Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
GLI INTERESSI SUI TITOLI DI STATO SONO DIMINUITI DI 800 MILIONI
Con la formazione del nuovo governo il differenziale di rendimento tra i Btp decennali e gli analoghi titoli tedeschi si è ridotto, scendendo da 161 a 149 punti.
Il rendimento dei titoli italiani a lungo termine è sceso dallo 0,9% allo 0,81%.
Se continua così per le casse dello Stato ci sarà un bel risparmio come spesa per interessi. Già ora, come ha ricordato un paio di giorni fa il Mef, grazie alla riduzione dello spread gli interessi sui titoli di Stato sono diminuiti di 800 milioni. Ma con le prossime aste il tesoretto si amplierà .
Altre simulazioni considerano che una riduzione di 100 punti base dello spread (partendo dai picchi a ridosso dei 300 punti) in capo a dodici mesi si traduce in un risparmio di 2,2 miliardi, che salgono a 3,3 se la riduzione è di 150 punti base.
Il secondo anno la spesa per interessi si riduce di 4,9 miliardi con 100 punti di spread in meno ( 7,3 miliardi con un calo di 150 punti), per arrivare ad un risparmio di 14 miliardi nel quarto anno con 150 punti di spread in meno.
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
CRISI ISTERICA: “E ALLORA DA OGGI NIENTE ELEZIONI, GUARDIAMO L’ANDAMENTO DELLO SPREAD”… FINGE DI NON SAPERE CHE UNO SPREAD BASSO VUOL DIRE 10 MILIARDI IN PIU’ NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI (QUELLI VERI, NON QUELLI VENDUTI A PUTIN)
Il mercato reagisce bene al nuovo governo in fase di nascita targato M5s-Pd: lo spread tra
Btp e Bund apre a 150 punti base, dai 158 di chiusura di ieri, con un tasso di interesse sul decennale italiano che aggiorna il minimo storico allo 0,82%.
Il ritiro della legge sull’estradizione a Hong Kong fa aprire bene anche le borse asiatiche: la borsa di Hong Kong sale al 4%, Tokyo è più cauta e si attesta allo +0,12%, Taiwan +0,94%, Seul +1,16%. Più debole Sidney, -0,31%, mentre Shanghai (+0,16%) e Mumbai (-0,03%) sono ancora aperte.
Positivi i futures sull’Europa e su Wall Street, in attesa del voto a Westminster su un ulteriore rinvio della Brexit e di possibili elezioni anticipate, dello scioglimento della riserva per il nuovo governo da parte di Giuseppe Conte e del Beige Book della Fed atteso alle 20.
Sulla piazza di Hong Kong balzo degli immobiliari Wharf Re (+8,7%), New World (+8%) e Sun Hung Properies (+7,04%). Bene il colosso bancario Hsbc Holding (+3,4%).
Riguardo al calo dello Spread italiano Matteo Salvini, ospite stamattina ad Agorà , ha così commentato: “Spread in discesa? Ok, allora non facciamo più le elezioni. Ogni 5 anni anzichè andare a votare controlleremo l’andamento dello spread…”.
Ottima idea, visto che un calo di 100 punti dello spread vuol dire meno interessi da pagare sul debito e 10 miliardi in più nelle tasche degli italiani.
(da agenzie)
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Agosto 30th, 2019 Riccardo Fucile
E’ L’ANNO BELLISSIMO ANNUNCIATO A SUO TEMPO DA CONTE
Sarà un anno bellissimo, diceva. Mentre sono in corso le consultazioni parlamentari per la formazione di un nuovo governo — che dovrebbe avere i colori giallo e rosso — i dati che arrivano dall’economia non fanno ben sperare per il futuro dell’Italia.
L’Istat, infatti, dopo aver certificato il calo dell’occupazione (con contestuale aumento della disoccupazione) nel mese di luglio, ha confermato la stagnazione del nostro Paese.
Il Pil, anche nel secondo trimestre del 2019, risulta in calo dello 0,1%. Un risultato al limite della recessione, come da timori europei di inizio anno.
«Prosegue ormai da cinque trimestri la fase di stagnazione, che caratterizza l’economia italiana a partire dal secondo trimestre del 2018», scrive l’Istat nel suo rapporto sulla situazione del Pil nostrano nel secondi trimestre del 2019. Su base annua, infatti, il prodotto interno loro risulta in calo dello 0,1%, mentre tra aprile, maggio e giugno è in stagnazione. Numeri che non lasciano ben sperare e che confermano i timori già mostrati nei mesi scorsi dall’Ocse e dall’Unione Europea.
«Alla stagnazione dell’attività ha corrisposto una battuta d’arresto della dinamica congiunturale dell’input di lavoro: le ore lavorate sono diminuite dello 0,1%», prosegue l’Istat nel suo rapporto sul Pil del secondo trimestre.
E a trascinare verso il basso il trend (che difficilmente risalirà nei restanti due trimestri del 2019) sono i dati che riguardano l’agricoltura e l’industria, due fiori all’occhiello — fino a qualche decennio fa — dell’economia italiana. Numeri positivi, ma che non rendono meno amara la situazione, arrivano dai servizi: il +0,1%, però, nulla può contro il -1,2 e -0,4% degli altri settori trainanti dell’economia italiana.
(da agenzie)
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Agosto 30th, 2019 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI CHE METTONO A RISCHIO LA NASCITA DEL GOVERNO FANNO SALIRE IL DIFFERENZIALE BTP
I mercati reagiscono male alla fine delle consultazioni del presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte.
In particolare a mettere in fibrillazione gli operatori sembrano essere state le dichiarazioni del leader del M5S, Luigi Di Maio, che hanno messo di nuovo in discussione l’accordo tra Pd e M5S per la formazione di un nuovo Governo.
A risentire del dibattito politico è stato lo spread tra Btp e Bund che prima delle 15 viaggiava intorno ai 165 punti base, dopo le parole di Di Maio ha continuato ad allargarsi fino a toccare i 177 punti base.
Al momento il differenziale tra il Btp decennale e il corrispettivo tedesco si attesta a 176 punti base, in aumento dai 172 punti base di ieri in chiusura.
Torna a salire anche il rendimento del Btp decennale che ora viaggia intorno all′1,05% dall′1,02% del finale della vigilia.
(da agenzie)
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Agosto 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL CALO DELLO SPREAD, SE CONSOLIDATO, PORTERA’ NELLE CASSE DELLO STATO 12 MILIARDI
Il rendimento del BTp a 10 anni, per la prima volta nella storia, è sceso sul mercato secondario
allo 0,91%. L’aspetto ancor più significativo, spiega oggi Vito Lops sul Sole 24 Ore, è che il Tesoro è riuscito a cristallizzare i nuovi tassi anche sul mercato primario offrendo ieri in asta titoli a medio-lungo termine per un controvalore complessivo di 7,25 miliardi.
Il BTp a 10 anni, di cui sono stati collocati 4 miliardi a fronte di una domanda pari a 5,265 miliardi, ha spuntato un tasso dello 0,96% con un calo di 60 punti base rispetto alla precedente operazione.
Con questa asta è stato infranto il precedente record risalente a un decennale collocato tre anni fa all’1,14%. Venduti anche BTp a 5 anni per 2,25 miliardi con un rendimento dello 0,32% contro lo 0,8% della precedente operazione e CcTeu per 1 miliardo allo 0,77% contro l’1,06% di luglio.
Decisamente positiva l’accoglienza degli operatori specialisti alla riapertura del BoT semestrale loro riservata, come prevedibile in base al movimento del mercato nelle ultime sedute. Sui 600 milioni di euro dell’offerta la domanda è stata pari a 1,466 miliardi. Mercoledì il Tesoro ha collocato tutti i 6 miliardi del Buono semestrale con un tasso in calo a -0,217% — minimo da aprile 2018 da -0,021% di fine luglio.
Carlo Cottarelli sulla Stampa ha calcolato oggi in 12 miliardi i risparmi di lungo periodo per il crollo dello spread.
Lo spread più basso fa bene all’economia italiana per due motivi. Primo perchè il suo calo fa risparmiare tanti soldi allo stato.
Con un debito di quasi 2400 miliardi, un calo di mezzo punto percentuale dei tassi di interesse comporta un risparmio nel lungo periodo di 12 miliardi, anche se nell’immediato l’effetto è molto inferiore.
Secondo, lo spread più basso rafforza il capitale delle banche e consente loro di fare più prestiti.
Terzo, c’è un effetto psicologico non indifferente: il calo dello spread segnala l’allontanamento del rischio di una crisi tipo quella che abbiamo attraversato nel 2011-12, una crisi i cui effetti ci stiamo ancora portando dietro.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
SPREAD A 168 ALLE 13 DI OGGI, TASSI BTP AL MINIMO
Evidentemente Matteo Salvini sotto sotto vuole bene all’Italia. Grazie alla crisi che lui ha
scatenato (anche se oggi cerca, modesto com’è, di addossare le colpe ad altri), ieri, ad appena 20 giorni di distanza e con l’ipotesi di governo M5S-Pd-Leu, la Borsa ha terminato la seduta (grigia) a 20.990 punti e lo spread è sceso fin sotto i 170 punti (165 il minimo di giornata, 174,7 alla chiusura), tornando ai livelli del maggio 2018.
Il rendimento del Btp decennale è crollato sotto l’1%, il suo minimo storico. Fatti i conti, nelle tre settimane della crisi il mercato azionario ha guadagnato oltre due punti percentuali, lo spread è sceso di 70 punti, i tassi del Btp sono precipitati ai minimi.
Spiega oggi Roberto Rho su Repubblica:
I tassi, in Europa, sono quasi ovunque sotto zero e lo spread italiano resta un’anomalia. Ma se il Bund tedesco ha un rendimento negativo, anche lo striminzito 1% del Btp risulterà appetibile per gli investitori: più acquisti, prezzi in crescita, rendimenti in calo. Allo stesso modo, l’attesa per il nuovo Quantitative easing fatto balenare dal presidente della Bce, Mario Draghi, ha già l’effetto di allentare la tensione sui titoli dei Paesi più fragili.
Ma nel mix di fattori ci sono anche, certamente, elementi tutti interni, legati all’evolversi della crisi di governo.
Le banche internazionali lo scrivono da giorni nei loro report. Secondo Fabio Fois della Barclays «la formazione di una coalizione di governo senza la Lega è lo scenario più “market friendly”. Da un ipotetico governo M5S-Pd noi ci aspettiamo, sulle politiche di bilancio, una posizione meno conflittuale con l’Europa e una maggior propensione della Commissione Ue a concedere all’Italia qualche margine di manovra in più».
(da agenzie)
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Agosto 28th, 2019 Riccardo Fucile
L’IDEA DEL GOVERNO M5S-PD SAREBBE DI CHIUDERE LE RICHIESTE NEL 2020, RISPARMIANDO 11 MILIARDI DA RIUTILIZZARE PER CUNEO FISCALE E PER EVITARE AUMENTO IVA
Quota 100 è in via di smontaggio. Democrat e Cinquestelle stanno ragionando in vista della prossima legge di Bilancio per recuperare risorse utili non solo per sminare gli aumenti dell’Iva in procinto di deflagrare ma anche per finanziare il taglio del cuneo fiscale adesso che il progetto legato alla flat tax con l’aliquota al 15% sponsorizzata da Via Bellerio pare essere definitivamente tramontato.
Il depotenziamento di Quota 100, operativa in via sperimentale dal 2019 al 2021, consentirebbe a un eventuale governo giallo-rosso di recuperare nella migliore delle ipotesi fino a 17 miliardi di euro, ma tutto dipenderà dal tipo di sforbiciata che la nuova eventuale maggioranza sceglierà .
Va in ogni caso segnalato che le fantastiche previsioni sui posti di lavoro che sarebbero nate dall’ideona di mandare in pensione prima erano tutte bufale: si parlava di tre posti per ogni pensionato, la verità è che ci saranno tre posti di lavoro ogni dieci pensionati. In più, la legge di bilancio incombe e grazie a quei risparmi potrebbe diventare tutto più facile. Spiega oggi Il Messaggero:
Le domande fin qui presentate per uscire dal mondo del lavoro a 62 anni risultano inferiori del 30 per cento rispetto alle previsioni iniziali. L’attuale andamento delle istanze per Quota 100, se confermato anche per il 2020 e per il 2021, evidenzierebbe uno stanziamento di risorse sovrastimate rispetto alle richieste di pensionamento reali.
Le possibilità su cui si ragiona sono tre. Gli stanziamenti previsti per la misura bandiera della Lega ammontano a 21 miliardi di euro tra il 2019 e il 2021, di cui 17 miliardi solo nel prossimo biennio.
L’ipotesi più drastica consisterebbe nell’abolire il pacchetto già dal prossimo anno, ma al momento appare anche la più improbabile. I democrat potrebbero accontentarsi di disinnescare Quota 100 a partire dal 2021, anno in cui le risorse stanziate per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro a 62 anni di età con 38 di contributi ammontano a circa 8,6 miliardi di euro.
Tenuto conto dei 2,4 miliardi di euro di minori spese stimate per il 2020 dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha condotto una simulazione sulla base dei dati del monitoraggio dell’Inps, l’asticella del risparmio salirebbe in questo modo a quota 11 miliardi di euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 27th, 2019 Riccardo Fucile
COME HANNO INTRAVISTO LA POSSIBILITA’ DI LIBERARSI DI SALVINI, TORNA LA FIDUCIA
Lo spread cala a 182 punti. Il tasso sul decennale del Tesoro scende all′1,13% e non succedeva
dal settembre del 2016.
È passata poco più di un’ora dalla formalizzazione della nuova virata, questa volta in positivo, della trattativa tra il Pd e i 5 stelle.
I mercati annusano, recepiscono e lanciano indicazioni: bene così, avanti.
La stessa fragilità che accompagna la trattativa politica con spin, rotture e riappacificazioni connota gli umori degli investitori.
Solo qualche ora prima, intorno all’ora di pranzo, la trattativa si era interrotta e lo spread aveva iniziato a risalire, riavvicinandosi ai 200 punti.
Tra le dinamiche nervose della politica, impegnata nell’arduo compito della spartizione dei posti di comando, quello dei mercati è un semaforo che si accende di verde.
Nell’ancora indefinito, tortuoso e complesso percorso di un Governo in costruzione spuntano già gli ausiliari del traffico.
Da Confindustria alla Banca d’Italia, e quindi dalle imprese e alle banche, la sensazione è che si vada verso la stretta finale. E nelle stanze di viale dell’Astronomia e di Palazzo Koch iniziano a circolare già le prime raccomandazioni.
Quello che accomuna queste raccomandazioni, secondo quanto apprende Huffpost da fonti di primo livello, è la necessità di partire con il piede giusto.
I mercati – è il ragionamento – vivono una stagione felice, complice anche la protezione a distanza di Mario Draghi e della Bce, ma anche in considerazione del fatto che l’uscita della Lega dalla cabina di controllo del Governo può favorire un clima più disteso e ordinato nelle operazioni interne sui conti pubblici e nelle relazioni con Bruxelles.
Parola d’ordine: approfittarne per definire un programma “serio e credibile”.
L’attesa è forte, la preoccupazione altrettanto. Perchè le imprese e le banche registrano per prime lo stato di salute del Paese e dato che il Paese, dal punto di vista economico, vivacchia con un Pil intorno allo zero e con la spada di Damocle di una manovra che obbliga a impegni onerosi per evitare l’aumento dell’Iva, è del tutto evidente che l’attenzione è concentrata sui contenuti, su cosa riuscirà a fare un Governo che mette insieme due forze politiche con idee e programmi tutt’altro che coincidenti, quantomeno guardando a quanto dichiarato e fatto nell’ultimo anno.
La decisione di Matteo Salvini di staccare la spina al Governo gialloverde ha arrestato tutto di colpo. Non solo gli equilibri dentro e tra i partiti, ma anche le grandi questioni economico-finanziarie del Paese.
Ci sono le partite delicate di Ilva e Alitalia, con scadenze ravvicinate, ma anche l’imminente legge di bilancio. In ballo c’è qualcosa di più largo e importante e cioè la definizione di una nuova strategia economica che punti a far ripartire il Paese. L’esperienza del Governo Lega-5 stelle si è esaurita con i cavalli di battaglia elettorali del reddito di cittadinanza e della quota 100, conditi dal decreto dignità che ha registrato risultati finora discordanti e comunque poco incisivi nel cambiare volto a un mercato del lavoro frammentato e poco inclusivo.
Cosa verrà dopo? Confindustria e la Banca d’Italia hanno le idee già chiare.
Nel quartier generale della Confederazione guidata da Vincenzo Boccia, la convinzione è che si debba ripartire dal punto in cui tutto si è fermato.
Temporalmente le lancette vanno collocate a inizio agosto. Erano i giorni dei tavoli tra il Governo e le parti sociali. Quelli di palazzo Chigi e del Viminale, doppioni di un esecutivo bicefalo che registrava allora un tentativo di non far esplodere le contraddizioni poi deflagrate nello scontro tra Salvini e Giuseppe Conte.
A quei tavoli si sono seduti i rappresentanti di imprese e sindacati. Cinque riunioni in tutto – tre a palazzo Chigi, due al Viminale – per sancire le priorità e cioè taglio del cuneo fiscale e un grande piano di rilancio delle infrastrutture.
Confindustria vuole ripartire da qui. Ma il quesito è: il Governo ci sarà su questi punti? E come? Parlerà con un’unica voce oppure si riproporrà l’anima bicefala del Governo che ha appena archiviato la sua esperienza alla guida del Paese?
Il clima è quello della forte premura e di una forte condivisione dello spirito del capo dello Stato: fare, innanzitutto un Governo, per fare.
La convinzione degli industriali è che un momento “topico” richiede la massima responsabilità . Vietato sbagliare, a iniziare dal nome del commissario europeo che andrà indicato il prima possibile. È ancora l’Europa il faro da seguire secondo Confindustria.
A maggior ragione che ora diventa più facile farlo vista la tranquillità dei mercati. Ma è evidente che i problemi non si risolvono da soli e che se non si mettono in campo azioni e risorse la crescita non cala dal cielo. Per questo le priorità sono il taglio del cuneo e un rilancio delle infrastrutture.
In Bankitalia si fa riferimento agli ultimi interventi del governatore e del Direttorio. E quindi ricomposizione della spesa, spostata di più verso gli investimenti, riforma fiscale, impegno pluriennale per ridurre il debito, deficit sotto controllo.
E poi una priorità non di certo gradita ai 5 stelle, almeno fino ad ora perchè – e questo l’ha messo ben in luce l’anno trascorso al Governo – sedere nei posti di controllo implica anche ripensamenti e capriole. Visco l’ha sottolineato più volte nel corso degli ultimi interventi e questo punto resta imprescindibile per la Banca d’Italia: la riforma delle pensioni va riportata sotto la dimensione dell’equilibrio di lungo periodo. Con tre parole: ritorno alla Fornero.
Nel cantiere convulso della trattativa tra i 5 stelle e il Pd, gli ausiliari del traffico hanno già messo a punto le rispettive agende. Come e se saranno aperte e consultate è tema ancora prematuro. Ma con i mercati così tranquilli qualcuno ha già pensato a fare i compiti.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 15th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO CONTE NE HA RINVIATO L’ENTRATA IN VIGORE… E ALLA FINE LA CIFRA E’ RADDOPPIATA FINO A 23 MILIARDI
Le clausole di salvaguardia dell’IVA sono l’argomento del giorno: il MoVimento 5 Stelle
prima e la Lega dopo hanno accusato, come sempre, i “governi precedenti” per i 23-24 miliardi pronti a scattare dal 2020 se non si trovano i soldi per annullarle. Facciamo quindi un po’ di storia delle clausole di salvaguardia IVA per ricordare chi le ha messe: il primo a farlo con la manovra dell’estate del 2011 fu il governo Berlusconi, spinto dalla necessità di far fronte a una crisi rovinosa dei conti pubblici e a una continua impennata dello spread.
Il governo Conte nell’ultima legge di Bilancio non ha reperito le risorse per evitare l’aumento, si è limitato invece a rinviarne l’entrata in vigore, riservandosi di trovare le risorse in un secondo momento.
In questo modo la cifra si è quasi duplicata rispetto all’eredità del governo Pd. Attualmente le clausole costituiscono delle coperture “di salvaguardia”, che scattano automaticamente nel caso in cui il governo non riesca a far fronte in altro modo alle spese previste.
Prevedono a partire dall’1 gennaio 2020 l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 22 al 25,2% e di quella ridotta dal 10 al 13%, e a partire dall’1 gennaio 2021 l’aumento dell’aliquota ordinaria al 26,5%.
Bisogna quindi reperire oltre 23 miliardi nel 2020 e circa 28 nell’anno successivo.
(da “NextQuotidiano”)
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