Gennaio 12th, 2016 Riccardo Fucile
ARRIVA L’ORDINE DI CASALEGGIO: “SCARICARE TUTTO SUL SINDACO”
“Io e Luigi non abbiamo mai saputo di un ricatto e di uno scambio per ottenere qualcosa. Se lo avessimo saputo avremmo optato per una denuncia”.
A mezzogiorno, Roberto Fico, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista rompono il silenzio e si presentano su Facebook con un video.
I loro nomi nelle intercettazioni su Quarto fanno più notizia dell’espulsione. E l’impatto dei giornali, con quei titoli “i vertici sapevano”, è devastante.
Ce ne è abbastanza per dire qualcosa, prima delle passerelle mediatiche preparate per i talk show di questa sera.
L’ordine della Casaleggio associati è scaricare tutto sulla Capuozzo, minacciare querele a raffica, dare l’idea di una controffensiva per coprire l’imbarazzo di questi giorni vissuti come i più neri del Movimento che ha sempre fatto dell’onestà il suo tratto distintivo.
“Rispetto alle falsità pubblicate dal Corriere della Sera sull’sms che avrei mandato al sindaco – spiega Fico -, lei in un messaggio su whatsapp mi chiede conto dell’espulsione di De Robbio e di andare a Quarto: io le rispondo di andare avanti e stare tranquilli”.
Anche Di Maio richiama uno stralcio di intercettazione che gli viene oggi attribuita, riguardo al fatto di essere a conoscenza di quel che accadeva a Quarto, ma il messaggio “si riferiva al capogruppo Nicolais. Ero stato messo a conoscenza del fatto che Nicolais intendeva cambiare il regolamento del consiglio comunale per aumentare i gettoni di presenza dei consiglieri, ma come ben sapete noi ci tagliamo gli stipendi e siamo fermamente contrari”.
Nell’intercettazione in questione, Capuozzo durante una conversazione del 24 novembre scorso con la consigliera Concetta D’Aprile, si sfoga dicendo: “Ho già avvertito Luigi Di Maio anche per l’eventuale espulsione. E poi gli ho detto che qualche sera ci dobbiamo vedere perchè qualsiasi cosa veramente loro ci devono commissariare”.
In conclusione Di Battista annuncia la partenza di “una bella controffensiva: al Pd diciamo di iniziare a far dimettere tutti gli indagati. Lanceremo in tutti i Comuni coinvolti un’iniziativa affinchè tutti gli esponenti Pd coinvolti in inchieste si dimettano. D’altronde alzano la voce per nascondere le schifezze, come lo scandalo delle banche o il decreto Ilva”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 12th, 2016 Riccardo Fucile
“NON SIAMO UN PD QUALSIASI”… MA LE INTERCETTAZIONI DI OGGI SONO IMBARAZZANTI: I VERTICI SAPEVANO DA NOVEMBRE
È stata avviata la procedura di espulsione nei confronti della prima cittadina M5s di Quarto,
Rosa Capuozzo.
“Rosa Capuozzo è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione dal movimento 5 stelle per grave violazione dei suoi principi. Perchè siamo il movimento 5 stelle e non un Pd qualsiasi”. Lo annuncia Beppe Grillo sul suo blog a proposito della sindaca di Quarto.
Nel post si legge: “È dovere di un sindaco del MoVimento 5 stelle denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve. Perchè noi siamo geneticamente diversi dai partiti che invece di sbattere la porta in faccia alla criminalità organizzata, come fatto a Quarto, la fa accomodare e sedere al proprio tavolo per spartirsi la torta. E la nostra differenza sta proprio nel non predicarla solamente, l’onestà , ma nell’applicarla giornalmente.”
Resta il fatto che dalle intercettazione emerge che i vertici del M5S fosse a conoscenza dei fatti da novembre e nessuno ha denunciato quanto stava accadendo.
L’espulsione era ormai considerata scontata, anche se ha creato numerosi malumori dentro il Movimento.
Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha criticato il metodo e il fatto che non ci sia stata condivisione con la base: “Chi l’ha deciso?”.
Critici però anche alcuni parlamentari: dai campani Sergio Puglia e Paola Nugnes, ai deputati Luigi Gallo, Matteo Mantero e Silvia Benedetti.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2016 Riccardo Fucile
I VERTICI CINQUESTELLE AVVISATI GIA’ A NOVEMBRE, MA NON DENUNCIARONO LE PRESSIONI MAFIOSE
I vertici del Movimento 5 Stelle sapevano sin da novembre scorso che cosa stava accadendo a Quarto.
Il sindaco Rosa Capuozzo aveva informato direttamente Luigi Di Maio. È lei stessa a raccontarlo in una telefonata intercettata dai carabinieri il 24 novembre scorso alla consigliera Concetta Aprile, specificando di aver anche chiesto un incontro «perchè qualsiasi cosa, loro ci devono commissariare».
Sono proprio le conversazioni tra i vari componenti del consiglio comunale a svelare la faida interna al M5S nata dal «ricatto» di Giovanni De Robbio, poi espulso, alla donna. E a confermare come, nonostante la questione fosse al centro del dibattito interno, nessuno abbia pensato di rivolgersi alla magistratura. Anzi.
«Rimanere in silenzio»
Il 25 novembre scorso Capuozzo viene convocata per la prima volta dal pubblico ministero Henry John Woodcock con il pretesto di voler sapere se sia a conoscenza della lotta tra i clan di Quarto per il controllo delle imprese funebri.
Ignora di essere stata «ascoltata» e quando le chiedono se ha avuto problemi con De Robbio minimizza le «pressioni» del collega di partito. La linea tiene.
Il 16 dicembre, quando De Robbio è già stato espulso e l’inchiesta è ormai pubblica, Roberto Fico invia un messaggio proprio al sindaco: «Andate avanti tranquilli, quanto prima verrò». Passa dunque la linea di tenere tutto riservato. Il 17 dicembre, al telefono con la consigliera Daniela Manfrecola, Capuozzo intima: «Bisogna gestire mediaticamente… più in silenzio possibile, senza mettere i manifesti».
La camorra e il Pd
Gli atti processuali rivelano come la prima scelta del clan Cesarano per dirottare i voti alle Amministrative della primavera scorsa fosse caduta sul Partito democratico. I carabinieri lo scrivono nell’informativa finale sottolineando come «originariamente Alfonso Cesarano aveva rivolto la sua attenzione sul candidato del Pd Mario Ferro ma a causa di una pronuncia del consiglio di Stato la lista del Pd è stata esclusa dalla tornata elettorale del 31 maggio 2015».
Ferro rimane comunque tra i «consiglieri» del boss e ha rapporti stretti con De Robbio tanto che nell’inchiesta sono entrambi indagati per «voto di scambio» aggravato dalla finalità mafiosa.
È lui il cavallo sul quale si decide di puntare, convinti che Rosa Capuozzo sia manovrabile e pronta a soddisfare le loro richieste in materia di affari proprio perchè «ricattabile» visto che nella casa dove vive con il marito è stato compiuto un abuso edilizio. La donna invece resiste.
Anzi dice di essere pronta a denunciare De Robbio proprio per l’estorsione, anche se poi quando ha l’occasione di parlare con i magistrati evita accuratamente di dire la verità .
«Mosche impazzite»
Il 24 novembre Capuozzo parla con la consigliera dei 5 Stelle Concetta Aprile: «Loro non vogliono farmi cadere, mi vogliono controllare. Il mese scorso venne da me quando sono tornata da Bruxelles, lo sai che cosa mi disse De Robbio? Tu non devi scalciare… l’urbanistica e i lavori pubblici oltre al Puc queste sono le tre cose a cui mira e sta sclerando e lo stanno facendo sclerare, perchè scalcia scalcia ma non sta ottenendo niente, ricatta me e non ottiene niente».
Il sindaco è consapevole delle conseguenze: «Noi se non la finiamo va a finire che ci uccidiamo», dice in lacrime. Uno dei «bersagli» è il capogruppo Alessandro Nicolais che definiscono «schifoso» Capuozzo: Tina questi stanno impazzendo, sono due mosche impazzite Romano e De Robbio.
Aprile: Stanno impazzendo sì.
Capuozzo: Stanno impazzendo, non sanno come fermarci…
Aprile: Te lo ripeto, io faccio questioni di principio però sulla legalità . Onestà e trasparenza non mi dovete sfottere (scocciare, ndr).
Capuozzo: Ma loro l’hanno mascherata. Io vedevo la cosa lontano un miglio e mi veniva mal di stomaco hai capito?
Aprile: Va bene, io onestamente su Nicolais non pensavo che fosse così schifoso, non avevo un attimo di dubbio… Sono rimasta male, ho avuto uno schianto con Nicolais.
Capuozzo: Pure io.
Aprile: Pensavo che era un suo modo di fare un po’ cretino ma poi non pensavo che era cretino fino a questo punto, fino a rischiare veramente, a mettersi dietro a questi qua, hai capito? Perchè lui sta rischiando.
Capuozzo: Certo che sta rischiando.
Aprile: Non si scordasse che siamo tutti controllati.
Capuozzo: No ma io ho già avvertito a Luigi Di Maio anche per l’eventuale espulsione, no ma che stiamo scherzando!
Aprile: No, ma hai fatto benissimo Rossella io sono d’accordo con te non avrò pietà . Onestamente io non ho proprio pietà .
Capuozzo: E io poi gli ho detto anche a Luigi che qualche sera ci dobbiamo vedere perchè qualsiasi cosa veramente loro ci devono commissariare.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA RESISTENZA DEL SINDACO, IMBARAZZO E NERVOSISMO IN PARLAMENTO, I BIG ANDRANNO IN TV PER TAMPONARE…ANSIA DA INTERCETTAZIONI SU FICO E DI MAIO
Il colpo d’occhio è impressionante. In Transatlantico non si vede neanche un parlamentare dei Cinque stelle.
Tutti in Aula, anche durante le lunghe pause, quando solitamente brulicano i capannelli. Neanche un caffè, pur di evitare la buvette zeppa di cronisti.
Ecco Danilo Toninelli, col passo lungo: “Quarto? No, guardi non sono io che me ne occupo”.
Imbarazzo, nervosismo. Perchè il caso non è chiuso. Il sindaco Rosa Capuozzo resiste. Chiusa nel suo bunker alterna momenti di sconforto a momenti di rabbia.
Al momento non molla e per questo, alla Casaleggio associati, si discute di un piano b: “24 ore massimo, poi si passa al modello Gela, con l’espulsione”.
Una mossa che lava la coscienza, ma che non toglie il sindaco.
Nel senso che, da espulsa, la Capuozzo se ha la fiducia del consiglio può continuare a governare. A Gela, ad esempio, dopo l’espulsione il sindaco ha fatto ricorso in base a una norma dello statuto e ha guadagnato tempo.
La via maestra sarebbero le dimissioni in blocco dei consiglieri per far cadere la giunta, ma al momento la mossa non è in discussione.
Il caso ormai è nazionale, non più (e solo) una storiaccia del paese più infiltrato della Campania.
L’intercettazione in cui esce il nome di Roberto Fico fa vibrare i nervi dei grillini già tesi in questi giorni: “Chiamatemi l’avvocato — sbotta il presidente della vigilanza appena la legge – che voglio annunciare una querela”.
Dopo una veloce riunione con l’avvocato, Fico dirama una nota: “Sono pronto a denunciare chiunque arbitrariamente manipolerà il contenuto di conversazioni telefoniche per farne false interpretazioni al fine di gettare fango sulle persone oneste”.
La precisazione, accade sempre, rilancia tutti gli interrogativi. Perchè Fico fa sapere che, nella telefonata in questione del 16 dicembre, ha detto “Andate avanti e cercate di lavorare tranquillamente”.
Il che significa che da Quarto qualche grido di dolore, o lamentela era arrivato a Roma. Il sindaco era sotto pressione, si sentiva ricattata, evidentemente qualcuno dei suoi ha parlato coi vertici per investirlo della questione.
Il che significa che il caso, nel direttorio, era arrivato prima dell’inchiesta, nei termini che chiarirà l’annunciata valanga di intercettazioni.
Solo per dilettantismo i vertici non ci hanno messo mano? O c’è altro?
Sapevano che il sindaco era sotto ricatto e non aveva intenzione di denunciare colui che la ricattava e poi è stato espulso da movimento?
In queste ore nel tribunale di Napoli girano parecchi cronisti di giudiziaria certi che troveranno qualche telefonata tra De Robbio, il presunto mediatore coi clan e i vertici dei Cinque Stelle. In particolare — questa è la voce che gira — con Di Maio.
Si spiega anche con queste paure l’atteggiamento paranoico di queste ore: il deserto in Parlamento ma soprattutto il rapporto coi media.
Di Battista sarà a Otto e mezzo, con un giornalista. Di Maio sarà a Ballarò, anche lui senza contraddittorio politico. Proprio l’assenza di contraddittorio diventa l’oggetto degli attacchi del Pd. Il fuoco lo aprono Alessia Rotta, Andrea Marcucci e Stefano Esposito.
In altre trasmissioni chi tratta gli ospiti su indicazione della Casaleggio associati fa sapere quali sono i giornalisti sgraditi.
Su Quarto i grandi moralizzatori si sentono davvero in trincea. Rispetto ai rifiuti di Livorno, alle questioni ambientali di Gela, ai dissidi su Parma questo capitolo ha una peculiarità .
Arriva nel cuore del direttorio, dove già nei mesi scorsi si è consumata una tensione proprio tra Di Maio e Fico su come gestire il caso.
Sul blog di Beppe Grillo è iniziata la controffensiva, con l’ex comico che dedicherà un post al giorno ai sindaci discussi e discutibili degli altri partiti e, come primo caso, ha iniziato con Brescello, il paesino che fu di Don Camillo e Peppone.
Intanto a Quarto i carabinieri hanno finito le perquisizioni a casa del sindaco e al Comune.
E la Capuozzo è ancora sindaco del Movimento Cinque stelle.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
TRA PARTITI LIQUEFATTI E PARTITO LIQUIDO… IL MOVIMENTO ORMAI E’ UN PARTITO, ESPOSTO A TUTTI I RISCHI DEL CASO
La natura di movimento sorto “in polemica” con i partiti “tradizionali”. E, per questo, fluido, e, al
tempo stesso, refrattario all’istituzionalizzazione. Perchè rischierebbe di omologarlo al sistema che esso contesta.
Il prof. Paolo Becchi, in passato (presunto) ideologo del MoVimento, ha cancellato, nei giorni scorsi, la propria iscrizione proprio per questo motivo. Perchè il M5s avrebbe accantonato la sua “diversità ” fra i ricordi del passato.
Senza guida, con Grillo ridotto a un “ologramma”. Peggio: complice del governo.
La stampella di Renzi, con cui si è accordato per l’elezione dei giudici costituzionali. Queste critiche, in effetti, non hanno scosso il MoVimento. Becchi, d’altronde, conta poco nel M5s. E la sua uscita polemica appare un tentativo di trovare un po’ di spazio mediatico, per non finire del tutto dimenticato.
Tuttavia, la questione sollevata, al di là di tutto, è fondata. Soprattutto, in merito alla “normalizzazione”. Come altri partiti “normali”, il M5s, infatti, è scosso da tensioni e conflitti “personali”. A Bologna, Livorno, a Parma…
Ma, prima ancora, proprio in questi giorni, è coinvolto in uno scandalo locale molto insidioso. A Quarto, dov’è accusato di essere stato “infiltrato” dalla camorra. Una sorta di “stella nera”, come ha suggerito ieri Roberto Saviano, su Repubblica.
Insomma il M5s sembra essersi svegliato, bruscamente, dal “sogno” che lo aveva trainato per molti anni. Eppure, le polemiche, interne ed esterne non sembrano averlo danneggiato. Fino ad oggi. Almeno, sul piano dei consensi.
I sondaggi, condotti negli ultimi giorni (e per questo da valutare con molta prudenza, visto che si tratta di un periodo festivo), segnalano la tenuta del M5s. Non lontano dal Pd. Penalizzato dagli scandali bancari.
Gli stessi sondaggi, peraltro, suggeriscono che, in caso di ballottaggio, come previsto dalla nuova legge elettorale, la competizione sarebbe incerta.
Come si spiega questo apparente paradosso di un M5s diviso, accusato da (ipotetici) ideologi e (reali) amministratori interni di essere divenuto un partito “normale” – come tutti gli altri – e, nonostante tutto, “premiato” dagli elettori?
La ragione più probabile è proprio questa. La fine dell’equivoco del “non-partito”, portabandiera dell’antipolitica.
Perchè, in realtà , il M5s era ed è un partito. Come tutti i soggetti politici che partecipano alle elezioni, con i propri candidati. Ed entrano, dunque, in Parlamento. Perchè i partiti sono attori della democrazia rappresentativa. Che agiscono nelle Camere per conto dei “cittadini”.
Certamente, il M5s si serve degli strumenti e dei metodi della democrazia diretta. Utilizza la Rete, promuove referendum. Ma si tratta di percorsi seguiti anche da altri soggetti politici. In sequenza inversa. In quanto utilizzano prima gli strumenti della politica tradizionale e quindi i new media .
La stessa “politica dell’anti-politica”: è un argomento utilizzato da tutti gli attori politici. Ormai da anni. Con effetti diversi. Il M5s, sicuramente, con risultati migliori degli altri. Perchè è più credibile.
Mentre, gli altri partiti – storicamente consolidati – si sono deteriorati. Non solo dal punto di vista dei comportamenti, ma sul piano organizzativo. Hanno, cioè, perduto i tradizionali rapporti con la società , con il territorio. Il M5s, invece, è presente sul “terreno” immateriale della rete. Ma, ormai, anche su quello “materiale”. Visto che, sul piano elettorale, è distribuito in modo omogeneo in tutto il Paese.
Mentre, in ambito locale, dispone di numerosi amministratori. Gli altri partiti sono “partiti” liquefatti, più che liquidi. Nella società e sul territorio.
Così se, come ho sostenuto altre volte, il M5s è una sorta di mappa della crisi rappresentativa, in questa fase ci permette di dare un senso diverso al clima d’opinione antipolitico e antipartitico. Che non esprime un cupio dissolvi . Un desiderio di distruggere rivolto ai “partiti in quanto tali”. Ma a “questi” partiti. Al modello che essi interpretano in questa fase.
Disorganizzati, a bassa intensità ideologica, non dico ideale. Ridotti a leader abili sui media e agili sui social, piuttosto che a mobilitare le piazze – e le masse.
Il problema del M5s, per questo, è duplice.
In primo luogo, la difficoltà di combinare questi diversi modelli. Di muoversi fra i media – vecchi e ancor più nuovi – e la piazza. Fra rete e territorio. Perchè, se si considera la base elettorale, evoca davvero un partito di massa, tanto è trasversale. Però fatica a intrattenere un dialogo costante con gli elettori, visto che una parte ancora elevata di essi non ha familiarità con la rete.
Inoltre, è difficile elaborare progetti e idee senza luoghi di riflessione e di elaborazione. A meno che tutto non si risolva e sia risolto nella figura di Casaleggio.
L’episodio di infiltrazione malavitosa denunciato a Quarto, per questo, potrebbe essere valutato in modo ambivalente.
Conferma della “normalizzazione” del M5s. Oppure, al contrario, come conseguenza dell’eccessiva fluidità , che lo rende contendibile e controllabile dall’esterno.
Da soggetti e organizzazioni di diversa natura. Anche poco sicura e rassicurante. D’altra parte, però, il M5s non può rassegnarsi a diventare un partito. Magari migliore. Perchè la “diversità ” è nella sua biografia. E la “legalità ” è nella sua scheda genetica. Allora, per citare Giorgio Gaber, occorre “Far finta di essere sani”. Cioè, di essere diversi. Un non-partito. A ogni costo.
Per questo, nel blog di Beppe Grillo, sono state richieste ufficialmente le dimissioni di Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto. Perchè è a rischio la stessa identità del MoVimento. Protagonista della contro-democrazia (per citare Pierre Rosanvallon). La democrazia della sorveglianza. Il M5s, garante della legalità , degli altri e anzitutto propria, non si può rassegnare a episodi di corruzione.
Non solo per ragioni etiche, ma politiche (ed elettorali). Diverrebbe un partito come gli altri. Ma molto più debole e precario.
Perchè ne imiterebbe i vizi, senza averne la storia nè le radici.
Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
“MA FICO HA DETTO DI ANDARE AVANTI”
Era impaurita. E consapevole del ricatto in atto. Voleva dimettersi. Ma Roberto Fico le scrisse “vai avanti”.
Rosa Capuozzo, sindaco M5s di Quarto, piange disperata al telefono. E’ il 16 dicembre 2015, una settimana prima delle perquisizioni che riveleranno l’inchiesta sul voto di scambio camorristico e sulla tentata estorsione ai suoi danni dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio.
La Capuozzo (non indagata) è intercettata al telefono con il consigliere comunale grillino Alessandro Nicolais.
L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta del pm Henry John Woodcock, che stamane ha disposto la perquisizione dell’abitazione del sindaco.
Nicolais: Mi ha risposto Fico
Capuozzo: E’ tardi perchè domani vado via
N: dove vai?
C. Me ne vado non ce la faccio più (…) è finita è finita
N. Cosa è successo?
C. Io posso reggere qualsiasi cosa ma non finire in galera per colpa di quell’altro … è inaccettabile (piange dalla disperazione)
N. Ma che cazzo sta succedendo?
C. Alessandro è inaccettabile … o prendiamo una posizione interna o io non riesco a reggere una cosa del genere… non ce la faccio…
N. Ma è uscito fuori altro? Altre cose?
C. no.. no.. è quello è quello .. a me basta e avanza … quello non esce fuori perchè lui.. (De Robbio, ndr) è un uomo della Capitaneria di Porto… non esce l’avviso di garanzia… hai capito? Che cosa devo aspettare io? Cosa devo discutere?
N. Ma io non lo so… quello mi ha risposto Fico dieci minuti fa …e ha scritto: andate avanti tranquilli quanto prima verrò.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
PERQUISIZIONI ANCHE IN COMUNE
I carabinieri sono nel municipio di Quarto (Napoli) dove stanno acquisendo documenti
nell’ambito dell’inchiesta su presunte infiltrazioni della camorra nell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Rosa Capuozzo (M5s). Perquisizioni sono in corso anche a casa del sindaco, oltre che nel suo ufficio.
Il decreto è stato adottato dal pm della Dda di Napoli Woodcock e dai procuratori aggiunti Beatrice e Borrelli. Lo scopo, secondo fonti giudiziarie, è trovare prove della tentata est
Un atto a tutela del sindaco: Rosa Capuozzo non è indagata e nell’ipotesi del pm ha subìto il comportamento del suo consigliere.
Restano ore di riflessione per il sindaco Rosa Capuozzo, e per i consiglieri del M5s alle prese con il nodo dimissioni del primo cittadino chieste ufficialmente dal blog di Beppe Grillo dai vertici nazionali del Movimento.
In nottata si è concluso un incontro fiume tra il sindaco e i consiglieri grillini.
Al momento, riferisce chi ha preso parte all’incontro, nessuna decisione è stata presa ma nell’arco della mattinata dovrebbe essere reso noto l’orientamento della Capuozzo. Un sindaco che viene definito “stravolto” per la pressione mediatica nonchè del Movimento.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 10th, 2016 Riccardo Fucile
“CAPUOZZO DISSE CHE NEL SUO CASO ERA TUTTO A POSTO”… INTERVISTA A FRANCESCO ROMANO, IL CANDIDATO SU CUI PUNTAVANO IN ORIGINE I GRILLINI
Il lato B ancora insondato del caso Quarto è il percorso tramite il quale il meetup M5s locale ha designato l’avvocato Rosa Capuozzo come candidato sindaco.
Sino a due mesi prima della chiusura delle liste il candidato naturale dei pentastellati era Francesco Romano, un vigile urbano attivista della prima ora, molto noto nella città flegrea.
Romano però fece un passo indietro “per ragioni personali” rimaste sul vago.
Ora le spiega a ilfattoquotidiano.it.
Romano, a Quarto la ‘vox populi’ dice che lei si ritirò per una vicenda di abusi edilizi e condoni molto simile a quella poi emersa per la famiglia Baiano-Capuozzo.
E’ vero. Ma è una vicenda che non mi riguarda personalmente.
Come nel caso del sindaco (che vive in una casa intestata alla famiglia del marito, ndr)
E’ vero, è vero.
Perchè si ritirò, allora? Una volta fissato questo ‘paletto’, doveva valere anche per la Capuozzo.
Dal ‘nazionale’ (il direttorio, ndr) non fu fissato alcun paletto. Mi dissero: “Prosegui e vai avanti”. Mi sono ritirato per scrupolo di coscienza. Conosco la situazione di Quarto, non volevo problemi. Per come sono andate le cose dopo, ne sono contento.
In che modo comunicò la rinuncia?
Dissi ai ragazzi che non me la sentivo di andare avanti.
Come reagirono?
Apprezzarono tutti, dal primo all’ultimo. Avevo una poltrona a portata di mano, ma non me ne importava niente.
Lei non si candidò a sindaco perchè vive in una casa di suo suocero abusiva e non condonata.
In realtà è pure condonata.
Quando la signora Capuozzo si è proposta, non vi ha detto che anche la sua famiglia teneva una pratica edilizia, diciamo così, in ‘discussione’?
Lei ha sempre sostenuto che era tutto a posto.
Come spiega il boom elettorale di De Robbio?
Era l’unico quartese in lista.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 10th, 2016 Riccardo Fucile
MA LEI REPLICA: “VALUTERO’ LA RICHIESTA”
“Noi siamo il M5S e l’esempio vale più di qualsiasi poltrona. Noi dobbiamo garantire il M5S tutto
e per questa ragione chiediamo con fermezza a Rosa Capuozzo di dimettersi e far tornare ad elezioni Quarto“. Si legge sul blog di Beppe Grillo.
Poche ore fa proprio la Capuozzo aveva confermato in un video su Facebook di non avere alcuna intenzione di lasciare l’incarico.
Una dichiarazione, ha precisato durante il flash mob conovocato oggi a Quarto in sua difesa, “non concordata con il Movimento, nè a livello locale, nè con i vertici nazionali”.
E dopo aver saputo della richiesta comparsa sul blog di Grillo ha risposto che “valuterà ” se dimettersi: “Al momento non ho ancora deciso” ha ribadito la Capuozzo durante il flash mob.
Nella nota del Movimento Cinque Stelle si legge che “la strada dell’onestà ha un prezzo. Il prezzo è dover essere, sempre, senza eccezione alcuna, al di sopra di ogni sospetto. Per farlo occorre marcare le differenze tra noi e chi ci ha governato finora in modo netto.
A Quarto, un Comune già sciolto due volte per mafia, dove il Movimento 5 Stelle la scorsa estate è stata l’unica lista politica nazionale autorizzata a correre per le elezioni, lo abbiamo fatto espellendo un consigliere (poi indagato) perchè fece pressioni politiche che contraddicevano il nostro programma. Alla prima avvisaglia abbiamo messo alla porta De Robbio e oggi abbiamo preso consapevolezza di aver inflitto un grande colpo al malaffare”.Secondo la nota i grillini non si sono “piegati, non si è piegata Rosa Capuozzo e lo dimostrano gli atti della Procura, che nella vicenda la considerano parte lesa. Questo per noi è un vanto, la testimonianza diretta che un’altra politica, ma soprattutto un altro Paese, è possibile”.
D’altra parte “è altrettanto naturale che quando una forza come il M5S cresce con tale rapidità questa possa divenire appetibile, anche per chi, come la mafia, negli ultimi 30 anni è stata abituata a stringere accordi e legami con il sistema partitico di centrodestra e centrosinistra. Viviamo nel Paese delle 5 organizzazioni criminali: Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Sacra corona unita, Camorra e oggi, anche grazie al PD, Mafia capitale. Per questo occorre essere ancor più esemplari, soprattutto a Quarto dove c’è il sospetto che alcuni voti fossero stati inquinati“.
Per questo servono “segnali forti, coraggiosi, in totale discontinuità ”, occorrono decisioni per dimostrare “che nessun infiltrato controllerà mai il M5s”.
E i Cinque Stelle si dicono pronti “a tornare alle urne quando vi è il sospetto che qualcuno ci abbia provato”.
(da agenzie)
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