Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
RAGGI DAL 35,3% AL PRIMO TURNO CALEREBBE AL 22,3% SUPERATA DA MELONI E GIACHETTI TRA IL 26% E IL 28%… QUATTRO ROMANI SU DIECI NON VOTEREBBERO PIU’ LA RAGGI.. IL M5S HA PERSO A ROMA L’11% DI VOTI
I guai con le nomine, l’arresto del braccio destro Raffaele Marra, e infine il caso della polizza intestata
a Virginia Raggi da parte di Salvatore Romeo.
Tutte rogne che hanno avuto un peso notevole per la sindaca di Roma in termini di consenso.
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici per l’Huffington Post, secondo il quale la Raggi, se si andasse a votare oggi per le elezioni comunali, non arriverebbe al ballottaggio. Il 35,3% toccato dall’attuale prima cittadina alle elezioni del 5 giugno dell’anno scorso sono un miraggio, allo stato attuale: al 3 febbraio si fermerebbe al 22,3 per cento dei consensi tra i cittadini della Capitale.
Ma soprattutto sarebbe esclusa dal ballottaggio, a cui accederebbero il candidato del Pd Roberto Giachetti e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Quest’ultima sarebbe in testa ai consensi con il 27,9 per cento, seguita dal vicepresidente della Camera con il 25,8 per cento (un incremento minimo il suo rispetto a giugno, meno di un punto percentuale)
Tra coloro che hanno deciso di dare il proprio voto alla candidata del Movimento 5 Stelle, ben quattro cittadini su dieci dicono che oggi non rifarebbero la stessa scelta: il 41% sostiene che non rivoterebbe Virginia Raggi, mentre il 52 per cento confermerebbe il suo voto.
Ma l’emorragia di consensi dei grillini nella Capitale emerge anche da un’altra rilevazione di Scenari Politici: il Movimento 5 Stelle, che a giugno 2016 raccoglieva il favore del 35,2 per cento dei cittadini romani oggi arriverebbe al 24,6 per cento.
Si tratta di più di 10 punti percentuali andati persi. Mentre il Partito Democratico passerebbe dal 17,9 per cento al 23,4 per cento e la lista di Fratelli d’Italia dal 12,3 al 15,6 per cento.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA PICCOLA FIAMMIFERAIA AL CUI CONFRONTO SCAJOLA SEMBRA UN PIVELLO
“Hanno la faccia come il culo“, recitava uno dei più famosi titoli a nove colonne del settimanale di resistenza umana “Cuore”, allora diretto dall’immenso Michele Serra, durante gli anni di Tangentopoli.
L’immagine di quella imperitura apertura mi è subito venuta alla mente mentre guardavo l’intervista che Rocco Casalino e Virginia Raggi hanno ottraiato a Enrico Mentana, alla trasmissione Bersaglio Mobile.
Infatti, l’aspetto che più colpisce della sindaca di Roma — una che nel giro di 8 mesi ha saputo far apparire le sciocchezze imputate a Marino, dagli scontrini alle multe della Panda Rossa nella loro giusta luce — è proprio quell’aria da finta tonta, da persona che mai nulla sa, che mai nulla poteva pensare, che “signora mia, non ne sapevo nulla [di essere la beneficiaria di quella polizza di Romeo], sono sconvolta“. Una sindaca naturaliter al di fuori di tutti i giri e i magheggi e le zozzerie che pure — per mero, sfortunato caso — vedono protagonisti a uno a uno tutti gli uomini e le donne politiche da lei accuratamente selezionati per guidare Roma.
Ricordate gli occhioni da cerbiatta che guardano dritto in camera mentre pronuncia con cura il plurale latino dei “curricula” che stava valutando?
Ecco: diciamo almeno che come selezionatrice di curricula ha lasciato un’anticchia a desiderare? A oggi, l’elenco dei suoi collaboratori, compagni, assessori, bracci destri e sinistri finiti nei guai è ormai talmente lungo che se volessimo farne un riassuntino qui, sarebbero finiti i caratteri del post.
Non è un’iperbole giornalistica: è più agevole elencare i nominati made in Raggi che non sono stati arrestati, inquisiti, indagati, licenziati, dimessi che tutti gli altri.
Tuttavia, seguendo la mia sindaca in tv, mi sono resto conto che Virginia Raggi ha assolutamente la stoffa per fare politica.
O meglio: quel certo tipo di politica capitolina e italica alla Buzzi e Alemanno.
Infatti solo una persona con alcuni centimetri di strato di pelliccia sullo stomaco è in grado di uscire da un interrogatorio davanti alla magistratura di nove (9) ore, e andare dinanzi alle telecamere nazionali di Mentana con quell’aria un po’ così che abbiamo noi allo Studio Previti, e recitare, in rigoroso plurale majestatis, la parte della piccola fiammiferaia che è proprio serena, rilassata, tranquilla, sine ira et studio perchè in fondo “è tutto bello, bellissimo” (cit.) Scajola, diciamocelo, in confronto era un pivello.
Una che si lamenta perchè la stampa ha osato dare risalto alla bocciatura della presentazione del primo bilancio da parte dei revisori, ma poi non ha aperto sulla sua successiva approvazione.
Nemmeno sfiorata dal dubbio che esista forse un concetto di notiziabilità , per cui un cane che morde un uomo (bilancio comunale approvato) non fa notizia tanto quanto un uomo che morde il cane (bilancio comunale bocciato).
Ma chi vuole prendere in giro, Virginia Raggi? Che domande: anzitutto noi romani.
O meglio: quei due terzi di elettori romani che se la sono votata.
Poi i militanti e gli iscritti al M5S, che se la tengono a sindaca ob Grillo collo solo perchè Beppe ha deciso così.
Il Caro Blogger ha infatti valutato che togliere il simbolo o imporre a Raggi le dimissioni sarebbe più dannoso al movimento che non tenere questa donna al Campidoglio e modificare il non-statuto del M5S via via in modo da non doverla licenziare.
E se Raggi non sarà sfiduciata dal Consiglio comunale, o dal Caro Blogger, non c’è da sperare in una sua improvvisa botta di dignità e di senso della decenza che la spinga a dare lei stessa le dimissioni per manifesta inadeguatezza al compito.
No, Virginia Raggi non lascerà il suo scranno per nessuna ragione al mondo.
O, almeno, non lo farà se non costretta.
Perchè come sentivo stamattina su un 80 Express incagliato nel traffico ben poco express: “Ce s’è ‘mbullonata a’ seggiola, e poi, quanno je ricapita a quella?”
Vox populi, ma Virginia sa che chi ha vinto una volta la lotteria, difficilmente la vince una seconda volta.
E perchè ormai tutta Roma, a partire dal M5S locale, ha imparato a conoscerla, e prova un leggero senso di nausea verso quella sua sempieterna aria da giuggiolona mannara.
E nel frattempo, Roma? Roma niente, Roma non conta.
Olimpiadi no, nuovo stadio della Roma ma che scherzi, metro C: salute!, foglie che intasano i tombini e conseguenti allagamenti quando piove, corse degli autobus diminuite del 35%, ore di lavoro degli autisti ulteriomente ridotte, strade sempre più zozze, vigili urbani (anzi, pardon, “appartenenti al Corpo di polizia locale di Roma Capitale”: se li chiamo “vigili urbani”, mi scrivono per lamentarsi) talmente rari per le strade che quando capita di trovarne uno, ormai gli chiediamo di farsi un selfie con noi, a mo’ di testimonianza storica per i posteri: er viggile de Roma c’è, e lotta insieme a noi.
Sciltian Gastaldi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
“MARRA CE LO PRESENTO’ ROMEO IN CAMPAGNA ELETTORALE”: L’ULTIMA INCONGRUENZA
Durante l’intervista tv a Enrico Mentana, la sindaca ha raccontato che Salvatore Romeo aiutò
tantissimo il gruppo consiliare M5S quando erano all’opposizione, e «durante la campagna elettorale Romeo ci ha presentato Marra».
La Raggi dice «ci» riferendosi al quartetto di consiglieri municipali M5S (oltre a Raggi, Frongia, De Vito, Stefà no).
Tuttavia lo stesso Marra, in un’occasione attestata, ha raccontato una storia non coincidente.
Durante una celebre intervista al Fatto, l’ex vicecapo di gabinetto, oggi arrestato, disse qualcosa che fu riferito da quel giornale un mese e mezzo dopo l’intervista, in un articolo uscito subito dopo l’arresto di Marra.
Il 18 dicembre, il Fatto scrisse la versione di Marra: «Il giorno prima di essere nominato vicecapo di gabinetto mi fu chiesto da Marcello De Vito di fare il presidente di municipio: io avevo un buonissimo rapporto sia con lui che con Raggi, mentre conoscevo meno Frongia e Stefà no. Conoscevo più di tutti De Vito: tutte le cose di cui ora mi chiedono conto, infatti, erano già state oggetto di approfondita indagine da parte sua a quel tempo».
Nessuno dei citati – a partire da Marra – ha smentito nulla.
Insomma, Raggi dice che Marra lo conobbero «durante la campagna elettorale», presentato da Romeo. Marra cita un «buonissimo rapporto» che aveva con Raggi e De Vito.
Ma potevano avere un buonissimo rapporto, se erano appena stati presentati (da Romeo) «in campagna elettorale?
C’è una terza versione, quella di Daniele Frongia, all’Ansa (venerdì, ore 14,02): «Con Raffaele Marra non c’è stato alcun contatto da novembre 2013 alla primavera 2016». Vuol dire che qualche contatto c’era stato prima di novembre 2013?
Smentendo l’esistenza di un dossier anti-De Vito, Frongia risponde all’Ansa sottolineando che i contatti con Marra furono ripresi dopo la vittoria della Raggi alle comunarie del M5S che la incoronarono candidata sindaco a scapito proprio di De Vito.
I contatti furono ripresi; segno che c’erano, e si erano interrotti? L’Ansa su quel «ripresi» ci fa titolo. Nessuna smentita.
Il punto è cruciale, e spinge a chiedersi: quand’è che Raggi e Marra incrociano le loro strade?
È solo l’ultima di tante incongruenze che risaltano dopo le parole della sindaca, sul triangolo politico Raggi-Marra-Romeo.
Proviamo a ricapitolare le altre (sorvolando sulle omissioni o incongruenze sul caso Muraro).
La prima sospetta bugia è quella per cui è indagata per falso: all’Anticorruzone Raggi scrisse che «il ruolo svolto da Raffaele Marra nella procedura (di nomina del fratello Renato, ndr) è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali».
Ma dalle chat agli atti dell’inchiesta, in due passaggi, emerge un ruolo attivissimo di Marra, ruolo noto alla Raggi (la sindaca gli scrive «questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà , me lo dovevi dire»).
Seconda incongruenza. Il 16 dicembre, in conferenza stampa in Campidoglio dopo l’arresto di Marra, senza rispondere a domande, Raggi reclama con piglio: «Marra non è un esponente politico, ma un dirigente. È solo uno dei 23 mila dipendenti capitolini, il mio braccio destro sono i cittadini romani».
La cosa cozza con l’esistenza stessa della chat preferenziale (i «quattro amici al bar»), e il tipo di legame politico che quella chat fa emergere (per fare solo un esempio, la defenestrazione di Carla Raineri è salutata dai quattro con emoticon che vanno dai tricchetracche ai fuochi d’artificio).
Ancora. «La cosa più grave di Marra? Il fatto di non esser stata messa a conoscenza da lui di alcune cose», lamenta Raggi a Mentana.
Proprio lei che omise la sua pratica legale da Cesare Previti, il lavoro nello studio Sammarco, o l’aver presieduto per un anno e cinque mesi (2008-2009) una società (Hgr) legata a Gloria Rojo, storica collaboratrice di Alemanno.
Alemanno che, a sua volta, ha voluto smentire ogni rapporto con Romeo, dopo che il Corriere aveva scritto che gli incontri dell’ex sindaco con Romeo erano stati più di uno (Romeo invece dice «uno solo» testimoniando nel processo Mafia Capitale).
A Bersaglio mobile, la Raggi dice di Romeo «voglio credere alla buona fede», circa la decisone di Romeo di intestarle le due polizze.
Ma poi in un altro passaggio – parlando del rapporto del M5S coi due – dice «mi fidai, col senno di poi in maniera sbagliata, di Marra e di Romeo».
Ma dunque scarica anche Romeo, o crede alla buona fede?
E se lo scarica, perchè, visto che non è neanche indagato?
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
ORTODOSSI IN TRINCEA: “LA RAGGI DOVREBBE SOSPENDERSI”
La sindaca che ama i tetti risponde e sorride, ovunque. Perchè quelli che comandano, Beppe Grillo e Davide Casaleggio, l’hanno blindata per la milionesima volta.
Ma la pancia ortodossa del M5s continua a gorgogliare di rabbia contro Virginia Raggi. Torna a invocare “l’autosospensione”, minaccia addii, pensa a rivalse.
Eresie, per il Grillo che in mattinata fa una lunga telefonata alla sindaca: “Tranquilla, stiamo con te. Però ora lasciati alle spalle queste cose, mettiti a lavorare con la tua squadra”.
Lei gli ripete la sua versione sulle polizze, gli spiega i prossimi passi della giunta.
E lui semina battute sulle polizze, alla sindaca e ad altri eletti (“Da quanto la vuoi?”). Però lì fuori restano gli ortodossi: tanti.
Sulle chat chiedono altre spiegazioni “su queste polizze”. Poi si sfogano per telefono e nei corridoi.
Con alcuni, tre o quattro, che mormorano parole di addio, giurano di non volersi ricandidare “perchè questo non è più il M5s”.
Troppi princìpi sacrificati per la Raggi. Ma tanti altri restano in trincea. Come un parlamentare di peso, che al Fatto sibila: “Otto ore di interrogatorio sono un brutto primato per il M5S, che pone domande a cui una nostra eletta dovrebbe rispondere. Magari dopo essersi autosospesa. C’è chi lo ha fatto per cose molto più lievi”. Un’opzione impossibile, per il Campidoglio come per i vertici. Ma l’ortodosso insiste: “Capisco i problemi della sindaca, ma anche il Movimento ha i suoi. Fino a quando si può continuare così, tra pm e casi giudiziari? Tutto questo non è nel nostro Dna”. Parole come codici, nel M5S dove nei capannelli dei parlamentari si parla ossessivamente di ricandidature.
Perchè si teme la tagliola dei vertici, dopo le liste di proscrizione fatte circolare, e dopo i post bellici (“non faremo sconti a nessuno”).
Così tanti si aggrappano a Roberto Fico, perchè si candidi a premier contro Luigi Di Maio, il prescelto dei capi, “quello che copre la Raggi”.
Perchè il fossato è sempre più ampio con Casaleggio. E in parte perfino con Grillo.
La scorsa settimana il leader ha telefonato a tanti scontenti: “Io ci sono, chiamami quando vuoi, parliamo”.
Voleva attutire gli effetti degli ultimi post. Con esiti modesti. E ora più d’uno invoca una soluzione, “una vera segreteria politica”, che mesi fa nessuno avrebbe evocato. Anche Alessandro Di Battista è in difficoltà , in mezzo al fuoco tra ortodossi e lealisti. È stufo del caso Roma, lo sanno tutti.
Tanto che ieri per tamponare ha scritto su Facebook: “Raggi risponderà a tutte le domande di Mentana”. In questo quadro, nessuno ha voglia di parlare.
Fa eccezione l’ortodosso Carlo Sibilia, che al Fatto rilascia sillabe agro-dolci: “Con tutte le cose belle che facciamo come M5s, dispiace dover discutere di questioni come quella di Roma, su cui magari qualcuno della stampa marcia”.
Luca De Carolis
(da “La Stampa”)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
NON CI STA A FARE DA CAPRO ESPIATORIO DELLA RAGGI, HA ASPETTATO PER VEDERE COME SI SAREBBE COMPORTATA VIRGINIA
La decisione è presa. Raffaele Marra parlerà .
Perchè l’ultimo, esile filo che ancora gli consigliava il silenzio è stato reciso giovedì notte. Quando la sindaca Virginia Raggi, nelle sue otto ore di interrogatorio, lo ha scaricato una seconda volta.
Con lo stesso sprezzo e gelido calcolo con cui se ne era liberata politicamente il giorno del suo arresto. Questa volta accusandolo di un reato che vale qualche anno di galera in più, oltre a quelli che promette l’imputazione per cui oggi è detenuto (corruzione).
Sostenendo di essere stata tradita nella fiducia, indotta al falso, mentre lui abusava in solitudine del potere di orientare la nomina del fratello, Renato Marra, garantendogli quel vantaggio patrimoniale (20mila euro di aumento di stipendio annuo) di cui lei sarebbe stata ignara.
E che in questa storia diventa circostanza dirimente per poter configurare o meno il reato di abuso di ufficio.
L’occasione per uscire dalla condizione di attesa in cui si è chiuso dal 16 dicembre scorso, giorno in cui è entrato a Regina Coeli accusato di corruzione per i suoi traffici immobiliari con il costruttore Scarpellini, sarà l’interrogatorio che dovrebbe tenersi questa settimana, quando il Procuratore aggiunto Paolo Ielo tornerà a sedersi di fronte a lui per contestargli l’abuso di ufficio per il quale è appunto indagato in concorso con la Raggi e del quale la sindaca vorrebbe ora debba rispondere quale unico responsabile. E Marra parlerà .
Per altro, la decisione di muovere – a questo punto obbligata – non sembra trovarlo impreparato. Al contrario, persino “finalmente sollevato”, “euforico”.
Come di chi gioca l’ultima mano di una partita in cui non ha più nulla da perdere, e soprattutto forte di un canovaccio difensivo non solo meditato, ma che sconta un vantaggio. Parlare per ultimo.
Sapendo dunque di cosa ora lo accusa la Raggi e con quali argomenti. E parlare dopo essere tornato in possesso di quelle preziose “chat” dei “quattro amici al bar” (lui, la Raggi, Salvatore Romeo e Frongia) rimaste nella memoria del telefono cellulare che gli era stato sequestrato al momento dell’arresto e in queste ultime settimane parzialmente filtrate, nei loro contenuti, nelle cronache di questo affaire.
“Penso che quelle chat che ora sono finalmente tornate nella disponibilità della difesa e che sto esaminando vadano lette e considerate nel loro insieme – osserva sornione l’avvocato Scacchi – perchè solo allora si potrà rispondere alla domanda sul ruolo avuto da Marra nella partita delle nomine e sul grado di consapevolezza della Sindaca che, scopriamo ora, incredibilmente nulla avrebbe saputo”. Già .
A quanto pare, il numero, il tenore e la frequenza delle comunicazioni tra Raggi e Romeo nei giorni e nelle settimane del cosiddetto “interpello” (la richiesta di manifestazione di interesse che avviò la procedura di selezione e rotazione dei dirigenti capitolini durante la quale trovò il suo posto al sole il fortunato Renato Marra), dimostrerebbero documentalmente come non solo la Raggi fosse tenuta costantemente al corrente delle mosse di Raffaele sul conto del fratello Renato, ma di come queste mosse fossero tempestivamente comunicate e condivise dagli altri “amici”: Romeo e Frongia.
Di più. Marra sarebbe pronto a documentare e indicare le ripetute riunioni e incontri cui partecipò per la definizione di quelle nomine.
Il ruolo della Raggi e di quanti ne furono spettatori.
Svelando così non solo come e perchè Romeo lo introdusse alla Raggi nella primavera del 2016, ma anche l’aggiornato manuale Cencelli e le liste di proscrizione con cui i Cinque Stelle si mossero una volta arrivati in Campidoglio, finendo per dilaniarsi. Così come sarà interessante, se davvero Marra deciderà di svelarlo, il contenuto del colloquio che ebbe nel momento per lui più difficile (quando meditava le dimissioni) con Luigi Di Maio, indicatogli come garante in grado di rassicurarlo sulla necessità politica di una sua permanenza in Campidoglio.
E in questo quadro, anche l’argomento giuridico utilizzato dalla Raggi nel suo interrogatorio di giovedì per neutralizzare l’accusa di abuso di ufficio potrebbe uscirne incenerito.
La consapevolezza della sindaca che la nomina di Renato Marra avrebbe comportato un aumento della retribuzione e dunque un “vantaggio patrimoniale” è infatti dimostrata dalla delibera che gli uffici comunali predisposero per la sua firma e che indicava inequivocabilmente la nuova fascia retributiva.
Il che, evidentemente, a meno di non voler considerare la Raggi incapace di intendere e volere, riporterebbe questa storia al suo punto di inizio.
Un consapevole “condomio” Raggi-Marra nell’abuso.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
BEPPE DISPONE: “VIETATO PARLARE DELLA RAGGI, DELLE POLIZZE, VIETATO CRITICARE LA GIUNTA, NEL CASO TOGLIERE SUBITO LA PAROLA”
Fa da scudo contro tutto e tutti sminuendo anche la vicenda giudiziaria. 
Beppe Grillo per tutta la giornata difende apertamente Virginia Raggi con post sul blog, anche in dialetto romanesco, e per finire le scrive una lettera: “Cara Virginia, hai la mia stima. Avanti fino al 2012”.
Il leader M5S blinda ufficialmente il sindaco di Roma (“Chi è contro di te, è contro il Movimento”) e questa volta lo fa alla vigilia dell’assemblea dei meet up capitolini che domenica torneranno a incontrarsi e a parlare dopo oltre tre anni.
Gli attivisti però non potranno esporre il logo del Movimento, come chiesto da Grillo, e non potranno neanche parlare di questi sette mesi di amministrazione capitolina targata 5Stelle.
Quindi, nessun processo alla Raggi, cosa che invece era nell’aria.
Nessun accenno dovrà essere fatto all’inchiesta sulle nomine che vede il primo cittadino accusato di abuso d’ufficio e falso, nè tantomeno si potrà parlare della storia relativa alle due polizze stipulate all’insaputa del primo cittadino in suo favore da Salvatore Romeo, poi promosso capo della segretaria con lo stipendio triplicato.
I coordinatori dell’assemblea, che dovrebbe essere trasmessa in diretta streaming, avranno l’obbligo di togliere la parola a chiunque andrà fuori tema rispetto all’argomento che riguarda strettamente il coordinamento e la comunicazione tra i meet up, e tra gli attivisti e gli eletti.
Il sindaco di Roma, invitata, non andrà poichè – ha fatto sapere giorni fa – non è un’assemblea del Movimento.
I parlamentari romani, la cui presenza all’inizio era prevista, alla fine non andranno.
Il rischio è che anche in capannelli a margine dell’assemblea si parli dell’amministrazione capitolina e che quindi si cada in quello sfogatoio che i vertici hanno chiesto di non fare.
Anche Roberta Lombardi, che aveva dato l’adesione, preferisce non prestare il fianco a polemiche in un momento così delicato, anche perchè ricostruzioni giornalistiche, smentite dalla diretta interessata, l’hanno additata come colei che manovra contro il Campidoglio.
Insomma il Movimento è una polveriera, Grillo ha dettato la linea e chi non dovesse rispettarla andrà via.
Qualcuno parla anche di sanzioni nei confronti dei dissidenti. Sta di fatto che ci sono volute quarantotto ore per sentire qualche parola dai big del Movimento. “Virginia Raggi ha ancora la nostra fiducia, ci mancherebbe”, ha detto Alessandro Di Battista interpellato dai giornali durante un’iniziativa a Terni sulle banche con Alessio Villarosa.
“Virginia ha risposto ieri – ha aggiunto – noi ci interessiamo di altri problemi, voliamo più in alto”.
E a proposito delle ricostruzione giornaliste secondo cui ci sarebbe la mano di Roberta Lombardi dietro i problemi della sindaca, Di Battista ha risposto: “Figuriamoci se mi infilo nel gossip”. Insomma, dell’argomento Raggi si parla poco e malvolentieri. In pochi si espongono, tra questi c’è Danilo Toninelli.
Anche tanti consiglieri capitolini non andranno all’assemblea di domenica, alcuni dicono che avevano già preso impegni in precedenza altri che decideranno sul momento.
Sta di fatto che il pericolo di essere bersaglio delle proteste degli attivisti incombe talmente che si preferisce tenere un profilo basso, mentre tra Grillo e Raggi sembra esserci una corrispondenza di amorosi sensi.
Il leader scrive: “La polizza vita come strumento corruttivo è una fantasia malata, non un reato. La verità … che cosa è? In questo momento un coriandolo dentro un oceano diffamatorio”. Lei su Facebook risponde: “Grazie Beppe”. Lui manda una stoccata a chi in questi mesi tra i grillini avrebbe voluto decisioni drastiche: “Hai contro tutti quelli che era possibile immaginare e ben oltre, anche persone in carne ed ossa su cui occorrebbe poter contare”.
L’avvertimento via web è arrivato e dopo aver silenziato gli ortodossi del Movimento, ora anche l’assemblea dei meet up.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
NELLA CASERMA CINQUESTELLE IL GENERALE FA SUONARE IL SILENZIO
Virginia Raggi è stata ancora una volta salvata a un passo dalla caduta da Beppe Grillo, intestardito nel difenderla per ragioni di politica e di vetrina.
E a una condizione: che adesso, dopo l’interrogatorio, si concentri solo su Roma, mettendo da parte gli errori e sperando che le loro conseguenze giudiziarie siano finite. «Lasciamoci tutto alle spalle: i cittadini sono stanchi delle chiacchiere, mettetevi a lavorare».
Grillo ha un chiaro disegno in testa. La sindaca deve rimanere dov’è per tutelare la credibilità governativa del Movimento in vista delle elezioni.
Ma è anche la «prova vivente», come la chiamano ai vertici, della regola aurea del M5S: riuscire a cambiare le cose al di là dei singoli, e, nel caso Raggi, nonostante questi.
Tra il teorema di Grillo e la sua realizzazione pratica c’è però una variabile che per adesso resta un’incognita: i risultati del buon governo 5 Stelle a Roma si devono vedere.
E chiunque nel M5S, dal leader in giù, ancora non li vede. Per questo Grillo ha consegnato in mano a Raggi una sorta di ultimatum: «Dopo l’ interrogatorio e risolto il caso polizze, devi far vedere che stiamo cambiando Roma».
È un ultimatum che in parte neutralizza l’assalto della fazione più ostile alla sindaca che ieri in coro ha chiesto al leader un segnale: «Deve chiarire».
Ma Grillo è furioso con gli ortodossi e soprattutto con Roberta Lombardi, che sarà presto convocata a rapporto. Il motivo? «Se è vero che è stata lei a tirar fuori la storia delle polizze, ha chiuso. Basta, non se ne può più», si sfoga il capo.
Grillo e Davide Casaleggio impongono comunque a Raggi di andare in tv. Subito. Su La7, a Bersaglio Mobile di Enrico Mentana, la sindaca dà la sua versione dei fatti, istruita per l’occasione dal capo della comunicazione Rocco Casalino e dal deputato-avvocato Alfonso Bonafede.
Contemporaneamente Grillo impone il silenzio collettivo, pena l’esclusione dal Movimento: «Chi parla di Raggi è fuori». E infatti neanche una voce critica si alza dai social. L’unica che aveva osato sfidare il diktat del comico, quella di Andrea Colletti, che a caldo su Facebook aveva chiesto spiegazioni sulla polizza di Romeo, è stata fatta rientrare.
A ben vedere, però, la controprova che la delusione è tanta è la mancata difesa pubblica del M5S.
Grillo si limita a rilanciare sul blog il messaggio di Raggi ai romani. Il leader, chiuso nella sua villa a Genova, era stato come tutti sorpreso dalla notizia della polizza.
Ma dopo i timori iniziali, incassate le rassicurazioni dei legali sui possibili benefici solo post-mortem, ci ha anche scherzato su, aggiungendo serio: «Se cade lei, cade il Movimento, ricordatevelo».
Grillo la vuole in Campidoglio fino alle elezioni politiche o almeno fino a quando dall’inchiesta dei magistrati non usciranno fuori dettagli più compromettenti: «Se avesse toccato anche un solo euro pubblico – è stato il ragionamento con lo staff – sarebbe diverso».
Grillo però sa anche che la situazione sta diventando insostenibile. I militanti sul blog e sul profilo della sindaca, in gran parte, continuano a difenderla.
Ma comincia ad aumentare il numero di chi mostra insofferenza. Il fronte più caldo resta ancora quello dei parlamentari. Un corpaccione che è andato via via aumentando e che adesso conta anche sul senso di frustrazione di volti noti e meno integralisti. Alessandro Di Battista ha fatto sapere di essere stufo dello spettacolo romano ma ieri si è limitato a rilanciare l’intervista tv di Raggi.
Luigi Di Maio tace, perchè vuole evitare qualsiasi implicazione.
L’arcinemica Roberta Lombardi, sempre che Grillo glielo consenta, dovrebbe partecipare all’assemblea del meet-up romano che domani potrebbe trasformarsi in un processo alla sindaca.
La fronda più dura aspetta l’epilogo giudiziario di Raggi, convinta che le sorprese non siano finite qui.
Molti di loro hanno letto con attenzione il post di Vittorio Bertola, fondatore del meet-up di Torino, grillino eretico a un passo dall’espulsione, che ha paragonato il «giochino delle polizze» a un possibile giro di «mazzette» e di «ricatti».
Ilario lombardo
(da “La Stampa”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
QUESTIONE CRIMINALE O DI TOTALE STUPIDITA’ ?
Come reagirei se un funzionario di secondo piano del mio comune facesse in campagna elettorale un
potenziale regalo di trentatremila euro a un accreditato candidato a guidare l’amministrazione cittadina?
E se addirittura questo stesso politico, una volta eletto, triplicasse lo stipendio e decuplicasse o centuplicasse il potere del suo benefattore?
Pretenderei le dimissioni immediate del primo e il licenziamento in tronco dell’altro oppure lascerei fare, come nella Napoli delle scarpe spaiate di Achille Lauro?
Sono domande che dovrebbero porsi sia i cittadini di Palermo, di Genova, di Padova, di Belluno, di Gorizia, di Lucca, di Pistoia e degli altri 984 centri al voto in primavera, sia i militanti e i simpatizzanti del Movimento 5 Stelle.
A Roma, dove l’ultimo atto della Raggi-story s’è sviluppato nei tempi e modi appena riassunti, se lo stanno chiedendo in molti. È utile che lo stesso facciano tutti gli italiani.
È fuori da ogni dubbio che Virginia Raggi non possa più restare al Campidoglio pur vantando – come ha detto la sventurata – “tutta la fiducia di Grillo”: il quale vota a Genova, mica nella capitale.
Il M5S ha regolamenti e strumenti per mettere la parola fine a un calvario politico e mediatico che dura da troppo.
Se non fosse che viene messa in moto solo quando il fondatore e il figlio di Gianroberto Casaleggio hanno bisogno di un plebiscito alla Todor Zhivkov, la misteriosa piattaforma digitale Rousseau potrebbe essere usata per far scegliere ai militanti registrati se cacciare o meno la sindaca. Non accadrà .
La domanda ineludibile è invece un’altra: si possono affidare al Movimento 5 Stelle altri comuni di medie o grandi dimensioni o addirittura il governo del paese?
Per rispondere bisogna valutare serenamente le loro quattro esperienze in grandi città . La prima in ordine di tempo è Parma, dove Federico Pizzarotti è stato eletto nel 2012; mai entrato in sintonia con Grillo, ne ha subito la sconfessione fino al recente divorzio.
Nonostante l’isolamento politico, i numeri e le cronache certificano che Pizzarotti è un sindaco capace e presente, che ha ridato dignità a un’amministrazione umiliata dai suoi predecessori.
Due anni e mezzo fa il Movimento ha conquistato Livorno, dove ha piazzato l’ingegner Filippo Nogarin. Politico alle primissime armi, ha inanellato molti errori. Di recente pare aver trovato qualche sintonia con una comunità pesta, difficile e disillusa.
Nel giugno scorso è andato a segno l’uno-due grillino che ha steso il Pd a Torino con Chiara Appendino e a Roma con Raggi. La sindaca piemontese ha avuto la fortuna di prendere il posto di un eccellente amministratore come Piero Fassino, che le ha lasciato in eredità un comune ben gestito.
Roma, finita con Virginia Raggi nell’apparente disponibilità di un comitato d’affari che rappresenta i poteri forti della destra, è totalmente fuori controllo.
In otto mesi la giunta non ha messo in cantiere nulla, bloccata com’è dai veti reciproci delle bande del grillismo locale e dall’ecatombe di assessori e funzionari apicali, nè affrontato alcun problema, a cominciare da trasporti e spazzatura.
Di rilievo solo i no definitivo alle Olimpiadi e temporaneo allo stadio della Roma e l’approvazione tardiva del bilancio, salutata come un trionfo dai consiglieri della maggioranza
Va riconosciuto che a Parma, a Livorno e a Torino non si segnalano danni gravi provocati dalle amministrazioni M5S.
Ma la vicenda Raggi è sufficiente per far temere che, al di sopra della soglia media di difficoltà , i grillini falliscano.
Hanno pochi precedenti l’inesperienza politica, l’inefficienza amministrativa, l’instabilità personale che la sindaca ha finora mostrato. S’è già ipotizzato che la prima cittadina sia ostaggio di una cricca di disonesti o incapaci: sarà la magistratura a dare una risposta.
Non bisogna invece attendere inchieste e sentenze per sanzionare la sua incapacità a scegliere i collaboratori, come testimoniamo i casi clamorosi che hanno via via assunto i nomi dei co-protagonisti (Muraro, Marra, Romeo). Insomma, quella romana è una questione morale-criminale oppure una questione di totale stupidità . Comunque sia, un disastro.
Claudio Giua
(da “la Repubblica”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL VOLANO SBERLONI VIRTUALI TRA GRILLINI
La curva grillina sui social network è inquieta, divisa tra due tifoserie: c’è chi difende la sindaca e grida il suo «non mollare», citando i piedi pestati dalla Raggi, il No alle Olimpiadi, i poteri forti e «l’assedio mediatico».
E anche i tanti che non nascondono più la delusione, e temono che il pasticciaccio brutto del Campidoglio finisca per travolgere il M5s.
«Rimane il fatto che hai commesso troppi errori, stai rischiando di distruggere il lavoro fatto dal movimento negli ultimi 10 anni», scrive Stefano Galletti sul profilo Facebook di Raggi.
E Davide Persico: «Vista la situazione farei piazza pulita al Comune di Roma, si sa mai che qualcun’altro ti intesti qualche assicurazione…».
Le voci contro
«Io ti ho votato Virginia, però ultimamente il M5s sta perdendo colpi a destra e a manca, io vorrei capire il perchè di tutto questo, da quando ti sei insediata una serie infinita di problemi hanno coinvolto te e la giunta», dice Angelo De Santis.
Andrea Contemoro lancia un ultimatum: «Ora si cessi di trovarsi in posizioni equivoche, circondati da persone ambigue che non fanno bene alla capitale».
Un altro utente di Facebook, Luca, la affronta a muso duro: «C’è poco da essere sconvolta. Ci sono tanti onesti sostenitori del M5s che ambiscono ad avere qualche incarico per fare qualcosa di buono. Tu hai avuto la tua occasione e sei stata toccata da scandali. Puoi sostenere il movimento dal basso come tutti noi e lasciare il posto a chi non è mai stato sfiorato da scandali…».
Il post su Facebook e sul blog
Per tutta la giornata militanti e semplici cittadini si sfogano sotto i vecchi post. Uno sui rifiuti zero della sindaca e uno di Grillo contro il governo, post che in una riga definisce «coraggiosa» l’amministrazione capitolina.
Poi esce il post della Raggi su Facebook, subito ripubblicato da Grillo nel suo blog. E la due fazioni tornano a scontrarsi. «Non mollare», «Colpa dei giornali». «Hanno provato col boicottaggio poi sono passati al gossip e ora siamo quasi al bullismo.
Non sopportano che persone oneste mettano il becco nei loro intrallazzi e continueranno nei loro biechi e spregevoli tentativi. Ti proibisco di mollare!», si scalda Paolo Roberto Dagnino da Genova.
Ma anche sul blog spuntano i dubbi: «Come mai tanti faccendieri della cricca Alemanno e di Mafia Capitale? Dov’è il cambiamento? Dove è l’utopia?».
E Teresa Gualtieri incalza: «Gli ultimi eventi di Roma dimostrano che ci sono delle grosse crepe da sistemare all’interno del M5S. Sicuramente ci sono i media che “ricamano” alcuni eventi e ne occultano altri. Ma Nel caso del fratello di Marra, e nel caso della polizza di Romeo è palese che la sindaca ha operato come i suoi predecessori. Ha approfittato del suo ruolo per favorire amici o persone a lei care. Non mi si dica che non lo sapeva perchè è peggio. Ed è ancora più grave che i vertici del M5S non abbiano vigilato con la solerzia che era dovuta alla prima grande prova amministrativa del movimento».
Andrea Carugati
(da “La Stampa”)
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