Destra di Popolo.net

TENSIONE E RABBIA NEL M5S: CHI VUOLE IL RITIRO DEL SIMBOLO E CHI CHIEDE UN CAMBIO DI PASSO

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

LA RESPONSABILITA’ POLITICA E’ ANCHE DI DI MAIO”

Le ore del giudizio. Le ore in cui bisogna decidere sulle sorti del Comune di Roma a soli sei mesi dalla conquista grillina del Campidoglio.
L’arresto di Raffaele Marra, braccio destro di Virginia Raggi, difeso fino a poche ore fa a spada tratta dal sindaco, fa precipitare il Movimento 5 Stelle in un baratro di tensione e di rabbia.
E nonostante il divieto di parlare impartito dai vertici, molti deputati e senatori si sfogano a viso aperto. Forse, per la prima volta. “Spero che il garante prenderà  provvedimenti interni ed esterni”, dice per esempio Danila Nesci.
Beppe Grillo è chiuso nel suo bunker dell’Hotel Forum dove alloggia a Roma, con lui ci sono i responsabili della comunicazione.
Poco distante, a piazzale Flaminio, arrivano alla spicciolata i parlamentari pronti a partire per Siena. Contrordine. Un sms avvisa che il flash mob in programma per stasera non ci sarà .
Il motivo è ovvio. “È corruzione. Gravissimo. Ignazio Marino lo abbiamo crocifisso per molto meno. Ora dovrebbe dimettersi, altrimenti via il simbolo”, dice una delle tante voci dei parlamentari.
E il senatore Nicola Morra aggiunge: “Fermo restando che occorrerà  verificare, si parte dal presupposto che se vuoi essere severo con gli altri devi essere inflessibile con te stesso. Noi siamo nati per ripristinare le regole, ora verificheremo, ma se emergeranno quadri politicamente o moralmente scorretti, non potremo certo difendere certe posizioni”.
Proprio la difesa di Marra aveva provocato in parte la frattura, mai sanata, con i parlamentari romani. Roberta Lombardi, per esempio, su Fb aveva etichettato il braccio destro della sindaca “un virus che infetta il Movimento”.
Ciò le era costato un richiamo all’ordine dai vertici M5S via blog con un durissimo post. Oggi cita Martin Luther King per rivendicare le proprie ragioni in merito. “Su Roma – si sfoga un senatore – hanno sbagliato tutti, compreso Beppe”. “Mortificata” si sente la deputata Nesci “perchè, all’interno del M5S (non certo io o Beppe Grillo), c’è chi ha tenuto la linea che oggi ha portato a questo epilogo. Mettiamo da parte atteggiamenti e forzature che nulla hanno a che fare con la rivoluzione culturale che stiamo portando avanti”.
Adesso si sta decidendo cosa fare.
L’arresto di Marra, “è pesante, fortunatamente ci sono indagini in corso” ma “è una casa grave, gravissima. Ci riuniamo e tiriamo fuori la linea del gruppo”, dice Roberto Fico prima che venga impartito l’ordine dai vertici via sms di non parlare.
“Ragazzi, questione Marra: silenzio stampa. Uscirà  il sindaco ed eventualmente il Blog”, si legge sui cellulari dei parlamentari.
Virginia parla ai cronisti e non accetta domande, poi Grillo su Twitter rilancia le sue dichiarazioni, ma i commenti degli attivisti non fanno sconti.
Le voci sono incontrollate.
I più ortodossi del Movimento vorrebbero le dimissioni del sindaco, e se ciò non dovesse succedere il ritiro del simbolo M5S, approfittando del fatto che le elezioni politiche potrebbero essere ancora lontane e quindi “c’è tutto il tempo a disposizione per far dimenticare il disastro Roma”.
Queste sono le pressioni arrivate all’hotel Forum dove Grillo ha atteso il discorso della Raggi.
Altri, i più pragmatici, non vogliono rischiare il baratro ammettendo l’errore: “Basta che Virginia chieda scusa e che si lasci guidare da noi”.
“Penso che oggi qualcuno dovrebbe chiedere scusa e ringraziare Carla Ruocco e Roberta Lombardi”, scrive su twitter il parlamentare 5 Stelle Michele dell’Orco, che è stato anche capogruppo alla Camera.
Il pentastellato si riferisce alle dure critiche che le due colleghe di partito avevano mosso proprio nei confronti di Raffaele Marra, oggi arrestato.
Dell’Orco posta, nel suo tweet, i ‘cinguettii’ di Ruocco e Lombardi, in cui le due parlamentari 5 Stelle parlavano chiaramente di “virus che infetta il Movimento” riferendosi proprio al capo del personale del comune di Roma e fedelissimo della sindaca Virginia Raggi.
In questo caos generale c’è anche chi è pronto a colpire Luigi Di Maio: in molti vedono una sua responsabilità  politica per aver difeso il sindaco e sono già  pronti a regolare i conti.
Per esempio, sembrano indirizzate a lui le parole del deputato Giuseppe Brescia che ritiene le scuse della Raggi non sufficienti: “Non sono io a dover dire cosa dovrebbe fare ora il sindaco di Roma, ma di certo chi, all’interno del MoVimento, nei mesi scorsi ha difeso questa linea scellerata dovrebbe smetterla di giocare al ‘piccolo stratega’ perchè evidentemente non ne è in grado e arreca solo danno al MoVimento”.

(da agenzie)

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LA STORIA DI VITTORIO BERTOLA, “ESPULSO” DAL M5S VIA FACEBOOK

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

ERA UNO DEI FEDELI ALLA LINEA DI GRILLO E CASALEGGIO, MA HA CAPITO CON CHI AVEVA A CHE FARE

Finora per commentare le espulsioni nel MoVimento 5 Stelle tutti hanno sempre ricordato il vecchio adagio che a fare i puri c’è sempre qualcuno più puro di te che ti epura.
Ma cosa succede quando un Cinque Stelle come Vittorio Bertola viene espulso dal partito, si può ricorrere alla stessa metafora?
Perchè se una cosa è certa è che Bertola non sia uno qualsiasi dei pentastellati torinesi e non solo perchè durante la scorsa consiliatura è stato eletto consigliere comunale ma perchè è stato uno dei degli attivisti politicamente più onesti del MoVimento.
Il che magari non farà  di lui un grande statista ma una delle risorse sulle quali costruire un vero partito politico in grado di governare.
Perchè si è arrivati all’espulsione di Vittorio Bertola?
A dare l’annuncio della sua imminente espulsione è stato lo stesso Bertola che ha pubblicato oggi su Facebook una lunga nota a proposito di un’assemblea cittadina del M5S prevista per domenica 18 dicembre nella quale il primo punto all’ordine dell’ordine sarà  appunto il suo allontanamento dal Cinque Stelle.
Curiosamente l’espulsione verrà  discussa (e probabilmente votata) anche in assenza di Bertola che non potrà  essere presente perchè in Germania e al quale, per sua stessa ammissione non è stato notificato ancora nulla.
In realtà  si tratterebbe non di una vera espulsione ma di un’esclusione. Da cosa?
Lo spiega un altro attivista: dal gruppo Facebook degli attivisti torinesi dove a quanto pare Bertola non è abbastanza attivo.
Esclusione che significa in realtà  l’impossibilità  di partecipare alle riunioni cittadine e alle votazioni.
Ma evidentemente a Bertola non interessa poi così tanto difendersi, in primo luogo perchè ormai è un semplice attivista e non ricopre alcuna carica all’interno del partito in secondo luogo perchè, come dice lui, ha “altre cose per la testa”.
Giusto per far capire Bertola era uno che sei anni fa andava — come hanno fatto moltissimi attivisti agli albori del MoVimento quando ancora i pentastellati non erano stati eletti nelle stanze del potere — a fare streaming delle sedute del Consiglio Comunale, oppure era uno di quelli che salivano sulle barricate per opporsi al piano di riqualificazione dell’area ex-Westinghouse e alla costruzione di un centro commerciale che invece la sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato che si farà  lo stesso, perchè il Comune ha bisogno di soldi (stessa motivazione data da Fassino all’epoca in cui Bertola e Appendino erano consiglieri d’opposizione).
Bertola spiega che il suo problema, o meglio il problema per il M5S è che ora riserva alla Appendino lo stesso trattamento che quando era all’opposizione aveva riservato a Fassino.
Fiato sul collo scrive lui dicendo che questa deve essere (o meglio era) la cifra distintiva del MoVimento.
E sicuramente lo era quando i grillini stavano all’opposizione ma governare — come stanno imparando Virginia Raggi e Chiara Appendino — è cosa diversa e richiede giocoforza una coesione diversa.
Perchè un conto è essere critici verso chi governa stando all’opposizione un conto è governare dovendo difendersi dalle critiche di chi invece dovrebbe stare dalla tua parte.
La prima cosa è facilissima, la seconda sostanzialmente impossibile.
C’è inoltre   da dire che — come Bertola ricorda — lui non partecipa più molto alla vita attiva del partito. Il motivo non è che è stato messo all’angolo dal nuovo corso ma che si è messo fuori da solo, con quella sua decisione di abbandonare la politica (in polemica con la Appendino) e quindi di non ricandidarsi in Consiglio Comunale salvo tornare sui suoi passi poco prima delle elezioni amministrative.
E sicuramente pesa anche il fatto di non essere più in buoni rapporti con il gruppo dirigente piemontese, ovvero i parlamentari Laura Castelli e Davide Bono.
E se alcune critiche sono politiche, legittime e nel merito, come si è spesso ricordato a proposito dell’attivismo di Bertola, altre sembrano totalmente gratuite.
Ad esempio questo video pubblicato da Bertola dove si fa dell’ironia sul fatto che il Presidente del Consiglio Comunale non sia in grado di leggere “il numerale romano “II” contenuto nel nome di uno dei principali corsi cittadini”.
Ed è un peccato che Bertola e il MoVimento abbiano deciso di terminare così il loro percorso assieme, che dura da più di un decennio.
Perchè senza dubbio Bertola non è completamente distante o “altro” dal MoVimento attuale.
Prendiamo ad esempio le sue quattro proposte per l’immigrazione, un intervento ospitato sull’house organ ufficiale del partito e datato agosto 2015, c’è qualche differenza con quanto ribadito nei giorni scorsi da Alessandro Di Battista sullo stesso argomento? La risposta è no.
Ma non è sulle questioni politiche o di programma che probabilmente si deciderà  l’espulsione di Bertola (come del resto non è quasi mai stato fatto nel MoVimento) ma sul fatto che di recente l’ex consigliere comunale si è messo contro direttamente i vertici del partito, ovvero Grillo e Casaleggio (Junior).
Lo ha fatto qualche tempo fa quando ha denunciato l’assenza di democrazia interna al MoVimento dove tutti sono obbligati a passare per il Blog di Grillo (cosa che in effetti non è proprio una rivelazione) e l’abbandono delle piattaforme dei Meetup (dove Grillo e Casaleggio non hanno tutto il potere di controllo necessario).
Tutti i tentativi di creare nuove piattaforme di democrazia diretta sono stati stoppati dalla dirigenza del Movimento, così le discussioni restano tutte sul blog di Grillo. Molti gruppi usano Airesis o LiquidFeedback ma anche questi strumenti sono usati solo per comunicazioni tecniche, non per il dibattito politico tra attivisti.
A Torino com’è la situazione?
Meetup è stato abbandonato, noi stiamo sperimentando la piattaforma QuartaRepubblica in fase embrionale, ma le vere discussioni avvengono in un gruppo chiuso su facebook tra gli eletti in consiglio comunale
Oppure quando ha criticato le pressioni dei vertici del partito per spingere gli attivisti a votare e approvare il nuovo statuto e regolamento.
Insomma, come tutti gli uomini politici Bertola avrà  senza dubbio commesso qualche errore di valutazione in passato, ma l’errore più grande è stato quello di criticare la struttura del partito nella sua essenza.
In un partito in cui nonostante probiviri e comitato d’appello le forme di mediazione dei conflitti — a qualsiasi livello — non sono sostanzialmente contemplate o prese seriamente in considerazione allora chi non è fedele alla linea ha solo un’alternativa.
E dato che nemmeno a lui sembra interessare poi così tanto stare dentro al MoVimento la questione della sua espulsione sembra soltanto una mera formalità .

(da “NextQuotidiano”)

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LA RABBIA DI GRILLO E LA BASE INCAZZATA: “L’HAI SEMPRE DIFESA, ORA BASTA FARE I PICCOLI STRATEGHI”

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

GRILLO CHIUSO IN HOTEL , GLI ELETTI IN RETE SI SCHIERANO CON LOMBARDI E RUOCCO… LA RAGGI NON MOLLA LA POLTRONA, IPOTESI TOGLIERLE IL SIMBOLO

Agitato e preoccupato, arrabbiato.
Beppe Grillo, dopo la notizia dell’arresto del capo del personale Raffaele Marra, chiuso in hotel con i responsabili dello staff comunicazione in Parlamento Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, cerca una soluzione all’ennesima crisi politica della giunta M5s in Campidoglio.
E continua a non capire: perchè la sindaca Virginia Raggi non lo ha ascoltato quando era ancora in tempo, perchè, ancora due giorni fa, nell’ultimo incontro, ha fatto resistenza alla richiesta di sostituire l’assessora all’Ambiente e ha deciso di tenere le deleghe e aspettare ancora.
Perdere Roma sarebbe un caso dal punto di vista mediatico, ma non fare niente rischia di far esplodere la squadra in Parlamento.
Senatori e deputati che fino a oggi avevano assistito in silenzio allo scontro nella Capitale, ora si sfogano e per la prima volta si espongono in difesa di chi in passato aveva criticato Marra, vedi le deputate Ruocco e Lombardi: “Qualcuno dovrebbe ringraziarle”, dicono.
In mattinata era in programma il flash mob a Siena per Mps ed è stato annullato all’ultimo momento, lasciando solo gli attivisti locali.
Ora tutti aspettano che succeda qualcosa, pronti anche all’irreparabile: il ritiro del simbolo.
“E’ l’unica che ha disobbedito a Grillo”, commentano i parlamentari. Nessuno lo aveva mai fatto prima, o almeno nessuno senza passarla liscia.
Le ipotesi a questo punto sono due.
Uno, la Raggi dà  garanzie a Grillo e Casaleggio sul fatto che non era a conoscenza della situazione di Marra, cambia linea e si mette ad ascoltare i consigli che arrivano dall’alto.
Due, la sindaca viene isolata e allontanata dal Movimento perchè, è il ragionamento, “meglio perdere la Capitale piuttosto che farsi rovinare il Movimento da una così”.
La situazione per la grillina si complica in quanto a tensioni, se si pensa che nel gruppo dei probiviri che deve decidere su eventuali sospensioni c’è Riccardo Fraccaro, deputato M5s che portò avanti la battaglia contro l’affitto d’oro pagato da Montecitorio a una società  legata proprio a Scarpellini.
I parlamentari ora si guardano negli occhi, scrivono messaggi e commentano increduli.
Marra da mesi era stato soprannominato “il bandito” e da altrettanto tempo la preoccupazione era proprio che il caso potesse scoppiare.
L’accusa ora è per chi ha deciso di lasciar fare la sindaca e di ritardare sempre di più un qualsiasi tipo di intervento.
“Credo che ciò che sta accadendo a Roma sia gravissimo”, si legge in un post su Facebook del deputato Giuseppe Brescia, “Marra è stato arrestato per corruzione e fino a ieri Virginia Raggi lo difendeva a spada tratta arrivando addirittura a dichiarare ‘se se ne va lui, me ne vado anch’io’. Non sono io a dover dire cosa dovrebbe fare ora il sindaco di Roma ma di certo chi, all’interno del Movimento, nei mesi scorsi ha difeso questa linea scellerata dovrebbe smetterla di giocare al ‘piccolo stratega’ perchè evidentemente non ne è in grado e arreca solo danno al Movimento”.
C’è stato un momento, era novembre, quando Grillo ha richiesto alla Raggi di allontanare Marra e quando, secondo i parlamentari, la sindaca avrebbe ancora fatto in tempo a salvare la faccia.
Una delle nemiche più agguerrite della prima cittadina è stata la deputata Roberta Lombardi, che apertamente su Facebook aveva definito l’ex capo di gabinetto un “virus” per il Movimento.
ei stessa ha ribadito il concetto anche sui giornali, ma è stata ripresa dai vertici per i problemi e le polemiche che suscitava ogni volta. Oggi la stessa Lombardi ha scritto su Facebook un post in cui prende posizione senza parlare apertamente dell’arresto di Marra, ma invocando un intervento. E per farlo ha citato Martin Luther King: “Vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità  chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare; ma bisogna prenderla, perchè è giusta”.
La situazione è in evoluzione e i parlamentari cercano di stare fuori dalla mischia in attesa di vedere cosa decideranno i vertici.
“Adesso ci riuniamo tutti quanti e tireremo fuori una linea senza problemi” ha assicurato Roberto Fico a SkyTg24, “è giusto che la magistratura faccia il suo corso. Non c’è ombra di dubbio che è una cosa grave, gravissima”.
Intanto su Twitter e Facebook sono in tanti a chiedere spiegazioni, ma soprattutto a esprimere solidarietà  in segno di polemica a Lombarid e Ruocco.
“Chi ha sbeffeggiato ed isolato i nostri portavoce che tentavano di risolvere il caso Marra chieda scusa e faccia un passo indietro”, ha scritto la deputata M5s Danila Nesci.
Così anche l’onorevole Michele dell’Orco: “Penso che oggi qualcuno dovrebbe chiedere scusa e ringraziare Carla Ruocco e Roberta Lombardi”.
E pure la senatrice Elisa Bulgarelli che è arrivata a chiedere le scuse per Pizzarotti, il sindaco sospeso e mai reintegrato, che poi ha deciso di andarsene.
“Qualcuno sostenuto oltre ogni ragionevole dubbio, qualcuno non sostenuto per dubbi creati ad arte. Delle scuse a Federico sarebbero un grande gesto di umiltà  e di crescita”.
E lui ha twittato, sarcastico: “Sulla riva del fiume vedo passare tanta bella gente”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA NEMESI

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

DAGLI SLOGAN SULL’ONESTA’ AI CARABINIERI IN CAMPIDOGLIO

Nell’Orologio, lo straordinario resoconto dell’Italia del ’45, Carlo Levi a un certo punto riferisce di un incontro con il titolare di una pensione nella Napoli sventrata dalla guerra:
“Giornalista?, allora voi conoscete Giannini. Che uomo è quello! E’ venuto a Napoli a parlare, domenica scorsa. L’aveste sentito! Lui, se li mette in tasca tutti, ministri e politicanti”.
La tentazione dell’Uomo qualunque è sempre stata irresistibile nelle viscere del Paese: non doveva Beppe Grillo risollevare l’Italia, “mettendosi in tasca ministri e politicanti”?
Sei mesi dopo il suo avvento in Campidoglio il bilancio di Virginia Raggi è desolante: la prova generale del governo nazionale è miseramente fallita.
L’arresto di Raffaele Marra, il misterioso fedelissimo sopravvissuto chissà  perchè agli anni di Alemanno e finito in manette insieme a uno dei simboli di quella casta che i Cinquestelle sostengono di combattere, oggi non fa che certificare quel che era sotto gli occhi dei romani da mesi: un disastro politico e culturale.
Diventata sindaca per caso, o forse per effetto di una gigantesca operazione di trasformismo, di Virginia Raggi restano nella memoria soprattutto i suoi grotteschi video notturni e questa foto Ansa: i carabinieri schierati davanti al Campidoglio.
Una nemesi.
E c’è da avere paura per come siamo messi male a classi dirigenti.
La crisi delle ideologie ha svuotato di senso i partiti, senza i partiti è venuta meno la selezione, senza selezione si diventa sindaci della Capitale grazie a un pugno di clic della rete.
C’è qualcosa di malato in questo meccanismo e nessuno davvero può esultare per quel che sta accadendo.
La profonda, giustificatissima, insoddisfazione del Paese reale non riesce drammaticamente a farsi politica: questo è il punto.

Concetto Vecchio
(da “La Repubblica”)

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SAVIANO: “MARRA E’ L’AMMINISTRAZIONE RAGGI, VIRGINIA DEVE DIMETTERSI”

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

“LEI E IL M5S HANNO FALLITO ALLA PROVA DEI FATTI”

“Virginia Raggi deve dimettersi perchè ha legato il suo destino a quello di Raffaele Marra, perchè lo ha difeso strenuamente quando si faceva notare l’imbarazzante continuità  con le esperienze amministrative precedenti”. Lo scrive su Facebook Roberto Saviano.
“Oggi – prosegue – deve dimostrare di comprendere cosa significa essere la sindaca della più importante città  del paese, sul piano della responsabilità . Oggi deve dar conto delle sue scelte ai cittadini, a quelli che hanno votato lei per poi trovarsi raffaele marra pedina inamovibile della sua amministrazione”.
“Perchè Marra non è – come molti credono – figura marginale – dice ancora Saviano-. Marra è l’amministrazione Raggi: da lui passavano tutte le decisioni rilevanti della sindaca che, nella migliore delle ipotesi, non ha saputo leggere la complessità  del reale. Lei e il M5s hanno fallito alla prova dei fatti. Forse è il caso che Raggi passi la mano perchè mettere la testa sotto la sabbia porterebbe a un disastro peggiore”.
“Quando chiesi le dimissioni di Maria Elena Boschi mi accusarono di essere grillino – ricorda -: fui letteralmente massacrato dal Pd. Eppure, quelle mancate dimissioni hanno segnato l’inizio della ingloriosa fine del renzismo; chi lo nega lo fa per convenienza”.
“Ora, dopo l’arresto di Marra – continua -, mi accusano di essere al soldo del Pd. Ma io mi chiedo quanto vi stia a cuore il vostro presente e il vostro futuro. Quando i vostri figli vi chiederanno dove eravate quando c’era bisogno di fermarsi a ragionare, cosa risponderete? A insultare chi la pensava diversamente da me? Essere liberi, dissidenti, diversi non è cosa facile, ma non smettete di provarci”.

(da “Huffingtonpost”)

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PIZZAROTTI: “I NODI VENGONO AL PETTINE, TRA ME E LA RAGGI DISPARITA’ DI TRATTAMENTO”

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

“NON BASTA DIRE DI ESSERE ONESTI, BISOGNA DIMOSTRARLO”

“E’ sempre più evidente che non basta dire di essere onesti, puri e al di fuori di ogni schema, ma bisogna dimostrarlo. Per giudicare bisognerà  capire bene i contorni della vicenda. Detto questo vedo che pian piano quello che abbiamo sempre detto anche noi pian piano sta venendo al pettine”. Lo ha detto il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, al Gr1 Rai.
“Il tutto – ha sottolineato – nel disinteresse più completo di quelli che una volta erano il Direttorio, e ora senza che nessuno abbia detto niente non lo sono neanche più. Quindi penso che tutta la gestione delle varie situazioni sia assurda e che ora la cosa sta arrivando agli occhi di tutti”.

(da “Huffingtnopost”)

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LOMBARDI E RUOCCO CITANO MARTIN LUTHER KING E CHIEDONO LA TESTA DELLA RAGGI

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

“PRIMA O POI BISOGNA PRENDERE UNA DECISIONE, PERCHE’ E’ GIUSTA”

“La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità  chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare; ma bisogna prenderla, perchè è giusta”.
È una citazione di Martin Luther King quella utilizzata da Roberta Lombardi, grillina della prima ora, per tirare la bordata al sindaco di Roma Virginia Raggi, nelle ultime ore alle prese con l’arresto del suo fedelissimo Raffaele Marra.
Che non corra buon sangue tra le due non è una novità .
E proprio nei confronti del capo del personale del Campidoglio la Lombardi si era già  pronunciata definendolo a settembre “il virus che ha infettato il Movimento” ed esortando i colleghi a “dimostrare di avere gli anticorpi”.
In quell’occasione fu Grillo in persona a scendere in campo per difendere la Raggi, dichiarando a chiare lettere che “il sindaco non si tocca”.
Ma la Lombardi non è la sola a pensare che sia giunto il momento di allontanare la Raggi dal Campidoglio e dal Movimento 5 Stelle. Anche Carla Ruocco, altra nemica giurata di Virginia, smette di masticare amaro e condivide il post (e il pensiero) della Lombardi.

(da “Huffingtonpost”)

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ARRESTO MARRA, IL GIP: “PERICOLOSITA’ SOCIALE, PUO’ REITERARE IL REATO GRAZIE AL RAPPORTO DI FIDUCIA CON LA RAGGI”

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

I DUE ASSEGNI CIRCOLARI DI SCARPELLINI INTESTATI ALLA MOGLIE DI MARRA PER 367.000 EURO… SPUNTA ANCHE UNA SECONDA CASA

“Sussistenza di un concreto ed attuale pericolo di reitarazione di condotte delittuose analoghe a quelle già  accertate e ciò anche in considerazione del ruolo attualmente svolto da Marra all’interno del comune, della indubbia fiducia di cui gode il sindaco Virginia Raggi”.
Lo scrive il gip nel giustificare la detenzione di Raffaele Marra.
Il braccio destro del primo cittadino capitolino è stato arrestato stamattina dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Roma, guidati dal comandante Lorenzo D’Aloia,   con l’accusa di corruzione.
Avrebbe ricevuto una maxi tangente da 367 mila euro dall’immobiliarista Sergio Scarpellini (anche lui arrestato).
Due assegni circolari da 250 mila e 117 mila euro per l’acquisto di una casa in via Prati Fiscali 258, a Roma, intestata alla moglie di Marra, Chiara Perico nel giugno del 2013.
All’epoca dei fatti Marra rivestiva il ruolo delicato di direttore del dipartimento partecipazioni e controllo gruppo Roma Capitale.
Ma gli inquirenti sono risaliti anche ad un altro analogo regalo che l’immobiliarista avrebbe fatto sempre a Marra. Un’altra casa.
“Nel 2009 Scarpellini aveva venduto a Marra l’appartamento a Roma in via Giorgio Vigolo, angolo via Alberto Moravia, applicando in suo favore il considerevole sconto di mezzo milione di euro”.
Una vicenda indicate nelle carte della procura che è prescritta ma tuttavia indicano un rapporto stretto tra i due: “scaturisce con assoluta chiarezza come i rapporti tra lo Scarpellini e Marra abbiano un non solo un carattere di grande confidenza ma implicano anche un reciproco vicendevole aiuto”.
E così, infatti, quando Marra vede la sua carriera in comune al fianco della Raggi minacciata da alcuni articoli del Messaggero non esita a contattare Scarpellini per influenzare l’editore del giornale (operazione che non andrà  in porto).
“Il Marra non mostra alcuna remora a chiedere un intervento d Scarpellini al fine di orientare in senso favorevole a sè l’opinione pubblica, attraverso i giornali controllati da un amico di Scarpellini”.
Un capitolo importante dell’ordinanza è dedicato agli interessi economici di Scarpellini nel comune di Roma: “Le funzioni svolte dal Marra hanno riguardato settori sensibili per gli interessi imprenditoriali dello Scarpellini. Il gruppo immobiliare ha infatti da tempo stipulato importanti convenzioni urbanistiche che richiedono l’emanazione di provvedimenti amministrativi da parte del comune di Roma e della regione Lazio. Queste convenzioni sono ancora attuali e i relativi procedimenti amministrativi non sono conclusi”.
Per Scarpellini si pone un grosso problema. In campagna elettorale i 5 Stelle avevano criticato con asprezza alcuni affitti a prezzi salati pagati per dei palazzi di sua proprietà : “Ostilità  mostrata dal movimento 5 stelle nei confronti di Scarpellini, di cui sono espressione diversi articoli di stampa. In questa situazione Marra rappresenta un significativo ed indispensabile punto di riferimento per lo Scarpellini e che abbisogna, ancor di più rispetto al passato in ragione delle mutate condizioni politiche, della sua influenza e capacità  di interferenza (è il braccio destro della Raggi, ndr) per salvaguardare e realizzare i propri interessi”.
Le indagini nascono all’indomani di un’inchiesta su Manlio Vitale. “Er gnappa, il soprannome di Vitale, è uno degli storici esponenti della Banda della Magliana.
Vitale è sotto intercettazione perchè estorce soldi proprio a Scarpellini. “Vitale si reca ogni giovedì – si legge nell’ordinanza – nei pressi del Senato per ricevere dalla persona incontrata (Scarpellini, ndr) una consistente somma di denaro. Dazioni di denaro da ricondurre a un’attività  estorsiva”.
Per questo vengono intercettate le utenze telefoniche anche delle vittime, Scarpellini e la sua segretaria Ginevra Lavarello.
E così, mettendo sotto controllo il cellulare di Scarpellini, gli investigatori scoprono i suoi rapporti con Marra.

(da “La Repubblica”)

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QUANDO LA RAGGI SU MARRA DICEVA: “O LUI O ME NE VADO”

Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile

ORA PUO’ ANDARE A CASA, DI DANNI NE HA FATTI ABBASTANZA

Chissà  se oggi il blog di Grillo smentirà  l’arresto di Raffaele Marra dicendo che non si è trattato di un arresto ma di un accompagnamento coatto in grandissima amicizia.
Nel frattempo sarà  interessante sapere cosa pensa di tutto ciò la sindaca Virginia Raggi, che qualche tempo fa diceva che avrebbe mollato se non avesse avuto Marra nello staff:
«Se proprio dovete sindacare tutte le mie scelte, sapete che c’è? Che io mollo e vado a casa, e con me anche voi». Questo in sintesi il ragionamento che Virginia Raggi ha consegnato ai suoi consiglieri di maggioranza. Dieci su ventinove, infatti, non riescono proprio a digerire il super dirigente Raffaele Marra, il suo rapporto di fiducia privilegiato con la sindaca e il potere che ne deriva. E ieri sera i mal di pancia trattenuti a lungo sono scappati fuori nella seconda riunione tra Raggi e la maggioranza.
Da registrare che nell’articolo del Messaggero all’epoca si citava anche la lungimirante testimonianza di un’anonima consigliera:
Ecco perchè la guerra dei sospetti contro Marra si è ritrovata le armi spuntate quando Grillo ha chiamato i consiglieri di maggioranza per sondarli su quanto conta davvero il caso Marra per il proseguimento dell’amministrazione. Molti, infatti, hanno risposto che va tutto bene, che c’è tanto da lavorare e che le nomine della sindaca non sono un tema in cima alle loro preoccupazioni. Tutto rumore per nulla insomma: «Le inchieste giornalistiche? commenta una consigliera — Secondo me certi articoli lasciano il tempo che trovano».
Già , il tempo. Meglio parlare di quello per qualche mese.
Ora Marra non c’è più, è tempo che la Raggi torni allo studio degli amici di Previti.

(da agenzie)

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