveda all’equiparazione non si può fare e “il governo l’ha riconosciuto”.
Irritato anche il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, sempre del Pdl: “Se ridurre i costi della politica significa rinunciare al parlamento non va bene, questa sarebbe dittatura”.
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