Destra di Popolo.net

DELUSIONE NEL DIRETTORIO M5S: “SCELTE DELLA RAGGI FATTE PER DISPERAZIONE”

Ottobre 1st, 2016 Riccardo Fucile

“VIRGINIA NON HA PIU’ SCUSE”… SOLO DI MAIO E DI BATTISTA PLAUDONO PER CONVENIENZA

A nomine annunciate, l’effetto è stato prima di sorpresa, poi di disappunto.
La fronda ortodossa del M5S, la più critica verso l’operato di Virginia Raggi, rappresentata all’interno del direttorio da Roberto Fico, Carlo Sibilica e Carla Ruocco, è costretta a inghiottire in silenzio le scelte della sindaca di Roma.
Il rispetto che devono a Beppe Grillo, che ha chiesto di non commentare i fatti di Roma, li costringe a non rilasciare dichiarazioni.
Non vogliono e non possono, perchè ora è tempo di ricucire, o almeno provare a farlo. Le uniche parole sono quelle, abbastanza freddine, concordate giorni fa e che riflettono la linea dettata dal capo politico e dallo staff della Casaleggio: «Sono scelte di Virginia, la responsabilità  è sua».
Parole che, però, lette in controluce rivelano l’isolamento di Raggi nel Movimento.
I vertici non vogliono più immischiarsi, perchè non vogliono essere travolti da eventuali fallimenti a Roma.
Anche Ruocco, nelle ultime settimane esplicita nei j’accuse a Raggi, si limita a confidare a chi le ha parlato che «è un bene che la sindaca abbia finalmente trovato gli assessori, adesso non ha più scuse».
Gli unici due a lasciare apertamente un margine di credito a Raggi sono non a caso Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, i membri del direttorio blindati dall’asse saldato con Grillo e Davide Casaleggio e rilanciati dal palco di Italia a 5 Stelle. Andrea Mazzillo e Massimo Colomban «sono persone che ha scelto Virginia, spero siano quelle giuste e facciano il bene della città ».
Nel gioco delle parti è Di Battista a dare forza a Raggi, confermandole «la massima fiducia», seguito da Di Maio che sembra apprezzare soprattutto il nome di Colomban: «Ho avuto modo di conoscerlo. È un grande segnale offrire a un imprenditore del Veneto che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo la sfida del risanamento delle Partecipate di Roma».
Peccato però che non la pensino allo stesso modo gli altri esponenti dell’organo di governo del M5S e gran parte degli attivisti romani che hanno invaso di commenti chat e social network nelle ultime ore.
Dopo un mese di attesa e il triplice pasticcio di un assessore – Marcello Minenna, che se ne va sbattendo la porta, un altro, Raffaele De Dominicis, costretto a lasciare dopo 24 ore, e l’ultimo che si sfila per non farsi impallinare dalle faide interne al M5S – le aspettative erano altre.
«La sensazione – ragiona un membro del direttorio che chiede l’anonimato – è di scelte fatte per emergenza, quasi per disperazione»
Non piacciono i profili, le competenze «non del tutto adeguate» alla gigantesca prova di Roma.
Non piace che Raggi abbia rivendicato di aver puntato «su due militanti qualificati», andando contro tutta la storia recente del Movimento.
Sono nomine che hanno il sapore dello spoils system tanto caro ai vecchi partiti e tanto criticato dal M5S che aveva annunciato solo nomi di prestigio, esperti, tecnici, scelti in base al curriculum. Così non è stato.
Colomban conferma la partecipazione diretta della Casaleggio nel casting della giunta. Amico di Gianroberto, è a capo della Confapri, un’associazione di imprenditori che raduna nel suo Think Thank alcuni grillini come Vito Crimi e il veneto Davide Borrelli, a sua volta braccio destro di Casaleggio Jr nell’associazione Rousseau. Inoltre, nel 2010 è stato candidato con una lista a sostegno dell’attuale governatore leghista Luca Zaia.
«E poi cosa ne sa un imprenditore veneto di società  partecipate romane?» si chiede un altro membro del direttorio.
Non va meglio per Mazzillo. Anzi: «Tutto questo tempo e alla fine fai una scelta che sa di ripiego? Uno che si è candidato prima con Marchini, poi con il Pd, infine con noi, nascondendoci che era stato con Veltroni?».
Anche sui suoi titoli c’è grande scetticismo ai vertici del M5S e tra i parlamentari: «Stiamo parlando della città  con un debito di 13 miliardi. E pensare che avevamo Minenna…».
Oggi Di Maio, Ruocco, Fico e Sibilia si incontreranno, senza Di Battista, a Mirandola, in occasione dell’inaugurazione di una palestra distrutta dal sisma e ricostruita grazie a 420mila euro avanzati dalla campagna elettorale del 2013.
Sono le prove generali di una fragile pacificazione.
A sorpresa, potrebbe spuntare anche Grillo. Per la foto di famiglia: il patriarca e i suoi figli che sorridono ai flash con le fauci pronte ad azzannarsi a vicenda.

Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)

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E ALLA FINE IL CINQUESTELLE SCARABEL E’ COSTRETTO A DIMETTERSI DA CAPOGRUPPO IN REGIONE VENETO

Settembre 30th, 2016 Riccardo Fucile

AVEVA NEGATO DI AVER SCRITTO SU CARTA INTESTATA DEL GRUPPO PER FARSI TOGLIERE UNA BANALE MULTA… I COLLEGHI LO SCARICANO DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLE LETTERE CHE DIMOSTRANO CHE AVEVA MENTITO… OVVIAMENTE RESTA CONSIGLIERE, ALLLO STIPENDIO NON SI RINUNCIA

Ha provato a resistere per qualche giorno, ma alla fine Simone Scarabel, consigliere in Regione Veneto dei Cinque Stelle, ha capitolato. ù
E si è dimesso dall’incarico di capogruppo, perchè le polemiche seguite alla lettera che aveva scritto nel tentativo di farsi togliere una multa da autovelox avevano raggiunto preoccupanti livelli di guardia.
Non è bastato che ammettesse tardivamente (dopo averlo negato per due giorni)   la leggerezza di aver usato la carta intestata del Movimento per chiedere, avvalendosi del suo status di consigliere regionale, tutta la documentazione riguardante l’apparecchio elettronico che lo aveva immortalato mentre correva sulla strada Romea a 113 chilometri all’ora.
Non è bastato neppure che, pentito dal clamore, avesse poi annunciato pubblicamente che la multa era stata onorata per evitare strumentalizzazioni.
Alla fine, quando il testo della lettera scritta ai sindaci di Arzergrande e Codevigo è finita sui giornali e in rete, ha dovuto arrendersi.
E così al suo posto, come capogruppo, è tornato Jacopo Berti, ex candidato alla poltrona di governatore nelle elezioni che nel 2014 hanno decretato il secondo mandato di Luca Zaia.
Scarabel, 34 anni, trevigiano di Maserada sul Piave, si definisce sul sito della Regione Veneto “da sempre interessato alle tematiche ambientali e alla lotta contro lo sperpero di soldi pubblici”.
Ma quella multa notificata dalla polizia municipale evidentemente lo aveva indispettito. Tanto da scrivere a sindaci e assessori competenti, non solo per farsi togliere la multa, ma anche per chiedere l’accesso agli atti previsto dalle leggi.
Un modo per controllare la funzionalità  degli apparecchi e la loro rispondenza ai piani urbani della sicurezza stradale.
Ma lo faceva in quanto automobilista beccato dall’occhio elettronico o in quanto rappresentante del popolo veneto in consiglio regionale?
In entrambe le vesti, era stata la risposta data a uno dei sindaci che ha svelato la commistione tra pubblico e privato.
La vicenda risale allo scorso giugno, più o meno quando Scarabel è diventato presidente del gruppo consiliare, in base alla regola dell’alternanza del M5S.
Ma è stata svelata solo qualche giorno fa da Il Gazzettino.
Nel tratto di strada controllato dall’autovelox il limite di velocità  è di 90 chilometri all’ora. Scarabel procedeva a 113 chilometri all’ora. Uscita la notizia, Scarabel si è limitato a dire di aver fatto ricorso con un avvocato contro la multa, smentendo di aver scritto su carta intesta dal M5S.
Ma la versione riduttiva di Scarabel è poi stata smentita dalla pubblicazione delle lettere scritte personalmente ai sindaci interessati.
E così anche i fedelissimi del Movimento lo hanno scaricato.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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ROMA A RISCHIO DEFAULT: LA RELAZIONE DELL’UOMO DEI CONTI PRIMA DI LASCIARE LA RAGGI ALLE SUE MENZOGNE

Settembre 29th, 2016 Riccardo Fucile

E IL GRANDE STATISTA DI MAIO COMPLETA L’OPERA: “SE UN BUROCRATE SE NE VA TANTO MEGLIO”, SALVO POI CORRERE DIETRO A TUTTI I BUROCRATI DISPONIBILI PER RIEMPIRE LE CASELLE VUOTE

C’è una relazione che fa tremare il Campidoglio.
Si trova sul tavolo del sindaco ed è stata lasciata dal Ragioniere generale del comune di Roma, Stefano Fermante, il quale ha rimesso il mandato nelle mani di Virginia Raggi: lettera protocollata il 28 settembre.
In realtà  Fermante aveva già  rimesso il suo mandato nella seconda metà  di luglio, ma da allora non sarebbe mai stato convocato dal primo cittadino, così all’inizio di questa settimana ha nuovamente rimesso l’incarico non senza consegnare un report sullo stato dei conti capitolini: “Così non ci sono le condizioni per lavorare”, avrebbe detto Fermante a persone a lui vicine.
L’immagine della Capitale che viene fuori dal dossier è di una città  sull’orlo del default, con debiti delle società  partecipate che si vanno sommando di giorno in giorno.
Luigi Di Maio contrattacca: “Se un burocrate se ne va, c’è da essere contenti”.
Tuttavia le criticità  innegabili ereditate si aggiungono alla situazione attuale di stallo in cui versa il Comune da oltre 100 giorni e tutto ciò pesa in vista della legge di bilancio. La scadenza non è dietro l’angolo, ma non è neanche lontanissima.
Entro il 31 dicembre i Comuni devono redigere ed approvare il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario successivo e il bilancio triennale di previsione.
Si tratta di un passaggio nevralgico e obbligatorio perchè in questo documento l’amministrazione indica quali risorse finanziarie intende reperire e come intende utilizzarle.
Non rispettarlo vuol dire andare incontro alla scioglimento del Consiglio comunale e al commissariamento.
A pesare oggi è anche l’assenza dell’assessore al Bilancio. Per questo con le dimissioni di Fermante, alcuni esponenti politici hanno paventato il concreto rischio del secondo commissariamento consecutivo per il Campidoglio.
È stata l’ennesima giornata caotica. Mentre in consiglio comunale si discuteva la mozione per ritirare la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024, con bagarre annessa, il Campidoglio a notizia ormai diffusa ha fatto trapelare che invece non risultavano al sindaco le dimissioni del ragioniere generale, che “è regolarmente al lavoro”. “L’ennesima bugia”, dicono le opposizione.
È probabile che il primo cittadino abbia voluto giocare sulla differenza sottile, in punta di diritto, che c’è tra “rimettere il mandato” e di dimissioni.
Il dato politico ma soprattutto pratico è il caos che vi è in Campidoglio.
“I conti di Roma sono in balia degli eventi — dice Alessandro Onorato, consigliere della Lista Marchini — nessuno si sta occupando dell’assestamento di bilancio. Un ragioniere generale serio e onesto, nel momento in cui non ha una linea politica chiara, siccome su di lui pesano le responsabilità  dei conti della Capitale, è evidente che mette in allarme il primo cittadino e poi se non ha le risposte si dimette”. Interviene anche Stefano Fassina, di Sinistra italiana, esperto di economia: “Rischiamo o di fare un bilancio improvvisato che non corrisponde alle priorità  della città  oppure rischiamo addirittura di arrivare all’esercizio provvisorio”. “Altro capolavoro Raggi-Grillo”, dice il Pd.
Il Campidoglio — si apprende in serata – starebbe già  pensando al sostituto di Fermante: il suo omologo della città  metropolitana di Roma Capitale Marco Iacobucci. Contatti ci sarebbero già  stati, ma visti i precedenti di annunci e smentite è meglio glissare.
Sta di fatto che bisogna fare in fretta poichè, secondo il Testo unico degli Enti locali, se il bilancio di previsione non è approvato dal Consiglio comunale nei tempi previsti dalla legge (cioè il 31 dicembre), il Consiglio comunale è sottoposto a procedimento di scioglimento e il Comune è sottoposto a gestione provvisoria.
La capacità  di un’amministrazione locale di programmare investimenti e spese senza assessore al Bilancio e senza il responsabile del servizio finanziario, è decisamente limitata.

(da “Huffingtonpost”)

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IL GRILLINO MULTATO PARTE SECONDA: ECCO LA CARTA INTESTATA DEL GRUPPO CHE HA USATO PER FARSI TOGLIERE L’AMMENDA

Settembre 29th, 2016 Riccardo Fucile

“TUTTO FANGO” AVEVA SCRITTO SCARABEL, POI IL POST E’ SCOMPARSO SOSTITUITO DA UN ALTRO IN CUI DICE DI AVER PAGATO LA MULTA (DOPO ESSERE STATO BECCATO DAL “GAZZETTINO DI VENEZIA”)

Simone Scarabel, il consigliere regionale e capogruppo del Movimento 5 Stelle in Veneto beccato dall’autovelox sulla Romea, ha annunciato di aver pagato giusto ieri la multa per eccesso di velocità .
Fino alla sera prima sosteneva di aver solo fatto un ricorso al giudice di pace tramite l’avvocato, glissando sulle due lettere scritte su carta intestata del gruppo consiliare inviate ai sindaci di Codevigo (dove è stato multato) e di Arzergrande (dove ha sede il comando della polizia locale) per farsi annullare il verbale.
Oltre alla richiesta di annullare la multa, il consigliere regionale del M5s aveva però inviato anche un’altra lettera, in data 22 agosto, sempre su carta intestata del gruppo, per avere una serie di documenti, il cosiddetto “accesso agli atti”. In quanto consigliere regionale ha fatto 34 richieste.
E proprio il punto 34 è una “perla”: «Si fa presente, per quanto all’art. 97 della Costituzione “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità  dell’amministrazione”, le cui inadempienze sono state condannate dalla Cassazione».
Cosa avrà  voluto dire Scarabel?

(da agenzie)

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NELLA CASERMA CINQUESTELLE, GRILLO FA SUONARE IL SILENZIO

Settembre 27th, 2016 Riccardo Fucile

“RINGRAZIO I PORTAVOCE CHE NON COMMENTERANNO LE VICENDE DI ROMA”

Tutti zitti, Grillo fa calare il silenzio su Roma.
Con un irrituale e significativo tweet, il capo politico del Movimento 5 Stelle ha chiesto ai parlamentari di non commentare le vicende romane
“Ringrazio di cuore tutti i portavoce M5S che non faranno nè dichiarazioni nè interviste su Roma nei prossimi giorni. Grazie di cuore a tutti”, ha scritto il fondatore del M5S nel giorno in cui è tramontato anche il nome di Salvatore Tutino per l’assessorato al Bilancio a Roma, assessorato che così rimane ancora vacante.
Grillo così prova a evitare che i contrasti e i dubbi di alcuni membri del Movimento finiscano sugli organi di stampa.
Dopo Italia 5 Stelle a Palermo l’intenzione del leader è quella di rilanciare l’immagine unitaria dei grillini.
In questo senso, dichiarazioni o inviti polemici come quello di Roberta Lombardi che pochi giorni fa aveva chiesto al sindaco di Roma Virginia Raggi di pubblicare “i pareri dell’Anac in suo possesso sulle nomine di Marra e Romeo”, sono da evitare.
A proposito di Tutino, “era solo una tra le persone che abbiamo visto, tra i possibili candidati. A breve avrete il nome”, ha detto Raggi lasciando la commissione istruzione del Senato.
“Richiamo di Grillo da buon padre di famiglia”. Ognuno sa cosa deve fare dei propri pensieri… Quello di Grillo è un modo per dire ‘andiamo avanti'”. Così la capogruppo 5 stelle alla Camera, Laura Castelli, risponde, a margine di una conferenza stampa a Montecitorio, a chi le chiede dell’invito di Grillo a non fare dichiarazioni su Roma.
Un richiamo insomma da “buon padre di famiglia” visto il suo ruolo “di garante del Movimento, da sempre”.
E rispetto alla situazione in Campidoglio, taglia corto: “Di Roma si occupa Virginia e credo lo stia facendo bene”.

(da agenzie)

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“IL NUOVO REGOLAMENTO M5S E’ L’ENNESIMA PAGLIACCIATA”: SERENELLA FUCKSIA ATTACCA LE NORME LANCIATE DA GRILLO

Settembre 27th, 2016 Riccardo Fucile

L’EX SENATRICE: “SI DICA DA CHI E’ FINANZIATO IL MOVIMENTO, COME SONO GESTITI I CONTI BANCARI, QUANTO SIANO FALSE LE RENDICONTAZIONI DEI PARLAMENTARI”… “PARLANO DI ETICA E DIRITTI, NON SAREBBERO CAPACI NEANCHE DI SCRIVERE UN REGOLAMENTO DI CONDOMINIO”

“Già  concepire un regolamento retroattivo è aberrante. Ma la verità  è che siamo di fronte all’ennesima inutile pagliacciata di un Movimento che è già  esploso. Grillo sta provando disperatamente a tenere insieme i pezzi, ha perso il bandolo della matassa”. Un giudizio durissimo quello della senatrice Serenella Fucksia – eletta con i cinquestelle ma poi espulsa a fine dicembre 2015 e passata al Gruppo Misto – sul nuovo regolamento del M5s che prevede nuove norme per sospendere o espellere i dissidenti.
Beppe Grillo, dopo essersi riconfermato capo del Movimento alla festa di Palermo, ha aperto oggi sul suo blog il voto agli iscritti sulle nuove regole.
Gli attivisti avranno un mese di tempo per votare tre quesiti, uno dei quali riguarda appunto le nuove sanzioni per chi deraglia.
La proposta del capo è quella di eliminare le espulsioni online, demandando la decisione a un collegio di probiviri (3 parlamentari proposti da Grillo e votati dalla Rete) e incaricando un comitato d’appello (altri tre, due nominati dagli iscritti e uno dal consiglio direttivo del M5s) di confermarla o annullarla. Si può scegliere, inoltre, se prolungare le sospensioni fino a due anni o, nei casi più gravi, a tempo indeterminato.
Un’ipotesi che bloccherebbe in ogni caso la ricandidatura del sindaco di Parma, al punto che il nuovo regolamento è già  stato ribattezzato “anti-Pizzarotti”.
Infine Grillo riserva per sè un “potere di grazia” finale: potrà  decidere se annullare le sanzioni o sottopore la “sentenza” al voto online.
“Vige la solita incompetenza, iprocrisia e cialtronaggine del M5s – attacca Fucksia –   È ridicolo che facciano campagne pro-Costituzione o si ergano a paladini del diritto quando non sono in grado nemmeno di avere il concetto di che cosa sia il diritto. Non potrebbero scrivere neanche un regolamento di condominio. È tutto strumentale, mediatico e ad personam. L’ennesima fuffa di una storia fondata sulle balle e che si concluderà  con le balle purtroppo. Molti sono ancora gli illusi, molti i disillusi e saranno sempre di più”.
E continua, prendendo a prestito il neologismo coniato dal giornalista Enrico Mentana:   “Il grillismo si è trasformato in grullismo e quelli che in Parlamento dovevano essere persone critiche e pensanti sono diventati analfabeti funzionali e ‘webeti’. Le uniche cose da notare in positivo sono le occasioni di ilarità  che il Movimento genera. Facciano invece finalmente trasparenza, si cominci a dire chi ha finanziato il M5s, come sono gestiti gli Iban per i grandi eventi, come sono utilizzati i fondi dei gruppi parlamentari, quanto siano farlocche le loro rendicontazioni”.
“Il marchio del Movimento è di proprietà  di Grillo – conclude la senatrice espulsa – e già  questo è antitetico alla democrazia. È un movimento eterodiretto, telecomandato. I gruppi di potere di Roma, Milano e Napoli, cercano di salvaguardare i loro spazi di potere, di nomina, in definitiva le poltrone. L’etica non ce l’ha più nessuno, quelli ancora in buona fede sono pochissimi. Il M5s è stato una grande opportunità , ma è già  naufragata”.

(da “La Repubblica“)

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GRILLO SI RIPRENDE ANCHE IL BLOG E VARA LA NORMA ANTI-PIZZAROTTI

Settembre 27th, 2016 Riccardo Fucile

PER IL SINDACO SOSPENSIONE FINO A 24 MESI… NELLO SFONDO LA LOTTA AZIENDALE PER IL CONTROLLO DEGLI UTILI DEL BLOG

Logico che quella frase rimasta intatta tra la bozza originaria e quella modificata del «Non-Statuto», oggi suoni quasi come una excusatio: «Il M5S non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro».
Se non lo è, gli assomiglia sempre di più.
Al punto che anche il M5S si doterà  di un collegio dei probiviri, sorta di tribunalino, composto da tre parlamentari, che avrà  il compito di giudicare i candidati e gli eletti dei 5 Stelle, di sospenderli e di espellerli.
Rappresenta il primo grado di giudizio ed è forse la più importante novità  introdotta dalle modifiche allo statuto e al Regolamento che da oggi e per un mese gli attivisti iscritti al blog di Beppe Grillo potranno votare.
Viene introdotto un filtro che mette una distanza in più dalla piazza online che finora ha sempre decretato l’epurazione dei grillini.
L’iter processuale avrà  più fasi: decideranno i probiviri, poi si esprimerà  il comitato d’appello. In caso fosse in disaccordo con la sentenza, l’ultima parola spetterà  al capo politico del M5S, cioè Grillo, che avrà  potere di grazia e potrà  ammorbidire la pena, annullarla o rimettere la decisione al voto online.
Solo in questo caso gli attivisti verranno chiamati ad rivolgere il pollice all’insù o in basso.
Il ritorno di Grillo come capo , rimarcato dal leader stesso sul palco di Palermo, viene confermato anche sul versante più aziendale nel nuovo Regolamento.
Il simbolo di cui Beppe è il garante resta saldo nelle sue mani, abbinato all’omonima associazione registrata presso lo studio legale genovese del nipote Enrico.
Il comico riprende anche ad avere più potere sul blog che progressivamente separerà  i propri contenuti da quelli del sito del M5S.
Davide Casaleggio continuerà  a essere il gestore, verificando anche i requisiti per le iscrizioni, «ma su incarico – è scritto – del capo politico».
Una mossa che sembra dare quasi ragione al libro Supernova, di due ex 5 Stelle, che ricostruisce il clima di sospetti tra Grillo e i Casaleggio proprio a proposito della gestione del blog.
Alle modifiche del Regolamento, il M5S è stato obbligato dalla pioggia di ricorsi, degli espulsi, persi in Tribunale.
Ed è proprio in merito alle espulsioni che salta subito agli occhi il passaggio che in tutto e per tutto interesserà  il principe dei ribelli grillini, Federico Pizzarotti.
Gli attivisti sono chiamati a scegliere tra due bozze: una contiene le espulsioni, l’altro no. La prima prevede che il periodo di sospensione possa durare un anno dal momento dell’invio delle controdeduzioni.
Il sindaco di Parma le ha inviate subito, lo scorso maggio, senza mai ricevere una risposta.
La seconda bozza, senza espulsioni, prevede la sospensione fino a 24 mesi. Un tempo che comprometterebbe la campagna elettorale di Pizzarotti per le comunali del maggio 2017.
La novità  viene letta in chiave anti-sindaco anche dal legale di alcuni espulsi, Lorenzo Borrè, per il quale però sussiste l’impossibilità  di una «efficacia retroattiva».
Secondo l’avvocato restano i problemi procedurali segnalati dalle sentenze dei giudici, mentre alcune clausole sono «macroscopicamente nulle» come quella che sancisce l’espulsone «di chi pubblicamente definisce ingiusto il provvedimento disciplinare».
Un altro tentativo di evitare scontri attraverso i giornali.

Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)

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UNO NON VALE UNO: NEL M5S LA FORMALIZZAZIONE DEL CAPO POLITICO

Settembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

AL VIA IL VOTO PER MODIFICARE REGOLAMENTO E NON STATUTO

L’ufficializzazione del “capo politico” del Movimento 5 Stelle. Ovvero Beppe Grillo. E l’istituzione di un collegio di probiviri e di un comitato d’appello.
Sono alcune delle modifiche proposte da Grillo sul suo blog
Domani 27 settembre 2016 iniziano le votazioni per consentire a tutti gli iscritti del MoVimento 5 Stelle di decidere se e quali modifiche apportare al Non Statuto e al Regolamento del MoVimento 5 Stelle.
Le votazioni inizieranno tra 24 ore a partire dalla pubblicazione di questo post e si chiuderanno il 26 ottobre 2016 per permettere alla stragrande maggioranza degli iscritti del MoVimento 5 Stelle di partecipare alle decisione sulla modifica delle nostre regole comuni.
La prima modifica appare a pagina 1 del Regolamento:” la procedura di identificazione ed accettazione viene effettuata dal gestore del sito incaricato dal capo politico del MoVimento 5 Stelle”.
Si propone così di formalizzare la figura del capo politico.
Un ruolo che automaticamente definisce la fine dell’ “uno vale uno”, slogan che ha accompagnato i grillini fin dalla nascita del Movimento.
Lo stesso Beppe Grillo, durante Italia a 5 Stelle a Palermo, aveva annunciato il suo “rientro” da leader, dopo il passo “di lato” fatto in passato anche con la nomina del Direttorio. “Sapete una cosa, sono rientrato! Avevo fatto un piccolo passo indietro con Gianroberto. Lui ci ha rimesso la vita. Io ho l’ulcera, ma resisto. Se devo fare il capo politico, lo farò”, ha detto il fondatore sabato scorso dal palco davanti alla platea.
“Io prenderò le decisioni, perchè alla fine qualcuno deve prenderle, prima ci pensava Casaleggio e le prendevamo insieme. Adesso sono solo, ma ci sono a tempo pieno e non farò nessun passo di lato”, ha aggiunto. Detto fatto, quindi.
Non solo: un’altra delle modifiche proposte al Regolamento è l’introduzione di un collegio di probiviri e di un comitato d’appello, scelte mediante un’assemblea con votazione online.
Con o senza espulsioni.
L’obiettivo principale della modifica dello Statuto M5s è quello di modificare le procedure delle espulsioni.
Il M5s chiede agli iscritti di indicare in modo più dettagliato i comportamenti sanzionabili prevedendo sanzioni differenziate e gli chiede di votare per decidere se attribuire la decisione a un organo terzo composto da portavoce, oppure lasciando a Grillo, in qualità  di garante del M5S, le sole facoltà  di annullare le sanzioni e di sottoporre la decisione ad una votazione on line degli iscritti.
Grillo chiede inoltre il voto sul blog anche per “consentire a tutti gli iscritti del M5s di proporre in futuro modifiche al testo del Regolamento”.
Per quanto riguarda però le espulsioni, il blog chiede agli iscritti di dire se intendono lasciare il regolamento così com’è (al punto numero 4 prevede che “gli iscritti al M5s sono passibili di espulsione” e indica 3 fattispecie) o adottare una nuova versione del regolamento sempre con le espulsioni oppure senza.
Nel primo caso si prevede comunque che si possano applicare, “in casi meno gravi, altre sanzioni (richiamo e sospensione sino a dodici mesi).
Nella versione del regolamento che non prevede espulsioni, vengono identificate come sanzioni disciplinari il “richiamo, la sospensione sino a 24 mesi e, nei casi di perdita dei requisiti di iscrizione, la sospensione a tempo indeterminato”.
I quesiti della votazione sono tre. Ogni iscritto è chiamato a decidere se – vuole modificare il Non Statuto con il nuovo testo aggiornato – vuole modificare il Regolamento del MoVimento 5 Stelle con uno dei due testi proposti – nel caso si modifichi il Regolamento, quale dei due testi proposti preferisce utilizzare.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A ROBERTA LOMBARDI: “DI BATTISTA E DI MAIO COMUNICATORI, NON LEADER”

Settembre 26th, 2016 Riccardo Fucile

“IO E QUELLI DELLA PRIMA ORA BADIAMO ALLA SOSTANZA”

Non si può dire che Roberta Lombardi non abbia il coraggio di parlare con franchezza.
Di recente, hanno fatto scalpore la definizione di Raffaele Marra come del «virus che ha infettato il Movimento» e l’invito alla sindaca Virginia Raggi a «pubblicare i pareri dell’Anac».
Ora, a Palermo, è stata tra gli organizzatori della manifestazione «Italia a 5 Stelle», ma non rinuncia a parlare chiaro. Anche con durezza (anche se sul palco, vicino a Grillo, si commuove).
E lo fa a partire proprio dalla Raggi.
Lei ha preso le distanze da alcuni atti della sindaca Raggi. Che rivendica autonomia. Fino a dove può arrivare questa autonomia ?
«A Roma c’è il Movimento 5 Stelle e c’è il sindaco di Roma, sono su due strade diverse. Per ora procedono su binari paralleli: speriamo che prima o poi le due strade si incontrino e finiscano per coincidere».
Lei è stata molto dura con Raggi. Ne ha pagate le conseguenze nel Movimento?
«Ma no, non ho pagato alcuna conseguenza».
Grillo è tornato capo politico e ha sciolto il Direttorio.
«No, non mi risulta che abbia sciolto il Direttorio. E Grillo ha sempre avuto un ruolo politico, sin dall’inizio».
Anche il Direttorio però ha assunto un ruolo politico
«All’inizio no. Il direttorio è stato creato il giorno dopo l’assedio dei fuoriusciti a casa di Grillo. Lui disse: d’ora in poi questi problemi ve li vedete voi. E quindi è servito soprattutto da filtro tra Beppe e questi problemi. E ha avuto soprattutto un ruolo di comunicazione. Poi è vero che con il tempo si è creato un po’ un equivoco e certe uscite comunicative sono diventate politiche. E dunque sbagliate».
Come quella del governo di scopo, di Di Battista?
«Sì, è stata un’uscita sbagliata. Mentre è stato giustissimo difendere e imporre la questione del reddito di cittadinanza. Ma in quel caso era diverso, su quel tema ci abbiamo lavorato».
La comunicazione è diventata predominante. Da Roberto Fico, che è nel direttorio, sono arrivate critiche molto forti. Ha parlato di «vippaggine inutile», di troppi selfie e post celebrativi.
«Diciamo che c’è un prima e un dopo. Ci sono quelli che sono arrivati prima del 2012, cioè la vittoria di Parma: io, Carla Ruocco, Paola Taverna e Roberto Fico. E ci sono quelli arrivati dopo».
La vecchia e la nuova guardia.
«Quell’anno è stato un po’ spartiacque. Noi badavamo soprattutto alla sostanza, al lavoro di squadra. Chi è arrivato dopo spesso ha fatto prevalere la comunicazione alla sostanza. Il problema è che talvolta, per la fretta di comunicare, un po’ alla Renzi, butti il cuore oltre l’ostacolo e dici cose che non rappresentano il Movimento».
Di Maio e Di Battista sono i nuovi leader politici del Movimento, insieme a Grillo?
«Ognuno di noi sa fare bene delle cose. È il metodo di Beppe, quello di assegnare a ciascuno un compito, magari senza neanche un incarico ufficiale. Di Maio e Di Battista, sono bravi a comunicare ed è giusto che vadano in tv. Ma non hanno un ruolo politico».
L’unico leader politico è Grillo?
«Tra noi deve valere il lavoro collettivo. Per essere leader occorre l’autorevolezza. E per ora quella c’è l’ha solo Beppe».
E Davide Casaleggio?
«La sua figura è molto importante ed è legata soprattutto alla gestione del blog. E poi è figlio di Gianroberto ed è grazie a lui se ci vediamo tutti gli anni in una grande manifestazione. Io adoro tutti i Casaleggio».

Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)

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