Maggio 24th, 2016 Riccardo Fucile
PANICO IN SALA E MOLTI CORRONO FUORI, PREOCCUPATI PER L’AUTO… CADE IL MITO DELLA DIVERSITA’ ANTROPOLOGICA DEI GRILLINI
Siamo a Piana del Sole, periferia della Capitale, la scena è da tipica campagna elettorale: c’è una sala, con il candidato sindaco grillino Virginia Raggi e il deputato, sempre dei 5 Stelle, Stefano Vignaroli.
Nello spezzone di video si intravede una slide sul tema dei rifiuti.
A un certo punto un signore interrompe l’incontro: «Chi ha chiamato i vigili, che stanno a fa’ le multe?!».
Poi quasi si scusa: «Non voglio fare “terrorismo”, ma…».
Immediatamente scatta il panico tra il pubblico e dalla sala vanno via in tanti preoccupati dell’intervento sanzionatorio dei vigili urbani.
E Virginia Raggi? La candidata grillina sembra spiazzata, sorride ma non commenta nè «bacchetta» sull’accaduto.
Ci pensa invece Vignaroli: «A Piana del Sole non si vede un vigile nemmeno…», con una battuta che ci si aspetterebbe da un «italiano impenitente» (fino a qualche anno fa si sarebbe detto «un berlusconiano») sorpreso in doppia fila.
Il video che gira in rete, come era prevedibile, ha scatenato ironia e polemica: soprattutto nei confronti dell’intransigenza a targhe alterne che da qualche settimana (tra inchieste e «sospensioni») sta interessando i Cinque Stelle.
Non si spiega, in effetti, la reazione scomposta dei presenti— di cui è lecito ipotizzare la simpatia per il MoVimento di Beppe Grillo — all’annuncio del signore trafelato se, parafrasando la retorica pentastellata, questi non avevano proprio nulla da temere dal vigile.
A meno che qualcuno — tra il pubblico o sul palco – pensava in cuor suo che la «superiorità antropologica», nell’accezione grillina, potesse finire anche in doppia fila.
Antonio Rapisarda
(da “il Tempo“)
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Maggio 24th, 2016 Riccardo Fucile
SI FA STRADA LA COMPONENTE INTERNA CHE APPOGGIA LA RICOMPOSIZIONE
C’è un’ala moderata, nei 5 stelle, che lavora in silenzio e preme affinchè la sospensione di Federico Pizzarotti venga congelata.
Un’ala pragmatica, che pensa che la cacciata di un buon amministratore – a un passo dalle comunali del 5 giugno – sia tutt’altro che una buona idea.
Alcuni sperano, addirittura, che non si tratti solo di rimandare l’espulsione. Che si riesca a non arrivarci, a calmare l’ira di Beppe Grillo nei confronti di quel “figlio” troppo ribelle allontanato già da tempo.
Del gruppo fanno parte soprattutto i parlamentari che stanno facendo campagna elettorale laddove la vittoria è più vicina.
Le loro motivazioni sono arrivate agli esponenti del direttorio. Non ultima, la paura di un ricorso al tribunale già minacciato dal sindaco e dai suoi fedelissimi: “Se va come a Roma – si lascia sfuggire qualcuno – è un bel pasticcio, visto che il giudice ci ha fatto riammettere quattro espulsi su quattro”.
Fico, Di Maio, Di Battista, Ruocco e Sibilia hanno però chiarito a più riprese: “Decide Beppe”.
E così sarà : la scelta sul futuro di Federico Pizzarotti è affidata al garante, che al momento sarebbe tentato dal passo indietro.
Davide Casaleggio fa filtrare – dal sempre più fortificato quartier generale di Milano – di volerne restare il più possibile lontano. Continua a lavorare all’associazione Rousseau e al nuovo sistema operativo, ma non vuole entrare ufficialmente nelle decisioni politiche. Non vuole in alcun modo che il suo volto abbia un rilievo pubblico.
Un risultato “attendista” non è però affatto scontato. Perchè se anche Federico Pizzarotti ha mandato, nella notte di domenica, le “controdeduzioni” spiegando punto per punto le sue ragioni sulla mancata comunicazione dell’avviso di garanzia, il sindaco di Parma non ha rinunciato a mettere nero su bianco le cose che secondo lui – nel Movimento devono cambiare.
Ha ridetto, anche in conferenza stampa, di sentirsi un vero 5 stelle. Ha ricordato il ruolo di Grillo nella vittoria a Parma. Ha sottolineato come l’intera vicenda nasca da un esposto del Pd. Un partito con cui – nonostante le voci “messe in giro ad arte contro di me, non ho mai cercato accordi”.
Ma ha anche parlato di un “abuso del diritto”, di una “caccia alle streghe”, di decisioni diverse a seconda dei casi (tra il suo avviso di garanzia e quelli ricevuti dai sindaci di Livorno e Pomezia Filippo Nogarin e Fabio Fucci), di una “sospensione illegittima” che va revocata.
Soprattutto, in fondo al documento presentato, ha posto sei richieste: ristabilire un confronto “strutturato” tra il centro e le periferie (“Non ci si può incontrare solo online”, ha detto ai cronisti); indire tavoli di lavoro per condividere linee politiche ed esperienze; studiare una formula efficiente di dialogo tra gli eletti; convocare un meet up nazionale; scrivere regole interne chiare a tutti; espellere i suoi consiglieri infedeli, come fatto altrove.
“Noi non chiediamo la grazia nè il perdono”, dice il braccio destro Marco Bosi, capogruppo in consiglio comunale. “Significherebbe ammettere colpe che non abbiamo. Stiamo solo spiegando le nostre ragioni”.
Se le colombe volevano una resa da portare di fronte al capo politico, da Pizzarotti non l’avranno.
A Parma intendono continuare a dire quel che pensano. Anche se questo significasse doverlo fare fuori dai 5 stelle.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL COMICO NON PUO’ VEDERE IL SINDACO DI PARMA, MA ROMA FRENA: “STIAMO ATTENTI A NON CREARE IL CAOS PRIMA DEL VOTO”
Una mossa che fa parte dell’abc della politica: evitare decisioni clamorose alla vigilia delle elezioni. 
Dunque, per il momento, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti resta dov’è, cioè un po’ dentro e un po’ fuori dai 5Stelle, ma la tentazione di chiudere la vicenda con la cacciata del primo cittadino rimane molto forte.
La linea ufficiale che trapela a Montecitorio è che, dopo aver ricevuto le controdeduzioni in seguito alla sospensione, adesso i vertici del Movimento si prenderanno “il tempo necessario” per esaminare le carte.
Nel frattempo, spiegano fonti parlamentari, si aspetta anche l’esito delle indagini scattate nel febbraio scorso quando Pizzarotti ha ricevuto un avviso di garanzia (tenuto nascosto) per abuso d’ufficio.
Quello che viene definito “tempo necessario” consentirebbe di far slittare la decisione definitiva a dopo il voto per le amministrative.
L’espulsione di Pizzarotti e il ritiro del simbolo sarebbero, infatti, uno scossone troppo forte da gestire in piena campagna elettorale.
È questo il ragionamento portato avanti da alcuni componenti del Direttorio, tra cui Luigi Di Maio.
Tra i primi ad essersi mostrato titubante e ad aver posto alcuni quesiti politici tra cui appunto l’opportunità di sospendere il sindaco di Parma, che ha anche un grande seguito nel Movimento a livello territoriale, in un momento in cui i 5Stelle provano a conquistare Roma e a ottenere un buon risultato a Torino e Napoli.
Dieci giorni fa, alla fine, la decisione di sospendere il sindaco di Parma l’ha presa Beppe Grillo insieme a Davide Casaleggio, nei contatti tra Genova e Milano, e le remore di Di Maio sono state superate.
Anzi, il leader pentastellato avrebbe espulso Pizzarotti per direttissima, ma poi ha desistito perchè il regolamento prevede che vengano dati dieci giorni alla persona che si trova sotto accusa per inviare le sue controdeduzioni. E così è stato.
La tentazione di cacciare Pizzarotti tuttavia rimane ed è molto forte, tanto che le controdeduzioni non hanno convinto del tutto Beppe Grillo. Non solo.
A non essere piaciuti sono stati soprattutto i toni, definiti “provocatori”.
Basti pensare al passaggio in cui il sindaco ha detto che la “la procedura di sospensione è regolata da un documento che non ha alcuna efficacia giuridica, per questo ci sentiamo pienamente titolati ad andare avanti”.
E poi ancora: “I famigerato staff ha ricevuto tutte le risposte che ci erano state chieste, e anche altre che chiariscono la vicenda del Teatro Regio. Essendo un’associazione non basta non essere voluti per essere cacciati. Io poi mi aspetterei una reazione di attivisti e di eletti, ma l’eventuale via legale sarebbe solo per far rispettare un diritto”.
Il leader pentastellato ha storto il naso, ma da Roma è arrivata la richiesta di mantenere la calma anche perchè, se Pizzarotti viene cacciato, è al Direttorio che toccherà fare i conti con i gruppi parlamentari in subbuglio.
C’è chi lo ha scritto su Facebook e chi invece preferisce rimanere anonimo, ma sta di fatto che l’espulsione di Pizzarotti provocherebbe un effetto domino e diversi parlamentari lascerebbero il Movimento.
Altro scossone che il Movimento sotto elezioni non può permettersi.
Quindi Grillo, per il momento, ha deciso di lasciare l’espulsione in stand by, ma nessuno si sente di escludere un possibile colpo di scena nei prossimi giorni se Pizzarotti dovesse continuare con toni già definiti “provocatori”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2016 Riccardo Fucile
EX MILITANTI: “QUESTI SIGNORI HANNO ESPULSO 36 VALIDI ATTIVISTI, NON SANNO COS’E’ LA DEMOCRAZIA, FANNO SCHIFO”
Gli attivisti espulsi dal M5S hanno contestato i deputati pentastellati Roberto Fico e Alessandro Di
Battista intervenuti a Napoli per un comizio a Piazza Bellini per il candidato sindaco Matteo Brambilla.
Militanti ed ex militanti durante l’intervento di Di Battista quasi sono venuti alle mani.
“Io ormai li schifo — dice Vincenzo Russo, uno degli espulsi — ma sono venuto a contestarli perchè ho sentito il milanese (il candidato sindaco Michele Brambilla n.d.r) parlare del mio quartiere, Pianura”.
Russo non ci sta: “Mi da fastidio perchè io da attivista ci ho rimesso anche una roulotte di 17mila euro (incendiata da ignoti a luglio 2015) per le denunce che ho fatto e questi signori hanno espulso 36 validi attivisti”.
“Non sanno cos’è la democrazia, la giustizia e la libertà — dice un altro ex M5S — comanda solo quel piccolo capetto che sta li sul palco, il signor Fico, e non bisogna contraddirlo”
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 20th, 2016 Riccardo Fucile
MA LUI NON LO COMUNICA: LA TRASPARENZA VALE SOLO PER PIZZAROTTI?… RINUNCERA’ ALL’IMMUNITA’?
La trasparenza è un principio fondamentale, ma solo a parole. Non sempre infatti i politici del Movimento
5 Stelle rispettano le regole che sostengono di seguire per differenziarsi dai «partiti tradizionali».
Lo dimostra il deputato grillino Girgis Giorgio Sorial che ieri, dopo essere stato rinviato a giudizio, ha mostrato una forte reticenza nel comunicare quanto accaduto in aula.
Il politico, accusato di aver offeso l’onore e il prestigio dell’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano, si è trincerato infatti dietro un «non rilascio dichiarazioni».
È stato inutile cercare di ricordargli il «dogma» tanto invocato e sbandierato dai 5 Stelle sulla trasparenza che gli eletti devono avere nei confronti dei cittadini.
Avvicinato prima nei corridoi del tribunale penale di Roma e poi contattato telefonicamente, Sorial non ha voluto riferire come si fosse conclusa l’udienza, arrivando a riattaccare la cornetta senza dare una risposta.
Nonostante il silenzio, la notizia è venuta alla luce.
Il deputato lombardo è stato rinviato a giudizio per una vicenda che risale al gennaio 2014. L’indagine era nata in seguito a un esposto della deputata Pd Stella Bianchi che aveva denunciato come l’onorevole avesse utilizzato l’espressione «boia» riferendosi all’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano.
«Il boia Napolitano — aveva affermato l’imputato durante una conferenza stampa – sta avallando una serie di azioni per cucire la bocca all’opposizione e tagliarci la testa. Ha messo una tagliola sulle opposizioni».
Un’affermazione che costituisce reato, almeno secondo il sostituto procuratore Sergio Colaiocco. Per questo motivo il pentastellato dovrà affrontare un processo in sede penale.
Una vicenda giuridicamente semplice, ma resa complessa dalla reticenza del parlamentare. Eppure il sindaco grillino di Parma, Federico Pizzarotti, è stato sospeso dal Movimento proprio nei giorni scorsi perchè accusato di aver tenuto nascosto per quasi tre mesi l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio.
«Non ha comunicato ai cittadini e ai vertici del movimento di essere indagato», aveva tuonato Luigi Di Maio.
Non è la prima volta che un politico 5 Stelle viene rinviato a giudizio. In provincia di Venezia, a Mira, il sindaco Alvise Maniero dovrà affrontare un processo per lesioni colpose a causa di un incidente avvenuto la sera del 20 luglio 2012: un ragazzino di 13 anni rimase gravemente ferito dopo essere salito sul tetto della piscina comunale ed essere precipitato nella vasca vuota a causa del cedimento di un lucernaio.
Secondo la procura la colpa del sindaco consisterebbe nel non aver garantito la sicurezza nel cantiere.
E non è neanche la prima volta che persone vicine al Movimento abbiano problemi con la giustizia in seguito alle loro esternazioni sull’operato di Giorgio Napolitano: 22 commentatori del blog di Beppe Grillo nel 2012 avevano commentato un post del leader con frasi ritenute lesive dell’onore e del prestigio dell’allora Presidente della Repubblica.
Una faccenda che getta altra legna sul fuoco, anche alla luce di quanto affermato recentemente dal presidente del Consiglio: «I famosi cittadini si stanno nascondendo dietro l’immunità : chiedete a Di Maio, Di Battista, Sibilia, Catalfo di rinunciare», ha rivelato mercoledì Matteo Renzi.
(da “il Tempo”)
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Maggio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IN COMMISSIONE ALLA CAMERA IL M5S SI RIMANGIA I SUOI CAVALLI DI BATTAGLIA CON LA RIDICOLA SCUSA CHE “NON VOGLIONO IMPORRE PALETTI AGLI ALTRI PARTITI”
“Oggi il Movimento 5 Stelle si scopre un partito liberale. Durante la discussione in I Commissione sulla
riforma dei partiti, i commissari 5 stelle hanno votato contro un emendamento che racchiude i principali punti che caratterizzano la storia e probabilmente il successo del M5S fino ad oggi: il limite di due mandati alle cariche interne e la partecipazione telematica al voto. Si tratta della proposta parlamento pulito, depositato in Cassazione e oggetto di più proposte emendative del M5S alla Costituzione”.
Così Mara Mucci, deputata indipendente gruppo misto, ed ex M5s.
“Oggi Danilo Toninelli – aggiunge – ha annunciato il voto contrario con la motivazione che non vogliono imporre a tutti i partiti questi paletti. Ma come?La proposta di legge di iniziativa popolare e gli emendamenti alla Costituzione cosa pensavano facesse?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 19th, 2016 Riccardo Fucile
UNO STUDIO SMONTA IL MITO DELLA PARTECIPAZIONE DELLA BASE GRILLINA… “IL MOVIMENTO E’ DIVENTATO UN PARTITO DI PARLAMENTARI, ATTIVISTI RELEGATI AI MARGINI”
Il Movimento cinque stelle, se mai lo è stato, non è più un Movimento di meet up ma è diventato soprattutto un Movimento degli eletti: in primis il direttorio. E naturalmente la Casaleggio.
Chi studia il Movimento da anni sa che questa è la mutazione genetica in corso, ma adesso questa conclusione è rafforzata dal primo studio scientifico di questo genere, un’indagine condotta dall’Università La Sapienza e coordinata da Antonio Putini, che l’ha pubblicata su «Sociologia», la rivista quadrimestrale di scienze storiche e sociali (con un’ampia introduzione di Arianna Montanari).
I sociologi, in occasione della kermesse “Italia a 5 Stelle” organizzata dal Movimento a Roma fra il 10 e il 12 ottobre del 2014, hanno diffuso 500 questionari agli attivisti (l’86% dei quali ha risposto), delineando un identikit non statistico, ma mai condotto con questi numeri, su che cos’è oggi l’attivista del M5S, e soprattutto come funzionino, se funzionino, e eventualmente, se esistano ancora, i meet up.
I risultati sono rilevanti: scrive Putini che «i meet up “Movimento 5 Stelle” presenti sul comune di Roma sono 93 secondo la piattaforma “meet up ”, mentre solo 61 sono quelli ufficialmente riconosciuti dalla piattaforma Beppegrillo.it.
Inoltre, dei 97 meet up presenti nel blog beppegrillo.it relativi alle quattro città di Milano, Roma, Napoli e Palermo, ben 21 erano inesistenti, e in altri 15 l’attività più recente (convocazione di una riunione, pubblicazione di un post o risposta ad un post), risaliva almeno all’anno precedente, mostrando una sostanziale inattività del gruppo». Traduciamo noi, e perdonate la brutalità : il Movimento cinque stelle dei meet up non esiste più, siamo dinanzi a un partito di parlamentari, peraltro collegato e almeno in parte diretto da un’azienda.
Nel 2012-2013, l’elettorato M5S era rappresentato in maggioranza da uomini di età fra i 35 e i 41 anni, oggi (fonte Cise) la classe di età più numerosa è fra i 45 e i 64 anni.
Nel 2012 l’elettorato era equamente diviso tra nord, centro e sud, oggi il 57% dei voti proviene dalle regioni del Sud, il 31,4% dal Nord, e l’11,6% dal Centro.
Gli attivisti M5S sono al 60% uomini. L’età media è di 39 anni, mentre la fascia di età più rappresentata è quella fra i 25 e i 29 anni.
I laureati sono il 34,2% del totale (a differenza del 12,7% registrato nella media dei dati Istat), mentre il 49,1% dichiara di possedere un diploma. Il ceto medio impiegatizio rappresenta il 31,3% del totale, al quale va aggiunto un 5.3% di insegnanti, mentre il 25,5% sono liberi professionisti o dirigenti. Il 22,3 sono operai (14,9) e lavoratori atipici.
Il 26.7% degli attivisti che ha risposto ha espresso un posizionamento nell’area di centro-sinistra, il 66% dice di non riconoscersi nella distinzione destra-sinistra (un’espressione che però, aggiungiamo noi, connota storicamente in Italia simpatizzanti di centrodestra).
Ricorda la Montanari che le deliberazioni online, «su un Paese di sessanta milioni di abitanti, non superano mai il numero di qualche migliaia».
Putini nota che i meet up, anche quando sono presenti sul territorio, dipendono «dal centro per le posizioni e decisioni politiche, pena l’esclusione dal movimento»: «Nonostante la creazione nell’ultimo anno di un direttorio composto da cinque parlamentari, i cinque stelle non hanno creato i meccanismi di collegamento per ciò che riguarda i diversi presidi territoriali. In genere la ricomposizione dei diversi interessi e dei bisogni espressi dal variegato mondo dei grillini passa dal centro».
Con tanti saluti alla partecipazione e ai territori.
Anche il sistema operativo è pochissimo usato: partecipa a votazioni online solo il 36.4% degli attivisti.
«Dal Movimento degli attivisti siamo diventati il Movimento degli arrivisti», chiosa amaramente uno degli attivisti fondatori.
Difficile, stando a questi dati, dargli torto.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Maggio 19th, 2016 Riccardo Fucile
SCOPPIA IL CASO RAGGI: MA UNO CHE LA VOTA, PER CHI VOTA?
Quando resta sotto quota periscopio, tutto sembra girare per il meglio. 
Ma quando Virginia Raggi si avventura tra giornali e interventi pubblici, iniziano i guai.
La donna nella quale sperano i Cinquestelle per arrivare al Campidoglio ha rilasciato ieri un’intervista a “L’Espresso” spiegando di essere «pronta al passo indietro» dalla carica di sindaco se, nell’eventualità di un’indagine, Grillo dovesse chiederle di farsi da parte.
E così il Pd ha avuto gioco facile nell’accusare Raggi di essere «eterodiretta».
Il suo sfidante Giachetti ha commentato spiegando di avvertire «un certo raccapriccio nel sentire queste considerazioni. Renzi non si azzarderebbe proprio non solo a propormi un contratto, ma neanche a chiedermi una cosa del genere».
Ma Raggi ha tenuto il punto, ribadendo l’importanza nel M5S della figura del garante «che ci aiuta a rispettare i nostri principi, quindi io ritengo che nel momento in cui una persona si discosta da questi principi, se è onesta deve fare un passo indietro; se invece nonostante le violazioni continua a fare le cose in nome del Movimento, è giusto che ci sia qualcuno che a un certo punto dica basta».
Parole che rimandano al convitato di pietra di questa come di ogni altra discussione che riguardi il M5S negli ultimi giorni: Federico Pizzarotti.
Ieri pomeriggio si era sparsa la voce che a decidere la sorte del sindaco di Parma sarebbe stato un voto online tra gli attivisti.
Ipotesi smentita seccamente da Luigi Di Maio in televisione.
Eppure nei gruppi parlamentari ormai s’è fatta strada la consapevolezza che l’affare Pizzarotti stia creando solo un mucchio di grattacapi al Movimento a pochi giorni dalle comunali.
Inoltre il timore è che, cacciandolo, molti attivisti uscirebbero con lui.
Convinzioni diffuse nel Movimento, tanto che persino Grillo avrebbe chiesto ai suoi di risolvere in fretta la questione.
Il sindaco di Parma ieri ha «teso la mano per la terza volta» al M5S, come ha spiegato in una lettera.
Difficile che la soluzione passi davvero per un voto online che rischierebbe di spaccare in due la base del Movimento, regalando magari una vittoria allo stesso Pizzarotti.
Più probabile che la quadra la si cerchi sull’asse Roma-Milano, quando Luigi Di Maio, che oggi presenterà tutti i candidati sindaci del M5S nelle principali città italiane, tenterà l’ultima mediazione con la Casaleggio Associati per tenere Pizzarotti dentro al Movimento.
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL BRACCIO DESTRO MARCO BOSI: “VOGLIAMO DARE UNA LEZIONE POLITICA”
Una “lezione politica”.
Ormai convinto che nessuno del direttorio arriverà a Parma per un confronto faccia a faccia e che l’espulsione prevista arrivi dopo la scadenza di domenica (o al massimo lunedì), Federico Pizzarotti affila gli artigli e nell’eventualità si prepara ad un ricorso al Tar, certo che nel caso di espulsione sarà riabilitato.
Già , potrebbe accadere così: se il direttorio dovesse bocciare le controdeduzioni che il sindaco di Parma sta impostando in sua difesa dopo la sospensione per mancata trasparenza, scatterebbe l’espulsione e un successivo ricorso al Tribunale del Riesame che, sostengono avvocati vicini alla causa di Pizzarotti, secondo la legge dovrebbe riammettere il sindaco dentro il MoVimento.
E allora che accadrebbe?
“Per un anno almeno si vivrebbe da separati in casa” racconta Marco Bosi, capogruppo M5s in Consiglio comunale a Parma e strettissimo collaboratore del sindaco. Con Pizzarotti a Corfù (tornerà giovedì) è lui che lo sta aiutando a raccogliere le controdeduzioni.
In che cosa consistono le controdeduzioni di Pizzarotti? E quando saranno presentate?
“Sono una serie di documenti per dimostrare che noi non abbiamo violato nessuna regola. Sto aiutando a raccogliergli insieme agli avvocati e dovremmo discuterne giovedì con il sindaco e poi inviarle penso per venerdì. Abbiamo spulciato tutte le regole, statuti, regolamentini del M5s e pensiamo di non aver violato alcuna procedura. Anzi, dimostreremo anche che sono loro ad aver detto il falso”.
Si spieghi meglio. Chi avrebbe mentito?
“Le faccio un esempio. Dopo Pizzarotti un altro sindaco M5s, Fucci di Pomezia, ha raccontato di essere stato indagato (poi archiviato) ma non aver detto nulla. Di Battista e Di Maio hanno dichiarato che il caso Fucci era minore, perchè si trattava solo di una querela. Falso, se si leggono le carte Fucci oltre a una querela era imputato per omissione di atti di ufficio (328 c.p). Perchè loro hanno mentito su questo? Oppure dobbiamo pensare che quelli del direttorio, che vorrebbero fare le leggi e le riforme di un Paese, non sappiano nemmeno leggere le carte? Con rispetto per Fucci, che ammiriamo e difenderemo a spada tratta se ci fossero problemi, io credo che qui ci sia un doppio pesismo non più ignorabile”.
Con questo clima l’espulsione, anche se a meno di un mese dalle amministrative, appare inevitabile.
“Al momento la tendenza di rimanere dentro credo sia pari allo zero. Se Di Maio venisse a Parma a parlare sarei felicissimo, ma dubito lo farà . Per ora noi lavoriamo solo alle controdeduzioni e poi, se ci sarà l’espulsione, agiremo di conseguenza”.
Facendo causa?
“Con un ricorso al Tar (anche se in realtà dovrebbe trattarsi del tribunale civile, ndr). Federico vuole restare nel MoVimento, quello degli inizi, quello in cui crede. Non vuole essere cacciato per regole che non esistono. Ci siamo confrontati anche con altri avvocati che ci dicono che l’obbligo o la richiesta di pubblicare documenti o informare associazioni dell’informazione di garanzia non è scritto da nessuna parte. Anzi, è anticostituzionale perchè si tratta di un documento privato, che informa solo la persona. E su questo pensiamo che il tribunale del Riesame ci darebbe ragione”.
Però Nogarin ha pubblicato. E poi il sindaco che farebbe, dentro al MoVimento anche se espulso?
“Nogarin non ha pubblicato l’informazione di garanzia, ma il 335, un altro modulo. Eppure se si leggono i suoi post precedenti lui stesso, per “trasparenza”, cita un passaggio dell’informazione di garanzia. Allora perchè non l’ha pubblicata? E perchè è stata omessa la data? Sinceramente non penso male di lui, anzi, credo sia un ottimo amministratore. Ma anche quella pubblicazione non rientra in nessuna regola. E come sono stati poi trattati lui e Federico dimostra che Roma non trattano tutti allo stesso modo. Come ho detto, se sarà espulso, chiederemo il reintegro. Poi si vedrà , c’è da continuare ad amministrare Parma. Rimmarà un separato in casa. Ma almeno avrà dato una lezione politica”.
Una lezione politica?
“Sì, dimostrando di aver agito correttamente e che le regole non possono essere ad personam. Come ha detto lui, in tutta questa vicenda io reputo Grillo in buona fede, ma davvero mal consigliato. Una lezione politica che per amministrare, che sia una città o un Paese, ci vogliono incontri di persona fra i membri del M5s, ci vogliono regole chiare. Lo sa, a che mi risulti è ancora in vigore la regola di non partecipare ai talk show. Quanti parlamentari M5s dovrebbero essere espulsi allora?”.
Diversi attivisti e anche qualche parlamentare, oltre che sindaci, si sono schierati dalla parte di Pizzarotti. Pensa che se dovesse essere espulso ci sarà una scissione nel MoVimento?
“Non lo so. Ci sono tanti “puristi” del MoVimento che tempo fa ci guardavano male per via delle incomprensioni con Grillo ma ora ci dimostrano vicinanza perchè hanno capito che Federico, così come molti in Emilia, Toscana e Liguria, è rimasto fedele ai primi principi del Movimento. Lo seguiranno? Io non so dirlo. Ai tempi anche dopo il caso Favia si parlò di scissione. Ma M5s, nonostante i vari espulsi, è andato avanti comunque. Certo, dovesse essere cacciato un sindaco di una città importante forse le cose cambierebbero e se si parla di scissione si arriverebbe forse a un “ora o mai più”. Ma chi può dirlo?”.
(da “Huffingtonpost”)
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