Settembre 26th, 2016 Riccardo Fucile
HAI VOLUTO LA BICICLETTA? ORA PEDALA… INUTILE PRENDERSELA COI “PIANI ALTI” QUANDO ORA CI SONO LORO
L’idea di una “rivoluzione normale e gentile” propugnata a Palermo da Virginia Raggi andrebbe spiegata
meglio al drappello di ultras nevrastenici che a quel meeting ha aggredito a manate e parolacce alcuni giornalisti in quanto giornalisti, dunque servi dei poteri forti.
La difesa della categoria in quanto tale è molto poco interessante. Detto che ci sono giornalisti bravi, altri meno bravi, altri così così, si è già detto tutto il necessario, ed è abbastanza superfluo aggiungere che è bene non picchiarli, specialmente i meno bravi che sono quelli che dovrebbero stare più a cuore ai veri rivoluzionari
Interessante, invece, sarebbe capire come si sostanzia e dove va a parare, politicamente e culturalmente parlando, quella particolare e delicata branca dell’ostilità alle “caste” (quelle vere e quelle presunte) che è l’odio per i giornalisti: uno dei caposaldi del grillismo.
Partito, nella migliore delle ipotesi, come critica radicale di un sistema mediatico giudicato speculare al potere, autoreferenziale, distante “dai veri problemi dei cittadini”, minaccia di assumere, strada facendo, venature putiniane mano a mano che il Movimento si avvicina alla stanza dei bottoni
Come è inevitabile che sia, l’aumento delle responsabilità amplifica la pressione mediatica: se Raggi fosse solamente una giovane avvocata, vivrebbe serena.
Ma è diventata sindaco della capitale d’Italia, e dunque eccola investita da uno tsunami di parole e immagini che è certamente molto faticoso da reggere dal punto di vista umano, ma ha come unico “mandante” la voglia (e il diritto) dell’opinione pubblica di sapere come vanno le cose in Campidoglio.
Questa pressione non è sempre corretta e non sempre fedele al suo mandato: ho scritto pochi giorni fa che trovavo inutile e orribile l’assedio di cronisti sotto l’abitazione privata di Virginia Raggi, e l’ho scritto su questo giornale, non su un blog corsaro, perchè la stampa – stavo per dire: la democrazia – è abbastanza forte da sapersi contraddire.
Ci si domanda: è il Movimento abbastanza forte da sopportare di essere contraddetto? O insegue un modello (metà ridicolo, metà inquietante) di autarchia mediatica che pretende di autorappresentare (come fanno i regimi, e solamente i regimi) le proprie azioni?
Se la pietra di paragone deve essere il blog di Grillo, anche tralasciando ogni polemica sull’autorevolezza degli interventi (che pure conta), il livello di aggressività , disprezzo degli altri, superficialità dei giudizi, è perfino al di sotto di quello di molte gazzette politiche che usano l’insolenza e l’approssimazione come il pane.
La violenza verbale di piazza e di blog, dunque pubblica, contro gli avversari politici, contro chiunque governi e i suoi presunti “servi” è fin dal primo momento, dalle parti di Grillo, un piatto forte.
Non è mobbing mediatico anche quello, con i suoi rosari di vaffanculo?
Che cosa ha di migliore, di più virtuoso, soprattutto di più “vero”, quel modo di riferirsi al mondo e alle persone, rispetto al sistema dell’informazione così come è, con tutte le sue nefandezze e le sue omissioni
Sarebbe interessante capire quale genere di “informazione” il Movimento avrebbe gradito oppure autoprodotto, sulle vicende romane, nel caso gli odiati “poteri forti”, e i loro servi con taccuino e telecamera, fossero messi finalmente a tacere.
Che le liti interne siano state amplificate e teatralizzate è possibile, ed è un difetto tipico dei media, che tendono all’enfasi, d’altra parte, anche quando si occupano di quisquilie, figuriamoci della Giunta di Roma.
Ma sono venuti fuori – grazie ai media – anche errori marchiani, interferenze politiche (vincenti) della eterna destra romana, goffaggini, gelosie, immaturità : non si dovevano/potevano scrivere
Grillo, dal palco, non ha saputo pronunciare, in proposito, che qualche spiritosaggine, non in tono, diciamo, con il suo ritrovato status di leader, per giunta di un partito che ha ambizioni di governo.
Leggermente meglio hanno fatto altri pezzi dello stato maggiore (la cui composizione rimane comunque imperscrutabile) sostenendo che l’accaduto era sì sgradevole, ma provocato da “scelte editoriali decise nei piani alti”.
Bisogna che qualcuno gli spieghi che ai “piani alti”, ormai, ci abitano loro.
In Campidoglio, anzi, solo loro.
Governano, e da che mondo è mondo chi governa, quando vede un giornalista, deve annodarsi la cravatta, sorridere, cercare di non farsi fregare dalle domande cattive, sorvolare sulle domande sceme, rispondere a tono alle domande intelligenti.
E sapere che quello, anche quello, è il suo mestiere.
Come si dice al bar: hai voluto la bicicletta? Pedala.
Michele Serra
(da “La Repubblica”)
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Settembre 26th, 2016 Riccardo Fucile
IL FACCIA A FACCIA IN MATTINATA, POI IL PALCO DOVE PENSA DI ESSERE LA REGINETTA DELLA FESTA… MA INTORNO TROVA MOLTA DIFFIDENZA
«Bello, bello, bellissimo». Virginia Raggi sembra incantata quando sale sul palco sfidando la superstizione
con una maglietta viola.
È intimorita, forse ha paura di non essere la reginetta della festa. Poi ascolta il popolo grillino che scandisce il suo nome: «Virginia, Virginia, Virginia» e si tranquillizza. Certo, l’empatia è un’altra cosa, ma ci prova a trascinare la folla assicurando: «Io non mollo».
Eppure dietro a quel palco qualcuno ci spera che lei molli, l’aggettivo cordiale non descrive i rapporti tra la sindaca romana e le sue colleghe cinque stelle, Carla Ruocco, Paola Taverna e Roberta Lombardi.
Un’accoglienza se non fredda almeno umida come il tempo in questa Palermo che accoglie il popolo grillino.
Per la sindaca non è stata certo una giornata facile: iniziata alle 10,40 di mattina con un faccia a faccia con Beppe Grillo, presente anche Davide Casaleggio. Rocco Casalino, il potentissimo Richelieu (prestato dal Grande Fratello) della comunicazione grillina, assicura che è «stato veramente un bel momento».
Non per Virginia che ha dovuto spiegare quello che va facendo e, soprattutto, non facendo a Roma, a iniziare dall’assessore prossimo venturo al bilancio, il contestato Salvatore Tutino, magistrato della Corte dei Conti, in odore di «casta», almeno secondo big stellati come Di Battista e Ruocco.
Grillo ha parlato chiaro, le ha detto che ha avuto tutto l’appoggio possibile, ma che adesso deve prendersi le responsabilità delle sue scelte, a iniziare dalla conferma della fiducia alla Muraro.
«Se pensi che sia giusto, fai quello che credi, sei tu il sindaco…». Le conseguenze sono note e passano dal togliere il simbolo dalla bandiera del Campidoglio.
Il nodo cruciale sono le nomine. «Basta impresentabili – ha detto Grillo – E cerca di farti conoscere. Noi non siamo come gli altri, comunichiamo, condividiamo».
E per questo Raggi da domani inizierà a lavorare a una specie di taccuino sul sito del Comune dove appuntare i «lavori in corso».
Insomma, il movimento non le farà più da «balia». E anche Alessandro Di Battista conferma a Lucia Annunziata in tv che a Raggi vanno «oneri e onori».
Così, dopo la lezioncina di Grillo e Casaleggio, la prima cittadina della capitale conferma che sulle nomine romane lei si confronta «con consiglieri e assessori».
Poi di corsa al Foro Italico, ad affrontare la platea della festa a cinque stelle. Il repertorio è quello che accende facile l’entusiasmo
«Ci dipingono come una squadra divisa, invece non siamo mai stati così uniti», dice alla folla. I colpevoli? I giornalisti, of course, che dagli attivisti ricevono una buona dose di insulti e spintoni.
Anche se nel backstage tutto questo «peace and love» non si avverte. Rimane una grande distanza tra Virginia Raggi e una parte del movimento.
Soprattutto è aperta la «questione femminile», Virginia contro Roberta Lombardi, Carla Ruocco, Paola Taverna che le imputano di essersi allontanata dall’ortodossia grillina.
Perchè, dicono, delle nomine ne puoi toppare una, ma non è possibile fare strike, riesumando nomi dell’odiato passato.
E chi vuole svilire questa controversia a una rissa «Eva contro Eva», sbaglia .
Perchè in questa frattura «rosa» si annida il tallone di Achille del movimento.
Maria Corbi
(da “La Stampa”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
GRILLO CEDE ALLA RAGGI SUI NOMI DI MURARO, ROMEO E MARRA: AVANTI, FINO A CHE MAGISTRATURA NON LI SEPARI
Da ieri le immagini che ben rappresentano chi comanda e chi – per ora – ubbidisce nel M5S sono state scattate a Palermo alle 10.39 quando Virginia Raggi arriva all’Hotel Posta, quartiere generale del partito nella due giorni del raduno Italia a 5 Stelle, e alle 14.30 al Foro Italico quando davanti alle telecamere di RaiTre siede la coppia dei frontrunner alla Camera, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, uno dei quali succederà a Grillo dopo le politiche del 2018: è il messaggio per nulla subliminale contenuto nella decisione della Comunicazione di Rocco Casalino di far parlare solo loro due in diretta tv mentre il meeting è ancora in corso.
Quanto detto e accaduto tra Grillo e la sindaca al Posta non è noto, ma è immaginabile le sia stato chiarito che d’ora in poi ogni passo della giunta romana dovrà essere preventivamente concordato con il fondatore del Movimento.
In cambio Raggi ha ottenuto di tenere con sè l’assessore Muraro e i dirigenti Marra e Romeo, che hanno esperienze e rapporti in aperto contrasto con il codice etico dei grillini.
Il patto (che è anche un ricatto politico reciproco) ha i giorni contati, e a deciderne la durata sarà la Procura della Repubblica di Roma.
Letteralmente open air l’intervista di “Dibba” e Di Maio a Lucia Annunziata.
I trequartisti che, nel nuovo schema di gioco dovrebbero lanciare la palle migliori al rientrato centravanti Grillo, hanno collaborato fraternamente nel tentativo di confermare la loro narrazione prevalente: la diversità genetica (onestà ! onestà !) di M5S rispetto agli altri partiti.
Lo stesso leit motiv che per vent’anni ha accompagnato la comunicazione del Pci e per un paio di lustri quella della Lega.
Sappiamo com’è finita in entrambi i casi.
I destini dei tre giovani politici sono strettamente intrecciati. Nel breve-medio periodo sopravviveranno o cadranno insieme.
Virginia Raggi, che a Palermo ha ottenuto l’agognato abbraccio del popolo M5S, non può sbagliare più nulla perchè Grillo non glielo perdonerebbe.
Nel caso accadesse, per restare alla guida del Campidoglio dovrebbe essersi preventivamente assicurata l’appoggio di tutto o quasi il gruppo consiliare.
Mica facile. La sconfessione della giunta romana e l’ammissione del fallimento da parte di Grillo indebolirebbero Di Battista, che non è mai stato vicino a Virginia ma ha la responsabilità – conoscendo molto bene il mondo della destra affarista romana, dalla quale proviene la sindaca – di non averla fermata per tempo.
Peggio andrebbe al vicepresidente della Camera, che già ha pagato e sta tuttora pagando i silenzi e le incomprensioni sul caso Muraro.
Chi se ne va da Palermo con un’investitura popolare che corrobora il suo ruolo primario in termini proprietari e tecnologici è Davide Casaleggio.
Sabato sera, per la prima volta su un palco dei Cinquestelle, è andato in scaletta immediamente prima di Grillo, che conosce da quand’era un ragazzino.
È stata la plastica conferma che il suo peso è quasi pari a quello del padre, Gianroberto, scomparso pochi mesi fa.
È roba sua, in termini anche legali, la piattaforma digitale Rousseau che darà alla militanza la possibilità di partecipare (o almeno la sensazione di partecipare) ai processi decisionali del partito e alla formazione delle proposte di legge.
In queste giornate palermitane Rousseau è stato decine di volte definito “lo strumento più avanzato di democrazia diretta al mondo”. Difficile, per ora, dire se la definizione corrisponda o meno alla realtà .
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE ROUSSEAU IN MANO SUA, LA PIATTAFORMA DELLE VOTAZIONI E’ SEGRETATA, OBIETTIVO SOCIALIZZARE LE PERDITE E TENERE PER SE’ CIO’ CHE GENERA PROFITTI… IL LIBRO DENUNCIA “SUPERNOVA” SVELA I RETROSCENA DELLA LOTTA CON GRILLO PER GLI UTILI DEL BLOG
Nel giorno conclusivo della kermesse cinquestelle a Palermo, fa la sua comparsa online il secondo capitolo di “Supernova-Come è stato ucciso il M5s”, il libro-pamphlet che svela i segreti e i veleni del Movimento, scritto a quattro mani dai due fuoriusciti Nicola Biondo e Marco Canestrari.
La nuova puntata – scaricabile solo da chi ha fatto una sottoscrizione al crowdfunding degli autori – si intitola “Il golpe di Davide”, e descrive la rapida ascesa del figlio di Gianroberto Casaleggio che ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia, la Casaleggio Associati.
Il primo capitolo pubblicato sul sito “Produzioni dal basso” il 19 settembre, raccontava l’ultima infuocata telefonata fra i due leader del M5s Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, poco prima della morte di quest’ultimo.
Il piccolo golpe di Davide che dà il titolo al secondo capitolo – che esce proprio nel momento in cui Grillo ha riaffermato nel capoluogo siciliano la sua leadership politica – è appunto la nascita dell’Associazione Rousseau, di cui Casaleggio jr. si nomina presidente e che accoglierà come soci due fedelissimi: Max Bugani e David Borrelli. All’associazione faranno capo il portale Rousseau, rilasciato subito dopo la morte di Gianroberto, e le attività politiche.
Ma soprattutto Grillo non ne fa parte.
La nuova associazione, secondo gli autori, confligge con quella del comico che ha sede a Genova, e che ha per soci Grillo, suo nipote Enrico e il commercialista Enrico Nadasi.
“Perchè Beppe non entra nell’Associazione Rousseau? – si chiedono gli autori di Supernova – Perchè cambiare così repentinamente il nome del blog di Beppe Grillo in Blog delle Stelle?”.
Davide, descritto come un tipo “metodico e pratico”, a differenza del padre “sognatore e pieno di idee”, eredita non solo un’azienda ma anche l’enorme conflitto di interessi tra le attività commerciali e quelle politiche che amministra.
E deve risolverlo, “prima che i movimenti ad alti livelli nel gruppo parlamentare – scrivono gli autori citando come fonte un alto dirigente dei cinquestelle che però rimane anonimo – gli impongano quella chiarezza di impostazione di tutta la struttura che non si può permettere di subire, ma deve governare”
Davide e soci non sono amati dal gruppo parlamentare grillino.
L’obiettivo dei parlamentari pentastellati impegnati nella loro scalata nel Movimento è mettere le mani sui dati del portale Rousseau, amministrati dalla Casaleggio Associati. L’azienda di comunicazione, da parte sua, ha un forte interesse al controllo di questi dati: “Conoscere il profilo delle persone che hanno a che fare con il Movimento – si legge in Supernova – chi sono, dove abitano, come votano, quanto donano, ha un valore commerciale potenziale incalcolabile”.
E non è vero – sottolineano Biondo e Canestrari – che tra i cinquestelle tutto sia trasparente: “La piattaforma attraverso la quale ci si registra al Movimento e si effettuano le votazioni indette dal Blog non è open source: non si conosce il codice che la fa funzionare, chi abbia accesso ai dati, quali siano i livelli di accesso e di sicurezza. È una piattaforma proprietaria, sviluppata dai tecnici della Casaleggio Associati e da loro, e solo da loro, amministrata”.
L’azienda e il Movimento, conclude il secondo capitolo del libro-denuncia, “non hanno confini chiari ed emerge una chiara direzione in Casaleggio: socializzare le perdite dell’azienda conservando invece ciò che genera profitti. In questo modo il Movimento potrebbe diventare presto una sorta di bad company della Casaleggio Associati. I grillini lo sanno?”.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE DIVENTA STRATEGA POLITICO
Un leader ritrovato e un imprenditore nei nuovi panni di stratega politico.
La kermesse Italia 5 Stelle segna nei fatti la nascita di un sodalizio rimasto per mesi in incubazione dopo la scomparsa di Gianroberto Casaleggio.
E se è importante per i pentastellati il fatto che Beppe Grillo si riprenda le luci della ribalta, riaffermando la sua centralità nel Movimento 5 Stelle, altrettanto lo è l’esordio politico di Davide Casaleggio.
Il suo passaggio a Roma, la notte del trionfo di Virginia Raggi, era stata solo una incursione veloce in sfere lontane dai suoi ambiti, dalla consulenza aziendale.
Ora invece qualcosa è cambiato. E lo si capisce dalle ore frenetiche che Casaleggio jr vive a Palermo ancor prima di salire sul palco.
Arrivato in città prima elude i cronisti che lo attendono al varco davanti all’hotel e va di persona a verificare i lavori per il palco al Foro Italico, poi cena con Beppe Grillo e infine raggiunge Luigi Di Maio fuori insieme a un drappello di pentastellati, un blitz che – scherzando – negli ambienti del Movimento è stata già ribattezzata come «la cena dei nuovi equilibri»
L’imperativo è tenere la barra a dritta del Movimento e dare una direzione, superando il momento di impasse e le questioni interne. «Perchè non c’è più Gianroberto scattano le invidiette – commenta Massimo Bugani , uno dei tre esponenti con Casaleggio jr e David Borrelli dell’Associazione Rousseau – prima lui calmava tutti con una telefonata. Ora i fatto che ci sia Beppe rassicura tutti»
Proprio il sodalizio con il garante amico del padre è uno dei leit motiv della trasferta palermitana. i due, ieri, hanno passeggiato insieme al mercato di Ballarò e nel pomeriggio hanno animato lunghe riunioni, in cui solo a tratti sono state presenti anche altre persone. Loro due, soli, alla guida del M5S. Con un obiettivo chiaro.
Intanto nella mischia ieri Casaleggio si è buttato fisicamente. Dopo aver preparato meticolosamente il suo intervento dal palco, ha seguito Grillo – che ha chiesto al direttorio di concedersi poco ai media per «far parlare l’evento» – nelle sue scorribande tra gli stand.
Ma a differenza del garante, l’imprenditore non è stato sommerso dall’assalto di media e attivisti.
Anzi, sorridente, ha parlato a lungo davanti al «villaggio Rousseau» prima con Filippo Pittarello, uno dei collaboratori del padre ora impiegato al Parlamento europeo, poi con alcuni militanti, che si sono fermati ad esporre il loro punto di vista.
Ai cronisti si è limitato ad esprimere soddisfazione per la location della kermesse («una delle più belle scelte dal Movimento») e a ribadire la linea: «Lavoriamo tutti insieme».
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
BOCCIATA LA NOMINA DI TUTINO: “RAGGI LEGGA LE NOSTRE CARTE”
Roberto Fico continua determinato sulla strada della ortodossia. Lui è l’evangelista del Movimento, porta
il Verbo delle origini, dell’uno vale uno, della democrazia orizzontale fiaccata dalle ambizioni e i successi personali con cui la politica ti blandisce.
La festa di Palermo riuscirà a sanare le ferite del Movimento?
«Ci aiuterà a riflettere. Ci sono stati momenti di difficoltà , ci sono e verranno ancora con costanza, perchè avremo sempre più sindaci e Comuni. Le difficoltà aumenteranno assieme alla complessità . L’importante è affrontarle rimanendo fedeli a sè stessi, tenendo salde regole e principi del passato. Certe volte sento dire che dobbiamo cambiare perchè il sistema è più complicato. Allora io dico: proprio per questo i nostri valori devono essere la stella polare, qualunque direzione prendiamo».
La politica nei palazzi, o al governo di città importanti, vi ha cambiato?
«Il nome stesso, Movimento, indica che siamo in evoluzione. Basta però non sfregiare il nostro Dna».
Intanto Grillo ha di fatto superato il direttorio di cui lei fa parte.
«Nel direttorio io mi occupo di meet-up, secondo regole e valori del M5S. Nè io nè gli altri abbiamo un potere decisionale autonomo. Tutto può essere superato, e anche il direttorio non poteva rimanere cristallizzato in quello che era».
Chi ha il potere decisionale?
«È il programma a dare la linea politica, in Parlamento come nei Comuni. Sul blog abbiamo votato sul testamento biologico e sull’eutanasia, faremo così per altre decisioni, condividendole con gli iscritti certificati. Quando ci sono cose più difficili da dirimere, sarà il garante a occuparsene. Prima erano Beppe e Gianroberto, ora solo Beppe ha il potere di dare e levare il simbolo».
Pensa siano stati certi personalismi ad aver messo in crisi il M5S. Molti hanno attaccato in tal senso Luigi Di Maio o Virginia Raggi…
«Eccessi di personalismo e di egocentrismo non servono a nessuno. È una regola che vale sempre, a livello nazionale e locale. Guardiamo a come si sono ridotti i partiti. Mica sono nati in modo sbagliato, anzi avevano idee di cuore. Poi però sono crollati sotto i personalismi, le divisioni, le correnti. Sono l’anticamera della fine. Il M5S deve riuscire ad avere gli anticorpi».
Li avete, secondo lei?
«Fino ad adesso li abbiamo avuti, vedremo nei prossimi anni. Se riusciamo a migliorare rimanendo noi stessi bene, sennò diventeremo altro. Tanto qui restiamo tutti per due mandati massimo».
Si è parlato tanto di palco però, dell’ordine della scaletta, di invidie, di chi pretende di andare di più in tv.
«Ecco, appunto. Il palco è un’illusione, dipende dall’interpretazione che vuoi dargli. Oggi per me è essere qui in mezzo alla gente, tra i gazebo. Anche Beppe lo ha detto. Questo periodo di difficoltà ci ha insegnato che dobbiamo condividere di più, incontrarci e fare meno selfie. Abbandonare la vippagine inutile. È facile sentirsi un vip: il sistema comunicativo trasforma le persone in quello che non sono. Leggiamo nella storia degli altri gli errori, e vediamo se ne siamo immuni. Non è detto che lo siamo. Importante è dirsi le cose come stanno. Bisogna leggersi dentro e capire che, quando l’ego straborda troppo, è meglio tornare in una modalità di ascolto».
Secondo lei, Raggi si è comportata secondo i valori del M5S?
«Non c’è dubbio che ci siano state delle difficoltà . Possono essere un’opportunità , ma solo se viene seguito il programma. La cosa peggiore, e vale per tutti non parlo solo di Virginia, è nascondere qualcuno che sta sbagliando. Dobbiamo fare tutto in maniera trasparente, e non per correnti perchè uno si sente migliore»
L’assessore al Bilancio scelto da Raggi, Tutino, è stato aspramente criticato dal M5S tre anni fa…
«E’ una scelta di Virginia, vedremo se sarà confermato. Ma non c’è dubbio che su quel nome abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari, rilanciate da Di Battista e da Ruocco. Diamo per scontato che, se noi facciamo un’interrogazione, un sindaco se la vada a leggere. E’ depositata. Può essere anche sbagliata e ha ragione la sindaca, ma certamente prima deve valutarla».
Ilario Lombardo
(da “la Stampa”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
NUOVE REGOLE, NUOVE GERARCHIE E NESSUNA RESTAURAZIONE
La notizia arriva sul palco con l’urlo di Beppe Grillo, voce roca che non intacca la potenza scenica: “Ebbene sì, sono rientrato. Avevo fatto un piccolo passo indietro, ma sì, sono rientrato”.
Finalmente, un applauso degno di questo nome sul prato meno pieno, meno entusiasta rispetto al Circo Massimo e Imola, i precedenti meet up. Alle 18, assieme al sole, di fatto, tramonta il direttorio, con le sue faide delle ultime settimane, i suoi rapporti logori e, ormai, umanamente inesistenti.
Grillo rientra, urla, parla, parla ovunque, mette sul palco e nel Movimento il suo carisma e la sua voce fino a perderla, ma non per proporre un ritorno al passato.
Rientra per lanciare la sfida di governo di qui al 2018, e per mettere ordine del Movimento. Nuove regole per andare in TV, nuove gerarchie di fatto. Eccola, quella che chiama “seconda fase”.
In tarda sera già se ne vede l’impostazione. Quando salgono sul palco, in sequenza, Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, per esporre la loro “visione del paese”.
Diversamente dagli altri, da Fico a Sibilia ad Airola, confinati in pochi minuti per parlare solo di argomenti specifici, tipo ambiente, informazione, banche ed Equitalia.
Il fondatore, evoca la memoria dell’altro fondatore, Gianroberto Casaleggio e compie col suo linguaggio, almeno ci prova, un’operazione molto classica, anzi da manuale della politica-politica. Si pone come garante dell’unità , come unico capo, ricordando a tutti le origini e i miti fondativi: “Noi – urla sempre più forte – siamo quelli che hanno sperimentato e voglio che voi pensiate a come ci sentivamo dentro! Con i primi vaffanculo, col primo entusiasmo. Era uno spirito straordinario e la seconda generazione che arriva adesso non la sa. Ebbene noi dobbiamo ripristinare quel sentimento lì in quelli che arrivano adesso”.
Difficile non leggere tra le righe gli errori delle ultime settimane (della seconda generazione) come la vicenda di Roma, la frattura profonda nel direttorio, le lotte di potere da partito tradizionale, offuscando la bandiera della “diversità “.
Lontano dal palco, Nicola Morra, esausto dopo una giornata tra i gazebo, sorseggia una birretta: “Beppe è il padre che unisce i suoi figli e ricordando a tutti che si vince come squadra”.
I figli eccoli sul palco ma dopo i Tg dove è comparso solo il fondatore come ai bei tempi. Palco già metafora della riorganizzazione in atto.
Il volto di Di Battista sulla battaglia referendaria, su cui – dopo il tour in moto – ormai ha messo a punto uno spartito collaudato.
Quello di Di Maio sul governo, per interpretare l’alternativa a Renzi. Uno è scamiciato, l’altro l’unico in giacca sul palco.
L’uno più demolitivo, l’altro più propositivo: “Non siamo quelli del no a prescindere, noi stasera iniziamo un percorso per una nuova idea di Italia”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
LE 100.000 PRESENZE RESTANO UN SOGNO. GRILLO PARLA E STRAPARLA.. IL GIALLO DELLA SCALETTA DEGLI INTERVENTI
Sul prato del Foro italico di Palermo si fa festa per dimenticare le divisioni. 
Gli attivisti 5Stelle lo riempiono abbastanza anche se le 100mila presenze sono un miraggio lontano: “Beh, allo stadio c’è Palermo-Juventus”, osserva uno dei fedelissimi al Movimento.
La partita finisce ma il tutto esaurito alla kermesse non c’è. La scena è comunque di quelle suggestive. C’è il mare che fa da sfondo al palco, ci sono gazebo ovunque, secondo gli organizzatori sono 138, bandiere e striscioni.
Alla terza edizione di Italia 5Stelle c’è spazio per comizi, proposte e idee. Ogni città amministrata dai grillini ha un suo spazio.
La prima giornata della kermesse stenta però a decollare, si scalda solo sul finale.
Il Direttorio non si fa vedere e i militanti arrivano a poco a poco, ma quelli presenti sono i convinti della prima ora, per lo più siciliani: “Andremo al governo, non siamo divisi. Non è vero che nel Direttorio si litiga”.
La voce che si sente tra i gazebo è sempre la stessa. “La Raggi? Diamole il tempo, è ancora giovane. Ha fatto degli errori ma rimedierà “, dice una grillina in maglietta ‘Keep calm and M5S al governo”.
Pochi effetti speciali, Beppe Grillo non sale su una gru come ha fatto due anni fa al Circo Massimo, e neanche arriva a bordo di una mongolfiera come era previsto. Piuttosto da mattina fa avanti e indietro: mercato di Ballarò, Foro Italico, telecamere, palco.
Parla, a volte straparla, a volte dice una cosa per poi dire l’esatto opposto poche ore dopo.
Un esempio? “Gelosie nel Movimento nei confronti Di Maio e Di Battista? Forse sì, ma la tv è immagine e c’è chi funziona e chi no”, osserva il leader. Più tardi sul palco dirà : “Manderemo tutti in tv a parlar di programmi”.
Si vede che nel mezzo c’è chi non l’ha presa bene. Ma nel mezzo della giornata c’è anche il giallo della scaletta della serata.
Sul blog in mattinata appare un elenco di parlamentari, in ordine alfabetico.
Sono tutti coloro che devono intervenire, ma non si conoscono gli argomenti nè in che modalità .
Secondo qualcuno, nel backstage, per tutto il pomeriggio si è discusso su cosa fare. Nel frattempo nelle due agorà , e nei gazebo dei deputati e senatori, e dei parlamentari europei si susseguono i comizi. Parlano in tanti.
Il senatore Airola sfila davanti alle telecamere, Nicola Morra beve una birra e parla con gli attivisti. Ognuno si prende il suo spazio mentre il Direttorio continua ad essere il grande assente. Una scelta strategica per non offuscare, nella prima parte della giornata, chi tra i parlamentari lamenta di non aver abbastanza spazio
Ma poi arriva Alessandro Di Battista, a bordo della sua moto, con altri centauri al seguito, direttamente da Termini Imerese. Le telecamere e gli applausi sono tutti per lui. Luigi Di Maio alle 20 ancora non si è visto, dicono sia nel backstage.
Dibba invece si concede ai cronisti per oltre mezz’ora: “Grillo ha detto che allargherà il Direttorio? Non lo so, non commento ciò che non ho sentito”.
Ma poco prima il leader 5Stelle aveva scaldato la folla, a lungo unico picco di entusiasmo della giornata prima di Di Battista sul palco, dicendo che ormai “è tornato. Ebbene sì. Volevo fare un passo di lato ma in fondo non ci ho mai creduto”.
Poi aggiunge che la prossima settimana farà votare il nuovo regolamento. Gli attivisti applaudono e tirano sul respiro di sollievo per l’exploit di Grillo come capo politico.
In tanti sul palco ricordano il fondatore Gianroberto Casaleggio. C’è il figlio Davide: “Non sono qui per sostituire mio padre. Restiamo uniti per realizzare il nostro sogno”. Grillo aggiunge: “Lo sentivo cinque volte al giorno, è chiaro che mi manca. Ora sono rimasto io e quindi nessun passo di lato. Sono io il capo politico”.
È la garanzia che chiedeva ad esempio Roberto Fico: “Grillo ha detto che c’è al 100%”.
Sul palco il componente del Direttorio lancia poi una frecciatina per buoni intenditori: “Mai più deleghe, mai più leader”. Il Direttorio in effetti è tramontato, ma non in nome dell’uno vale uno. Bensì per dare spazio a Di Maio, il candidato premier in pectore, e a Di Battista, colui che ha girato l’Italia per dire no alla riforma costituzione. il Direttorio nei fatti non esiste più, prima i cinque apparivano insieme e si abbracciavano a favore dei fotografi.
Ora invece interventi separati. Sibilia, Ruocco e Fico parlano al fianco di altri parlamentari e consiglieri, e rimangono nelle retrovie.
Di Battista e Di Maio invece hanno il palco tutto per loro e parlano di governo e di progetti “per i prossimi 15 anni”. Si danno il cambio e si abbracciano.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
APPENDINO UNICA PROMOSSA… BASE TRA DELUSIONE E RABBIA
«Avevo fatto un piccolo passo indietro ma sì, sono rientrato». Poche parole per riprendere in mano le redini del movimento.
Papà¡ Beppe Grillo bacchetta così i suoi figli e delfini a cinque stelle. A iniziare da Luigi Di Maio e Di Battista.
Il suo passo di lato finisce qui alla fine di una serie di passi sbagliati fatti dai suoi. Unica promossa Chiara Appendino che parla dopo di lui, con orgoglio torinese (assicura che nessuno scipperà¡ alla città il salone del libro) e “passo” da potenziale leader.
Il nuovo inno è “Un amore così grande” versione originale cantata da Mario Del Monaco, regalo del figlio.
Quando le note invadono il prato in molti si commuovono, mano sul cuore come fosse l’inno nazionale.
Sono tanti alla festa grillina di Palermo, nonni, figli, nipoti, tre generazioni unite sotto la sigla dei cinque stelle.
Tante storie diverse, ambienti e culture che si intrecciano. I giovani vegani, i piccoli e piccolissimi imprenditori che tentano di allacciare i loro vagone alla motrice stellata, i delusi dalla sinistra, ma anche dalla destra.
Ognuno porta con se delusione e rabbia.
Si vogliono sentire parte di un movimento, tutti uguali, ma non lo sono se non nello scandire quel refrain: lotta ai poteri forti, che interpretano come una redistribuzione di ricchezza e privilegi.
Gente il cui collante è la rete ma soprattutto il suo Cesare, Beppe Grillo.
Maria Corbi
(da “La Stampa”)
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