Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile
STASERA SI RIUNISCE L’UFFICIO DI PRESIDENZA DEL PDL: LA MONTAGNA PARTORIRA’ UN TOPOLINO….COORDINATORI REGIONALI SCELTI SOLO DAGLI ELETTI, ESCLUSI GLI ISCRITTI…IL PREMIER POTRA’ FREGARSENE DELLE DECISIONI DELLE ASSEMBLEE REGIONALI… RESTANO I VICECOORDINATORI PERCHE’ ALTRIMENTI CI SAREBBE LA FUGA VERSO I FINIANI
Sostengono gli ottimisti che stasera, all’Ufficio di presidenza, nascerà il nuovo partito, quanto meno scoccherà la scintilla che dovrebbe portare prima o poi a rivoluzioni tipo elezione democratica dei dirigenti e addirittura del coordinatore unico, l’Erede Designato.
Si assiste a un vortice di incontri conviviali, ma soprattutto è in atto una scomposizione delle vecchie alleanze interne che rimodella la mappa del mondo berlusconiano.
Prevale la spinta centripeta, la tendenza a cercare compromessi.
Addirittura qualcuno vede prendere corpo in queste ore un nuovo grande «correntone» centrale, all’ombra del Cavaliere si capisce, con la benedizione di due personaggi esterni, Letta e Confalonieri.
Ne farebbero parte praticamente tutti i berlusconiani di buona volontà : dagli ex-An Gasparri e La Russa fino ai «picciotti» siciliani di Alfano, passando per i pretoriani di LiberaMente.
Un tipico pateracchio italico, degno del peggiore correntismo dei partiti della prima Repubblica, insomma.
Saranno anche finiti i tempi della divisione 70% Forza Italia, 30% An, sarà anche vero che il fine è di ridimensionare le truppe fameliche di La Russa, invise ormai alla maggioranza degli ex forzisti che vogliono prendere maggiori poteri, sarà anche che prima o poi cesserà il ruolo dei triumviri per arrivare al coordinatore unico (in pole position Scajola, Gelmini, Bondi e Lupi), ma per ora si punta a “democratizzare” le strutture periferiche regionali.
Si fa per dire.
Il meccanismo di elezione dei coordinatori regionali infatti coinvolgerà solo gli eletti (sindaci, parlamentari, amministratori locali), non i tesserati che continueranno a non decidere una mazza.
All’art.6 della bozza si sancisce poi che Silvio può fregarsene delle decisioni prese dalla base: “il Presidente può, a suo insindacabile giudizio, e senza l’obbligo di motivare la decisione, non dare seguito alle indicazioni delle Assemblee regionali”. Un sistema per non finire ostaggio degli ex An che potrebbero imporsi nelle assemblee locali, ma non certo un esempio di democrazia interna.
C’era aperta la questione dei vicecoordinatori regionali, in base alla logica della divisione dei posti Firza Italia/An. Si era detto che sarebbero stati eliminati, ma indovinate come è andata a finire? Sarebbero state troppe le poltrone da far saltare e La Russa e Gasparri sono insorti: il rischio sarebbe stato quello di favorire la grande fuga dei delusi verso i finiani. Così la bozza 4 mantiene le due cariche.
Se questo è il nuovo che avanza, il rischio è che le vecchie regole continuino a governare un partito sempre più lontano dai cittadini.
argomento: AN, Berlusconi, Gelmini, governo, la casta, PdL, Politica | Commenta »
Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
E ALL’HOTEL DE RUSSIE, IGNAZIO LA RUSSA URLA A CICCHITTO: “O BERLUSCONI RISPETTA I PATTI O FACCIAMO SALTARE TUTTO”… GLI EX AN VOGLIONO TUTTI I POSTI NEGLI INCARICHI LASCIATI VACANTI DAI FINIANI, MA BERLUSCONI LI CONSIDERA INVECE I VERI COLPEVOLI DELLO SFASCIO DEL PARTITO…A CORTE ORA VOLANO LE SEGGIOLE
Slitta ancora la riforma dell’Università .
Il disegno di legge, approvato al Senato lo scorso 29 luglio tra le proteste di molti ricercatori, docenti e studenti, doveva approdare alla Camera.
L’inizio dell’esame, però, è stato inizialmente spostato di un giorno dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio.
Un ritardo dovuto all’analisi tecnica della Ragioneria Generale dello Stato, che ha di fatto stroncato le modifiche apportate a Montecitorio alla riforma.
Alla fine il governo ha deciso di rinviare l’esame del testo a dopo la fine della sessione bilancio.
Non prima, dunque, di fine novembre o inizio dicembre.
Il “nodo” evidenziato dalla Ragioneria è proprio quello delle coperture del provvedimento, in particolare la norma sul piano di sei anni di concorsi per nove mila ricercatori universitari.
Un punto che “Futuro e Libertà ” considera «dirimente», ovvero l’assunzione dei ricercatori prevista nell’articolo 5 bis: oltre al parere contrario, si contesta anche la quantificazione stessa dei costi, chiedendo l’acquisizione di una relazione tecnica.
“Il governo – aveva commentato Chiara Moroni dopo il primo rinvio – deve trovare la copertura, semmai rinviando l’esame del provvedimento a dopo la Finanziaria”.
La morale è che è stata fatta una figuraccia: inutile impostare delle riforme se poi non ci sono i mezzi finanziari per realizzarle.
Tremonti non ha tirato fuori i soldi per l’Università e la Gelmini è finita su un binario morto.
La proposta della Gelmini prevedeva l’assunzione di 9.000 ricercatori con la qualifica di associato dal 2011 al 2016 al ritmo di 1.500 l’anno: costo a regime, ovvero alla fine del ciclo di assunzioni, 480 milioni di euro l’anno.
Tremonti aveva imposto invece gia nel 2011 un taglio agli atenei di 830 milioni per arrivare nel tempo a 1,3 miliardi di tagli.
A che serve allora spacciare riforme se non si è in grado di finanziarle?
Mistero.
Ovviamente questa decisione di Tremonti ha scatenato le proteste della Gelmini ( per una volta ha ragione: potevano dirglielo subito) e nel pomeriggio di ieri ad Arcore c’è stata una lite tra il premier e Tremonti.
“La devi finire di fare il maestro del rigore solo quando vuoi tu, se i soldi ci sono per la Lega, li devi trovare anche per l’Università ” è sbottato il premier che ha poi aggiunto: “Non voglio fare figuracce, se non arrivano i fondi ci saranno conseguenze serie”.
E ai suoi ha aggiunto che “Tremonti sta complottando alle mie spalle”, in vista di un governo tecnico.
Ma due giorni fa, a Roma, all’hotel De Russie, è andato in scena un altro spettacolo.
La Russa ha minacciato Cicchitto che “se continua così, noi ex An facciamo gruppi autonomi: o Berlusconi rispetta i patti o facciamo saltare tutto”.
Quanche giorno prima il premier aveva accusato proprio gli ex An: “se siamo a questo punto è colpa loro”.
Che vuole in concreto La Russa? Che il posto di Italo Bocchino e gli altri lasciati vacanti da chi ha aderito a Futuro e Libertà vadano agli ex An.
Altrimenti come ripaga chi ha tradito Fini?
Una nobile battaglia sul programma insomma.
argomento: AN, Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, finanziaria, Gelmini, governo, Lavoro, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Ottobre 12th, 2010 Riccardo Fucile
LA DECISIONE IERI SERA DA PARTE DELLA DIREZIONE SCOLASTICA: ADESIVI PER COPRIRE I SIMBOLI, VIA GLI ZERBINI…FINITO IL RIMPALLO DELLE RESPONSABILITA’, CAMBIA ANCHE IL NOME DELLA SCUOLA… E ORA IL SINDACO E LA GIUNTA RIFONDANO LA COMUNITA’ DEL DANNO ECONOMICO E SI TOLGANO DALLE PALLE
La polemica sulla scuola di Adro era inizata il giorno stesso della inaugurazione
dell’edificio del comune della Franciacorta (Brescia) intitolato a Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord.
L’11 settembre scorso, durante l’inaugurazione, si scopre che il ‘Sole delle Alpi’, simbolo celtico utilizzato arbitrariamente dalla Lega, è stato messo sulle vetrate, ma non solo, del nuovo polo scolastico del Comune venuto alla ribalta nei mesi precedenti per le polemiche sulla mensa – non si volevano ammettere gli scolari le cui famiglie non pagavano – e per le prese di posizione del sindaco leghista Oscar Lancini.
Il simbolo è anche su banchi di scuola, posacenere, cartelloni in cui s’invita a non calpestare l’erba.
Nella scuola, inoltre, i crocifissi sono stati fissati con il cemento nei muri.
La vicenda innesca subito una violenta polemica politica, si chiede un intervento del governo e dell ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, che prende le distanze dall’iniziativa.
La stessa Lega frena: “Il sindaco forse ne ha messi troppi. Avrebbe potuto farne uno bello, che bastava”, dice il 19 settembre il leader del Carroccio Umberto Bossi, il giorno dopo che il ministro Gelmini aveva scritto una lettera al sindaco Lancini affinchè provvedesse a togliere il simbolo dalle aule.
Ma la replica di Lancini dà fuoco a nuove polveri: “se me lo dice Bossi, obbedisco”.
Dal paese si giunge a scrivere al capo dello Stato, e Napolitano risponde dicendo di aver preso atto della decisione del ministro Gelmini sulla rimozione dei simboli.
Seguono alcuni agitati consigli comunali, con i giornalisti tenuti fuori alla porta, e la discussione su chi dovesse pagare la rimozione dei Soli, fino all’epilogo di questa notte.
Il dirigente del polo scolastico di Adro (Brescia) Gianluigi Cadei ha infatti annunciato ieri sera, nel corso di una riunione del Consiglio di istituto, la decisione di procedere alla rimozione dei simboli della Lega presenti nella scuola.
La rimozione potrebbe iniziare già oggi.
Sempre nella riunione di ieri sera il consiglio di Istituto, secondo quando ha riferito uno dei componenti al termine della seduta, ha deciso di intitolare la scuola ai patrioti risorgimentali Enrico e Emilio Dandolo.
Il polo era invece stato intitolato dal sindaco a Gianfranco Miglio
Il consiglio di Istituto, è stato inoltre riferito, ha deliberato di prendere atto della lettera inviata dal provveditore scolastico regionale della Lombardia Giuseppe Colosio al dirigente scolastico di Adro in cui sembra chiedere la rimozione dei simboli.
E, sempre il consiglio di Istituto, ha preso atto della lettera che nei giorni successivi a quella di Colosio, il sindaco di Adro, Oscar Lancini ha inviato a Cadei, diffidandolo dalla rimozione dei simboli stessi.
La decisione del dirigente illustrata al consiglio d’istituto, convocato in seduta straordinaria, ha sbloccato una situazione si stallo nella quale si rimpallavano responsabilità e decisioni sulla vicenda. Ed è giunta in un momento contrassegnato da una crescente tensione.
I Cobas scuola avevano annunciato che Adro sarebbe stata una delle sedi della manifestazione del 15 ottobre.
Inoltre, nello scorso fine settimana, due dei soli affissi su una vetrata dell’istituto e collocati tra i bambini stilizzati, erano stati abrasi da sconosciuti facendo scattare anche l’allarme della scuola.
Il consiglio d’istituto ha ribadito la determinazione delle scorse settimane con la contrarietà alla presenza dei simboli a scuola ed ha dato “la profonda solidarietà “, al dirigente che ha dovuto prendere “una determinazione ovviamente non facile – ha detto – le cui conseguenze in questo momento sono difficilmente delineabili”.
Di fronte al silenzio e alla complicità delle istituzioni, durate settimane, solo una sollevazione popolare trasversale ha finalmente ristabilito il rispetto dell’ordinamento costituzionale anche nel comune di Adro.
In altre circostanze, una vicenda del genere avrebbe portato al commissariamento del Comune e alla denuncia del sindaco e della sua giunta. Confidiamo che ora le spese per la posa e la successiva rimozione dei simboli di partito sia addebitato dalla Corte dei Conti ai soggetti che hanno approvato la delibera, sindaco in primis.
argomento: Gelmini, governo, LegaNord, Politica, radici e valori, scuola, sprechi | Commenta »
Settembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL COMUNE AVEVA SPESO 7.500 EURO PER 10 ZERBINI, 6.500 EURO PER I CESTINI DELLA MONNEZZA, 230.000 EURO PER GLI ARREDI… SOLO PER RITINTEGGIARE IL TETTO OCCORRERANNO ALMENO 10.000 EURO.. ORA MARONI INCENSA MIGLIO, MA BOSSI LO DEFINI’ “UNA SCOREGGIA SPARATA NELLO SPAZIO”
Scaricato anche dai vertici della Lega, il sindaco di Adro, Oscar Lancini, dopo la circolare
scolastica ispirata dalla Gelmini che lo invita a rimuovere dalla scuola i 700 simboli leghisti affissi anche nei cessi, ha replicato: ” cancello i somboli se me lo dice il Capo”.
Comprendiamo che, più che un sindaco di un comune della Repubblica italiana, si ritenga un dipendente leghista, ma evidentemente non ha ancora ben afferrato il concetto del rispetto delle leggi vigenti.
Ci sarà qualcuno che gliele farà rispettare, anche se tardivamente.
Il ministro degli interni Maroni aveva già preso le distanze dall’iniziativa: “Intitolare la scuola a Miglio è stata una grande idea, ma io i sarei fermato lì”.
Ma Maroni ha fatto finta di dimenticare come Bossi definì il professor Miglio: “una scoreggia sparata nello spazio”, peraltro corrisposto dall’ideologo della Lega che definì il Senatur “un mentitore nato e un ubriacone”.
Peccato che il sindaco di Adro non abbia ritenuto di far scalpellare sui muri, all’entrata della scuola, questa frase famosa di Miglio, sarebbe stato un contributo a eliminare l’ipocrisia leghista che celebra le persone da morto, dopo averle insultate in vita.
Ma un altro problema si porrà agli amministratori di Adro: chi pagherà ora i costi della “bonifica” dei 700 simboli leghisti presenti nella scuola?
Per acquistare gli arredi il comune di Adro ha sborsato 230.000 euro, cui vanno aggiunti altri 350.000 euro pagate, attraverso una sottoscrizione, da 30 famiglie del Paese.
Emerge pertanto che è stata una piccola minoranza dei cittadini di Adro a contribuire, quelli di stretta fede leghista.
E i costi di alcuni interventi per imprimere il sole delle Alpi nella struttura scolastica non è stato certo da poco: i 10 zerbini dell’ingresso sono costati ben 7.500 euro, i cestini dell’immondizia 6.500 euro, tutti soldi buttati a questo punto.
Sul tetto poi campeggiano due giganteschi soli della Alpi del diametro di 8 metri ciascuno: una prima stima ha fissato in non meno di 10.000 euro la spesa per cancellarli, ritinteggiando la copertura.
La tesi corrente è che le spese verranno messe a bilancio del Comune, ma non se ne comprende il motivo: dovrebbero essere fatte pagare al sindaco, alla giunta e a quei consiglieri che hanno votato la delibera.
Precedenti sentenze della Corte dei Conti vanno in tal senso.
Per quale ragione tutti i cittadini di Adro dovrebbero pagare delle spese di propaganda politica che non hanno richiesto?
Che il sindaco e chi per lui paghino di tasca e non rompano le palle.
Semmai i simboli rimossi se li possono attaccare sull’uscio e sulle finestre di casa, a perenne memoria.
argomento: Bossi, Costume, denuncia, Gelmini, governo, LegaNord, Politica, radici e valori, scuola | Commenta »
Settembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA LOTTA DI 200.000 GIOVANI PREPARATI, MA RIFIUTATI DAL SISTEMA PRODUTTIVO DI UN PAESE IN CUI SI STA SFASCIANDO LA SCUOLA PUBBLICA…. RICERCATORI GIOVANI E DI TALENTO IN FUGA IN UN’ITALIA DI VECCHI AGGRAPPATI ALLE LEVE DI COMANDO DOVE HANNO SPAZIO SOLO I CONDANNATI AL SILENZIO
C’è stato un tempo in cui essere docente voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo.
Oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà , un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico.
Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani, fino al fumogeno lanciato contro Bonanni, c’è un’altra Italia che non ne può più.
In questo quadro si colloca la protesta dei precari, che ha la faccia pulita di tanti giovani coraggiosi e di talento, con alla spalle un lungo ed inutile percorso di studi.
Questi giovani sono tra quelli indicati da Fini nella piazza di Mirabello, di quelli che fa davvero male al cuore vederne i volti consumati dalle privazioni del cibo essenziale per la vita.
Ma dov’è l’ Italia del precariato?
Non la trovi certo in TV, perchè fa notizia solo se si tenta il suicidio, eppure è una realtà che si estende a macchia d’olio, che toglie ogni diritto sociale e taglia fuori dal futuro, in un Paese schizofrenico in cui è più facile trovare lavoro se sei ex detenuto da collocare in un programma di reinserimento. L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
Eppure, a volte, persino in tali casi, si può notare come si radicano sentimenti di rivalsa, cosicchè gli stessi “figli di” raccontano spesso di sentirsi schiacciati dal peso di un ascendente che non vuole saperne di allentare la presa dal potere.
Questo è l’emblema che rappresenta bene la mentalità italiota corrente, la quale si è espressa attraverso scelte politiche che hanno condannato all’esilio i nostri più brillanti giovani ricercatori, che si ricostruiscono all’esterno un’identità negata in Patria.
Perchè, è bene capirlo, se da giovane sei considerato inutile, demansionato, rifiutato dal ciclo produttivo di un Paese in cui fa moda lo stile giovanilistico dei vecchi, che si riciclano eternamente, allora entra in discussione l’identità stessa dei nostri giovani, che si fa confusa ed incerta, mentre i modelli per le nuove generazioni di italiani, che il sultanato Berlusconi sta producendo, sono agghiaccianti.
Se si è una donna si è più fortunati perchè ci si può ispirare alle gheddafine, recentissimo modello del prototipo intramontabile della Velina, le abbiamo viste sfilare robotiche ed inespressive, addestrate al silenzio, mentre scarsi sono stati i riflettori per i giovani precari della scuola, che nell’indifferenza generale, sfidano la morte con la lotta estrema dello sciopero della fame ed ai quali un’altra donna, una Gelmini in versione Crudelia De Mon, dice di arrendersi senza condizioni, in un Paese in cui da sempre persino con i rapinatori che assaltano le banche si tratta la resa.
E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perchè sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perchè si perdono le prerogative stesse della giovane età , il desiderio di conoscenza di sè e del mondo.
Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.
Vittoria Operato
Coordinamento Regione Campania Generazione Italia
argomento: denuncia, economia, emergenza, Gelmini, governo, PdL, Politica, scuola | Commenta »
Settembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA LOTTA DI 200.000 GIOVANI PREPARATI, MA RIFIUTATI DAL SISTEMA PRODUTTIVO DI UN PAESE IN CUI SI STA SFASCIANDO LA SCUOLA PUBBLICA…. RICERCATORI GIOVANI E DI TALENTO IN FUGA IN UN’ITALIA DI VECCHI AGGRAPPATI ALLE LEVE DI COMANDO DOVE HANNO SPAZIO SOLO I CONDANNATI AL SILENZIO
C’è stato un tempo in cui essere docente voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo.
Oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà , un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico.
Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani, fino al fumogeno lanciato contro Bonanni, c’è un’altra Italia che non ne può più.
In questo quadro si colloca la protesta dei precari, che ha la faccia pulita di tanti giovani coraggiosi e di talento, con alla spalle un lungo ed inutile percorso di studi.
Questi giovani sono tra quelli indicati da Fini nella piazza di Mirabello, di quelli che fa davvero male al cuore vederne i volti consumati dalle privazioni del cibo essenziale per la vita.
Ma dov’è l’ Italia del precariato?
Non la trovi certo in TV, perchè fa notizia solo se si tenta il suicidio, eppure è una realtà che si estende a macchia d’olio, che toglie ogni diritto sociale e taglia fuori dal futuro, in un Paese schizofrenico in cui è più facile trovare lavoro se sei ex detenuto da collocare in un programma di reinserimento. L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
Eppure, a volte, persino in tali casi, si può notare come si radicano sentimenti di rivalsa, cosicchè gli stessi “figli di” raccontano spesso di sentirsi schiacciati dal peso di un ascendente che non vuole saperne di allentare la presa dal potere.
Questo è l’emblema che rappresenta bene la mentalità italiota corrente, la quale si è espressa attraverso scelte politiche che hanno condannato all’esilio i nostri più brillanti giovani ricercatori, che si ricostruiscono all’esterno un’identità negata in Patria.
Perchè, è bene capirlo, se da giovane sei considerato inutile, demansionato, rifiutato dal ciclo produttivo di un Paese in cui fa moda lo stile giovanilistico dei vecchi, che si riciclano eternamente, allora entra in discussione l’identità stessa dei nostri giovani, che si fa confusa ed incerta, mentre i modelli per le nuove generazioni di italiani, che il sultanato Berlusconi sta producendo, sono agghiaccianti.
Se si è una donna si è più fortunati perchè ci si può ispirare alle gheddafine, recentissimo modello del prototipo intramontabile della Velina, le abbiamo viste sfilare robotiche ed inespressive, addestrate al silenzio, mentre scarsi sono stati i riflettori per i giovani precari della scuola, che nell’indifferenza generale, sfidano la morte con la lotta estrema dello sciopero della fame ed ai quali un’altra donna, una Gelmini in versione Crudelia De Mon, dice di arrendersi senza condizioni, in un Paese in cui da sempre persino con i rapinatori che assaltano le banche si tratta la resa.
E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perchè sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perchè si perdono le prerogative stesse della giovane età , il desiderio di conoscenza di sè e del mondo.
Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.
Vittoria Operato
Coordinamento Regione Campania Generazione Italia
argomento: denuncia, destra, economia, emergenza, Fini, Gelmini, governo, Lavoro, PdL, Politica, radici e valori, scuola | Commenta »
Settembre 12th, 2010 Riccardo Fucile
SOLO LA SLOVACCHIA SPENDE PER L’ISTRUZIONE MENO DI NOI…POCHI LAUREATI, PIU’ TEMPO SUI BANCHI DI SCUOLA, POCO ATTRAENTE PER GLI STRANIERI…DOCENTI SOTTOPAGATI (MENO 30% DELLA MEDIA EUROPEA), ALTRO CHE LE PALLE DELLA GELMINI
La scuola italiana? Bocciata.
Ci si passa fin troppo tempo, con risultati scarsi.
E’ snobbata dagli studenti stranieri. Riceve le briciole delle finanze pubbliche. Il corpo
insegnanti è sottopagato e poco stimolato.
Resta alta la percentuale di abbandoni.
E’ quanto emerge dal rapporto annuale «Education at a Glance» dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo), che calcola, fra l’altro, il rendimento degli investimenti in educazione, confrontando i costi dell’istruzione e l’assenza di un guadagno durante il corso di studi, con le prospettive salariali.
L’Ocse sottolinea che la preparazione e l’adeguata formazione sono e saranno la leva principale per uscire dalla crisi; dai dati pubblicati risulta che nel nostro paese c’è ancora molto da fare.
L’Italia spende il 4,5% del Pil nelle istituzioni scolastiche (un dato rimasto costante dal 1995 al 2007), contro una media Ocse del 5,7%.
Solo la Repubblica Slovacca spende meno tra i Paesi industrializzati.
Persino il Brasile – con il 5,2% – e l’Estonia (5%) spendono di più.
Gli Usa – tra i pochi ad aver incrementato la spesa negli anni presi in considerazione – spendono il 7,6%.
Nel suo insieme, la spesa pubblica nella scuola (inclusi sussidi alle famiglie e prestiti agli studenti) è pari al 9% della spesa pubblica totale, il livello più basso tra i Paesi industrializzati (13,3% la media Ocse) e l’80% della spesa corrente è assorbito dalle retribuzioni del personale, docente e non, contro il 70% medio nell’Ocse.
La spesa media annua complessiva per studente è peraltro di 7.950 dollari, non molto lontana dalla media (8.200), ma focalizzata sulla scuola primaria e secondaria a scapito dell’università dove la spesa media per studente inclusa l’attività di ricerca è 8.600 dollari contro i quasi 13mila Ocse.
La spesa cumulativa per uno studente dalla prima elementare alla maturità è di 101mila dollari (contro 94.500 media Ocse), cui vanno aggiunti i 39mila dollari dell’università contro i 53mila della media Ocse.
In Italia il top del salario per i docenti arriva dopo oltre 30 anni di lavoro.
E l’incremento dall’inizio della carriera alla pensione è piuttosto basso.
Ad esempio, un docente delle superiori comincia con poco più di 28mila euro all’anno di salario e arriva a 44mila solo alla fine della propria carriera.
La media Ocse è la seguente: si comincia con più di 35mila euro e si approda a oltre 54mila, ma dopo 24 anni e non 35 come in Italia.
Anche la media europea è ben superiore a quella italiana.
La Germania è un altro mondo: un prof delle superiori comincia con uno stipendio annuale di oltre 51mila euro per approdare, dopo 28 anni di lavoro, a oltre 72mila euro.
I nostri docenti sono ai livelli dei colleghi sloveni, che, però, arrivano al top del salario dopo 13 anni.
In Italia le ore di istruzione previste sono ben 8.200 tra i 7 e i 14 anni.
Solo in Israele i ragazzi stanno più a lungo sui banchi e la media Ocse si ferma a 6.777.
Le dimensioni delle classi inoltre sono maggiori rispetto alla media Ocse e il rapporto studenti/insegnante è tra i più bassi (10,6 alla scuola primaria contro media 16,4). Continua »
argomento: denuncia, economia, emergenza, Gelmini, governo, PdL, Politica, radici e valori, scuola | Commenta »
Settembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
LA RISPOSTA DI FINI A CONFALONIERI CHE CERCA DI MEDIARE TRA LUI E IL PREMIER…. LETTA, FRATTINI, PRESTIGIACONO E GELMINI CONVINCONO BERLUSCONI ALLA RETROMARCIA: “SONDAGGI PESSIMI, ALLE URNE CE LA VEDREMMO BRUTTA”… FINI SALE AL 7,2%, PDL AL 28,8%, LEGA AL 12,3%
Ha vinto la linea aziendalista, quella della tutela di Mediaset da possibili ritorsioni in caso di sconfitta elettorale: meglio mantenere il potere, anche se occorrerà cedere a compromessi, piuttosto che rischiare di essere impallinati in Parlamento.
Letta ha scalzato i leghisti nella trattativa con il presidente della Camera, convinto che con Fini si possa ancora trattare sull’unico argomento che sta a cuore al Cavaliere: lo scudo giudiziario.
Fini a Mirabello ha mantenuto la linea: no a leggi ad personam che pregiudichino i processi dei cittadini, sì a una norma che “sospenda” i processi del premier per il periodo in cui riveste incarichi istituzionali.
Letta e Ghedini garantiscono che questa sia l’unica strada percorribile e che occorra accettare le condizioni di Fini, prima che salti il governo e che possano tornare in pista ipotesi già ventilate di nuove norme sul “conflitto di interessi”.
Confalonieri ha telefonato a Fini “Perchè non fai pace con lui? Basta abbracciarlo e tutto tornerà come prima”, ma il presidente della Camera lo ha gelato: “Posso anche abbracciarlo, ma come un kamikaze abbraccia qualcuno prima di farlo saltare in aria”.
Il presidente della Camera però non vuole elezioni a breve, sa che il tempo gioca a suo favore, la vicenda Montecarlo si chiarirà e diventerà un boomerang per chi l’ha diffamato, “Futuro e Libertà ” deve ancora crescere sul territorio: buone ragioni per una tregua.
Ma chi lo conosce sa che non perdonerà mai la campagna di fango gettata sulla sua famiglia.
I duellanti si ignorano, ma gli sherpa intensificano i contatti.
L’incontro tra il premier e la corrente “trattativista” di Liberamente (Frattini, Prestigiacono, Gelmini) ha dato un colpo decisivo a quella degli ultras di La Russa e Gasparri.
Quando la Prestigiacomo è sbottata “Vuoi andare alla guerra? Bene, saremo al tuo fianco, ma sappi che non sarebbe solo Fini a cadere”, il premier ha ceduto.
Anche perchè “i sondaggi sono pessimi, alle urne ce la vedremmo brutta” ha dovuto ammettere.
I sondaggi a sue mani danno un Pdl al 28,8%, dieci punti in meno di due anni fa, un Fini in risalita al 7,2% e una Lega che oscilla tra l’11,5% e il 12,3%.
Ma soprattutto una percentuale di indecisi enorme, intorno al 38%. Continua »
argomento: Berlusconi, Bossi, elezioni, emergenza, Fini, Gelmini, governo, Parlamento, PdL, Politica | Commenta »