Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DI FABRIZIO GATTI SULL’ESPRESSO: SFRUTTATI, PICCHIATI, ABBANDONATI QUANDO SI FERISCONO SUL LAVORO… ADESSO IL REATO DI CLANDESTINITA’ IMPEDISCE LORO ANCHE DI DENUNCIARE GLI AGUZZINI…E IL GOVERNO IMBELLE FA FINTA DI NULLA: CHE DESTRA E’ MAI QUESTA?
Quello che il 17 settembre 2010 Kofi ha imparato sulla sua carne è che se fosse un cane, in Italia vivrebbe meglio.
La legge, infatti, punisce severamente il maltrattamento e l’abbandono di animali: fino a un anno di reclusione e 15 mila euro di multa. Una legge fatta aggiornare nel 2004 da Alleanza nazionale.
Ma Kofi, 24 anni, è un ragazzo nato in Ghana e un’altra legge, votata nel 2009 dalla stessa maggioranza al governo, gli impedisce di portare davanti a un giudice le ferite che ha subito.
Perchè, prima di tutto, verrebbe condannato lui.
Fino a quattro anni di carcere, come immigrato irregolare.
Alla faccia della legalità .
Dodici mesi dopo la rivolta di Rosarno, il favore del governo all’economia sommersa è totale.
Il reato di clandestinità votato l’anno scorso con il Pacchetto sicurezza impedisce di denunciare e perseguire perfino gli incidenti sul lavoro.
Soprattutto dove è massiccio lo sfruttamento di immigrati diventati irregolari per non avere ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato o per avere perso il contratto regolare come effetto della crisi.
Di fronte alla prospettiva del carcere, obbligatoria per legge, i feriti tengono per sè il dolore, le minacce, le botte.
Eppure, secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, del Lavoro, Maurizio Sacconi, e della Difesa, Ignazio La Russa, le nuove misure contro gli stranieri restano efficaci.
Bisogna addentrarsi nell’inferno di campi e industrie tra le province di Napoli e Caserta per capire: Aversa, Giugliano, Castel Volturno, Casal di Principe, Mondragone.
Da queste parti poche settimane fa un ragazzo che chiedeva gli stipendi arretrati è stato immobilizzato e sodomizzato con un bastone dai suoi datori di lavoro: “Noi l’abbiamo saputo dai suoi amici. Ha troppa paura, non farà nessuna denuncia”, dice padre Antonio Bonato, responsabile della missione dei comboniani a Castel Volturno.
Da qui vengono le braccia invisibili che riempiono di frutta e verdura, anche d’inverno, gli scaffali di gran parte dei supermercati italiani.
Da qui erano partiti i braccianti che un anno fa si sono ribellati in Calabria dopo che alcuni di loro erano stati presi a fucilate per gioco.
E qui sono ritornati, ammassati a migliaia nei ghetti di Pascopagano e Destra Volturno, sconfitti dall’indifferenza e da una politica nazionale che sta premiando i metodi camorristi.
Tanto che dall’agricoltura, lo sfruttamento in condizioni di schiavitù si sta trasferendo all’industria e al commercio.
Preclusa dalla legge la via giudiziaria alla difesa dei propri diritti di uomini, non resta che attendere la prossima scintilla, la prossima rabbia.
Il 17 settembre 2010 Kofi è al lavoro in una falegnameria a Caivano. Il suo è tra le centinaia di casi raccolti dallo sportello immigrazione dell’associazione Ex Canapificio di Caserta.
Storie quotidiane di violenza e razzismo che, da quando è entrato in vigore il reato di clandestinità , non hanno più sbocco nelle aule di giustizia.
“Sono così abituati a essere maltrattati”, racconta Mimma D’Amico, tra le responsabili del progetto, “che nemmeno riconoscono i confini dei loro diritti. E non è vero che queste persone possono chiedere il permesso come vittime di reati: l’articolo 18 della legge sull’immigrazione, per loro, non è mai stato riconosciuto”.
Kofi si fa male al suo secondo giorno di lavoro.
Il suo braccio finisce sulla lama di una sega circolare: “Perdevo molto sangue”, ricorda, “un altro operaio mi ha accompagnato in bagno, mi ha disinfettato la ferita e mi ha mandato a casa dicendomi di ritornare non appena fossi guarito. Sono andato da solo al pronto soccorso di Afragola. L’infermiere, vedendo che il braccio era già fasciato, mi ha rimandato alla Asl e lì mi hanno dato dei medicinali senza nemmeno visitarmi”.
Sul referto di Kofi, spiega Mimma D’Amico, hanno scritto “incidente domestico”. Il ragazzo è rimasto invalido, ha forti dolori.
Ma non ha ottenuto lo status di rifugiato e non potrà mai chiedere giustizia.
Saib, 22 anni, anche lui arrivato dal Ghana, aveva trovato un posto in nero in una famosa panetteria della provincia di Napoli.
Nove ore e mezzo ogni notte, senza pausa, 600 euro al mese.
“L’incidente è avvenuto in marzo”, dice Saib, “alla macchina impastatrice. In passato ero stato rimproverato perchè spegnevo la macchina. Io all’inizio la spegnevo quando andava troppo veloce e non riuscivo a reggere il ritmo. Il giorno dell’incidente l’impasto era quasi finito e io ho cominciato a far scendere nel buco dell’impastatrice la farina. Non l’ho spenta, come mi è stato sempre detto di fare”.
Sono le cinque e un quarto del mattino quando la macchina strappa due dita a Saib.
Il proprietario della panetteria lo porta in ospedale a Napoli. Continua »
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
INVECE CHE FARSI PROCESSARE COME TUTTI I COMUNI MORTALI, IL PREMIER ATTACCA FINI E I MAGISTRATI… “FINI E’ PROTETTO DAI MAGISTRATI, MA E’ DESTINATO A SPARIRE”….”CASINI PRENDE VOTI SOLO PERCHE’ PIACE ALLE SIGNORE ED E’ SEMPRE IN TV”… POI IL PREMIER ACCUSA FINI DI AVER BLOCCATO LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI: SEMMAI E’ UN SUO MERITO… SILVIO PIUTTOSTO PENSI A FERMARE I SUOI AMICHETTI RAZZISTI: SI E’ VENDUTO AI LEGHISTI E HA TRADITO IL PROGRAMMA DEL PDL PER SALVARSI IL CULO DAI PROCESSI
Esplode un nuovo conflitto istituzionale solo pochi giorno dopo la fiducia ottenuta dal governo.
Berlusconi attacca nuovamente Fini, ma nella foga delle accusa coinvolge l’intero corpo della magistratura.
Il premier accusa l’Anm di “proteggere il presidente della Camera” e rilancia le offerte ai finiani e ai parlamentari Udc di passare nella maggioranza: “Un cattolico non può essere alleato delle sinistre”.
Certo che se tutti seguono come Silvio i dettami etici della Chiesa…
Per il premier poi Casini ha il 6% dei voti “perchè piace alle signore” e anche perchè ha una “esposizione televisiva” pari a quella del Pdl a causa della legge sulla par condicio.
In Tv deve andarci solo lui, insomma.
Secondo il premier (che avrebbe fatto questo ragionamento a pranzo con gli europarlamentari) ci sarebbe un accordo tra Fini e Anm in base al quale il presidente della Camera non farà niente contro i magistrati ed in cambio Fini e i suoi uomini “saranno protetti”.
In questo quadro, secondo quanto riferito da diversi partecipanti, si inserisce, a detta del premier, lo stop alla riforma delle intercettazioni.
Stop che l’80% degli italiani ha ritenuto invece opportuno, non avendo nulla da nascondere, neanche i numeri di telefono di minorenni.
Il Cavaliere vede poi un destino nero per Fini.
Che “si è portato in un’area di non voto, un’area che non esiste” ed è destinato a sparire.
E di che ha paura allora?
“Noi andremo in campagna elettorale a spiegare quello che è successo – avrebbe proseguito Berlusconi -, quando la gente capirà ancora di più Fini è destinato a sparire”.
Il premier non ha precisato che in caso in cui conoscessero meglio lui, forse sarebbe destinato a sprofondare.
Intanto potrebbe dare l’esempio agli italiani comuni mortali che ai processi si presentano.
Ma forse è chiedere troppo a chi è in preda a un delirio di onnipotenza.
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
FINI IRONICO: “CONTINUEREMO A VEDERCI PER GLI AUGURI DI NATALE” ED ESCLUDE POSSIBILI DIMISSIONI… IL FACCENDIERE MOFFA, PASSATO ALLA CORTE DEL CIARPAME SENZA PUDORE, PARLA DI “DISAGIO IN FLI”… FORSE SI RIFERISCE A QUANDO I MILITANTI DI DESTRA VEDONO LUI INSIEME AGLI AMICI DEI CONDANNATI PER MAFIA E DEGLI INQUISITI PER CORRUZIONE
“Fin quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”. 
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in occasione degli auguri ai dipendenti di Montecitorio, smentendo così le indiscrezioni di stampa che lo vorrebbero vicino alle dimissioni dalla presidenza, magari in concomitanza con il congresso fondativo di Futuro e Libertà previsto per metà febbraio a Milano.
“Come passa il tempo, sono già due anni e mezzo, è già la terza volta che ci facciamo gli auguri – ha ricordato Fini – e ci vedremo anche in futuro”, perchè “le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però- ribadisce – finchè dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”.
Il leader del Terzo Polo è dunque deciso a tenere testa alle pressioni che arrivano dalla maggioranza affinchè lasci la presidenza della Camera, ma stando a quanto pronostica il suo ex fedelissimo Silvano Moffa per lui si annunciano comunque tempi difficili.
Il parlamentare, fuoriuscito da Fli in occasione del voto di sfiducia a Berlusconi, ha riferito che “domani con la riunione dei deputati del gruppo Misto che hanno votato la fiducia al governo Berlusconi prenderà corpo la terza gamba della maggioranza di centrodestra”.
Quella in pratica già definita “dei venduti”.
“Un gruppo – aggiunge Moffa- che darà una risposta a quell’esigenza di stabilità numerica e politica di cui il Governo Berlusconi ora ha bisogno”.
Ovveri dei voti di qualche utile idiota.
Questa “terza gamba”, secondo Moffa, sarà in grado nei prossimi giorni di attrarre un numero crescente di parlamentari attualmente nelle file di Fli.
Fino ad oggi non ha quindi pescato nulla, il poveretto.
“Oggi – spiega – è innegabile che esiste una vasta area moderata in Futuro e libertà che credo stia patendo moltissimo una situazione che ha portato il treno di Fli in una stazione molto diversa da quella iniziale. C’è uno slittamento di Fli verso il Terzo polo e un’alleanza con il centrosinistra. Il progetto originario è stato snaturato, il gruppo dei finiani è diventato un’altra cosa. Ci sono persone – ragiona ancora Moffa – con una storia politica simile alla mia che avvertono un fortissimo disagio”.
Ora risulta evidente a tutti che Moffa ha avuto un ruolo ben preciso come quinta colonna dei berluscones in Fli, fino al suo squallido comportamento negli ultimi giorni prima del voto sulla sfiducia.
Preparava documenti, li firmava, salvo poi tradire la sua stessa firma.
Ora diventerà capogruppo dell’armata Brancaleone dei voltagabbana o magari ministro.
Eppure sentite ad agosto cosa scriveva di lui “il Giornale” di Feltri sotto il titolo “il Grande Centro degli inquisiti”: “fa parte dell’universo finiano Silvano Moffa, indagato per abuso d’ufficio e corruzione per la costruzione di un capannone a Colleferro (Roma) nel periodo in cui era sindaco e poi prosciolto”.
Prima era un inquisito, ora un eroe per i killer del ciarpame senza pudore.
Che farsa.
Pudore che non dimostra neanche Moffa quando si lancia in una analisi patetica.
Non è lui che tradito, dice, ma chi ha portato Fli verso il Terzo polo e il cemtrosinistra: e ciò crea disagio, parla della sua storia politica come fosse un esempio di coerenza.
Ma vergognati di raccontare palle, Silvano: sei passato dalla destra sociale a Fini, ora da Fini a Berlusconi, ma la poltrona l’hai sempre tenuta ben stretta.
Hai inziato avendo al tuo fianco dei giovani pieni di ideali e sei finito con Cosentino, Dell’Utri e Brancher, hai passato una vita a parlare di socialità e solidarietà per finire accanto ai leghisti.
E ora pretendi pure di dare lezione?
E chi va a sinistra?
Ma vergognati piuttosto, hai svolto un ruolo ben remunerato politicamente, tienitelo e taci.
Vai a fare il capogruppo del partito degli accattoni?
Accomodati, ma ricordati che il disagio non lo provi tu, lo prova piuttosto chi ti incrocia a vederti ridotto così.
Buona questua.
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
SILVIO IRRITATO PER COLPA DELLA TROPPA FRETTA DI “PROCURATORI TROPPO SOLERTI E SOVRAESPOSTI”… ORA SI FORMERA’ IL GRUPPO GIA’ DEFINITO “DEI COMPRATI”: 22 DEPUTATI DALLE PIU’ STRANE ORIGINI….A GUIDARLI I FACCENDIERI ROMANO O MOFFA… MINISTERO IN VISTA PER CALEARO, SOTTOSEGRETARIE POLIDORI E SILIQUINI
Prima riunione dei 22 deputati del gruppo misto che hanno votato la fiducia all’esecutivo e che si apprestano a dar vita intanto a un coordinamento, ma presto anche al “gruppo di responsabilità “.
Manovra da condurre in porto subito per soccorrere il governo nelle cinque commissioni in cui il centrodestra si trova dal 14 dicembre in minoranza e le quattro in cui è in pareggio.
La prima mossa sarà la richiesta alla Presidenza della Camera di una presenza dei deputati della nuova formazione laddove non sono rappresentati.
Quanto all’iniziativa tenga il premier è confermato dallo sponsor d’eccezione che sovrintende da giorni alle operazioni: il Guardasigilli Angelino Alfano, in stretto contatto con Saverio Romano.
Dentro, con i cinque ex Udc, i sette di NoiSud, i quattro ex Fli (Moffa, Polidori, Siliquini e Catone), i tre “responsabili” Scilipoti, Cesario e Calearo, quindi Nucara, Pionati e Grassano.
A Montecitorio il gruppo c’è.
Al Senato, salvo “prestiti”, è fermo a quota nove.
Il pressing lì è tanto insistente quanto sterile sulla democratica Baio Dossi.
Il fatto è che la campagna acquisti si è subito arenata anche alla Camera. Berlusconi l’ha presa malissimo.
Appena giovedì notte a Bruxelles dichiarava di averne personalmente “recuperati altri otto”, alludendo a finiani e centristi pronti all’esodo dopo la sconfitta.
Degli otto arrivi non vi è più traccia e il Cavaliere attribuisce la colpa a chi, da Pionati ad altri, si sarebbe mosso senza la dovuta accortezza nei contatti.
Il gruppone intanto nascerà , sotto la guida, con molta probabilità , dello stesso Romano – se per lui il mini-rimpasto di fine gennaio non aprirà le porte di un ministero – o del faccendiere Silvano Moffa.
Con un handicap di immagine, però: il rischio di presentarsi col pessimo brand di partenza del gruppo dei “comprati”.
Romano, che dei “responsabili” si definisce “l’ostetrico”, nega: “Non siamo stati comprati da nessuno e siamo qui per sostenere il governo, salvare il Paese in crisi dal voto e trasformarci in polo attrattivo”.
A breve il nuovo gruppo sarà interlocutore di Berlusconi quando si discuterà di nuovi ingressi al governo.
Siliquini, Polidori e Pionati già in pole da sottosegretari.
Nucara e Calearo in corsa per qualcosa di più.
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
AI TEMPI DI TANGENTOPOLI ERA IN MEZZO AI GIOVANI MISSINI CHE AVEVANO CIRCONDATO LA CAMERA, IMPEDENDO L’ACCESSO AI DEPUTATI… FINI’ INDAGATO PER TURBATIVA DELL’ATTIVITA’ DEL PARLAMENTO… ORA VUOLE ARRESTARE CHI MANIFESTA PER L’UNIVERSITA’ E IMPEDIRE CHE GLI STUDENTI RAGGIUNGANO MONTECITORIO…. CONVERTITO SULLA VIA DI ARCORE
Era il 1 aprile 1993: Maurizio Gasparri era un parlamentare missino di 37 anni, con un
passato di giornalista al Secolo d’Italia e di dirigente giovanile, sempre alla corte delle persone giuste, da Almirante a Fini, a Tatarella.
Quel giorno un centinaio di militanti del Fronte della Gioventù cinge d’assedio la Camera, bloccandone l’ingresso.
Le forze dell’ordine vengono colte di sorpresa, per lunghi minuti gli “assalitori” spadroneggiano.
Le cronache parlano di biglie e monetine contro le vetrate d’ingresso, di insulti, di un tentativo di aggressione ad alcuni deputati, mentre si alzano cori da stadio contro i politici corrotti.
Siamo nel pieno della bufera di Tangentopoli.
Sempre le cronache dell’epoca raccontano che ai contestatori si uniscono diversi parlamentari del Msi: tra questi Gasparri, Buontempo, Pasetto, Nania e altri.
Sotto il giubbotto i manifestanti indossano tutti una maglietta con la scritta: “Arrendetevi, siete circondati”.
Gasparri è in mezzo ai contestori, solo l’intervento dei carabinieri evita che la situazione degeneri quando dai missini si alza il grido “All’attacco”.
Finisce tutto con qualche spintone: giustificazione risibile per la magistratura che indaga Gasparri e colleghi, oltre a 30 attivisti.
L’ipotesi di reato è di turbativa dell’attività del Parlamento, tutto finirà senza conseguenze per i parlamentari missini.
Ma se Gasparri ora vuole arrestare tutti i manifestanti e i dissidenti, quando era presidente del Fuan, l’organizzazione universitaria missina, indicava un’altra strada agli aderenti: “dobbiamo sempre porci come alternativa al sistema e mai perdere gli autobus rivoluzionari”, affermava durante il convegno “La destra e il ’68”.
Ora che si ritrova dall’altra parte della barricata, non gli si chiede certo di scendere in piazza con lo stesso spirito rivoluzionario: ormai è più dedito agli strapuntini di Palazzo Grazioli che alle piazze, più agli stipendi della Casta che ai sacrifici dei militanti.
Ormai la polizia non la contesta, dagli agenti semmai si fa scortare.
Ma per quel minimo di decoro che dovrebbe contraddistinguere chi ha fatto politica a destra in quei tempi, forse sarebbe opportuno conservasse un approccio diverso ai giovani che vogliono migliorare la società italiana.
Coi criteri che ora auspica per gli altri, lui avrebbe trascorso in carcere sicuramente qualche mese.
E pensare che lui contestava allora i “socialisti ladri” e sosteneva che “Di Pietro per me è un mito”, proprio quando il suo attuale sultano invece finanziava Craxi a botte di miliardi.
Strano destino dei piccoli uomini.
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL TRATTENIMENTO NEI CIE SARA’ L’ULTIMA SCELTA E NON PIU’ LA PRIMA….STOP ALLE DETENZIONI INFINITE E AI PROCESSI PENALI PER CHI VIOLA I DECRETI DI ESPULSIONE: IL CLANDESTINO PUO’ ESSERE TRATTENUTO AL MASSIMO 18 MESI
Santa Klaus porta in dono la direttiva europea 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, meglio nota come “direttiva rimpatri”, il cui termine per l’applicazione nei paesi membri scade proprio i124 dicembre e finirà per cancellare un bel pezzo della Bossi-Fini.
Detta in maniera spicciola si tratta di un complesso di norme che regolano “il rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare” e che, al momento dell’approvazione, si attirò critiche di ogni genere: una legge dura, insomma, ma rispetto a quella italiana il paradiso dei diritti del migrante.
In questi due anni i singoli Stati avrebbero dovuto adeguare le loro leggi a quelle comunitarie, l’Italia però lo ha fatto a modo suo: coi vari pacchetti sicurezza ne hanno preso solo le parti che potevano peggiorare il trattamento dei clandestini (vedi il prolungamento da due a sei mesi del trattenimento nei Cie).
Adesso, però, non ci sono più deroghe: la direttiva europea sarà pienamente operativa a Natale e, dunque, vincolante anche per noi visto l’articolo 117 della Costituzione.
Procure e Tribunali dovranno applicarla o, se non se la sentono, ricorrere alla Consulta o alla Corte di Giustizia Ue ed è prevedibile che quest’ultima, per lunga giurisprudenza, faccia strame della legge italiana.
E qui viene il bello.
“Il sistema di rimpatrio delineato dalla normativa europea è incompatibile col nostro”, spiega l’avvocato torinese Guido Savio, uno dei membri dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.
La direttiva Ue, in buona sostanza, finirà per disapplicare, come si dice tecnicamente, parti sostanziose del Testo Unico italiano sull’immigrazione. Vediamo perchè.
Per la Bossi-Fini il clandestino va espulso subito, preso di peso e rimandato a casa.
Se questo non è possibile perchè non si sa da dove viene o non c’è un accordo col suo paese, lo si parcheggia nel Cie fino a soluzione del problema.
Questo sulla carta: i posti nei Centri sono pochi, i soldi per i rimpatri coatti ancora meno e magari il tizio non verrà mai identificato.
Risultato: solo un terzo delle espulsioni “cartacee”, dice la Caritas, sono reali. “La direttiva invece – spiega ancora Savio – prevede l’allontamento forzato solo in casi estremi e punta tutto sul rimpatrio volontario con una sorta di meccanismo premiale: caro migrante, se te ne vai da solo potrai tornare regolarmente, altrimenti scatta il divieto di ingresso per cinque anni (in Italia sono 10, ndr). Di più, il trattenimento nei Cie per la Ue è l’estrema ratio, per l’Italia la regola”.
Ma è un altro, implicito, l’effetto di maggior peso.
La direttiva è incompatibile col trattamento “penale” della clandestinità scelto dal governo Berlusconi, in particolare coi famigerati commi ter e quater dell’articolo 14 della legge sull’immigrazione, che ingolfano i tribunali e ne svuotano le casse essendo inutilmente responsabili di almeno la metà dei processi per direttissima.
In quelle righe si prevede quanto segue: lo straniero che non rispetta l’ordine del questore di andarsene entro cinque giorni si becca da uno a quattro anni di galera e, se insiste dopo il secondo ordine, da uno a cinque anni.
Ancora Savio: “In questo modo si può privare il clandestino della libertà praticamente all’infinito: ti arresto e ti metto in un Cie; non riesco ad espellerti allora ti ordino di andartene; non lo fai, ti arresto e ti do quattro anni; tu resti ancora e te ne do cinque; quando esci si ricomincia dal Cie”.
La direttiva Ue, invece, “stabilisce che il clandestino può essere trattenuto per un massimo di 18 mesi».
Lo sanno tutti che questa è una bomba atomica.
Lo sa pure il governo, che infatti ha provato riparare a modo suo.
Siccome la direttiva consente agli Stati di fare un’eccezione per quegli “stranieri sottoposti a rimpatrio come sanzione penale”, a palazzo Chigi si sono inventati il trucchetto del reato di clandestinità .
Pena: o 10mila euro di ammenda o l’espulsione.
“È una truffa che la Ue non accetterà mai” insiste Savio, perchè così la norma comunitaria in Italia non avrebbe corso, visto che tutti i clandestini commettono il reato di essere quello che sono: questo, hanno spiegato autorevoli studiosi, violerebbe il principio “dell’effetto utile” (sancito dalla Corte di giustizia) perchè vanifica gli intenti stessi della norma comunitaria. Risultato: nuove procedure di infrazione e nuove multe.
Ecco perchè questo 24 dicembre è Natale per i clandestini (e pure per i Tribunali).
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Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
CORO DI NO ALLA PROPOSTA DEL DASPO PER I MANIFESTANTI FERMATI… “LA LIMITAZIONE DELLA LIBERTA’ PERSONALE SPETTA ALLA MAGISTRATURA, NON AI QUESTORI”… I PARERI DI VARI DOCENTI UNIVERSITARI
“In nome della sicurezza non si possono espropriare i diritti fondamentali”. 
I costituzionalisti lanciano l’allarme e bocciano l’estensione del Daspo alle manifestazioni di piazza: “Il rischio è di violare le libertà costituzionali”.
Il divieto di assistere a spettacoli sportivi è una misura restrittiva della libertà personale, disposta dall’autorità di pubblica sicurezza (il questore) nei confronti di una persona ritenuta pericolosa.
È una misura di prevenzione – che prescinde cioè dalla commissione di un reato – giudicata legittima dalla Consulta con la sentenza 512 del 2002.
Qual è allora il problema?
“Una cosa è comprimere il diritto di tifare Lazio, un’altra limitare il diritto di manifestare contro una riforma universitaria – risponde Michele Ainis, costituzionalista a Roma Tre – in questo secondo caso, infatti, c’è una tutela costituzionale rafforzata, perchè esistono diritti funzionali ad altri”.
Tradotto: “La democrazia non si limita al voto e se prima delle elezioni non potessi manifestare la mia opinione, verrebbe aggredito un bene costituzionale di valore ben superiore al tifo calcistico”.
Per questo “i beni costituzionali vanno bilanciati e in nome della sicurezza, o della paranoia della sicurezza, non si possono certo espropriare i diritti”.
Sulla stessa linea, il ragionamento di Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze: “In base all’articolo 17 della Costituzione, le riunioni in luogo pubblico possono vietarsi “solo per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”. Il divieto vale dunque per tutti ed è esclusa la possibilità di impedire a un singolo cittadino di partecipare a riunioni non vietate. Non solo. Sulle misure di prevenzione si discute ormai da anni. Limitare la libertà personale con pronuncia dell’autorità di pubblica sicurezza, e non del giudice, è già al limite della costituzionalità nell’ambito sportivo; se esteso alla piazza travolgerebbe tutto il sistema delle libertà costituzionali, violerebbe la riserva di giurisdizione indicata dall’articolo 13 della Costituzione e rischierebbe di riportarci a una situazione simile a quella originaria del Testo unico di pubblica sicurezza”.
Contro il rischio di generalizzare una misura eccezionale si schiera anche Gaetano Azzariti, costituzionalista alla Sapienza di Roma: “Con una reazione emotiva e poco razionale agli avvenimenti complessi degli ultimi giorni – sostiene il giurista – il governo ancora una volta si contrappone all’autonomia e al ruolo della magistratura, alla quale sola spetta il potere di limitare la libertà di circolazione”.
E ancora: “Tutto questo è segnale di una cultura di governo più attenta alle questioni d’ordine pubblico, che alle garanzie di libertà dei cittadini, col rischio concreto di disattendere il chiaro quadro costituzionale improntato al garantismo”.
Alla cautela invita Federico Sorrentino, docente di diritto costituzionale a Roma, “perchè – premette – vanno comprese le legittime esigenze della sicurezza pubblica”.
Ma non per questo il giurista nasconde la sua “perplessità su una misura grave e di dubbia conformità al quadro costituzionale”.
L’estensione del Daspo al di là del ristretto ambito sportivo, infatti, “non incide tanto sull’articolo 21 della Costituzione relativo alla libertà di manifestazione del pensiero, quanto principalmente sull’articolo 17 che prevede la possibilità di vietare le riunioni per motivi di sicurezza, ma mai fa riferimento al singolo manifestante”.
Vladimiro Polchi
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
IL CAPORALE DI GIORNATA, DEGRADATO A SERVO DEL SULTANO, SI SUPERA NELL’ACCATTONAGGIO MOLESTO: “OCCORRE SALVARE L’ITALIA DALLA STAGIONE DI TERRORE, BISOGNA ARRESTARE I CAPI COME NEL 1979″… IL PROBLEMA DI UNA GENERAZIONE SENZA FUTURO PER LUI SI RISOLVE CON LE RETATE DEI GIOVANI CHE MANIFESTANO IL LORO DISSENSO… SI FACCIA RICOVERARE CON URGENZA, NON SI RICORDA PIU’ DI QUANDO PARTECIPAVA AI CORTEI ANCHE LUI
“Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell’estrema sinistra collusi con il terrorismo”.
Così il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alle polemiche seguìte alla scarcerazione dei ragazzi fermati lo scorso 14 dicembre durante gli scontri a Roma.
Il 7 aprile del 1979 (e non 1978, come erroneamente ricorda Gasparri, ma è normale per lui confondersi) fu il giorno in cui, con un’enorme retata, le forze dell’ordine arrestarono diverse persone, prevalentemente legate a Autonomia operaia, accusate a vario titolo di appartenere alle frange dell’eversione.
Fra gli arrestati c’era anche Toni Negri, accusato di essere il capo delle Brigate rosse.
“Qui – osserva Gasparri – serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città . La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie. Per non far vivere all’Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico – conclude Gasparri – va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l’area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l’Italia”.
Venerdì l’Associazione nazionale magistrati aveva espresso preoccupazione per l’invio di ispettori da parte del ministro Alfano che ha chiesto accertamenti sulla scarcerazione dei 22 manifestanti arrestati.
«Siamo di fronte a un’indebita interferenza nello svolgimento dell’attività giudiziaria che rischia di pregiudicare il regolare accertamento dei fatti e delle responsabilità dei singoli – avevano scritto in una nota Luca Palamara e Giuseppe Cascini -. La nostra condanna degli episodi di violenza è ferma e netta e l’Anm esprime solidarietà agli appartenenti alle forze dell’ordine che sono rimasti feriti nello svolgimento delle loro funzioni. Ma abbiamo il dovere di ricordare che alla magistratura è affidato il delicatissimo compito di accertare responsabilità individuali, di verificare la fondatezza delle accuse e di valutare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione di misure cautelari»
Premesso che il diritto di manifestare è sancito dall Costituzione e che, in caso di disordini, la responsabilità è sempre individuale in merito agli eventuali reati commessi, Gasparri forse ormai si sente in pieno regime militare.
Non a caso era un “colonnello” (di quelli dei film con Alvaro Vitali), ora che è stato degradato a caporale di giornata per tradimento e cambio di campo, ogni giorno deve giustificare la sua presenza con manifestazioni di accattonaggio molesto per ingraziarsi il suo nuovo padrone.
Pensare che da “giovane vecchio” aveva partecipato a decine di manifestazioni anche non autorizzate: ora vuole mettere in galera ragazzi che sarbbero stati suoi coetanei allora.
Non ranmmenta che esiste la legge ordinaria per punire chi commette reati e, grazie alle forze dell’ordine e alla magistratura, quando i soggetti vengono individuati ne pagano le conseguenze, senza bisogno di leggi speciali da Komintern.
Ma, senza conoscere i fatti, invocare l’arresto preventivo di chi gli sta antipatico, dimostra solo che certi squilibri psicologici necessitano di un tratttamento sanitario, obbligatorio o meno veda lui.
Più che arrestare gli studenti che lottano, a torto o ragione non spetta a lui o a noi stabilirlo, per garantirsi un futuro, sarebbe necessario “arrestare” e “fermare” quella deriva e quella pletora impiegatizia di cortigiani reazionari che ha gli occhi foderati di prosciutto.
E che non vede la disperazione di una intera generazione senza futuro, senza valori, punti di riferimento, certezze: dove solo la precarietà la fa da padrone, impossibilitati a costrursi una famiglia e anche solo a sognare una società diversa.
Il problema lo si risolve con la galera e le sprangate?
La disoccupazione giovanile che colpisce un ragazzo su quattro lo affrontiamo coi lacrimogeni e le cariche della polizia?
Ogni tensione sociale o protesta in Italia è solo un problema di ordine pubblico?
I giovani sono solo un ostacolo per gente nata vecchia dentro, capace solo di parlare di meritocrazia senza capire che questa si costruisce garantendo a tutti uguali punti di partenza?
I caporali che danno in escandescenze, urlando “basta coi bordelli, vogliamo i colonnelli”, di danni alla destra ne hanno già fatti fin troppi.
Si tolgano dai coglioni.
argomento: Berlusconi, Bossi, criminalità, denuncia, destra, Giustizia, governo, LegaNord, Parlamento, PdL, radici e valori, scuola, Sicurezza, Università | Commenta »
Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
AVVIATE LE PROCEDURE DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI … E’ IL PREZZO POLITICO PAGATO PER L’ACQUISIZIONE DEI DUE DEPUTATI ALTOATESINI CHE ALTRIMENTI AVREBBERO VOTATO LA SFIDUCIA
Il premier ribadisce che non c’è stata alcuna compravendita di deputati, intanto il Consiglio dei ministri ha approvato una serie di provvedimenti a favore delle province autonome di Trento e Bolzano.
Tra cui la (richiesta) gestione del parco.
La gestione del parco nazionale dello Stelvio finirà nelle mani delle province autonome di Trento e Bolzano.
Il Consiglio dei ministri ha compiuto il primo passo, approvando una serie di provvedimenti a favore del Trentino Alto Adige ed ha avviato “l’esame delle questioni connesse alle norme di attuazione dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige che riguardano le funzioni esercitate dalle Province di Trento e Bolzano relative al Parco dello Stelvio”.
Rispettando dunque gli accordi raggiunti con i deputati della Svp prima del foto di fiducia per l’astensione in aula.
Un incontro successivo tra i due e il ministro Fitto è poi servito a entrare nel dettaglio.
“Oggi il Consiglio dei ministri ha cominciato a prendere in esame le questioni, mostrando una “maggiore sensibilità ”, scrivono le stesse agenzie di stampa, “alle Regioni autonome, in particolare Trentino Alto Adige e Val d’Aosta”. Scrive l’Adnkronos: “Così le decisioni assunte oggi dal Consiglio dei ministri destano il plauso dei rappresentanti in parlamento”.
Sul fronte fiscale, il capogruppo della Svp alla Camera Siegried Brugger (astenutosi durante il voto della mozione di sfiducia) saluta il via libera alla determinazione della quota nazionale spettante alle province autonome di Trento e Bolzano spiegando che “è l’attuazione dell’impegno preso a Milano un anno fa” con i ministri Roberto Calderoli e Giulio Tremonti.
Brugger cerca di spiegare che “l’impegno ad attuare tale intesa era fissato già da un anno al 31 dicembre 2010, quindi non è che il nostro orientamento nei confronti dell’esecutivo sia stato in funzione di questa decisione”.
Forse dimentica che l’impegno era finito nel dimenticatoio ed è stato rispolverato per l’occasione.
Detto questo, il Cdm ha approvato anche una norma relativa al Parco nazionale dello Stelvio:
“Non è – precisa Brugger- una cessione dello Stelvio alle Province autonome e alla Lombardia (con Sondrio, ndr.). Il Parco resta nazionale — sottolinea — avrà sempre un rappresentante del ministero dell’Ambiente e la gestione più autonoma consentirà risparmi per sette milioni con cui il ministro Prestigiacomo forse potrà scongiurare la paventata chiusura di altri parchi”.
Sarà interessante verificare tra qualche tempo se questo presunto risparmio vi sarà realmente o se si tratta di chiacchiere.
Anche il rappresentante al Senato dell’Union Valdotaine, Antonio Fosson, si dice “soddisfatto” per la “decisione assunta dal governo dopo un percorso positivo nel metodo e nel merito”.
La Val d’Aosta alla Camera è rappresentata da un esponente dell’opposizione, Roberto Nicco, che siede nelle Minoranze linguistiche per ‘Autonomie libertè democratiè, e che, invece, non è affatto soddisfatto della decisione del Cdm.
“C’è un taglio di risorse nel 2017 per 211 milioni di euro. Dicono che sia il male minore, però il mio giudizio resta negativo. Senza contare – conclude il senatore che il 14 ha votato per la sfiducia all’esecutivo – che è ferma in commissione la nostra proposta per la revisione dello Statuto e della riforma del Senato come Camera delle Regioni non si è fatto nulla”.
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