Gennaio 21st, 2016 Riccardo Fucile
LA BINDI INVIERA’ AI PM GLI ATTI DELL’AUDIZIONE ALL’ANTIMAFIA
“Mi dimetto da sindaco. Non è una resa, ma un gesto di responsabilità . E’ impressionante tutto quello che è accaduto intorno a questa vicenda. Questa è una sconfitta politica, ma anche una vittoria della camorra”.
Rosa Capuozzo, finita al centro di una vicenda politico-giudiziaria in seguito a un’indagine condotta dalla procura di Napoli su presunte infiltrazioni camorristiche nel comune di Quarto e già espulsa dal Movimento Cinque stelle, lascia la guida del Comune.
Annuncia le dimissioni e si commuove, poi attacca la capogruppo regionale M5s, Valeria Ciarambino anche senza citarla.
“Non si capisce perchè i voti di Quarto puzzano, se riguardano me e gli stessi voti non pesano allo stesso modo se riguardano i consiglieri regionali”.
E attacca Roberto Fico: “Fico il 9 gennaio mi ha telefonato per dirmi che dovevo dimettermi. Il 10 voleva venire al flash mob e starmi accanto se mi fossi dimessa. Dal giorno successivo tutti sono spariti”.
Il rischio dell’altra inchiesta.
Repubblica, che ha ricostruito i sospetti della procura sul ruolo e l’eventuale conflitto di interessi assunto dalla sindaca nella vicenda dell’abuso edilizio, chiede alla Capuozzo: “Quanto ha influito nella sua scelta di dimettersi, il rischio di poter essere indagata in questa altra indagine?”. Lei risponde: “Non ha avuto alcun peso. Sono tranquilla”.
“Lascio dopo sette mesi. Ma la mia non è una resa è un gesto d’amore verso Quarto. Ho fatto un giuramento e l’ho rispettato -continua Rosa Capuozzo – Quelli che si sono dimessi pensavano che qui si faceva una passeggiata. E’ stata una giornata durissima anche quella in antimafia”.
La sindaca dimissionaria quindi ringrazia tutti i collaboratori e i consiglieri comunali della maggioranza “per aver resistito su una barca in tempesta senza essere scappati come topi”.
Spiega: “Vado via perchè mancano i numeri necessari per governare, siamo una forza politica che non si muove con le larghe intese”. E chiarisce: “Non mi ricandido e non penso neanche ad una lista civica. Forse non mi sarei dovuta candidare”.
Poi conclude, amara: “Mi sono sentita abbandonata da M5s ma si sono sentiti abbandonati tutti i cittadini di Quarto. Non è semplice quello che stiamo affrontando in questo territorio, con il movimento accanto sarebbe stato più facile.
“Mi è dispiaciuta la reazione che ha avuto il Movimento a quello che è un problema. Quando c’è un problema non si scappa, lo si affronta”.
Intanto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, ha disposto la trasmissione alla Procura di Napoli degli atti dell’audizione del sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, tenuta a San Macuto la sera di martedì scorso.
Dalla ricostruzione complessiva dei fatti fornita dal sindaco e alla luce della documentazione giudiziaria acquisita dalla Commissione è emersa la necessità di segnalare alla Procura alcuni aspetti da approfondire, sui quali anche la Commissione si riserva di svolgere ulteriori analisi.
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2016 Riccardo Fucile
PARTONO FAVORITI MA RISCHIANO DI NON SMACCHIARE IL GIAGUARO COME BERSANI
Uno smacchiatore di giaguari s’aggira negli incubi grillini. 
Ricordate la mitica non vittoria di Bersani? Man mano che il traguardo s’avvicinava, al sicuro anzi sicurissimo trionfatore delle politiche 2013 venne il braccino del tennista davanti al match point e a scaldargli la campagna elettorale rimasero solo le gag di Crozza («ohè ragassi , mica siam qui a smacchiare i giaguari!», appunto).
Il buon Pier Luigi non perse ma neppure vinse e, volendo rabberciare ad ogni costo un’alleanza per Palazzo Chigi, finì con l’umiliarsi (invano) in diretta strea ming davanti ai capigruppo dei Cinque Stelle neoeletti in Parlamento.
Capita che la storia si riproponga come nemesi.
Così ecco che, nemmeno tre anni dopo, i grillini partono da vincitori certi, anzi certissimi, nella corsa al Campidoglio, il podio più importante delle amministrative di primavera, chiaro anticipo di tendenza per le politiche che si terranno nel 2018 (o prima).
Dopo il disastroso quinquennio del centrodestra di Alemanno e il tragicomico biennio del centrosinistra di Ignazio Marino, sembra plausibile che i romani provino altro.
Marcello De Vito, già sconfitto da Marino nel 2013, lo dice in tv da Lucia Annunziata con quello stile naà¯f che forse stranisce il sofisticato Casaleggio: «Ai cittadini chiediamo una chance perchè… l’hanno data a tutti».
Logico, no? A fine ottobre i sondaggi li piazzavano al 33 per cento, col Pd al 17.
Ma, si sa, resta quel dannato ultimo miglio, dove prima di Bersani si perse il maratoneta Dorando Pietri.
Ora la maionese impazzisce proprio nelle poche amministrazioni locali in mano ai grillini (fa eccezione il virtuoso Pizzarotti che però è fumo negli occhi per lo stato maggiore): la traballante Livorno di Nogarin è un blando antipasto.
I guai di Gela col sindaco Messinese un intermezzo.
Il piatto avvelenato è naturalmente Quarto, paesone napoletano sciolto per mafia e passato ai Cinque Stelle in cerca d’aria nuova. Giorno dopo giorno i verbali della sindaca Capuozzo (sotto ricatto del collega De Robbio intrugliato, secondo i pm, coi camorristi) tracimano sull’ala campana del direttorio grillino.
E il video in cui Fico, Di Maio e Di Battista giurano che i vertici del Movimento nulla sapevano è forse il più grave errore di comunicazione nella storia pentastellata: l’«effetto tre scimmiette» riempie i commenti della stampa, si sa, malevola.
Così tutte le rogne portano a Roma. Dove già i problemi non mancano.
I quattro moschettieri della passata consiliatura sarebbero, di diritto, i più titolati a contendersi l’onore di correre da sindaco, avendo fatto battaglia d’opposizione per due anni e dato a Marino agonizzante l’ultimo colpo con lo scandalo degli scontrini.
Ma quando vanno da Lucia Annunziata mostrano tutti i limiti locali dei grillini.
Davanti a una prof pignola, sembrano stagisti volenterosi, «abbiamo studiato due anni»: visione, zero.
Comincia poi, sempre beninteso sulla stampa malevola, l’antico giochino delle correnti tra chi appoggia la più quotata Virginia Raggi (Di Battista?) e chi il tenace De Vito (Di Maio?).
Un Casaleggio sconcertato chiede (secondo Repubblica ) a Grillo di metterci la faccia, «o rischiamo Roma».
I segnali si moltiplicano: serve un candidato forte. E mentre Renzi, inseguendo un clamoroso recupero, estrae dal cilindro del Pd il più grillino dei candidati possibili, l’ex radicale Roberto Giachetti, avvezzo al corpo a corpo politico tanto caro ai Cinque Stelle, i grillini si preparano a selezionare via web l’aspirante sindaco tra 233 profili.
«Sarà di certo uno di noi quattro», sussurrava De Vito mesi fa. Non a torto. Sconfessare la pattuglia che ha fatto opposizione a Marino sarebbe una Quarto bis, non dal punto di vista giudiziario, certo, ma politico: una nuova ammissione d’incapacità nella scelta delle èlite locali.
Roma ci dirà molto, insomma, sul futuro di Pd e Cinque Stelle: per questo certe notti sono così agitate da giaguari e fantasmi.
Goffredo Buccini
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 20th, 2016 Riccardo Fucile
“PER IL DIRETTORIO NON C’ERANO MOTIVAZIONI PER LA SUA ESPULSIONE”
«A novembre durante il rimpasto, De Robbio cerca di impormi la scelta degli assessori nuovi, poi vengo convocata dall’antimafia e inizio a capire che c’era un disegno che non avevo capito. Per lo stadio ero io che aprivo e chiudevo la struttura, non avendo ceduto ai condizionamenti». Lo ha detto la sindaco di Quarto Rosa Capuozzo, parlando di fronte alla Commssione Antimafia.
«Sulla questione stadio – ha aggiunto – mi rendo conto che la vicenda è grave, io avevo percepito delle pressioni ma non capivo se fossero politiche o no. Io ero isolata, anche a detta di altri consiglieri, ma ho ritenuto di seguire la mia strada», ha aggiunto Capuozzo.
«Io non mi sentivo però minacciata, consideravo De Robbio esibizionista e guascone. Cercava di prevaricare e si appoggiava all’ex candidato sindaco. Ma ero contraria al fatto che il sindaco incontrasse imprenditori privati per lo stadio. A luglio chiesi la sua espulsione ma nella riunione con Fico questo non avvenne».
“Per il direttorio non c’erano motivazioni per l’espulsione”, ha aggiunto.
In novembre il sindaco ha detto di aver richiesto nuovamente l’espulsione “vengo ascoltata ma non viene fatta”.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IL PD PENSA DI CHIEDERE AUDIZIONE ANCHE DI FICO E DI MAIO
Arrivano in pullman. E il caso Quarto sbarca ufficialmente a Montecitorio. 
Il sindaco Rosa Capuozzo sarà ascoltata dalla commissione Antimafia e, abbandonata martedì scorso dal Movimento 5 Stelle che l’ha espulsa, sarà accompagnata da amici, simpatizzanti e attivisti grillini (forse ormai ex attivisti) che continuano a sostenerla.
Si posizioneranno in presidio davanti palazzo San Macuto mentre lei illustrerà la sua versione dei fatti sull’inchiesta in cui il consigliere più votato, Giovanni De Robbio, eletto con i 5Stelle e poi cacciato, è accusato di voto di scambio e tentata estorsione ai danni del primo cittadino.
L’appuntamento è per questa sera alle 20.
L’audizione potrebbe essere in parte secretata e in parte no. Sta di fatto che i dem si batteranno per renderla pubblica e se i grillini dovessero opporsi, proprio loro che hanno sempre chiesto la trasparenza delle Istituzioni, potrebbero crearsi i primi momenti di scompiglio.
Il Partito democratico, che con Ernesto Carbone ha invitato il sindaco Capuozzo a riferire in commissione Antimafia, vuole che sia il giorno della verità .
Di certo, sarà il giorno in cui i parlamentari grillini saranno sotto assedio. E potrebbe essere solo l’inizio. Infatti, dopo le risposte che fornirà il sindaco, i dem potrebbero chiedere di sentire in commissione anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle coinvolti nella vicenda e per la prima volta due deputati grillini, Roberto Fico e Luigi Di Maio, potrebbero sedere in commissione Antimafia sul banco degli ‘imputati’.
La tensione e l’imbarazzo di queste ore trapela dai loro sguardi.
Intanto oggi la scena sarà la seguente. Gli attivisti di Quarto manifesteranno fuori dal Palazzo contro la scelta di togliere il simbolo M5S all’amministrazione del Comune alle porte di Napoli, mentre dentro il Palazzo, nell’aula della commissione Antimafia, i parlamentari 5Stelle saranno attaccati da quelli dem che proveranno a inchiodare il Direttorio davanti al fatto che era stato informato delle minacce che Capuozzo aveva ricevuto
È stato il primo cittadino di Quarto, secondo quanto viene riportato nei verbali dell’ultimo interrogatorio, a dire al pm John Henry Woodcock di aver informato il Direttorio, in particolare Roberto Fico e Luigi Di Maio, di essere stata ascoltata nell’ambito dell’inchiesta e di aver riferito ai vertici romani dei Cinquestelle delle minacce da lei ricevute da parte del consigliere De Robbio.
La domanda che il Pd ha intenzione di porre sarà secca e non lascerà spazio a giri di parole: “Ha raccontato a Fico e Di Maio delle minacce e delle pressioni ricevute?”.
Fino a questo momento i due componenti del Direttorio negano di aver saputo delle pressioni, pur avendo ammesso di aver incontrato più volte il sindaco nel periodo dell’inchiesta, quindi tra novembre e dicembre
Intanto Capuozzo, che in un primo momento aveva difeso i vertici 5Stelle e che nel primo interrogatorio non aveva denunciato le minacce ricevute, di cui ha parlato solo in seguito, adesso non ha più nulla da perdere.
E attraverso un post su Facebook dà un altro assaggio dello scontro in atto con il Direttorio: “È inutile avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca. Il M5S – scrive – ha avuto l’occasione di combattere il malaffare in prima linea con un suo Sindaco che lo ha fatto, ma ha preferito scappare a gambe levate, smacchiarsi il vestito, buttando anche il bambino insieme all’acqua sporca. Non si governano così i Comuni ed i territori difficili”. Su Quarto “è stata fatta una scelta politica in una stanza grigia di Milano”, dice ancora Capuozzo riferendosi al vertice tra Roberto Casaleggio, Di Maio e Fico durante il quale è stato deciso di chiedere le dimissioni del primo cittadino.
Su Quarto aleggia sempre il fantasma del commissariamento ma anche quello dei numeri. Due consiglieri, tra cui il capogruppo, si sono dimessi pochi giorni fa.
Al loro posto sono subentrati i primi dei non eletti che però si sono schierati con l’opposizione.
Altri due hanno deciso di lasciare gli scranni del consiglio comunale così i “superstiti” rimangono in 12 e i consiglieri in tutto sono 24. Segno che la situazione è molto critica.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
“NESSUNO PAGHERA’ PER IL CASO QUARTO, ORMAI IL M5S E’ UN PARTITO COME GLI ALTRI”
La vicenda di Quarto la considera come una conferma della sua teoria: la deriva partitocratica del Movimento5stelle.
Il Professore Paolo Becchi ormai non è più considerato ideologo dei grillini: c’è stato un allontanamento progressivo, poi, alla fine dello scorso anno, l’addio con la cancellazione della sua iscrizione.
E’ convinto che con le regole di un tempo, e i rigidi filtri alle candidature, non sarebbe potuto accadere quanto è successo nel comune campano.
Ma, ancora di più, pensa che il sindaco Rosa Capuozzo sia diventata “il capro espiatorio” per “salvare” i vertici.
“Il trio Di Maio, Fico, Di Battista — dice — può dormire sonni tranquilli. Loro sono intoccabili perchè sono la cinghia di trasmissione del comando”.
Professore, quindi secondo lei il Movimento si è snaturato?
Come ho spiegato in un articolo scritto per ‘Mondo operaio’, il Movimento si è ormai trasformato in un partito ibrido. Io credo che nei prossimi mesi da una parte ci sarà una controffensiva a livello locale per contrastare il fango, dall’altro quello che ahimè ho definito l’inciucio con Renzi a livello nazionale che, dopo l’accordo sui giudici costituzionali, si concretizzerà sulle unioni civili, lo ius soli e forse anche l’eutanasia.
Questa trasformazione in partito in che modo ha a che fare con quanto accaduto a Quarto?
Visto che il Movimento si è trasformato in un partito non si capisce perchè non dovesse diventare permeabile anche a infiltrazioni di vario tipo.
Un tempo non sarebbe successo?
All’inizio c’era una trafila lunghissima, prima che una richiesta di candidatura venisse certificata veniva tutto setacciato fino alla settima generazione. Ricordo che alle Regionali in Sardegna, Beppe Grillo preferì non presentarsi alle elezioni proprio perchè c’erano dei sospetti, sebbene avesse possibilità di vincere. A Quarto il meet up è stato creato poco prima delle elezioni. Il Movimento è diventato un partito come gli altri, per cui l’importante è vincere e partecipare da tutte le parti.
Dipende anche dal fatto che Grillo è meno presente?
Io credo che alla fine dovranno richiamarlo, saranno costretti a farlo. Poi non so se lui abbia voglia di farlo. Certo Casaleggio è abile e questa volta ha cercato di parare il possibile attraverso un manichino perfetto, Alessandro Di Battista, costruito da lui in vitro. Nel video dei tre era soprattutto lui a parlare.
Il direttorio ne esce indebolito?
Ci sono delle indagini in corso e rispetto agli scandali del Pd la vicenda di Quarto è una tempesta in un bicchiere d’acqua ma se scegli come cavallo di battaglia l’onestà poi basta poco per cadere e farsi male. Purtroppo forse qualcosa sapevano.
Il Movimento delle origini li avrebbe espulsi?
In altri tempi ci sarebbe stata una discussione, invece ora abbiamo ‘così parlò Casaleggio’ e così si va avanti. Ma il direttorio è intoccabile, i tre possono dormire sonni tranquilli.
Tre? Veramente il direttorio è formato da cinque.
Io li definisco ‘tre più due’, come per i corsi universitari. Vede, la riforma del Senato il Movimento5stelle l’ha già attuata, i senatori già non contano un tubo.
Senta, lei critica il Movimento5stelle ma poi si scopre che parla con Berlusconi. Anzi, lei avrebbe detto al leader di Fi che i grillini vogliono finanziare il reddito di cittadinanza tassando del 50% le successioni è vero?
(ride) Di gossip non voglio parlare, ma le posso assicurare che questa è una barzelletta. Io francamente non leggo i giornali, non guardo la tv. Conoscendo Berlusconi sarà stata una delle sue barzellette.
In realtà lo ha detto seriamente durante una riunione politica. Ha aggiunto anche che lei gli ha parlato del vero programma del M5s. Ne esiste davvero uno?
No, non esiste. Io ho avanzato una mia lettura su quelli che possono essere i programmi dei prossimi mesi, ma si tratta di una mia visione.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
CROLLA IL CASTELLO DI CARTA DEI VERTICI CINQUESTELLE. SAPEVANO TUTTO DA TEMPO: “E’ INUTILE AVERE LE MANI PULITE SE POI LE SI TIENE IN TASCA”
“Ho informato immediatamente dopo l’onorevole Fico del mio interrogatorio e del contenuto di tale interrogatorio”. Così il sindaco di Quarto, in provincia di Napoli, Rosa Capuozzo, risponde ad una domanda del pm Woodcock sulla circostanza se abbia informato il direttorio del Movimento 5 stelle del suo interrogatorio sulle presunte minacce da parte del consigliere comunale Giovanni De Robbio avvenuto il 24 novembre 2015.
Tale dichiarazione è contenuta nel verbale dell’interrogatorio, in qualità di teste, reso dal sindaco, il 12 gennaio scorso.
In quella occasione la Capuozzo rivela anche che percepì la natura illecita delle pressioni esercitate da De Robbio soltanto durante il terzo incontro con quest’ultimo che faceva riferimento ai presunti abusi edilizi eseguiti nell’abitazione dove vive con il marito.
A tale proposito ha detto al pm che era intenzionata a registrare le conversazioni con De Robbio facendosi regalare da un parente una ‘penna’ in grado di videoregistrare. “In quel momento – ha affermato – ero determinata a denunciare”.
Il terzo episodio al quale si riferisce la Capuozzo avvenne in Consiglio comunale dove ebbe un colloquio con De Robbio e che risale, spiega il sindaco, al 22 o al 23 novembre, prima cioè di essere interrogata in Procura.
Intanto la prima cittadina ha scritto un post su Facebook che accusa il moVimento 5 stelle.
“È inutile – afferma – avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca. Il M5s ha avuto l’occasione di combattere il malaffare in prima linea con un suo Sindaco che lo ha fatto, ma ha preferito scappare a gambe levate, smacchiarsi il vestito, buttando anche il bambino insieme all’acqua sporca. Non si governano così i Comuni ed i territori difficili, non si abbandonano così migliaia di persone che hanno creduto in noi e nel movimento”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL 13% DEGLI ELETTORI GRILLINI PENSA CHE IL CASO QUARTO AVRA’ RIPERCUSSIONI ALLE URNE… CONSENSI IN CALO DELL’1%, MA POTREBBE ESSERE SOLO L’INIZIO
Tra i tanti articoli e commenti che hanno accompagnato l’inchiesta di Quarto affiora una sorta di equivalenza tra quanto sta avvenendo al Movimento 5 Stelle e quanto avvenne alla Lega nel 2012 con lo scandalo che ha visto coinvolto il tesoriere Belsito o all’Italia dei valori, nello stesso anno, dopo la famosa puntata di Report o la successiva inchiesta che ha riguardato il segretario regionale del Lazio Maruccio.
Queste vicende hanno fatto segnare una sorta di perdita dell’innocenza di due partiti che avevano fatto dell’integrità e della denuncia del malaffare un vero e proprio tratto distintivo, coagulando consenso e voti.
Ma è veramente così anche per il M5S?
È presto per dirlo e i nostri sondaggi sugli orientamenti di voto non fanno registrare significativi cambiamenti: il Movimento si mantiene stabilmente al secondo posto, sebbene in calo di poco meno dell’1% (da 29,1 di dicembre al 28,3% odierno).
Senza dubbio l’inchiesta di Quarto ha avuto un’elevata risonanza ed è stata seguita con più o meno attenzione dal 60% degli italiani a cui si aggiunge un 30% che ne ha almeno sentito parlare. Solo il 9% ignora la questione.
Oltre un intervistato su due (54%) ritiene che la vicenda abbia visto coinvolto solamente il sindaco Rosa Capuozzo e qualche singolo esponente del movimento, mentre il 15% è decisamente più critico ed è convinto che nel complesso tutto il movimento sia coinvolto (tra gli elettori del Pd, di Forza Italia e delle liste di centro all’incirca uno su quattro è di questo parere), mentre l’8% considera del tutto estranei gli esponenti del movimento e il 23% non si esprime.
Le opinioni degli italiani si dividono sul giudizio dato alle modalità con cui il Movimento ha reagito alla vicenda di Quarto: il 39% si mostra critico mentre il 33% considera le reazioni positive e il 28% non si esprime in proposito.
L’elettorato grillino non appare molto coeso, infatti uno su tre si mostra critico (15%) o non si esprime (19%).
Anche riguardo alle prospettive future del Movimento le valutazioni si dividono: prevale l’opinione di coloro che ritengono che questa inchiesta avrà ripercussioni sulle scelte degli elettori, perchè ha mostrato che il M5S sta diventando come gli altri partiti (44%). Persino una parte degli elettori pentastellati (13%) ne è convinta.
Al contrario il 37% degli intervistati (e circa tre elettori su quattro del M5S) ritiene che si tratti di una vicenda locale che sarà presto dimenticata e non avrà conseguenze in termini elettorali.
Nel valutare i riflessi sul futuro del M5S è opportuno sottolineare che la forte crescita del consenso registrata in tutto il 2015 ha preso avvio proprio con lo sviluppo dell’inchiesta Mafia Capitale che ha messo in luce non soltanto il radicamento e l’estensione del fenomeno della corruzione, ma anche la collusione tra esponenti di partiti avversari i quali, a fronte di una (apparente) contrapposizione quotidiana, in realtà facevano accordi per la spartizione degli appalti, trasformando il conflitto politico in una sorta di match di wrestling dove i colpi sono palesemente finti ma gli atleti-attori fanno credere che non lo siano.
Mafia Capitale era l’ultima di una serie di indagini giudiziarie che negli ultimi anni hanno contribuito ad affermare la convinzione, largamente diffusa, che la corruzione sia un male inestirpabile del nostro Paese e che tutti i soggetti politici siano coinvolti.
Tutti, con la sola eccezione del M5S, che fin dal suo esordio si è garantito il brand dell’integrità , sia per l’oggettiva estraneità a episodi criminosi, sia per lo stile adottato, basato sulla trasparenza (lo streaming delle riunioni istituzionali, in primis), la rendicontazione ai cittadini, l’attenzione ai costi della politica, la restituzione di parte delle indennità parlamentari, l’intransigenza che ha portato a svariate espulsioni di esponenti dal Movimento, suscitando scalpore e critiche ma rafforzando nel contempo il valore della coerenza.
Per questo motivo la vicenda di Quarto è investita di un elevato valore simbolico e rischia di far perdere al Movimento la sua distintività , non tanto per l’inedito coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria, quanto per la gestione della crisi che ha mostrato più di una incoerenza rispetto allo stile e alle prassi di questo soggetto politico.
Basti pensare alla decisione di espellere il sindaco Capuozzo dopo averlo inizialmente difeso e senza consultare la base attraverso la rete, alla scelta di partecipare a programmi televisivi di attualità (un tempo invisi e vituperati) per chiarire la vicenda, alla minaccia di querele, agli argomenti utilizzati, non dissimili da quelli a cui hanno fatto ricorso esponenti di altri partiti in situazioni analoghe.
E in questa fase nella quale il Movimento ha ampliato significativamente il proprio consenso, ha assunto decisioni importanti e mostra sempre più la volontà di poter assumere a livello locale e nazionale responsabilità di governo, il vero rischio non è rappresentato dal processo di istituzionalizzazione ma da quello dell’omologazione agli altri partiti.
La gestione di questa crisi sembra quindi decisiva in termini di immagine e di posizionamento, prima ancora che di voti.
Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 17th, 2016 Riccardo Fucile
PARLA IL VICESINDACO DI QUARTO CHE HA ASSISTITO AI COLLOQUI: “CON FICO C’ERANO ANCHE DI MAIO E SIBILIA: NON CI HA MAI MESSI IN GUARDIA E NOI LO AVEVAMO INFORMATO”
Sono stati tre gli incontri successivi alla sua audizione del 25 novembre da parte del pm Henry John
Woodcock tra il sindaco Rosa Capuozzo e Roberto Fico.
Il primo è stato ricostruito nei verbali di interrogatorio pubblicati il 16 dicembre dalle agenzie.
Gli altri due sono stati ricostruiti dal Fatto grazie al vicesindaco di Quarto, Andrea Perotti, che ha partecipato a tutti e tre gli incontri, e allo stesso Fico.
Le versioni coincidono in gran parte e permettono di ricostruire così il processo di acquisizione delle conoscenze su Quarto da parte del vertice M5S.
Negli ultimi due incontri, a casa di Fico a Posillipo, erano presenti oltre al padrone di casa altri due parlamentari del direttorio: Carlo Sibilia e Luigi Di Maio.
Il 1° dicembre Fico, Capuozzo e il suo vice sono al bar di piazza Amedeo a Napoli. “Abbiamo raccontato a Fico che il 25 novembre il sindaco era stato sentito dal pm Woodcock e che le avevano posto domande su De Robbio”, spiega il vicesindaco Perotti. La questione è delicata.
Le persone informate dei fatti non dovrebbero parlare del contenuto degli atti istruttori.
Fico, quando è stato sentito dal pm Woodcock, ha detto di non ricordare se quel giorno al bar entrarono nel merito del contenuto dell’audizione.
Il punto è importante. I pm il 25 novembre avevano fatto domande al sindaco anche sulla sua conoscenza dei precedenti di Alfonso Cesarano, legato secondo i pm al clan Polverino.
La consapevolezza da parte di Fico dell’esistenza di un’indagine sui rapporti elettorali tra Cesarano e De Robbio, già il 1° dicembre avrebbe dovuto indurre il M5S a una reazione più forte rispetto alla mera sospensione di De Robbio.
Sul punto Fico non ricorda.
Perotti dice: “Fu un incontro veloce e mi pare di ricordare che Capuozzo accennò vagamente a Cesarano aggiungendo però che lei stessa non conosceva bene la sua storia”.
Comunque, dopo quell’incontro al bar, Fico sa che i pm si interessano di De Robbio e di come ha preso i voti.
Anche per questo il M5S, spiega Fico, matura la scelta della sospensione-espulsione. Le ragioni formali (probabilmente per tutelare il segreto investigativo e l’immagine del M5S) sono quelle della vicenda dello stadio di Quarto ma oggi sappiamo che la verità è un’altra.
Il punto è che in quell’incontro al bar, Fico apprende anche alcuni dettagli preoccupanti sulla vicenda del presunto abuso edilizio nella casa (in cui abita il sindaco) di proprietà della famiglia del marito.
“Rosa Capuozzo”, racconta il vicesindaco Perotti, “non parlò mai di minacce ma spiegò a Fico la vicenda e gli disse che De Robbio le aveva mostrato velocemente le foto della sua casa sul telefonino”.
Foto che poi formarono parte del dossier spedito a ottobre ai consiglieri e ai giornali che poi uscirà sul Mattino di Napoli a novembre.
Il vicesindaco e Fico sostengono in coro di non avere capito che potesse esserci un ricatto. “Rosa raccontò a Fico — prosegue Perotti — anche la storia della relazione del geometra Luciano Opera”. Cioè quella che attestava l’esistenza solo di un sottotetto e non di un’abitazione dopo la scadenza dei termini, nel 2003, del condono.
Quella relazione, per i carabinieri, è un’arma di ricatto. Il sindaco disse a Fico che De Robbio le aveva detto di dare un incarico al geometra Intemerato, cioè quello che conservava le foto del presunto abuso?
Fico non ricorda. Il vicesindaco Perotti risponde al Fatto “Sì. Mi pare che lo disse ma lei non ha mai detto a Fico che si sentiva minacciata. Lei sostiene ancora oggi che non ha nulla da temere su questa casa e anche io la penso così. De Robbio le diceva: ‘tu sei il mio sindaco e io ti difenderò sempre’. Non ha mai detto: ‘se non fai questa cosa io tiro fuori queste foto’”.
Ma non le sembrò strano che De Robbio prima ricordasse a Rosa Capuozzo che quel professionista aveva le foto in cassaforte che potevano inguaiare il marito (ora indagato) e poi gli chiedesse di dargli un incarico?
Perotti replica: “Non lo sapevo. De Robbio ci disse di lasciarlo solo con il sindaco e Intemerato e noi uscimmo dalla stanza”.
Ma lo avete raccontato a Fico?
Perotti risponde “Mi sembra di sì. Lui ascoltava i fatti ma non esprimeva giudizi. Fico allora non ha mai detto: ‘fai attenzione questa potrebbe essere una minaccia o qualcosa di simile’”.
Dopo quell’incontro Roberto Fico incontra altre due volte il sindaco e il suo vice nella sua casa di Posillipo.
“La prima volta sono venuti il giorno dopo l’uscita delle intercettazioni sul Fatto Quotidiano, il 23 dicembre, articolo di Vincenzo Iurillo.
Era la vigilia di Natale”, spiega al Fatto Roberto Fico “c’era anche Carlo Sibilia (del direttorio, ndr) con me e solo allora parlammo anche dei rapporti di De Robbio, che avevamo già espulso, con Alfonso Cesarano. Io dissi: ‘ma vi rendete conto che è quello che ha fatto i funerali dei Casamonica’”.
Poi ci fu un secondo incontro. “Il 28 dicembre”, prosegue Fico, “ci siamo incontrati a casa mia e questa volta era presente oltre a Carlo Sibilia anche Luigi Di Maio”.
Invece Perotti pensa che il direttorio abbia sbagliato: “Mi sento come un figlio schiaffeggiato e poi abbandonato dal padre che ora va in giro a parlare male di me in tv. Fico allora non ci ha mai messo in guardia e noi lo avevamo informato. Oggi io voglio che lui, Di Maio, Sibilia, Grillo e Casaleggio vengano a Quarto a fare una manifestazione con noi”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 16th, 2016 Riccardo Fucile
LA CAPUOZZO CONSERVA UN’AMPIA MAGGIORANZA 14 A 9… E MARTEDI’ VERRA’ SENTITA DALL’ANTIMAFIA ACCOMPAGNATA DA UN BUS DI SOSTENITORI
Nuovi risvolti del caso Quarto nei verbali degli interrogatori a Roberto Fico e Alessandro Nicolais.
L’interrogatorio dell’ 8 gennaio.
“Io non ho mai saputo dalla Capuozzo la vicenda nei termini in cui ve l’ha illustrata”. Così Roberto Fico, del Direttorio del M5S, al pm Woodcock nell’interrogatorio in qualità di teste dell’8 gennaio scorso, dopo che il magistrato gli ha letto le dichiarazioni del sindaco di Quarto Rosa Capuozzo, laddove si dice impaurita dalle minacce del consigliere comunale Giovanni De Robbio.
“Ho appreso dai giornali che la vicenda era più profonda e dettagliata rispetto a quanto riferitomi dalla Capuozzo. La Capuozzo non mi ha mai parlato in modo espresso e diretto delle minacce e della bagarre con De Robbio. Ha detto però che De Robbio insisteva per l’affidamento ai privati dello stadio di Quarto, e che gli voleva far incontrare imprenditori in una sede non ufficiale e che lei si era rifiutata”.
Come mai Giovanni De Robbio, il consigliere comunale M5s di Quarto indagato per aver tentato di favorire persone legate alla camorra, ottenne tanti voti? Chiede infine Henry John Woodcock.
E Fico risponde. “Ciò non ha suscitato in me particolari perplessità : ho immaginato che si sia dato da fare più di altri, facendo una campagna elettorale a tambur battente e vecchio stile, che per la verità non è particolarmente condivisa dal M5S”.
La versione della Capuozzo.
Il Movimento Cinque Stelle ed in particolare Robero Fico, big del direttorio pentastellato erano a conoscenza delle pressioni subite dal sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, finita in un’inchiesta dell’Antimafia di Napoli.
A rivelarlo è proprio il primo cittadino del Comune campano nell’ultimo interrogatorio, davanti ai magistrati.
Nicolais: “Il sindaco di Quarto parlava con Fico a casa”.
“La Capuozzo mi ha riferito che parlava saltuariamente, di solito nei fine settimana, con Fico, ma non so cosa si dicessero. Mi risulta che la Capuozzo si incontrasse, unitamente al vicesindaco Perotti che me lo ha confermato, a casa di Fico. In una circostanza la Capuozzo mi disse che a casa di Fico c’era anche Di Maio”.
Così l’ex capogruppo del M5s a Quarto Alessandro Nicolais interrogato dal pm Henry Jhon Woodcock il 12 gennaio scorso. Nicolais è stato ascoltato come persona informata sui fatti in riferimento a una intercettazione telefonica con il sindaco Capuozzo in qui quest’ultima manifesta una forte preoccupazione per le presunte minacce da parte del consigliere comunale Giovanni De Robbio.
Rosa Capuozzo in commissione Antimafia.
Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto espulso dal M5S, sarà accompagnata da un nutrito gruppo di sostenitori, martedì prossimo, 19 gennaio, a Roma in occasione dell’audizione in commissione Antimafia.
L’appuntamento è fissato alle 20. Nonostante le dimissioni di due consiglieri pentastellati, il gruppo di maggioranza rimane abbastanza coeso intorno alle posizioni del sindaco. Proprio per sostenere la Capuozzo nel delicato momento, i consiglieri hanno fatto sapere che organizzeranno con amici e simpatizzanti un pullman per recarsi nella capitale e svolgere un’azione di presidio presso la sede dell’antimafia durante l’audizione. Il sindaco, intanto, sta lavorando al rimpasto della giunta dopo le dimissioni di tre assessori.
Scendono a 14 consiglieri a sostegno sindaco di Quarto.
La maggioranza dei consiglieri rimane compatta sulla linea di Rosa Capuozzo – afferma Gianluca Carotenuto, consigliere che da qualche settimana è entrato nella civica assemblea, in surroga di Ferdinando Manzo, dimessosi a fine dicembre per motivi personali, prima che la vicenda giudiziaria entrasse nel vivo -. Da 16 passeremo a 14, un numero, comunque, sufficiente per continuare a sostenere l’amministrazione e a procedere nel programma del sindaco”.
(da “La Repubblica”)
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