Maggio 13th, 2016 Riccardo Fucile
GRILLO: “NON SI ATTENDONO LE SENTENZE PER DARE UN GIUDIZIO POLITICO”… CHISSA’ PERCHE’ LA REGOLA NON VALE PER NOGARIN
Pizzarotti sospeso dal Movimento 5 stelle: la trasparenza è il primo dovere”.
Lo scrive su Twitter Beppe Grillo, che rimanda a un post sul suo blog.
“Federico Pizzarotti – scrive – è sospeso dal Movimento 5 stelle. La trasparenza è il primo dovere degli amministratori e dei portavoce del Movimento 5 stelle. Solo ieri si è avuto notizia a mezzo stampa dell’avviso di garanzia ricevuto, ma il sindaco ne era al corrente da mesi”.
Il primo cittadino di Parma e l’assessora alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per abuso d’ufficio per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali.
Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all’epoca della nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per lo stesso reato.
“Nonostante la richiesta, inoltrata da ieri e a più riprese, di avere copia dell’avviso di garanzia e di tutti i documenti connessi alla vicenda per chiudere l’istruttoria avviata in ossequio al principio di trasparenza e già utilizzato in casi simili o analoghi – prosegue Grillo – non è giunto alcun documento. Preso atto della totale mancanza di trasparenza in corso da mesi, nell’impossibilità di una valutazione approfondita ed oggettiva dei documenti e per tutelare il nome e l’onorabilità del Movimento 5 stelle si è proceduto alla sospensione. Non si attendono le sentenze per dare un giudizio politico”.
Evidentemente lo stesso criterio non vale per il sindaco di Livorno Nogarin.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
NON SOLO PARMA E LIVORNO: SU 17 COMUNI AMMINISTRATI, 3 SONO GIA’ SALTATI, A POMEZIA C’E’ OPACITA’, A RAGUSA HA PERSO PEZZI, A PORTO TORRES ESPULSA LA CAPOGRUPPO, A CIVITAVECCHIA RISCHIO DISSESTO
Gli indagati sono due, e nei Comuni più importanti. Ma i guai targati 5stelle, nelle amministrazioni
guidate dai grillini, sono un po’ ovunque.
I casi più eclatanti riguardano Livorno e Parma.
A distanza di cinque giorni, dopo l’avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta arrivato al sindaco di Livorno Filippo Nogarin, ecco che Federico Pizzarotti, il primo pentastellato a guidare una città importante e a diventare il simbolo della nuova politica dell’ “onestà -onestà -onestà ”, riceve a sua volta una comunicazione giudiziaria per un presunto abuso d’ufficio legato alle nomine del Teatro Regio di Parma.
A dare uno scossone alla politica pentastellata territoriale non ci sono solo le difficoltà giudiziarie, che mettono in imbarazzo i grillini davanti al loro regolamento che prevede l’equazione “avviso di garanzia uguale dimissioni”, ma anche problemi politici.
Su 17 città amministrate, già tre hanno perso il marchio M5S.
La prima a saltare è stata quella di Comacchio, con il sindaco Marco Fabbri cacciato per essersi candidato alla Provincia.
A seguire è scoppiato il caso Gela, con l’espulsione del sindaco Domenico Messinese per non essersi tagliato lo stipendio e aver avallato il protocollo d’intesa con l’Eni. Infine agli onori della cronaca è arrivato Quarto con il primo cittadino Rosa Capuozzo, prima difesa a spada tratta dal Direttorio e da Beppe Grillo e poi scaricata. Nel piccolo Comune campano tutto iniziò con un ex consigliere grillino, colui che ottenne più preferenze, indagato per voto di scambio e tentata estorsione nei confronti del sindaco, ricattata per un abuso edilizio.
Insomma, tra un tira e molla, Capuozzo viene ascoltata anche in commissione Antimafia. Prima i vertici le chiedono di dimettersi ma lei si rifiuta, poi la cacciano per non aver rispettato l’ordine e non aver denunciato per tempo le minacce che stava subendo.
Di opacità si è parlato molto a proposito di Pomezia, dove il sindaco M5S Fabio Fucci ha prorogato l’appalto per la gestione dei rifiuti e la pulizia urbana tra il Comune e il Consorzio nazionale servizi e la sua affiliata “Formula ambiente”.
Formula ambiente è una società “partecipata” della Coop 29 giugno di Salvatore Buzzi, prima per il 49 per cento, poi per il 29 per cento. E nel suo consiglio di amministrazione sedeva Alessandra Garrone, compagna di Buzzi. Il quale era nel consiglio di sorveglianza del Consorzio nazionale servizi. Un ruolo cruciale nel sistema di Mafia capitale, come si legge nelle carte dell’inchiesta. Fucci allora si difese dicendo che “la cooperativa legata a Buzzi è stata estromessa dal consorzio Formula Ambiente”.
Si arriva quindi in Sicilia, dove i 5Stelle hanno fatto il boom alle elezioni politiche, hanno vinto in tre Comuni e sognano di conquistare la Regione.
Qui c’è il caso Gela, già citato, ma c’è anche il nodo Ragusa, la prima città conquistata dal Movimento nell’isola. Il sindaco Federico Piccitto e la sua Giunta avevano deciso di farsi riconoscere un ritocco dello stipendio sotto forma di adeguamento Istat.
Ovviamente sono scoppiate forti polemiche con gli attivisti locali che hanno chiesto ai vertici del Movimento di sospendere il sindaco.
Non solo, in quasi tre anni di amministrazione, tre consiglieri hanno lasciato la maggioranza e due assessori si sono dimessi. L’assessore alla Cultura Stefania Campo ha lasciato l’incarico dopo essere stata accusata dalle opposizioni di avere favorito il marito, assunto da una ditta appaltatrice di un servizio in convenzione con il Comune. Lei si è difesa dicendo che era “tutto falso” e che le accuse erano “strumentali” poichè il marito lavorava già nella società che svolgeva il servizio e il bando prevedeva la riassunzione del personale.
Sta di fatto che ha lasciato l’assessorato e ci sono voluti mesi per sostituirla. Anche Salvatore Martorana, con delegata al Bilancio, si è dimesso dopo che il gruppo consiliare a cui lui faceva ha scaricato il sindaco. A Bagheria il sindaco e un assessore hanno fatto scandalo per case abusive riprese dalle Iene.
In Sardegna, a Porto Torres, la capogruppo è stata espulsa perchè fidanzata con un giornalista nemico: “Volevano che lasciassi il mio compagno”, ha detto Paola Conticelli. Ma anche il sindaco Sean Christian Wheeler, detto “l’americano”, è finito al centro di interrogazione parlamentare presentata da Sel per aver dato il via libera a delle esercitazioni militari nell’area industraile Synfial.
In campagna elettorale aveva promesso il risanamento di una delle aree più inquinate della Sardegna.
Problemi economici invece per Civitavecchia, Comune a rischio dissesto, dove il sindaco Antonio Cozzolino, mesi fa, ha aumentato le tasse portando Irpef e Imu ai massimi livelli. E inoltre aveva fatto richiesta di sospensione di tutti gli esponenti dell’opposizione, dopo che questi avevano presentato una diffida contro di lui in merito a una gara d’appalto.
Quindi, tra conti che non tornano, maggioranze che scricchiolano, regole 5Stelle non rispettate e avvisi di garanzia, in questa campagna elettorale per conquistare sopratutto Roma, la differenza tra propaganda e amministrazione si fa sentire.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
RIPUBBLICHIAMO UN’INTERVISTA AL VICE PRESDIENTE DELLA CAMERA DEL 3 APRILE 2015
Lei è vicepresidente della Camera. Non la trova un’invasione di campo del potere legislativo in quello giudiziario?
«Lo sarebbe se andassi da un giudice a dire cosa fare in un’inchiesta. È stato il procuratore nazionale antimafia Roberti a proporci degli impulsi di indagine dopo il nostro incontro. Tra l’altro è un’accusa offensiva per la magistratura. Io ho fatto solo quello che doveva fare il Pd in questi anni».
Andare da un procuratore a sollecitare impulsi d’indagine non è un’ingerenza?
«Si chiama ingerenza se si corrompe o si cerca di fargli cambiare idea. La verità è che il Pd campano ha il sangue agli occhi. Si erano presi la responsabilità di candidare Ferrandino alle Europee. Forse per garantirgli l’immunità parlamentare?».
Lei crede sinceramente che il Pd sia il partito dei corrotti?
«Il Pd sta seguendo la strada di Forza Italia, gliene arrestano uno ogni mese. È il partito dei carrieristi, di quel tipo di carriera politica che crea i fenomeni di corruzione. Servono norme etiche nei partiti, non sono la legge anticorruzione».
Non serve anche quella? Perchè avete votato no?
«Non era un testo accettabile. Le intercettazioni scompaiono per cooperative e società non quotate. E manca il daspo per i corrotti».
Non lo giudica neanche un passo avanti?
«Non può bastare e i compromessi al ribasso causano effetti culturali devastanti. Serve una legge anticorruzione seria per evitare che uno come Ferrandino, indagato, si potesse candidare. Immagino un codice etico dei partiti».
Basta essere indagato per non potersi più candidare?
«Dipende dal tipo di reato. Se sei indagato per abuso d’ufficio sì».
È un reato nel quale incorrono molti sindaci. Non è che a voi non capita perchè ne avete pochissimi?
«È un reato grave. Se sei indagato stai fermo un giro. Poi vediamo se la politica si decide ad accelerare i processi».
Fancesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
I PARTITI USANO LE INCHIESTE PER LA BATTAGLIA POLITICA
A proposito della «Costituzione più bella del mondo», nelle ultime ore così estrosamente interpretata
da procuratori e sostituti, all’articolo 111 c’è un passaggio piuttosto assertivo, che non sembrerebbe bisognoso di decodificazione: «Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico».
Probabilmente la legge più violata di tutti i tempi, l’ultima volta stamattina, quando è uscita la notizia dell’avviso di garanzia al sindaco di Parma, il cinque stelle Federico Pizzarotti.
E’ accusato di abuso di ufficio per le nomine al Teatro Regio, e naturalmente sarà un processo a stabilire se reato ci sia oppure no.
Però si possono dire un paio di cose.
La prima è che l’abuso d’ufficio è un reato così vasto, vago e incidentale al mestiere di sindaco (come la querela al giornalista, prima o poi arriva, anche se non si diffama), che andrebbe in buona parte depenalizzato e soprattutto marginalizzato nelle cronache; se per un’autorizzazione o una nomina qualsiasi bisogna apporre trenta timbri e se ne appongono soltanto ventinove, scatta l’abuso d’ufficio.
La seconda è che la ventennale barbarie giustizialista di cui parlava Matteo Renzi al Senato era riferita non tante alle inchieste della magistratura, quanto all’uso che se ne fa, sui giornali e soprattutto nella battaglia politica.
Una recente specialità proprio dei grillini, che a ogni avviso di garanzia hanno inscenato proteste e promosso sfiducie discusse in giornate parlamentari inutili ed estenuanti, ma redditizie alla propaganda.
Sarebbe serio valutare il lavoro del sindaco Pizzarotti, anzichè giocarsi la rivincita sul Pizzarotti indagato, un gioco grazie al quale la politica conserva la fama di ladrona e, quel che è peggio, non recupera alcuna autorevolezza.
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
CON LUI ANCHE L’ASSESSORE ALLA CULTURA FERRARIS E TRE MEMBRI DEL CDA DELLA FONDAZIONE
Il sindaco Federico Pizzarotti e l’assessora alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per abuso d’ufficio per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali.
Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all’epoca dell nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per lo stesso reato.
“Sono tranquillo perchè è un atto dovuto che rispetto pienamente”, ha fatto sapere il sindaco attraverso il suo portavoce.
“Era già emerso ci fossero indagini in corso – ha aggiunto – in ragione degli esposti del senatore Pd Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione”.
LA VICENDA
Lo scorso autunno la Procura di Parma aveva aperto un fascicolo penale in seguito agli esposti del senatore Giorgio Pagliari.
L’ipotesi riguarda presunte interferenze nella procedura di “ricognizione esplorativa” aperta con un avviso pubblico per la scelta di un nuovo direttore generale dopo le dimissioni, nel luglio 2014, dell’amministratore Carlo Fontana e del direttore artistico Paolo Arcà .
Arrivarono le candidature, ma sette nomi selezionati da sottoporre alla commissione vennero cassati senza tante spiegazioni. A gennaio la Fondazione Teatro Regio comunicò ai selezionati che la procedura si era chiusa senza esito e una settimana dopo procedette alla nomina di Meo, all’epoca direttrice del Teatro del Carretto di Lucca, e di Minghetti nel nuovo ruolo di consulente.
Tra i candidati scartati vi erano professionisti dal curriculum impeccabile e la decisione sollevò forti polemiche bipartisan.
Pagliari parlò pubblicamente di interferenze dell’assessore alla Cultura e portò il caso in Procura.
Ora gli inquirenti vogliono approfondire il caso: è stato davvero tutto regolare, come hanno sempre sostenuto Pizzarotti e Ferraris, o la nomina di Meo è stata viziata da pesanti anomali tali da inquadrare un abuso d’ufficio?
Il sindaco si dice tranquillo e parla di atto dovuto. La chiusura dell’inchiesta non dovrebbe essere lontana.
LE REAZIONI
“Prima Quarto, poi Livorno, ora Parma. Noi siamo sempre garantisti, voi cari grillini? Che fate? Espellete, fate finta di niente, ve ne state zitti? Restiamo in attesa di sapere se Di Battista e Di Maio oggi sono in versione garantista o no…”, ha commentato il senatore del Pd Stefano Esposito.
“Ovunque governino è un flop a 5 Stelle. A Parma oggi, come a Livorno ieri, il problema del M5S non sono le inchieste ma l’incapacità amministrativa”. gli ha fatto eco su Twitter il senatore Pd Andrea Marcucci.
“Siamo curiosi di sentire Di Maio e compagnia”, ha dichiarato il deputato del Pd Andrea Romano.
“Noi – aggiunge – siamo e rimaniamo garantisti, ma il problema sono i Cinque Stelle con la loro doppia morale: chi come il vicepresidente della Camera un giorno è forcaiolo e quello seguente (quando arrivano avvisi di garanzia ai suoi) diventa garantista; quando linciano gli altri chiedendo dimissioni e poi raccontano con la Raggi che dimettersi sarebbe consegnare uno strapotere ai magistrati. La verità è che dietro alle loro parole c’è il nulla: amministrano male e sono di un insano doppiopesismo. E siamo anche curiosi di vedere se, considerando i rapporti non idilliaci tra M5S e Pizzarotti, saranno rispettosi della legge italiana o lo trasformeranno in capro espiatorio per il reato grillino di infedeltà al Capo”.
Maria Chiara Perri
(da “La Repubblica”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
LE DUE CANDIDATE M5S DI LOTTA E DI “SISTEMA”
Virginia interventista, Chiara più defilata. Virginia che si presenta con una conferenza alla stampa estera e catalizza l’interesse dei giornali stranieri, Chiara che fa meno uscite mediatiche e appuntamenti pubblici. Virginia che fa proposte dirompenti per i poteri romani, Chiara intenta a non spaventare la borghesia torinese.
Se è vero che Raggi e Appendino sono le due frontwomen del Movimento cinque stelle – e forse le due frontwomen tout court – in questa campagna elettorale, difficilmente si potrebbero immaginare due stili, due personaggi e due campagne più diverse.
Raggi esordì annunciando, in caso di vittoria, una rivoluzione in Acea – l’azienda di servizi pubblici in cui il Comune di Roma è socio di Caltagirone – con l’azzeramento di tutte le cariche manageriali.
Il titolo a breve crollò in Borsa, ma a molti a Roma quell’uscita è parsa indice di un Movimento di lotta.
Raggi, con un’uscita alla Varoufakis, ha detto che il debito del Campidoglio con le banche non va pagato ma ristrutturato, altrimenti «faremo saltare il tavolo»: altra idea connotata e «sociale» che bilancia certa sua frequentazione assai ricorrente (e omessa) col mondo degli studi d’affari della destra romana (pratica legale di Previti a parte).
Naturalmente questo attivismo e interventismo le stanno procurando anche tante opposizioni interne.
Tra gli attivisti romani non si fa che parlare della guerra con Roberta Lombardi, ex faraona del Movimento. Alla biciclettata inaugurale della campagna della Raggi, Lombardi e il fedele consigliere Marcello De Vito non si sono neanche presentati; segno evidente di una spaccatura nel Movimento romano.
Non pregiudica probabilmente il risultato della Raggi in termini di voti, ma la condizionerà dopo, se vincesse: Raggi potrebbe trovarsi alla mercè di almeno quattro consiglieri che fanno capo alla sua nemica interna (che può tra l’altro contare su pacchetti di voti nel sindacato di base Usb).
Scenari già intuibili, di fronte ai quali però Virginia va avanti come un treno: attaccando, sfidando, rilanciando.
È stata la prima (Di Maio a parte) a salire alla Casaleggio associati per un faccia a faccia con Davide Casaleggio. Anche quando subisce attacchi clamorosamente ingiusti, come accadde con un video dell’Unità che insinuava falsamente trascorsi a cantare «meno male che Silvio c’è», esce dall’angolo senza perdere l’aplomb.
Persino Silvia Virgulti, consulente tv del movimento e fidanzata di Di Maio, cerca un canale con lei. Virginia è pesante, e potrebbe diventare qualcuno con cui avere davvero a che fare negli equilibri interni.
APPROCCIO SOFT
L’idea di fondo di Chiara Appendino è molto diversa. Innanzitutto non ha mai nutrito ambizioni nazionali, anzi. «Quasi non esco da Torino», ostenta.
Si è sempre fatta un vanto di non sentire Grillo o tantomeno Casaleggio – anche se naturalmente da quando è candidata le attenzioni su di lei a Milano sono cresciute. Però ha scelto una via opposta per gestirle, rispetto a Virginia.
Non attacca il rivale Piero Fassino sui debiti del Comune. Non centra la sua campagna su Iren, la potente azienda multiservizi dei Comuni del nord ovest (tutti a guida Pd), che vanta dal Comune un credito per 190 milioni su cui i piccoli azionisti hanno presentato un esposto in Consob denunciando un conflitto di interessi.
Piuttosto, su Iren lascia intervenire Beppe Grillo sul blog: «Non vorremmo ritrovarci a gestire i disastri causati da Chiamparino e Fassino, con Iren che magicamente, dopo essere stata per anni il bancomat del comune a guida Pd, andrà subito all’incasso della giunta a 5 Stelle».
LO STAFF
Se punta meno sui temi «sociali» e si defila dalla sinistra torinese, con cui pure era avviato un dialogo, ci sono state invece polemiche per alcune scelte di Appendino sullo staff.
Il ruolo molto forte del marito, imprenditore radicato nel mondo della media industria torinese. La figura del consigliere Paolo Giordana, già legato alla chiesa ortodossa, con una vasta e trasversale esperienza in tutta la politica cittadina precedente. Polemiche ha suscitato un articolo sul blog di Gabriele Ferraris, assai seguito in città : Giordana s’era candidato a un ruolo apicale, non ottenuto, nella Fondazione per la cultura, e ora la Appendino vuole invece resettare quella Fondazione.
Chiara non attacca sul reddito di cittadinanza, ma fa discutere la scelta di alcuni eventuali assessori considerati troppo «di sistema», per una del Movimento: al bilancio Sergio Rolando, proveniente da anni e anni ai vertici della Regione, con amministrazioni di destra e sinistra; al welfare Sonia Schellino, direttamente dalla Compagnia di San Paolo, architrave degli equilibri tra politica e finanza, il che fa storcere il naso ai puristi del M5S: la bocconiana Appendino vorrà per caso sostenere il terzo settore con le fondazioni bancarie? Nulla di male, ma un classico della politica torinese.
Sarebbe interessante, più che un confronto Raggi-Marchini, un incontro Raggi-Appendino.
Le due frontwomen, così legate, così distanti.
Jacopo Iacoboni, Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)
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Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile
UN CONSIGLIERE E’ PROSSIMO A TRASFERIRSI IN SPAGNA, MA SE LASCIA SUBENTRA UNA “FUORIUSCITA” DAL MOVIMENTO CHE FAREBBE CADERE LA GIUNTA
“Sono sereno”, ripete il sindaco 5 Stelle Filippo Nogarin. Non altrettanto possono dire però i fan
del Movimento che ancora gli sono rimasti fedeli.
Con 4 consiglieri comunali espulsi, la maggioranza che sorregge Nogarin, appena raggiunto da un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta a seguito dell’inchiesta sull’azienda dei rifiuti, può contare oggi su 17 voti. Contro i 16 di tutte le forze d’opposizione. Ovvero, un solo voto di scarto.
E se nelle ultime sedute, i 17 eletti 5 Stelle si sono presentati compatti come una falange macedone, parchi negli interventi e generosi di sì alle delibere della giunta, l’aritmetica pentastellata rischia di trasformarsi comunque in un incubo.
Sotto la superficie c’è il caso Agen che monta. E che rischia di esplodere la prossima estate:
Federico Agen è un insegnante dell’istituto Galilei di Livorno, sposato ad una signora spagnola, che si è già trasferita per motivi di lavoro in Spagna con la figlia. E anche Agen progetta di trasferirsi presto, appena troverà un lavoro che la moglie gli sta cercando.
Ma ha un problema: non si può dimettere da consigliere comunale dei 5 Stelle.
Primo dei non eletti, nella lista pentastellata comunale è la moglie di Marco Valiani, espulso dal Movimento ancora prima di entrare in consiglio comunale, per aver criticato il sindaco Nogarin nella scelta degli assessori.
Lo stesso che ha organizzato domenica scorsa davanti al Comune il presidio pro-dimissioni di Nogarin. E proprio sua moglie, per il Movimento livornese, è oggi la candidata da lasciare fuori della porta di Palazzo Civico ad ogni costo.
Se lei subentrasse allo ‘spagnolo’ Agen, per Nogarin e soci sarebbe la fine.
Al di là di ogni scontro sull’avviso di garanzia: i numeri sarebbero ancora 17 a 16, ma sarebbero in questo caso le opposizioni ad essere in vantaggio di un voto. Ovvero, addio giunta Nogarin.
Che fare dunque? Semplice: Agen non deve dimettersi dal consiglio. Ma come fare se il malcapitato insegnante ritiene di dover seguire la propria famiglia? Si accettano suggerimenti.
Perchè fino a questo momento l’unica soluzione del rebus immaginata dai pentastellati è stata quella di frugarsi in tasca per pagare il biglietto dell’aereo ad Agen ogni qualvolta si profila un voto decisivo in consiglio comunale a Livorno.
In occasione del voto sul bilancio, per esempio. O magari delle delibere urbanistiche.
I conti della spesa che deriverebbe però, quelli no, non li ha fatti ancora nessuno.
Massimo Vanni
(da “la Repubblica”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IL TIMORE PER UN EFFETTO SUL VOTO INDUCE I CINQUESTELLE A FAR QUADRATO CON IL SINDACO DI LIVORNO… STAVOLTA NON GRIDANO ALLE DIMISSIONI… I GUAI POSSONO ARRIVARE DALL’AVER ASSUNTO 33 PRECARI QUANDO L’AZIENDA NON ERA IN GRADO DI ASSUMERE PERSONALE
Beppe Grillo alza il telefono e chiama Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno raggiunto da un avviso di garanzia legato alla richiesta di concordato per l’Aamps, l’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti.
Da diversi giorni la notifica dell’atto era nell’aria ma per i 5Stelle è una bomba, che arriva nelle ore in cui scade il termine ultimo per presentare le liste per le amministrative.
Tutto ciò è infatti destabilizzante in vista di una campagna elettorale che entra sempre più nel vivo. Tanto che è Grillo in prima persona a intervenire, mostrandosi garantista, sminuendo quanto è successo ed esprimendo solidarietà al primo cittadino.
Il pensiero – tra i 5Stelle – va però al caso Quarto, con le dovute differenze ma come allora si temono gli sviluppi delle indagini, che in quel caso portarono alla cacciata di Rosa Capuozzo dal Movimento.
“Ti sosteniamo, siamo con te. Tieni duro, non ti lasciamo solo”, avrebbe detto il leader pentastellato a Nogarin. È questa la prima mossa che si registra, dopo che lo stesso sindaco si è detto pronto a dimettersi se “dalle indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai principi del Movimento”.
La fiducia, nei confronti di Nogarin, viene assicurato, è stata rinnovata anche dal Direttorio. Nessuno però, almeno per ora, ci ha messo la faccia, nonostante gli attacchi a raffica arrivati dal Pd.
Il fuoco di fila è partito da Ernesto Carbone della segreteria dem: “Di Maio, dopo Lodi (dove è stato arrestato il sindaco Pd ndr) passa da Livorno, c’è posta per M5S. Noi sempre garantisti, voi due pesi e due misure”.
Il fatto che l’avviso di garanzia ricalchi perfettamente quello ricevuto dall’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, lascerebbe qualche speranza ai 5Stelle.
Sia Nogarin che Lemmetti, infatti, sono indagati per concorso in bancarotta fraudolenta, ma la speranza è che l’accusa venga meno nel momento in cui il piano che il cda dell’Aamps sta mettendo a punto verrà consegnato in tribunale.
Il consiglio di amministrazione dell’azienda di raccolta di rifiuti livornese ha infatti ottenuto dal giudice la proroga per la consegna delle carte sul concordato.
Secondo quanto apprende l’Adnkronos, il cda sta ultimando il piano e dovrebbe portarlo in tribunale già la prossima settimana.
La speranza, dunque, è che il ‘restyling’ dell’Aamps venga promosso dai giudici, facendo decadere le indagini che vedono sotto accusa i due esponenti M5S. Se così fosse, i 5 Stelle ne uscirebbero senza macchie e Nogarin resterebbe saldo alla guida di Livorno.
Ma la vera preoccupazione riguarda l’assunzione dei 33 precari storici fatta prima della richiesta di concordato. È qui infatti che potrebbe essere ravvisata una responsabilità penale del sindaco, quindi concorso in bancarotta fraudolenta, poichè l’Aamps non era nelle condizioni di assumere personale.
C’è grande nervosismo, quindi, malgrado si millanti un clima tranquillo e sereno.
In fondo Livorno, nonostante la vittoria di Nogarin sia stata salutata due anni fa con grande entusiasmo dai 5Stelle, è sempre stato un terreno scivoloso per loro.
Tanto per cominciare ci sono voluti tre mesi per comporre la Giunta tra veti e scontri tra i grillini locali.
E sempre per restare in tema di grillini contro grillini, mesi fa il bilancio presentato dal sindaco M5S era stato bocciato da una parte del gruppo consiliare del Movimento. Adesso i 5Stelle devono fare i conti con i giudici e la vicenda potrebbe rivelarsi un boomerang trenta giorni prima del voto delle amministrative.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO: “PRONTO A DIMETTERMI SE DOVESSE EMERGERE UNA CONDOTTA CONTRARIA AI PRINCIPI DEL MOVIMENTO”
Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta
sull’azienda di raccolta di rifiuti della città .
A confermarlo è lo stesso primo cittadino del Movimento Cinque Stelle: “Come già avevo previsto in questi giorni — ha scritto su facebook — stamattina ho ricevuto un avviso di garanzia legato alla richiesta di concordato per l’Aamps di Livorno del tutto identico a quello dell’assessore Lemmetti”.
Al centro di tutto c’è Aamps, vero nodo politico dell’amministrazione M5s: il caos sulla partecipata aveva portato a uno sciopero dei netturbini, ma anche a una spaccatura all’interno della maggioranza politica a sostegno di Nogarin (con l’espulsione di tre consiglieri ora passati all’opposizione).
Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della giunta Cinquestelle e braccio destro del sindaco, aveva ricevuto la comunicazione della Procura nelle scorse settimane. Secondo quanto era stato ricostruito a lui erano contestate tre ipotesi di reato: il falso in bilancio, la bancarotta fraudolenta e l’abuso d’ufficio.
Da quanto è stato possibile ricostruire sono tre gli atti contestati.
Il primo: il via libera dato al bilancio 2014, preparato dalla dirigenza aziendale nominata dalle giunte di centrosinistra, ma approvato contro il parere del collegio dei sindaci revisori.
Il secondo: l’assunzione di 33 precari di Aamps, avvenuta il 25 gennaio dopo un confronto con sindacati e lavoratori.
Il terzo: l’azzeramento del consiglio di amministrazione deciso all’inizio del 2016 perchè quello precedente (nominato dallo stesso Nogarin) era contrario alla scelta del concordato preventivo in continuità , percorso invece scelto dal sindaco per risanare l’azienda.
Nogarin dice di non conoscere “quale sia la contestazione specifica che la procura muove nei miei confronti: sono fermamente certo di aver sempre agito per il bene dell’azienda e dei livornesi, ma se durante le indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai principi del MoVimento 5 Stelle sono pronto a dimettermi”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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