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FINI NEL FORTINO: “VEDRETE, ORA CI DIVERTIREMO”

Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

GLI GRIDANO DI TUTTO, CHIEDONO LE SUE DIMISSIONI, MA GIANFRANCO PROMETTE UN VIETNAM PARLAMENTARE PER IL PDL

Sorride a chi lo irride.
Sarà  la forza dei nervi, sarà  l’orgoglio del duro che non vuol mostrarsi sconfitto, sta di fatto che mentre lascia l’aula di Montecitorio, Gianfranco Fini istintivamente rivolge un sorriso e un «ciao, ciao» con la mano ai deputati del Pdl che dai loro scranni gli urlano di tutto.
E qualcuno va decisamente oltre: «Pezzo di m…».
Fini non si sofferma, esce dalla porta, entra nel Transatlantico e anche qui è bersagliato da altre volgarità : «Dimettiti coglionazzo!».
E mentre Fini si avvia verso il suo studio, in aula va in scena uno spettacolo inedito: un centinaio di deputati del Pdl, della Lega e qualche ministro (Ignazio La Russa), urlano a squarciagola l’Inno di Mameli, sventolano decine di vessilli tricolori che si erano portati dietro, mentre i più risoluti, una cinquantina, intonano un coro indirizzato a Fini, oramai lontano: «Di-mis-sio-ni, di-mis-sio-ni!».
Sentimenti e risentimenti che da sei mesi dividevano fino all’odio reciproco i due sfidanti.
Sentimenti che alfine hanno tracimato come lava bollente dentro Montecitorio, trasformandosi in insulti grevi che hanno colpito lo sconfitto.
Oramai da mesi, inferocito per la campagna del «Giornale» contro di lui e contro i suoi cari, Fini si era votato ad una missione: «Uccidere» politicamente Berlusconi.
Tanto è vero che nelle ultime settimane, da presidente della Camera, non aveva esitato a prodursi in una escalation di esternazioni poco istituzionali e molto esplicite. E ora che l’assalto è fallito?
Risalito nel suo studio al primo piano di Montecitorio, Fini fa capire ai fedelissimi che il programma non cambia e a caldo scolpisce una frase che potrebbe diventare proverbiale: «Ora? Ora ci divertiremo…».
Certo, è un modo per esorcizzare la batosta, ma anche un messaggio ai suoi: d’ora in poi a Berlusconi non gliene passeremo una.
Italo Bocchino, il delfino del capo: «Nel 1948, dopo l’attentato a Togliatti, a Pajetta che aveva occupato la prefettura di Milano, il segretario del Pci disse: e ora che hai occupato che ci fai? Lo stesso diciamo noi: Berlusconi, con tre voti di maggioranza che ci fai».
Loro, i finiani hanno deciso subito che d’ora in poi passeranno a setaccio ogni singolo voto.
A cominciare dalla mozione di sfiducia nei confronti di Sandro Bondi.
Il Fli la appoggerà .
Ma per continuare a pesare, la scialuppa del Fli non dovrà  perdere altro equipaggio.
E si dovrà  presto chiarire cosa farà  Fini: resterà  presidente della Camera?
Lui, a domanda diretta, risponde senza esitazioni: «Dimettermi? Non ci penso proprio».
Certo, ora che il Pdl ha ripreso ad attaccarlo, per Fini è più difficile assecondare una tentazione che, pure, a settembre aveva preso seriamente in considerazione.
Ma è molto significativo quel che dice Bruno Tabacci, uno dei capofila del (per ora teorico) Terzo Polo: «Personalmente non avrei mai avviato un’operazione politica occupando quel ruolo».
Altrettanto serio il problema della tenuta dei parlamentari.
La dissociazione di Silvano Moffa, uno dei fondatori del Fli, ha fatto affiorare livore nei confronti del protagonismo di Italo Bocchino.
Erano in tanti, a sconfitta consumata, a prendersela con gli «eccessi di Italo». Come se Bocchino avesse interpretato una sua linea, diversa da quella di Fini. Ma un avversario frontale, un uomo sincero come Giorgio Stracquadanio, rimuove l’equivoco: «Lo sappiamo tutti, il mandante della linea dura è sempre stato Fini».
E d’altra parte, quando Moffa, per poter votare la sfiducia, ha chiesto la testa di Bocchino, Fini ha tagliato corto. Ma i futuristi lo sanno.
Berlusconi ricomincerà  a lavorarli ai fianchi per garantire più lunga vita al suo governo.
Tra i moderati restati con Fini, non mancano quelli che potrebbero rimanere sensibili alla sirena berlusconiana.
Ma non certo un personaggio, ieri protagonista di una sequenza a suo modo toccante.
A Montecitorio Fini aveva appena letto l’esito del voto di sfiducia e sugli scranni della maggioranza si cantava l’Inno di Mameli in uno sventolio di tricolori.
Seduto al suo posto, Mirko Tremaglia, il legalitarissimo ragazzo di Salò che non ha mai amato Berlusconi e che, pur vacillando sul suo bastone e con la moglie ricoverata in clinica, è venuto a votare.
Il vecchio Mirko, patriottico come nessun altro, con lo sguardo vitreo guardava quegli onorevoli che festeggiavano.
Come ultras della curva.

Fabio Martini
(da “la Stampa“)

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QUALCHE DETTAGLIO DELLA “CLASSE” DI CHI OGGI HA VINTO PER TRE VOTI COMPRANDOSI I DEPUTATI

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

FRASI, COMPORTAMENTI, DICHIARAZIONI DELLA GIORNATA IN CUI IL PARTITO DELL’AMORE NON HA RAGGIUNTO LA MAGGIORANZA DI 316 DEPUTATI… L’UMORISMO DI BONDI, LA ELEGANZA DELLE MINISTRE, IL GESTO RAFFINATO DI GASPARRI E ALTRO ANCORA

E’ tempo di commenti politici a quanto avvenuto oggi alla Camera.
Partiamo da quelli seri, emersi all’interno di Futuro e Libertà  dove Granata afferma che “non basta un pugno di voti acquistati e un drappello di parlamentari senza dignità  a governare l’Italia. Da domani in Parlamento renderemo la vita impossibile a Berlusconi”.
Sempre i finiani sostengono che il voto di oggi mette la parola fine ai pretesti, alle dispute tra colombe e falchi.
“D’ora in poi – sintetizza uno dei finiani – saremo una falange macedone. Saremo un esercito compatto, perchè dobbiamo difenderci…”.
Altra considerazione: “ora sapremo – aggiunge la stessa fonte – che se ci saranno tra di noi delle differenze, queste saranno dovute a divergenze di vedute e non a pretesti di chi già  si è venduto…”.
Fini è amareggiato per la scelta di Moffa; “lo chiamerò, con calma.
“Poteva dirlo ieri sera”, avrebbe commentato.
Farebbe meglio a espellerlo come accade nei partiti normali.
Non si è mai visto uno che sistematicamente ostacola con mille alchimie il percorso del partito, fa da quinta colonna al premier, dice e firma una cosa e poi cambia sempre idea, costringe tutti alla sceneggiata del documento di ieri sera e poi è lui a non presentarsi a votare. Basta con giustificarlo : è politicamente un cialtrone. Vuole fare il ministro o conservare un privilegio? Vada altrove e si tolga dai coglioni.
Ma allentiamo la narrazione con qualche chicca.
Sentite questa dichiarazione: “si e’ celebrata la disfatta di quei cosiddetti politici di professione da Fini a tutto lo stato maggiore del Pd, le cui ambizioni personali sono pari solo alla loro modestia politica”
Parole e musica di quel peracottaro del l ministro dei beni culturali e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi.
Lui accusa gli altri di essere politici di professione, lui accusa la sinistra dopo essere stato comunista, lui parla di modestia politica altrui, lui parla di onestà  dopo aver piazzato parenti della compagna a spese dello Stato.
Voto: inqualificabile.
Capitolo Gasparri.
“Voi dell’opposizione dovete leggere di più” motteggia Gasparri in aula.
“Vi consiglio L’oro di Mosca di Cerqueti”.
Risate dai banchi dell’opposizione.
“Cerqueti fa il telecronista, il libro l’ha scritto Cervetti” è la replica divertita dei senatori.
Seconda puntata Gasparri
Tiè!
Al voto per il governo della finiana Catia Polidori alla Camera i capigruppo Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello saltano giubilanti nella sala stampa del Senato e Gasparri fa il gesto dell’ombrello a Fini che in quel momento appare sullo schermo tv.
Poi mostra pure il dito medio.
Voto: cialtronesco
Le ministre di classe
Processione di deputate di centrodestra e di qualche collega pd alla carrozzella di Giulia Bongiorno (incinta al sesto mese), che ha preso posto accanto a quella dell’ex militare Paglia.
Melania Rizzoli, Jole Santelli, Flavia Perina si alternano tra le altre per salutare e incoraggiare la presidente della commissione Giustizia.
Le ministre Meloni e Brambilla, le sottosegretarie Santanchè, Ravetto e la cattolica Roccella che siedono a due metri da lei, al lato destro del banco del governo, non la salutano nemmeno a distanza.
Ultima notizia riportata dal Corriere della Sera
Circola, a suggello della giornata, il preventivo di ristrutturazione della casa di uno dei deputati che ha cambiato fronte. I lavori possono cominciare.
Un gran finale per il Popolo degli Accattoni di voti.

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LA POLIDORI, MISS CEPU, SALVA BERLUSCONI

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

BARBARESCHI: “E’ STATA MINACCIATA: IERI SERA ERA CON NOI E DECISA A VOTARE LA SFIDUCIA, STAMANE HA DETTO “HO PROBLEMI COL CEPU” … TENUTA NASCOSTA NELLA STANZA DELL’ON. BARANI (PDL) FINO ALL’ULTIMO PER EVITARE CONTATTI, POI PORTATA SUBITO DA BERLUSCONI CON LA SCORTA

Era una delle «colombe» di Futuro e Libertà , ma il suo voto a favore della sfiducia non era stato messo in discussione.
Invece Catia Polidori si è espressa a favore del governo e la sua scelta ha scatenato un parapiglia in aula che ha costretto il presidente Fini a sospendere momentaneamente la seduta.
Appena subito dopo il voto la Polidori è uscita dall’Aula diretta verso la sala del governo, scortata da alcuni dei parlamentari del Pdl.
La stessa cosa è stata fatta poi con Antonio Razzi, che nelle ultime ore ha lasciato l’Idv per passare a Noi Sud.
Entrambi i deputati hanno incontrato in un faccia a faccia il premier Silvio Berlusconi
Ma mentre il voto di Razzi era ampiamente annunciato, quello della Polidori è giunto inatteso.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha commentato ironicamente che «evidentemente la notte ha portato consiglio», con riferimento alle parole pronunciate ieri al Senato dal presidente del Consiglio.
Luca Barbareschi, uno dei fedelissimi di Fini, dà  una sua interpretazione dell’accaduto: «Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di Pubblico Ufficiale».
La famiglia Polidori è titolare del Cepu, l’istituto privato per la formazione a domicilio e secondo il deputato di Fli avrebbe ricevuto pressioni per un voto favorevole all’esecutivo.
«Sappiamo per certo – ha sottolineato Barbareschi – che la Polidori ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono».
Lo scorso 19 luglio Silvio Berlusconi aveva partecipato a Novedrate, nel Comasco, ad un’iniziativa presso l’Ecampus, l’ateneo telematico creato dal fondatore del Cepu, Francesco Polidori, e il suo intervento aveva fatto molto discutere sia perchè avveniva a un paio di giorni dall’approdo in Parlamento della riforma universitaria voluta dalla Gelmini, sia perchè era stata l’occasione per un nuovo attacco a Rosy Bindi sul tema della bellezza.
Oggi la Polidori è stata tenuta nascosta nella stanza dell’om. Barani (Pdl) fino al momento del voto.
In aula è scoppiata una rissa con Granata che inveiva giustamente contro chi non aveva mai fatto trapelare un voto diverso da quello del gruppo.
E miss Cepu è stata accompagnata sotto scorta dal gran sultano del governo degli Accattoni.

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FINI : “QUELLA DI BERLUSCONI E’ SOLO UNA VITTORIA NUMERICA, NON POLITICA”. D’ALEMA: “GOVERNO VINCE CON 4 VOTI COMPRATI”

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

BOCCHINO: “HA LA FIDUCIA, E ORA CHE FA?”…   FINI: “TRE NOSTRI ESPONENTI FOLGORATI DISINTERESSATAMENTE SULLA VIA DI DAMASCO”

«La vittoria numerica di Berlusconi è evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà . Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà  chiaro in poche settimane».
Lo dichiara il presidente della Camera, Gianfranco Fini, subito dopo avere incontrato i suoi fedelissimi a Montecitorio a pochi minuti dal voto che ha sancito la tenuta della maggioranza di governo.
Proprio in ragione del voto favorevole, seppure di poco, all’esecutivo, il Pdl chiede ora al leader di Futuro e Libertà  di trarre le conseguenze della fallita «congiura» contro il governo e di dare le dimissioni dalla presidenza della Camera.
Fini aveva reagito in silenzio all’esito della votazione, ma che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto lo aveva probabilmente capito vedendo due dei suoi deputati aggiungersi alle fila della maggioranza, Maria Grazia Siliquini, la cui posizione era comunque stata di fatto anticipata lunedì con la decisione di non partecipare alle riunioni del partito, e Catia Polidori.
Anche Silvano Moffa, leader delle colombe, alla fine aveva scelto di non votare con i propri compagni di partito e per evitare di schierarsi dalla parte del premier aveva preferito non partecipare del tutto alla votazione.
Ma proprio questi tre voti mancati all’appello, alla luce dei fatti, avrebbero finito con l’essere determinanti, in aggiunta a quelli di Calearo, Scilipoti, Cesario e Razzi, che negli ultimi giorni hanno deciso di sganciarsi dalle forze di opposizione in cui erano stati eletti.
A favore del governo ha votato anche Catone, la cui posizione era però nota ormai da un paio di giorni.
Con tutta probabilità  si apre dunque un caso nel partito su quanti pur avendo sottoscritto la mozione di sfiducia poi alla fine non l’hanno votata..
Intanto il capogruppo di Fli, Italo Bocchino, si affida all’ironia per commentare l’esito del voto: «C’è un governo solido, una maggioranza ampia, che sicuramente riuscirà  a mettere in pratica il programma nell’interesse degli italiani».
Poi cita Togliatti. «Quando Pajetta occupò la prefettura contro Scelba, Togliatti gli disse: bravo, ora che ci fai? Ecco, a Berlusconi bisogna dire: e mò che hai preso la fiducia per tre voti in più, che ci fai?».
“Un episodio abbastanza vergognoso nella storia del parlamento, in sostanza il governo vince per tre-quattro voti comprati, alcuni in modo palese, altri meno”.
Così Massimo D’Alema commenta l’esito del voto di fiducia per il governo alla Camera, aggiungendo che “314 voti raccattati in questo modo non sono una base per governare il paese”.

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L’INCHIESTA SULLA COMPRAVENDITA DI VOTI: C’E’ UN AVVOCATO PENTITO DIETRO L’ESPOSTO DELL’IDV

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

PANICO AL MERCATO: LE INDAGINI DELLA PROCURA HANNO FRENATO LA CAMPAGNA ACQUISTI DELLA MAGGIORANZA… E SPUNTA UN TESTIMONE CON RELATIVA DOCUMENTAZIONE

“Eh… e adesso non sono più ferrato su niente, ok?”.
Alle sei di pomeriggio Mario Pepe non ragiona più. È tutto il giorno che rimbalza come una trottola da un lato all’altro di Montecitorio.
Avvicina i colleghi del Pdl: “Dovremmo essere 315 a 312”. Poi è il ministro Brunetta a fermarlo: “Che fa Calearo, che fa? Fabrizio (il capogruppo Cicchitto, ndr) è preoccupato”.
Tutti si rivolgono a lui come se avesse il pallottoliere sotto controllo, eppure, qualche ora più tardi, quando gli chiedi di fare i conti, perde la testa.
I sintomi si appalesano nel suo intervento in aula, quando chiede al presidente Fini di “convocare, sulla base dell’articolo 64 della Costituzione, il Parlamento in seduta segreta, al fine di salvaguardare l’incolumità  dei membri del Parlamento”.
Ma di cosa ha paura Pepe?
Ufficialmente non si sa, ma Antonio Di Pietro è convinto che siano stati i suoi due esposti in Procura a fermare i giochi.
“Li abbiamo spaventati – spiega – altrimenti avrebbero continuato”.
Parla della compravendita, del “mercato delle vacche” che da settimane sta sconquassando gli equilibri della politica.
Una decina di nomi, tra “prede” e “predatori”, che ora sono al vaglio del procuratore aggiunto Alberto Caperna.
I “persuasi” sono parlamentari, ma a fare da mediatori non sarebbero i politici, che si occuperebbero solo di muovere le acque nella fase iniziale: funzione “ad colorandum”, la chiama Di Pietro.
A seguire la compravendita in concreto, poi, sarebbero altri: ad esempio, la “gola profonda” che avrebbe fornito prove documentali della presunta corruzione è un avvocato.
Sarebbe stato arruolato mesi fa, ai tempi dei primi malumori con Gianfranco Fini, per “radunare” parlamentari che avrebbero potuto sostituire i “traditori” finiani.
L’operazione non andò in porto: a convincere l’avvocato a parlare, sarebbe stata proprio la mancata ricompensa per la trattativa fallita.
Tra i casi illustrati da Di Pietro ci sono sicuramente quelli dei due ex Idv, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi. T
utti e due, nei giorni scorsi hanno abbandonato il partito e sono pronti a sostenere il governo Berlusconi.
Nel caso del primo, potrebbero aver pesato le pressioni di ambienti siciliani, come quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Nel caso di Razzi, confluito in Noi Sud, potrebbero essere state, almeno stando ai racconti del suo ex portavoce, le promesse dei ministri Frattini e Alfano.
Racconta l’Idv Francesco Barbato, fino a pochi giorni fa compagno di banco di Razzi, che le pressioni andavano avanti da tempo.
Pranzavano insieme, e Razzi gli faceva il resoconto delle avances: “Lo aveva impressionato il fatto che Berlusconi lo faceva accomodare sul divano, e poi continuava a sbrigare i suoi impegni: incontri, telefonate, faceva tutto davanti a lui, per farlo già  sentire uno dei suoi”.
Ieri Barbato ha provato a chiamarlo un sacco di volte. Niente da fare.
Alla fine gli ha lasciato un messaggio in segreteria, ma dubita che servirà  a farlo tornare sui suoi passi. Razzi se n’è andato con Noi Sud – come aveva già  fatto un altro Idv, Americo Porfidia, indagato per estorsione aggravata – e voterà  la fiducia.
Non hanno ancora trovato una posizione unitaria i tre del Movimento di Responsabilità  nazionale: Cesario vuole votare la fiducia, Scilipoti si è quasi convinto, dopo che una troupe di Annozero, dice, ha fatto svenire sua madre. Calearo è ancora per l’astensione ed è letteralmente tartassato dalle telefonate del Pd e del Pdl.
Non voteranno nemmeno i due del Sudtiroler Volkspartei.
L’onorevole (di Bolzano) Micaela Biancofiore ha provato a convincerli a votare la fiducia, ma ha ottenuto solo una riflessione sulle “alleanze organiche future”.
Si cerca consenso in ogni angolo di Montecitorio.
Addirittura, a un certo punto della giornata, si diffonde la voce che oggi il governo potrebbe porre la fiducia su un provvedimento qualsiasi: in quel caso, avrebbe la precedenza sulle mozioni di sfiducia, e soprattutto ci sarebbero state altre 24 ore di tempo prima del voto. Ipotesi fallita per un motivo banalissimo: nel voto di sfiducia la parità  di voti vale come una vittoria (il governo non cade), in quello di fiducia, il pareggio è una sconfitta.
Strategie che raccontano il panico che si è diffuso a macchia d’olio nella maggioranza, dopo che i finiani hanno serrato le fila.
Santanchè e Verdini si aggirano per il Transatlantico con volti spettrali.
A Simone Baldelli viene ordinato di chiamare una trentina di parlamentari e affidare ad ognuno il compito di controllare che gli altri colleghi siano presenti. “Guzzanti che fa?” è il tormentone della giornata.
Pare stia con l’opposizione.
Francesco Pionati riceve una telefonata dietro l’altra. “Onorevole, dicono che Grassano abbia cambiato idea…”.
“Ma come! Me lo so’ mangiato un’ora fa!”.
“Prego?” “Volevo dire che abbiamo pranzato insieme”.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA MOGHERINI INCINTA INVITA AL FAIR PLAY: “TRE DONNE DEL PDL NON PARTECIPINO AL VOTO”

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

L’APPELLO, FATTO ANCHE A NOME DELLE COLLEGHE COSENZA E BONGIORNO, CHE NON POTRANNO ESSERE IN AULA, CAUSA GRAVIDANZA A RISCHIO, CADE NEL VUOTO….IL PDL SI MOBILITA SOLO PER SALVARE IL CULO A BERLUSCONI DAI PROCESSI, NON PER LA VITA DI UN BAMBINO

La fiducia al governo è appesa a pochi, pochissimi voti.
Una sola assenza in Aula durante il voto in programma oggi rischia di fare la differenza.
Se si tratta, però, di pancione, gravidanza a rischio, avanzata o addirittura parto, l’assenza diventa forzata.
Tra democratiche e finiane, sono tre le parlamentari che rischiano di non riuscire a votare la sfiducia al presidente del Consiglio.
Motivo che ha spinto una delle dirette interessate, la deputata Pd Federica Mogherini, ad avanzare una singolare proposta: tre donne del Pdl rinuncino a partecipare al voto di fiducia per compensare l’assenza di ciascuna delle tre donne intenzionate a votare la sfiducia a Berlusconi, ma impossibilitate causa pancione.
Un gesto di fair play al quale Alessandra Mussolini ha risposto immediatamente con un secco «no» lanciando una controproposta: le donne in attesa possano votare via web (tanto per sparare una cazzata)
Mogherini non sa ancora se il 14 riuscirà  a essere a Montecitorio: «La gravidanza di Marta è a scadenza oggi stesso – racconta la parlamentare – se la piccolina decide di aspettare qualche giorno domani vengo a votare, anche perchè sto bene. Se vuole uscire oggi o domani dovrò optare per la sala parto», scherza la parlamentare.
Diverso è il caso delle sue due colleghe di Fli, Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, entrambe con gravidanze a rischio: «Non le ho sentite – riferisce Mogherini – e non so come stanno. Con Bongiorno ho parlato prima della pausa dei lavori parlamentari, quando non c’era ancora l’incubo del pallottoliere. Entrambe avevamo concordato che è assurdo che il regolamento della Camera non preveda nulla per le donne in attesa. È prevista l’assenza per malattia e per la missione, ma non quella per la gravidanza».
Quindi l’appello: «Faccio un appello a Barbara Saltamartini che è la responsabile femminile del Pdl, oltre ad essere mia coetanea.
Le chiedo che per ciascuna di noi donne in gravidanza che non possiamo venire a votare la sfiducia ci sia una donna del Pdl che rinunci a partecipare al voto. Sarebbe un gesto di solidarietà  e anche di fair play che rinobiliterebbe l’immagine del Parlamento».
«In Germania – racconta Mogherini, che è membro della commissione Esteri – è prassi fare così: quando c’è un voto fondamentale per la sorte del governo e un parlamentare è impedito a partecipare, anche un deputato dell’altro schieramento rinuncia a votare».
Ma in Germania c’è un’altra classe politica…

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ASSEDIO A ROMA, TUTTI CONTRO IL GOVERNO: OGGI LA PROTESTA DEGLI STUDENTI, DEGLI OPERAI E DEI TERREMOTATI

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

PROTESTA ANTIGELMINI, CORTEI DEI METALMECCANICI, COMITATI PER L’AQUILA, CITTADINI DI TERZIGNO E IMMIGRATI… UNA GIORNATA CALDA PER LA CAPITALE NEL NOME DEL GRANDE MIRACOLO BERLUSCONIANO

Sarà  una giornata caldissima, a dispetto del preannunciato arrivo del gelo su tutta la Penisola: mentre a Montecitorio si deciderà  sulla sopravvivenza del governo Berlusconi, la protesta degli studenti contro la riforma Gelmini tornerà  a risuonare nelle strade e nelle piazze di tutta Italia, con epicentro a Roma.
E insieme alle migliaia di studenti in arrivo con 80 pullman nella Capitale, sfileranno in altri cortei anche i metalmeccanici Fiom che protestano per i casi Melfi e Pomigliano, i cittadini di Terzigno contro le discariche, le associazioni antirazziste degli immigrati, i comitati dei terremotati dell’Aquila.
Una concentrazione tale da far immaginare un autentico assedio al cuore politico del Paese, diviso tra Montecitorio, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Grazioli.
Un duro lavoro di controllo attende le forze dell’ordine, che dovrebbero mantenere i manifestanti ben lontani dalla cosiddetta “zona rossa”.
Con la preoccupazione di garantire “sia il diritto di manifestare che la sicurezza delle sedi istituzionali, degli operatori di polizia, e degli stessi manifestanti, nonchè la vivibilità  per chi risiede e lavora nelle zone interessate dalle manifestazioni”, spiega una nota della Questura di Roma.
Impossibile determinare con certezza i percorsi dei vari cortei.
Oltre ai luoghi prestabiliti per la partenza della protesta, si prevedono anche punti di riunione improvvisati per i quali non è stata richiesta alcuna autorizzazione.
In altre parole, le strade da seguire saranno decise in base ai partecipanti alla manifestazione. Difficile prevedere le mosse dei manifestanti.
Per questo la Questura ha approntato un “dispositivo modulare e flessibile”, che prevede blocchi delle strade dove necessario, ma che potranno poi essere rimossi, spostati o comunque orientati in base alle esigenze del momento.
Con conseguenze imprevedibili per il traffico e per il trasporto pubblico.
Il concentramento principale degli studenti, oltre a quelli della Stazione Ostiense e di piazza della Repubblica, avrà  luogo a partire dalle 10 in piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza.
Gli universitari non nascondono di voler tentare un nuovo assalto al Parlamento, dopo quello che il 30 novembre scorso portò a tensioni e scontri con le forze dell’ordine 1 che sbarrarono le vie d’accesso a piazza Montecitorio.
“Assedieremo tutti i palazzi del potere nel centro storico” confermano gli studenti riuniti nell’Aula VI di Lettere alla Sapienza, dove hanno presentato le mobilitazioni di domani.
“Qualsiasi cosa accadrà  – dicono – rappresenterà  comunque una giornata di democrazia reale. Perchè come studenti ci batteremo sempre contro ogni tentativo di dismissione dell’università  pubblica e fino a che questo governo non se ne andrà  a casa”.

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FINITA LA RIUNIONE NOTTURNA DEI FINIANI: “LA LINEA RIMANE QUELLA DEL DOCUMENTO FIRMATO DA TUTTI I 35 DEPUTATI”

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

FINI HA RECUPERATO LA COMPATTEZZA DEL GRUPPO SULLA PROPOSTA DI ASTENSIONE AL SENATO E DIMISSIONI DEL PREMIER PRIMA DELLA CONTA ALLA CAMERA….BERLUSCONI HA GIA’ DETTO CHE NON INTENDE DIMETTERSI… QUINDI I FINIANI VOTERANNO LA SFIDUCIA E SI ANDRA’ ALLA CONTA

“Da stasera la linea è quella di questo documento, che deve essere ‘chiave di lettura’ per tutti”, ha detto Gianfranco Fini ai gruppi riuniti a FareFuturo, illustrando il documento. “Il gruppo è compatto”, hanno detto i finiani alla fine dell’incontro.
“Il gruppo è compatto, in gioco c’è il progetto di Fli”.
E’ quanto afferma Benedetto Della Vedova deputato di Fli, dopo la riunione dei parlamentari con Fini.
Convinto che anche Maria Grazia Siliquini voterà  la sfiducia è Gianfranco Paglia: “Non credo vi saranno problemi”.
E anche Barbareschi sempre parlando della Siliquini aggiunge: “Il gruppo è compatto. Abbiamo fatto una riunione con lei prima e spero che non ci saranno problemi”.
Ecco il testo del documento di Fini firmato da tutti.
“I gruppi parlamentari di ‘Futuro e liberta’ nella convinzione che l’imminente voto di fiducia, a prescindere dall’esito, rischia di far precipitare il Paese in un clima di instabilita’ con la conseguente difficolta’ di realizzare i provvedimenti economici e sociali indispensabili per superare la crisi e innescare la crescita, sollecitano il presidente del Consiglio ad aprire subito la nuova fase politica evocata nel suo discorso in Parlamento”.
I gruppi di Fli “chiedono al presidente del Consiglio di rimettere il mandato al Quirinale senza aspettare ‘la conta’ della Camera per dar vita ad un nuovo esecutivo che affronti le emergenze del Paese con una ampia maggioranza di centrodestra nell’ambito di un chiaro, concreto e delineato patto di legislatura” e “si impegnano a rendere esplicita in Parlamento la disponibilita’ di attivare la nuova fase senza porre pregiudiziali sul reincarico, disponibili a discutere nel concreto il programma e la composizione del nuovo esecutivo”.
Se Berlusconi rifiutera’ la mediazione offerta “gli esponenti di Futuro e liberta’ voterebbero compatti la mozione di sfiducia, e ove questa fosse approvata, escludono ogni ipotesi di governo che possa prefigurare ‘ribaltoni’ contro l’indicazione del corpo elettorale e si impegnano, quali forze responsabili del centrodestra, alternative alla sinistra, a sostenere un nuovo governo di centrodestra affidato ad altra personalita’.
Qualora il governo ottenesse comunque la fiducia i gruppi di Fli si comporteranno quale forza responsabile di centrodestra, valutando le iniziative dell’esecutivo in base esclusivamente all’interesse del Paese”.
Un documento che nei fatti media tra le varie visioni interne.

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LA COLOMBA NON DEVE VOLARE: BASTA CON LE QUINTE COLONNE DEGLI AMICI DI COSENTINO IN FUTURO E LIBERTA’

Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

SE CONDIVIDEVANO LA POLITICA DEL GOVERNO POTEVANO RESTARE NEL PDL, INVECE CHE FARE LA PARTE DEI “DURI E PURI” A PERUGIA E POI TRADIRE LA BASE FUTURISTA… FINI ERA STATO CHIARO SULLE DIMISSIONI DEL PREMIER: ORA FANNO FINTA DI AVER CAPITO MALE?… MOFFA CI SPIEGHI COS’HA IN COMUNE IL SUO   CARO PDL CON LA DESTRA

La posizione ufficiale dei finiani, per il momento, è quella espressa dal coordinatore del partito, Adolfo Urso, che commentando il discorso di Silvio Berlusconi al Senato ha parlato di un intervento «deludente, sostanzialmente difensivo, poco attento alle esigenze di sviluppo e crescita che interessano agli italiani» e che ha indicato nella simbiosi con Bossi, manifestata ancora oggi in aula, il tratto più evidente del cambiamento avvenuto nel centrodestra negli ultimi due anni.
Tuttavia una decisione definitiva su quale sarà  la posizione che il gruppo esprimerà  al momento del voto verrà  presa solamente in serata, alla riunione dei gruppi parlamentari già  convocata.
Futuro e Libertà  rischia però di essere meno compatto di quanto annunciato ancora domenica da Gianfranco Fini.
Si tratta in particolare di capire cosa faranno le cosiddette «colombe» del partito, i cinque deputati che avevano tentato una mediazione in extremis firmando un documento congiunto con 10 esponenti del Pdl chiedendo sostanzialmente una «tregua» tra i due (ex) alleati.
In particolare resta da vedere come si comporteranno Maria Grazia Siliquini e Silvano Moffa.
La Siliquini esprime in una nota «pieno sostegno a Moffa e alla sua azione» e annuncia che «non parteciperò questa sera alla riunione dei parlamentari di Fli» mentre «chiederò oggi a Moffa di riunire i firmatari del documento per giungere ad una posizione comune nell’imminente voto di fiducia».
Moffa, dal canto suo, in mattinata si è incontrato con Gianfranco Fini, a cui ha espresso perplessità  per le dichiarazioni rilasciate domenica dallo stesso leader durante il programma di Lucia Annunziata, ovvero l’aver definito «tardiva» l’iniziativa di riappacificazione.
Anche lui sarebbe propenso a disertare l’incontro di questa sera.
Al riguardo esprimiamo alcune considerazioni.
1) Il percorso di Futuro e Libertà  era stato ben definito a Perugia, nella richiesta di dimissioni al premier e nell’apertura di una fase nuova, attraverso la formazione di un nuovo governo con un programma nuovo e l’ingresso dell’Udc per compensare lo strapotere leghista nella coalizione.
A Moffa e Co. non andava bene?
Potevano andarsene allora per coerenza.
Invece hanno fatto interventi da “duri e puri” per raccogliere gli applausi della base, salvo ora giustificarsi: “ma noi pensavamo che si sarebbe arrivati a un’intesa”
2) Ma quale intesa visto che il loro amato premier non ha accettato alcuna mediazione?
O qualcuno vuol far finta all’ultimo minuto di inventarsi qualche palla come alibi per giustificare un voto a favore del governo?
Basta con i sofismi, se vi ha promesso qualcosa, ditelo, e amici come primi. Ma non venite   a dare lezioni di mediazioni non richieste.
3) Non si firma un documento di sfiducia, non si fa parte di una comunità  umana dove rappresentate il 5% del gruppo e lo 0,1% dell’elettorato di Fli per poi fare da quinta colonna di La Russa e Gasparri.
Ci si conforma alle decisioni della maggioranza.
4) Ricordando l’amicizia personale con Moffa ai tempi di Linea Futura, non possiamo dimenticare quando illustrò con enfasi la mozione congressuale della destra sociale.
Cosa ha quel documento in comune con le stronzate razziste di questo governo?
Diccelo Silvano: cosa ha in comune quella destra che abbiamo sognato con gli amici di Cosentino, di Brancher, con chi piazza famiiari e parenti , con chi corrompe, con i puttanieri di Stato, con i cortigiani di Palazzo?
Se la tua destra è quella, restaci, ma risparmiaci lezioni da gran mediatore: Non hai tradito, hai solo rinnegato la tua vita.
Il che è anche peggio.

argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, elezioni, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »

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