Destra di Popolo.net

LA MAPPA DEI DEBITI PUBBLICI

Aprile 19th, 2018 Riccardo Fucile

COSA E’ CAMBIATO NEL MERCATO DEI TITOLI DI STATO DAL 2008 AD OGGI

Se si guarda chi detiene i titoli di Stato dei vari Stati si scopre che oggi sono in mani molto più stabili e meno speculative di qualche anno fa.
È vero che i debiti sono aumentati, ma è anche vero che è più difficile che la speculazione li colpisca (come accadde all’Italia nel 2011) o che qualcuno li usi per rappresaglie diplomatiche.
Per una ragione, spiega oggi Il Sole 24 Ore, documentabile nei dati: sui debiti pubblici oggi ci sono più investitori stabili come banche centrali o istituzioni domestiche. Questo non significa che l’iperindebitamento non sia preoccupante. Significa però che questa montagna è meno vulnerabile sui mercati.
Il primo motivo di questo cambio di prospettiva è l’azione delle banche centrali, che con le loro politiche espansive per combattere il credit crunch hanno riempito la loro pancia di debiti pubblici.
Il secondo motivo è che gli investitori stranieri si sono ritirati dagli acquisti. In Italia nel 2008 il 51% del debito era in mano a investitori non italiani: questo ha portato alla maggiore volatilità  che ha causato la speculazione del 2011.
Il resto è nelle più stabili mani della Banca d’Italia (19%), banche, assicurazioni e fondi pensione italiani (39,8%) e altri residenti (5,2%). E numeri simili per altri Paesi che in passato hanno attirato speculazione. Nel 2008 solo il 16% del debito pubblico del Portogallo era nelle mani di investitori nazionali, mentre oggi questa quota è salita al 57,2%.
La Spagna nello stesso arco di tempo ha aumentato gli investitori domestici dal dal 52% al 57%, con punte però del 70% nella fase di crisi del debito. «Il caso di scuola è il Giappone, che ha il 90% del debito in mani nazionali — osserva Nathan Sheets, chief economist di Pgim (partner di Ubi Pramerica sgr) ed ex Sottosegretario al Tesoro degli Stati Uniti per gli affari internazionali -. Sebbene il Paese abbia un debito pari al 250% del Pil, questo fatto lo rende più stabile. Semplicemente perchè gli investitori domestici non scappano in caso di difficoltà ».
Infine c’è una terza motivazione: i titoli di Stato non sono in mano a speculatori, ma sono usati in gran quantità  da banche centrali estere per costruire riserve valutarie. È il caso, oltre agli Stati Uniti, della Germania. Qualunque banca centrale che voglia avere riserve in euro o che voglia difendere il cambio nei confronti dell’euro acquista infatti Bund tedeschi.

(da “NextQuotidiano”)

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“NON TOGLIETE LE SANZIONI A MOSCA, AVRESTE GRAVI CONSEGUENZE”: INTERVISTA ALL’INVIATO DI TRUMP IN UCRAINA

Aprile 16th, 2018 Riccardo Fucile

VOLKER: “LA LEGA SBAGLIA, LE MISURE EUROPEE VANNO CASOMAI RAFFORZATE”

«L’Italia non può togliere le sanzioni alla Russia senza subire gravi conseguenze». Con queste parole Kurt Volker, inviato speciale dell’amministrazione Trump per l’Ucraina, non intende lanciare un avvertimento, ma sottolineare un dato di fatto: «Sono misure europee, non italiane. Non rispettarle provocherebbe prima di tutto un problema con Bruxelles».
ntriamo nel dettaglio. Le elezioni del 4 marzo sono state vinte dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. Matteo Salvini, che potrebbe diventare il prossimo premier italiano, ha detto che se andasse a Palazzo Chigi toglierebbe le sanzioni a Mosca.
Quale sarebbe l’impatto, se l’Italia rompesse il fronte occidentale?
«Mettiamo la questione nel contesto. La Russia non ha rispettato l’obbligo di applicare l’accordo di Minsk e ristabilire la sovranità  e l’integrità  territoriale dell’Ucraina, dove è in corso una guerra in cui la gente muore. Poi ha fatto altre cose, come l’attacco con i gas nervini in Gran Bretagna. In questo quadro, togliere le sanzioni sarebbe esattamente il segnale sbagliato da dare. Dobbiamo garantire che le sanzioni restino in vigore, e magari vengano rafforzate, a causa delle azioni russe. Il secondo elemento da notare è che non sono solo misure italiane, ma europee. L’Ue si è accordata sul quadro e il contenuto delle sanzioni: se l’Italia non le applicasse avrebbe un problema prima di tutto con Bruxelles. Ciò mi rende ottimista, nonostante le posizioni prese dalla Lega, perchè sul piano pratico l’Italia non può togliere le misure senza che ci siano gravi conseguenze».
Negli ultimi tempi sono state denunciate molte interferenze russe nei processi politici occidentali, incluse le elezioni italiane. Liberarsi delle sanzioni è una motivazione di questi attacchi?
«Credo di sì, ma dobbiamo chiarire il contesto. La Russia sta cercando prima di tutto di creare caos e confusione. Vuole che la gente dubiti dei fatti che vede con i propri occhi, promuovendo una realtà  alternativa. Sta cercando di favorire movimenti divisivi anti europei, anti immigrazione, anti legalità . Appoggia gruppi di estrema destra, estrema sinistra, o nazionalisti, per indebolire l’Occidente e le sue politiche. In questo quadro, certamente vuole che le sanzioni vengano tolte, e appoggia qualunque movimento prometta di farlo».
Cosa chiede agli alleati europei e della Nato, per aiutarla a raggiungere una pace stabile in Ucraina?
«Prima di tutto tenere le sanzioni in vigore, e considerare di incrementarle, se la Russia continua sulla strada attuale. Noi le abbiamo rafforzate, varando misure contro persone molto vicine al presidente Putin: sarebbe molto utile vedere che la Ue si unisse a noi. Secondo, ribadire la volontà  di contribuire ad una forza di pace con mandato Onu, per facilitare l’applicazione dell’accordo di Minsk. Credo ci sia una forte disponibilità  di molti Paesi europei a partecipare e sostenere questa idea, tenendola sul tavolo affinchè i russi sappiano che c’è una via praticabile per mettere fine a questo conflitto, se lo vogliono. Terzo, ribadire il rifiuto del riconoscimento della presunta annessione della Crimea. Per ogni Paese europeo dovrebbe essere inaccettabile che un altro Paese si annetta un territorio con la forza».
Il gasdotto Nord Stream 2, che collega la Russia alla Germania aggirando l’Ucraina, deve andare avanti o essere sospeso?
«La seconda opzione. Nord Stream 2 rafforza la dipendenza europea dal gas russo. La prima cosa da fare è assicurare la diversità  nella fornitura del gas all’Europa, in modo che non ci sia più una condizione di bisogno da Mosca. Il gas russo può essere parte della fornitura, ma insieme ad altri attori internazionali. E deve essere basato sui prezzi di mercato, non sulla dipendenza e dominanza. Al momento la situazione non è questa, perciò la questione del transito dall’Ucriana deve essere affrontata prima di tutto, come ha detto la stessa cancelliera tedesca Merkel. Poi bisogna proseguire lo sviluppo e l’accesso a fonti di rifornimento non russe, cioè americane, norvegesi, africane, del Qatar. Una varietà  di fonti devono essere sviluppate, per non creare la dipendenza dalla Russia».
L’attacco lanciato alla Siria per l’uso delle armi chimiche è anche un segnale alla Russia. Perchè è importante che il fronte occidentale sia unito su questo punto?
«Il sostegno politico è fondamentale, molto, molto importante. Lo scopo non è colpire la Siria o provocare un conflitto con la Russia, ma fermare l’uso delle armi chimiche e porre le basi per la fine del conflitto. È importante che la Russia veda come non si tratta solo di un’azione o un obiettivo americano, ma di un ampio fronte di Paesi, la comunità  democratica, gli alleati Nato. Dobbiamo domandare insieme che Mosca si comporti correttamente, non continui a tollerare l’uso delle armi chimiche da parte di Assad, e favorisca la risoluzione del conflitto».

(da “La Stampa”)

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LAGARDE: “IL PROTEZIONISMO DANNEGGERA’ I PIU’ POVERI, IL MONDO HA DEBITI MAI VISTI”

Aprile 11th, 2018 Riccardo Fucile

“L’INDEBITAMENTO PUBBLICO E PRIVATO A 164.000 MILIARDI DI DOLLARI”

“I governi devono evitare il protezionismo in ogni sua forma. La storia ci insegna che le restrizioni all’import fanno male a tutti, soprattutto ai consumatori più poveri”.
Da Hong Kong, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde sottolinea che “il sistema di scambi commerciali internazionali ha trasformato il mondo. Ha contribuito a dimezzare la percentuale della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà ” mentre le barriere protezionistiche impediscono al commercio di “svolgere il suo ruolo fondamentale per rafforzare la produttività “.
“Ma questo sistema di regole e responsabilità  condivisa corre ora il pericolo di essere distrutto. Questo sarebbe imperdonabile, un fallimento collettivo”.
Nello stesso tempo, Lagarde denuncia “le troppe pratiche sleali, che devono essere eliminate perchè possono lasciare tracce sugli equilibri commerciali tra Paesi”. In concreto, bisogna proteggere ad esempio proprietà  intellettuale e ridurre le distorsioni che favoriscono le imprese di statali.
Lagarde lancia anche l’allarme debito: quello pubblico e privato ha raggiunto a livello globale la quota record di 164.000 miliardi di dollari. Il debito pubblico nelle economie avanzate è, dunque, a livelli non visti dalla Seconda Guerra Mondiale. “Un indebitamento elevato rende i governi, le aziende e le famiglie più vulnerabili a una stretta delle condizioni finanziarie”, mette in evidenza Lagarde.
Ma Lagarde resta ottimista, a patto che governi, imprese e persone singole abbiano coraggio: “I governi – spiega – dovrebbero usare l’attuale crescita per portare avanti le riforme: la finestra di opportunità  è aperta, è necessario riparare il tetto nei periodi in cui splende il sole
Le riforme necessarie sono spesso spesso politicamente difficili, ma sono più efficaci e facili da attuare quando le economie crescono.
Il direttore generale dell’Fmi cita Henri Matisse: “La creatività  richiede coraggio. Abbiamo bisogno di più coraggio, nelle stanze dei governi, nelle aziende, e nelle nostre menti”.
Nel mese di gennaio, il Fondo Monetario ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’economia mondiale al 3,9% per il 2018 e il 2019. E il Fondo continua ad essere ottimista perchè “le economie avanzate cresceranno sopra il potenziale di crescita media quest’anno e il prossimo” e perchè gli Stati Uniti sono in piena occupazione. Parallelamente   in Asia, le prospettive restano solide, “il che è un bene per tutti, perchè questa regione contribuisce a quasi due terzi della crescita globale”.
Tuttavia, il ritmo di “crescita prevista per il 2018 e il 2019 finirà  per rallentare” nella misura in cui le politiche a sostegno dell’economia si interromperanno soprattutto in Usa e Cina.

(da agenzie)

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INTESA MEDIASET-SKY: LA PAY TV ANCHE SUL DIGITALE TERRESTRE

Marzo 30th, 2018 Riccardo Fucile

E IL BISCIONE SBARCA SUL SATELLITE CON CINEMA E SERIE PREMIUM

Sky Italia e Mediaset Rti hanno siglato un duplice accordo commerciale che porta molti benefici agli abbonati Sky attuali e che consente ai telespettatori italiani di avere un’offerta Sky anche sul Digitale Terrestre.
Grazie a un primo accordo relativo ai contenuti, 5 canali di cinema e 4 canali di serie tv attualmente disponibili solo su Mediaset Premium, saranno visibili a tutti gli abbonati Sky via satellite senza nessun costo aggiuntivo.
Inoltre, tutti i film e le serie tv disponibili on demand andranno ad arricchire la library di contenuti a disposizione delle oltre 3,1 milioni di famiglie abbonate che accedono per scaricare e vedere i loro programmi preferiti quando e dove vogliono.
Gli abbonati Sky al pacchetto Cinema vedranno quindi – in aggiunta ai 12 canali HD targati Sky che già  offrono una prima visione al giorno, film campioni di incasso e le migliori pellicole italiane – Premium Cinema e Premium Cinema +24, con ancora più anteprime e blockbuster hollywoodiani, Premium Cinema Energy, dedicato al cinema d’azione, al brivido e all’horror, Premium Cinema Emotion, con le commedie romantiche e le storie più emozionanti, Premium Cinema Comedy, interamente dedicato alla commedia e al divertimento, dai cult italiani ai film comici di maggior successo.
Tutti insieme, questi canali programmano ogni anno mediamente oltre 1.400 differenti titoli cinematografici tra cui blockbuster del calibro di Wonder Woman, Dunkirk, L’ora più Buia, Cinquanta Sfumature Di Rosso, Justice League, It, L’uomo di Neve.
Gli abbonati Sky al pacchetto Sky Famiglia, potranno quindi vedere il canale Premium Action, dedicato alle serie d’azione, ai supereroi, al fantasy e al sci-fi, Premium Crime, il canale delle serie poliziesche e legal, Premium Joi con le grandi storie, che spaziano dal medical, al romance, ai drama familiari e Premium Stories, dedicato alle serie comedy, sitcom e alle commedie di ogni genere.
Questi canali vanno a rafforzare un’offerta già  ricchissima che va da Sky Uno a Fox, da Sky Atlantic a National Geographic.
Alle apprezzatissime produzioni originali Sky – come Gomorra – La serie, The Young Pope, Babylon Berlin, Britannia, o l’atteso Il Miracolo di Niccolò Ammaniti – e alle serie tv internazionali trasmesse anche in contemporanea con gli Stati Uniti prodotte da HBO, Disney e Fox – come Westworld, Il Trono di Spade, Grey’s Anatomy, The Walking Dead, Billions, Trust – si aggiungeranno titoli del calibro di Gotham, Chicago Fire, Supergirl, Suits e Mr Robot.
Questa offerta di contenuti di pregio senza precedenti si combinerà  con la qualità  dell’esperienza di visione che da sempre offre Sky, oggi più forte che mai grazie a Sky Q.
Sulla base di un secondo accordo commerciale relativo alla distribuzione di contenuti sulla piattaforma digitale terrestre, Sky Italia affitterà  banda sui multiplex gestiti dalla società  Ei Towers del Gruppo Mediaset, per distribuire direttamente una sua offerta a pagamento pensata appositamente per il digitale terrestre.
A partire dal 1° giugno 2018, grazie alla capacità  trasmissiva messa a disposizione dal gruppo Mediaset, Sky creerà  una sua offerta televisiva a pagamento in digitale terrestre che combinerà  una selezione dei canali Sky e Fox con i 9 canali targati Mediaset, 5 di cinema e 4 di serie tv, che contemporaneamente andranno ad arricchire l’offerta via satellite.
A questo pacchetto di canali di cinema, serie tv e intrattenimento, si potrà  aggiungere anche un altro pacchetto dedicato allo sport che includerà  una selezione dei grandi eventi sportivi di Sky, anche in Alta Definizione.
Grazie a questa offerta da giugno avere Sky sarà  più facile e saranno i clienti a scegliere come riceverlo, via Satellite, Internet o Digitale Terrestre.
Ulteriori dettagli relativi a questa offerta Sky dedicata al digitale terrestre verranno resi noti in prossimità  del suo lancio commerciale.
“L’accordo strategico siglato oggi da Sky e Mediaset è ricco di buone notizie per gli amanti della televisione. Gli abbonati Sky troveranno entro l’estate inclusi nei loro abbonamenti e senza costi aggiuntivi, l’intera offerta di canali Cinema e Serie Tv di Premium, tutti in HD. Sarà  quasi come avere due offerte PayTv al prezzo di una”. Lo ha detto Andrea Zappia, ad di Sky Italia ha dichiarato.
“Dopo il lancio di Sky Q e l’annuncio della partnership con Netflix – ha aggiunto – questo accordo conferma la determinazione di Sky di offrire la miglior esperienza televisiva possibile agli italiani. L’altra ottima notizia è per chi invece non è ancora cliente Sky. Grazie a questa nuova partnership, infatti offriremo ancora più libertà  di scelta a coloro che vogliano accedere alla PayTV, lanciando a giugno una offerta pensata per il digitale terrestre. Portare nelle case dei nostri abbonati un’esperienza televisiva ancora più ricca e completa, lasciando loro la libertà  di scegliere come riceverla, è motivo di grande soddisfazione. Ed è proprio i nostri clienti che vorrei ringraziare. Con la loro fiducia ci stimolano a migliorare ogni giorno il nostro servizio”.

(da agenzie)

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QUANTO COSTA DAVVERO IL REDDITO DI CITADINANZA: PERCHE’ HA RAGIONE BOERI CHE PARLA DI 35-38 MILIARDI

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL M5S PARLA DI 17 MILIARDI MA SI BASA SUL CALCOLO ISTAT DI 3 ANNI FA DOVE MANCAVANO DATI FONDAMENTALI… TRAVAGLIO PARLA INFATTI DI REDDITO MINIMO, LUI HA CAPITO IL BLUFF

Oggi i capogruppo pentastellati Danilo Toninelli e Giulia Grillo hanno deciso di fare piazza pulita delle bugie sul Reddito di Cittadinanza proposto dal MoVimento 5 Stelle. «Basta bugie sul reddito di cittadinanza — hanno dichiarato — L’Istat ha calcolato in 14,9 miliardi di euro la spesa annua, più 2 miliardi d’investimento il primo anno per riformare i Centri per l’Impiego». Totale: 17 miliardi.
Il M5S aveva appena incassato l’apertura di Matteo Salvini sul Reddito di Cittadinanza ma questa mattina però il Presidente dell’Inps Tito Boeri ha detto che il Reddito di Cittadinanza proposto dal M5S potrebbe costare tra i 35 e i 38 miliardi.
Come mai questa differenza?
Il MoVimento durante la campagna elettorale non solo ha sempre detto di avere le coperture ma anche sostenuto a più riprese che la cifra di 15 miliardi di euro era frutto della stima dell’Istat del giugno 2015 in base al fatto che le famiglie beneficiarie sarebbero state 2 milioni e 759 mila, per un totale di circa 8,3 milioni di persone. L’Inps però, sempre nel giugno del 2015 e sempre durante un’audizione al Senato, aveva fatto sapere che il costo del Reddito di cittadinanza a 5 Stelle sarebbe stato di 30 miliardi.
I 5 Stelle sanno quindi dal 2015 che il loro calcolo sui costi della misura di sostegno alla disoccupazione non tiene conto delle osservazioni dell’Inps.
Perchè?
A inizio gennaio LaVoce.info ha pubblicato un’analisi a cura di Massimo Baldini e Francesco Daveri dove la conclusione è che “applicando alla lettera il testo della proposta di legge” avanzata dal MoVimento 5 Stelle la spesa per le casse dello Stato sarebbe di 29 miliardi.
Una cifra appunto molto vicina a quella calcolata da Tito Boeri nel 2015 ed esposta durante l’audizione alla XI Commissione “Lavoro, Previdenza Sociale” del Senato del 9 giugno 2015.
La spiegazione è contenuta già  nel testo dell’audizione di Boeri che segnalava innanzitutto che «l’introduzione di un reddito di cittadinanza che nell’articolato della norma è poi descritto come reddito minimo garantito in quanto non è concesso a tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito, bensì solo a chi ha determinati requisiti».
Il fatto che a quasi tre anni di distanza il M5S non abbia rivalutato i costi del RdC la dice lunga sull’affidabilità  delle coperture finanziarie a 5 Stelle.
L’errore di calcolo dell’Istat
Tra le criticità  della proposta pentastellata — con particolare attenzione alla mancanza di correzioni del reddito rispetto al costo dei servizi abitativi — c’è il fatto che nel DDL del M5S non siano previste soglie patrimoniali o di ISEE che finirebbero per avvantaggiare coloro che hanno redditi bassi pur avendo proprietà  mobiliari e immobiliari di notevoli entità .
Baldini e Daveri spiegano anche il perchè della differenza tra i calcoli fatti da Istat e quelli dell’Inps (e dalla Voce.info).
L’Istat infatti prende in considerazione gli affitti imputati (la stima del canone che si riceverebbe se la casa fosse data in affitto) che però non sono citati nella proposta di legge del M5S (e nemmeno tra i criteri Eurostat per definire la soglia di povertà ).
La definizione di reddito del DDL non ne tiene invece conto ed è per questo che i costi salgono.
Oggi Boeri ha detto sostanzialmente che i conti non tornano ancora: «L’avevamo valutata già  nel 2015 e sarebbe costata allora 29 miliardi. La stima di 14,9 miliardi (più 2) sarebbe quindi frutto di un’interpretazione errata da parte dell’Istat del DDL (o al fatto che il testo è scritto male) proposto dal MoVimento dove certi criteri non sono menzionati e quindi bisogna procedere ad un calcolo diverso, i cui risultati danno un costo dell’ordine dei 30 miliardi di euro. Ora abbiamo rifatto queste stime alle luce dei dati più recenti, combinando le nostre informazioni con quelle dell’Agenzia delle Entrate, e riteniamo che possa costare tra i 35 e i 38 miliardi».
Boeri ha anche aggiunto che «il reddito minimo c’è già  e si chiama Rei» spiegando che si tratta di «un primo passo, ancora sottofinanziato, ma c’è».
Ad usufruire del REI sono state fino ad ora 251.000 famiglie per un totale di circa 870.000 persone beneficiarie.
Mentre tutto il MoVimento 5 Stelle va all’attacco del Presidente dell’Inps qualcuno si ricorderà  di quando il Direttore del Fatto Quotidiano disse ad Otto e Mezzo che nè l’abolizione della Legge Fornero nè il Reddito di Cittadinanza erano proposte realizzabili perchè costerebbero troppo.
Qualche giorno fa ad in Mezzorainpiù Marco Travaglio ha corretto il tiro dicendo che il Reddito di Cittadinanza del M5S va considerato come reddito minimo. Travaglio sostiene anche che una misura del genere sia presente in molti — se non tutti — i paesi europei. Ed è vero.
Non è vero però che il reddito minimo proposto dal M5S sia “meno generoso” di quello erogato in altri paesi.
Secondo LaVoce.info infatti dal punto di vista del beneficio monetario i 780 euro al mese “garantiti” dal DDL del M5S sono più generosi: «in Francia il beneficio mensile per un single è di circa 500€ al mese, in Germania di 400€, in Svezia di 300€, in Gran Bretagna di 450€».
La proposta del M5S, scrivono su Facebook, è la più alta (60%)   anche se si considera il reddito mediano.
Anche per quanto riguarda gli obblighi quelli previsti dal M5S non sono così stringenti come quelli imposti ai beneficiari britannici (che non possono rifiutare alcuna proposta di lavoro). In Francia, Portogallo e Belgio è previsto un riesame periodico dell’erogazione mentre in Olanda il beneficiario che non si attiene agli obblighi può essere passibile di una sanzione.
Solo in Danimarca e in Finlandia — conclude LaVoce.info — gli obblighi sono simili a quelli della proposta a 5 Stelle.

(da “NextQuotidiano”)

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CROLLA IL MERCATO DELL’AUTO: DA QUANDO FICO HA PRESO IL BUS GLI ITALIANI AVRANNO CAMBIATO LE ABITUDINI

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

IL FATTURATO SCENDE DELL’11%, RALLENTA ANCHE QUELLO DELL’INDUSTRIA DEL 2,8%

A gennaio il fatturato dell’industria degli autoveicoli segna una caduta dell’11,0% su base annua. Lo rileva l’Istat, che vede in calo, ma più tenue, anche le commesse, in discesa dell’1,4%, sempre in termini tendenziali (dati grezzi).
I dati registrano anche un brusco rallentamento del fatturato su base mensile. A gennaio, per il fatturato dell’industria, l’Istat rileva un calo su base mensile (-2,8%) dopo tre mesi consecutivi di crescita, particolarmente marcata a dicembre.
Nella media degli ultimi tre mesi, si registra, comunque, un incremento del 2,1% sul trimestre precedente.
Anche per gli ordinativi, a gennaio si rileva una flessione rispetto al mese precedente (-4,5%) che segue l’accelerazione registrata a dicembre 2017. La dinamica degli ultimi tre mesi rimane tuttavia positiva (+1,7%).
La diminuzione congiunturale del fatturato a gennaio è pari a -2,8% sia sul mercato interno sia su quello estero.
Anche gli ordinativi segnano decrementi su entrambi i mercati (-6,4% per il mercato interno e -1,9% per quello estero).
Gli indici destagionalizzati del fatturato mostrano diminuzioni congiunturali diffuse in tutti i raggruppamenti principali di industrie, più rilevanti per i beni strumentali (-5,8%).
Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale cresce rispetto al gennaio 2017 del 5,3%, con incrementi del 4,6% sul mercato interno e del 6,3% su quello estero. L’indice grezzo del fatturato aumenta, sempre su base annua, dell’8,6%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni intermedi.
Per il fatturato il settore che registra il maggiore incremento è quello della metallurgia (+13,2%), mentre l’unica variazione negativa nel comparto manifatturiero si rileva per i mezzi di trasporto (-1,9%). Sempre nel confronto col gennaio dell’anno scorso, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 9,6%.
L’incremento più rilevante, in questo caso, si registra nella fabbricazione di macchinari (+16,6%).

(da agenzie)

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LINK CAMPUS, L’UNIVERSITA’ IN CUI DI MAIO STUDIA IL POTERE TRA BOIARDI E 007

Marzo 27th, 2018 Riccardo Fucile

VIAGGIO NELL’ATENEO EMBLEMA DEL NUOVO M5S DOVE DI MAIO PESCA I MINISTRI

«Ci mancano Harry Potter e il Grande Puffo, giusto loro: poi siamo al completo». In un vialetto della Link Campus University, Elisabetta Trenta da Velletri, 51 anni, vicedirettrice del master in intelligence e sicurezza, nove pagine di curriculum pesante, presentata al mondo come ministra della Difesa di un eventuale esecutivo M5S appena un paio di settimane dopo aver conosciuto Luigi Di Maio, sbuffa vistosamente, da grillina prima maniera quale è.
Tutti i riferimenti simbolici che i giornalisti hanno intravisto nell’università  privata in cui lei insegna non esistono mica, sostiene. I servizi segreti, la massoneria, i disegni occulti: macchè. È tutto «molto più semplice», arringa lei in montgomery blu e scarpe Hogan azzurre, appena fuori dal suo ufficio, ultimo piano dell’edificio “Romagnoli”, stanza “i” che divide con tre colleghi, tra pranzi consumati in loco, ciotola dell’insalata sulla scrivania, professori che si affacciano ironici («Toc toc, c’è il ministro?»), studenti che si precipitano a salutare la prof «adesso, finchè è senza scorta».
Sarà  pure più «semplice» ma – c’è da dire – tra legami con Malta, professori coinvolti nel Russiagate, democristiani doc, lezioni di intelligence a mazzi, ottimi rapporti col Vaticano, partnership con l’università  di Mosca, partecipazioni societarie inglesi, ex ministri e prossimi ministri sparsi a frotte tra aule e viali, il problema non sembra essere l’eventuale assenza di Harry Potter e Grande Puffo
Ecco la Link Campus University, università  privata, lezioni in inglese, obiettivo tremila studenti, creatura del democristiano e sette volte ministro Vincenzo Scotti, 85 anni, fino al 2011 filiazione dell’università  di Malta, poi italiana, oggi (anche) cuore pulsante del grillismo rampante – apparentemente come fu la Luiss per il renzismo, ai tempi in cui la Boschi teneva lezioni sulle riforme, a volerla raccontare ottimistica e a pelo d’acqua. Un legame molto diverso, in realtà .
Dove, tanto per cominciare, M5S sta pescando la sua classe dirigente: l’assessora del digitale a Roma Flavia Marzano, le ministre dello shadow cabinet di Di Maio come la Trenta o come anche Paola Giannetakis, criminologa molto più in tiro e (sottolineano) meno curriculata della prima; i candidati alle politiche, come lo sono state anche le due professoresse (una al proporzionale, l’altra all’uninominale); i possibili assessori regionali come Nicola Ferrigni, direttore del Master in Sicurezza Pubblica e Soft Target, indicato come papabile dalla Lombardi.
Fino alla rimarchevole circostanza che pure il deputato M5S Angelo Tofalo, da membro del Copasir, ha frequentato il master in Intelligence, cioè le lezioni della Giannetakis («Ma ha fatto tutti i colloqui come gli altri e pagato la retta per intero», circa 14 mila euro, chiarisce il direttore generale Pasquale Russo, ex sindacalista, esperto di Reti fin dagli anni Ottanta, passate collaborazioni con Letta, Bassanini e D’Alema)
«Ah voi siete l’università  grillina?» è la domanda che si sente rivolgere, ormai, chi va a fare orientamento nei licei. Emblema, la Link, della svolta moderata e lobbista impressa dalla guida di Luigi Di Maio.
Quella di un M5S con meno grilli per la testa, e in compenso un sacco di intense relazioni con tanta gente che conta, di luce come d’ombra.
Un movimento cui il nuovo capo ha dato un profilo più filo americano, filo israeliano, europeista – la “svolta”, manco a dirlo, Di Maio l’ha pronunciata proprio nell’Aula magna della Link, davanti alle opportune rappresentanze diplomatiche, e con quelle statunitensi e israeliane in piena levitazione.
Un passaggio che ha agevolato l’avvicinamento di personaggi come la Trenta: «La politica mi è sempre piaciuta, e l’ho anche fatta. Ma con la mia storia, in un movimento no Nato e no euro non ci sarei potuta stare», chiarisce infatti lei, che milita dal 2013 ma per la verità  conosce il M5S sin dalle origini, per via del fratello minore Paolo, capogruppo in consiglio comunale a Velletri e attivista dai tempi dei Vaffa day.
Un M5S, quello alla Di Maio, che però ha legami a qualsiasi latitudine, come si conviene a un potere che vuol restare, che è determinato a non andare via. Come la Dc? Un po’ come la Dc, diciamo.
Il paragone è doc, opera di Vincenzo Scotti in persona, il quale già  due anni fa sospirava, tra la brama e la nostalgia: «Sono gli unici rimasti a fare politica». Per quel che riguarda la sede dell’università , Casale San Pio V, il genius loci democristiano è vibrante: dimora estiva di sette Papi, in concessione alla Link per sessant’anni a canone variabile tra gli 800 mila e il milione e 200 mila euro (restauri e manutenzione straordinaria escluse ma obbligatorie) è un luogo che cadrebbe a pennello in un film di Paolo Sorrentino. Una prosecuzione del Divo tendenza Grande Bellezza. A otto minuti a piedi dalla Domus Pacis e a quindici dalla Domus Mariae, posti che hanno fatto da cornice scenografica a pezzi di storia della Democrazia cristiana nel quadrilatero magico alle spalle del Vaticano.
Ma, a differenza di quelle epoche, qui, nel caso del M5S, non è affatto chiaro chi contamini chi, e chi governi che cosa: il punto sarebbe centrale nello svolgersi di quello che pure la Trenta considera un «esperimento politico».
Premeditazione e casualità  si intrecciano continuamente, in effetti. Ad esempio, Di Maio stesso non sapeva, quando andò alla Link university in febbraio, che avrebbe preso lì due delle ministre del suo eventuale governo.
È   Trenta stessa a raccontare di averlo conosciuto giusto quel giorno. Il capo M5S ignorava di avere tra i professori ben tre candidati del Movimento. «Ci incontrammo dieci minuti, gli dissi che potevo dare una mano, ma intendevo consulenze, spiegazioni». Invece dopo qualche altro contatto è arrivata la proposta: «Mi ha telefonato un suo collaboratore, per chiedermi se ero disponibile. Ho pensato a uno scherzo»
Ecco, in effetti, cosa accade alla Link: la compenetrazione.
È il luogo fisico in cui il Movimento 5 stelle si fa establishment, potere, influenza; e un certo establishment si muta a Cinque stelle.
«La prima e la terza Repubblica s’incontrano», dice il vaticanista Pietro Schiavazzi, nume tutelare dei primi avvicinamenti alla Chiesa di Di Maio, anche lui manco a dirlo docente alla Link university. Un talento proteiforme del potere.
Qui, in effetti, ci si può imbattere in interi pezzi di storia. Vi insegna l’ex ministro Franco Frattini, il democristiano Ortensio Zecchino, il cossighiano Paolo Naccarato, l’ex sottosegretario Antonio Catricalà , ma pure l’uomo che racchiuse la sua vita in un referendum: Mario Segni. Basta? Non basta. A volte vi si incontra Zingaretti: non Nicola, governatore del Lazio, ma Luca, il commissario Montalbano, arruolato nel Dams, guidato da Alessandro Preziosi.
Del resto – giusto per chiarire quanto siano «semplici» le cose – alla Link ha insegnato per anni (prima di sparire) uno come Joseph Mifsud, il professore maltese finito nel Russiagate perchè secondo il procuratore Muller già  nell’aprile 2016 avrebbe offerto ai collaboratori del futuro presidente Trump – segnatamente a George Papadopoulos – materiale compromettente sulla Clinton. Nella sua ultima intervista a Repubblica, Mifsud risultava barricato proprio nel suo ufficio alla Link. E si raccomandava: «Dite che non mi avete visto». Non l’hanno più visto, in effetti.
Le sue tracce sono state rapidamente cancellate dal sito dell’Università  – dove pure fino a poco fa presiedeva il corso di Relazioni internazionali. Così come pure sono spariti, i riferimenti a Mifsud, dal sito di Stephan Roh, avvocato tedesco residente in Svizzera che lo aveva come consulente nel suo studio. Anche Roh, almeno fino al 2017, era tra i consiglieri della Link: e risulta tutt’ora socio di minoranza, attraverso la londinese Drake global Ldt, che detiene il 5 per cento della Global education management, la società  di servizi che con un capitale da 18 milioni di euro fa da cassaforte all’università .
«Tutte queste trame che stanno sui giornali sono proprio delle fake news», sospira Vanna Fadini, amministratrice unica e socia di maggioranza della Global, facendo dondolare la lunga collana di perle Chanel, nella stanza più alta del Casale, là  dove si narra che Pio V ebbe la visione della vittoria a Lepanto. L’espansione della Link è pronta a continuare, un aumento di capitale è stato già  deliberato.
Così come la partnership con la prima università  statale di Mosca, la Lomonosov – alla quale è intitolata una sala della Link. Già  l’estate scorsa i moscoviti sono venuti per un campus: torneranno la prossima.
Arriverà  anche un corso di lingua russa. Nell’attesa, Scotti si immerge nell’ennesimo incontro per parlare anche del futuro a Cinque stelle, a Villa Malta, dove ha sede il periodico Civiltà  cattolica, in una giornata di studio organizzata dalla Fondazione Formiche, con l’ambasciatore Giampiero Massolo, già  vertice dei Servizi. E il valzer, grillino e non, continua.

(da “L’Espresso”)

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“L’ITALIA POTREBBE DIVENTARE UNA TRAGEDIA EUROPEA”

Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile

WOLFGAND MUNCHAU SUL FINANCIAL TIMES: “NESSUN PARTITO ITALIANO HA PROMESSO RIFORME SERIE”… “SE L’ECONOMIA GLOBALE VA GIU’, TRASCINERA’ L’ITALIA NEL BARATRO”

“Le carenze dell’Italia potrebbero essere una tragedia Ue“, in quanto “l’Italia non è la sola fonte potenziale di futura instabilità  economica ma è la più prevedibile”.
In questo contesto, “nessuna società  può mantenere un consenso pro-europeo insieme a uno stato di calamità  economica permanente”.
E’ quanto scrive l’analista Wolfgang Munchau in un commento sul ‘Financial Times’. Di fronte una situazione internazionale sempre più a rischio con la guerra dei dazi Usa, “un rallentamento economico sarebbe tossico per l’eurozona — e per l’Italia”, avverte Munchau, dove “nessun partito politico italiano ha promesso riforme serie” e, alla luce del risultato elettorale, i vincitori M5S e Lega “hanno minacciato di far partire l’esatto opposto del rigore fiscale”.
E, quindi, “se l’economia globale va giù, porterà  l’Italia con sè”.
I mercati, però, sono la momento calmi. Secondo l’analista questo è dovuto a “due errori di giudizio”.
Il primo, che il presidente della Bce Mario Draghi garantisca la stabilità  sino alla fine del suo mandato a fronte di un nuovo governo che violi le regole fiscali.
Secondo, che “l’establishement troverà  sempre un modo di tenere gli estremisti alla larga dal potere”.
Ma ormai questo non è più possibile in quanto “quello che vediamo è la risposta prevedibile di decenni di politiche economiche che non sono riuscite a produrre posti lavoro per i giovani”.
Nuove elezioni non risolverebbero il problema. “E’ stata la tragedia dell’eurozona che l’Italia sia troppo grande da salvare e troppo grande da essere lasciata fallire”, e tuttora non esiste uno strumento Ue per affrontare una crisi del genere.
E, sottolinea Munchau, “le chances politiche di una tale riforma” da parte di Parigi e Berlino “sono pari a zero”.
Quindi, conclude, “sino a che le cose restano così, siamo sicuri di definire un periodo di stabilità  economica come il tempo tra due crisi”.

(da “Huffingtonpost”)

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CORSA PER I FONDI A TASSO ZERO, COSI’ I GIOVANI IMPRENDITORI SI RIPRENDONO IL MEZZOGIORNO

Marzo 11th, 2018 Riccardo Fucile

TURISMO, ARTIGIANATO E CULTURA: OLTRE 5000 DOMANDE PRESENTATE PER GLI INCENTIVI DI “RESTO AL SUD”

Nel 2065 al Sud vivrà  meno di un terzo della popolazione attuale.
La grande fuga dal Mezzogiorno, fotografata dall’Istat, non sembra arrestarsi. Negli ultimi 15 anni sono oltre 200 mila i laureati che si sono trasferiti al Centro-Nord in cerca di lavoro.
Per provare a fermare questa emorragia il governo ha puntato su programmi come «Resto al Sud», un piano di finanziamenti per imprenditori under 35 delle otto regioni meridionali.
Il progetto è stato affidato a un’agenzia ministeriale, Invitalia, e ha un budget di un miliardo e 250 milioni di euro. Ogni soggetto può chiedere 50 mila euro, fino a un massimo di 200 mila per una società  di quattro membri.
Il 35% del finanziamento è a fondo perduto, il resto è concesso dalle banche convenzionate e va restituito in 8 anni.
Gli interessi sono a carico dello Stato, per cui il tasso è zero. Non essendo un bando non ci sono scadenze nè graduatorie: le domande vengono valutate con un criterio cronologico fino all’esaurimento dei fondi.
I requisiti: non bisogna avere un contratto a tempo indeterminato, essere titolare di un’impresa o aver ricevuto agevolazioni nazionali negli ultimi tre anni. E non si può investire in attività  agricole, di commercio o libere professioni.
Invitalia promette una risposta entro 60 giorni, ma chi ci è passato racconta di tempi ancora più rapidi. «In un mese abbiamo inviato la domanda, siamo andati a Roma per il colloquio e abbiamo ricevuto l’ok» spiega Luigi. Idem Francesco: «Mi sono stupito di quanto sia stata veloce la procedura».
A oggi sono state presentate oltre 1400 domande (una cinquantina quelle approvate, altre 5 mila sono in arrivo), per un totale di oltre 85 milioni di investimenti che, si stima, creeranno 5370 posti di lavoro.
Quasi una domanda su due (46%) arriva dalla Campania. Seguono Sicilia e Calabria (16%). Buona la partecipazione delle donne: il 43%.
Il progetto permette a molti ragazzi che avevano lasciato il Sud di rientrare, ma attrae anche i giovani del Nord (purchè siano disponibili a trasferirsi dopo l’ok al progetto).
«Mettiamo i ragazzi nella condizione di inventarsi un lavoro» dice l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri. «Per la prima volta gli incentivi coprono il 100% degli investimenti e questo abbatte un muro che nel Mezzogiorno spesso è invalicabile: l’accesso al credito».
LE STORIE
LA VISIONARIA – “Con i miei video 3D faccio vivere le chiese”
«Troppi giovani del Sud si lamentano ma restano con le mani in mano. Io amo la mia terra, lasciarla sarebbe stato un fallimento. Per questo mi sono rimboccata le maniche».
Nella voce di Federica Novella c’è la determinazione di una 23enne che sta realizzando il suo sogno. Si definisce smanettona e con i 36 mila euro in arrivo da «Resto al Sud» aprirà  un laboratorio di stampa 3D e videomapping, la tecnica multimediale usata per proiettare effetti grafici su superfici reali. A Mineo (provincia di Catania), dove abita, le sue creazioni hanno dato vita alla facciata della chiesa di Santa Maria per la festa patronale. In città  ha sede uno dei più grandi centri per richiedenti asilo. E il progetto di Federica punta a coinvolgere anche i giovani extracomunitari con alcuni laboratori. Magari per creare altri portachiavi come il suo, una Sicilia in miniatura stampata in 3D. Ma il suo sogno è un altro. «Il mio fidanzato lavora in spettacoli pirotecnici, sogno di unire le forze e fare uno show con videomapping e fuochi artificiali».
GLI ENOLOGI – Luigi e Salvatore, nuova vita sotto l’Etna
Luigi Ciranni ha 35 anni, Salvatore Mangano 34. Coltivano un sogno che è quello di tanti ragazzi siciliani: realizzarsi senza abbandonare l’isola. Dopo tanti contratti stagionali, però, la vita rischiava di portarli altrove. In Australia o negli Usa, per esempio, dove gli enologi come loro hanno più opportunità . «Trovare un impiego stabile nel nostro settore è molto difficile» spiega Luigi.
L’idea ce l’hanno da tempo: in tutta la Sicilia orientale non esiste un laboratorio per le analisi del vino e i produttori sono costretti a rivolgersi altrove. Per lanciarsi servivano migliaia di euro. Un bel problema. Almeno fin quando non è saltato fuori «Resto al Sud». In attesa dei fondi stanno costituendo la società . Il nome del laboratorio l’hanno già  scelto: «Ci.ma Lab», ispirato ai loro cognomi ma anche alla punta dell’Etna che sovrasta Randazzo, il paese dove vivono. Era quello che cercavano: un lavoro e la vista sul vulcano. Ce l’hanno fatta due volte.
L’EX BALLERINA – Tra Veneto e Sicilia, la svolta di Tiziana
Quando, nel 2008, si trovava a Salisburgo, Tiziana Passoni non avrebbe mai immaginato che dieci anni dopo sarebbe andata a vivere a Palermo. Originaria di Portogruaro (provincia di Venezia), si trovava in Austria per un master di danza contemporanea, la sua passione fin da piccola. Il suo secondo amore, i cani, diventerà  presto il suo lavoro. Nel capoluogo siciliano, a 1500 chilometri da casa, trasferirà  la residenza per aprire un negozio di toelettatura dedicato ai cani. Da «Resto al Sud» è arrivato un finanziamento di 30 mila euro. «Sono specializzata nel taglio a forbice e punto a un servizio di qualità », spiega. Nella sua foto profilo di Facebook abbraccia Cocò, l’inseparabile brichon frisè che vive con lei e il fidanzato. Probabilmente sarà  lui il primo cliente a quattro zampe. «Nel negozio proporrò anche ozonoterapia e cromoterapia per i cani. Anche i cani hanno diritto al benessere».
L’INGEGNERE – “Lascio la ditta dei miei e ci provo da solo”
C’è qualcosa di meglio di un posto fisso nell’azienda di famiglia? Per Francesco Merlino sì: mettersi in proprio e tentare il grande salto. Lucano, laureato in ingegneria, sta per compiere 34 anni e da 3 lavora con i parenti che commercializzano prodotti per il trattamento domestico dell’acqua. Quando ha saputo di «Resto al Sud» non ha avuto dubbi: «Il limite per candidarsi era 35 anni, ho pensato che non avrei avuto altre occasioni». L’idea è stata passare dalla vendita alla produzione. Ha progettato un impianto per la depurazione dell’acqua che non utilizza pompe con l’obiettivo di ridurre costi, rumori e l’incidenza dei guasti. «Sul mercato non c’è nulla di simile, per questo voglio provarci». Dopo aver risolto il rapporto con la vecchia azienda, si prepara a lanciare quella nuova. L’obiettivo è realizzare 20 pezzi al mese sfruttando anche le competenze di alcune imprese locali. «Parto da solo, poi in futuro si vedrà ».

(da “La Stampa”)

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