Destra di Popolo.net

M5S, E’ GIA GUERRA PER LA PREMIERSHIP TRA DI MAIO E FICO

Dicembre 7th, 2016 Riccardo Fucile

CON FICO STANNO GLI ORTODOSSI, FEDELI ALLA ORIGINI DEL MOVIMENTO… CON IL “DEMOCRISTIANO” DI MAIO I PRAGMATICI CHE PUNTANO AL POTERE

L’ipotesi del voto anticipato ha riacceso le braci nel Movimento 5 Stelle, che tre anni dopo il suo ingresso in Parlamento all’urlo di “uno vale uno” ora si trova a fare i conti con divisioni interne esplose nei momenti cruciali della vita dei 5Stelle.
Se lo stesso Beppe Grillo, il giorno dopo la vittoria al referendum, ha chiamato i suoi per raccomandare di rimanere uniti un motivo c’è.
Così come è significativo il post apparso sul blog in cui chiarisce, per stoppare cordate e artitri di chi pensa che la squadra sarà  imposta dai vertici, che sarà  invece la Rete a scegliere il programma e il candidato premier.
Le modalità  di voto tuttavia sono ancora in fase di studio.
Il clima rovente che si è creato dall’elezione a Roma di Virginia Raggi fino ad arrivare al caso delle firme false di Palermo non aiuta la corsa 5Stelle verso Palazzo Chigi.
È in queste circostanze, in particolare, che sono venute fuori almeno due correnti: “Non sono fazioni vere e proprie, cioè non c’è una maggioranza e una minoranza, ma sicuramente modi di pensare e di agire differenti”, spiega un deputato molto addentro alle vicende pentastellate.
Tradotto: da una parte c’è l’ala governativa-pragmatica guidata da Luigi Di Maio che punta dritto a Palazzo Chigi e che già  sta tracciando la mappa delle poltrone; dall’altra c’è l’ala ortodossa capeggiata da Roberto Fico, fedele al regolamento pentastellato, duro e puro, refrattario a ogni tipo di tattica politica.
Non a caso Fico ha precisato: “Per me quel che conta è smetterla di parlare di singole persone, perchè non sono loro i temi e i programmi del Movimento”.
In sostanza tornare a parlare di “uno vale uno” e non solo di Luigi Di Maio candidato premier anche perchè, lo stesso Fico, non ha escluso una sua discesa in campo.
E la mobilitazione sui territori, in vista del voto della Rete, se ci sarà , è già  iniziata.
Sotto accusa, ormai da tempo, c’è l’eccessivo protagonismo e le troppe apparizioni in tv di Di Maio e Di Battista a scapito degli altri parlamentari.
La spaccatura all’interno del Movimento è emersa in modo plastico durante la festa “Italia 5Stelle” a Palermo quando il Direttorio (formato da Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carlo Sibilia e Carla Ruocco) nei fatti non esisteva più, anzi era esattamente spaccato in due parti.
Da un lato Di Maio e Di Battista e dall’altro Fico, Sibilia e Ruocco, questi ultimi tre hanno anche rimproverato al vicepresidente della Camera, durante una riunione fiume che si è tenuta i primi giorni di settembre, un comportamento scorretto nella gestione del caso Roma.
Ovvero l’aver tenuto nascosto al resto del Direttorio una mail in cui gli veniva comunicato che l’assessore Paola Muraro era iscritta nel registro degli indagati.
All’interno del Movimento sono anche i social a dire chi sta con chi.
Ad esempio, senza andare troppo lontano nel tempo, Fico aveva pubblicato su Facebook, nei giorni clou del caso Roma, una sorta di appello a non derogare ai principi base del Movimento.
“Il M5s nasce con uno scopo preciso, non accetta compromessi, non si accomoda per strada. Il M5S è una rivoluzione. E una rivoluzione deve andare fino in fondo, non può essere a metà , perchè le rivoluzioni a metà  sono peggio dei partiti politici”.
Un appello che nel giro di poche ore ha ottenuto la “condivisione” di una serie di parlamentari definiti ‘ortodossi’.
Il post del presidente della Commissione di Vigilanza Rai è stato infatti condiviso, tra gli altri, dall’altro componente del direttorio Carla Ruocco, dai senatori Nicola Morra e Paola Taverna, dai deputati Roberta Lombardi e Mimmo Pisano.
Al fianco di Fico ci sono anche, tra gli altri, le senatrici Elisa Bulgarelli e Paola Taverna, e l’ex capogruppo alla Camera Federico D’Incà .
Qualcuno di loro però ha avuto da ridire sull’annuncio di Fico considerato troppo affrettato, dal momento che non si sa ancora quando si andrà  a votare.
Comunque sia il leader pentastellato ha più volte provato a ricucire lo strappo e ad accorciare la distanza politica tra Fico e Di Maio, quest’ultimo il favorito come candidato premier e incoronato dallo stesso Grillo e dai vertici di Milano.
Vito Crimi oggi è uscito allo scoperto dicendo che punta su di lui come candidato premier.
Tanti i deputati attorno al leader in pectore da Riccardo Fraccaro ad Alfonso Bonafede passando per coloro che ricoprono incarichi all’interno dell’associazione Rousseau. In questo caos pentastellato c’è Alessandro Di Battista, l’unico considerato in grado di battere Di Maio se i due si dovessero confrontare sul blog a colpi di click.
In questi giorni i vertici, tra Genova e Milano, stanno studiando un metodo per evitare insidie e il trionfo delle correnti.

(da “La Stampa”)

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GRILLO HA FRETTA DI ANDARE ALLE URNE PRIMA CHE LE LOTTE INTERNE AL M5S FACCIANO ANDARE TUTTO IN FUMO, MENTRE FICO SI CANDIDA PREMIER E METTE UNA ZEPPA A DI MAIO

Dicembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

MA C’E’ ANCHE CHI TEME LE ELEZIONI A BREVE: “NON SIAMO ANCORA PRONTI”

Le ragioni che spingono i grillini a chiedere elezioni sono diverse, tra cui la paura di logorarsi al proprio interno e di perdere l’effetto referendum quindi l’onda lunga della vittoria.
Vittoria che nessuno del fronte del No ha rivendicato apertamente ma che i grillini, in capannelli privati e non, considerano propria.
Il rischio di mandare tutto in fumo per colpa delle correnti interne ha spinto Beppe Grillo a chiedere “unità ” ai suoi e ragionare sul fatto che bisogna andare alle urne il prima possibile.
E chi sarà  il candidato premier? Anche su questo si sta ragionando in ordine sparso. C’è chi vorrebbe blindare Luigi Di Maio, chiedendo solo un voto formale alla Rete.
E chi invece come Roberto Fico si dice pronto a candidarsi: “Siamo tutti disponibili a fare quel che occorre al Movimento… portavoce premier, portavoce ministro, portavoce parlamentare, portavoce comunale. Io sono disponibile a candidarmi a tutti i ruoli che possono servire al Movimento, come fatto da qui a 10 anni. Le metodologie – aggiunge – le stiamo mettendo a punto, per me quel che conta è smetterla di parlare di singole persone, perchè non sono loro i temi e i programmi del Movimento. Ora stiamo facendo un percorso per un programma straordinario e di sostanza”.
Ai piani alti del Movimento si ragiona anche su cosa fare in caso di vittoria alle elezioni ma con una legge che al Senato non garantirebbe la governabilità .
“In questo caso dialoghiamo sui programmi con gli altri partiti, su ogni singolo punto e vediamo chi è d’accordo e chi no”.
Il governo però, per entrare in carica, deve ricevere la fiducia da parte del Parlamento e se i grillini non fanno accordi è difficile riuscire ad ottenerla. Che fare?
Si ragiona su ogni ipotesi in casa 5Stelle, dove non tutti infatti si sentono pronti per andare a Palazzo Chigi e per questo prenderebbero ancora del tempo evitando “elezioni subito”.

(da “Huffingtonpost“)

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IL M5S ODIA TALMENTE TANTO L’ITALICUM CHE NE VUOLE DUE

Dicembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

PRIMA: “UN OBBROBRIO”, “SOLO MUSSOLINI SI AZZARDO'”, “INCOSTITUZIONALE”, “ANTIDEMOCRATICO”…. ORA: “VOTIAMO CON L’ITALICUM ANCHE AL SENATO”… MA NON SONO LORO CHE RAGIONANO PER IL BENE DEL PAESE E   MAI PER CONVENIENZA?

L’Italicum è un obbrobrio. Solo Mussolini osò tanto. E poi è incostituzionale. Antidemocratico. Va cancellato assolutamente. Anzi no, facciamone due e votiamo con l’Italicum anche al Senato.
La giravolta politica del MoVimento 5 Stelle è completata oggi, dopo che ieri Matteo Renzi aveva detto alle opposizioni che spettava a loro la proposta sulla legge elettorale.
E allora eccoli, Vito Crimi e Danilo Toninelli, che sul blog di Beppe Grillo rinnegano tutto quanto avevano affermato in questi anni a proposito della legge elettorale e spiegano che si può votare con l’Italicum anche al Senato.
«Ora ci troviamo con due leggi elettorali tra Camera e Senato molto diverse. Alla Camera è l’Italicum. La nostra soluzione è applicare la stessa legge al Senato su base regionale. È sufficiente aggiungere alcune righe di testo alla legge attuale per farlo e portarla in Parlamento per l’approvazione. Stiamo lavorando alla bozza che presenteremo in questi giorni. La legge recepirà  in automatico le indicazioni della Consulta che si pronuncerà  a breve. Dopo di che avremo una legge elettorale costituzionale pronta all’uso evitando mesi di discussioni e mercato delle vacche dei partiti. La nostra soluzione e l’azione di controllo della consulta garantiscono l’approvazione di una legge costituzionale e al di sopra delle parti».
A parte che sembra francamente curioso sostenere che la soluzione 5 Stelle garantisca l’approvazione di una legge al di sopra delle parti quando i 5 Stelle sono una delle parti in causa.
Ma, a parte questo, è interessante che i 5 Stelle non si preoccupino in alcun modo di proporre modifiche a una legge (quella per l’elezione della Camera dei deputati) che fino a ieri vedevano come il diavolo e dopo aver chiesto il 20 settembre scorso il ritorno del proporzionale.
Ma soprattutto: l’Italicum è sub iudice da parte della Corte Costituzionale che potrebbe bocciarlo come ha già  fatto per il Porcellum. Il capolavoro del Pd sarebbe in tal caso proporre la stessa legge elettorale proposta dal M5S contro l’Italicum. Dato però che si tratterebbe di un’idea geniale, c’è da dubitare che andrà  così.
Senza contare che il M5S nel 2014 presentò in pompa magna la sua legge elettorale “dei cittadini”: «discussa e votata online da decine di migliaia di persone. 8 votazioni, oltre 220 mila voti, e tanti punti importanti decisi da noi: il sistema proporzionale, collegi intermedi, soglia di sbarramento, preferenze e preferenze negative».
Adesso però preferiscono l’Italicum di Renzi.
Che strana la politica.

(da “NextQuotidiano”)

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LA RAGGI VUOLE FARE FUORI PAOLO BERDINI PER FAVORIRE I PALAZZINARI

Dicembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

LO STIMATO ASSESSORE ALL’URBANISTICA VUOLE DARE L’OK SOLO AL NUOVO STADIO DELLA ROMA, NON AI 650.000 MC DI TRE GRATTACIELI DEL BUSINESS PARK

Virginia Raggi vuole mettere alla porta l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, ritirando le deleghe.
Secondo i rumors che arrivano da Palazzo Senatorio, si allontana dalla Giunta Raggi il meno politico di tutti, che per qualcuno tra i fedelissimi del sindaco di Roma è un “corpo estraneo” rispetto a tutto il resto della squadra.
Durante una riunione top secret tra il primo cittadino, il suo vice Daniele Frongia con delega allo sport e i più stretti collaboratori sarebbe stato deciso di mandare un segnale a Berdini, una sorta di ultimatum.
Il problema riguarda le posizioni divergenti tra l’assessore e il ‘raggio magico’ sullo Stadio della As Roma.
Il primo vuole rivedere il progetto invece ai 5 Stelle, Frongia in testa, andrebbe bene così.
Berdini vuol far costruire solo ed esclusivamente lo stadio, come tra l’altro previsto dal Piano regolatore: sì ai 350mila metri cubi e no ai 650mila metri cubi dei tre grattacieli del business park progettati dall’archistar Daniel Libeskind.
In audizione in Consiglio regionale, poche settimane fa, l’assessore aveva sottolineato che “nel progetto attuale ci sono costi per 220 milioni di euro che non servono alla città  ma solo al privato. Se li togliamo torniamo in conformità  del piano regolatore”.
C’è invece un fronte interno ai 5 Stelle che fa capo al vicesindaco Daniele Frongia che vorrebbe una negoziazione secondo la proposta della società  As Roma che ha offerto una riduzione delle cubature proporzionale per tutte e tre le torri, ma senza stravolgere il progetto che è ora in discussione alla conferenza dei servizi in Regione.
Berdini invece vorrebbe cambiare il progetto costruendo soltanto la studio e in caso questo bisognerebbe ricominciare l’iter d’approvazione con annesse polemiche interne ed esterne al Movimento.
A conferma di ciò arrivano le parole di un consigliere comunale Angelo Diario: “Che ci sia un malcontento” nei confronti di Berdini “è risaputo”.
Ma l’assessore, dal canto suo, fa sapere di essere regolarmente al lavoro.
Ma non erano i grillini i nemici dei palazzinari?

(da agenzie)

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COMPETENZA GRILLINA: PER IL CAPOGRUPPO M5S LA ROMA-LIDO “PORTA 90.000 UTENTI L’ANNO”, PECCATO SIANO 18 MILIONI DI PERSONE

Dicembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

E QUESTO SAREBBE IL CAPOGRUPPO DELLA RAGGI IN COMUNE, NEANCHE CONOSCE LA FERROVIA URBANA… E NON SA NEPPURE CHI E’ L’ASSESSORE ALLA MOBILITA’

Confuso il capogruppo 5 stelle in Campidoglio, Paolo Ferrara.
A Radio Cusano Campus parla della Roma-Lido e sembra quasi non conoscere la ferrovia urbana che collega Ostia alla stazione Ostiense.
“Stiamo lavorando con l’assessore alla mobilità  Enrico Stefano (lapsus perchè è il presidente della commissione mobilità , l’assessore è Linda Meleo) – dice – per intensificare il numero di corse e riorganizzarle. Ci stiamo impegnando anche nel discorso riguardante la Roma-Lido che porta all’ incirca 90 mila persone l’anno su cui c’ è un investimento importante da parte della regione Lazio”.
L’investimento della Regione c’è, ma i passeggeri sono circa 50 mila al giorno, quasi quanti Ferrara pensa siano all’anno. L’infernale tratta della Roma-Lido trasporta circa 18 milioni di pendolari in un anno.
Sempre nel corso dell’intervista spiega che “la zona di Ostia è un territorio che si presta all’ uso delle biciclette e si stanno stanziando fondi per costruire la rete ciclabile e collegarla dal lungomare fino all’ entroterra. Stiamo pensando anche ad una linea passante sul Tevere nell’ area navigabile”.
Forse gira troppo in triciclo per conoscere i problemi dei pendolari…

(da “La Repubblica”)

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IL CONSIGLIERE CINQUESTELLE MULTATO GIUSTAMENTE DAI VIGILI SI LAMENTA SU FB

Dicembre 6th, 2016 Riccardo Fucile

I COMMENTI SARCASTICI: “LA PROSSIMA VOLTA SCENDI DAL SELLINO E PORTA LA BICI A MANO, COSI’ NON TI FANNO LA MULTA”

Lei non sa chi sono io.
Enrico Stefà no, consigliere del MoVimento 5 Stelle a Roma e presidente della Commissione Mobilità ,   racconta su Facebook di essere stato multato dai vigili di Roma.
La storia l’ha raccontata lui stesso su Facebook:
Il bello di vivere a Roma è che questa città  non ti sorprende mai, ogni giorno pensi di aver toccato il fondo e invece ogni giorno ti devi ricredere. Mi sono da poco beccato una bella sanzione amministrativa elevata da un funzionario del Corpo della Polizia Locale. Per quale motivo direte voi? Purtroppo sono entrato dall’ingresso carrabile “riservato” alla Polizia Locale in bicicletta, dentro la sede di Circonvallazione Ostiense per andare in commissione Ambiente.
Nei commenti qualcuno gli fa notare l’ovvio: «Eh ma la bici è un mezzo. Il suo uso è regolamentato nel Codice della strada. Se contravvieni ad esso è giusto che sanzionino. La bici non è un passepartout per la viabilità . Non ci rende intoccabili dalla legge. Le regole esistono e sono per tutti».
Oppure: «Che amarezza… un post del genere da uno che si occupa di mobilità  a Roma e che fa polemica perchè s’è preso ‘na multa giusta. La prossima volta scendi dal sellino e porti la bici a mano, così non ti fanno la multa. Oppure fai il giro. Pensiamo a mandare i vigili a fare una marea di multe con lo street control invece di lamentarci di questo. Che sta città  è una fogna e sono sei mesi che avete vinto e ancora non si vede uno straccio di miglioramento».

(da “NextQuotidiano”)

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FINO A IERI DENUNCIAVANO LA SVOLTA AUTORITARIA, ORA IL M5S PROPONE LA LEGGE TRUFFA PURE AL SENATO

Dicembre 5th, 2016 Riccardo Fucile

UN DOPPIO ITALICUM PERMETTEREBBE A UN PARTITO DEL 30% DI ARRIVARE AL 51% CON IL PREMIO DI MAGGIORANZA IN ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO… SE LO DICEVA RENZI ERA UN DITTATORE, SE LO DICONO LORO NO

Una versione corretta dell’Italicum che possa essere applicata anche per il Senato.
E’ la bozza alla quale stanno lavorando i 5 Stelle all’indomani della vittoria del No al referendum costituzionale.
La spiegano sul blog di Beppe Grillo il deputato M5S Danilo Toninelli e il senatore Vito Crimi: “Con il voto referendario gli italiani hanno espresso un chiaro segnale politico: la volontà  di andare il prima possibile al voto. L’unico problema è la legge elettorale, che i partiti per tre anni hanno usato come merce di scambio delle loro trattative alle spalle dei cittadini. Ora ci troviamo con due leggi elettorali tra Camera e Senato molto diverse
Alla Camera è l’Italicum. La nostra soluzione è applicare la stessa legge al Senato su base regionale. È sufficiente aggiungere alcune righe di testo alla legge attuale per farlo e portarla in Parlamento per l’approvazione. Stiamo lavorando alla bozza che presenteremo in questi giorni”.
“La legge – spiegano i due parlamentari 5 Stelle – recepirà  in automatico le indicazioni della Consulta che si pronuncerà  a breve. Dopo di che avremo una legge elettorale costituzionale pronta all’uso evitando mesi di discussioni e mercato delle vacche dei partiti. La nostra soluzione e l’azione di controllo della Consulta garantiscono l’approvazione di una legge costituzionale e al di sopra delle parti”
In pratica, dopo aver proposto a suo tempo un sistema proporzionale con piccolo premio di maggioranza, e soprattutto dopo aver fatto una campagna per il No per evitare “un regime autoritario”, ora la soluzione sarebbe, per loro convenienza di bottega, rimarngiarsi tutto.
Un doppio Italicum permetterebbe in pratica a un partito che prende il 30% di avere un premio di maggioranza che lo porterebbe ad avere il 51% di senatori: meno male che erano contro “la concentrazione del potere in mano a pochi”.
Se i pochi sono loro, allora vanno bene anche le leggi truffa.

(da agenzie)

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IL M5S PREPARATO PIU’ A PERDERE CHE A VINCERE

Dicembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile

CHE SUCCEDE NEL PARTITO DI GRILLO TRA LE TRUPPE PROFONDAMENTE DIVISE…. LA STRATEGIA INESISTENTE PER IL DOPO VOTO

I 5 Stelle sono più pronti a perdere che a vincere la battaglia del referendum.
E, comunque vada, sul M5s rischia di abbattersi la sindrome del day after.
Perchè la partita chiave del dopo voto, quella sulla legge elettorale, vede le truppe di Beppe Grillo profondamente divise tra chi vuole giocare un ruolo chiave sul tavolo delle trattative e chi invece vuole preservare la purezza delle origini, non contaminandosi con gli altri partiti e rivendicando la scelte delle urne a qualunque costo, comunque vada.
Va da sè che in caso di vittoria del Sì la strada sarebbe molto più agevole, scongiurando almeno per il momento lo show down interno fra le due anime.
In caso di vittoria del No, al netto di un’onda emozionale che — se ben gestita — potrebbe essere incanalata positivamente, il rischio di frattura interna sarebbe molto più concreto.
Sono passati poco più di sei mesi, eppure sembra un’era geologica.
Tra fine marzo e inizio aprile, i ragionamenti che si portavano avanti nella cerchia stretta di Luigi Di Maio parlavano di una secca accelerazione sull’incoronazione a candidato premier già  prima dell’estate, per colmare da subito il vuoto che avrebbe lasciato un Gianroberto Casaleggio già  gravemente malato.
E altrettanto netta era la strada sul referendum: nessun impegno conclamato, restiamo alla finestra per capire che succede e non intestiamoci una probabile sconfitta.
Erano mesi quelli che non parlavano di un Sì vincente con ampio margine, comunque parlava di un testa a testa molto incerto, con un’affluenza talmente bassa da lasciare le porte aperte a qualunque scenario.
Il 15 maggio, per esempio, Scenari Politici accreditava appena un punto percentuale di distanza (50,5% al sì, 49,5% al no), con appena il 44% degli elettori alle urne.
Nel corso dei mesi il vento è cambiato, e tutto il Movimento 5 stelle è salito sul treno (metaforicamente e di fatto) delle previsioni che fino a due settimane fa davano la bocciatura della riforma Renzi-Boschi assai probabile.
Un cambio di paradigma colto con tempismo. Rendendo tuttavia monco l’orizzonte degli eventi.
Perchè se in primavera una strategia sul lungo termine era per lo meno abbozzata, oggi sul 5 dicembre dell’universo stellato è precipitato un imponente punto interrogativo.
Va bene la campagna aggressiva di Grillo, le rassicurazioni alla stampa e alla finanza internazionale di Di Maio, l’Alessandro Di Battista globetrotter su rotaie per spiegare alla gente le ragioni del No.
Ma il giorno dopo?
Le risposte alla domanda cruciale sono nebulose, nel migliore dei casi, arrivando a rasentare una vera e propria confusione nei capannelli che si creano sovente a Montecitorio e a Palazzo Madama.
La premessa da fare è che gli uomini di Beppe Grillo hanno sfogato la carica emozionale della scomparsa del cofondatore nel peggiore dei modi possibili.
Prima pasticciando come più non si sarebbe potuto l’avvio della sfida di governare Roma, poi facendo partire una ridda di faide e di sospetti sul caso delle firme false che hanno colpito la culla embrionale della svolta 5 stelle, la Sicilia, e uno dei suoi leader tetragoni, Riccardo Nuti.
Trovare una linea che metta a sintesi la miriade di diverse opinioni che si confrontano clima esploso ha un coefficiente di difficoltà  molto alto.
Paradossalmente, dunque, il Movimento avrà  meno problemi a definire la propria linea in caso di vittoria del Sì.
E questo avverrà  semplicemente perchè, con un governo Renzi magari riveduto e corretto che continuerà  a distribuire le carte, le elezioni saranno ragionevolmente più lontane, e la possibilità  di sedersi al tavolo di riforma dell’Italicum saranno ridotte al lumicino.
In caso di vittoria del No, la questione si complicherà  non poco.
Dall’interno del Movimento si dice una cosa chiara: “Qualunque sia l’esito, noi chiederemo subito una legge elettorale e una verifica delle urne”.
Toni e sfumature cambieranno sensibilmente a seconda dell’esito delle urne, non altrettanto la sostanza.
“Ma — continua una fonte di primo livello — quel che si muoverà  sotto la patina dei post sul blog e delle dichiarazioni di facciata, sarà  tutta un’altra storia”.
In caso di vittoria del No rischia di deflagrare in modo conclamato la frattura che già  serpeggia da mesi nel mondo M5s.
Con l’ala di Di Maio intenzionata a giocare la propria parte nella riscrittura della legge elettorale prima del ritorno alle urne.
E la parte più intransigente che non ne vuole sapere, e che si arroccherà  sulla posizione del “al voto subito” indipendentemente dalle modalità  di selezione dei parlamentari, non volendo contaminare l’immagine del Movimento nella girandola delle trattative di Palazzo
“Luigi dovrà  per forza battere pubblicamente sul tasto di elezioni subito”, spiega chi gli sta accanto in queste ore.
Ma il terrore è quello di finire in quello che si potrebbe ribattezzare come “loop Imposimato”. Il riferimento evidente è all’elezione del capo dello stato, quando i 5 stelle per preservare la propria purezza incontaminata non riuscirono ad uscire dal voto di bandiera all’ex magistrato, fin da subito inutile, in uno scenario nel quale sarebbero potuti essere determinanti a orientare le scelte del Parlamento.
Gli uomini di Grillo hanno colto una sfumatura importante.
Renzi in campagna elettorale ha eletto a suo bersaglio l’ex comico, curandosi di non attaccare mai frontalmente il vicepresidente della Camera. Sia perchè sa che è lui l’unico interlocutore possibile su quella sponda, sia per contribuire ulteriormente a scavare il solco tra le due anime del Movimento.
Il punto è che Di Maio al momento non ha un piano per andare a sedersi al tavolo dell’Italicum (in nessuno dei due scenari) senza tirare la corda con quella parte di partito che fa capo a Roberto Fico e Roberta Lombardi senza garanzie che si finisca per andare allo show down interno.
Potrebbe aiutarlo il riavvicinamento di queste ultime settimane ad Alessandro Di Battista, che pure gioca una personalissima battaglia tattica.
E la sostanziale copertura politica di Grillo (che non vede all’orizzonte altri leader) con il quale si è ben diviso il gioco delle parti (il leader carismatico a urlare di scrofe e denunce, il vicepresidente della Camera a rassicurare a mezzo stampa Usa, Russia, e la metà  dei paesi del G20).
Il quale Grillo, tuttavia, se c’è un punto sul quale nutre forti perplessità , è proprio quello di contaminare l’immagine del Movimento sedendosi a tavoli che vorrebbe nient’altro che ribaltare.
Ed è anche per questo che la strategia sul dopo è tutta da costruire.
Perchè, al di là  del fuoco di fila che si celebrerà  a telecamere accese, lontano dai riflettori si giocherà  una battaglia cruciale.
Che riguarda una legge elettorale che potrà  segnare il discrimine tra un M5s al governo o meno. E la — almeno parziale — risoluzione di un braccio di ferro interno che va avanti ormai da mesi.
Su entrambi i versanti i 5 stelle si giocano una fetta importante del loro prossimo futuro.
E al momento, su questo, ancora non si sono schiodati dalla domanda: che fare?

(da “NextQuotidiano”)

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LE PRIME MOSSE DELL’APPENDINO DIVIDONO I SEGUACI DI GRILLO

Dicembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile

LA “FEDE” DEGLI ATTIVISTI E I DUBBI DEI NUOVI ELETTORI… LA VICENDA DEL CENTRO COMMERCIALE: IL M5S PRIMA CONTRARIO QUANDO ERA ALL’OPPOSIZIONE, ORA FAVOREVOLE

Da una parte gli attivisti vecchi e nuovi: quelli che hanno iniziato a credere nel Movimento anni fa o subito dopo le elezioni.
Dall’altra gli elettori, che al progetto per Torino della Sindaca Appendino hanno deciso di scommetterci anche solo per il tempo di mettere una crocetta sulla scheda del ballottaggio.
Piazza San Carlo è divisa così. Una separazione anche geografica, con attivisti più vicini al palco e pronti ad applaudire ai discorsi gridati al microfono.
E gli altri? Ai margini, qualcuno a mugugnare.
LA PAZIENZA FINITA
Avvicinandosi al palco, si incontrano le due anime del M5S cittadino.
Dopo i primi cinque mesi di governo una parte sembra aver terminato la pazienza.
E pretende i cambiamenti promessi in campagna elettorale da Chiara Appendino.
«Io l’ho votata ma per ora mi pare che abbia fatto poco – dice a mezza voce Vito Giacalone, ex dipendente statale ora in pensione – Mi aspettavo un inizio più deciso e anche un intervento per garantirci maggiore sicurezza».
Poi, si ferma e sembra guardare all’orizzonte. «Avevano detto che avrebbero pensato alle periferie ma io che vivo in corso Svizzera non ho visto nessuna differenza: c’è spaccio e l’immigrazione è fuori controllo».
IL CASO WESTINGHOUSE
Il tema del bilancio è il più sofferto per chi milita nel M5S. E i riferimenti sono tutti per il contestato centro congressi e nuovo supermercato nell’area Westinghouse.
«Cosa avrebbero potuto fare? – si chiede un altro attivista – Il rischio era di finire commissariati. Non appena saranno finite le beghe lasciate da Fassino la situazione cambierà  radicalmente».
Eppure il tema dei centri commerciali e delle promesse elettorali, sembra interessare solo gli attivisti Cinquestelle.
Troppo distante e tecnico per i semplici elettori che guardano di più ai problemi ravvicinati.
«Westinghouse? Non saprei dirle – dichiara Annibale Tonelli, che vive in Borgo Filadelfia – Io abito davanti al Moi e penso che anche su quella situazione si sarebbe dovuto fare di più».

Federico Callegaro Paolo Coccorese
(da “La Stampa”)

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