Aprile 12th, 2016 Riccardo Fucile
ENIGMATICO, RISERVATO E IMMAGINIFICO: LA SUA GRANDE INTUIZIONE E’ STATA LA POLITICA DIFFUSA E CONTROLLATA DALLA RETE
Sembrava un personaggio di fantasia, Gianroberto Casaleggio, che se n’è andato a 61 anni senza che
la malattia gli abbia dato il tempo di farsi conoscere meglio, nè forse il modo di farsi comprendere più di quanto probabilmente era giusto.
Così è rimasto un po’ l’uomo del mistero che pure tanto ha condizionato la fiammata non solo elettorale del MoVimento Cinquestelle, lo stratega in ombra, lo sfuggente Alter Ego di Beppe Grillo, l’enigmatica testa pensante che dagli studi milanesi della Casaleggio Associati, con l’aiuto di un nucleo di fedeli e del figlio Davide, teleguidava a bacchetta senatori e deputati del secondo raggruppamento politico italiano.
Tanto votato alla teorica trasparenza, quanto dominato nella pratica da una certa quantità di segreti, alcuni immaginari nella loro risonanza quasi settaria, altri tuttavia almeno convenienti, se non decisivi ai fini del potere all’interno dell’organizzazione.
In un mondo di inesorabili semplificazioni, questa sua immagine di arcano suggeritore virava facilmente verso l’archetipo, ma un po’ anche verso lo stereotipo del guru o, se si vuole insaporire il brodo, dello stregone a cinque stelle.
C’era in questo ruolo, assegnatogli dall’esterno con qualche automatismo, come una specie di riserva, o di vendetta ai danni della politica spettacolo, per cui non era possibile che un attore come Grillo, grandissimo animale da palcoscenico, facesse e ancora più elaborasse tutto da solo.
Ci doveva essere qualcuno di occulto dietro di lui, un regista, o meglio un burattinaio, “una mente freddissima”, un uomo “spietato e vendicativo” come si lasciò sfuggire nel 2012 in un fuorionda un povero dissidente emiliano, Favia, poi immediatamente espulso, secondo cui “Casaleggio prende per il culo tutti perchè da noi la democrazia non esiste”
Senonchè, non solo in politica, più uno disdegna la notorietà e più attira attenzione. Casaleggio, oltretutto, era irregolare fin dall’aspetto, giacca cravatta e lunghi capelli da hippie, come a voler contenere in sè, per sfida estetica o intellettuale, ogni possibile contraddizione.
Veniva del resto dal mondo della tecnica e prima di tanti aveva scommesso sulle risorse anche economiche del web, alternandole a diversi spunti culturali che dal medioevo dei cavalieri arrivavano ai romanzi di fantascienza.
Del tutto inclassificabile con le vecchie categorie della politica, disse una volta: “Sono orgoglioso di essere populista”; ma anche: “Siamo i pazzi della democrazia”.
Per dar vita al M5S aveva scelto il 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco, fautore di povertà e amore per la natura.
Nel suo piccolo, gli piacevano moltissimo i gatti persiani. Convinto com’era che le sue idee avrebbero avuto il sopravvento, al futuro pensava tutto sommato con serenità per dedicarsi a “un piccolo bosco abbandonato” che aveva acquistato diversi anni fa nel Canavese, terra di visionari e di utopisti.
Da quelle parti era nato e lì aveva cominciato a lavorare come progettista software dell’Olivetti: “In un certo senso – ha detto riferendosi un po’ a se stesso e un altro po’ al M5S – siamo figli di Adriano”.
Rarissime le interviste, poche le uscite pubbliche (a Cernobbio, nel 2014), nessuna apparizione televisiva.
In compenso Casaleggio si è lasciato fotografare in posa western da Antonio Scattolon sotto un poster di Tex Willer; ha scritto un libro-dialogo di successo con Grillo e Dario Fo (“Il Grillo canta sempre al tramonto”, Chiarelettere); e prima di diventare quello che mai avrebbe voluto, e cioè famoso, aveva messo in rete un paio di video di apocalittica risonanza che sulla scorta di antichi condottieri e profetici pensatori, da Gengis Khan a Gioacchino da Fiore, prefiguravano la Terza Guerra Mondiale, da cui però sarebbe scaturita una sorta di età dello Spirito Santo che corrispondeva a una nuovo ordine mondiale fondato sulla tecnologia digitale e sulla rete.
Non si è mai capito se questa produzione fosse per Casaleggio un divertimento o una missione, o tutte e due le cose.
Certo in “Gaia”, il più noto di questi documentari tipo power point, la salvifica data coincideva con il centenario della sua nascita, 14 agosto 2054.
Mentre nell’ultima opera, un testo non irresistibilmente intitolato “Veni Vidi Web”, si delineava una curiosa società ideale, anti-fumo, anti-caccia, anzi vegetariana, con statue di Gandhi e corrotti posti alla gogna lungo i raccordi autostradali durante i week end. Tutto questo sarebbe stato governato dall'”interactive leader”, una forma di nuovo reggitore della cosa pubblica ormai in grado di realizzare all’istante i desideri della pubblica opinione.
La ferma originalità delle sue teorie, come del resto il look scapiglione e la fama di uomo tendenzialmente tenebroso, gli crearono in verità una certa avversione, oltre a produrre un congruo numero falsi Casaleggio formato social e di imitatori da beffa radiofonica (ci cascò Dario Fo).
Ai suoi vari detrattori, lungo un ampio range che andava da quanti l’accusavano di arricchirsi con il blog cinquestelle fino a chi riteneva che fosse un seguace del demonio, rispose comunque con un altro e-book cui volle porre l’esclamativo titolo “Insultatemi!”.
In realtà chi ha avuto la fortuna di conoscerlo sostiene che non si trattava di un castigamatti, nè di un esaltato, ma di una persona abbastanza normale, assai curiosa e vivace intellettualmente, in bilico tra impegno politico e mito tecnocratico, ispirato da Gurdijeff come da Philip Dick, da Rousseau allo gnosticismo passando per lo studio esoterico della macchina universale di Alexandre Saint Yves de Alveydra.
E se di tutto questo al giorno d’oggi non si trova traccia in Di Majo, Di Battista, Fico o negli altri maggiorenti del M5S, beh, forse dipende anche dall’odierna vita politica che inesorabilmente inaridisce chi vi si abbandona con crescente entusiasmo e coinvolgimento.
E’ piuttosto il rapporto fondativo con Beppe Grillo a dire parecchio del personaggio. Casaleggio lo conobbe nel camerino di un teatro dopo uno spettacolo in cui il comico genovese, vestito con un saio da Savonarola, distruggeva a mazzate un computer.
Quel brillante operatore della comunicazione e dell’arrembante cultura Web dovette instillargli il dubbio che, fra tanti simbolici oggetti da abbattere su di un palcoscenico, accanirsi proprio su un pc era pratica da scimmione luddista.
Nella tecnologia digitale c’era invece la via, la verità e la vita delle sue stesse intuizioni. Nacque così, come in una favola, un autentico sodalizio, un rapporto fatto anche di umana lealtà come nel mondo competitivo se non cannibalesco della politica ne esistono, ma soprattutto ne reggono pochissimi.
Quando Grillo, nell’autunno del 2012, tentò l’impresa di attraversare a nuoto lo Stretto di Messina, su una delle barchette che lo seguivano c’era anche Casaleggio.
Arrivato a toccare terra, questi violò il suo statuto di agognata invisibilità buttandosi in acqua, festoso come nessuno l’aveva mai visto, proclamando che nulla a questo punto era impossibile.
Così piace di ricordarlo nel giorno in cui è mancato.
Così d’altra parte si consumano le esperienze in un tempo in cui le parole e ancor più le immagini saturano l’immaginario fino a farlo quasi svanire.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 12th, 2016 Riccardo Fucile
AVEVA 61 ANNI… L’ADDIO SUL BLOG: “CIAO, HAI LOTTATO FINO ALL’ULTIMO”
Addio a uno dei fondatori del Movimento Cinque Stelle.
E’ morto a 61 anni Gianroberto Casaleggio, dopo una lunga malattia che l’aveva costretto anche a un intervento alla testa, nell’aprile del 2014.
Era l’inventore del Movimento che aveva fondato insieme a Beppe Grillo. Sul blog di Grillo si legge: “Ciao, Gianroberto. Hai lottato fino all’ultimo”.
Solo pochi giorni fa era intervenuto, sulla propria condizione di salute, dicendo: “Io non mollo”.
Casaleggio era ricoverato in una struttura dell’istituto Scientifico Auxologico.
La notizia è stata confermata da ambienti del M5S, del suo studio ‘Casaleggio Associati’ e da fonti sanitarie.
La notizia è stata annunciata ai parlamentari Cinque Stelle da Roberto Fico.
Era la mente della Casaleggio Associati, che guidava insieme al figlio Davide. “Solo da oggi forse inizieremo tutti a capire l’importanza, la lungimiranza e la visione di Gianroberto Casaleggio”, dice Beppe Grillo attraverso un retweet.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL RICORSO DEGLI ESCLUSI RISCHIA DI RIMETTERE IN FORSE LA VITTORIA ANNUNCIATA
Una spada di Damocle pende sulla testa del M5S a Roma. 
Nel processo civile che s’è aperto nella capitale sul ricorso degli esclusi dalle liste, il giudice ha respinto la prima istanza degli avvocati di Grillo e Casaleggio (spostare il processo a Genova, molto probabilmente scavallando le elezioni amministrative), e dunque deciderà a inizio settimana.
Il giudice potrebbe – nell’ipotesi peggiore per Casaleggio e il direttorio – sentenziare che le primarie di Roma vanno rifatte. Nell’ipotesi più lieve, limitarsi a reintegrare gli espulsi dalle liste. Improbabile una terza opzione.
La storia merita di essere raccontata nel dettaglio perchè potrebbe avere conseguenze politiche molto rilevanti, e delinea un’opacità politica (forse anche giuridica) nella presentazione delle liste e nella costituzione dell’associazione (anzi, le associazioni) che stanno dietro al Movimento e alle sue competizioni elettorali.
I fatti sono questi: lunedì scorso la terza sezione del tribunale civile di Roma ha discusso il ricorso di una serie di espulsi, il più noto è Roberto Motta – uno dei fondatori del Movimento romano, a lungo il braccio destro di Roberta Lombardi – su una serie di questioni giuridiche potenzialmente dirompenti.
Gli espulsi (ed esclusi dalle liste), difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè, obiettano che l’associazione giuridica che li ha espulsi non è la stessa a cui sono iscritti.
Quella a cui sono iscritti è “MoVimento cinque stelle” (l’associazione originaria, nata il 4 ottobre 2009, trentamila iscritti), quella che li fa fuori è “Movimento cinque stelle” (con la v minuscola, nata il 14 dicembre 2012, con solo quattro iscritti fino al 2015: Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nadasi e Gianroberto Casaleggio). Traduzione: la seconda associazione espelle gente che non è iscritta a quell’associazione ma a un’altra; e lo fa in base a un regolamento che secondo gli espulsi è fittizio (varato il 23 dicembre 2014, sarebbe giuridicamente inesistente perchè si configura come una modifica del non-statuto dell’associazione originaria; ma una modifica, in assenza di altre prescrizioni, richiede – secondo il codice civile – un voto dell’assemblea. Voto che non c’è mai stato, e assemblea che mai s’è riunita).
La Casaleggio ha spedito al processo quattro avvocati; segno di quanto sia cruciale la partita: Andrea Longo (figlio di Ugo, che fu avvocato di Sergio Cragnotti e fu presidente della Lazio – insomma, come nel caso di Raggi, siamo nei dintorni del giro laziale-Romanord), Massimo Togna (sempre dello studio Longo), Francesco Bellocchio (del foro di Milano) e Paolo Moricone (avvocato per il M5S Lazio).
I quali obiettano che le due associazioni sono «in continuità giuridica», e per questo chiedevano di spostare il processo a Genova (dove ha sede la nuova associazione; la prima non ha sede). Il giudice su questo ha dato loro torto.
Le richieste degli espulsi sono serissime: sancire l’illegittimità della costituzione dell’associazione che fa le espulsioni, per «difetto d’interesse giuridico»; sancire quindi l’illegittimità delle espulsioni; infine indire il rinnovo delle primarie di Roma (quelle della Raggi candidata sindaco).
Gli avvocati della Casaleggio replicano che la presentazione della seconda associazione era «necessaria» perchè la nuova legge così prescriveva, per potersi presentare alle politiche.
Certo la vicenda avviene nella totale non trasparenza, politica e giornalistica, su un aspetto decisivo di democrazia che va molto oltre i casi degli esclusi dalle candidature.
C’è un dulcis in fundo: la seconda associazione – quella di cui gli espulsi contestano la legittimità – il 12 dicembre del 2015 cambia nome e assume, guarda caso, il nome della prima – “MoVimento cinque stelle” con la V maiuscola.
Siamo stati in grado di consultare l’atto notarile con cui questo avviene, presso il notaio Valerio Tacchini, di Milano, al numero 135306/18791.
Ma perchè l’associazione dei quattro (Beppe Grillo-Enrico Grillo-Nadasi-Casaleggio) sovrappone il vecchio nome alla nuova associazione solo in un secondo momento? Casaleggio scrive che nel Movimento «non ci sono capi». Ma proprio il Regolamento contestato (leggibile comodamente online all’indirizzo http://www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/) fissa, al punto 3, che esiste un «capo politico»: colui che, tra l’altro «indice l’assemblea per le pronunzie sulle espulsioni».
Un groviglio di contraddizioni politiche. Se siano anche giuridiche, decideranno i giudici.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 7th, 2016 Riccardo Fucile
PASSAGGIO DINASTICO, MA NEL DIRETTORIO SI PREPARANO CONGIURE… ROBERTO AVREBBE DI FATTO GIA’ LASCIATO MOLTI POTERI AL FIGLIO DAVIDE
Qualche giorno fa un parlamentare molto importante del Movimento cinque stelle è salito a
Milano alla Casaleggio associati per una riunione con Gianroberto Casaleggio.
In un’ora e mezzo il cofondatore del movimento ha subito (almeno) cinque o sei pesanti cali dell’attenzione, faticando a mantenere la concentrazione per un arco di tempo consecutivo neanche troppo lungo.
Il parlamentare è tornato a Roma e ha riferito: «Gianroberto ormai ha mollato, non ce la fa più a star dietro al Movimento. Decide ormai quasi tutto il figlio».
Non si può dire che la notizia sia stata accolta col dispiacere umano che ci si aspetterebbe, specialmente nel direttorio dei cinque stelle; personaggi creati proprio da Casaleggio, ma pronti a scalarlo con la brutalità della più classica politica.
C’è un direttore del direttorio; e non è Gianroberto (tanto meno Beppe Grillo, che fa promozione al suo tour da comico e mostra di avere ormai le tasche piene del suo antico giocattolo), ma il figlio.
Nel Movimento a questo punto si delinea una guerra sorda, perchè è chiaro che le tante scalpitanti webstar elette, accecate dalla tv e dalla vita romana, accettavano già a stento Gianroberto, l’intellettuale carismatico a cui dovevano tutto; figurarsi un giovane che è loro coetaneo.
Già , perchè il Riccardo III del Movimento, stanco e tradito, li sta giocando e ha preparato una classica successione dinastica alla coreana.
Una stagione finisce. Ma com’è nello stile dei regimi familiari, il tramonto è segnato da tradimenti, opportunismi, viltà e ingratitudine degli ex cortigiani.
Dopo un periodo in cui la salute del Riccardo III era parsa in un qualche miglioramento, forti sono di nuovo i segni di affaticamento.
Se Casaleggio molla la presa, siamo in grado di rivelare che dell’azienda si occupa ormai integralmente Davide, che è anche colui che, apparentemente assieme al direttorio, in realtà da solo, tiene le chiavi del blog di Beppe Grillo, cioè dell’unica vera macchina del consenso e della gestione del gruppo parlamentare.
Ma chi è, Davide? Se Gianroberto è sempre stata la mente, Davide era il braccio, ma senza la stessa passione politica.
Lui rendeva operative le decisioni prese durante le riunioni, coordinava le attività tecniche e organizzava gli «slot» dei dipendenti, cioè quanto ciascuno dovesse lavorare su un progetto.
Sempre lui traduceva in tattiche, strategia e azioni pratiche, le visioni di Gianroberto, dopo averle analizzate dal punto di vista tecnico, spesso dopo lunghe riunioni a porte chiuse nell’ufficio del padre.
È Davide ormai, prima di Gianroberto, che dà l’ok alle comunicazioni che partono dallo «staff di Beppe Grillo»; Davide tiene i contatti con i consulenti esterni (in particolare lo studio legale Montefusco).
In realtà è da sempre dentro la macchina, fin dal 2009 si occupava dei meetup, era lui che conduceva allora gli incontri formativi dei candidati, anche prendendo decisioni politiche importanti.
Gli esempi sono diversi, come questo: «Durante le elezioni su indicazione di Davide Casaleggio i candidati del meetup Europa decisero di estromettere x, y e z dal sito dei candidati, perchè avevano spedito dei volantini con le sole loro facce in tutta Europa…». È Davide, e solo in un secondo momento i parlamentari che fanno capo a lui, che ha in mano e coordina il processo di «certificazione» delle liste, le espulsioni, e quindi verosimilmente ha in mano le chiavi del server.
In azienda già da tempo era a tutti gli effetti il vice.
Non è per nulla simpatico, anche agli altri soci, con cui spesso ci sono scontri; ma è il figlio del capo e lo fa valere.
Campione di scacchi da bambino, molto riservato, abitudinario (a colazione non cambia mai: brioches e succo di pera), qualcuno lo definisce «arrogante e autoritario, ma per niente autorevole».
Non esita a usare i dipendenti dell’azienda come pedine per regolare i conti con i partner. Sportivo, patito di immersioni, con la doppia cittadinanza, è capitato che cercasse di coinvolgere i collaboratori nelle sue attività private, soprattutto quelle sportive, anche sfruttandone le capacità tecniche (come quando chiese a un dipendente di seguirlo in un weekend di immersioni per effettuare riprese con la telecamera).
È Davide che ha inventato il sistema dei clic e dei siti-satellite, è lui che ha trasformato il blog in una macchina pubblicitaria, che fa guadagni.
Nelle discussioni, ci raccontano, più che il confronto rincorre l’obiettivo di indurre in errore l’interlocutore, anzichè sostenere le proprie tesi, come descritto in uno dei libri che cita più spesso, «Getting to yes», di Roger Fisher e William Ury.
Sul lavoro, e in politica, la frase ricorrente è «conta l’obiettivo», poco gli importa di come ci si arrivi.
Stima Di Maio, ma lo considera un suo dipendente. «I parlamentari facciano i parlamentari, non devono occuparsi del loro collegio elettorale non siamo un partito», diceva anni fa Gianroberto Casaleggio, il Riccardo III del movimento.
La nuova generazione, qualunque cosa succeda, ha già preso un’altra via.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 7th, 2016 Riccardo Fucile
“VEDI NAPOLI E POI CADI” SCRIVE IL LEADER M5S, MA A CADERE NEL RIDICOLO STAVOLTA E’ LUI
“Un marea umana”, così Beppe Grillo definiva le persone che a Napoli si sono date appuntamento per una manifestazione di protesta in occasione della visita del premier Matteo Renzi.
Nel post scritto sul suo blog intitolato “Vedi Napoli e poi cadi”, e condiviso sulla sua pagina Facebook, la foto scelta mostrava una piazza Plebiscito stracolma di gente,
“gente che non ne può più”.
Purtroppo però la fotografia non era stata scattata ieri, ma in occasione della visita di papa Francesco nel capoluogo campano.
Per un movimento che fa della presenza sul web uno dei punti di forza e che paga fior di milioni alla Casaleggio associati per curare la comunicazione, è un autogol clamoroso, anche se non il primo.
Certe campagne con toni eccessivi portano a tarocchi del genere, nella frenesia di demonizzare tutto e tutti.
Il post è stato rimosso, ma ciò non ha impedito ad alcuni utenti di Twitter di scherzare sulla scelta di Grillo.
Per una volta Beppe è tornato comico: se il suo compito è far ridere, non si può dire che non ci sia riuscito.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2016 Riccardo Fucile
RIMINI, NAPOLI, MILANO, LATINA E NON SOLO: TUTTI I LIMITI DEL MOVIMENTO
A Roma gira un sondaggio, commissionato dall’ Huffington post , secondo cui Roberto Giachetti
avrebbe raggiunto e anzi superato Virginia Raggi. Non è una buona notizia, ma dopo una settimana di polemica battente sul caso Acea è anche nelle cose ( in sintesi : Raggi ha promesso di metter mano alla dirigenza e ha criticato la presenza dei privati nella composizione societaria, il titolo è crollato in borsa e il Pd è partito all’attacco).
I 5 stelle comunque non se ne curano. Perchè sono convinti di essere in vantaggio, sì, e poi perchè certo non possono aprire un altro fronte sulle amministrative.
Roma, con Torino, è l’unica città dove tutto sembra andare per il verso giusto. La speranza è dunque che rimanga così, anche perchè altrove è invece un disastro.
Nota è la vicenda di Milano, con la candidata Patrizia Bedori che si è ritirata prima ancora che la campagna elettorale cominciasse ufficialmente.
Ha dato la colpa alla stampa, Bedori, ma ad attaccarla, anche per la sua fisicità , sono stati pezzi del Movimento, e molte perplessità sulla sua forza elettorale arrivavano proprio dalle stanze della Casaleggio associati.
«Ho fatto autoanalisi e ho deciso di ritirarmi», ha detto Bedori. E così il blog ha dovuto convocare una consultazione tra gli iscritti certificati per confermare che il candidato sindaco del Movimento sarà non la prima, non la seconda (che ha ritirato la disponibilità da tempo) ma la terza scelta, il terzo classificato nelle primarie fisiche che il Movimento ha scelto di organizzare a Milano (tra mille polemiche, ovviamente). Gianluca Corrado è così il candidato sindaco per i 5 stelle, indicato da 634 iscritti certificati, il 72 per cento degli 876 che hanno risposto al post del blog di Beppe Grillo.
Più grave è la situazione di Napoli.
Qui il ritardo nella costruzione della lista e nell’individuazione di un candidato («ci siamo concentrati sui tavoli tematici» spiegava all’Espresso Vincenzo Viglione, consigliere campano, quando Roma, Milano e Torino avevano da tempo un loro candidato o avevano almeno attivato la procedura partecipata per trovarlo) non si spiega solo con la presenza di Luigi de Magistris, sindaco uscente e candidato sostenuto da Sinistra Italiana, che da favorito ha un profilo che si sovrappone con molte delle istanze 5 stelle.
Ritardi e incertezze sono frutto delle ormai frequenti lotte intestine. Correnti, dissidenti, espulsioni. A Napoli si è arrivati addirittura a una lista alternativa, una Napoli a sei (!) stelle, dove la sesta sarebbe «la vera democrazia diretta», almeno a sentire i fondatori.
Il progetto nasce dal gruppo di espulsi, 35, cacciati dal Movimento, che in città è capitanato da Roberto Fico più che da Luigi Di Maio.
L’insoddisfazione per il candidato individuato dal Movimento è solo l’ultima delle molle: «Napoli», ha spiegato l’avvocato Luca Capriello, capofila del dissenso, «merita di più di un candidato brianzolo che tifa Juve».
Ma è spostandosi in provincia che il Movimento dà il meglio di sè.
A Rimini, ad esempio, i 5 stelle non si presenteranno, anche se alle europee del maggio 2014 avevano sfiorato il 24 per cento.
Il secondo partito della città non corre per le comunali. E malinconico è il commento dell’eurodeputato Marco Affronte, con Giulia Sarti voce critica del Movimento nella zona. «Giochiamo a armi pari», ha scritto su Facebook, appena appreso che il blog di Grillo non aveva concesso la certificazione alla lista: «Fatelo o il Movimento morirà di microcefalia. Un corpo da adulto con su una testa da bambino».
Destino simile tocca agli attivisti di Salerno e Caserta, per tornare in Campania, di Latina, per venire più vicino a Roma, in una terra dove tra tematiche ambientali e infiltrazioni i 5 stelle dovrebbero avere a disposizione una prateria, e a quelli di Ravenna, per risalire ancora a nord. A Latina è stato lo scontro tra i due meet up della città a produrre il vuoto.
Entrambi avevano individuato un proprio candidato, senza praticamente parlarsi. E tra Bernardo Bassoli e Francesco Ricci il blog ha scelto di saltare un giro.
E pazienza se il Movimento 5 stelle era sempre il secondo partito in città , alle europee, con il 24 per cento, appena 8 punti dietro al Pd.
Anche a Ravenna è stata la presentazione di due diverse liste a spingere Casaleggio e Grillo a dire che no, è proprio meglio saltare un giro. E a poco servirà la raccolta firme lanciata su change.org .
Si moltiplicano poi i ricorsi, contro le espulsioni, contro le diffide per l’uso del simbolo.
Ce ne saranno a Napoli, ancora, sempre ad opera del gruppo che ha dato vita alla nuova lista, e il 4 aprile ci sarà la prima udienza per le comunarie che hanno incoronato Raggi.
A fare ricorso sono stati Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo, il ricercatore della Sapienza che era stato escluso per le sue dichiarazioni giudicate negazioniste.
È probabile che finisca con un nulla di fatto, con la constatazione che di faccende interne a un’associazione privata si tratta (seguendo ciò che Cantone dice anche delle primarie del Pd»). Ma sono sempre scocciature.
E sintomo di un Movimento che soffre sempre di più i limiti dei processi decisionali.
Luca Sappino
(da “L’Espresso”)
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Marzo 22nd, 2016 Riccardo Fucile
DAI RIMBORSI ALTI AI MUTUI RINEGOZIATI ALLA CAMERA: STORIA DI UNA OMOLOGAZIONE ANNUNCIATA
Beppe Grillo voleva il politometro: un algoritmo per paragonare redditi e patrimonio dei politici al
momento in cui entravano in politica, con redditi e politici durante e dopo l’attività politica.
Se lo applicassimo adesso vedremmo per esempio che nel 2013 (non un secolo fa) Luigi Di Maio dichiarava zero euro, e nell’ultimo anno ha dichiarato 98.471 euro.
Gianroberto Casaleggio ricordava che l’ispirazione del Movimento – quanto a stili di vita – doveva essere Francesco d’Assisi, «noi nasciamo nello stesso giorno del santo», diceva. Nello Tsunami tour Grillo arringava le folle, «i nostri parlamentari prenderanno 2500 euro al mese e restituiranno il resto» (poi alzò la cifra a tremila, sostenendo che «per la vita che si fa a Roma 2500 euro sono pochi»).
Un’analisi delle loro buste paga – che abbiamo infine potuto compiere con una certa precisione – testimonia una realtà completamente diversa.
Nulla di illegale, sia chiaro: ma la prova inoppugnabile che il grosso dei parlamentari cinque stelle, con alcune eccezioni virtuose (valgano qui due esempi per tutti: Ivan Della Valle e Massimiliano Bernini, che restituiscono davvero tanta roba, e prendono pochi rimborsi), vive ormai una vita distante da quella dei cittadini, e identica a quella dei politici degli altri partiti.
Mario Giarrusso, parlamentare catanese, è un personaggio esuberante e vulcanico. Nella busta paga di novembre 2015 ha incassato 3362 euro di quota fissa di indennità (restituendo una parte di 1662 euro), più una quota di rimborsi e spese varie sbalorditiva: 10.066,07 euro.
Un «cittadino» normale potrebbe mai spendere una cifra simile? E come sono giustificati tutti questi soldi ricevuti come rimborso?
Alloggio, 1880 euro; 1182 euro di trasporti (spesa curiosa, considerando le varie agevolazioni dei parlamentari sui trasporti pubblici); vitto, 1149 euro; attività sul territorio, 713; collaboratori, 4678.
Nessuna di queste spese – e non solo da Giarrusso – viene ulteriormente dettagliata.
Non compare, neanche sul sito apposito, alcuna pezza documentale: solo voci genericissime.
È singolare che proprio questa sia stata, almeno formalmente, la ragione per le espulsioni di tanti: scarsa rendicontazione.
Carlo Sibilia a ottobre ha incassato 3245 euro di indennità , più rimborsi per 10.516 euro (con voci assai generali e poco incisive).
L’aspirante leader del direttorio, Luigi Di Maio, a ottobre ha incassato 3.246 euro, restituendo una parte di indennità di 1694; ma in più ha ricevuto 10.516 euro di rimborsi, e quali sono le pezze d’appoggio?
Il grosso (9710 euro) figura alla voce «attività ed eventi sul territorio». Non sappiamo nulla di più, non c’è altro documento.
Naturalmente, giova ripeterlo, spese varie e «eventi sul territorio» sono lecite eccome, per un parlamentare: ma non è una forma di finanziamento pubblico (sia pure indiretto) al Movimento, che diceva di non finanziarsi così?
Ad aprile 2015 fu obiettato a Di Battista che le sue note andavano dettagliate meglio: lui rispose che finanziava anche le attività dei meet up, e la cosa fece scalpore e girò molto, nel Movimento, perchè è pratica che si diceva di non fare.
Si potrebbero citare decine di esempi di uno stile di vita più rilassato, abiti assai più costosi, sedute quasi quotidiane di make up; il capo della comunicazione, l’ex del Grande Fratello Casalino, disse a Vincenzo Santangelo, un tempo capogruppo, che non andava in tv perchè era brutto.
Numerose storie come questa, tanto più proverbiali quanto più ridicole, certificano che lo staff di comunicazione voglia persone che sappiano stare in tv e abbiano gli abiti giusti e i capelli giusti, «non degli sfigati o dei fumati».
La Bedori perchè è stata silurata, e da chi?
Casalino inaugurò una tendenza, gli eletti dal dentista (peraltro, Dario Tamburrano, un europarlamentare M5S) a sbiancarsi i denti, le elette dal parrucchiere a lisciarsi i capelli. Il giorno dell’insediamento del direttorio disse che i 5 stelle dovevano essere dei personaggi, e curare la loro immagine da star.
Ma era questa roba, il Movimento francescano?
C’è chi s’è comprato la moto costosa.
Chi, mentre prima divideva casa con quattro colleghi, è andato a vivere dalle parti di piazza di Spagna, forse sognandosi sulle orme della Angiolillo.
Chi rinegozia mutui favorevolissimi utilizzando la banca della Camera.
Alla Casaleggio associati, ancora oggi, si pranza nel cucinino, con cose vegetariane, spendendo pochi euro.
Il vecchio maestro non è stato seguito dagli allievi.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Marzo 21st, 2016 Riccardo Fucile
DALLA DEMOCRAZIA DIRETTA A QUELLA ETERODIRETTA DA WASHINGTON (COME SOSTENIAMO DA ANNI)
Prove tecniche di partito governativo e non più protestatario e anti sistema. 
Addio al Movimento dedito solo a gridare e a inveire. Avanti (anche) con un Movimento che vuole proporsi come una forza rassicurante di governo. È la lenta, e inevitabile, metamorfosi che sta avvenendo ai Cinque Stelle, il movimento fondato da Beppe Grillo e sempre più plasmato da Gianroberto Casaleggio.
LA STRATEGIA COMUNALE ANTI PD
Le scelte nelle maggiori città in vista delle comunali sono emblematiche. Non solo per le candidature a sindaco. I Pentastellati hanno deciso di correre soltanto dove hanno maggiori possibilità di vittoria. Quindi quasi si snobba la corsa a Palazzo Marino, dove in sostanza è stata lasciata affondare la candidatura di Patrizia Bedori, che aveva un profilo programmatico, per puntare su nomi di professionisti giovani, ben poco barricadieri, molto pragmatici, con un appeal quasi moderato.
Nello stile, si direbbe, della prima Forza Italia. Quindi, come ha sottolineato oggi Alessandro Di Battista in una intervista al Fatto Quotidiano, il Movimento 5 Stelle punta tutto sulla vittoria a Torino e Roma. Rispettivamente con Chiara Appendino, bocconiana, poliglotta, manager, e con Virginia Raggi, avvocato e figura di spicco di quella sorta di normalizzazione dei Pentastellati analizzata dall’Economist.
CIRINNà€ E VATICANO
La trasformazione moderata e governativa del Movimento è emblematica anche con le ultime posizioni sul ddl Cirinnà . I bastoni fra le ruote posti dai Cinque stelle al disegno di legge fortemente voluto dal Pd sono noti. È meno noto che nella scelta netta di dire no alla stepchild adoption ha avuto un ruolo Grillo e i rapporti che il Movimento ha instaurato anche con ambienti del Vaticano.
Scrive oggi il giornalista del Corriere della Sera, Emiliano Buzzi, che segue da tempo i Pentastellati: tra Movimento e Vaticano: “Oltretevere c’è chi guarda con interesse alla candidatura di Raggi”. Non è solo una sensazione o un’indiscrezione. Emblematica l’intervista pubblicata sabato 19 marzo dal quotidiano della Conferenza episcopale italiana, Avvenire, a Virginia Raggi.
Scrive Avvenire prima di dare la parola alla candidata sindaco a Roma: “Proprio nelle ore in cui Area popolare presenta il suo disegno di legge contro l’utero in affitto e in Parlamento si annunciano altre iniziative in tal senso, Raggi annuncia: “So che anche i nostri deputati e senatori stanno lavorando in Parlamento per porre veri argini a questa prassi. Anche perchè — prima di tutto — vorrei ricordare che ci sono già centinaia di migliaia di bambini negli orfanotrofi e negli istituti di tutto il mondo che meriterebbero di ricevere il calore di due genitori. Per non parlare dell’attesa spesso interminabile di tante coppie, che devono aspettare anni e anni per poter adottare un figlio”.
STATI UNITI E DINTORNI
Il Corriere della Sera ha anche aggiunto che “la candidata sindaco nella Capitale è stata avvistata nei giorni scorsi nei pressi dall’ambasciata statunitense: si vocifera di un possibile incontro con rappresentanti degli Usa”.
Non è una novità che il Movimento sia in rapporti cordiali con i diplomatici americani, ha aggiunto Buzzi del Corsera: “Dopo l’approdo in Parlamento, ad aprile 2013, una delegazione di pentastellati con i capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi fece visita all’ambasciatore statunitense. In seguito i parlamentari Cinque Stelle hanno avuto diversi incontri ufficiali con diversi esponenti nel corso della legislatura e non è un mistero per nessuno che Di Maio in primis abbia stretto rapporti con la diplomazia a stelle e strisce”. Inoltre il 2 luglio 2014 tra gli ospiti della “Celebrazione ufficiale dell’Independence Day organizzata dal Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano”, c’erano Grillo e Casaleggio.
E lo stesso comico-fondatore nel 2014 ha preso parte alla festa del 4 luglio per l’Indipendenza Usa a Villa Taverna
LE ANALISI DI BECCHI E GALIETTI
Gli accenti anti Nato sono svaniti, le critiche al rigore di stampo merkeliano non si sono affievolite, mentre anche uno degli ex guru del Movimento 5 Stelle, Paolo Becchi, seppure da una posizione ora critica visto che ha annunciato di recente a Formiche.net l’uscita da M5s, ha osservato le simbiosi fra Casaleggio e umori di ambienti Usa: “Stiamo andando verso una nuova forma di democrazia: non quella diretta, bensì quella eterodiretta. Forse per l’oligarchia finanziaria dominante è ancora meglio della democrazia di facciata di Renzi. Del resto non è un caso che sin dall’inizio la diplomazia americana e le grandi banche d’affari abbiano avuto un occhio di riguardo per il Movimento, ed ora il Financial Times, parli in prima pagina in modo elogiativo della sua possibile ascesa a forza di governo”.
Inoltre, in una recente analisi di Policy Sonar, società di consulenza guidata da Francesco Galietti, si mette in evidenza come sia “degno di nota che il Financial Times, giornali tedeschi e anche alcuni media italiani tradizionali abbiano cominciato a trattare il M5S come un elemento duraturo e plausibile” del mondo politico della Penisola.
Ecco lo scenario finale di Becchi: l’establishment mondiale favorevole a un governo a 5 stelle in Italia. “Forse un partito ibrido, con un programma ibrido ma dichiaratamente filo-atlantico”
Si vedrà . Di certo la metamorfosi è in atto. Resta da vedere se e come questa svolta “moderata” sarà accolta dalla base della prima ora del Movimento.
(da “Formiche.it”)
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Marzo 21st, 2016 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DI ROMA CHIAMATO A PRONUNCIARSI SUL RICORSO DI TRE ESCLUSI DALLE PRIMARIE IN RETE
Puntare al cuore dei 5stelle, al regolamento che Grillo e Casaleggio hanno imposto per evitare “contestazioni sulla possibile partecipazione a elezioni politiche” sostituendo il famoso “non statuto” degli inizi.
Denunciare le scatole cinesi che governano la struttura grillina e il ruolo dell'”associazione Movimento 5stelle”, alias, clone del partito che sta in Parlamento, associazione che quando fa un'”assemblea totalitaria” riunisce quattro persone e solo due decidono, Grillo presidente dell’assemblea e Casaleggio segretario.
Quel regolamento va considerato “nullo, giuridicamente inesistente, di nessun effetto”, non si può applicare alle espulsioni recenti e passate.
In una parola, illegale.
È scritto nel ricorso di tre espulsi dalle primarie di Roma che hanno deciso di uscire dalle segrete stanze di staff e comunicatori per rivolgersi al tribunale di Roma.
Se i giudici seguiranno il filo della denuncia, il castello a 5stelle subirebbe un colpo durissimo.
I ricorrenti sono Paolo Palleschi, Antonio Caracciolo (il candidato che negava l’Olocausto) e Roberto Motta che chiedono di essere riammessi alle primarie grilline per Roma, vinte da Virginia Raggi.
Ma stavolta gli espulsi non contestano solo i requisiti che, a giudizio del Movimento, non avrebbero rispettato e mettono nel mirino il regolamento interno, varato in fretta e furia alla fine del 2014 per paura che i 5stelle fossero cancellati dalle elezioni per evidenti lacune in materia di democrazia interna.
Il regolamento, dice l’atto firmato dall’avvocato Lorenzo Borrè di Roma, ex iscritto al portale di Grillo, è stato pubblicato sul blog ma non è mai stato votato da un’assemblea degli iscritti, nè fisica nè via web.
È dunque una cornice stabilita dall’associazione clone ma che si applica al Movimento vero e proprio, a cui fanno riferimento militanti, amministratori locali e parlamentari.
Per la prima volta davanti a un giudice viene messo in discussione questo meccanismo e la violazione del codice civile, secondo Borrè. “Noi non abbiamo mai fatto causa – racconta il deputato espulso Massimo Artini – e non mi risulta che l’abbia mai fatto qualcun altro prima. Nei 5stelle non c’è niente di trasparente, ma preferiamo combattere con le armi della politica”.
Però, dice Artini, “è un bene che ci sia chi finalmente chiede a un giudice se una forza politica può essere gestita così”.
Secondo il regolamento a decidere le espulsioni è un comitato di appello composto da tre membri.
Due sono stabiliti dall’associazione ma votati dall’assemblea in rete, uno è scelto direttamente dal consiglio direttivo dell’associazione.
I componenti sono Roberta Lombardi, Giancarlo Cancelleri e Vito Crimi.
Agiscono sulla base del regolamento che, è scritto nel ricorso, “è nullo, giuridicamente, di nessun effetto in quanto imposto da soggetti carenti di qualsiasi potere e in quanto adottato in assenza di qualsiasi deliberazione assembleare e/o accordo (peraltro da manifestare unanimemente) degli associati”.
Per la prima volta un tribunale dovrà entrare nella spirale delle sigle e delle regole dei 5stelle.
E lo dovrà fare in tempi brevi visto che gli espulsi chiedono il reintegro prima della presentazione delle liste per le comunali, ovvero entro la fine di aprile.
È valida la procedura seguita dai 5stelle per cacciare i suoi iscritti?
Come si tengono insieme l’associazione alias e il Movimento che pur in mancanza di una legge sui partiti deve sottostare ad alcuni articoli del codice civile?
Risposte che finora sono state affidate alla lotta politica, alle denunce dei fuoriusciti, agli sfoghi privati dei parlamentari fedeli a Casaleggio e Grillo. La risposta ufficiale di Alessio Villarosa, considerato un esperto dei meccanismi grillini, è laconica: “Non conosco la situazione di Roma”.
Ma adesso quello che conta è l’ordinanza di un giudice, il Movimento deve superare la prova di un tribunale che valuterà la trasparenza dei suoi atti e della sua costituzione.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
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