Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI A QUARTO: “HANNO VINTO, ADESSO RISPETTINO GLI IMPEGNI”
«Comincia a chiamarlo. Ha preso 890 voti, è il primo degli eletti. Noi ci siamo messi con chi
vince, capito?». Voto inquinato.
È una intercettazione telefonica che risale al primo giugno scorso, tra il primo e secondo turno delle comunali di Quarto, comune dell’area flegrea.
L’imprenditore legato al clan camorrista dei Polverino, Alfonso Cesarano, dà indicazioni di appoggiare al ballottaggio il candidato a sindaco dei Cinque Stelle, Rosa Capuozzo: «Adesso si deve portare a votare chiunque esso sia, anche le vecchie di ottant’anni. Si devono portare là sopra, e devono mettere la X sul Movimento 5 Stelle».
Per non essere equivocato, l’imprenditore sospettato di essere colluso con la camorra spiega al suo interlocutore: «L’assessore glielo diamo noi praticamente. E lui ci deve dare quello che noi abbiamo detto che ci deve dare. Ha preso accordi con noi. Dopo, così come lo abbiamo fatto salire così lo facciamo cadere».
La “pecora nera” dei Cinque Stelle, l’uomo del presunto patto inconfessabile con la camorra, Giovanni De Robbio, è stato cacciato dai Cinque stelle quando ormai l’inchiesta del pm John Henry Woodcook cominciava a essere stringente.
De Robbio, in cambio di voti avrebbe promesso a Cesarano la gestione del campo sportivo e comunque di agevolarlo negli affari legati alla amministrazione comunale.
De Robbio avrebbe poi promesso a un altro maneggione, Mario Ferro, l’assunzione al cimitero del figlio. Ma c’è un altro nervo scoperto per i grillini: la scelta recente del sindaco di stravolgere la gestione del campo sportivo. La procura di Napoli aveva sequestrato la società sportiva del camorrista Castrese Parigliola (ora al 41 bis) affidando la squadra di calcio a “Sos Impresa”.
Il sindaco Rosa Capuozzo che fa? Decide di cacciare la società affidando la gestione del campo a “Quartograd”, una associazione locale molto discussa.
Non c’è Beppe Grillo e non ci sono i Cinque Stelle a piazza Plebiscito, a presidiare la Prefettura di Napoli per chiedere lo scioglimento del consiglio comunale di Quarto, per inquinamento del voto.
Per cacciare un sindaco che la lotta all’abusivismo edilizio fatica a farla, vivendo lei stessa in una casa in parte abusiva.
Dal 22 dicembre scorso, da quando ufficialmente è esploso il caso Quarto – che sembra azzerare la «orgogliosa diversità » grillina rispetto al sistema dei partiti – c’è un imbarazzante silenzio dei vertici Cinque Stelle.
Che forse pensavano di aver risolto il problema con l’espulsione del candidato più votato al consiglio comunale, Giovanni De Robbio.
Nel decreto di perquisizione del 22 dicembre scorso, scrive il pm John Henry Woodcook che De Robbio e il geometra Giulio Intemerato «minacciavano» il sindaco Rosa Capuozzo.
Lei stessa ha ammesso le pressioni del suo collega di partito: «Agli inizi di ottobre, il De Robbio venne da me a casa, mi mostrò una foto aerea di casa mia che aveva sul cellulare. Lo stesso mi disse che c’era un problema urbanistico riguardante la mia abitazione ma che dovevo essere meno aggressiva, non dovevo scalciare, dovevo essere più tranquilla con il territorio».
Un’altra volta – denuncia il sindaco – De Robbio era entrato nel suo ufficio, con il geometra Intemerato, dicendole che il geometra aveva in cassaforte la fotografia dell’abuso edilizio. Insomma, De Robbio avrebbe premuto sul sindaco per ottenere «la gestione del campo sportivo da affidare ai suoi imprenditori; per poter nominare capi settore e assessori e per affidare al geometra Intemerato le pratiche del condono».
Prima di Natale ci sono state le perquisizioni. Lunedì si terrà il Riesame.
Di sicuro gli sviluppi dell’inchiesta Woodcock si annunciano clamorosi.
Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)
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Gennaio 5th, 2016 Riccardo Fucile
SUL BLOG UNA PRESENTAZIONE CELEBRATIVA DEL COLLOQUIO CON DI MAIO…. LA “SERIETA” DEL M5S E’ STATA AGGIUNTA E ALCUNE VALUTAZIONI CRITICHE SCOMPAIONO
«Il Movimento cinque stelle è maturo per il governo, scrive il Financial Times»: così, fin dal titolo, sul blog di Beppe Grillo il 30 dicembre, veniva presentata celebrativamente un’intervista di fine anno del quotidiano della city a Luigi Di Maio, il giovane aspirante leader del direttorio dei cinque stelle.
Il rigoroso quotidiano britannico così elogiativo nei confronti del movimento, che un tempo appariva a quel mondo soltanto una forza «populista» e «demagogica»?
IL TITOLO
C’è un titolo al quale Grillo si aggrappa «Italy’s Five star Movement comes of Age»; ma nei social del Ft già viene aggiunto un punto interrogativo («Has Italy’s Five Star Movement come of age?»), e su internet il titolo attuale è diverso, per evitare equivoci e essere il più chiari possibile, “Italy’s Five Star Movement seeks to be taken seriously”, quella di esser preso come una forza matura è l’aspirazione del Movimento, non il giudizio del giornale.
Soprattutto, il blog di Grillo omette le intere prime dieci righe del Ft, dove m5s viene definito «populista», e alle origini anche «clownesco», e aggiunge aggettivi elogiativi che non ci sono affatto.
LA TRADUZIONE ALLEGRA
Sul blog leggiamo che «il M5S ha fatto tanta strada ed è oggi una seria alternativa a Renzi», ma sul giornale c’è scritto, molto più neutralmente, «protest group has come a long way since its eccentric start and is now the country’s second party».
Una considerazione puramente fattuale e avalutativa, ma la traduzione sul blog oltre a sottolineare quel «comes of Age» (letteralmente: matura, non «è maturo») e all’aver fatto tanta strada – aggiunge che è una «seria» alternativa a Renzi: l’aggettivo «seria» sul quotidiano non c’è.
Sono due modifiche sostanziali, che danno al pezzo quel che nel pezzo non c’è: un’accezione di sdoganamento e un giudizio molto positivo.
LA SCOMPARSA DELL’AGGETTIVO «POPULIST»
Scompare invece, sul blog, l’aggettivo «populist», che su Ft continua invece a comparire fin dalla presentazione, e naturalmente nel pezzo, quando si deve introdurre al lettore anglosassone questa forza politica.
E’ poi Di Maio – non il giornalista James Politi – che insiste sul fatto che “il Movimento non è una tossina populista, ma il suo antidoto”.
Peccato che il Financial Times scriva esattamente il contrario, e cioè “the populist Five Star Movement”.
LE CHAT INTERNE
La storia cela alcuni retroscena. Possibile che si possa forzare così il senso di un’intervista scritta, senza subire critiche? Improbabile, ma la struttura interna del Movimento cinque stelle è una galassia che solo una lettura delle chat interne tra i parlamentari può aiutare a disvelare.
Nei giorni successivi all’intervista – che, singolarmente, non è stata gestita dallo staff di comunicazione, ma direttamente dal gruppo di Di Maio – il capo della comunicazione dei cinque stelle, Rocco Casalino, domandava nelle chat se c’era qualcuno che gliela potesse tradurre testualmente dall’inglese.
DI CHI È LA MANO?
Resta poco chiaro chi sia l’autore materiale della traduzione – diciamo così – lievemente favorevole al Movimento.
Che è stata ricostruita punto per punto da Giampaolo Galli, deputato del Pd.
Nel Movimento c’è un «genio delle lingue»: così si definisce nel curriculum la coach tv Silvia Virgulti, compagna di Di Maio, che ha avuto frequenti contatti di lavoro col mondo anglosassone, e collaborato con alcune ambasciate (il mondo canadese in particolare).
Impensabile che l’errore possa esser stato commesso da lei. Fatto sta che, insomma, la «serietà » del Movimento è stata aggiunta da una manina, il «comes of age» (che vuol dire «matura») è diventato un definitivo «è maturo», il «populista» e varie valutazioni critiche sono scomparse.
«Il pezzo è chiarissimo, poi tante persone cercano di interpretare i nostri pezzi a loro piacimento», taglia corto James Politi, che interpelliamo per chiudere definitivamente la questione.
Il blog di Grillo, si direbbe, non pare pervenuto allo standard anglosassone.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Gennaio 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL PROFESSORE DI FILOSOFIA: “GRILLO SEMPRE PIU’ ASSENTE, FORSE E’ DELUSO ANCHE LUI”…TRA LE CRITICHE L’ACCORDO CON IL PD PER I GIUDICI ALLA CONSULTA E L’ABBANDONO DEL REFERENDUM PER L’USCITA DALL’EURO
Paolo Becchi ha lasciato il Movimento 5 Stelle.
Il professore di filosofia, più volte definito ideologo M5S e tra i primi sostenitori del progetto politico di Beppe Grillo, ha dato l’annuncio del suo addio in un’intervista al quotidiano online Formiche.net.
“Il M5S”, ha detto,”si sta trasformando in un partito ibrido e ha stretto con il Pd un nuovo patto dopo quello del Nazareno facendo da stampella al governo Renzi”.
E riprendendo la metafora usata dal comico nel contro-discorso alla nazione del 31 dicembre, ha aggiunto: “Anche Grillo è diventato un ologramma. Non sono nella testa di Beppe e non so se questo suo progressivo farsi da parte sia sintomatico di un po’ di delusione anche da parte sua, ma è sempre più politicamente assente. Ha fatto un discorso di fine anno che era uno spot pubblicitario al suo spettacolo, un intervento teatrale. Forse era inevitabile che il Movimento si istituzionalizzasse, ma il sogno è finito”.
Non è la prima volta che il docente di Genova si scontra con il leader M5S.
Dal 2013 è stato più volte riconosciuto dai media come voce autorevole dentro il Movimento e almeno due volte i vertici hanno preso le distanze dalle sue parole.
Solo per fare un esempio, nel 2013 venne scaricato in seguito alle sue parole sull’allora ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: “Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili”, aveva detto, “non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’economia”.
Becchi ha annunciato di essersi cancellato dalla piattaforma “lo scorso 31 dicembre”. Secondo Becchi l’M5S si è trasformato in un “partito ibrido che da un lato acchiappa chi ancora crede negli ideali di rottura del vecchio Movimento e dall’altro si avvicina alla logica partitica”.
E alla domanda se ora a comandare sia Casaleggio, ha risposto: “Ora si apre il problema del garante; Grillo ha detto che è ‘un po’ stanchino’, ma che sarebbe rimasto il garante delle regole. Peccato però che qui non venga rispettata nessuna regola, come sull’espulsione della senatrice Serenella Fucksia“.
Tra le mosse politiche contestate da Becchi c’è anche l’accordo con il Pd per l’elezione dei giudici alla Consulta.
“In quell’occasione”, ha continuato, “si è capito come il Patto del Nazareno tra Pd e Fi sia finito del tutto e ne sia nato un altro tra Pd e M5S, tenuto segretissimo tanto che chi ne parla viene ricoperto di insulti in rete”.
Un patto che sarebbe preludio di un’intesa anche sul ddl Unioni civili in discussione al Senato a fine gennaio.
Secondo il professore i parlamentari grillini hanno cambiato la linea rispetto ai principi originari dei 5 Stelle: “Beppe Grillo è stato sconfessato dal vicepresidente della Camera addirittura sul Financial Times, a cui Luigi Di Maio ha detto che loro non sono favorevoli all’uscita dell’Italia dalla Nato come invece ha sostenuto Grillo. Agli inizi del Movimento se qualcuno avesse detto una cosa del genere sarebbe stato radiato, ora l’intervista viene ripresa dal blog”.
Un’altra contestazione fatta da Becchi è quella sulla campagna per un referendum per l’uscita dell’euro: “Grillo aveva promesso agli italiani”, ha concluso, “che entro il dicembre 2015 o al massimo nel gennaio 2016 ci sarebbe stato il referendum sull’euro. Ora più nessuno ne parla”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LE ULTIME ESPULSIONI CONFERMANO LA FORMA DI UN PARTITO PERSONALE BICEFALO
Ma dove vai se i fondatori non ce li hai…? Da qualche tempo, il M5S, tra annunci e qualche
atto (il nuovo simbolo senza il nome del fondatore), va dicendo di voler superare lo stadio «grillino».
Nei movimenti allo stato nascente, che si forgiano nella lotta contro tutto e tutti (e hanno bisogno di posizionare la loro offerta sul mercato politico), sono comprensibili il radicalismo e la figura del capo carismatico, mentre quando si passa a coltivare ambizioni di governo (come sostenuto dagli stessi dirigenti più in vista, e in tv) bisogna cambiare registro e accettare le mediazioni (come avvenuto con l’elezione dei giudici costituzionali).
Stiamo allora per assistere all’istituzionalizzazione del Movimento?
A ben guardare, no, per niente: il M5S si riconferma come un «partito-non partito» di tipo personale.
Anzi, un partito bipersonale e bicefalo, dal momento che ha una coppia al vertice, il volto comunicativo Grillo e la testa politica Gianroberto Casaleggio (più che «lato oscuro della Forza», come si è detto di lui in questi giorni, sempre maggiormente eminenza-ideologo-spin doctor alla luce del sole).
E a confermare, una volta di più, il (volutamente) mancato compimento del processo di istituzionalizzazione arriva anche la fresca espulsione — ultima di una lunga serie, non interrottasi — della senatrice Serenella Fucksia
L’istituzionalizzazione costituisce un passaggio indispensabile (e quasi obbligato) per qualunque formazione politica che veda giungere suoi rappresentanti all’interno di assemblee elettive o di enti locali (dove le esperienze amministrative col brand pentastellato non brillano propriamente…).
Nei sistemi politici occidentali questo processo comporta la riduzione della carica antisistema dell’organizzazione e la sua tendenziale conversione in un partito con un organigramma e regole interne (ambedue non metabolizzabili da parte del Movimento, che afferma di avere appunto un «non statuto» e di affidarsi al direttismo democratico online, e considera l’etichetta di partito alla stregua di un insulto). Storicamente, la resistenza all’istituzionalizzazione è stata quella dell’arroccamento all’interno del fortilizio dell’ideologia, con l’espulsione dei dissidenti.
Ma il M5S è una forza postideologica (dimensione a cui deve parte dei successi), e non possiede una vera ortodossia sotto questo profilo.
E, dunque, reagisce rafforzando la propria caratteristica essenziale di partito (bi)personale-carismatico, nel quale l’eretico non è colui che si smarca da un atteggiamento ideologico troppo elastico e pràªt-à -porter, fondato sulla rivendicazione di virtù prepolitiche (come l’onestà ) e (deliberatamente) poco coerente per produrre dei deviazionisti, bensì chi non risulta in linea con il «Principio del capo» (dei due capi) che, nonostante le apparenze, identifica tuttora il criterio fondamentale di legittimità per avere potere e ruoli.
Perchè il M5S è ancora, in tutto e per tutto, il «partito di Grillo (e Casaleggio)», per conto del quale operano (talora piuttosto efficacemente) una serie di militanti e di «portavoce» in seno al Parlamento.
L’istituzionalizzazione toglierebbe troppo appeal dal punto di vista dei consensi: grande è la confusione sotto il cielo della vita pubblica, ergo la situazione è (elettoralmente) eccellente per il Movimento.
Massimiliano Panarari
(da “La Stampa“)
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Gennaio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
“METODO GOEBBELS PER FARMI FUORI”
“Con meraviglia ho sentito più volte questi giorni sentenziare, con una certa spocchia saccente, l’onorevole Toninelli sulle regole. Ebbene nel mio caso il Movimento 5 Stelle le regole non le ha rispettate affatto ed è stato anche smentito pubblicamente. Diciamo anche che in Senato su 19 epurazioni, sul cui merito si può ampiamente discutere, in 18 casi non è stata rispettato neanche il regolamento del gruppo M5s depositato in Senato”.
Lo scrive su Facebook la senatrice Serenella Fucksia, recentemente espulsa dal Movimento, in un post dal titolo “Misunderstanding o strategia del piffero?”.
Per la senatrice “ci sono tutti gli estremi per querelare, per denunciare gli atteggiamenti vessatori, l’abuso di potere, l’uso discutibile di denaro pubblico e molto altro. Superficialità ? Misunderstanting? Incapacità organizzativa e comunicativa? Strategia del piffero per eliminare una persona scomoda che metteva troppi puntini sulle i, faceva domande scomode, proponeva meno demagogia e più sostanza? Spero che lo staff di Grillo, ad oggi non è dato sapere chi sia, come i referenti del Direttorio, si facciano sentire. Le regole non le avete rispettate voi, avete mentito e creato discredito gratuito”.
“Allora come la mettiamo? – insiste Fucksia – Rettifichiamo? Facciamo una vera operazione di trasparenza? Cominciamo a dire come stanno le cose? Sarebbe una nota di merito. Perchè sbagliare e correggersi è ammesso, insistere e rilanciare invece è penoso. Io per quanto mi riguarda chiarirò il possibile e lo farò con dovizia di particolari. Toninelli, Giarrusso etc se non avete rispettato le regole immagino vi fermiate da soli vero? Anche nel mio gruppo di Fabriano qualcuno dovrà rispondere! tanto nel Movimento contano le idee, non le persone… Mamma mia che ripulisti che bisogna fare”.
In un altro post Fucksia cita Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, che, sottolinea la senatrice, “diceva: ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità . Come pure: la propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità “.
E aggiunge: “a forza di leggere le menzogne dette e scritte questi giorni a ridosso della mia ‘lapidazione’ va a finire che tra un po’, oltre a tanti di voi, queste convinceranno anche me. Operazione mediatica perfetta, calibrata al millimetro, anzi direi al secondo, ma di fatto a rigore solo una palese e voluta distorsione e strumentalizzazione dei fatti. Ho già visto la macchina del fango in azione in passato, su tante epurazioni di colleghi, dove con questa strumentale e becera ‘scusetta dei 4 soldi’ si giustificava ben altro”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 31st, 2015 Riccardo Fucile
NUOVI GUAI PER LA GIUNTA CINQUESTELLE CHE DA APPENA SEI MESI GUIDA IL COMUNE DEL NAPOLETANO
Nuovi problemi per la giunta del Movimento 5 Stelle che da sei mesi guida il comune di
Quarto (Napoli). Si sono dimessi stamattina l’assessore al Bilancio, Umberto Masullo ed il consigliere comunale Fabrizio Manzo.
I due hanno addotto motivi diversi per le dimissioni e apparentemente non in relazione con l’inchiesta della Dda di Napoli sul caso del consigliere grillino Giovanni De Robbio, indagato per tentata estorsione aggravata nei confronti del sindaco del suo stesso partito, Rosa Capuozzo, e di voto di scambio.
L’assessore Masullo già in rotta di collisione con il sindaco si è appellato a “motivi professionali”, mentre il consigliere Manzo a non precisati “motivi personali”.
La giunta grillina, a inizio dicembre, aveva subito un’altra defezione, quella dell’assessore alla Cultura, Raffaella Iovine, che era andata via sbattendo la porta per divergenze con il sindaco.
Il sindaco Capuozzo replicò di aver dimissionato l’assessore per il suo immobilismo.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 31st, 2015 Riccardo Fucile
DONATO MESSINESE CONTRATTACCA E RISPONDE PUNTO PER PUNTO ALLE ACCUSE
Espulso da M5S sei mesi dopo l’elezione a sindaco di Gela, per essere entrato in rotta di collisione con gran parte degli attivisti e dei consiglieri comunali pentastellati, per essersi dimostrato “totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti”.
A Donato Messinese vengono contestati, in sintesi, il mancato taglio dello stipendio e un atteggiamento favorevole ai petrolieri: il primo cittadino, si legge nel documento, “ha avallato il protocollo fra Stato, Regione ed Eni consentendo sul territorio la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura di vecchi”.
“Prendo atto di una decisione espressa da una corte marziale di bit, ma non condivido” replica il sindaco.
“Non mi appellerò a nessun organo di secondo grado interno – aggiunge in una nota – solo perchè a noi pentastellati o ex pentastellati non è permesso, ma le motivazioni di quella che è solo l’ennesima esecuzione di piazza sono degne di un’altra storia della colonna infame ispirata ai giorni nostri”. […]
“Alla gara rancorosa degli attacchi mediatici di alcuni portavoce estremisti in cerca di popolarità infatti oppongo il silenzio a favore di tutti gli altri amici, la gran parte, del movimento: dalle figure istituzionali che in queste ore mi sono state vicino, esprimendo un malessere che, mi hanno promesso, verrà presto affrontato e risolto definitivamente, agli attivisti di frontiera dei quali continuerò ad onorare la fiducia che mi hanno tributato, con la presenza anche in giunta. Con l’auspicio che anche loro non vengano raggiunti da un’espulsione che prenda spunto dal loro indice Isee o dall’alimentazione delle loro caldaie”
Il sindaco di Gela si difende anche in un’intervista alla Repubblica.
“Ma prima non si facevano i referendum on-line? Ora devo apprendere la notizia dalla stampa? Eh no, questa si chiama epurazione. Con tutto il rispetto per Cancelleri (leader di 5stelle in Assemblea regionale, ndr) aspetto che me lo dica Grillo. Mi mandino magari un telegramma. Ma mi spieghino perchè”.
Punto numero uno delle accuse, non si è tagliato lo stipendio.
“E dove è scritto che dovevo farlo? Non nel mio programma. Il movimento fissa questo principio per i parlamentari che guadagnano 20 mila euro lordi al mese. Io ne percepisco appena tremila al mese: è lo stesso reddito che avevo prima, da ingegnere informatico alla Telecom. Solo che ora lavoro 7 giorni su 7. E devo mandare due figli all’università “.
Punto numero due delle accuse, è filo-Eni.
“Sono un sindaco, ho l’obbligo di parlare con tutti. Se non mi siedo a trattare con l’Eni non ottengo le bonifiche. E io, prima di quelle, ho conquistato la perimetrazione delle aree inquinate. Lorsignori non lo sanno”.
Punto numero tre delle accuse, spende troppo e fa troppe missioni.
“E che dovevo fare? Stare dietro una scrivania? No, vado a Palermo, a Roma, a chiedere attenzione per la mia cittadina dimenticata da tutti. Dal governo nazionale come dai vertici di 5 Stelle”.
Messinese si dice abbandonato da M5S.
“Il Movimento è stato latitante. Grillo e Casaleggio li ho sentiti l’ultima volta dopo l’elezione, poi basta. Io dico che un soggetto politico come 5 Stelle dovrebbe porre attenzione a Gela per i tremila posti di lavoro persi in un anno piuttosto che per i tre assessori che ho licenziato perchè remavano contro l’amministrazione”.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 30th, 2015 Riccardo Fucile
LUI REPLICA: “CON ME IL MOVIMENTO E’ STATO LATITANTE, IO RIMANGO AL SERVIZIO DEI CITTADINI CHE MI HANNO ELETTO”
L’espulsione era nell’aria da giorni, ma per formalizzarla c’è voluto un comunicato del gruppo regionale del Movimento 5 Stelle.
Una ventina di righe per spiegare che il sindaco di Gela Domenico Messinese non fa più parte del Movimento di Beppe Grillo.
“È venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel Movimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”, scrivono i grillini nella nota che ammaina la bandiera pentastellata sul comune di Gela.
Da settimane nella città in provincia di Caltanissetta va in onda una feroce guerra intestina tutta interna ai 5 Stelle.
Da una parte c’era Messinese, con il fido vicesindaco Simone Siciliano, dall’altra i consiglieri comunali e gli assessori indicati dalla base: una spaccatura che aveva portato alla creazione di due diversi meetup.
Probabilmente il prologo dello scontro è da ricercare nell’ormai celebre istantanea scattata addirittura prima del ballottaggio: ritraeva Messinese in compagnia di Lucio Greco, candidato di una lista vicina ad Angelino Alfano, nell’ottobre scorso nominato legale del comune per un paio di cause pagate con 11 mila euro.
Una leggerezza che era costata al sindaco l’accusa di clientelismo.
Il punto più alto dello scontro però è arrivato quattro giorni fa, quando Messinese ha deciso di silurare dalla sua giunta tre assessori in un colpo solo: si tratta di Pietro Lorefice, Ketty Damante e Nuccio Di Paola, rispettivamente responsabili dei trasporti, dell’istruzione e della programmazione.
Sono tutti militanti storici, indicati direttamente dalla base ed è per questo motivo che 24 ore dopo i consiglieri comunali grillini avevano sfiduciato pubblicamente Messinese, chiedendo che gli fosse inibito l’uso del simbolo.
Una richiesta avallata dai dirigenti regionali pentastellati, che adesso spiegano di aver espulso Messinese perchè “non ha provveduto al taglio del proprio stipendio”.
La defenestrazione al sindaco è da ricollegare anche ai rapporti con l’Eni, che da oltre mezzo secolo gestisce il petrolchimico di Gela.
“Messinese — continua la nota — ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perchè in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perchè contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”.
Come dire che, a più di 50 anni dalla costruzione dal petrolchimico, l’azienda del cane a sei zampe gioca ancora un ruolo fondamentale nelle dinamiche politiche gelesi: anche quando sono targate 5 Stelle.
Messinese aveva già spiegato di non avere intenzione di dimettersi. “Io rimango al servizio dei cittadini che mi hanno eletto. Se ho sentito i big nazionali? Assolutamente no. Casaleggio avrebbe dovuto rispondere quando gli sottoponevo i problemi del territorio e invece non l’ha fatto: questa è una città dove si muore di tumore, dove il lavoro non esiste più. Noto invece che è più importante discutere di simboli”.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 30th, 2015 Riccardo Fucile
ESPULSIONE IN VISTA PER DONATO MESSINESE, ACCUSATO DI ESSERE FILO-ENI E DI SPENDERE TROPPO… GUAI IN VISTA ANCHE PER LE GIUNTE DI QUARTO E VENARIA REALE
Dopo la cacciata della senatrice Serenella Fucksia, in casa Cinque Stelle sembra prossima
un’altra espulsione. Questa volta nel mirino di Beppe Grillo in versione epurator c’è Domenico Messinese, sindaco M5S di Gela, comune strappato lo scorso giugno al Pd di Rosario Crocetta.
Nei confronti di Messinese, i vertici del movimento potrebbero decidere di avviare le procedure di espulsione già nelle prossime ore.
Repubblica passa in rassegna le presunte ‘colpe’ del sindaco sotto accusa.
Messinese, ingegnere di 50 anni, lunedì aveva licenziato in tronco tre assessori: tutti attivisti di un movimento che, in gran parte, a Gela è ostile al primo cittadino.
Quattro dei cinque consiglieri comunali M5S hanno preso ufficialmente le distanze dal sindaco, chiedendo che gli venga sottratto l’uso del simbolo. Messinese è rimasto con una maggioranza (si fa per dire) che può vantare un solo consigliere su trenta.
La principale accusa rivolta a Messinese è di aver tenuto una linea filo-Eni.
“Messinese — ha spiegato la presidente della Commissione Ambiente Virginia Farruggia — ha tenuto una linea contraria ai principi del movimento che non prevede alcuna trattativa: l’azienda deve garantire il futuro dei lavoratori dopo aver devastato questo territorio”. Ma non è tutto.
Il sindaco di Gela è sul banco degli imputati anche per le 27 deleghe assegnate al suo vice, Simone Siciliano, esterno alla galassia M5S, e per non essersi ridotto l’indennità .
I suoi detrattori gli contestano anche le cento missioni istituzionali compiute in soli cinque mesi di mandato.
Il diretto interessato si mostra sereno, pur pronunciando un’eresia per il codice del movimento. “Gela è in una situazione disperata ed è per questo che parlerò con tutti”, ha affermato, citato dal Corriere della Sera.
“Ho chiesto al sottosegretario Davide Faraone di incontrare Matteo Renzi, che mente quando dice che a Gela i problemi sono risolti, perchè ho una responsabilità come sindaco e siamo in una situazione in cui la fame si tocca con le mani”.
Per ora nessuno, dal movimento, si è fatto vivo.
Gela, però, non è l’unico comune in cui i Cinque Stelle scricchiolano. A Quarto, in provincia di Napoli, la giunta rischia la fine anticipata per mafia. Il sindaco M5S Rosa Capuozzo rischia di cadere sotto il peso dell’inchiesta che vede l’ormai ex consigliere Giovanni De Robbio accusato di voto di scambio aggravato dalla finalità mafiosa e tentata estorsione ai danni della stessa Capuozzo.
Guai in vista anche a Venaria Reale, cittadina alla porte di Torino, dove tra i grillini si sta consumando un’autentica crisi del settimo mese.
La situazione è precipitata l’addio della consigliera Viviana Andreotti, ora approdata a un gruppo civico.
La Andreotti, fino a poco tempo fa considerata una dura-e-pura del movimento, se n’è andata sbattendo la porta.
“Non sanno amministrare la città ”, ha affermato, citata da Italia Oggi. “Nel momento in cui non mi sono allineata sono stata isolata dal gruppo, dove non c’è mai stato dialogo e tutto viene in posto”.
Si teme ora un effetto a catena, con altri consiglieri pronti a seguirla.
(da “Huffingtonpost”)
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