Agosto 27th, 2010 Riccardo Fucile
“GLI IMMIGRATI E GLI ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE STANNO CON FINI”: IN POCHI GIORNI CENTINAIA DI ADERENTI…NEL 2009, SONO 40.000 GLI IMMIGRATI CHE HANNO AVUTO LA CITTADINANZA, NEL 2010 SARANNO 50.000, TUTTI NEO-ELETTORI
Un altro mattoncino, in questo caso “virtuale”, per costruire una destra libera, aperta, moderna, sociale e civile è stato portato su internet, attraverso la creazione su Facebook del nuovo gruppo “Futuro e libertà per i nuovi cittadini”, dedicato ai problemi dell’immigrazione.
“Gli immigrati, i neo-italiani di seconda generazione sono con Fini”, spiega il portavoce e fondatore del gruppo.
“Questa pagina è dedicata a tutti gli stranieri, ai neo-cittadini italiani di origine straniera e a tutti i simpatizzanti, italiani e stranieri, che si trovano in sintonia con le politiche del centrodestra e che intendono partecipare attivamente al dibattito poitico che si svolge in Italia sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione”
In pochi giorni il sito ha già raccolto 440 iscritti, fornendo agli immigrati la possibilità di confrontarsi, discutere, segnalare e partecipare attivamente a questa nuova iniziativa promossa da Gianfranco Fini.
Un gruppo che dà l’opportunità di meglio far capire le loro esigenze e la loro voglia di “partecipare” a un progetto politico che li veda coinvolti e soggetti attivi.
Di fronte a chi vede l’immigrazione solo come un problema di sicurezza, emerge chiaramente dai loro interventi la necessità che una destra moderna preveda anche reali strumenti di integrazione per quegli immigrati regolari che lavorano onestamente, rispettano le leggi, pagano le tasse e e contribuiscono al Pil del nostro Paese. Continua »
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Agosto 21st, 2010 Riccardo Fucile
“IL VENETO COME LA CATALOGNA” AVEVA TUONATO IL TROMBONE LEGHISTA PRESENTANDO IL NUOVO STATUTO…”IL NOSTRO MODELLO E’ UN’ALTRA COSA” LO ANNICHILISCE CAROD-ROVIDA, VICE-GOVERNATORE DELLA CATALOGNA: “NOI NON DICIAMO PRIMA I CATALANI, TUTTI HANNO GLI STESSI DIRITTI”
C’è la bandiera con il leone, c’è l’inno, ci sono pure gli ambasciatori: la maggioranza di centrodestra veneta guidata dal leghista Luca Zaia, ha presentato la nuova bozza dello statuto regionale.
Al grido di “prima i veneti”, Zaia assicura una corsia preferenziale nei bandi per la casa, per i concorsi e compagnia cantando.
“Siamo a uno spartiacque cruciale nella storia del Veneto – ha dichiarato Zaia – con questo statuto abbiamo l’occasione di dare al popolo veneto la sua Carta fondamentale, un faro illuminante del federalismo”.
La bozza di statuto parla di “governatore” e non di presidente della Regione, di maggiori poteri, di poter porre la fiducia.
“Se entro un anno non sarà approvato, mi dimetto” ha dichiarato Zaia e questa è già una buona notizia e una speranza.
E poi il richiamo al mito della Catalogna, da intendersi non come la verdura, ma come la repubblica autonoma spagnola.
In verità è stato fatto osservare che questo Statuto è aria fritta e si basa sul concetto vago di “legame particolare” con la propria terra per poter passare avanti nei concorsi ad altri.
Ma le vie della propaganda sono infinite, come quelle del Signore.
Peccato che il “Corriere Veneto” sia andato a intervistare, qualche giorno dopo la sparata di Zaia, il vicegovernatore della regione spagnola.
«Ma per noi l’identità nazionale è un’altra cosa» precisa Josep Lluis Carod-Rovira, 58 anni, storica figura di Esquerra Republicana de Catalunya, dell’opposizione a Francisco Franco e delle battaglie indipendentiste.
«Il nostro è un progetto nazionale, più che nazionalista, per noi è più importante il futuro del passato».
“La Catalogna non si è mai sognata di proclamare ‘prima i catalani’. La nostra identità nazionale sta nella nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra lingua e nella nostra struttura economica; ma quel che più conta è la volontà democratica di un progetto di vita in comune».
“Chiunque è presente legalmente sul territorio ha gli stessi diritti dei catalani. Il progetto nazionale catalano non è etnico. È civico e inclusivo. Democratico. Per noi è più importante costruire un progetto di vita con tutti gli abitanti della Catalogna, indipendentemente dalle origini delle loro famiglie e dalla loro lingua natale. Essere catalano non è un’eredità , nè un’imposizione. È una volontà , una scelta di essere. Tra noi ci sono argentini, spagnoli, marocchini ora diventati anche catalani ». Continua »
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Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA NEANCHE I SOLDI PER I RINNOVI: DALLE QUESTURE E DALLE PREFETTURE ARRIVA L’ S.O.S….A FINE LUGLIO VIA GLI INTERINALI, A FINE ANNO GLI ASSUNTI COI CONTRATTI A TEMPO… DIETRO GLI SPORTELLI TORNERANNO 1.300 AGENTI SOTTRATTI QUINDI AL SERVIZIO
L’allarme circola da giorni tra prefetture e questure di mezz’Italia: “Senza di loro, saltano gli Sportelli unici”.
A rischio sono i precari assunti per le pratiche dell’immigrazione: 1.300 lavoratori a tempo determinato o interinali.
Un esercito di impiegati, alle prese ogni giorno con domande per sanatorie, decreti flussi, ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno.
Tutti in scadenza, però: a fine luglio via gli interinali, a fine anno i contratti a tempo determinato. Il governo esclude la stabilizzazione.
Le conseguenze? La paralisi burocratica, a meno di non togliere altrettanti agenti di polizia dalle strade e metterli dietro agli sportelli.
A mandare avanti gli Uffici immigrazione delle questure e gli Sportelli unici delle Prefetture sono infatti da anni i lavoratori precari.
La prima infornata avvenne nel 2003: per sveltire le pratiche della grande sanatoria seguita alla legge Bossi-Fini, vennero reclutati 650 lavoratori interinali.
Dopo tre anni e mezzo di rinnovi, nel 2007 arrivò il concorso per 650 contratti a tempo determinato.
Ora, dopo una proroga di un anno, il 31 dicembre 2010 tutti questi lavoratori scadranno: un incubo per loro e per gli oltre quattro milioni e mezzo di “nuovi italiani” che si affidano ogni giorno al loro lavoro.
Non solo.
L’8 gennaio 2010, il Viminale ha aperto le porte ad altri interinali: 650 nuovi impiegati, reclutati dall’agenzia GI Group e affiancati da quest’anno ai 650 precari di lungo corso, nelle prefetture più gravate dal lavoro. Continua »
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Agosto 1st, 2010 Riccardo Fucile
DAL PC DEL MEDICO AGLI ARCHIVI DELL’INPS: L’ULTIMO SPOT DI BRUNETTA, COSTRETTO POI A CONCEDERE UNA PROROGA SINE DIE… NON SAPEVA CHE CI SONO POCHI PC E MOLTI NON SONO COLLEGATI AD INTERNET… PER COMPILARE UN CERTIFICATO DIGITALE OCCORRONO 20 MINUTI: “SE DOBBIAMO PASSARE 4 ORE AL PC, CHI VISITA I PAZIENTI?”
Doveva essere un altro “fiore all’occhiello” del ministro della Pubblica Amministrazione,
Renato Brunetta, il certificato telematico. Dal pc del medico, viaggia nel web e approda negli uffici dell’Inps, risparmiando tempo e fatica: ma è fatto della sostanza dei sogni. Un paio di settimane fa doveva scadere il periodo di collaudo della procedura che di fatto non è mai partita. E il ministero, in una nota piccata ha deciso di concedere “non una proroga”, ma una “prosecuzione del periodo di collaudo” (il nominalismo è un’arte).
In pratica una proroga sine die. In teoria i medici di famiglia, gli ospedalieri, quelli della guardia medica, gli specialisti ambulatoriali sono obbligati a redigere il nuovo certificato elettronico. Ma negli ospedali di molte Asl i medici non hanno i pc, in altre dove lo hanno non è collegato al web. I medici protestano: “ci vogliono i computer e non li hanno dati, una linea internet veloce e non l’hanno messa, necessita un codice e ne hanno dato solo la metà : ci dite come possiamo trasmettere i dati?”
Eppure Brunetta aveva previsto persino sanzioni per chi non ottemperasse.
Per i medici di famiglia poi siamo alla rivolta. Continua »
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Luglio 18th, 2010 Riccardo Fucile
RAPPORTO DEL CENSIS: IL 44% DELLE COLLABORATRICI DOMESTICHE HA AVUTO UN INFORTUNIO NEL CORSO DELL’ANNO MA TACCIONO PER PAURA DI ESSERE DENUNCIATE….SU 100 ORE DI LAVORO VENGONO VERSATI I CONTRIBUTI SOLO PER 42 ORE
Donna, giovane, spesso diplomata o laureata. E immigrata.
Questo, secondo l’ultima ricerca del Censis, il profilo del collaboratore domestico che lavora nelle case degli italiani, asse portante di una società sempre più anziana, ma non ancora tutelato a dovere.
Nel nostro Paese lavorano circa 1,5 milioni di colf e badanti, il 42% in più rispetto al 2001.
Il 62% non ha un contratto regolare o, se ce l’ha, non riceve una copertura previdenziale regolare.
In media, su 100 ore di lavoro sono soltanto 42 quelle per cui vengono versati i contributi.
Dai dati Censis emerge anche che generalmente si tratta di donne romene (19,4%), ucraine (10,4%), polacche (7,7%) o moldave (6,2%) e che queste collaboratrici spesso sono vittime di incidenti sul lavoro.
Tra le cause più diffuse disattenzione, comportamenti azzardati e incapacità di comprendere le istruzioni di funzionamento di un elettrodomestico.
Nel 2008 sono stati 3.576 gli infortuni, due dei quali mortali, e il 44,3% delle persone interpellate dichiara di aver già subito un incidente nel 2010.
Più colpiti gli stranieri (46,3%) e per lo più da bruciature (18,7%), scivoloni (16,1%), cadute dalle scale (12,2%), ferite da coltelli (8,6%), strappi e contusioni (7,6%), intossicazioni da detersivi (4,2%) e scosse elettriche (3,6%).
Nella maggior parte dei casi le famiglie sanno dell’incidente perchè magari presenti in casa in quel momento (38,7%), perchè le conseguenze fisiche sono evidenti (15,7%) o perchè informate direttamente (16%).
Spesso però restano all’oscuro dell’accaduto (27,5%): nel 18% dei casi colf e badanti tacciono perchè l’incidente non è molto grave, ma anche per paura di essere rimproverate (5%) o licenziate (4,5%).
La sicurezza sembra comunque un problema avvertito solo in parte dagli italiani e infatti un lavoratore su tre denuncia di non ricevere nessun supporto in tal senso da parte dei datori di lavoro (32,6%). Continua »
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Luglio 15th, 2010 Riccardo Fucile
I TAGLI ALLE REGIONI FARANNO PERDERE ALLE AZIENDE DI TRASPORTO PUBBLICO 740.000 PASSEGGERI AL GIORNO: PENALIZZATI PENDOLARI E STUDENTI… LA SOLUZIONE SARA’ L’AUMENTO DEL BIGLIETTO E LA PERDITA DI 20.000 POSTI DI LAVORO.. MA TREMONTI FA PAGARE 25 MILIONI DI EURO AGLI ITALIANI PER LE QUOTE LATTE DI 65 TAROCCATORI LEGHISTI
Oggi al Senato passerà la manovra fiscale organizzata a casa di Tremonti e Bossi, invisa
persino a Berlusconi e a molti parlamentari della stessa maggioranza.
Se nessuno mette in dubbio l’entità della cifra necessaria per restare al passo con l’Europa, altra cosa è la ripartizione dei tagli previsti.
La manovra vale 24,9 miliardi, di cui 15 di tagli e 10 di entrate presunte (9 dovrebbero arrivare dalla lotta all’evasione fiscale, ma lo stesso Cer ha parlato di “rischi concreti” sulla tenuta di questo gettito ipotetico).
Il peso maggiore della manovra cadrà sugli enti locali e sul pubblico impiego che si vedrà congelare gli stipendi.
Qualche modifica è stata apposta nel maxiemendamento rispetto alla formulazione iniziale, come qualche spicciolo agli agenti per pagar loro gli straordinari (un diritto, quasi fatto passare per chissà quale regalia).
Resta il fatto che in Italia i tagli alle spese sono appena del 60% e soprattutto a carico degli enti locali (che poi aumenteranno le imposte o taglieranno i servizi), mentre in altri Paesi raggiungono l’80% e sono concentrati sui ministeri.
Tagliare dal 10% al 20% i trasporti pubblici locali vuol dire condannare a morte il sistema e lasciare solo due alternative alle aziende: la riduzione del servizio o un aumento record delle tariffe.
Secondo l’Asstra, l’associazione che riunisce le aziende del trasporto pubblico, scenderanno di fatto dagli autobus, dai metro e dalle ferrovie locali oltre 270 milioni di passeggeri l’anno, pari a circa 740.000 al giorno.
In gran parte pendolari e studenti che, di fronte a tagli e rincari, abbandonerà il mezzo pubblico scegliendo quello privato o andando, ove possibile, a piedi. Il percorso chilometrico dei bus registrerà un calo di 196 milioni di chilometri nell’arco dell’anno.
Se verrà invece percorsa la strada alternativa, overo l’aumento delle tariffe, i biglietti dovranno necessariamente aumentare del 36%, con passaggio del ticket, ad es, da 1 euro a 1,4 euro o di un abbonamento da 32 a 44 euro e cosi via. Continua »
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Luglio 9th, 2010 Riccardo Fucile
IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE DAL 5,8% DEL 2007 E’ SALITO ALL’8,7%… LA BUSTA PAGA MEDIA IN ITALIA E’ DI 31.462 EURO, CONTRO LA MEDIA UE DI 37.172 EURO…80 MILIONI DI EUROPEI IN DIFFICOLTA’
Partito dal 5,8% a fine 2007, il tasso di disoccupazione nell’area Ocse è cresciuto fino al
punto massimo del dopoguerra, l’8,7%, nel primo trimestre 2010, che corrisponde a 17 milioni di persone disoccupate in più.
Lo denuncia l’Employm ent outlook 2010 dell’Ocse, presentato a Parigi, che sottolinea come questo calo del tasso di occupati sia stato di intensità differente nei vari Paesi membri.
Nel documento si ribadisce anche come i salari italiani siano agli ultimi posti tra quelli dei paesi avanzati.
Nel 2008 si attestano in media a 31.462 euro (-0,1% rispetto al 2007), contro i 37.172 euro dei paesi Ocse (+0,1%) e i 37.677 dei paesi Ue (+0,5%).
Dietro di noi solo Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462), Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821).
Nettamente meglio Stati Uniti (40.243 euro), Francia (39.241) e Germania(37.203)
“I paesi Ocse devono creare 17 milioni di nuovi posti di lavoro per tornare ai livelli precedenti la crisi, ha detto il segretario generale dell’organizzazione Angel Gurrìa.
“Rudirre insieme la disoccupazione e i deficit pubblici è una sfida molto difficile, ma antrambe le cose sono necessarie. Nonostante i segni di ripresa nella maggior parte dei paesi, rimane il rischio che milioni di persone perdano contatto con il mondo del lavoro. L’alta disoccupazione non può essere accettata come una nuova normalità e bisogna adottare una strategia politica di integrazione”.
Il “job gap”, ha proseguito Gurrìa, varia a seconda dei paesi. Gli Stati Uniti hanno bisogno di creare 10 milioni di nuovi posti, nella piccola Irlanda ne bastano 318.000, ma è un aumento del 20%; in Spagna mancano due milioni e mezzo di posti per tornare ai livelli pre-crisi di fine 2007.
Nel complesso dell’area Ocse i disoccupati sono oggi 47 milioni. Ma aggiungendo le persone che hanno smesso di cercare lavoro o sono a part-time e vorrebbero un impiego a tempo pieno, cioè i sotto-occupati, si arriva alla stratosferica cifra di 80 milioni. Continua »
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Luglio 8th, 2010 Riccardo Fucile
PERCHE’ IL LEGHISTA TREMONTI NON HA CITATO TUTTI I DATI UFFICIALI? … PERCHE’ NON HA DETTO CHE LA BASILICATA HA SPESO IL 12,8% DEL FONDO SOCIALE EUROPEO CONTRO IL 6,8% DELLA LOMBARDIA?…. PERCHE’ NON HA RICORDATO CHE IL GOVERNO HA DIROTTATO 9 MILIARDI DI FONDI FAS PER PAGARE LA CASSA INTEGRAZIONE DELLE AZIENDE DEL NORD?
Ormai neanche Berlusconi lo sopporta più: tra due soggetti che non ammettono obiezioni e dissensi la lotta è dura.
Tremonti ha preparato la Finanziaria come se fosse solo affar suo, nascondendo gli incartamenti come i docenti universitari fanno con gli assistenti, nel timore che possano portargli via la cattedra.
Poi magari ha ragione sui conti da tenere in ordine, mentre il premier non ammetterebbe mai che siamo nella bratta, ma questo è un altro discorso.
Un Tremonti sempre più leghista e spocchioso non aiuta certo il Pdl ad uscire dalle secche del calo dei consensi in cui si è arenato.
Un Tremonti antimeridionalista poi allontana anche il voto del Sud, dopo aver perso quello del Nord: insommma siamo nella confusione totale.
Il ministro dell’Economia, sempre più politico, ormai sbulacca spesso con toni inconsueti per il suo passato riconosciuto aplomb.
Non solo minaccia di dimettersi ogni mezzora se non si fa come vuole lui, ma qualche giorno fa ha esagerato dando dei “cialtroni e degli irresponsabili a chi al Sud pensa solo a protestare contro i tagli del Governo e poi “prende soldi dall’Ue e non li spende”.
A parte che contro i tagli ha protestato più Formigoni che Vendola, veniamo alle cifre.
E’ esatto dire che, nel periodo 2007-2013, ovvero in sette anni, sono stati stanziati fondi europei per 44 miliardi e ne sono stati spesi solo 3,6.
Ma vediamo come stanno realmente le cose.
Il problema dell’utilizzo dei fondi europei, finanziati attraverso l’Iva degli Stati
membri, è che sono erogati intanto in cofinanziamento.
Cosa vuol dire? Che li prende solo la Regione in grado di finanziare e portare avanti la metà del progetto: quindi se una Regione non ha la possibilità di metterci la metà dei quattrini non se ne fa nulla. Continua »
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Luglio 6th, 2010 Riccardo Fucile
MENTRE OGNI ITALIANO PAGA 360 EURO L’ANNO PER MANTENERE UN’AUTO BLU, IL FONDO PER ACQUISTARE GIUBBOTTI ANTIPROIETTILE E’ STATO RIDOTTO DELL’80%…LA QUESTURA DI FOGGIA AL BUIO, IL 60% DI IMBARCAZIONI, AEREI, ELICOTTERI A TERRA PER MANCANZA DI BENZINA E PEZZI DI RICAMBIO…STIPENDI BLOCCATI DA ANNI, STRAORDINARI NON PAGATI, 3.000 AGENTI USATI COME PORTIERI E NEGLI UFFICI, DIMEZZATE LE VOLANTI
La denuncia viene da un sindacato di polizia “di destra”: ogni cittadino italiano paga in
media 360 euro l’anno per mantenere un’auto blu, scorta compresa.
Mentre i poliziotti della squadra mobile di Napoli hanno una sola divisa estiva per tutta l’estate, senza ricambi.
Ma non è certo questa la sola contraddizione dela presunta “politica della sicurezza” del governo di sedicente “centrodestra” che guida il Paese.
Non si è mai visto un governo di destra in Europa che da un lato sfrutti i successi di agenti e carabinieri nella lotta alla criminalità , cercando di farsene uno spot perpetuo, come se il merito fosse di Maroni, e che dall’altro li mette nelle peggiori condizioni per operare, sia in termini di mezzi che di trattamento economico.
La considerazione che Tremonti e Maroni hanno degli operatori della sicurezza lo si è visto nei giorni scorsi, quando hanno pure cercato di tagliar loro le tredicesime, salvo poi dover fare retromarcia sotto la pressione dell’indignazione popolare.
Ma ormai il rapporto si è rotto: protestano i funzionari di polizia, comprando intere pagine di quotidiani e denunciando una “sicurezza a rischio”, scendono in piazza i sindacati di polizia che hanno raccolto già 100.000 firme di solidarietà , cresce il malumore dei prefetti per il mancato adeguamento del contratto.
Come denuncia il sindacato autonomo Siap, i tagli di Tremonti, uniti alla legge 133 di Brunetta, hanno di fatto tagliato il 35% del bilancio del 2011: 1,67 miliardi di euro, di cui 557 milioni per la polizia. Continua »
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