Novembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
PASSA UN EMENDAMENTO DI FABIO GRANATA E IL GOVERNO VA SOTTO…APPROVAZIONE PREVISTA PER LE 20, MA IN TUTTA ITALIA CRESCE LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA GELMINI…A MILANO TENTATA IRRUZIONE A PALAZZO MARINO, A BARI OCCUPATO IL PETRUZZELLI, ROMA IN STATO D’ASSEDIO, A BOLOGNA INVASE AUTOSTRADE
Proteste in tutta Italia contro la riforma dell’Università , mentre la Camera ha ripreso
l’esame del ddl Gelmini.
Il via libera sul testo, secondo accordi presi in conferenza dei capigruppo, potrebbe giungere verso le 20 mentre centinaia di cortei di studenti e ricercatori si riversano per le strade dei capoluoghi italiani.
A Roma almeno 50mila studenti si sono diretti in piazza Montecitorio e ad attenderli una fila di camionette delle forze dell’ordine si è disposta a semicerchio per circondare piazza Montecitorio ed impedire che gli studenti possano fare irruzione davanti al portone della Camera.
Presidiata anche via del Plebiscito, davanti alla abitazione privata del Premier.
A Brescia mattinata di tensione per gli scontri in piazza Loggia e l’occupazione dell’aula magna della facoltà di Economia e Commercio. Intorno alle 10 il corteo degli studenti ha cercato di forzare il cordone di sicurezza che si trovava di fronte a palazzo Loggia, per entrare nella sede dell’amministrazione comunale. Ne sono nati dei tafferugli in cui i manifestanti hanno lanciato bottiglie contro le forze dell’ordine e gli agenti hanno fatto ricorso al manganello.
A Torino, mentre i cortei paralizzano il centro città , alcune decine di studenti si sono staccati e hanno effettuato un blitz negli uffici del Ministero dell’istruzione università e ricerca (Miur), in via Pietro Micca.
Dapprima hanno colpito il portone d’ingresso dell’edificio con un lancio di uova, poi hanno sfondato due portoni e sono saliti al secondo piano, dove si trovano gli uffici, rompendo una sbarra. Si sono fermati soltanto davanti ai vetri antiproiettile che proteggono i dipendenti del ministero.
A Genova circa 3.000 manifestanti gridano «Ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città » gridano, mentre nell’atrio del rettorato universitario di via Balbi alcuni ricercatori precari dell’ateneo hanno installato un maxi schermo per seguire in diretta dalla tarda mattina la discussione della riforma in Parlamento.
A MilanoI manifestanti hanno occupato per una ventina di minuti i binari della stazione Cadorna e Garibaldi, causando il ritardo di alcuni convogli. Una decina di studenti ha cercato, senza riuscirci, di entrare a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.
A Napoli lanci di uova, sacchetti di immondizia e vernice rossa contro il portone della sede dell’Unione degli industriali di Napoli, in piazza dei Martiri.
A Palermo gli universitari di Lettere e Filosofia e Scienze hanno occupato simbolicamente la Cattedrale di Palermo. Un troncone della protesta si è poi mosso verso viale Regione siciliana, paralizzando il traffico dell’arteria che si immette nell’autostrada, all’altezza di corso Calatafimi.
All’Aquila tante le adesioni, nonostante la neve caduta copiosa stanotte e le temperature rigide. Per la città dell’Aquila, l’occupazione di facoltà universitarie rappresenta un evento straordinario: gli ultimi episodi, ad eccezione di qualche caso sporadico, risalgono a quindici anni fa.
A Firenze «Blocchiamo la riforma, blocchiamo la città ». Questi i cori dei manifestanti.
A Bari gli studenti hanno occupato il ponte di corso Cavour, nel centro cittadino. L’occupazione sta creando notevoli disagi alla circolazione dei veicoli. Un’altra parte del corteo si sta dirigendo invece verso il teatro Petruzzelli.
A Foggia, questa mattina un centinaio di studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Foggia sono saliti sul tetto della sede di via Arpi.
Intanto il Governo è stato battuto in aula alla Camera.
Le opposizioni e il Fli hanno votato a favore di un emendamento presentato da Fabio Granata.
Si tratta dell’articolo 19 sugli assegni di ricerca che vieta «oneri aggiuntivi» anzichè «nuovi o maggiori oneri».
Il testo, su cui c’era il parere contrario di governo, commissione e commissione Bilancio, è stato approvato con 277 sì e 257 no.
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Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
GRANATA, PERINA, DELLA VEDOVA E CHIARA MORONI HANNO ACCETTATO L’INVITO DI ANTONELLO VENDITTI E SONO SALITI SUL TETTO DELLA FACOLTA’ ALLA SAPIENZA…. “VOGLIAMO MARCARE LA DIFFERENZA TRA CHI CONDANNA LA PROTESTA E CHI CREDE INVECE CHE LE RICHIESTE DI STUDENTI E PROFESSORI VADANO ASCOLTATE”… E’ QUESTA LA DESTRA CHE VOGLIAMO, NON QUELLA DI UN INDAGATO PER SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE CHE DAGLI SCHERMI TV INCITA A MENARE GLI STUDENTI
Una delegazione di deputati di Futuro e libertà è salita sul tetto della sede di Fontanella Borghese della facolta di Architettura della Sapienza.
A rispondere all’invito del cantautore Antonello Venditti e dei ricercatori della facoltà , i parlamentari Benedetto Della Vedova, Flavia Perina, Fabio Granata e Chiara Moroni.
“Abbiamo accettato l’invito di Venditti – spiega Chiara Moroni – per marcare la differenza tra chi condanna la protesta e chi crede invece che le richieste di studenti e professori vadano ascoltate”.
“Riteniamo opportuno – ha quindi concluso la Moroni – ascoltare le loro richieste e vogliamo spiegare la battaglia che Fli ha portato avanti sulla riforma universitaria”.
Finalmente una destra che non sfugge al confronto, una destra che non si nasconde dietro le manganellate che tutelano da sempre il Palazzo, ma che vuole rappresentare la società civile, i lavoratori, i ricercatori, gli studenti.
Una segnale importante per la destra sociale che vuole essere presente e lottare per il nostro Paese, che vuole essere a fianco di chi difende il proprio lavoro e la propria dignità .
Una destra diversa che nulla ha a che vedere con chi, imputato per sfruttamento della prostituzione, si permette, dagli schermi di una tv berlusconiana, di istigare all’odio e al pestaggio con queste infami parole: “Intervenire e menare, questa gente capisce solo di essere menata…venti i fermati, ma poveri cuccioloni saranno già a casa fra le coperte a prendersi del tè caldo.”.
C’è chi si mette in gioco per difendere i propri diritti, c’è chi prende “amaramente” due sberle per futili motivi.
Con questa sedicente destra affaristico-puttaniera non abbiamo mai avuto e non vogliamo avere nulla a che fare.
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Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
MAGGIORANZA ANCORA BATTUTA SU UN EMENDAMENTO DEL FINIANO GRANATA… GELMINI E ALFANO IN CONFUSIONE: SI SBAGLIANO E VOTANO UN EMENDAMENTO CON L’OPPOSIZIONE…OCCUPATA LA TORRE DI PISA E BLITZ AL COLOSSEO, SCONTRI A FIRENZE, BOLOGNA E TORINO TRA STUDENTI E POLIZIA… GELMINI: SE STRAVOLGONO IL DECRETO, LO RITIRO
Il voto finale alla Camera sulla riforma dell’Università avverrà nella giornata di martedì
30 novembre entro le 20, lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
Intanto questa mattina il governo è stato nuovamente battuto nell’Aula della Camera su un emendamento di Fli alla riforma dell’Università su cui l’esecutivo aveva reso parere contrario.
L’emendamento, all’articolo 16 di cui primo firmatario Fabio Granata, è passato con 261 no, 282 sì e tre astenuti.
«Questa mattina è stato approvato un emendamento di scarso rilievo. Finchè Fli su un emendamento non particolarmente significativo marca una differenza questo rientra nella tecnica parlamentare e non entro nel merito. Mi auguro che non accada che vengano votati emendamenti il cui contenuto stravolga il senso della riforma, non sarebbe accettabile, se così fosse come ministro mi vedrei costretta a ritirarla», ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Sul fronte delle proteste, gli studenti universitari, dopo il sit-in di mercoledì e il blitz al Senato, hanno proseguito le manifestazioni contro la riforma Gelmini. A Roma rinforzati i presidi delle forze dell’ordine che hanno bloccato gli accessi per impedire l’accesso in piazza Montecitorio, ma Roma è attraversata da stamani da cortei studenteschi.
Alla Sapienza, l’inaugurazione dell’anno accademico (prevista venerdì) è stata rimandata dal rettore.
A Milano un corteo ha attraversato il centro: tensioni con la polizia al Politecnico e in piazzale Loreto, due ragazzi sono rimasti contusi.
A Napoli, la sede dell’Università degli studi Orientale è stata occupata così come il rettorato dell’Università Federico II.
A Palermo sei cortei formati un migliaio di studenti si sono diretti all’Ufficio scolastico provinciale e in seguito hanno bloccato la stazione per un’ora e l’ingresso al porto.
A Bari gli studenti hanno occupato la facoltà di ingegneria del Politecnico.
A Torino sfidando il freddo i ricercatori dell’università hanno trascorso la seconda notte sul tetto della sede delle facoltà umanistiche, sono state occupate le sedi del Politicnico e ci sono stati picchetti davanti alle facoltà di fisica e chimica.
Inoltre davanti alla sede della Regione Piemonte sono stati lanciati uova e fumogeni e la stazione di Porta Susa è stata bloccata per mezz’ora.
Ad Ancona un gruppo di studenti ha occupato il tetto della facoltà di ingegneria del Politecnico.
A Bologna un corteo di qualche centinaio di studenti ha creato qualche difficoltà agli autobus in centro.
A Firenze carica di alleggerimento delle forze dell’ordine davanti a scienze sociali dove si erano raccolti circa 500 giovani dei collettivi di sinistra, che protestavano contro la partecipazione del sottosegretario Daniela Santanchè a un dibattito sull’immigrazione.
In precedenza dai manifestanti erano stati lanciati alcuni fumogeni.
A Cagliari è proseguita l’occupazione del tetto del Palazzo delle scienze: agli studenti si sono associati alcuni ricercatori.
A Pisa gli studenti sono saliti sulla Torre Pendente e hanno srotolato uno striscione.
E’ accaduto alla Camera anche un episodio che la dice lunga sulla tensione che si annida tra le file del governo: Mariastella Gelmini ed Angelino Alfano, nel corso dell’esame degli emendamenti alla riforma dell’Università , hanno votato per errore con l’opposizione, con richiesta di correzione del risultato della votazione.
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Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
LE CONTRADDIZIONI DELLA RIFORMA GELMINI: SI DICE DI VOLER PREMIARE IL MERITO, MA SI DESTINA AD ESSO SOLO IL 7% DEI FONDI TAGLIATI.. SI CREA IL RICERCATORE A TEMPO SENZA DARGLI PROSPETTIVE… LA FUGA DEI CERVELLI NON SI FERMA PAGANDO I RICERCATORI MENO CHE IN QUALSIASI ALTRA NAZIONE EUROPEA.. LE BORSE DI STUDIO RIDOTTE DA 96 A 70 MILIONI, SERVIZI E RICERCA ABBANDONATI A SE STESSI: GIOVANI SENZA FUTURO
Ci sono molte buone ragioni per riformare l’università italiana. 
Razionalizzare la frammentazione di corsi di laurea, facoltà , materie, che spesso corrisponde solo a logiche vuoi corporative, vuoi territoriali.
Premiare il merito delle università sia nel campo della ricerca che in quello della qualità didattica.
Reclutare i docenti con criteri che valutino la competenza e la congruità ai bisogni della facoltà che chiama, e non l’appartenenza a consorterie varie, o l’anzianità di servizio o di pazienza nello stare in coda.
Istituire percorsi di carriera chiari nei passaggi, nei doveri e nelle ricompense, rovesciando la situazione attuale per cui spesso capita che i ricercatori, o perfino gli assegnisti o varie figure precarie, abbiano maggiori carichi didattici degli ordinari, essendo pagati molto meno e mangiandosi così il tempo necessario per ricerca e pubblicazioni.
Fornire agli studenti spazi e relazioni didattiche di qualità , in cambio chiedendo anche a loro maggiore assunzione di responsabilità nei percorsi di studio, riducendo, se non eliminando del tutto, la possibilità di rimanere parcheggiati indefinitamente.
L’elenco è lungo.
Purtroppo, però, negli ultimi anni, a partire dalla riforma di Berlinguer, sull’università italiana si sono succedute riforme più o meno ben intenzionate, che hanno occupato migliaia di ore e di defatiganti negoziazioni per essere messe a punto, solo per essere distrutte dal ministro successivo.
Si è molto parlato di merito e di valutazione, ma nè il sistema di finanziamento nè quello di reclutamento sono realmente mutati in questa direzione.
Certo, i professori, specialmente gli ordinari, come categoria, hanno le loro gravi responsabilità , sia per quanto attiene alla frammentazione delle facoltà , delle sedi e dei corsi, sia per quanto attiene a un sistema di reclutamento troppo spesso senza qualità .
Anche i concorsi universitari più recenti, fatti con il nuovo sistema introdotto dal ministro Gelmini, hanno mostrato in più di un caso la capacità delle corporazioni di produrre risultati che poco hanno a che fare con il merito e molto con le appartenenze.
Ma altrettanta responsabilità hanno i ministri, che non hanno saputo o voluto mettere in campo meccanismi premianti e viceversa disincentivanti, invece scrivendo riforme che non solo cancellano quelle precedenti per pura voglia di lasciare un segno, ma prescindono dal contesto su cui arrivano e dalle risorse disponibili.
La riforma Gelmini da questo punto di vista è esemplare.
Dice di voler premiare il merito, ma, dopo aver operato un taglio robusto ai finanziamenti, distribuisce in base al merito solo il 7% del finanziamento rimasto.
Certamente un incentivo largamente insufficiente ad assumere con attenzione alla qualità scientifica all’interno del nuovo sistema di reclutamento.
Istituisce la figura del ricercatore a tempo, in analogia a quando avviene nella maggior parte dei paesi europei (ma non tutti) e negli Usa, ma non fornisce alcuna garanzia che i concorsi per entrare nelle posizioni successive avverranno effettivamente con cadenza regolare, con il rischio di creare una massa di precari che poi inevitabilmente premerà per qualche ope legis.
Dice di voler invertire la fuga dei cervelli, ma i ricercatori italiani sono tra i peggio pagati nel mondo sviluppato (e il blocco degli scatti biennali si scarica in modo particolarmente duro su di loro) e i fondi per la ricerca sono miserandi.
Ricordo che i ricercatori italiani sono tra i meno pagati in Europa.
Dice di essere dalla parte degli studenti, ma taglia le borse di studio, dopo che il taglio ai finanziamenti ha già ridotto la qualità delle prestazioni delle università .
Il fondo che finanzia le borse di studio scenderà infatti da 96 milioni di euro nel 2010 a 70 nel 2011, tornando ai livelli del 1998.
Ciò non è compensato da altri interventi per il diritto allo studio: alloggi, spazi di studio e così via rimangono in Italia una risorsa risicata, anche se con ampie variazioni.
Peraltro, ciò è in contraddizione con la riduzione delle sedi universitarie.
Se, come è opportuno, si auspica una maggiore mobilità degli studenti, occorre anche prevedere i servizi e i sostegni necessari, altrimenti la frequenza all’università ridiventerà una chimera per chi non vive in una sede universitaria e non ha genitori abbienti.
Tra gli studenti che protestano ci sarà sicuramente chi vorrebbe un’università che promuova senza chiedere troppo in cambio e che più che alla qualità dell’istruzione che riceve sia interessato ad averla al più basso costo – finanziario e di investimento – possibile.
Ed è anche possibile, anzi probabile, che qualche docente utilizzi il malcontento di studenti e ricercatori per la riduzione delle risorse e delle prospettive future per nascondere le proprie responsabilità individuali e collettive.
Così come è inevitabile che i partiti di opposizione cavalchino la situazione.
Purtroppo lo spazio pubblico per un confronto anche duro, ma teso a ridefinire obiettivi, responsabilità , costruire percorsi condivisi di riforma sembra inevitabilmente eroso.
Siamo di fronte alla progressiva delegittimazione dell’università e della ricerca pubbliche in Italia, sulla pelle delle nuove generazioni, che di questo dovrebbero innanzitutto preoccuparsi, e del futuro della nostra società .
Il governo e il suo ministro non ne portano per intero la responsabilità .
Ma vi hanno molto contribuito, sia con lo stile prepotente delle argomentazioni che con la faciloneria con cui sono stati affrontati i diversi nodi, che infine per il sistematico disprezzo mostrato per chi lavora nell’università e per l’università come istituzione, proprio in un paese in cui ricerca e cultura hanno pochi sostenitori, soprattutto nel mondo delle imprese spesso portato ad esempio.
In Francia e Germania, per nominare solo due paesi, a fronte della crisi economica, scuola, università , ricerca sono stati considerati investimenti prioritari, non solo da salvaguardare, ma da rafforzare.
Chiara Saraceno
(da “la Repubblica“)
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Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
IN TUTTA ITALIA STUDENTI IN PIAZZA CONTRO I TAGLI ALL’UNIVERSITA’, PRESIDIO ALLA CAMERA, TENTATIVO DI ENTRARE AL SENATO, TENSIONI E OCCUPAZIONI IN TANTE CITTA’… UN GOVERNO INCAPACE DI TUTELARE E INVESTIRE NELLA SCUOLA PUBBLICA, NELLA CULTURA E NELLA RICERCA, COME FANNO INVECE LE DESTRE EUROPEE… E IL PREMIER PENSA A CRITICARE FINI, CASINI E MONTEZEMOLO: HA ORMAI PERSO OGNI CONTATTO CON LA REALTA’
Tensioni, lanci di uova, proteste, occupazioni, e persino un tentativo di assalto a Palazzo Madama.
Gli studenti universitari protestano in molte città italiane contro il ddl Gelmini che riforma gli atenei.
Un gruppo di studenti ha superato le consuete barriere di sicurezza ed è arrivato a premere alla porta di Palazzo Madama intorno alle 12,30: i commessi e gli agenti di sicurezza hanno tentato di tenerli fuori ed è iniziato un fitto lancio di uova.
Davanti alla Camera dei Deputati a Roma c’è un presidio di studenti universitari, insieme a ricercatori e docenti..
I manifestanti che hanno tentato di dare l’assalto al Palazzo del Senato sono stati respinti all’ingresso principale di Palazzo Madama, e si sono spostati in corso Rinascimento.
Un cordone di polizia e carabinieri tiene a distanza circa 500 studenti
«Siamo in piazza per chiedere alle forze politiche della Camera di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano», dice in una nota l’Unione degli universitari (Udu), «se questo ddl supererà l’esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università ».
«Il presidio a Montecitorio, l’occupazione del tetto della facoltà romana di Architettura, le occupazioni degli atenei di questi giorni, sono solo le recenti iniziative di protesta di un lungo autunno cominciato l’anno scorso con la presentazione al Senato della riforma. In questo momento – riferisce l’Udu – ci sono più di 50 atenei in mobilitazione: continua l’occupazione dell’Ateneo di Pavia, da Torino a Palermo siamo in fermento e non abbiamo intenzione di fermarci, siamo intenzionati ad inasprire lo scontro se questo Governo continuerà ad essere sordo alle richieste che vengono mosse dall`intero mondo accademico».
A Palermo da lunedì gli universitari della Facoltà di Lettere e Filosofia hanno occupato l’edificio di viale Delle Scienze per quella che definiscono una «occupazione bianca» che non intende cioè bloccare le normali attività didattica, garantendo dunque il diritto allo studio.
A Torino prosegue anche oggi l’occupazione di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’ateneo.
È ripresa stamattina, sui tetti degli edifici dell’Università di Salerno, la protesta di professori, ricercatori e studenti, contro la riforma in discussione alla Camera.
Circa una cinquantina di persone, sui tetti dell’edificio del campus di Fisciano, sta sfidando la pioggia e il freddo, «per opporsi in maniera visibile – dice Diego Barletta, uno dei ricercatori in protesta – all’approvazione di una riforma che non investe sull’università pubblica, non garantisce il diritto allo studio per tutti, concentra il potere decisionale delle università nelle mani di pochi e non offre giuste prospettive di carriera ai giovani studiosi».
Alcuni ricercatori sono saliti stamani per protesta sul tetto della mensa dell’Università degli studi di Perugia.
A Bologna dalle 19 assemblea per il blocco e lo sciopero dell’università alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Mobilitazioni sono previste anche a Venezia e Napoli.
Al di là di ogni valutazione politica e delle relative speculazioni, è inconcepibile che mentre i governi europei, in primis quelli di centrodestra, investono nella scuola pubblica, nelle università , nei centri di ricerca, nella formazione, nella cultura, in modo più consistente proprio nei periodi di crisi, da noi questo governo forzaleghista stanzi soldi solo per le scuole private.
Investiamo nei giovani un quinto di quello che fanno gli altri Paesi europei e, di fronte alle contestazioni, la Gelmini sa solo rispondere con arroganza che lei rappresenta “il nuovo che avanza”.
E mentre il premier oggi teneva l’ennesima conferenza stampa per prendersela con Fini, Casini e Montezemolo con il suo solito penoso richiamo al governo del “fare nulla”.
Ma nessuno si rende conto, accanto a lui, che sta diventando ridicolo? Perchè non si coinvolgono mai le categorie nelle decisioni?
Perchè ci si ostina a stare chiusi in un fortino, isolati sempre più dal Paese reale?
Altro che sedicenti “destri”, questi sono solo dei presuntosi “maldestri”.
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Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
RIDOTTI I FONDI DEGLI ATENEI, A DISPOSIZIONE APPENA 26 MILIONI: LA RICEVERANNO SOLO DUE STUDENTI DI DIECI CHE AVREBBERO DIRITTO ALL’ASSEGNO…IN DUE ANNI SI E’ PASSATI DA 246 MILIONI DI EURO A 25,7 MILIONI DI EURO A DISPOSIZIONE… CHE FUTURO PUO’ AVERE UN PAESE CHE TAGLIA SCUOLA, CULTURA E RICERCA?
Con un passaggio della manovra finanziaria fin qui rimasto nascosto il ministro Maria Stella Gelmini, ha decretato la fine dell’istituto della borsa di studio.
Un taglio ai finanziamenti del 90% per mancanza fondi, dopo la riduzione del tempo pieno, la cancellazione delle graduatorie dei ricercatori, la soppressione di alcuni atenei.
Era nata con il Regio decreto 574 del 1946, la borsa di studio universitaria e ha accompagnato l’evoluzione della democrazia scolastica offrendo fino al 2001 una possibilità di mantenimento a studenti in corso, fuori sede, sotto le soglie dell’Isee, meritevoli.
In due anni, con il colpo d’accetta tirato lo scorso 14 ottobre sul tavolo del penultimo Consiglio dei ministri, l’ammontare in euro delle borse da erogare è passato da 246 milioni a 25,7.
Un meno 89,55% che peggio di così c’è solo la loro soppressione.
E nel 2012 si arriverà a 13 milioni scarsi trasformando la borsa universitaria in un premio per èlite scelte.
Questa – 25,7 milioni – è la quota di finanziamento governativo per il 2011 all’interno di un sistema, quello delle università , fortemente regionalizzato.
Lo stato di crisi generale delle Regioni italiane, in particolare al Sud, abbatte le residue speranze.
Così oggi su una platea di 184.034 aventi diritto, l’80 per cento non prenderà quei mille, a volte duemila euro (si decide per bandi regionali) che spesso rappresentano una necessità per gli studenti che li ricevono.
Con una borsa di studio, oggi ci si mantiene, si paga un pezzo dell’affitto se si vive fuori dalla propria sede naturale, si paga l’abbonamento mensile alla municipalizzata trasporti.
Libri, dispense, aggiornamenti, viaggi di preparazione restano già oggi fuori da una borsa di studio.
Gli iper tagli dell’assegno universitario dicono come il fragile welfare studentesco italiano stia franando e contribuisca ad acuire le distanze tra università del Sud e del Nord.
Chi ha un reddito familiare (della famiglia di provenienza) sotto i 17mila euro, oggi può accedere alla possibilità di un finanziamento pubblico.
E se ottiene medie scolastiche sopra la media, può entrare nella graduatoria degli aventi diritto.
Nella maggior parte dei casi inutilmente: per otto studenti su dieci non ci sono soldi.
Tra l’altro, le graduatorie regionali del 2010 sono per definizione amministrativa “definitive non confermate”. Cioè, non valgono nulla fin qui: l’autunno è inoltrato e gli studenti d’ateneo ancora non sanno a chi toccherà lo scalpo della borsa di studio.
Dall’assegno universitario istituito nel 1963 e immaginato come un pre-salario – 200mila lire per gli studenti che vivevano nella loro città , 360mila lire per i fuori sede – alle norme legislative dell’aprile 2001, la borsa di studio ha seguito, e a volte anticipato, le conquiste lavorative e civili del paese.
Nelle ultime due stagioni il governo Berlusconi ha smantellato tutto.
In Italia l’80% dei meritevoli e bisognosi studenti italiani non percepisce l’assegno meritato, mentre in Francia si scende al 70%, in Germania al 60%, in Olanda addirittura al 4%.
D’altronde l’Italia, appare sempre meno un caso, resta il paese con il tasso d’abbandono universitario più alto.
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Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile
IL NUOVO “CODICE DISCIPLINARE PER I DIRIGENTI SCOLASTICI” PREVEDE LA SOSPENSIONE DAL SERVIZIO E DALLO STIPENDIO IN CASO DI “DICHIARAZIONI LESIVE DELL’IMMAGINE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”…DOPO I TAGLI AI FONDI PER 9 MILIARDI, IL GOVERNO PENSA A TAGLIARE ANCHE IL DISSENSO
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini può costare ai dirigenti scolastici fino a tre
mesi di stipendio.
E alzare la voce nei confronti di un genitore una multa, fino a 350 euro. Stessa sanzione, da 150 a 350 euro di multa, per i capi d’istituto che andassero in giro senza cartellino di riconoscimento o che non avessero provveduto ad apporre una targa con nome e cognome davanti alla porta della propria stanza.
La scuola diventerà come un ufficio postale, insomma.
Con la pubblicazione sul sito del ministero dell’Istruzione, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i dirigenti scolastici è pienamente operativo.
Da oggi, i capi d’istituto dovranno stare attenti a esprimere la propria opinione in pubblico o sui media.
Se infatti le loro dichiarazioni dovessero essere considerate lesive dell’immagine dell’amministrazione potrebbe scattare la “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi”.
Il codice Brunetta (“Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), recepito anche per i presidi, non ammette dichiarazioni pubbliche che vadano a “detrimento dell’immagine della pubblica amministrazione”.
A maggio di quest’anno, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, aveva avvertito insegnanti e presidi: meglio “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere l’immagine dell’amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa”.
Insomma: niente interviste tranchant su giornali e in tv.
Ed era scoppiato il finimondo, con l’opposizione che ha chiesto di rimuovere Limina e la maggioranza che lo ha difeso.
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini è da considerarsi “lesivo dell’immagine della pubblica amministrazione” o semplice manifestazione “della libertà di pensiero”?
A deciderlo è chi irroga la sanzione: cioè, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale.
La firma del contratto di lavoro dei dirigenti scolastici per il quadriennio 2006/2009, che al suo interno contiene le norme di comportamento e le relative sanzioni, è avvenuta lo scorso mese di luglio, ma non era ancora stato pubblicato.
Probabilmente, non tutti i capi d’istituto sono a conoscenza del fatto che una semplice intervista ad un giornale o ad una tv può metterli nei guai.
L’articolo 16, comma 7, del contratto dei capi d’istituto stabilisce infatti “la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi” nei casi previsti dall’articolo 55-sexies, comma 1, del decreto legislativo 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
Non bastavano i tagli per 9 miliardi insomma, ora si vuole tagliare anche ogni forma di dissenso.
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Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile
DENUNCIA DELLA CISL: BOOM DI RICHIESTE PER ACCEDERE ALLE “CORSIE PREFERENZIALI” CREATE DALLA STESSA GELMINI COME SALVAGENTE… PUO’ FARE DOMANDA SOLO CHI AVEVA UNA CATTEDRA ED E’ RIMASTO DISOCCUPATO
Boom di precari della scuola appiedati dalla riforma Gelmini.
Quasi 42 mila, tra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari), coloro che dopo anni di precariato sono rimasti a casa senza lavoro e stipendio.
E che adesso cercano di acciuffare qualche supplenza attraverso il cosiddetto “salva-precari”: un decreto che dà ai supplenti “tagliati” la priorità negli incarichi d’istituto e, di fatto, anticipa loro soltanto l’indennità di disoccupazione.
A fornire i dati è la Cisl scuola, che parla di “emergenza occupazionale”.
Il sindacato, in questo modo, smentisce le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini circa l’impatto sull’occupazione della riforma avviata da due anni.
La Gelmini di fronte agli attacchi dell’opposizione e alle proteste aveva minimizzato gli effetti della riforma sul personale della scuola: alle 67 mila cattedre tagliate, secondo il ministro, occorreva sottrarre i 55 mila pensionamenti degli ultimi due anni.
In totale: “appena” 12 mila posti in meno.
“Non pochi” aveva dichiarato ma “frutto di una manovra assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire il trend di crescita della pianta organica non proporzionato al numero di posti richiesto dalla scuola italiana”.
Neppure una parola invece sui 30 mila posti di bidello, assistente di laboratorio e assistente amministrativo tagliati in 24 mesi.
Purtroppo, però, i conti non tornano.
I docenti che quest’anno sono rimasti senza incarico e hanno presentato domanda per il salva-precari sono quasi 30 mila.
Il decreto dello scorso 15 settembre parla chiaro: poteva presentare domanda “il personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento”, che nel corso del 2009/2010 aveva avuto una “nomina a tempo determinato di durata annuale o sino al termine delle attività didattiche o, attraverso le graduatorie d’istituto, una supplenza di almeno 180 giorni in un’unica istituzione scolastica” e che si sia “trovato nella condizione di non poter ottenere, per l’anno scolastico 2010/2011, nomina o di averla ottenuta per un numero di ore inferiore a quello di cattedra o posto in assenza di disponibilità di cattedre o posti interi”.
Si tratta, quindi, di persone che fino all’anno scorso lavoravano e quest’anno sono precipitate nel baratro della disoccupazione.
Anche coloro che in mancanza di altro sono disposti ad accettare uno degli incarichi previsti dagli accordi tra il ministero dell’Istruzione e le regioni sono aumentati: da 5.600 si passa a 13.800.
E se ai docenti sommiamo il personale amministrativo, tecnico e ausiliario scaricato dal ministero, si tocca quota 41.477 precari appiedati.
Per tutti si apre una stagione di incertezza anche perchè nel 2011/2012 è prevista un’altra sforbiciata pari a 35 mila posti (20 mila docenti e 15 mila Ata) che aggraverà certamente la situazione.
Non era il caso di raccontare l’ennesima balla insomma.
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Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile
TRENTA SENATORI PDL SI SONO RIUNITI A CENA A ROMA: “DISPOSTI AD APPOGGIARE UN GOVERNO TECNICO”… ALTRI DIECI DEPUTATI PRONTI A PASSARE CON FINI…SILVIO PUNTA AL POSTO DI NAPOLITANO, E’ LOTTA PER LA SUCCESSIONE: AVANZA LA CANDIDATURA DI ALFANO, APPOGGIATA DA SILVIO IN FUNZIONE ANTI-TREMONTI
Ieri sera l’ufficio di presidenza del Pdl ha approvato per acclamazione (tanto per non perdere l’abitudine) la virtuale trasformazione del partito che prevede l’elezione diretta dei coordinatori locali.
Votati però non dagli iscritti, ma solo dagli eletti (ovvero dai rappresentanti negli enti locali): a luglio se ne parlerà nei congressi cittadini e regionali.
Ma dietro i sorrisi di facciata, nel partito covano ben altri sacri fuochi: c’è chi si si sta organizzando per lasciare la barca in previsione della tempesta.
“Il vertice del partito non è condiviso” sostengono: si tratta di una ventina di senatori e di una decina di deputati.
Si sentono abbandonati, senza futuro e senza guida e con nessuna voglia di tornare a casa.
Per questo “sono disposti ad appoggiare un governo tecnico e anche a passare con Fini”.
Due giorni fa una trentina di “malpancisti” del Senato si sono incontrati in un ristorante vicino all’Ara Pacis, ieri una ventina di deputati si sono riuniti alla Camera.
Si parla addirittura della stesura di un documento per sottolineare la linea della protesta.
Il malcontento dilaga: chi non si sente più rappresentato dal vertice del partito e sente di non avere più garanzie per il futuro, ha deciso di muoversi in direzione di Futuro e Libertà .
Bonciani, Toto, Rosso sono solo alcuni dei parlamentari che stanno per passare con Fini.
Berlusconi vorrebbe far fuori i tre coordinatori, ma non può, nel timore che poi si coalizzino contro di lui.
Siamo arrivati a liti persino tra gli inseparabili Gasparri e La Russa.
La strategia di Fini è prendere tempo fino a dicembre per organizzare il partito sul territorio: i bene informati sono pronti a giurare che anche sul Lodo Alfano, quando giungerà alla Camera, verrano messi altri paletti.
La stretegia di Berlusconi sarebbe invece quella di non candidarsi più a premier in caso di elezioni anticipate e puntare dritto sulla presidenza della Repubblica: sette anni che gli garantirebbero l’immunità perenne.
Fare un passo indietro avallerebbe le voci di un salvacondotto che Fini sarebbe disposto a garantirgli basta che si tolga di mezzo.
Ma è sul nome del successore che si scatenerebbe la battaglia.
I ministri di Liberamente (Frattini, Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo) vorrebbero che il posto spettasse a loro, stessa cosa per la componente di Comunione e Liberazione, idem per la nomenklatura e per gli scajoliani.
Ma Silvio, in funzione anti-Tremonti, punterebbe in realtà tutto sulla figura di Angelino Alfano, pronto a nominarlo suo erede al trono.
Non resta che attendere i prossimi sviluppi interni per capire cosa dovremo attenderci nei prossimi mesi.
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