Settembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
DI MAIO SPACCA IL DIRETTORIO: INSOFFERENTI PER IL SUO PROTAGONISMO
Il no alle Olimpiadi, per ora, lo piazza Beppe Grillo sul suo blog. Chiaro e tondo. In attesa che Virginia
Raggi faccia lo stesso, come pattuito nelle frenetiche ore di giovedì, quando la sindaca è stata raggiunta dall’ultimatum dei vertici pentastellati innervositi dal suo temporeggiare: «Devi dire no entro 48 ore».
Detto fatto, ma a metà , cioè attraverso la formula delle indiscrezioni del Campidoglio, per rispettare l’accordo con il presidente del Coni Giovanni Malagò di attendere la fine delle Paraolimpiadi.
A quel punto Raggi si presenterà in conferenza stampa, in un impianto sportivo di periferia, scelta teatrale per motivare in uno spazio impoverito della città il no al grande evento di Roma 2024.
Restano una decina di giorni che nonostante tutto fanno sperare il Coni, anche perchè per cestinare la candidatura serve una delibera di revoca di quella targata Ignazio Marino.
Malagò non ritiene chiusa la faccenda e vuole sentirsi dire in faccia, nell’incontro fissato con Raggi, che dei Giochi Roma ne farà a meno.
Casaleggio infuriato
Al di là di tutto, l’accelerazione della sindaca ha ragioni squisitamente domestiche, dovendo lei offrire qualcosa a Grillo per siglare una parvenza di tregua e trovare, allo stesso tempo, argomenti di resistenza sui fedelissimi Salvatore Romeo e Raffaele Marra, spostato ufficialmente alla direzione Risorse umane.
Uno sgarbo ulteriore per la fronda più arrabbiata del M5S rappresentata nel direttorio da Carla Ruocco, Roberto Fico e Carlo Sibilia che avevano chiesto l’allontanamento del funzionario e spingono per la rottura con la sindaca dopo i disastrosi ultimi dieci giorni.
La sceneggiatura imbottita di colpi di scena non si è risparmiata neanche l’assessore al Bilancio per 24 ore: l’ex procuratore della Corte dei Conti silurato perchè indagato.
Uno status che per Raffaele De Dominicis cozza con i requisiti pentastellati, mentre è legittimo per Paola Muraro, la prima assessora indagata.
Una contraddizione giunta fino a Milano, alla Casaleggio, passando per Bologna dove ha parlato Max Bugani. Il capogruppo M5S al Comune non è un grillino qualsiasi.
Appartiene alla flotta originaria del Movimento, ed è il braccio destro di Casaleggio Jr con cui condivide la guida dell’Associazione Rousseau.
Bugani non ci gira troppo intorno e la sua lettura del caos della Capitale offerto all’agenzia Dire suona come una sentenza: «Non stiamo dando una grande immagine. Se io avessi visto il sindaco di Bologna Virginio Merola togliere deleghe e nomine a dieci o dodici persone nel giro di 40 giorni, sarei molto preoccupato per la mia città ». Raggi è avvisata, e poco importa che dal Campidoglio si affrettino a far sapere che c’è già una lista di 14 candidati per il posto al Bilancio: il tempo per lei sta scadendo. Toglierle il simbolo è un’opzione sempre attuale, nonostante le perplessità di Grillo che ieri ha dovuto nuovamente ribadire la fragile «fiducia in Virginia».
Casaleggio jr è meno clemente, convinto che il danno di immagine comprometta tutto il M5S.
È quello che sostengono anche Roberta Lombardi, Paola Taverna e nel direttorio Ruocco e Fico ormai in ostilità dichiarata verso Luigi Di Maio.
Il futuro del direttorio
Il deputato deve faticare per riprendersi quella leadership che l’affaire della mail e degli sms sul caso Muraro hanno messo in discussione.
Innanzitutto, all’interno dello stesso organo di governo grillino diviso dall’insofferenza per il verticismo isolato di Di Maio.
Malumori crescenti che con molta probabilità porteranno a un allargamento del direttorio come chiesto dai senatori che non si sentono rappresentati tra i cinque che guidano il M5S .
Nella speranza di riportare un po’ di serenità , ieri Di Maio è tornato in piazza, dove si è difeso e ha contrattaccato, prima di dare ai cronisti una risposta che segna una progressiva presa di distanze dalla sindaca: «Io mi sono scusato perchè ho sottovalutato la mail. A Roma c’è un sindaco, chiedete a lei se deve scusarsi, io ho risposto per me».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
“I PEGGIORI NEMICI DEL M5S SONO DENTRO AL MOVIMENTO”
“Oggi i peggiori nemici del M5S sono nel M5S e non e’ la stampa che ha esagerato o gli avversari
politici che sull’affaire capitolino ci hanno marciato”.
Lo scrive su Facebook Roberto Saviano, spiegando di aver “osservato con attenzione quanto è accaduto a Roma nelle ultime settimane”, e che le vicende legate alla giunta Raggi lo hanno portato “a fare alcune riflessioni”
Mi domando spesso, dice, “se in questo Paese sia realmente possibile entrare nel dibattito politico senza ricevere in risposta l’urlo da stadio. E allora si scende in campo e si tifa per una parte politica: se critichi Renzi sei dei 5Stelle, se critichi De Magistris sei renziano e cosi via”.
“Mi domando spesso – prosegue – perchè in questo Paese non posso dire, liberamente, senza essere additato come sostenitore dei poteri forti, che la responsabilità che ha il M5S è quella di aver spinto nel precipizio più profondo anche l’ultima briciola di fiducia che gli italiani ancora, gelosamente, conservavano nella politica. In quella politica che aveva tradito e rubato, insozzato e corrotto, ma che pure era ed è popolata da una folta schiera di onesti che non fanno notizia, che amministrano realtà difficili senza che nessuno si occupi di loro”.
Per Saviano “la politica è prima di tutto patto di fiducia, non solo con il movimento o il partito, ma con il progetto e poi con la persona. Pensare che tutti siano intercambiabili e sostituibili mi restituisce il senso di una società che dovrebbe rattristarci. ‘Uno vale uno’ significa che nessuno di noi deve avere un ego potenziato, ma ‘uno vale uno’ spesso viene frainteso come ‘se non mi vai bene tu, avanti un altro’. È questo il tenore dei commenti che leggo: ‘Se Raggi non ci piace, poco importa, avanti il prossimo cittadino’. E poi ancora un altro. Questa non e’ democrazia, e’ confusione”.
“Ok: Saviano attacca il Movimento! Saviano è renziano! Saviano è con i poteri forti!”, sottolinea lo scrittore che poi attacca: “Mettetela come vi pare, il punto è che per governare bisogna scendere a compromessi e il modo peggiore di condividere con i cittadini delle scelte che sanno di compromesso e’ attraverso mail private o messaggi telefonici fatti trapelare senza che ci fosse alcun accordo. Questa e’ la negazione della trasparenza e pone un problema enorme tutto interno al Movimento”.
“Sarò fuori tempo – continua Saviano-, ma continuo a pensare che la politica sia altro e che non basta essere novità per essere realmente diversi”.
“Sarò fuori contesto – dice ancora -, ma continuo a pensare che per fare politica ci vogliano competenze (meglio ladro e corrotto o a digiuno di competenze ma onesto? Ma davvero credete che si debba per forza scegliere tra queste due categorie astratte? Chi ci ha fatto il lavaggio del cervello e convinto che non esistano politici per bene e competenti?)”.
“Continuo a credere che la politica sia una professione che richiede competenze specifiche e che non lascia spazio a improvvisazioni. Questo vale per il M5S, per gli altri partiti e per il Governo (basta vedere le continue boutade di Lorenzin e i continui ‘non sapevo’ di Alfano per capire che nessuno può tirarsi fuori e nessuno può puntare il dito). Se non la pensassi cosi’, sarei sceso in campo anch’io”, conclude.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
FLESSIONE CONFERMATA DA SWG, IPR, TECNE’ E IXE’… LA FIDUCIA IN DI MAIO SCENDE DI DUE PUNTI
I sette giorni della crisi della giunta di Virginia Raggi in Campidoglio fanno segnare un calo per il Movimento 5 stelle nei sondaggi.
In tutte le rilevazioni degli ultimi giorni per i grillini si registra il segno negativo: -4,4% per Swg, — 3% per Tecnè e Ipr (Porta a Porta) e -1% per Ixè (Agorà Estate Rai 3).
Nella classifica di fiducia dei leader il deputato M5s Luigi Di Maio passa dal 28% al 26.
Una settimana dopo l’inizio del caos romano risulta chiara la prima emorragia nei consensi per i 5 stelle.
Dall’altra parte crescono il Pd (anche se di poco meno di un punto) e Forza Italia.
Interessante anche notare che secondo la maggioranza degli intervistati da Ixè c’è un problema di trasparenza dentro il Movimento, ma Raggi non deve fare un passo indietro.
Se in un primo momento gli esperti non avevano visto un effetto significativo sui sondaggi a livello nazionale, sette giorni dopo i 5 stelle pagano le conseguenze di un caso che ha travolto il M5s.
Swg: “Meno 4,4 punti per i 5 stelle”
Il sondaggio Swg, pubblicato da il Messaggero, mette a confronto le rilevazioni del primo settembre al rientro dalla pausa estiva della politica con quelli del 9 settembre dopo la crisi M5s a Roma. I grillini passano dal 29,5 per cento al 25,1%.
“La ragione principale”, ha detto il direttore scientifico di Swg Enzo Risso al quotidiano, “sta in tutto ciò che ruota intorno al caso Roma. La vittoria della Raggi è stata un simbolo della voglia di cambiamento importante e nello stesso tempo un banco di prova non solo sulla capacità di governare ma anche nell’essere differenti come metodo”.
La prima valutazione dei cittadini, ha detto Risso, evidenzia i limiti di questa esperienza: “Sta emergendo del dilettantismo, ma anche un movimento fatto di individualità non unite”.
Ipr e Tecnè: “I grillini perdono 3 punti percentuali rispetto a luglio”
Il Movimento 5 stelle è in calo anche secondo le rilevazioni di Ipr e Tecnè per la trasmissione “Porta a Porta”.
In questo caso il confronto è con i sondaggi di luglio scorso. Ipr segnala -3 punti percentuali per M5s (27%), più 1 punto per il Pd (32%), -0,5% per la Lega Nord (12,5%).
Tendenze simili a quelle di Tecnè che evidenzia una lieve crescita per il Pd che arriva al 31,5% (più 0,5) a fronte di un calo del M5s del 3 per cento (27,5%).
Ixè: “M5s perde un punto.
Secondo la rilevazione dell’istituto Ixè per Agorà Estate il calo del Movimento 5 stelle è più contenuto: i grillini registrano un meno 0,9 per cento, mentre il Pd cresce dello 0,3 passando al 32,9%. E’ in crescita dello 0,3 per cento anche Forza Italia, mentre la Lega Nord perde lo 0,4 per cento.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella rimane il leader che ispira maggior fiducia agli italiani.
Il capo dello Stato raccoglie il 57% delle preferenze delle persone intervistate. Seguono il premier Renzi stabile al 33%, mentre Luigi Di Maio (M5s) perde due punti e passa dal 28 al 26%.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
PRESSING PER FAR TORNARE MINENNA IN GIUNTA, MA LA RAGGI DICE NO… “BEPPE E’ SOTTO RICATTO, ALTRIMENTI NON SI SPIEGA”… DI MAIO TEME ESCANO ALTRE SUE MAIL… “ANCHE DI BATTISTA SAPEVA”
«Beppe, Virginia ha bisogno di uno schiaffone». 
Scena 1: il direttorio incontra Beppe Grillo in un luogo segreto. Siamo a mercoledì, il giorno più drammatico per Luigi Di Maio. I 5 deputati che compongono l’organo di governo del M5S sono spaccati. Carla Ruocco quasi non guarda Di Maio. Roberto Fico è deluso. Devono pensare a salvare il deputato e il M5S dalle sue bugie, ma vogliono anche far fuori Raggi.
Chiedono a Grillo di minacciarla di nuovo che le toglieranno il simbolo se non rispetterà tre condizioni. «Il no netto alle Olimpiadi entro 48 ore, basta temporeggiare. Il ritorno di Marcello Minenna al Bilancio al posto di Salvatore De Dominicis. Fuori dai piedi Raffaele Marra e Salvatore Romeo», i due funzionari a cui la sindaca ha legato il proprio destino.
Il comico accetta solo l’ultima e calma i ragazzi. Ruocco non ci sta. Sale sul palco di Nettuno solo perchè glielo chiede Grillo, sorride alle telecamere, poi sale in macchina e se ne va, mentre ancora parla Fico.
Scena 2: ieri, hotel Forum.
Pare che la sindaca Raggi sia stata vista prestissimo entrare nel rifugio romano del leader pentastellato. Ruocco arriva più tardi. Alessandro Di Battista reduce dal suo show resta fino alle due di pomeriggio alla Camera. Si ragiona sulla strategia adottata la sera prima quando Grillo ha imposto la tregua e mostrato il suo volto più comprensivo. Più che altro aspettano. Il leader ha ribadito a Raggi le richieste del Movimento su Marra e Romeo.
A ora di pranzo arriva il responso. Romeo resta capo di segreteria, con stipendio più basso. Marra invece non va più a occuparsi di commercio, da vice-capogabinetto finisce a guidare il personale. Un ruolo ancora pesante.
Lo spiega Ruocco a Grillo: «E’ il posto che aveva Laura Benente, l’ha fatta fuori proprio lui mentre lei era in vacanza!». Ruocco è la più furiosa. Raggi li sta sfidando ancora. Il fondatore è spiazzato: «Questa qui è pazza» dice.
Gli fanno eco tutti: «Sì è matta. Ora ha bisogno di uno schiaffone».
Chiamano lo staff per fare ponte con il Campidoglio. Fico è netto «Beppe non possiamo mostrarci deboli e creare un precedente solo perchè governa Roma. Dobbiamo essere coerenti».
Inutile dire che più volte è stato evocato Federico Pizzarotti. «Lei è peggio» dicono. Fico è l’erede del garante delle regole e del metodo M5S, quello che a modo suo ha strigliato Di Maio.
«Nel Movimento non c’è un leader. Forse ci siamo montati troppo la testa». È lui ancora più degli altri il sostenitore dell’arma estrema: levare il simbolo alla sindaca ribelle. In questi giorni di furore e smarrimento, l’ipotesi è sempre stata lì, sul tavolo delle estenuanti trattative con Raggi. Grillo, prima scettico, ora è più tentato.
Intanto il mini-direttorio viene azzerato. Così voleva Raggi per levarsi di torno Paola Taverna&C. «che entravano nella stanza del sindaco anche quando non c’ero».
Così decidono Grillo e il direttorio: «Accontentiamola, ma adesso è davvero sola in mare aperto». Vuole massima autonomia. Ha capito che rischia di perdere il simbolo ma va avanti. Per la sfiducia molto dipenderà dai suoi consiglieri.
Il pressing del direttorio si fa più convincente. Grillo temporeggia: «Vediamo dove vuole arrivare…». Preferisce tornare al contrattacco con l’ultimatum del giorno prima. Olimpiadi e Minenna compresi. Dal Campidoglio arriva l’ok sulle Olimpiadi e una precisazione: la destinazione di Marra al personale è «temporanea».
Su Minenna invece la chiusura è netta, nonostante l’improvvisa defenestrazione di De Dominicis.
Al direttorio non basta. «E’ sotto ricatto Beppe, non si spiega altrimenti» è la tesi di tutti.
Di Maio è il più taciturno, la batosta presa per le mail e gli sms, che hanno rivelato come sapesse dell’assessora indagata, lo ha fiaccato. Ma è preoccupato anche di altro. Sa che ci sono altre mail e altri messaggi. Salvarlo è stato un obbligo nel M5S, ma il vaso di Pandora potrebbe aprirsi.
Di Maio sa soprattutto che molti non hanno mai gradito la sua ascesa in solitaria, la visita ai lobbisti, le continue apparizioni in tv. «Ora non è così scontato che sarà il candidato premier».
Ma gli rinfacciano anche di essere stato l’unico a proteggere Raggi. «Quella è una ragazzina che dovrebbe limitarsi a tagliare nastri».
Nel direttorio che sembra muoversi compatto, le voci più critiche sono quelle di Fico, Ruocco e Sibilia. Di Battista aveva preferito schierarsi con Di Maio in difesa di Raggi. Forse perchè, come più di qualcuno insinua nel Movimento, anche lui sapeva.
(da “La Stampa”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
E DI MAIO DOVREBBE DIMETTERSI DAL DIRETTIVO NAZIONALE
Luigi Di Maio negli ultimi mesi è stato coccolato, complimentato, conteso dai vari talk shaw politici,
invitato a seminari ed eventi, inseguito dai giornali, apprezzato da tutti i luoghi di potere – ambasciate o istituzioni che fossero – e ha parlato dove e come voleva e alle condizioni che dettava.
Il suo volto e lo spazio che ha raccolto nei media è secondo solo a quello di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi.
Abbiamo invece appreso ieri, davanti a una piazza del suo partito, e di fronte al suo leader Beppe Grillo, che tutta l’ingarbugliata vicenda Roma, i suoi errori, di cui per altro ha chiesto scusa, altro non sono che casi montati dai media.
È possibile che abbia ragione. Tuttavia, vista la sua prominenza su questi media, varrebbe forse la pena che facesse una più precisa denuncia e ci dicesse esattamente quali media stanno complottando contro di lui e il suo movimento.
Così, tanto per sapere, no?, visto che la regola che i cittadini debbano essere informati rimane uno dei pilastri ideologici del movimento.
Una identica extra-richiesta di spiegazioni andrebbe fatta alla Sindaca di Roma Virginia Raggi.
Ha scaricato tutti eccetto l’assessore Muraro che ha tenuto in nome del principio garantista “saranno i magistrati a decidere cosa succede”.
Il garantismo entra così nel Pantheon delle convinzioni politiche dei pentastellati o si tratta solo di un paio di parole a vuoto per fornire una via d’uscita alla Raggi? Facciamo nel frattempo notare che Virginia Raggi non ha il problema di sapere cosa diranno i giudici sul caso Muraro; ha il problema di spiegare ai suoi e a chi l’ha votata perchè non ha detto dell’inchiesta, perchè ha mentito per coprire le menzogne dell’assessore.
E non ha il problema solo di mandare via, come ha fatto, i suoi collaboratori “sbagliati” ma di farci capire i criteri per cui li ha scelti al primo giro e perchè li manda via ora.
Così Di Maio. Sono fra i suoi estimatori ma la sua uscita sul palco di Nettuno l’ho trovata triste. Se fosse, come dice di essere, co-responsabile del pasticciaccio, chiedere scusa ai propri militanti è un atto giusto, ma non è un atto politico.
Per un politico come lui non aver capito il senso di una mail è una confessione di incapacità , incompatibile con il suo ruolo di leader al vertice di una organizzazione. Accettato il perdono, Di Maio dovrebbe dimettersi dal Direttorio nazionale.
Potrei continuare, ma bastano queste poche osservazioni per rendere ovvio quello che è successo: alla fine di questo giro, il risultato paradossale è che tutti pagano pegno, proprio tutti, eccetto il Sindaco e Di Maio.
Un atteggiamento molto diverso dal rigore, dalle condanne che hanno portato negli anni a espulsioni di militanti e sindaci (Pizzarotti, per tutti) per violazioni molto meno gravi dell’etica del movimento.
Al contrario Grillo e il gruppo dirigente nazionale hanno questa volta scelto il gioco delle parole e delle immagini per creare una messa in scena -un po’ di autocritica maoista, un po’ di lacrime, un pizzico di garantismo, e una buona dose di “vaff….” tanto per rinverdire le memorie dei tempi ruggenti- un mix che soddisfacesse emotivamente i propri militanti ma senza davvero fornire nessun chiarimento.
Mirata in realtà solo a salvare il Sindaco e il Direttorio nazionale, per non destabilizzare Roma, e il movimento.
Forse qualcosa di più Grillo dovrebbe dirci in merito.
Visti anche i segnali di scontento che continuano a emergere dentro i pentastellati, a partire dalla dissoluzione del Direttorio romano.
“Quer pasticciaccio brutto” del Campidoglio, direbbe Gadda, non è stato affatto dipanato.
Lucia Annunziata
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
“GLI ITALIANI ORA LI GIUDICANO PER I RISULTATI, NON PER LE PROMESSE: PER ORA SONO FRAGILI”
La sindaca di Roma Virginia Raggi ha assunto l’incarico con la promessa di aprire una nuova era per
la politica della città , ma il suo Movimento 5 Stelle sta imparando una «lezione dolorosa: è più facile essere un movimento anti-establishment che essere l’establishment», sottolinea la BBC in una cronaca da Roma.
Con la sua elezione e quella di Chiara Appendino a Torino, gli italiani sono per la prima volta in grado di giudicare il movimento dai suoi risultati, non dalle sue promesse, si ricorda, per stabilire che «fino a ora, il risultato è piuttosto fragile».
Il movimento ha creato consensi con promesse contro la corruzione, «e ora si trova bloccato sullo stesso terreno in cui altri partiti politici italiani vengono regolarmente accusati di malagestione e corruzione».
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
RAGGI ANNUNCIA DI “AVER APPRESO CHE L’EX PROCURATORE NON HA I REQUISITI PER FARE L’ASSESSORE”: FORSE PERCHE’ NON E’ INDAGATO COME LA MURARO?
Raffaele De Dominicis non sarà assessore al Bilancio al comune di Roma. Lo afferma la sindaca
Virginia Raggi in un post nella sua pagina Facebook.
“In queste ore ho appreso che l’ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio – scrive Raggi – in base ai requisiti previsti dal M5S non può più assumere l’incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina, pertanto di comune accordo abbiamo deciso di non proseguire con l’assegnazione dell’incarico”.
Appreso da chi?
Ma tre giorni fa i requisiti li aveva o adesso no?
O è l’ex magistrato che si è rotto e ha salutato la compagnia?
Su due assessori salta quello non indagato, insomma. Roba da manicomio.
Ma non basta, si dimettono pure i componenti del mini-direttorio che avrebbe dovuto vigilare sulla Raggi e che avevano chiesto quattro teste senza ottenerle.
In tre hanno deciso di lasciare l’organismo, cioè la senatrice Paola Taverna, l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo e il consigliere regionale Gianluca Perilli.
Manca la firma di Stefano Vignaroli ma solo perchè, nonostante abbia partecipato ad alcune riunioni e sia stato consultato sulla vicenda rifiuti, non è mai entrato formalmente nell’organismo.
“Non faremo mai mancare il nostro sostegno e il nostro contributo” scrivono sul blog di Grillo. Il motivo per cui il loro compito non è “più necessario”, aggiungono, è perchè “la macchina amministrativa è partita ed giusto che ora proceda spedita”.
La senatrice Taverna ha aggiunto: “Torno a svolgere il mio ruolo: faccio la senatrice. E’ giusto che Virginia faccia il sindaco di Roma, vada avanti con la sua giunta”
Come dire: “vada pure a schiantarsi da sola, ci siamo rotti”.
La farsa continua.
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Settembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
COME SULLE SCALE MOBILI: CHI SALE E CHI SCENDE TRA CORRENTI E GRUPPI DI POTERE
Sulle scale mobili 5Stelle c’è un grande traffico. Sia in salita sia in discesa.
A metà del tragitto si incontrano, nelle due corsie opposte, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Poi il primo sale e “Giggino” continua a scendere.
Beppe Grillo è ancora una volta in cima: ci voleva il vero leader per iniziare a sbrogliare la matassa romana dopo che Di Maio non ha comunicato al Direttorio che l’assessore Paola Muraro è stata iscritta da aprile nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti.
La piazza di Nettuno segna una svolta, quasi un passaggio – amaro – di consegne, che mette in luce un Direttorio fragile e da riorganizzare. Secondo qualcuno da allargare.
Alessandro Di Battista, felpa azzurra, cinquemila chilometri in un mese, ha incassato i complimenti di Grillo in pubblica piazza con standing ovation a seguire: “Bravo, non ha bisogno nè di me nè di nessuno”.
È il protagonista che sale. Sangue freddo e più calcolatore di quel che sembra, con un post su Facebook, in piena crisi capitolina, annulla la tappa del sei settembre: “Devo andare a Roma, abbiamo un problema”.
Agli occhi di tutti è il puro che ha subìto da Di Maio lo sgarbo di non essere stato messo al corrente di quanto stava succedendo.
Tocca a lui concludere la serata alleggerendo il peso della bugia del collega.
Luigi Di Maio, camicia bianca, rigido nei movimenti e pallido in volto, vede crollare le sue bugie e crolla egli stesso.
Cambia versione due, tre volte. La sostanza è che sapeva e non ha detto.
“E la trasparenza?”, gli chiedono i colleghi del Direttorio, mentre Paola Taverna gli dà del “ragazzino che si è montato la testa”.
Quello che era il leader in pectore e un “mostro di bravura”, come aveva detto Grillo, prima afferma di non essere a conoscenza dell’iscrizione di Muraro nel registro degli indagati, poi che sapeva ma non aveva capito la mail che Taverna gli aveva inviato. Infine, inchiodato dalla pubblicazione di questa mail, difficile da fraintendere così come i messaggi, fa mea culpa e si scusa con il Direttorio, sotto lo sguardo severo di tutti. Incassa qualche pacca sulle spalle e qualche sorriso di cortesia.
Beppe Grillo.
Grillo è tornato a fare Grillo. Arriva a Roma e obbliga tutti all’unità , incontra il Direttorio, decide la strategia della pace, da padre perdona Di Maio ma non nasconde la delusione, e si presenta sul palco: “Abbiamo fatto qualche cazzatina” e chiede perdono. Parla con Virginia Raggi, la rimprovera per alcune scelte e ragiona con lei. Non ottiene tutto, ma le ribadisce chi comanda nel Movimento. Quindi: “Vigileremo su di lei”. Per ora non strappa la corda.
Virginia Raggi.
Più che su una scala mobile, il sindaco è sulle montagne russe. Esclusa dal palco di Nettuno, rimane al lavoro in Campidoglio. Grillo non la incontra ma le parla al telefono.
La fiducia nei suoi confronti è scesa e lei si dimostra sempre più cocciuta. Non cede sul passo indietro dei due assessori Muraro e De Domincis. Registra un video in cui solo di sfuggita parla della “riorganizzazione della macchina amministrativa”.
Grillo se ne accorge a le fa aggiungere una postilla in cui le fa promettere di destinare ad altro incarico l’ex alemanniano, vice capo di gabinetto Raffaele Marra.
Raggio magico.
Nella scala 5Stelle potrebbe non scendere. Marra sembra essere cascato in piedi. Sotto attacco per il suo passato e accusato di essere, insieme al capo della segreteria Salvatore Romeo, colui che influenza le scelte del sindaco di Roma finisce nel mirino di chi vuole depotenziare lo staff della Raggi.
Ma il primo cittadino sposterà Marra alla guida del dipartimento dell’assessorato al Commercio, che gestisce molti soldi e segue questioni particolarmente spinose come quella dei camion bar.
Mentre Romeo resta capo della segreteria ma con uno stipendio più basso.
Paola Taverna.
In attesa di giudizio. La pasionaria non ci stava a passare come colei che sapeva dell’iscrizione di Muraro nel registro degli indagati e non aveva detto nulla a Di Maio, quando invece gli aveva spedito una mail molto dettagliata.
Dopo un braccio di ferro durato undici ore, costringe il vice presidente della Camera ad ammettere l’errore. Nello stesso tempo però la mail finisce in mano ai giornali e Taverna diventa la prima indiziata della fuga di notizie.
Giura di non essere stata lei, ma ora il mini direttorio potrebbe essere sciolto definitivamente e con uno strappo difficile da ricucire. Nessuno di loro infatti sale sul palco di Nettuno.
Vignaroli, Perilli, Castaldo.
Non pervenuti gli altri componenti del mini direttorio. Quando il gioco si fa duro, non toccano più una palla. Solo Vignaroli è presente alla riunione fiume del sei settembre, ma è Taverna a prendere in mano la situazione.
Carla Ruocco.
Furiosa dopo che Marcello Minenna ha lasciato l’assessorato al Bilancio, molto critica nei confronti di Raggi e Di Maio per la gestione Roma. I suoi silenzi dicono più di mille parole. È l’unica del Direttorio a non essere intervenuta sul palco spostandosi in seconda fila. Per ora resta stabile, in attesa di uno scatto in avanti o di un passo indietro.
Roberta Lombardi.
Nella scala 5 Stelle sale perchè è scappata in tempo. Dopo aver lasciato il minidirettorio in rotta con Raggi e dicendo che doveva pensare ad organizzare Italia a 5Stelle, adesso si gode lo spettacolo, non senza dire la sua con messaggi per buoni intenditori: “Ci vuole responsabilità ”
Federico Pizzarotti.
Il sindaco di Parma sospeso per aver nascosto un avviso di garanzia dovuto a un esposto di un senatore Pd ha ottenuto la sua vittoria.
Di Maio ammette che sapeva di Muraro ma che ha sottovalutato la questione perchè pensava che le indagini fossero partite dagli esposto dell’ex ad Ama Fortini, nominato dal Pd.
A questo punto, a rigor di logica, Pizzarotti dovrebbe essere reintegrato. Intanto il sindaco, come ha scritto su fb, si trova sulla riva del fiume a vedere passare i suoi nemici.
Roberto Fico.
Pragmatico e realista: “Supereremo questo momento di difficoltà , abbiamo già avuto momenti difficili”. Neanche per un momento ha provato a confondere le acque. Rimane il più ortodosso di tutti e soffre in silenzio.
Carlo Sibilia.
Scende, poco influente nella vicenda. Prova solo a ribaltare la frittata: “Non è la serata della giustificazione, ma dell’orgoglio”. Perplessità anche tra gli attivisti.
La base M5S.
Si ribella, è vigile e si fa sentire. Sale sulla scala pentastellata e qualcuno non perdona.
(da Huffingtonpost“)
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Settembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
SI TEME SIA INIZIATA NEL M5S LA CORSA A PUBBLICARE MAIL, SMS E NOTIZIE PRIVATE
“Allora ho già provveduto a far smentita pubblica a chi si è permesso di dire che sono stata io a passare mail ed sms alla stampa e sono pronta a querelare chiunque lo affermi nuovamente! Chiaro?”.
Arriva in tarda serata lo sfogo di Paola Taverna su Facebook.
La senatrice, membro del mini direttorio romano in supporto del sindaco Virginia Raggi, parla degli sms tra lei e il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio con i quali il secondo veniva informato dell’indagine a carico dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro.
“Il Movimento 5 stelle è la mia vita e per quello che è in mio potere lotterò fino alla fine per veder realizzato quel sogno – continua Taverna – Non riuscirete a metterci gli uni contro gli altri e chi oggi sta facendo certe insinuazioni definendosi uno del 5 stelle può trovare altra collocazione”.
“Chiedo scusa, non ho capito che era indagata”, si è difeso Di Maio giustificando la mancata comprensione dei messaggi che gli erano stati recapitati.
Ma ora non è affatto detto che la guerra sotto traccia si plachi: più di un parlamentare grillino, infatti, paventa il rischio che si inauguri la corsa a pubblicare notizie private, comunicazioni che girano nelle chat via Telegram, il servizio ‘criptato’ di messaggistica, e soprattutto le email interne.
Il rischio è che si aprano i cassetti, che vengano date in pasto alla stampa altri ‘dossier’.
“Questa delle email – si lamenta uno dei deputati pentastellati – è una faida assurda, è il frutto di troppi veleni. Così viene a mancare il valore più importante di un Movimento: la fiducia reciproca”.
Ora c’è chi minaccia di continuare, di rendere note altre informazioni riservate.
Per questo motivo è dovuto intervenire Beppe Grillo. Per richiamare tutti all’unità , per evitare altri incidenti autolesionistici.
Sullo sfondo c’è lo scontro tra le correnti, tra chi nel Movimento si professa ortodosso e l’ala più filogovernativa.
In Transatlantico non si parla d’altro, persino delle possibili conseguenze che la battaglia interna a M5s potrebbe portare sul referendum, con un eventuale (temuto da parte dei partiti dell’opposizione) incremento dell’astensionismo.
Ma i politici si interrogano soprattutto sulle modalità in cui è in corso il braccio di ferro all’interno del movimento grillino.
Si cita il vecchio proverbio “verba volant, scripta manent”, c’è chi ricorda come nel Pci l’obbligo era di non lasciare mai traccia.
“D’Alema – sorride D’Attorre, ora in Sinistra italiana – ricorda sempre un episodio: stava partecipando ad una delle sue prime direzioni e prendeva appunti… Si avvicinò un vecchio dirigente che gli disse: ‘solo le spie prendono appunti’ e gli strappò le pagine…”.
Al tempo delle email hackerate ora il ‘mantra’ dei politici è quello di stare attenti e non più solo alle conversazioni telefoniche che possono essere intercettate.
(da “Huffingtonpost”)
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