Dicembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
L’APPELLO DEL PREMIER PER “ACQUISIRE” QUALCHE ALTRO DEPUTATO CHE LO AIUTI A TENERE IN PIEDI IL GOVERNO E A SCONGIURARGLI I PROCESSI… A DISPOSIZIONE UNA DECINA DI POSTI TRA MINISTRI E SOTTOSEGRETARI OLTRE A NOMINE DI PESO IN VARI ENTI
Ormai questo sarà ricordato come il governo dell’accattonaggio molesto: non passa giorno che, invece che dedicarsi ai problemi reali degli italiani, il premier sia tutto preso da campagne acquisti di deputati per assicurarsi l’impunità dai processi.
La maggioranza di tre deputati è troppo esigua per dormire sonni tranquilli, nonostante il gran dispendio di mezzi ed energie messo un campo.
E dato che non lo considera nessuno degli altri partiti di centrodestra, dopo tutto il fango che ha gettato adosso a Fini e Casini, cosa c’è di meglio che dare la caccia ai singoli deputati e farsene pure un vanto?
E allora ecco il “bus degli accattoni” girare per Montecitorio: “Deputati accorrete, nel governo ci sono poltrone pe tutti, scendete e informatevi sulle ultime ricche proposte”
A divenire ministri in effetti non si guadagna solo in status, in un gran ruolo alle cerimonie pubbliche, in un posto in evidenza nel Cerimoniale di Stato, in macchine con autista e valletti in livrea che ti aprono la porta dell’ufficio, in volo di Stato a ogni esigenza, in gente che si scappella al passaggio, in convocazioni a Palazzo Chigi per partecipare alle riunioni del Consiglio dei ministri.
Ma anche un piccolo gruzzolo aggiuntivo ad ogni fine mese (si legge sul sito della Funzione pubblica: a un ministro viene attribuita una retribuzione mensile lorda pari a € 3.746,98 per 13 mensilità ; percepisce, inoltre sempre un’indennità parlamentare a carico del Parlamento di € 11.703,64 lorde per 12 mensilità ).
E poi vuoi mettere il potere…
La Costituzione cita per diciassette volte la parola «ministri», questo solo per dire quanto conti entrare nell’Esecutivo nell’elaborazione della politica nazionale.
Articolo 92: «Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri».
Il Parlamento ti può abbattere con una mozione di sfiducia individuale, ma perfino a quel punto è questione di coscienza.
E soltanto per i ministri c’è addirittura un tribunale speciale in ogni distretto di corte d’appello, detto appunto Tribunale dei ministri, composto da tre magistrati sorteggiati.
«Noi abbiamo diversi posti liberi nel governo, perchè sono usciti quelli che si sono uniti a Fini e quindi possiamo rafforzare la squadra in vista del lavoro che abbiamo di fronte», dice ancora il Cavaliere.
E in effetti di posti del genere ce ne sono vacanti tanti.
Un paio gli incarichi più prestigiosi: ci sono da riassegnare le poltrone che furono di Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, e di Aldo Brancher, addetto all’Attuazione del Federalismo.
Saranno pure ministeri senza portafoglio, ma intanto la carica c’è.
E poi ci sono le poltrone libere anche di alcuni viceministri, un gradino appena più leggeri nel ruolo: i posti che furono di Adolfo Urso, al ministero dello Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero; di Paolo Romani, Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni; di Giuseppe Vegas, Economia e Finanze.
Infine, non disprezzabili, ci sono in palio almeno cinque poltrone da sottosegretario: quelle che furono di Nicola Cosentino (Economia), Roberto Menia (Ambiente), Antonio Buonfiglio (Agricoltura), Giuseppe Maria Reina (Infrastrutture) e Guido Bertolaso (presidenza del Consiglio, addetto alla Protezione civile).
Per questi ultimi si coniò il termine di «sottogoverno».
In effetti il peso di un sottosegretario non è pari a quello di un ministro.
Lo si capisce già dalle dotazioni: meno persone nello staff, nessun addetto stampa, ufficio importante ma meno prestigioso, e retribuzione mensile lorda pari ad € 3.112,95 per 13 mensilità .
Naturalmente da aggiungere all’indennità parlamentare di cui sopra.
Ma attenzione, i posti di governo a cui Berlusconi accenna non portano solo dentro l’Esecutivo.
Nomine di peso sono in vista e anch’esse concorrono alla politica nazionale. Come altro definire infatti i posti in scadenza del consiglio di amministrazione di Eni, Enel, Poste e Terna (la società che controlla la rete elettrica)?
Poltrone da stipendi importanti, nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di euro, oltre a un ruolo immenso nella definizione di politiche industriali, definizione di budget, assunzioni di personale
Fatevi avanti accattoni, “ultimi capi disponibili, prima dei saldi”.
Parola del vostro sovrano.
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Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
LO SCONCIO DEL PDL SI DIMOSTRA DAL FATTO CHE CI SONO MINISTRI E SOTTOSEGRETARI CHE CONTINUANO A ESSERE ANCHE DEPUTATI E NON MOLLANO LA DOPPIA POLTRONA E RELATIVI GUADAGNI… E’ QUESTA LA MORALITA’ CUI SI RIFERIVA IL PREMIER ? LA INSEGNI A CASA SUA ALLORA, PRIMA DI PARLARE
Nessuno potrà accusarci di fare polemiche solo ora, perchè siamo stati tra i pochi in assoluto e quasi unici nell’area di centrodestra, ad aver sollevato il problema per ben tre volte da due anni a questa parte.
Vi sono una trentina tra ministri e sottosegretari che sono stati anche eletti parlamentari, non vengono cioè dall’esterno per capirci.
Costoro assommano così la doppia carica di deputati ed esponenti del governo, con relativa maggiorazione economica.
E dato che spesso sono in giro in missione o per impegni istituzionali (almeno cosi dicono), quando si tratta di votare alla Camera si vedono raramente.
E’ uno dei motivi per cui il governo, nonostante i 70 voti originari di margine e i 3 attuali, è andato spesso in minoranza durante una trentina di votazioni.
La soluzione sarebbe semplice: i ministri e i sottosegretari dovrebbero dimettersi dal parlamento e far subentrare i primi dei non eletti.
Ma la cosa è stata fatta solo da Frattini il quale però, dopo che si era accorto che nessun altro lo aveva seguito, in 24 ore cambiò idea e si tenne il doppio stipendio anche lui.
C’è infatti un aspetto economico alla base della scelta (qualche migliaio di euro in più) , ma anche una ragione politica.
Il posto da parlamentare non te lo toglie nessuno, quello da ministro può venire meno in qualsiasi momento, essendo una nomina fiduciaria del Presidente del consiglio.
Berlusconi ha timidamente chiesto un paio di volte, preso dal’ira per qualche votazione andata male, che i ministri rinunciassero a Montecitorio, ma in pratica non se l’è filato nessuno.
Ora che il margine è ridotto a tre soli voti, che fa il premier “moralizzatore” della politica?
Cerca di “acquisire”, ovvero comprare, “una ventina di deputati”, quando il margine, pur risicato, per resistere alla Camera l’avrebbe.
Basterebbe che, da buoni “idealisti”, i suoi cortigiani facessero un semplice atto: dimettersi.
Ma nè l’utilizzatore finale della moralità , nè le fameliche truppe forzaleghiste mollano la doppia poltrona.
Che bella coerenza pidiellin-padana, che bella immagine di acchiappapoltrone e stipendi che stanno dando.
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Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
PENSIERI RIVOLTI A QUEI PARLAMENTARI CHE CONSIDERANO I PROPRI PRINCIPI COME DENTI CARIATI DA CURARE RICOPRENDOLI D’ORO
Durante la Seconda Repubblica si è aperto un abisso tra onestà e Parlamento. 
Si è riuscito a normalizzare l’osceno in faccia agli italiani, senza alcun argomento politico, si è cominciato a offrire poltrone, appalti e fette di potere in cambio di sostegno al Governo.
In questi giorni, Silvio Berlusconi ha iniziato a colmare il vuoto lasciato dai parlamentari del FLI e di tutti quelli che lo hanno abbandonato durante questa legislatura.
Al momento ha appena tre voti di vantaggio, ma appena finite le votazioni del 14 dicembre ha candidamente ammesso che non vede difficoltà insormontabili per ampliare i risicati numeri su cui può contare oggi il proprio esecutivo.
Parole dette serenamente, per confermare che ogni onorevole è considerato dal Presidente del Consiglio non come un essere vivente, bensì come un elemento strumentale, rimpiazzabile ad oltranza.
Nessuno si scomodi a informare di quest’evidenza la maggioranza dei parlamentari che hanno votato la fiducia a questo Governo.
La sanno e non perdono un’occasione per dimostrare che se ne fregano.
Non si curano della propria dignità e del proprio amor proprio, figurarsi di quello degli italiani.
Il risultato è che non esiste nessun piano governativo su cui si basa la neonata maggioranza se non quello del mantenimento del potere.
Tutto il resto è funzionale, è la disumanizzazione totale di tutti i rapporti politici, ormai ridotti ad essere come quelli tra una cosa e colui che se ne serve.
Tristemente, è necessario aggiungere che la cosa in questione è il Parlamento, la democrazia e colui che se ne serve è Silvio Berlusconi.
Martedì 14 dicembre 2010, intanto che nelle due Camere c’era una compravendita in corso, per proteggerle dal popolo che le ha elette era stata tracciata una zona rossa.
L’Italia con le sue urgenze e i suoi bisogni reali non poteva entrare tanto meno avvicinarsi ai due rami del Parlamento.
Nelle solite ore il debito pubblico nazionale toccava un nuovo record e questa non è una notizia eccezionale perchè succede ogni giorno: l’attuale politica economica italiana si basa su un debito pubblico che vale più di ieri e meno di domani.
Quest’aspetto, insieme all’aumento della pressione fiscale sta portando allo stringere della base sociale del benessere.
Per valore economico e per libertà politica l’Italia sta uscendo dall’Occidente, si sta tramutando in una palude e Silvio Berlusconi di questo pantano ne è il sultano oppure il rospo, come preferite.
La democrazia in Italia c’è ancora, ma vive sommersa nella marea del materialismo.
Nel disincanto nazionale, garriscono i leccaculo in Parlamento come in televisione, spacciano narcolessia, formaggini, camicie aperte e gambe nude, interpretano l’informazione come liturgia del potere, senza alcun talento se non quello di vivere senz’anima.
Da sette anni vivo fuori dal mio Paese e posso dire che di quell’aspetto serissimo che è la crisi internazionale l’unica cosa buffa rimasta sembrano essere gli italiani, ma per quanto?
Chi scrive queste parole è un semplice italiano all’estero, uno dei tanti laureati trilingue in giro per il mondo che nella città dove ha scelto di vivere lavora il doppio per dimostrare di valere la metà e lo fa ogni giorno e volentieri.
Chi scrive è un apolide suo malgrado che non ha dimenticato la fierezza delle proprie origini, che Silvio Berlusconi è solo una squallida meteora, seppur lunghissima della storia gloriosa di cui può fregiarsi il proprio Paese.
Chi scrive è qualcuno in esilio preventivo che per le ultime signore e signori che hanno vilmente aspettato le ore precedenti alla votazione della fiducia per smascherare le proprie intenzioni e per offrire il proprio sostegno all’attuale governo sarebbe pieno di domande, ma che invece ne farà solo una, anzi due:
Una vita senza dignità che vita è?
Una vita senza orgoglio e senza valori, a cosa serve?
Alessandro Berni da Parigi
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Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
PATETICA LETTERA AI DEPUTATI PD: “NON SFIDUCIATEMI”… IL MINISTRO ATTACCATO ALLA POLTRONA PIETISCE L’AIUTO DEI SUOI EX COMPAGNI DI UN TEMPO… LA FOTO DEL VOLTAGABBANA QUANDO MANIFESTAVA CON LA BANDIERA ROSSA COME SINDACO PCI DI FIVIZZANO
«Cari compagni…». Avrà sicuramente esordito in questo modo un sacco di volte, Sandro Bondi, iniziando i suoi interventi negli anni in cui aderiva al Pci ed era sindaco del comune di Fivizzano.
Difficile immaginare che quella locuzione sarebbe stata rispolverata ancora, adesso che è coordinatore del Pdl e ministro del governo Berlusconi.
Lo ha fatto, invece, in una lettera aperta al Pd in vista del voto di sfiducia individuale nei suoi confronti, nato dalla mozione presentata dopo i crolli di Pompei.
«Cari compagni vi spiego perchè non dovreste sfiduciarmi» scrive Bondi. «Per un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete».
Il ministro parla tra l’altro di un «clima pregiudizialmente ostile alla mia persona».
E ricorda anche i motivi che lo portarono a suo tempo a passare dal fronte comunista al centrodestra, ovvero «la consapevolezza dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Pci», spiegando con questa sua scelta un sovrappiù di acredine della sinistra nei suoi confronti.
Per questo Bondi ritiene la mozione del tutto ingiustificata e immotivata.
«I crolli avvenuti a Pompei? Non posso crederci. Sapete bene che altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente avverranno anche nel futuro, senza che a nessuno passi per la testa di chiedere le dimissioni del ministro pro tempore alla cultura».
Insomma diposto a tutto pur di non crollare lui.
Un tipico sottoprodotto della cultura berlusconiana.
Uno che ora vorrebbe insegnare a noi cosa vuol dire “destra” .
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Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
CAMBIA IL PANORAMA POLITICO, FINISCE IL BIPOLARISMO: L’EFFETTO DELLA VITTORIA DI PIRRO DEL PREMIER E’ LA NASCITA DI UNA ALTERNATIVA AL GOVERNO DEL PARTITO DELL’AMORE A PAGAMENTO…CON TRE VOTI COMPRATI LA COALIZIONE AFFARISTICO-RAZZISTA ORA NON VA DA NESSUNA PARTE…E IN CASO DI ELEZIONI IL GOVERNO DEL CEPU E’ FINITO
Sono bastate appena ventiquattrore, per capire quanto sia posticcio lo “straordinario trionfo” ottenuto l’altroieri da Silvio Berlusconi ai danni del suo nemico Gianfranco Fini.
Appena ventiquattrore, per toccare con mano quanto sia fragile la Bastiglia forzaleghista nella quale il premier si trincera, fingendo di voler governare il Paese “fino alla fine della legislatura”.
Nel dolceamaro “day after” dell’ordalia del 14 dicembre, il presidente del Consiglio deve prendere atto che quella prova di forza (che pure c’è stata e che pure ha superato di strettissima misura) non solo non serve ad annientare l’opposizione disarticolata del centrosinistra, ma produce come reazione immediata la nascita di un’opposizione strutturata di centrodestra.
Il battesimo ufficiale del Terzo Polo tra Fli, Udc, Api e Mpa cambia profondamente il panorama politico di metà legislatura.
È una risposta politica dell’area moderata anti-berlusconiana alla vittoria aritmetica della destra radicale berlusconiana.
Ed è significativo che quella risposta arrivi immediatamente dopo che il Cavaliere ha riaperto il borsino della compravendita dei parlamentari, rivelando una transumanza collettiva di numerosi esponenti di Fli e annunciando un “porta a porta” individuale con singoli esponenti dell’Udc.
Lo slogan sul quale poggia la pubblicità ingannevole del premier, che per questa via si spaccia agli italiani come un “leader rafforzato”, è “allargare la maggioranza”.
Obiettivo facile, a suo dire, per chi ha appena sconfitto i traditori e per questo diventa una calamita che attrae i pentiti, invece di respingere i transfughi.
La verità è esattamente l’opposto.
L’allargamento della maggioranza, per il premier, non è il test della sua ritrovata forza, ma la prova della sua moltiplicata debolezza.
Non è un atto di generosità , ma di necessità .
Con tre voti di scarto, il governo Berlusconi-Scilipoti non va da nessuna parte. Per questo, e con la sola stampella della Lega, getta un ponte verso il centro.
Ma la novità è che il centro ha già mollato gli ormeggi.
La nascita del Polo della Nazione è un altro effetto della vittoria di Pirro berlusconiana.
Piuttosto che terremotare il campo di Futuro e Libertà , raccogliendo le macerie a suo vantaggio, Berlusconi ha spinto definitivamente Fini nella faglia in movimento del Nuovo Centro.
Ha gettato cioè l’ex co-fondatore del Pdl nelle braccia di Casini, che insieme a Rutelli e Lombardo possono annunciare oggi la nascita di un coordinamento tra i parlamentari, domani il varo di un unico gruppo parlamentare, e magari dopodomani la formazione di una lista unitaria e più in là , chissà , di un vero e proprio partito.
Il PdN si configura dunque non come “costola”, ma come alternativa assoluta al Pdl.
E con questa prospettiva, non più teorica ma pratica, il Terzo Polo si blinda: la sua costituency parlamentare appare oggettivamente meno permeabile alle lusinghe del Cavaliere.
In qualunque forma si materializzino: mutui o poltrone.
Così muta la geo-politica del Paese, che assume un assetto tendenzialmente tripolare.
Anche questo è un esito della battaglia di martedì scorso, oltre che della più generale deriva populista e tecnicamente eversiva del berlusconismo. Pessimo risultato, anche dal punto di vista del Cavaliere: da alfiere irriducibile del bipolarismo, diventa il maieuta involontario del tripolarismo.
Vuole allargare la maggioranza.
Per ora è riuscito ad allargare l’opposizione.
Dopo il 13 aprile 2008, alla Camera aveva “contro” 276 parlamentari. Ora ne ha contro 311.
Questa è la dura realtà di una maggioranza che si pretende tuttora autosufficiente. Il PdN potrà anche sembrare l’ultimo “fortino degli sconfitti”. Potrà anche apparire velleitario in un’Italia in cui, dalla virata maggioritaria indotta dai referendum dei primi anni ’90, le terze forze non hanno mai goduto di particolari fortune.
Potrà persino risultare nefasto, per chi ricorda la sciagurata politica andreottiana dei due forni all’epoca della Prima Repubblica.
Ma resta il fatto che dietro ai sacchi di sabbia della trincea appena costruita, l’artiglieria terzopolista può fare danni incalcolabili, nei confronti di Berlusconi e di quel che resta della sua coalizione.
Li può fare a legislatura vigente.
Molto più di quanto non dimostri la rigida ed eccezionale aritmetica del voto di fiducia dell’altroieri.
Quel 314 a 311 a favore della maggioranza è infatti una situazione unica e irripetibile.
Un esempio: nell’attuale perimetro Pdl-Lega ci sono almeno 30 parlamentari che sono anche ministri e sottosegretari, e che dunque sono spesso assenti dall’aula per impegni istituzionali e internazionali.
Nella fisiologia dei lavori parlamentari, la maggioranza non sarà materialmente in grado di schierare stabilmente i suoi 314 effettivi alla Camera, e i suoi 162 al Senato.
Per questo la neonata opposizione di centrodestra, insieme all’opposizione di centrosinistra, ha sulla carta i numeri sufficienti per mandare sotto il governo sulla mozione di sfiducia a Bondi o su quella per il pluralismo radiotelevisivo, sul disegno di legge Gelmini per l’università o sul decreto legge s per i rifiuti.
Ma il PdN può fare danni irreparabili anche nella prospettiva delle elezioni anticipate.
Con l’attuale legge elettorale il Terzo Polo sarebbe ininfluente alla Camera, dove non potrebbe arrivare comunque primo rispetto al Pdl e al Pd, e dunque non potrebbe in alcun modo incassare il colossale premio di maggioranza garantito dal Porcellum.
Ma sarebbe decisivo al Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale, dove non gioca il fattore “voto utile” e dove la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati è solo del 3%.
Dunque in questo caso, almeno a Palazzo Madama, il Terzo Polo sarebbe decisivo. Una lista unitaria Fini-Casini-Rutelli-Lombardo raggiungerebbe un risultato sicuro: farebbe perdere Berlusconi, che con la sola maggioranza alla Camera non potrebbe tornare al governo del Paese.
Non sappiamo quanto filo da tessere avrà la Cosa Bianca, che è forse ancora informe, ma che certo è già conforme all’idea di un “altro centrodestra”.
Una formazione davvero moderata e finalmente costituzionale, ormai avversaria conclamata della destra estremista di Berlusconi e Bossi, che può avere a cuore l’interesse nazionale, e non più quello di un singolo.
E con la quale persino il Pd può dialogare senza pregiudizi, per provare almeno a riscrivere un modello di legge elettorale e un programma di messa in sicurezza dell’economia del Paese.
Una cosa è certa: questo Cavaliere, con il suo “governo del Cepu”, non può farcela.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
“FUTURO E LIBERTA’ NON E’ UN’OPERAZIONE DI PALAZZO,MA UN APPRODO CONDIVISO”…”SENZA I FINIANI SAREBBERO STATE APPROVATE LEGGI OSCENE”…”FINI HA COMPIUTO IL GESTO PIU’ CORAGGIOSO DEGLI ULTIMI 16 ANNI”…”NON DEVE DIMETTERSI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA: RAPPRESENTA UNA SENTINELLA NELLE ISTITUZIONI”
Per come viene descritto da chi lo conosce bene, è prevedibile che la legnata subìta
l’altroieri sprofonderà per qualche tempo Gianfranco Fini nella più cupa depressione.
Un po’ come dopo la sconfitta del Polo delle libertà nel ’96 e vieppiù dopo il fallimento dell’operazione gollista dell’Elefantino, in tandem con Mariotto Segni, alle elezioni europee del ’99.
Ora è immaginabile che la tentazione di abbattersi sia ancora più forte, visto che in questi mesi Fini s’è giocato tutto: la faccia, la reputazione, la carriera politica, persino la famiglia.
La scena del presidente della Camera che esce da Montecitorio sotto le forche caudine degli insulti e dei lazzi dei berluscones va in quella direzione. Ma oggi non è tempo di depressione.
Futuro e Libertà — lo dimostrano i sondaggi e i bagni di folla a Mirabello e Bastia Umbra — non è un’operazione di palazzo, una scissione a freddo, ma un approdo condiviso e sostenuto da qualche milione di italiani di centrodestra sfiniti e disgustati da 16 anni di berlusconismo, ma anche da molti moderati costretti a votare a sinistra turandosi il naso.
Non sarà certo la vittoria di Pirro del piccolo corruttore, passato in pochi mesi dalla maggioranza più oceanica della storia repubblicana a un misero +3 (per giunta grazie a mostri di coerenza come Razzi, Scilipoti, Cesario, Calearo, Moffa, Siliquini e Polidori), a spegnere quelle speranze.
Anzi il martedì nero potrebbe trasformarsi, col tempo, in una bella giornata. La conta del 14 dicembre ha ripulito le truppe finiane, scremando gli uomini dai quaquaraquà : chi aveva un prezzo, l’ha capitalizzato passando alla cassa. Chi non s’è lasciato tentare dai martinpescatori berlusconiani nel momento del suo massimo valore monetario, è prevedibile che non tradirà più quando le offerte saranno inevitabilmente più basse.
Il tempo, anche per ragioni anagrafiche, lavora per Fini. Il quale, dopo molti traccheggiamenti ed errori, ha comunque compiuto il gesto politico più coraggioso che si ricordi nella politica italiana dal 1994, paragonabile solo a quello di Bossi & C. quando rovesciarono il primo governo B. (altri tempi, altra Lega).
E sappiamo bene quanto costa uscire dal recinto del regime e quanto conviene restarci dentro.
Senza i finiani, sarebbero passate leggi oscene come il “processo breve” e il bavaglio sulle intercettazioni.
Ora qualcuno — non solo i berluscones doc e gli avventizi tipo Moffa, ma anche Repubblica — invoca le sue dimissioni da presidente della Camera.
Si dice che dovrebbe andarsene perchè ha perso la partita con B. (ma che c’entra?), o perchè non è più super partes (ma quando mai la sua presidenza ha dato motivo di ritenerlo?), o perchè ora è passato ufficialmente all’opposizione (ma quante volte il presidente della Camera è stato un esponente della minoranza?), o semplicemente (come scrive Ezio Mauro) “per fare liberamente la sua battaglia politica decisiva… dal centro”.
Tutte opinioni legittime, ci mancherebbe.
Noi però pensiamo che è meglio se Fini resta al suo posto.
Con l’immonda compravendita dei deputati e le strane infiltrazioni di black-bloc fra i manifestanti, il regime ha gettato l’ultima maschera, rivelandosi più che mai pericoloso ed eversivo.
Mai come ora c’è bisogno di una qualche sentinella nelle istituzioni, tanto più vista l’afasia che, per scrupoli istituzionali forse eccessivi, sembra aver colto il capo dello Stato nei giorni di vergogna.
Il presidente del Senato sappiamo chi è. Rai e Mediaset sappiamo in che mani sono: le stesse che controllano le forze dell’ordine e i servizi segreti.
La Corte costituzionale s’è messa in ferie in attesa di tempi migliori.
Il neopresidente della Consob, l’ex viceministro Giuseppe Vegas, appena nominato dal governo, fa onore all’“indipendenza” delle authority restando deputato per votare la fiducia al governo che l’ha nominato.
E in questo ammasso di macerie dovrebbe dimettersi Fini?
Che cos’è, uno scherzo?
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
PER GIUSTIFICARE LA SUA ASTENSIONE DI IERI, OGGI MOFFA SI INVENTA STRATEGA: PERCHE’ NON DICE CHE LO FARANNO MINISTRO ALLE POLITICHE COMUNITARIE? …. PARLA DI SNATURAMENTO DI FLI, MA LUI QUANTE VOLTE SI E’ SNATURATO PER RESTARE A GALLA?… E’ FORSE PER UNA NOBILE DIVERGENZA IDEOLOGICA CHE IERI HA CHIESTO IL POSTO DI BOCCHINO PER VOTARE LA SFIDUCIA?
Il fronte berlusconiano anche oggi non rinuncia a sparare la quotidiana palla: la parola d’ordine è “allargamento della maggioranza”, anche perchè, con tre voti di scarto, il governo durerebbe due giorni.
Dopo averci provato con l’Udc di Casini e aver ricevuto la porta in faccia, chiusa ogni possibilità con Futuro e Libertà dopo l’indegna campagna acquisti, dopo aver fatto un cenno persino ai cattolici del Pd e aver ricevuto una pernacchia, chi rimane per “allargare” la corte dei miracolati?
Ecco la soluzione, “recidiva con diffida”: “cercheremo i singoli deputati sia dell’ Udc che di Fli”.
E poi il premier si lascia scappare: “Abbiamo un sacco di posti liberi sia come ministri che come sottosegretari”.
Speriamo non si dimentichi di stornare quelli già promessi agli “accattoni” di Fli, poveretti, almeno pagargli il prezzo del tradimento di ieri.
Nel dettaglio, il presidente del Consiglio ammette di pensare «anche a deputati di Fli, che non sono più d’accordo con Fini ma al quale hanno già pagato il debito di riconoscenza per averli messi in lista».
Di più: «I voti erano già ieri sera diversi e di più, perchè tanti, avendo visto che l’attacco è andato male, hanno scelto diversamente».
Povero Silvio, niente Bunga Bunga con tutti questi rompicoglioni di transfughi che non lo fanno neanche dormire la notte: tutti a telefonargli per dichiararsi pronti ad abbandonare la nave finiana e a ritornare sulla tolda del “ciarpame senza pudore”.
Peccato che non faccia nomi, non arrivino adesioni, sia il solito miserevole spot per far credere quello che non è.
Ma c’è un uomo che agisce dietro le quinte “in nome e per conto”, si chiama Silvano Moffa, ex sindaco di Colleferro e presidente della provincia di Roma.
Una persona poco nota a molti, colui per cui Fini ha espresso amarezza quando ieri l’ha tradito: “almeno poteva dirmelo prima” ha detto il Gianfri, memore di un’amicizia trentennale.
Oggi Moffa, che passa per grande stratega, ha sostenuto che “il disegno originario che ha dato vita a Futuro e libertà è stato snaturato, perchè Fli doveva restare nel perimetro del centrodestra senza fughe terzopoliste e per questo motivo altri moderati potrebbero dissociarsi nei prossimi giorni”.
Si dà il caso che il buon Silvano sia conosciuto da chi scrive da quando eravamo ragazzi, dai tempi di Linea Futura e Spazio Nuovo, mozione congressuale della destra sociale rautiana, che lo stesso Moffa illustrò al congresso a Roma con grande partecipazione ed enfasi.
Erano i tempi della teorizzazione dello “sfondamento a sinistra”, di un Msi sociale e Silvano era uno di noi, molto considerato e a buona ragione.
Leggere ora da uno come lui che “bisogna restare nel perimetro del centrodestra senza fughe terzopoliste” provoca solo pena.
Badate bene: non una alleanza sulla legge elettorale con il Pd lo scandalizza, anche solo un terzo polo moderato che metta in discussione il suo mandante in Fli.
E proprio lui parla di snaturamento senza vergognarsi?
Proprio lui che quando fu messo in minoranza il progetto rautiano, a differenza di chi come il sottoscritto non aderì neanche ad An per coerenza ai propri ideali, si affrettò a salire sul carro del vincitore fino a diventare un fedelissmo di chi, ovvero Fini, fino al giorno prima aveva osteggiato?
Ma passi, c’è chi ha vive di politica e chi no.
Ora Moffa si accorge del perimetro e dello snaturamento, abbandona Fini di nascosto, proprio lui che qualche mese fa mi scrisse “non avevo dubbi, conoscendoti, che saresti stato vicino a noi e alle posizioni di Fini”.
Forse ero io che non conoscevo più bene lui, avendolo perso di vista per tanto tempo.
Ma ritorniamo a quanto dichiarato oggi: “Fini doveva creare una nuova formazione nel perimetro del centrodestra anche europeo, e invece il progetto, nelle ultime settimane, si è andato sfarinando verso un Terzo polo che non condivido. E non lo condivido perche il Terzo Polo, oltre a non essere adeguato alla struttura bipolare del nostro sistema, non è nella coscienza del paese”.
E infine, quello che per Moffa è stato l’errore tattico: “Se si fosse ascoltato bene il discorso di Berlusconi – dice – si sarebbero colte delle aperture, per esempio sulla legge elettorale, che erano contenute nel documento di mediazione che io avevo messo a punto”.
Povero Silvano che oggi cerca di dare dignità al suo tradimento.
Dimentica che il suo documento di mediazione è stato proprio il suo Silvio a respingerlo: era già una cagata di suo, essendo ispirata dal Pdl, ma tanto aveva rotto le palle che Fini per venirgli incontro lo aveva accettato.
Silvano dimentica l’impegno, qualora fosse stato respinto, che tutti avrebbero votato la sfiducia.
Dimentica che anche lui aveva sottoscritto la mozione e ha tradito la sua firma.
Dimentica che a Bastia Umbra aveva pronunciato un discorso di fedeltà assoluta alla linea futurista che sempre quella è stata.
E se di mero contrasto alla linea politica si fosse trattato, che senso aveva ieri dirsi disponibili a votare la sfiducia in cambio delle dimissioni da capogruppo di Bocchino?
O non stavi semplicemmente eseguendo degli ordini per creare ulteriore scompiglio in Futuro e Libertà per conto di terzi?
A che titolo hai organizzato alla vigilia ulteriori incontri e hai fatto firmare persino da Catone una lettera pro-governo?
A che fine tutto questo attivismo?
Per rafforzare l’area di questo governo?
Sempre in simbiosi con l’uomo di Alemanno, di nome Augello, altra grande quinta colonna del premier?
Ma se vuoi limitarti a parlare di coerenza politica, dimmi una cosa Silvano: che ha in comune con la tua formazione culturale e sociale questo governo forzaleghista composto da inquisiti, corrotti, amichetti dei mafiosi, razzisti, puttanieri e antiitaliani?
Potevi dire onestamente che ti hanno promesso il ministero delle politiche comunitarie e avremmo capito a malincuore.
Per come ti ricordiamo vederti abbracciato da Silvio alla Camera come colui che ha compiuto la propria missione tra le linee nemiche ci ha creatom credici, un senso di vomito.
E leggere che non hai neanche il coraggio di rientrare nel Pdl ma che andrai (per poco) nel gruppo misto, solo per darti una patina di dignità è ancora più penoso.
Addio Silvano, irriconoscibile amico di un tempo dove non c’erano poltrone da spartire, ma solo tanta nobile dignità .
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
IL SISTEMA PER ACQUISTARE DEPUTATI E PARLARE DI MORALITA’, PASSARE DA UNA MAGGIORANZA DI 80 PARLAMENTARI A 3 GLORIFICANDO SE STESSO, SPACCIARE PER RIFORMA DELLA GIUSTIZIA DELLE CHIAVICHE DI LEGGI AD PERSONAM, PERDERE IL 10% DI VOTI IN DUE ANNI E PARLARE DI VITTORIA… E I SERVI BEOTI SI RICORDANO DEL TRICOLORE, “PRESTATO” DA CHI LO USAVA COME CARTA IGIENICA
Abbiamo voluto, prima di esprimere alcune nostre sintetiche considerazioni, pubblicare
alcune qualificate analisi di commentatori politici, in relazione al voto di ieri alle Camere.
Per rendere politicamente chiaro il nostro punto di vista andiamo per brevi capitoli.
Gli errori di Fini
1) Aver accettato che la mozione di sfiducia venisse calendarizzata dopo trenta giorni, con la scusa della necessità di far passare la finanziaria. Cosi facendo ha dato tutto il tempo alla maggioranza di porre in essere quel lercio mercato delle vacche che ha permesso al governo di fare campagna acquisti, promettendo mare e monti
2) Essersi fidato della parola e della firma di presunti amici che altro non rappresentavano che la quinta colonna di Berlusconi in Futuro e Libertà .
3) Aver dovuto fare spesso un passo avanti e uno indietro, più che per colpa sua, per i bastoni tra le ruote che mettevano costantemente le “colombe”.
Fini ha preferito tenere unito il gruppo a scapito della coerenza e della linearità di condotta, ma l’esito gli dà torto.
Berlusconi ha vinto?
Per dirla alla D’Alema, se uno si accontenta di vincere comprando i deputati, numericamente ha vinto.
In un Paese normale sarebbero arrivati i carabinieri in Parlamento a “impacchettare” qualcuno.
Se vincere con l’acquisto di un deputato inquisito per essersi fottuto i rimborsi dell’alluvione (60.000 euro) per rifarsi i denti, di un altro che ha un decreto ingiuntivo di 200.000 euro e il pignoramento di 7 appartamenti, con un’ altro ancora sotto processo per essersi fottuto 700.000 euro dalle casse del comune di Alessandria, rappresenta un successo, allora il governo ha vinto.
Se vincere minacciando conseguenze sulle aziende di famiglia di una deputata per assicurarsi il suo voto o assicurare un posto da sottosegretaria a un’altra o da ministro a un altro politico accattone, allora il governo ha vinto.
Conta il risultato, risponde qualcuno.
No, conta il modo, ribattiamo noi: perchè la corruzione è un reato penale e, senza certi interventi, il premier sarebbe stato sfiduciato e oggi staremmo a commentare altro.
Tre voti di differenza vuol dire che bastavano che le due deputate di Fli votassero come da firma loro apposta alla mozione di sfiducia e il governo avrebbe perso 313 a 312.
O che i “tre tenores” dell’ 1 x 2 ( due ex Pd e un Idv) non fossero stati beneficiati di promesse e prebende.
Futuro e LIbertà si è spaccata?
Leggiamo certi titoli che fanno sorridere: sono andati via in 3 su 36, pari all’ 8%.
Una per ragioni di convenienza aziendale, un’altra per un posto da sottosegretario, un altro per un posto da ministro alle politiche comunitarie.
Più che spaccatura è accatonaggio molesto.
Per dirla tutta speriamo che qualcun altro li accompagni, così si tolgono dai coglioni tutti coloro che stanno ancora a perdere tempo con Ali babà .
Che deve fare Futuro e Libertà ?
L’elettorato potenziale di Fli per oltre l’80%, secondo i rilievi di Demopolis, non ne vuole più sapere di Berlusconi.
Quindi Fli deve fare opposizione al governo, il che vuol dire presenza in Aula, sfiducia a Bondi e Calderoli, come etica impone.
I pidiellini che ieri hanno sventolato, in segno di giubilo, il riscoperto tricolore, dopo aver taciuto da vigliacchi quando Bossi “ci si sarebbe pulito il culo”, devono farsela addosso in Aula.
Ha detto Silvio che ha la maggioranza? Bene, il senso del dovere dei pidiellini è quello di garantire il voto al governo: o tengono a bada la prostata o devono finire sotto in qualsiasi momento, in qualsiasi occasione, in qualsiasi modo.
Berlusconi vuole le elezioni?
Berlusconi aspetta la decisione sul legittimo impedimento e ha bisogno di tempo, la Lega vuole poter spacciare ai beoni padani una parvenza di federalismo virtuale, altrimenti perde consensi: ne deriva che nessuno vuole le elezioni a breve.
Anche per un semplice motivo: rischiano di perderle o nella migliore delle ipotesi di vincerle solo alla Camera.
E’ il gioco della Lega: nel caso vi fossero le elezioni e al Senato non emergesse una maggioranza di centrodestra, fuori Silvio e dentro Tremonti.
E Silvio si imbarca per le Cayman.
Per questo si è ridotto a correre dietro alle Siliquini e ai Razzi: come ha ricordato Fini, per non doversi presentare ai processi.
In conclusione
Ieri Fini poteva riuscire a dare una spallata e non c’è riuscito, amen, ma non ha perso la guerra.
Berlusconi ha solo rinviato i suoi problemi.
Sullo sfondo rimane un partito ormai dedito solo all’accattonaggio molesto. Fino ad esaurimento delle monetine in tasca ai passanti.
Sono i nuovi rom della politica italiana.
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
IL CORSIVO DI FILIPPO ROSSI SU FAREFUTURO
Io festeggio.
Davvero, io festeggio.
Avete tutto il diritto di non credermi, ma io festeggio veramente.
Faccio festa a un altro pezzetto di libertà conquistata con la fatica della battaglia.
Con l’orgoglio di stare dalla parte giusta.
Dalla parte opposta di chi declina la politica come se fosse proprietà privata, come se fosse questione d’interessi individuali e aziendali.
Di chi vuole salvare se stesso e non l’Italia.
Festeggio perchè sto all’opposizione.
Perchè sono altrove.
Lontano.
Festeggio perchè solo così può nascere una destra nuova che non sia più succube del potere berlusconiano.
Una destra che non si attardi più a cercare compromessi col vecchio ma cerchi l’avventura del nuovo, in mare aperto.
Una destra futurista, per nulla paurosa e per niente codarda.
Io festeggio perchè la destra nuova o sarà “anti e post” berlusconiana o non sarà per niente.
Perchè la destra nuova per venire finalmente alla luce non può attardarsi in compromessi con chi ancora crede nell’insostituibilità del pifferaio di Arcore. Io festeggio perchè da oggi siamo ancora un po’ più distanti da chi ancora pensa che si possa costruire un centrodestra europeo accettando di cantare “meno male che Silvio c’è”.
Da chi crede che una destra moderna possa permettersi di fare compromessi col peggiore dei populismi possibili.
Io festeggio perchè abbiamo percorso un altro pezzo di strada verso un’Italia finalmente liberata da una politica che non si merita, da una politica che grida invece che pensare, che tifa invece di scegliere, che fa demagogia.
Io festeggio perchè, nonostante quel che dicono i propagandisti di mestiere, ieri un altro pezzo di berlusconismo se l’è portato via il vento della storia. Diceva Gaber: «Io non ho paura di Berlusconi in sè, ma di Berlusconi in me». Ecco, io festeggio perchè un altro pezzo di “Berlusconi in noi” se n’è andato. Io festeggio perchè la destra come la sogno, come la sogniamo, nascerà il giorno in cui non avrà nemmeno una scoria di berlusconismo in corpo.
Io festeggio perchè da oggi questa destra “deberlusconizzata” è un po’ più forte.
Filippo Rossi
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