Destra di Popolo.net

LA RABBIA DEGLI ATTIVISTI CONTRO RICCARDO NUTI PER LE FIRME FALSE A PALERMO

Novembre 29th, 2016 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO SOSPESO IN RITARDO DAI PROBIVIRI DOPO AVER RIFIUTATO DI FARLO DI SUA INIZIATIVA…. ALL’ORIZZONTE L’AVVIO DELLA ESPULSIONE “PER AVER DANNEGGIATO L’IMMAGINE DEL MOVIMENTO”… SI CHIUDE LA STALLA QUANDO I BUOI SONO SCAPPATI

Mentre si allarga l’inchiesta sul caso delle firme false utilizzate per presentare la lista Cinque Stelle alle amministrative 2012 a Palermo, che vede ora coinvolte tredici persone tra cui le deputate Giulia Di Vita e Claudia Mannino e l’ex capogruppo alla Camera del M5S Riccardo Nuti, sia la Mannino che Nuti si sono avvalsi della facoltà  di non rispondere davanti ai PM che lo avevano convocato per interrogarlo sulla vicenda.
Nuti inoltre si è rifiutato anche di di rilasciare il saggio grafico richiestogli dai magistrati.
A Montecitorio “volano gli stracci” nel gruppo M5S
Ma al di là  dei risvolti giudiziari e l’eventuale corso delle indagini sulla questione pesano anche la decisione dei tre deputati di non auto sospendersi dal MoVimento 5 Stelle, decisione che poi è stata presa in serata direttamnete dai probiviri.
AdnKronos rende noto che all’interno del gruppo parlamentare del MoVimento stanno montando rabbia e amarezza non tanto per la decisione di non rispondere alle domande per gli inquirenti quanto per il fatto che i tre avrebbero dovuto sospendersi settimane fa.
Sabato era stato il direttivo M5S di Montecitorio (capogruppo, vice, presidente, delegati d’Aula e tesoriere) a chiedere ai tre un passo indietro ma Nuti, Mannino e Di Vita avrebbero risposto accusando il direttivo di essere al servizio dei vertici del MoVimento (vale a dire la Casaleggio Associati).
La sospensione, secondo le nuove regole del MoVimento, non è una espulsione ma una forma cautelativa di sanzione nei confronti dell’iscritto al partito di Grillo.
Agli accusati resta invece la possibilità  di ricorrere al Comitato d’appello presentando una memoria difensiva.
Ma è fuori di dubbio che, garantismo a giorni alterni o meno, la vicenda giudiziaria che vede coinvolti i tre deputati siciliani sta creando un grande danno all’immagine del MoVimento e quindi potrebbero esserci addirittura gli estremi per un’espulsione, l’ennesima della breve e tormentata storia della permanenza dei pentastellati a Montecitorio.
Nel frattempo tutti cercano di capire l’atteggiamento della base del MoVimento e valutarne le reazioni.
Ieri Nuti era a Palermo per la manifestazione a favore del No al referendum costituzionale di domenica ma a quanto pare sulla pagina Facebook del deputato più che sulle votazioni del 4 dicembre i commentatori si concentrano sulla richiesta di auto sospensione.
Come sempre accade in questi casi è difficile stabilire se tutti quelli che dicono di essere attivisti del M5S lo sono realmente o meno, quindi lasciano il tempo che trovano.
Soprattutto perchè la base degli elettori grillini non conta sostanzialmente nulla (ed in ogni caso non viene consultata via Facebook).   Così come la provocazione del senatore ex Cinque Stelle Bartolomeo Pepe che invita il suo ex compagno di partito ad essere onesto.
Ma mentre Nuti si guarda bene dal rispondere agli attivisti e agli utenti che commentano sulla sua pagina, Giulia Di Vita non smette di difendere la sua innocenza e cerca di spiegare al popolo a Cinque Stelle che lei non ha nulla da nascondere, anzi, che ha parlato per un’ora e mezza con gli inquirenti.
In qualche modo gli utenti sembrano essere più comprensivi nei suoi confronti, forse proprio perchè ha raccontato di aver accettato di parlare con gli inquirenti (non è chiaro però se quando l’ha fatto era già  indagata o una semplice testimone, che quindi non può rifiutarsi di rispondere).
Per Nuti e Mannino invece la musica è leggermente diversa.
Nel frattempo dieci giorni fa sul gruppo Facebook “M5S Palermo, gruppo aperto attivisti e cittadini” qualcuno ha aperto un sondaggio per chiedere il recall (ovvero la procedura di sfiducia della base) degli attivisti coinvolti nella vicenda sulle firme false. Siamo però davvero ben distanti dai numeri necessari per poter ottenere il recall dei portavoce eletti.
Qualcun altro invece ha caricato su YouTube un video dove si rinfaccia a Nuti l’ipocrisia di alcuni interventi fatti in passato a Montecitorio sul tema dell’onestà  e della trasparenza che contraddistingue i cittadini onesti del MoVimento.

(da “NexrQuotidiano”)

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IL PROCESSO DEL M5S A VIRGINIA RAGGI. GRILLO: “SE QUEI PASTICCI LI AVESSE FATTI IL PD LI AVREMMO MASSACRATI”

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO IL VOTO REFERENDARIO INIZIERA’ LA RESA DEI CONTI INTERNA…. NEL M5S DANNO PER SCONTATO CHE VIRGINIA SARA’ INDAGATA PER ABUSO D’UFFICIO PER LA PROMOZIONE DI ROMEO E LA VICENDA MARRA

Non solo curiose iniziative legali: per Virginia Raggi un processo molto più difficile da affrontare rispetto a quello di Venerando Monello è in preparazione.
Ovvero quello interno, con un MoVimento 5 Stelle che dopo il voto di domenica prossima sul referendum avrà  mani libere anche sulla Giunta e sul Consiglio romano, per quel famoso “tagliando” che entro gennaio potrebbe portare a un vero e proprio processo nei confronti della sindaca e delle sue scelte, che in questi mesi non hanno per niente convinto i grillini romani e quelli nazionali.
Spiega oggi Mauro Favale su Repubblic
Un appello che il leader potrebbe far pesare a gennaio, il mese scelto alla fine dell’estate per fare “un tagliando” alla sindaca di Roma.
Nel frattempo potrebbero venire al pettine alcuni nodi sui quali al momento l’M5S fa melina, a partire dalle vicende giudiziarie che riguardano la sindaca, scivolata fin dal suo insediamento sulle nomine.
Nel Movimento considerano quasi scontata l’iscrizione di Raggi nel registro degli indagati dopo il fascicolo aperto dai pm sulla promozione di Salvatore Romeo a capo segreteria o su quella di Raffaele Marra.
«Se quei pasticci li avesse fatti il Pd li avremmo massacrati», ha detto Grillo più volte ai suoi parlamentari.
La linea, all’esterno, resta quella di difendere la sindaca. Ieri c’ha pensato Luigi Di Maio a dire che «Raggi ha rimesso in moto una macchina ferma»
Come sappiamo, alla Raggi si potrebbe contestare l’abuso d’ufficio in relazione alle nomine dello staff di agosto che hanno già  portato alla prima crisi di giunta e alle dimissioni di Raineri, Minenna ed altri.
Le indagini della procura, partite dall’esposto della Raineri e decollate dopo l’ascolto di Minenna e Stefano Bina, potrebbero costituire una bomba ad orologeria sulla giunta e sulla sua solidità  mentre tanti nervosismi sulla condotta politica arrivano dai municipi (come ad esempio il III).
Sul palco di piazza della Bocca della Verità , due giorni fa, Grillo ha abbracciato la sindaca (dopo averla bacchettata per le buche) e le ha regalato il grande cuore di plastica rosso retto per tutto il corteo
Dietro, però, nel backstage, i presenti raccontano di una sindaca isolata che quasi non ha scambiato battute con nessuno.
L’unica parlamentare che le è rimasta vicino in questi mesi, per seguire le vicende di Acea, è Federica Daga. Gli altri, morto e sepolto il minidirettorio, l’hanno lasciata sola, salvo poi essere costretti a difenderla in tv per evitare che le sue vicende mettano troppo in difficoltà  il Movimento.
E mentre nel M5S si notano le assenze al corteo di sabato (solo 10 consiglieri su 29 e, per la giunta, presente solo l’assessora Paola Muraro), Raggi dà  la colpa del peggioramento della qualità  della vita a Mafia capitale e ai tagli del governo.
Lo stesso governo a cui batte cassa: «Ci aspettiamo che stipuli un Patto per Roma, così come ha fatto per Milano: i romani lo attendono».
Difficile che si muova qualcosa prima del 5 dicembre.

(da “NextQuotidiano”)

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FIRME FALSE M5S: INDAGATI ANCHE LA DEPUTATA DI VITA E IL MARITO DELLA MANNINO, E SIAMO A 13

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

E L’INDAGATA BUSALACCHI IERI ERA AL CORTEO, STRANA FORMA DI AUTOSOSPENSIONE

C’è anche la deputata del M5S Giulia Di Vita tra gli indagati della Procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulle firme false.
Oltre alla parlamentare sono stati iscritti anche il marito della deputata Claudia Mannino, Pietro Salvino, e un’altra persona di cui non si conosce il nome.
Salgono così a 13 gli indagati. Ieri Samantha Busalacchi era al corteo per il no al referendum organizzato a Palermo dal gruppo di Riccardo Nuti.
C’era anche l’indagata Samantha Busalacchi, ieri sera, al corteo del M5S per il No al referendum che ha attraversato il centro di Palermo.
La donna, che sabato si è avvalsa della facoltà  di non rispondere davanti ai Pm di Palermo che l’hanno interrogata nell’ambito dell’inchiesta sulle firme false, era in prima fila con la faccia dipinta di bianco.
Il corteo era preceduto da una bara con un tricolore tenuto da sei attivisti.
Al corteo hanno partecipato anche la deputata Loredana Lupo, il marito Riccardo Ricciardi, il fratello della parlamentare Francesco Lupo, attivista della prima ora.
Al corteo, lungo via Manuela, hanno partecipato un centinaio di persone. La Busalacchi aveva deciso di non rispondere ai pubblici ministeri sabato, pur accettando la perizia grafica sulle firme chiesta dai pubblici ministeri.
Proseguiranno intanto oggi al tribunale di Palermo gli interrogatori degli indagati nell’inchiesta delle presunte firme false depositate dal Movimento 5 Stelle in occasione delle elezioni comunali palermitane del 2012.
Ad essere ascoltati dai magistrati saranno i deputati Riccardo Nuti, nel 2012 candidato sindaco di Palermo, e Claudia Mannino.
Sabato scorso è toccato anche all’ex attivista Alice Pantaleone essere sentita dai pm: lei ha smentito ogni suo coinvolgimento nella vicenda.
Sempre oggi dovrebbero essere sentiti Francesco Menallo, ex attivista, e il cancelliere del Tribunale, Giovanni Scarpello, che ha attestato l’originalità  delle firme.
Saranno sentiti in seguito i due deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, i quali intanto si sono autosospesi dal movimento.
Decisione che al momento non è stata presa nè da Nuti nè da Mannino e per i quali potrebbe esprimersi il collegio dei probiviri appena nominato

(da “NextQuotidiano”)

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IL RICORSO CONTRO L’ELEZIONE DELLA RAGGI PER IL CONTRATTO CON CASALEGGIO: “LA RENDE UNA DIPENDENTE”

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

UN AVVOCATO CHIAMA IN TRIBUNALE RAGGI, GRILLO E CASALEGGIO PRIMA UDIENZA IL 6 DICEMBRE… SOTTO ACCUSA IL”CONTRATTO” FIRMATO CON IL M5S: “E’ INELEGGIBILE E DEVE DECADERE”

Venerando Monello è un avvocato romano iscritto al Partito Democratico: il 23 maggio scorso ha presentato un ricorso al tribunale civile di Roma in cui affermava che Virginia Raggi era ineleggibile a causa del contratto firmato con la Casaleggio Associati;   il 6 dicembre, racconta oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica Roma, avrà  luogo la prima udienza viale Giulio Cesare, dove Monello ribadirà  la propria linea: «La prima cittadina ha firmato un contratto abominevole con il M5S, è ineleggibile e deve decadere».
In tribunale saranno chiamati Virginia Raggi, Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
Il contratto firmato dalla Raggi vìola gli artt. 3, 67 e 97 della Costituzione, l’art. 1 L. n. 17 del 1982 c.d. Spadolini, nonchè degli artt. 3, 7, 23 del Regolamento del Consiglio Comunale di Roma Capitale, spiegava all’epoca in una nota l’avvocato e Presidente dell’European Lawyers Association, che giudicava “del tutto palese il goffo tentativo di aggirare, attraverso il Contratto, il divieto di vincolo di mandato imperativo, nonchè dei principi di imparzialità , indipendenza e buon andamento costituzionalmente sanciti”.
“Quel contratto è un abominio renderebbe la Raggi una dipendente della Casaleggio. La mia iniziativa è innanzitutto negli interessi del M5S affinchè i loro eletti possano avere la stessa agibilità  politica degli eletti degli altri partiti”.
“Avevo invitato pubblicamente, ma anche con raccomandata, l’avvocato Raggi a dare informazioni circa la firma di questo contratto invitandola a non farlo — diceva all’epoca l’avvocato Monello — Anche lei, come avvocato, sa perfettamente che questo contratto, che peraltro presenza vizi che a mio parere lo rendono nullo, sia una cosa abominevole”.

(da “NextQuotidiano”)

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GRILLO CADE NELLA BUCA DELLA RAGGI E FINISCE A GAMBE ALL’ARIA: “LE VOGLIAMO METTERE A POSTO?”

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

E UN EX ATTIVISTA CINQUESTELLE CONTESTA DI BATTISTA E FICO: “IN TRE ANNI NON AVETE FATTO NIENTE, SIETE CAMBIATI”

Le buche nelle strade di Roma colpiscono ancora.
Questa volta a farne le spese è stato Beppe Grillo, il leader del Movimento 5 Stelle, che durante il corteo dei pentastellati per il no al referendum è scivolato su un tratto di via Ostiense evidentemente dissestato ed è caduto per terra.
Il comico genovese dopo essersi rimesso in piedi ha scherzato: “Chi è stato? C’è qualche infiltrato? Ste c…di buche! Le buche nelle strade le vogliamo mettere a posto? Chi è che le deve mettere a posto?”.
Nella città  a guida 5 Stelle la domanda, seppur ironica, tira in ballo la sindaca Virginia Raggi. Che, infatti, interpellata dai cronisti nel corso della stessa manifestazione, ovviamente dice che la colpa è degli altri, di chi l’ha preceduta, dimenticando che ormai sono sei mesi che dovrebbe amministrare la città : “Ci sono gli appalti che abbiamo avviato e i tempi necessari. Bisognerebbe capire perchè” sulle strade dissestate “non sono intervenuti prima”.
Dopo la ‘scivolata’ di Grillo le opposizioni partono all’attacco della sindaca. “Sono sei mesi che la Raggi governa, si fa per dire, Roma. E la città  è allo sbando. Talmente allo sbando che oggi anche Grillo, il burattinaio della sindaca, è caduto in una delle innumerevoli buche presenti su tutte le strade della Capitale”.
“Mentre il leader dei 5 Stelle Beppe Grillo cade in una delle migliaia di buche di Roma e il sindaco Raggi annuncia gare d’appalto che servirebbero a stento a risolvere i problemi di un solo quartiere, i volontari di Tappami oggi erano in strada a mettere in sicurezza numerosi di questi crateri”.
Lo dichiara Cristiano Davoli, presidente dell’associazione Tappami che si occupa di tappare le buche stradali della Capitale.
“Di serial killer a Roma ci sono solo le buche, ormai talmente diffuse da costituire un pericolo senza precedenti. Solo organizzando il volontariato civico dei cittadini che possono dare una mano si può sperare di aumentare la sicurezza di pedoni e automobilisti. I 5 stelle di Roma, invece – conclude Davoli -, pensano solo ai soldi degli appalti per la manutenzione stradale. In attesa che si attenda l’arrivo di questi soldi la gente si fa male, cosi come oggi è successo a Grillo, o ancora peggio”.
Ma un altro momento poco allegro per il M5S è stato quando, durante il corteo, un militante “della prima ora” del Movimento ha affrontato i deputati Alessandro Di Battista e Roberto Fico. “Siete cambiati, non c’è interlocuzione con voi, in tre anni in parlamento non avete fatto niente”, ha detto.
Insomma una passeggiata irta di ostacoli e incidenti, quella di ieri per i Cinquestelle.

(da agenzie)

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FIRME FALSE M5S PALERMO: LA BUSALACCHI SI E’ AVVALSA DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

SAGGIO GRAFICO CHIESTO DAI PM AGLI INDAGATI… NUTI E MANNINO NON SI AUTOSOSPENDONO

Si sono conclusi a Palermo i primi interrogatori dei militanti coinvolti nell’inchiesta sulle firme false per la presentazione della lista M5S per le elezioni comunali 2012 a Palermo.
Davanti al procuratore aggiunto Dino Petralia e alla pm Claudia Ferrari, la prima a presentarsi è stata l’attivista Alice Pantaleone, interrogata per circa due ore.
Assistita dagli avvocati Gianluca Calafiore e Davide De Caro dopo essere uscita dalla stanza dell’aggiunto Petralia ha detto di essere “più serena”.
Pantaleone, che ha spiegato di non essere più iscritta al Movimento, ha respinto gli addebiti negando di essere stata presente nella sede di via Sampolo la notte del 3 aprile 2012 quando furono ricopiate le firme per la comunali palermitane: “Ritengo di avere chiarito tutto e sono più serena”, ha detto l’ex militante.
Poi è stato il turno di Samantha Busalacchi, che ha trascorso mezz’ora davanti ai pm e ha lasciato la procura senza dire una parola: con i pm si è avvalsa della facoltà  di non rispondere. Busalacchi avrebbe ricopiato le firme originariamente raccolte e inutilizzabili per un errore formale insieme alla deputata nazionale Claudia Mannino e alla parlamentare regionale Claudia La Rocca.
Le firme raccolte per la lista furono 1995. Quelle false e disconosciute dai sottoscrittori sono centinaia.
Al momento, tra gli indagati, solo Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio si sono sospesi dal movimento. La Procura contesta agli indagati il reato previsto dall’articolo 90, secondo comma, del Testo Unico sugli enti locali.
Per accertare le responsabilità  i pm hanno chiesto a entrambe le indagate di scrivere a penna qualche parola per fare effettuare il saggio grafico ai periti.
Lunedì sarà  la volta dei parlamentari nazionali Riccardo Nuti, che sarebbe stato presente la notte in cui vennero copiate le firme, Claudia Mannino, Francesco Menallo, ex attivista, e il cancelliere che ha attestato falsamente l’originalità  delle sottoscrizioni, Giovanni Scarpello.
I pm concorderanno la data dell’interrogatorio del deputato regionale Giorgio Ciaccio, mentre Claudia La Rocca, altra parlamentare all’Ars, Stefano Paradiso e Giuseppe Ippolito che hanno collaborato con i pm e raccontato la vicenda, sono già  stati interrogati.
Non si autosospenderanno, come chiesto e richiesto dal blog di Beppe Grillo. Riccardo Nuti e Claudia Mannino, i due deputati M5S finiti nel registro degli indagati per la vicenda firme false a Palermo.
Dunque, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, tireranno dritti, continuando a sostenere la loro estraneità  alla vicenda. Per i tre probiviri -Riccardo Fraccaro, Paola Carinelli e Nunzia Catalfo- all’orizzonte si profila dunque già  la prima grana, visto che con ogni probabilità  dovranno procedere loro alla sospensione dei colleghi. Il collegio, però, non si riunirà  oggi.
Per ora sul tavolo ci sono solo i nomi di Nuti e Mannino, gli unici parlamentari nel registro degli indagati.
Se poi la vicenda dovesse allargarsi, viene spiegato, e coinvolgere a livello giudiziario altri deputati che figurano nella vicenda firme false, la richiesta di autosospensione verrà  avanzata anche a loro.

(da agenzie)

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VIRGINIA SCENDE DAL PERO: REVOCATA LA NOMINA A DIRIGENTE INDAGATA

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

MA CHE STRANO, TUTTE LE VOLTE LEI NON SA MAI QUELLO CHE ALTRI CONOSCONO DA TEMPO… POI RIVENDICA IL SALARIO ACCESSORIO COME SE FOSSE COSA SUA, MA SENZA I 400 MILIONI “RISPARMIATI” DALLA GIUNTA MARINO NON AVREBBE POTUTO EROGARLI

“Si vuol far passare l’idea che la nostra giunta non sia trasparente – scrive Virginia Raggi – che abbiamo qualcosa da nascondere o che ci sia qualcosa di opaco. Non ci stiamo. Non è così”.
E la sindaca annuncia che sarà  revocata la delega alla gestione dei finanziamenti pubblici per la riqualificazione urbana alla dirigente comunale Vittoria Crisostomi, dicendosi anche pronta ad avviare eventuali azioni disciplinari nei suoi confronti. “Oggi veniamo a sapere – spiega – che ci sarebbe un’indagine in corso a suo carico. Bene. Per prima cosa le sarà  revocata la delega, ma non basta. Abbiamo già  avviato indagini interne per approfondire sulla non corrispondenza al vero della dichiarazione resa. Se dovesse emergere che la sua dichiarazione sull’assenza di indagini in corso sia falsa, ricorreremo a tutti gli strumenti giudiziari e disciplinari del caso. Nessuno sconto”.
In pratica, dopo le notizie pubblicate sulla stampa, anche la Raggi è venuta finalmente a sapere di avere nominato a una delega delicata una indagata per corruzione.
Ma invece che chiedere scusa per l’ennesina brutta figura (ammesso che non lo sapesse…) si dichiara vittima del complotto dei media: “Alcuni media vogliono far credere che, per chissà  quali motivi, abbiamo voluto dare un incarico a una persona indagata, Vittoria Crisostomi”.
Raggi poi comunica “una buona notizia per i nostri circa 23mila dipendenti capitolini. Ieri in busta paga hanno trovato finalmente la quota B del salario accessorio. Le precedenti amministrazioni si sono limitate ad annunci e promesse. Noi da quattro mesi abbiamo lavorato in maniera serrata e a pancia a terra su questo tema. E oggi siamo qui a rivendicare questo importante risultato”.
Peccato che la Raggi dimentichi un piccolo dettaglio: il pagamento della quota del salario accessorio è stato reso possibile, da un lato dai risparmi di 400 milioni della giunta precedente, dall’altro dall’intervento normativo del governo centrale.
Ma, ormai è noto, Virginia le cose le viene a sapere in ritardo…non glielo avranno ancora detto.

(da agenzie)

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IL M5S SI SPACCA SUI PROBIVIRI IMPOSTI DALL’ALTO: “COME NELLA RUSSIA ZARISTA”

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

SAREBBERO STATI VOTATI DA MENO DI 20.000 ISCRITTI SU 150.000… FRACCARO E CARINELLI SONO VICINI A FICO, CATALFO A DI MAIO

Il Movimento 5 stelle ha il suo «collegio dei probiviri».
Sono la senatrice Nunzia Catalfo e i deputati Carlo Fraccaro e Paola Carinelli, eletti (secondo Casaleggio, ovvio) da meno di 20 mila iscritti su 153 mila aventi diritto, e da oggi titolati a «decidere in merito alla sospensione cautelare dell’iscritto – si legge – e alle sanzioni disciplinari e alle espulsioni».
Non più la Rete, dunque, come alle origini del Movimento chiamata a votare online sul destino di parlamentari, sindaci e attivisti, ma «un organo di garanzia» interno al partito.
All’alba della loro investitura, per i tre probiviri si profila già  la prima grana da risolvere. Due colleghi, i deputati Riccardo Nuti e Claudia Mannino, coinvolti nello scandalo «firme false» a Palermo, sembrano non avere alcuna intenzione di autosospendersi.
Non ha funzionato, dunque, la «moral suasion» di Beppe Grillo, che negli scorsi giorni aveva ripetutamente chiesto un passo indietro.
E anche alcuni tra gli altri attivisti siciliani indagati dalla magistratura — a quanto si apprende — vorrebbero prendere tempo, in attesa di possibili risvolti positivi, convinti che per assistere alle prime decisioni del collegio si aspetterà  comunque l’esito del referendum.
E poi, c’è la questione del bilanciamento dei poteri all’interno del Movimento. I due probiviri provenienti da Montecitorio, Fraccaro e Carinelli, vengono considerati molto vicini all’ala ortodossa, che fa capo a Roberto Fico, con cui proprio Fraccaro è andato in Irpinia per il tour in favore del No al referendum. Dall’altra parte, la senatrice Catalfo, vicina ai «dialoganti» di Luigi Di Maio.
La bilancia è così inclinata dal lato della corrente ortodossa, da sempre attenta alle questioni di forma e di aderenza allo spirito originale del Movimento e per questo, ultimamente, da molti vista sempre meno in sintonia con l’approccio «morbido» dell’ala dialogante e con le frequenti apparizioni in tv di Di Maio.
Non è la scelta dei nomi, ma il metodo utilizzato per arrivare all’elezione a creare più di un malumore tra gli attivisti chiamati al voto.
I tre probiviri, che non potranno comunque ricoprire per i tre anni di mandato alcun incarico governativo, sono stati proposti direttamente da Beppe Grillo.
«Calati dall’alto», scrivono alcuni, e soprattutto — è l’accusa che ricorre più spesso al capo politico – è mancata la possibilità  di scegliere tra una rosa di nomi.
«Tre candidati per tre posizioni aperte, come nella Russia zarista», si lamenta un altro iscritto e in molti confessano di aver votato contro o di essersi astenuti.
«Informazioni, tempo, possibilità  di scelta – si legge ancora – Sono condizioni basilari ed irrinunciabili per un effettivo voto democratico, condizioni che fino a questo momento, purtroppo, mi pare che nel Movimento siano state piuttosto disattese».

Federico Capurso
(da “La Stampa”)

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LE FIRME FALSE A BOLOGNA STANNO PER SCOPPIARE IN MANO AI CINQUESTELLE

Novembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

I DUE AUTORI DELL’ESPOSTO SOTTO PROTEZIONE, QUATTRO FIRMATARI DISCONOSCONO GLI AUTOGRAFI, TROPPI “NON RICORDO”… A DIFFERENZA DI PALERMO, QUA LA PRESCRIZIONE E’ LONTANA

Stefano Adani e Paolo Pasquino, i due ex attivisti a 5 Stelle di Monzuno che hanno rivelato con un esposto il caso delle firme a Bologna, sono sotto protezione dopo le minacce ricevute.
Intanto cominciano a spuntare i primi verbali dell’inchiesta della procura di Bologna e con essi lo scandalo si allarga: dai controlli casuali dei carabinieri risulta ad esempio che un’attivista che si trovava all’estero all’epoca della raccolta si sia ritrovata tra i firmatari della lista, mentre tre uomini non hanno riconosciuto la propria.
L’ex attivista del M5s Stefano Adani, uno degli autori dell’esposto sulla raccolta firme per le Regionali del M5s, da cui è nata un’indagine che vede ora quattro persone iscritte sul registro degli indagati, è stato sottoposto dalle autorità  ad una sorveglianza leggera, dopo aver ricevuto insulti e minacce su Facebook e telefonate anonime.
Sotto la casa dell’uomo, che vive sull’Appennino bolognese, le auto dei carabinieri pattugliano l’area ad intervalli.
Giuseppe Baldessarro su Repubblica Bologna racconta i casi di firme disconosciute: una verifica a campione che ha dato esito positivo dopo la denuncia di alcuni militanti e che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del vice presidente del consiglio comunale di Palazzo D’Accursio Marco Piazza, di Stefano Negroni (suo collaboratore), di Tania Fiorini (candidata alle regionali con il M5S) e Giuseppina Marcino, una militante che non si ricorda più dove ha firmato, ma che ha ammesso di avere anche lei raccolto alcune firme all’interno del suo ufficio (la sede della Città  metropolitana ex provincia) e di averle poi consegnate al movimento.
I carabinieri di Vergato nell’ascoltare decine di testimoni hanno registrato una trentina di casi di persone che hanno realmente firmato di proprio pugno, ma che lo hanno fatto tra il 10 e il 12 ottobre a Roma, in occasione della manifestazione “Italia a 5 Stelle” organizzata al Circo Massimo.
Secondo la legge che regolamenta il settore si tratterebbe di un’irregolarità  visto che la norma prevede che le firme possano essere raccolte soltanto nella circoscrizione di residenza e alla presenza di un pubblico ufficiale.
Non è finita perchè, sempre dagli interrogatori, sono emersi casi di gente che ha riconosciuto la propria firma, ma che afferma di «non avere mai sottoscritto per il movimento» e, più in generale, di non avere l’abitudine di «firmare ai banchetti». Anomalie che si completano infine con gli episodi di firme raccolte da singoli militanti.
Lo hanno fatto, ad esempio. Fiorini e Maracina che si sono rivolti a colleghi, vicini di casa e amici in assenza di certificatori.
Entrambi ricordano bene l’interrogatorio di pochi mesi fa, quando i Carabinieri hanno bussato alla porta.
«Sono venuti in casa mia in due – racconta la signora – Io ero a letto malata, per cui mi ricordo che ad aprire la porta è stato mio figlio. Con tutte le truffe che si sentono in giro non mi fidavo che fossero proprio i Carabinieri, così ho telefonato in caserma e mi hanno confermato che era tutto vero. Mi hanno spiegato che era in corso un’indagine sul Movimento 5 Stelle per firme false alle regionali 2014».
Dopo qualche giorno, prosegue la signora, «i Carabinieri sono tornati col foglio, mostrandomi la mia firma: era molto simile alla mia, però non era la mia e tra l’altro sotto la mia non c’era la firma di mio figlio».
Particolare che l’ha particolarmente colpita:
«Le uniche volte che ho firmato per il Movimento con me c’era mio figlio, perchè siamo sempre insieme, ma nel foglio che mi hanno mostrato la sua firma sotto la mia non c’era, neanche nei fogli successivi».
Anche le date non coincidevano: «Non era possibile avessi firmato: sono tornata dall’Inghilterra nel marzo del 2015, me lo ricordo perchè ho rinnovato il passaporto». Poi c’era la questione della calligrafia.
«La lettera “g” – prosegue la signora – io la faccio in maniera molto particolare e la “a” la lascio aperta, e faccio dei tondini sulle “i”, c’erano dei dettagli che non tornavano. Così ho firmato un foglio in cui dicevo: assomiglia molto alla mia firma, ma non è la mia».
Come per Palermo, insomma, le firme false del MoVimento 5 Stelle stanno per scoppiare in mano al partito di Grillo anche a Bologna.
Qui a rischiare è Massimo Bugani, che ha per giorni negato qualsiasi coinvolgimento del M5S nel caso e ha accusato gli ex attivisti di aver complottato per una vendetta: particolare smentito dai protagonisti come Andrea Defranceschi ma anche, tutto sommato, irrilevante: quello che conta è l’azione della magistratura, non da cosa sia scaturita.
Soprattutto: rispetto a Palermo, dove i fatti risalgono al 2012 e il reato si prescrive nel 2017, qui siamo perfettamente in tempo per arrivare al processo.
Tra i circa 150 firmatari sentiti dai carabinieri di Vergato, tanti si sono detti «assolutamente sicuri» che quella fosse la loro firma, ma poi hanno riempito i verbali di «non ricordo» quanto è stato chiesto loro dove avessero firmato e se nelle foto mostrate riconoscessero i certificatori.
A quanto pare le poche firme considerate false, perchè disconosciute da presunti sottoscrittori, sono state poi autenticate da Negroni. A Piazza viene invece contestato di aver certificato firme apposte in sua assenza.

(da “NextQuotidiano”)

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