Settembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
I GRANDI EVENTI NON SONO IL MALE ASSOLUTO…I VERTICI M5S HANNO DATO SEGNI DI INCASINAMENTO MENTALE
Come ho più volte dichiarato, nutro sincero interesse alla crescita politica dei Cinquestelle e provo
personale amicizia per alcuni ragazzi e ragazze che nel Movimento militano; mantenendo un entusiasmo e un impegno che le impietose repliche della quotidianità ancora non mi sembra abbiano prosciugato.
D’altro canto, all’alba dei settant’anni ho tracannato tanta di quella politica da non potermi bere le ingenuità semplificatorie e i fideismi rituali che ne incastonano la subcultura.
Per questo osservo con apprezzamento l’attenzione costante alla realtà che si direbbe accompagni i primi passi della giunta torinese. Non i pasticci romani.
E mi piacerebbe che venisse essudato il settarismo staliniano che circonda la vicenda parmigiana.
Insomma, come direbbe un odiato professorone, hic Rhodus, hic salta.
Ergo, è giunto il momento di acquisire cultura del cambiamento, evolvendo dalla subcultura del millenarismo sospettoso.
Se non ferisco troppo orecchie credenti, “cultura critica”. Come diceva quel tale, “l’uscita dalla minorità autoinflitta”.
Mi rendo conto che si tratta di un’operazione intellettuale difficile per chi si è avvicinato per la prima volta alla politica attraverso il Movimento come se fosse una conversione religiosa; o per chi vi arrivava provenendo (e non mi risulta trattarsi di pochissimi soggetti) da un’esperienza simil-carismatica quale il dipietrismo.
Per questo ho registrato alcune piegature parossistiche proprio nella discussione altamente divisiva sulle Olimpiadi a Roma. Che ora passo in rassegna con chi è interessato:
1. Grandi Eventi, sì o no: il tema scatena in molti reazioni esasperate, che inducono conclusioni manichee: “si tratta del male assoluto, che va rifiutato per scelta di salvazione”. Ebbene, non è così.
Esiste un’ampia casistica di città che hanno utilizzato l’opportunità per strategie di rigenerazione o rilancio. È pura questione di contesto. Il tema su cui ragionare (le difficoltà ambientali), non la demonizzazione fanatizzata della cosa in sè. E poi sta roba del “mattone”.
Io il museo Guggenheim di Bilbao lo vorrei in ogni nostra città .
2. Virginia, ma anche Dibba, Luigino, Beppe ecc. hanno sempre ragione: ebbene no! Ad esempio la gestione specifica e generale della luna di miele con i romani da parte della sindaca è stata confusa, ondivaga e flebile. Non ha mai dato l’impressione di un polso saldo alla guida.
Come deludenti sono state le prove del nuovo gruppo dirigente messo in campo (il direttorio).
Anche il Garante ha dato ampi segni di incasinamento mentale. Affermare il contrario non è supportare il proprio campione (o campionessa), bensì penetrare in un circuito di totale alienazione che anestetizza il giudizio ragionato. Impedisce di migliorare emendando le manchevolezze.
3. Ho goduto quando il Malagò è stato “vaffato” (remake del Bersani svillaneggiato in streaming): questo compiacersi per lo sgarro a un presunto potente emette un così evidente sentore di spirito plebeo che dovrebbe far vergognare all’istante chi presume di far parte di un progetto rigenerativo dell’Italia.
Se la stagione del vaffa aveva una valenza mediatica agli albori, ora ben altri sono i toni che si convengono a chi vuole governare un Paese di per sè incanaglito.
Ecco — dunque — alcuni piccoli esempi del ritardo nel consolidamento di un maturo approccio di governo al cambiamento, che va colmato.
La sindrome della tricoteuse (quella che faceva la calza in attesa dei ghigliottinamenti) ormai è un retaggio da estirpare.
Non è prendendo a pernacchie Renzi che si esprime una cultura di governo alternativa alle sue insulse spacconate.
O insultando il blogger che invita a praticare l’uso critico della ragione
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
A PALERMO ADDIO AL DIRETTORIO M5S, ARRIVA LA STRUTTURA LIQUIDA
Verrà liquidato, a poco a poco. Il direttorio del M5S per come lo conoscevamo non esisterà più.
Il succo della storia di questo ultimo tormentato mese sarà quello che vedremo sul palco di Palermo: l’urlo di Beppe Grillo che si riprende la scena e la guida del M5S. Chiuderà lui lo spettacolo e lo farà annunciando che il M5S rinascerà simile a come era prima della svolta più istituzionale incarnata da Luigi di Maio.
«Più orizzontalità »: questo il concetto. Qualcuno la chiama già la non-struttura. Nasceranno i gruppi tematici che rispolvereranno il senso originario delle 5 Stelle. Enti locali, ambiente, economia e finanza, meet-up, cultura, e altro.
Ogni gruppo avrà i suoi componenti i quali costruiranno un filo diretto con Grillo per le decisioni da prendere. Lui avrà l’ultima parola dal punto di vista più politico.
Le scelte saranno condivise sulla piattaforma Rousseau e votate online sul blog.
Si torneranno a fare più votazioni, perchè, ha detto Grillo a chi condivide con lui questo progetto: «Siamo nati con la forza del web e ci siamo persi un po’ nei Palazzi, lontani dalla gente. Abbiamo fatto troppe poche votazioni negli ultimi tempi».
Pochi voti, vuol dire anche meno clic. E il blog è un’interfaccia non solo politica ma anche aziendale.
Il direttorio muore anche per «ammutinamento», perchè al suo interno si sono create due cordate.
Quella di Di Maio, che ha puntato sulla leadership mediatica, condivisa con Alessandro Di Battista. E quella invece di chi considera i personalismi una malattia mortale per il M5S.
Non che Di Maio fosse contento della «crocifissione» (come la chiamano i deputati a lui più vicini) a cui è stato sottoposto dopo il caso dell’indagine sull’assessora all’Ambiente di Roma tenuta nascosta da lui e da Virginia Raggi.
Con il no alle Olimpiadi e la nomina ormai certa, dopo un mese di vacatio, dell’assessore al Bilancio, la sindaca a Palermo avrà il suo bagno di folla e la benedizione pubblica di Grillo.
Sarà Salvatore Tutino, giudice contabile in pensione, a tenere le chiavi delle casse della Capitale. Ieri il magistrato ha ricevuto i saluti dei colleghi alla Corte dei Conti. La nomina ufficiale in consiglio slitta alla settimana prossima.
Certo non proprio una scelta che fa felice l’arcinemica della sindaca Carla Ruocco, che tre anni fa aveva inserito Tutino nell’elenco della «casta», per la nomina di consigliere della Corte dei Conti, firmata dall’allora premier Enrico Letta, alla vigilia dell’approvazione della legge di Stabilità che avrebbe imposto un tetto agli stipendi pubblici.
La riabilitazione palermitana comunque non riguarderà solo Raggi ma anche Di Maio. Per evitare che i rancori si trasformino in rivolta interna, è stato il vicepresidente della Camera tra i primi a essere d’accordo con la fine del direttorio.
Ma Di Maio non ha intenzione di tornare nell’anonimato del mucchio pentastellato.
Anzi, ha in mente di riprendere la strada verso la candidatura per Palazzo Chigi. Saranno, infatti, lui e Di Battista a parlare prima della chiusura di Davide Casaleggio e Grillo domenica sera.
Il linguaggio del palco dirà che i due vip del M5S restano loro, ma all’ombra di Grillo che tornerà a guidare di fatto il M5S.
La blindatissima scaletta prevede ci sia anche un ospite a sorpresa. Si sfila invece polemicamente il sindaco Federico Pizzarotti perchè «i vertici hanno negato a Parma la possibilità di installare il gazebo informativo».
Per lui Grillo è ormai «il garante di nulla».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Settembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
FICO, RUOCCO E SIBILIA NON VOLEVANO NEANCHE ANDARE… DI MAIO E DI BATTISTA NON CONTROLLANO I GRUPPI PARLAMENTARI
La scaletta, da quelle parti, è sostanza, messaggio simbolico. “Apre Grillo”, “chiude Grillo”, sarà lui il matador, padrone di casa.
E questa è novità , dopo che, per dirne una, prima del comizio finale della Raggi a Roma, addirittura Dario Fo lo invitò a stare lontano dal palco, perchè, per come parla lui, avrebbe potuto spaventare qualche elettore.
“Apre Grillo”, “chiude Grillo”, il padrone di casa però non proporrà un ritorno alle origini, al vaffa, ai toni aggressivi, al chissenefrega del governo.
L’operazione è tutta qui, nella due giorni palermitana, l’Italia a Cinque stelle.
Nella bolgia di 100mila persone, 138 gazebo, dibattiti in stile agorà , modello “uno vale uno”, il fondatore, questo l’obiettivo, farà passare a modo suo, la svolta di governo.
Tenendo unito il Movimento nei toni, parlando alle corde più profonde, quella delle purezza e della “diversità ”. E rilegittimando Luigi Di Maio, la cui candidatura a premier non è in discussione. Ma va preparata, rafforzata, rivestita di un linguaggio più movimentista, dopo la fase delle lobby e delle ambasciate.
Ecco che, nel tardo pomeriggio di sabato, si materializzerà sul palco di Palermo il gruppo garante dell’operazione.
Sotto ci sono Fico, la Ruocco, Sibilia, contrariati, delusi, come racconta più di un parlamentare che ne ha raccolto gli sfoghi: “Parecchi non volevano andare a Palermo. Pizzarotti fa storia a sè, ma la frattura è profonda anche nei gruppo parlamentari”. Sopra il palco, per la prima volta, salirà Davide Casaleggio, che potrebbe ricordare ricordando il padre la cui immagine da bambino sognante, campeggia già sui manifesti.
E poi Di Battista, Di Maio, Grillo. È questa la vera chiusura politica, più del discorso di domenica. La foto dà l’idea plastica della riorganizzazione. Di fatto sancisce la fine del Direttorio, anche se ancora non si capisce se “l’annuncio di Grillo” riguarda la nascita di una nuova struttura.
La sensazione è che gli organigrammi, le questioni organizzative sono rimandate tutte per mancanza di accordo e per approccio di Grillo.
Perchè, in verità , molto è cambiato lì dentro. “Beppe non dirige, reagisce e si adatta per preservare l’unità di facciata del Movimento” sussurrano i ben informati.
L’unità , fondamentale in ogni partito, nei 5stelle è un totem che tiene assieme tutto. L’ultimo sondaggio arrivato da Pagnoncelli racconta che l’elettorato pentastellato perdona tutto — gaffe, errori — in nome dell’inesperienza e del “lasciateli lavorare”. Ma non perdona le divisioni che ricordano i partiti tradizionali, la guerra tra correnti, le ambizioni personali.
Ecco, Grillo lo sa e vuole alimentare questo mito della diversità , per ricomporre un’unità di facciata.
Di facciata perchè la verità è che la frattura, dopo il caso Roma, è irreversibile. Il direttorio non c’è più. Di Maio con la Ruocco e Sibilia si parla se proprio si incrociano nello stesso corridoio, altrimenti i rapporti sono allo zero assoluto. Racconta un parlamentare di peso: “La situazione dei rapporti di forza è questa. Dibba e Di Maio sono i più forti mediaticamente quindi se ne fregano della riorganizzazione, si chiami direttorio o altro. Ma i gruppi parlamentari non li controllano neanche loro dopo la morte di Casaleggio. Che succede di fronte a un caso di espulsione o di fronte a un casino? Chi ha la forza di imporre cosa? Anche perchè questa operazione su Di Maio premier spaventa molto. Secondo te mette in lista la Ruocco o la Taverna?”.
Musica, comizi, spettacolo mediatico, retorica movimentista copriranno ciò che in realtà è ben altro.
La svolta di governo è già compiuta e dentro le stanze dei bottoni lo streaming è spento.
Arriveranno a Palermo anche la Appendino e la Raggi, simboli del movimento che sa governare. E il no alle Olimpiadi copre tutto ciò che su Roma è irrisolto e ha alimentato la frattura: il caso Marra, l’indagine sulla Muraro, pure il nuovo caso Tutino, il magistrato indentificato come nuovo assessore al posto di Minenna e bollato come “casta” da Di Battista un paio d’anni fa.
Qualche vaffa ci sarà , come in tutti i comizi di Grillo, ma è un vaffa di governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI PARMA ESCLUSO DA “ITALIA A 5 STELLE”: “NONOSTANTE L’ARCHIVIAZIONE DELLA MIA INDAGINE, E’ STATA CREATA LA SOSPENSIONE AD PERSONAM”… MA PER DI MAIO E LA RAGGI NON VALE
Non sarà a Palermo per Italia 5 Stelle, perchè nessuno lo ha invitato. Nè lui, nè gli attivisti di Parma.
Così, alla viglia della kermesse del M5S, il sindaco Federico Pizzarotti — ha affidato a Facebook un attacco ai vertici del movimento.
“Saluto e ringrazio tutti gli attivisti che mi hanno scritto in questi giorni, ma non parteciperò alla due giorni di Italia 5 Stelle — scrive — i vertici del Movimento hanno negato a #Parma, ai suoi consiglieri comunali e agli attivisti la possibilità di installare il gazebo informativo, al contrario di quello che è avvenuto nelle edizioni precedenti. Il gazebo non è soltanto un tendone e quattro aste, ma rappresenta e simboleggia l’esistenza del Movimento 5 Stelle nei vari territori“.
Secondo argomento dell’affondo: il mancato reintegro dopo che il 16 settembre il gip di Parma ha archiviato l’indagine a suo carico per le nomine al Teatro Regio: “Inoltre, e nonostante l’archiviazione della mia indagine, la sospensione perdura da oltre 100 giorni senza che nessuno si sia preso la briga di leggere cinque paginette cinque di controdeduzioni, una lentezza che neanche la burocrazia italiana: immaginiamola al governo. D’altra parte — scrive il sindaco all’attacco di Beppe Grillo — un garante che si mostra vicino ad alcuni e lontano da altri non può essere garante di nulla, nè può essere a garanzia di alcunchè. Un garante non parteggia mai. Parliamo poi di una sospensione che, lo sanno tutti ma si fa finta di niente, non esiste in nessun regolamento del Movimento. È stata creata ad personam“.
Secondo Pizzarotti, quello del Movimento è un problema di metodo: “Non si rispettano le poche regole che ci sono — prosegue il sindaco — mentre alcune vengono palesemente inventate per far fuori chi non è allineato. L’indifferenza non rende piccolo chi la subisce, ma chi la attua. Per quanto mi riguarda, e al contrario dei vertici, io posso guardare le persone negli occhi senza provare vergogna”.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
DEI CINQUE DEL DIRETTORIO E’ QUELLO CHE (PER FORTUNA) PARLA MENO…MA ABUSA DEI SOCIAL INCORRENDO IN ERRORI ESILARANTI… ED E’ RESPONSABILE DI SCUOLA E UNIVERSITA’
Tra i 5 membri del Direttorio grillino è quello che parla meno. Ma purtroppo per lui scrive molto. 
E’ il quinto Beatle, quello che mentre Di Maio e Di Battista, Ruocco e Fico passano da uno studio tv all’altro resta sempre fuori dall’inquadratura.
Carlo Sibilia, trentenne di Avellino, è uno dei personaggi più improbabili nell’empireo dei M5s. Persino il Fatto Quotidiano lo ha messo alla berlina, “un Gasparri stellato”, ha scritto Andrea Scanzi, e potrebbe sembrare un giudizio definitivo da parte del giornale più vicino al Movimento.
Lui però tira dritto, usa e abusa dei social network e inanella una gaffe dietro l’altra dal giorno dello sbarco in Parlamento nell’ormai lontano 2013.
E bisogna persino stare attenti a usare la parola “sbarco”, perchè Sibilia, entusiasta per la vittoria di Rosa Capuozzo a Quarto nel 2015, su Twitter si sbilanciò spiegando che “da quello in Liguria sbarcarono i Mille”. “Sarà profetico?”.
Come è finita nel comune dell’hinterland napoletano è storia recente, con le infiltrazioni dei voti della camorra in Comune e il gotha del M5S costretto a scaricare la sindaca che infine è rimasta al suo posto. E peccato che i Mille da Quarto si imbarcarono alla volta della Sicilia…
Un lapsus veniale, dettato dall’entusiasmo dell’attivista campano per il successo nel Comune alle porte di Napoli.
Ma il responsabile Scuola e università del Movimento, insignito l’anno scorso del prestigioso titolo, sembra inarrestabile.
Negli ultimi giorni su Facebook ha scritto un duro post contro la riforma costituzionale, “meno male che Renzi sia stato fischiato durante il dibattito con il presidente dell’Anpi…”, e “se il Tg1 non abbia detto neanche una parola su quanto accaduto vuol dire che siamo oltre il regime”.
Piuttosto rudimentali anche le nozioni di economia, esposte in modo succinto il 19 settembre: “Non può esistere una crisi monetaria perchè manca la moneta. Infatti acqua, terra e aria sono risorse naturali e pertanto sono finite. La moneta è un’unità di misura e può essere creata in qualsiasi momento”.
Sibilia oscilla tra Facebook e Twitter, ma non cambia la sua capacità di buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Nel 2014 definì l’allunaggio “una farsa”, ma sbagliò il riferimento temporale scrivendo che lo sbarco era avvenuto “43 anni fa”, quando erano già quarantacinque. Poi cercò di metterci una toppa, a modo suo: “Scusate, rettifico: siamo andati sulla luna, Berlusconi è onesto, la riforma del Senato è cosa buona e giusta e Repubblica è un giornale”
Appena entrato in Parlamento, si sbilanciò sul tema della fiducia: “Per governare non c’è bisogno della fiducia di nessuna delle due Camere”.
Poco prima, sul sacro blog, aveva proposto il “matrimonio omosessuale, di gruppo e tra specie diverse”. “Purchè consensienti”, naturalmente, e nessuno si sentì in dovere di correggere la “s” messa al posto della “z”.
Da ricordare una sua gita a Londra per contestare la riunione del gruppo Bilderberg, una delle bestie nere dei grillini.
Partì insieme al collega Paolo Bernini, quello che aveva lanciato l’allarme contro i microchip che “in America vengono già inseriti all’interno del corpo umano”.
La telecronaca della coda, trasmessa su La Cosa, canale grillino doc, più che a una contestazione somigliava a una gita di due Erasmus, “sembra di essere a un concerto rock”, ripeteva il Sibilia microfonato.
Che nel 2014 commentò l’attentato al Parlamento di Ottawa in Canada chiedendosi se fosse “opera di un pazzo o di qualcuno che ha ritrovato la ragione?”. Un militante gli rispose a bruciapelo: “Carlo, basta scrivere ste baggianate mentre lavori come rappresentante. Te lo chiediamo come tuoi datori di lavoro”.
Un altro internauta, dopo la sua nomina a responsabile Scuola del M5s, lo fulminò: “Questa ai bei tempi avrebbe fatto sganasciare anche Beppe Grillo…”.
Andrea Carugati
(da “La Stampa”)
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Settembre 20th, 2016 Riccardo Fucile
VETI INCROCIATI, SI SCATENA LA GUERRA A RAGGI E DI MAIO … RUOCCO E LOMBARDI NON VOGLIONO LA SINDACA
Per la prima volta Beppe Grillo ha paura del palco. Non tanto per sè, guitto e attore navigato. 
Quanto per chi dovrà calcarlo a Palermo, chi si troverà al suo fianco abbozzando un sorriso di circostanza che nasconderà invece un rancore insanabile.
Nella tormentata storia pentastellata ci sono stati altri momenti segnati da traumi e difficili ricomposizioni.
Questa volta però la kermesse di Italia a 5 Stelle, nel capoluogo siciliano il prossimo week-end, sarà più complicata da gestire. Perchè i veleni sono arrivati al cuore del M5S e lo hanno intossicato.
Il direttorio salirà diviso sul palco e a nulla sembrano valere le preghiere di Grillo che continua a chiedere unità .
I veti incrociati, i capricci personali, a oggi ancora, rendono impraticabile pensare a una fotografia di tutti i big del M5S accanto al comico e magari a Virginia Raggi, ospite sgradita soprattutto per le donne della fronda più ortodossa.
Carla Ruocco non vuole salire sul palco accanto a Luigi Di Maio (e Alessandro Di Battista, ormai considerato un tutt’uno), e non vuole vedere la sindaca nemmeno a centinaia di metri di distanza.
Anche Roberta Lombardi, che coordina l’organizzazione di Italia a 5 Stelle, prima di cadere sotto la falce verbale di Grillo che ha frenato il suo j’accuse contro Raggi, aveva preteso che lei non fosse celebrata sul palco. Le hanno detto di accomodarsi in platea.
Se Raggi, come Grillo si aspetta, formalizzerà il suo no alle Olimpiadi, sarà accanto a Chiara Appendino e agli altri sindaci.
Tant’è che ieri il fondatore ha nuovamente postato un altro video di incoraggiamento della sindaca (solito messaggio: «Siamo sotto attacco, facciamo vedere chi siamo»), affidando a lei il lancio della due giorni siciliana.
Grillo, scontento per la scaletta dell’anno scorso a Imola, si sta occupando in prima persona degli ospiti internazionali. Il programma definitivo ancora non c’è, anche perchè, confermano fonti dello staff, le divisioni rendono difficile incastrare le apparizioni delle star grilline.
A Palermo, così, ci sarà la plastica rappresentazione delle ferite nel direttorio, ormai svuotato di senso e destinato a cambiare forma.
La scena in fondo ne ripete un’altra di qualche giorno fa, quando a Nettuno, nelle ore terribili delle verità nascoste da Di Maio, Grillo volle il direttorio con sè sul palco dell’ultima tappa del «Dibba-tour» per dare l’ìimmagine di un M5S unito.
Fu una finzione. Carlo Sibilia e Roberto Fico, a malapena sorridenti, faticarono ad abbracciare i compagni.
Ruocco lasciò furiosa la compagnia mentre ancora parlava Fico. E ora certo non aiutano le rivelazioni del libro Supernova , scritto da due ex 5 Stelle, in cui si racconta di una Ruocco intollerante contro i «ragazzetti incattiviti» (Di Maio e Di Battista) intenzionati a scalare il Movimento dopo la morte di Gianroberto Casaleggio. Rivelazioni che hanno scatenato la macchina del silenzio del M5S che ha obbligato tutti a tacere e a lasciar trapelare che si tratta solo di «squallidi pettegolezzi».
In attesa delle prossime puntate del libro, la Casaleggio ha fatto sapere che a breve sarà annunciato il voto online per il nuovo regolamento che normerà le espulsioni. Mentre il caos fratricida ha reso più opportuno allungare i tempi sul Non-Statuto e sulla delicatissima questione della proprietà del simbolo.
Con il direttorio a pezzi, Grillo non è più così convinto di lasciarla ai parlamentari.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile
L’INTRODUZIONE AL LIBRO “SUPERNOVA”… “UN GRANDE RAGGIRO DI MASSA”
Pubblichiamo in anteprima l’introduzione al libro Supernova, il volume che racconta «come è stato ucciso il Movimento», scritto da Nicola Biondo e Marco Canestrari. §
Il libro uscirà tra due mesi, sul sito www.supernova5stelle.it e sarà finanziato non da un editore tradizionale, ma attraverso la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso. Biondo è l’ex capo della comunicazione del M5S alla Camera. Canestrari è stato per quattro anni nella Casaleggio Associati.
Italia, 2005.
Un Paese stremato da due decenni di berlusconismo, con un’opposizione inesistente e complice. Un comico a fine carriera apre un blog, per gridare contro tutto quello che non va. Inizia una rivoluzione. E’ un percorso lento, ma contagioso, che in poco tempo mobilita decine di migliaia di persone desiderose di un reale cambiamento.
Italia, 8 Settembre 2007.
Il blog da virtuale diventa reale: a Bologna si tiene il primo V Day. V sta per Vaffanculo. La piazza è allegra, senza bandiere, ci sono migliaia di persone, sentono finalmente un profumo nuovo, come di pulito, in mezzo al pantano che è l’Italia. Questa è la vera storia del primo vincente esperimento politico mai nato in Rete.
Ma anche la storia del più grande raggiro di massa mai messo in atto in una democrazia occidentale.
Una rivoluzione allegra, pulita, sincera. Fallita nel più triste degli inganni, come un incubo che prende vita giorno dopo giorno.
Milano, Via Morone 6, secondo piano.
Casaleggio Associati. E’ un’azienda di strategie digitali. I vaffa, i post, l’uno vale uno, lo streaming, la piattaforma, il meetup, il non statuto: tutto nasce, si sviluppa, viene deciso lì. Tutto accade, lì. Noi ci siamo stati. Abbiamo visto. Sappiamo. E adesso, raccontiamo.
Lo facciamo per quelle persone, tantissime, che hanno creduto tanto a quello che poi si è rivelato un grande inganno. Uomini, donne, tantissimi giovani che hanno investito in questo progetto le migliori energie e i migliori anni della propria vita, rompendo amicizie, litigando con le proprie famiglie, mettendo in gioco tutto.
Loro meritano di sapere come, perchè e da chi siano stati traditi.
Italia, fine 2016.
Meritano di saperlo tutti.
Nicola Biondo, Marco Canestrari
(da “La Stampa”)
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Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile
L’ULTIMA TELEFONATA RIVELATA DA DUE EX COLLABORATORI DEL GURU IN UN LIBRO … DISSENSO SULLA GESTIONE DEL BLOG E DEGENERAZIONE DEL M5S
Quando Gianroberto Casaleggio muore, non si parla più da giorni con Beppe Grillo. L’ultima telefonata
tra i due fu un’amara litigata che si concluse - ironia della storia – nello stesso modo in cui era iniziata l’avventura del Movimento: con un vaffa e la rabbia.
Solo che stavolta a esser mandato a quel paese era Grillo stesso: dal suo interlocutore.
È solo una delle rivelazioni di un libro, dal titolo Supernova , che uscirà tra due mesi, sul sito www.supernova5stelle.it e sarà finanziato non da un editore tradizionale, ma attraverso la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso.
Il testo, di cui stamattina sarà pubblicato online il primo capitolo che La Stampa può qui anticipare, è firmato da Nicola Biondo, ex capo della comunicazione del Movimento alla Camera, e da Marco Canestrari, per quattro anni, dal 2007 al 2010, vicinissimo a Gianroberto in Casaleggio associati.
Canestrari, tuttora iscritto al M5S, accompagnava Grillo nei Vday, creò e organizzò il coordinamento dei meet up, e ha mantenuto in azienda, anche dopo l’uscita, amicizie che non si cancellano.
L’ultima telefonata
«Vaffanculo! Non ti voglio più sentire», grida dunque al telefono Casaleggio a Grillo. Pochi giorni dopo muore, e Grillo piange, senza aver avuto possibilità di un chiarimento con il suo amico.
Non è uno scontro casuale, però, quello tra i due: è una divergenza strutturale su ciò che sta accadendo al Movimento, e sulla strada da prendere. Grillo confida ai suoi: «mi girano le scatole» – scrivono Biondo e Canestrari – per cos’è diventato il Movimento.
Ha nostalgia degli inizi, naif ma puri. È estromesso da scelte di fondo che avvengono senza che lui le conosca: su tutte, la migrazione, cruciale, dal blog beppegrillo.it a ilblogdellestelle.it. Grillo non ne era stato informato, è un’altra rivelazione di Biondo e Canestrari: «Da Genova la cosa è stata presa male, perchè in questo modo non è più il blog di Beppe il motore propulsore del Movimento. Casaleggio sceglie di guardare oltre il vecchio sodale, tutelando da una parte la sua azienda, dall’altra accontentando le richieste dei parlamentari che fanno un pressing asfissiante perchè vogliono a tutti i costi un loro spazio che non sia all’ombra del blog di Grillo. E questo ovviamente al comico genovese non va giù».
Grillo deluso, e i «ragazzini cattivi»
È da mesi del resto che il fondatore è insofferente, «da tempo si trova a disagio», si legge nel libro. Da molto prima della vicenda Raggi.
Già a Imola il comico con gli amici è definitivo: «Non credo sia questo che la nostra gente vuole, io non mi riconosco in questa roba…».
Nel Movimento comandano sempre più gli scalpitanti leaderini romani. Casaleggio è malato, e delega ormai tutto al figlio da molto prima che La Stampa riveli l’abdicazione.
I due fondatori perdono progressivamente uomini nel direttorio. Solo Carla Ruocco e Roberto Fico, scrivono Biondo e Canestrari, rimangono a modo loro fedeli.
Ruocco, dopo la morte del cofondatore, si aprirà con degli amici: «Gianroberto è morto, Beppe è isolato e io rimango in mezzo a quei ragazzini cattivi…».
I ragazzini cattivi sono quelli del direttorio. Specie i due apparentemente opposti, Di Maio e Di Battista, in piena ascesa romana.
Casaleggio «incattivito»
Grillo avverte cosa sta succedendo, ma non è mai stato la mente. Casaleggio è fiaccato, e di fatto ha mollato. I rapporti tra i due, un tempo simbiotici, s’incrinano. Dopo la morte dell’amico, apprendiamo dal libro, Grillo commenterà così con chi gli è vicino: «Negli ultimi tempi Gianroberto si era come incattivito. A volte stentavo a riconoscerlo. Mi spiace sia finita cosi…».
La partita per Rousseau e il simbolo
Se Gianroberto Casaleggio è oggetto in vita di una scalata da parte dei giovani, Grillo viene messo sul piedistallo di padre nobile, ma Davide e Di Maio non gli dicono neanche più le cose: la partita attuale – scrivono Biondo e Canestrari – è: «Chi ha accesso agli iscritti al blog e alla piattaforma Rousseau, può mettere le mani sul Movimento. È un database sterminato, un asset determinante per una piccola azienda di marketing digitale, e allo stesso tempo indispensabile per chi voglia guidare il Movimento».
I «ragazzini cattivi» non hanno però fatto i conti con i colpi di coda del vecchio comico. A fine luglio salgono a Genova, per parlare di tante cose, ma soprattutto di simbolo e proprietà del Movimento.
Grillo diserta, e manda suo nipote Enrico, avvocato e vicepresidente dell’associazione Movimento cinque stelle. Fico si lascia scappare: «Noi siamo in mezzo tra Beppe e Davide».
La frattura Grillo-Davide
Già , anche tra il fondatore e il figlio di Gianroberto le cose si sono guastate.
«I rapporti tra i due sono tesissimi», raccontano Biondo e Canestrari.
«L’indomani dell’incontro di Genova, i cinque del direttorio vanno a Milano proprio da Davide Casaleggio. E la frattura tra loro diventa pubblica per una forzatura di Casaleggio jr che poco dopo l’incontro con il direttorio pubblica un post: “Da domani si vota sul nuovo statuto”. È uno strappo. Ma a quell’annuncio non segue più nulla, il silenzio. Fino ad oggi».
Tanti parlamentari chiamano Grillo sgomenti: davvero vuoi lasciare il simbolo al direttorio? «State tranquilli – replica Beppe – non ci penso nemmeno».
Eppure la scalata non è finita. Se Imola è stata l’ultima festa di Gianroberto Casaleggio, Palermo, la kermesse M5S che si apre sabato «potrebbe essere davvero l’ultima festa di Beppe Grillo da leader del movimento».
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL SINDACO DOPO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INDAGINE LANCIA LA SFIDA A DI MAIO
Federico Pizzarotti dirà solo alla fine dell’intervista che non esclude di candidarsi alla leadership del Movimento.
Prima di arrivare a questo però vuole unire tutta una serie di puntini di una vicenda che ancora non è conclusa.
L’indagine per abuso d’ufficio relativa alle nomine del Teatro Regio, nata sull’esposto di un esponente del Pd, ieri è stata archiviata.
A seguito dell’inchiesta, a metà maggio, il sindaco di Parma, considerato una voce ribelle, era stato sospeso dal M5S.
Contrario alla decisione, Pizzarotti ha subito chiesto ai vertici pentastellati una soluzione del caso o perlomeno un colloquio con il garante Beppe Grillo e il responsabile degli enti locali Luigi Di Maio. Sono passati quattro mesi e nessuno gli ha ancora risposto. Ora Pizzarotti chiede il reintegro.
L’ha chiamata qualcuno del M5S, dopo l’archiviazione?
«Non solo non mi ha chiamato nessuno, ma mi arrivano voci che non cambierà nulla, come al solito. Mi sarei sorpreso del contrario».
In effetti Roberto Fico ha detto che sul suo reintegro «deciderà Grillo», ma ha aggiunto: «Il punto non era l’avviso di garanzia ma la mancata comunicazione».
«Peggio mi sento. Allora pretendo la sospensione di Luigi Di Maio, Virginia Raggi e l’assessora Paola Muraro. Sapevano dell’indagine e lo hanno nascosto. Non può bastare che Di Maio dica di aver capito male o di aver sottovalutato. Allora anche io potrei cavarmela dicendo così. La verità è che hanno usato l’indagine come una scusa per sospendermi».
Cosa chiede ora?
«Mi aspetto una presa di posizione. L’ammissione dell’errore e il reintegro. Ma non con una semplice mail. Voglio che vengano qui a Parma, voglio parlare con qualcuno in carne e ossa, guardarlo in faccia. Lo chiedono anche gli elettori e gli attivisti che in queste ore mi hanno inviato la loro solidarietà ».
Se non succederà ?
«Allora alzeremo i toni, non faremo passare questa situazione sotto silenzio».
Che vuol dire? Che ha intenzione di fare?
«Valuteremo qualche azione, ancora non sappiamo quale. Io ho sempre avuto un comportamento adeguato e di contro invece non c’è stato rispetto».
Perchè non va a Palermo, alla festa nazionale del M5S?
«Non potrei comunque andarci perchè sono impegnato in un viaggio in Albania. Non è una scusa, ma penso anche che non servano comparsate alla Maria De Filippi, o incontri casuali com’è avvenuto con Di Maio a Roma, l’altro giorno».
Vi siete visti? Dove?
«L’ho incontrato casualmente fuori dall’Anci, a Roma. Ho cercato di trattenerlo per avere quelle spiegazioni che mi deve. Gli ho detto che se non vuole venire a Parma scendo io a Roma. Era abbastanza imbarazzato, ha provato a tirare dritto e mi ha risposto solo “certo, certo”. Ormai sono senza scuse».
Se non dovesse essere reintegrato si ricandiderà con una lista civica il prossimo anno?
«E’ prematuro parlarne, perchè devo capire come si comporterà il M5S con me».
Qualcuno vorrebbe che si candidasse alla leadership nazionale in funzione anti-Di Maio.
«In generale non lo escludo. E’ vero che ho detto che sarei disponibile a togliere dalle sabbie mobili il M5S. Per ora la mia priorità è Parma. Quando avrò deciso rispetto al Comune, farò la mia scelta».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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